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{{O|teatro|architettura|giugno 2012}}
Il Teatro "Luigi De Lise", in costruzione dal [[Febbraio]] [[1997]], si trova al centro della città di [[Sarno]] e vicino alle scuole. Alle spalle vi è Piazza 5 maggio, in onore delle vittime della [[Alluvione di Sarno e Quindici del 1998|frana]] del 5 maggio 1998.<ref>http://www.prolocosarno.it/</ref><ref>http://leguarag.xoom.it/lguarag/vajont/sarno.html</ref><ref>http://alfonsoelia.altervista.org/FRANA%20SARNO/index.html</ref>
__FORCETOC__
==Progetto==
Questo [[teatro]] è un teatro moderno e all'esterno è fatto in alluminio e vetro. Il Progetto si compone di molteplici parti funzionali che creano una vera e propria complessità urbana e garantiscono un’offerta che richiama nella piazza e nell’edificio-teatro presenze diverse per interessi ed età.Inoltre propone l’idea di un teatro ‘versatile’ che si presti al moltiplicarsi delle esigenze di rappresentazione, dalla [[prosa]] al [[cinema]], all’[[opera]], alla [[musica]] fino alle espressioni artistiche di piazza o di piazza-coperta che rifiutano ambienti e configurazioni spaziali teorizzate.

==Servizi==
*Coffee-Bar;

*ristorante;

*la sala espositiva multifunzionale;

*la sala delle rappresentazioni;

*il mercato giornaliero;

*il posto telefonico pubblico e di polizia urbana.

L'’uso di alcuni servizi è esteso al di fuori degli orari di spettacolo, in modo da far vivere l’intera struttura piazza-teatro nell'’arco dell’intera giornata ed in maniera differenziata ed autonoma.

==L'impianto==
L’' [[impianto]] è permeabile da più punti e la [[Sarno|città]] può entrare al suo interno anche ‘casualmente’. Il teatro si propone quale istituzione complessa e diventa promotore di un ventaglio di iniziative culturali, commerciali e per l’ozio assolutamente inedito per le nostre realtà urbane.I quattro fronti dell’edificio presentano ognuno un accesso ad una funzione specifica.La sagoma edilizia dall’impianto rettangolare si ispira, in una lettura contemporanea, alla presenza a Sarno degli edifici industriali settecenteschi.Il piano terra è stato pensato come foyer­piazza ed è la parte che più frequentemente è attraversabile e aperta al pubblico. L'’intento è di eliminare ogni [[cesura]], anche psicologica, oltre che fisica, tra il teatro e la città per rendere i suoi ambienti partecipi della vita di tutti i giorni.L’ illuminazione notturna e al contempo il diaframma vetrato offrono un’ampia veduta dall’interno verso la piazza e dalla piazza verso l’interno permettendo così una integrazione tra lo spazio-città e lo spazio-teatro. La copertura in [[cristallo]] del [[foyer]] consente la vista del cielo dall’interno tra il rincorrersi seriale di colonne che ricordano le antiche fabbriche di Sarno. L’asse centrale dell’impianto rettangolare unisce funzioni di rappresentatività e sceniche in un lungo cono ottico [[Luigi Vanvitelli|vanvitelliano]].<ref>http://europaconcorsi.com/projects/10258-Concorso-Nazionale-Di-Progettazione-1-Classificato</ref><ref>http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/salerno/notizie/cronaca/2012/14-giugno-2012/sarno-ha-suo-teatro-gioielloma-nessuno-che-gestisca-201598040327.shtml</ref>

==Luigi De Lise==
Il [[21 settembre]] [[1899]] veniva sottoscritto a Sarno un regolare contratto tra il sig. Adolfo D’Andrea e il sig. Guglielmo Iannelli, con il quale il primo cedeva in affitto al secondo un quartino di sua proprietà alla “strada Fontane”(oggi via De Liguori) per “l’annua pigione di lire centocinquantasei”, detto quartino si trovava “al 1° piano dell’ex palazzo De Lise”.

La copia originale di questo contratto è conservata attualmente tra le carte della famiglia Iannelli, che ha peraltro abitato ininterrottamente, d’allora, lo stesso quartino. La cosa ci permette quindi d’individuare con assoluta precisione il palazzo De Lise.

Esso è quel fabbricato d’inizio Ottocento che s’incontra, venendo da piazza Garibaldi o dei Caduti, agli inizi di via De Liguori, precisamente sul lato sinistro di quest’ultima a ridosso delle copiosi sorgenti del Rio Palazzo, dunque appena superato il palazzo Napoli( la famosa Domus Imperialis di un tempo) e il contiguo giardinetto.<ref>http://www.sarnofilmfestival.it/default.php?mcat=blo&cod=location</ref>

È precisamente in una delle stanze di questo palazzo, di proprietà dei De Lise e quasi certamente costruito dagli stessi, che vede la luce, nell’ormai lontano [[4 febbraio]] [[1810]], Luigi De Lise, figlio di don Pasquale e di Marianna De Sparano. Fin da giovanissimo Luigi rivelò doti non comuni nel campo letterario-artistico, in particolare nella poesia e nella recitazione; ciò non lo distolse però dagli intrapresi studi di Giurisprudenza, per cui si laureò brillantemente, cominciando poi ad esercitare l’arte forense nella vicina Napoli. Intanto aveva sposato donna Carolina Giordano, da cui ebbe diverse femmine e nessun figlio maschio.

Ma, scrive il Ruocco, “egli ben presto s’accorse, ripensando ai suoi studi e riascoltando un interiore tormento, che la sua laurea dottorale in [[giurisprudenza]] non rispondeva alla sua vocazione di artista”.

Di questa angoscia esistenziale che lo rodeva non riusciva a venirne a capo, ne tantomeno a nasconderla, finché un accadimento imprevedibile non sconvolse la sua vita di agiato signorotto di provincia.

Come altri possidenti sarnesi, anche Luigi De Lise aveva investito tutti i suoi capitali nella nascente industria cittadina, che aveva puntato sull’estrazione dello zucchero dalle barbabietole. Però nel [[1841]] la Società Industriale Partenopea, che gestiva l’[[impresa]], accusò una perdita di oltre 200.000 [[Dducato (moneta)|ducati]]. Fu il tracollo finanziario. Il De Lise, come tanti soci, perse l’intero suo patrimonio. Perfino il palazzo avito dei De Lise a via De Liguori dovè essere ceduto per far fronte ai debiti, esso passò poi nelle mani dei D’Andrea.

La perdita dell’amata casa paterna forse lo segnò più di ogni altra perdita, eppure da questa disastrosa avventura economica Luigi De Lise non né usci distrutto come invece accadde per tanti altri, anzi per lui fu una vera e propria catarsi. Nella disperazione ritrovò se stesso e la sua vera natura. A riguardo di questa crisi d’identità scriverà anni dopo l’Amato “Ma non v’è forza quaggiù che possa lottare col genio, ed è sovente la sventura quella che mena l’uomo all’altare del merito”.

Gettò dunque alle ortiche quella toga che tanto gli pesava e si lasciò travolgere dalla mai rinnegata passione giovanile della poesia e della recitazione. Diede vita in Sarno ad un Teatro Accademico, calcando le scene quasi attore consumato. Le sue interpretazioni strappavano applausi a scena aperta. Ma il suo vero talento era scrivere drammi, e a ciò pose mano febbrilmente.

Ormai l’aria di una Sarno provinciale e sonnacchiosa soffocava l’esuberanza creativa di Luigi De Lise. Aveva cominciato a fare riduzioni di opere dal francese e dall’inglese. Per cui lo scrittore si portò a Napoli, dove raccolse a piene mani il successo che meritava. I teatri che avevano in cartellone i suoi drammi facevano sempre il pienone.

Certo le opere del De Lise viste col disincanto di noi moderni ci appaiono di gusto popolaresco, cioè drammoni strappalacrime. Ma se pensiamo a certe moderne telenovelas di successo e alle sceneggiate di [[Mario Merola]], dobbiamo constatare che il Nostro regge ancora benissimo il confronto, e in alcuni casi dà punti.

Puntuale come sempre il giudizio del Ruocco: “... deliranti crisi dell’onore e dell’amore, dell’odio e della vendetta.., per la loro tragica esplosione rapiscono le folle, che partecipano con passi anale fervore allo spettacolo, eccitandole e

commovendole fino alle lacrime. Aspetto caratteristico questo del nostro pubblico meridionale.... Il Teatro di Luigi De Lise può essere oggi superato per la diversità dei gusti e della tecnica, ma vive ed è fresco nel vigore dei sentimenti umani, che non consentono rnutabilità sostanziali  

L’[[11 agosto]] [[1854]] la morte colse il De Lise al culmine della sua attività creativa, aveva solo 44 anni. La causa fu un’epidemia di colera, che spopolò il Napoletano. Luigi De Lise lasciò per eredità soltanto (e non è cosa da poco!) numerosi scritti, poesie e ben 25 drammi completi, di cui alcuni ancora si recitavano con successo al [[San Ferdinando (quartiere di Napoli)|San Ferdinando]] di [[Napoli]] nei primi decenni del ‘900.

Questi drammi, raccolti ed ordinati dalla vedova, la volitiva donna Carolina, furono poi pubblicati in due grossi volumi con il titolo Teatro Drammatico Napolitano per i tipi della Tipografia Fernandes di Napoli nel [[1885]].

Essi sono l’unico monumento a Luigi De Lise, [[drammaturgo]] sarnese.<ref>http://www.sarnocity.com/pagine/pensieri/de_lise_ferrara.htm</ref>

==L'inaugurazione==
L'inaugurazione, inizialmente era prevista per [[Ottobre]] 2007. Poi è slittata a [[Dicembre]] 2008, Febbraio 2009, [[Maggio]] 2009, in vista delle elezioni comunali, poi a [[Dicembre]] 2009 ed infine Giugno 2010.

==Architetti==
*Emilia Esposito;

*Emilio Maiorino;

*Emilia De Vivo;

*Giandomenico Cocco;

*Armando Ferraioli.

==Note==
<references/>