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{{Bio
|Nome = Vincenzo
|Cognome = Vela
|Sesso = M
|LuogoNascita = Ligornetto
|GiornoMeseNascita = 3 maggio
|AnnoNascita = 1820
|LuogoMorte = Mendrisio
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Tra il 1844 e il 1846 ottenne le prime commissioni private, tra cui il ''monumento al vescovo di [[Pesaro]] [[Giuseppe Maria Luvini]]''<ref>{{DSS|I26051|Giuseppe Maria Luvini}}</ref> del 1845, conservato nell'atrio di palazzo civico a [[Lugano]], grazie al quale raggiunse un discreto successo 
tra negli ambienti artistici milanesi. Per la facciata del citato palazzo eseguì anche una ''statua'' e ''due ''trofei'' per ilun compenso di 750 lire<ref>Bianchi, 1900, 204.</ref>. La sua ''Preghiera del mattino'' scolpita nel 1846 raccolse ampi consensi dalla critica progressista per la sua spiccata aderenza al reale.

Nel 1847 si recò a [[Roma]], dove conobbe [[Pietro Tenerani]]. Poi, tornato in patria, partecipò nel 1848 come volontario alla guerra del [[Sonderbund]] e successivamente alla [[Prima guerra d'indipendenza italiana]] contro l'[[Austria]], partecipando alle giornate di [[Como]]; dopo la sconfitta concepì due dei suoi più noti capolavori, lo ''[[Spartaco]]'' (1847, modello in gesso, alto 208&nbsp;cm, Museo Vela) ora conservato nell'atrio del palazzo civico di Lugano: una delle icone rivoluzionarie dell'[[secolo XIX|Ottocento]], e la ''Desolazione'', presentati in esposizione a Brera nel 1851.

Nel 1852 si trasferì a [[Torino]] dove insegnò scultura all'[[Accademia Albertina]] fino al 1867, quando venne sostituito dal suo allievo [[Odoardo Tabacchi]],     e in cittä gestiva ben tre atelier: il principale nella casa Porrino in via San Maurizio 3; già il 28 giugno 1852 firmò un disegno progettuale per il monumento funebre della famiglia Prever<ref>Il Museo Vela di Ligornetto nelle sue collezioni conserva il modello in gesso della ''[[Speranza]]'' ideato per la tomba Prever verso il 1853, terminato nel 1854 e replicato poco tempo dopo per il ''Monumento funerario del cavalier Vincenzo de Lutti''.</ref> e nel 1853, si occupò della tomba della famiglia Calosso, un'edicola classicheggiante in cui l'[[erma]] del defunto, chiusa in una conchiglia, campeggia al di sopra di un bassorilievo raffigurante l<nowiki>'</nowiki>''Amor filiale''; entrambi i monumenti furono collocati nel Camposanto cittadino. La scultura della ''cContessina d’Adda col cane'' è degli anni 1852-1854 (bozzetto in gesso, alto 104&nbsp;cm a Ligornetto, Museo Vela).

Dopo aver scolpito a Milano nel 1854 la ''statua marmorea di [[Gabrio Piola]]'', posta all'Accademia di Belle Arti di Brera, tramite l'amico e poeta trentino [[Andrea Maffei]] si cimentò nella realizzazione del ''Monumento a [[Gaetano Donizetti]]'', eretto nel 1855 nella [[Basilica di Santa Maria Maggiore (Bergamo)|Basilica di San(contracted; show full)ardi avevano combattuto insieme contro l'Austria. A Lugano nel parco della villa Ciani è tuttora esposta al pubblico la copia della ''Desolazione'', poiché l'originale è in deposito per sottrarlo alla furia dei vandali. A riscuotere il consenso della critica è soprattutto la statua allegorica del<nowiki>l'</nowiki>''[[Armonia]] dolente'' concepita inizialmente come un'[[Italia]] in lacrime che rivela una personale riflessione sul lingu
iaggio del [[purismo]].

Si assume l'impegno di scolpire un ''monumento alla memoria di [[Daniele Manin]]'' morto in esilio a [[Parigi]] nel 1857, creando una statua femminile di dimensioni notevoli con la corona turrita, lunghi capelli sciolti e una tunica che il movimento in avanti della gamba sinistra increspa in larghe pieghe; la mano corrispondente regge un medaglione ovale col ritratto di Manin, mentre la destra levata in alto stringe un ramo di palma, simbolo di martirio e di (contracted; show full)

Negli anni 1861-1863 attese al compimento della ''statua di [[Camillo Benso, conte di Cavour]]'' (primo monumento celebrativo italiano dedicato allo statista piemontese), conosciuto dallo scultore a Torino, e prematuramente scomparso all'indomani dell'[[Unità d'Italia]]. La statua di marmo eseguita per la Borsa Merci di [[Genova]], rappresenta il conte seduto in poltrona, in abiti borghesi e in 
con un atteggiamento arguto e riflessivo, confacente al suo ruolo di ministro. L'opera è anche una dichiarazione del suo programma politico-economico, promotore del "libero scambio" (si veda l'incartamento tenuto nella mano) nel [[Regno di Sardegna]]. Del monumento esiste un bozzetto poiché l'originale finì distrutto nel 1942.

Nel 1865 eseguì una grande ed aulica ''statua marmorea del re Carlo Alberto'' e pressoché nello stesso periodo, a seguito della convenzione firmata il 2 novembre 1861, portò a termine anche la monumentale ''statua di re Vittorio Emanuele II'' commissionatagli dal Consiglio comunale di Torino; nel gennaio 1866 la statua venne collocata nella nicchia vuota sulla destra del portico del [[Palazzo Civico (Torino)|Palazzo di Città]] (l'iscrizione porta la data XI dicembre MDCCCLX). 

Per la realizzazione del ''monumento a Camillo Benso, conte di Cavour'' nel febbraio 1863 venne indetto dal Municipio di Torino un concorso e nella primavera del 1863 approntò due bozzetti in [[terracotta]] e [[gesso (materiale)|gesso]] patinato (ora conservati nel Museo Vela), però dopo una clamorosa svolta nella procedura di selezione dei concorrenti, il concorso fu vinto dallao scultore fiorentino [[Giovanni Dupré]]. Alla [[Certosa di Bologna]] nella Sala del Colombario, l'imponente ''statua marmorea di Gioacchino Murat'' del 1864 domina il sepolcro della figlia, Letizia, sposata con un Pepoli a Bologna, ritratta alla base del monumento. L'epigrafe recita: ''A Letizia Murat Pepoli, i figli posero su la tomba adempiendo il voto, la statua del padre da lei sopra tutti amato''. 

(contracted; show full)[[Categoria:Nati a Mendrisio]]

[[de:Vincenzo Vela]]
[[en:Vincenzo Vela]]
[[fr:Vincenzo Vela]]
[[la:Vincentius Vela]]
[[pms:Vincenzo Vela]]
[[sc:Vincenzo Vela]]