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{{Libro|titolo = Fontamara
|autore = [[Ignazio Silone]]
|annoorig = 1933
|genere = [[Romanzo]]
|sottogenere = [[romanzo]]
|ambientazione = [[Abruzzo]], anni trenta
|lingua = it
}}
'''''Fontamara''''' è il [[romanzo]] più noto di [[Ignazio Silone]]. Tradotto in innumerevoli lingue, ha ottenuto ampio riconoscimento di pubblico in tutto il mondo. La sua descrizione di un universo contadino, disperato ed immutabile nel tempo, ha trovato ampi riscontri in luoghi remoti rispetto alle montagne dell'[[Abruzzo]], dove è ambientato il romanzo (un esempio è il [[Giappone]]).

Fontamara è un [[paese (geografia)|paesino]] arretrato [[Economia|economicamente]] e [[Tecnologia|tecnologicamente]]. Fontamara era e sarà uguale a seé stessa per sempre, non cambierà nulla e ogni anno sarà uguale a quelli precedenti e a quelli successivi: prima la [[semina]], poi l'[[insolfatura]], in seguito la [[mietitura]] e, infine, la [[vendemmia]].

In questo universo contadino, sia le catastrofi naturali che le ingiustizie vengono subite passivamente; ecco perché nella premessa tutta la vicenda di Fontamara, ovvero la rivendicazione del diritto all'acqua, è definita come "un fatto strano".

Semplice nella [[Trama (narrativa)|trama]] e nel linguaggio, il romanzo ha a volte il tono di una fiaba, ma assume nel complesso un aspetto epico.

Un altro aspetto del libro è la denuncia contro i potenti e le autorità.

L'azione di denuncia è volta anche contro il [[fascismo]]; infatti attraverso l'episodio di Berardo l'autore ci presenta la realtà della censura e dei tentativi d'insurrezione attraverso la stampa clandestina che incitava la gente alla disobbedienza e alla ribellione. Silone descrive anche l'aspetto violento di quell'epoca, ovvero la dura repressione contro i [[Rivoluzione|rivoluzionari]] attuata anche con la pena capitale.

Si scorge il sentimento religioso popolare quando nei dialoghi l'opera di deviazione del corso d'acqua è considerata un sacrilegio, un peccato contro [[Dio]], poiché cambia la natura che Egli ha creato.

== Trama ==
A partire dal 1º giugno del 1929 una mattina al paese non arriva più l'elettricità. Sperando di rimediare a questa “fatalità” ogni contadino firma una misteriosa “carta bianca” che, con il passare delle pagine, si scoprirà essere l'autorizzazione a togliere l'acqua per l'irrigazione portandola ad irrigare i possedimenti dell'Impresario, un “galantuomo” che divenne sindaco del capoluogo. Egli era un imprenditore appoggiato dal “regime di Roma”. Capito l'inganno i fontamaresi si recano a casa dell'Impresario, dove tentano di convincerlo a ridare loro l'acqua, perché essa era un bene indispensabile per la loro sopravvivenza ottenendo solo altri inganni che li lasciano senz'acqua e portano alla riduzione del loro salario. Dai soprusi ottenuti con le parole, si passò poi ai soprusi fisici (violente incursioni). Allora uno di loro, Berardo Viola, l'uomo più forte e robusto, decide di reagire tentando di trovare maggior fortuna fuori dal paese. Durante il viaggio verso il capoluogo egli si rende conto che, al di fuori di Fontamara, sono cambiate molte cose. Quando ormai è evidente il fallimento di Berardo, egli viene a conoscenza della morte di Elvira, la sua amata che egli avrebbe dovuto sposare non appena tornato dal suo “viaggio in cerca di lavoro”. Allora Berardo si convince che per lui la vita non ha più senso. Durante uno dei suoi tanti spostamenti però avviene una svolta: incontra un partigiano che lo mette al corrente dell'avvento del fascismo e di molti altri cambiamenti avvenuti in Italia e sconosciuti da tutti i fontamaresi. L'incontro a Roma con l'Avezzanese (il partigiano), gli apre gli occhi sulla realtà che tutti stanno vivendo. 
I due vengono arrestati per un equivoco e nel periodo in cui sono costretti alla convivenza in cella, il contadino sviluppa una notevole maturazione politica. Questo suo nuovo impegno morale lo porta ad autoaccusarsi di essere il “Solito Sconosciuto”, ossia un sostenitore attivo della resistenza. Dopo questa falsa testimonianza egli viene torturato perché riveli i nomi dei suoi complici fino all'atroce e ingiusta morte. Venuti a conoscenza del fatto i fontamaresi fondano il “Che fare?”, un giornale in cui scrivono degli ingiusti soprusi subiti e della ingiusta morte del loro compaesano. La conclusione è tragica in quanto il regime decide di punire tutti i fontamaresi mandando una squadra della Milizia che fece strage di abitanti. Per fortuna però non tutti morirono, ma qualcuno (tra i quali anche i tre narratori) trovò la salvezza nella fuga verso la montagna.

=== Premesse ===
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== Commento ==
Il narratore è interno e rappresentato da una famiglia di “cafoni”, i cui membri (gli zii di Elvira), sono Matalè, il marito Giuvà e il loro figlio che hanno ormai raggiunto in esilio l
'autore, si alternano a raccontare, in un lungo [[flashback]], ciascuno le proprie esperienze.

=== I personaggi ===
I “cafoni” sono i miseri poverelli contadini meridionali proprietari al massimo di un asino o di un mulo, non hanno mezzi per difendersi e vivono in una perpetua ignoranza di cui approfitta persino colui che è considerato “l‘amico del popolo”, Don Circostanza, che rappresenta insieme la difesa e la rovina dei fontamaresi; la loro vita si ripete uguale di generazione in generazione segnata dal (contracted; show full)eri abitanti della [[Marsica]], ignorando persino il suicidio di Teofilo, sacrestano della chiesa di Fontamara; Don Carlo Magna è il ricco proprietario terriero; l'Impresario, il [[podestà]] abile a speculare su alcuni terreni acquistati da don Carlo Magna a poco prezzo e sui quali farà deviare l'acqua del ruscello di Fontamara riducendo alla miseria i cafoni; Innocenzo La Legge, il messo incaricato di portare i nuovi ordinamenti dalla città.

Berardo Viola, protagonista maschile del romanzo, è l
'eroe del paese, violento ma altruista è il primo a sacrificarsi tra i cafoni per il bene della collettività: i cafoni infatti  erano stati  raggirati di continuo ed ogni appello ai notabili del paese risultava inutile poiché questi difendevano sempre gli interessi del ricco podestà, si ritrovavano così sempre più poveri ma ognuno non aveva  pensato che al proprio appezzamento di terra, a seé stesso.
Attraverso il suo personaggio Silone sembra sottolineare il bisogno che qualcuno muova all'azione, ponga fine alla totale indifferenza dei “cafoni”, sempre più sfruttati e tenuti nell'ignoranza dal nuovo regime che li induce lavorare in modo duro ed estenuante.

I cafoni non avevano mai rappresentato una vera minaccia per i gerarchi della potente città, da cui erano sempre stati osteggiati grazie alla cultura ed all'ingegno ma, nel momento in cui provano anche questi ad avvicinarsi al mondo scritto, sentiti come una forte minaccia vengono rapidamente fatti scomparire.

=== Lo stile ===
Si noti che Silone scrive in maniera molto leggibile, narrando l'azione in maniera umile, questo perché, come teorizza [[Dante Alighieri|Dante]], lo stile deve adattarsi all'argomento, e se si parla del mondo agricolo, allora anche la forma sarà umile.

Sul piano linguistico prevale una costruzione [[Paratassi|paratattica]] del periodo con un linguaggio piuttosto semplice e colloquiale che rispecchia l'ignoranza in cui vivono i contadini, mentre i cittadini più istruiti ed importanti si esprimono in una forma più ricercata e arricchita anche da citazioni e vocaboli latini.

Una sottile ironia diffusa attenua, talvolta, la tragicità di alcuni momenti. Ciò avviene ad esempio quando si riportano le riflessioni dei Fontamaresi, gli scherzi, gli abusi, che evidenziano l'ingenuità dei protagonisti.

Rispetto a ''[[Il segreto di Luca]]'' la denuncia nei confronti dell'ingiustizia diventa più ampia, da un singolo individuo ad un intero paese, alle ingiustizie che i suoi abitanti sono costretti a subire.

== Fontamara e la [[questione meridionale]] ==
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== Pubblicazione dell'opera ==
L'opera non fu subito pubblicata in Italia, dal momento che non sarebbe stata gradita dal regime fascista. La prima pubblicazione infatti avvenne in [[Svizzera]] in [[lingua tedesca]]; la prima edizione in italiano fu del 1933 (Parigi
  : N.E.I. - Nuove edizioni italiane), ma fu pubblicata solo all'estero. Per avere l'edizione in italiano anche in Italia, bisognerà aspettare il 1947, addirittura molto tempo dopo l'edizione in [[esperanto]] pubblicata nel 1939 in [[Olanda]].<ref>''L'esperanto in Italia. Alla ricerca della democrazia linguistica'', [[Carlo Minnaja]] - ed. Il Poligrafo, 2007, (pp. 90-91). ISBN 88-7115-546-7</ref>

== Curiosità ==
{{Curiosità}}
(contracted; show full)|editore= [[Nuove edizioni italiane]]
|pagine= pp. VIII, 193}}
* {{Cita libro
|autore= [[Ignazio Silone]]
|altri=
|titolo= Fontamara
|anno= [[1988]]
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Editore|Arnoldo Mondadori Editore]]
|edizione= collana Oscar Classici Moderni
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* {{Cita libro
|autore= [[Ignazio Silone]]
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|pagine= pp. XIII-XIV-XV
|id= ISBN 88-04-23496-2
}}

== Bibliografia ==
* Pietro Spezzani, ''Fontamara di Silone: grammatica e retorica del discorso popolare'', Liviani, [[Padova]], [[1979]]
* Carmelo Aliberti, ''Come leggere "Fontamara" di Silone'', [[Mursia]], [[Milano]], [[1983]]
* [[Raffaele La Capria]], ''Introduzione a Fontamara'', [[Rizzoli]], [[Milano]], [[1989]], ISBN 88-17-13747-2
* [[Ignazio Silone]], Fontamara, ''a cura di Mirella Zocchi'', [[Arnoldo Mondadori Editore|Arnoldo Mondadori Editore]] ISBN 88-04-23496-2

== Musica ==
La vicenda di Berardo è ripresa da [[I ratti della Sabina]] nella canzone "La morale dei briganti".

== Voci correlate ==
* [[Ignazio Silone]]

== Altri progetti ==
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== Collegamenti esterni ==
* [http://www.silone.it/opere/fontamara.htm  Approfondimenti]

{{Portale|Abruzzo|letteratura}}

[[Categoria:Romanzi italiani]]
[[Categoria:Romanzi di Ignazio Silone]]

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