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*[[Classificazione climatica]] di Santeramo in Colle<ref>[http://www.confedilizia.it/clima-ZONE.htm Pagina con le classificazioni climatiche dei vari comuni italiani]</ref>:
**[[Zona climatica]] D;
**[[Gradi giorno]] 1884.

==
  Storia==
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{{W|storia|aprile 2010|commento=[[Utente:MM|MM]] <small>[[Discussioni utente:MM|(msg)]]</small> 08:30, 22 apr 2010 (CEST)}}

Il centro abitato di Santeramo in Colle risale almeno all'epoca [[Grecia antica|greco]]-[[Roma antica|romana]]: il nome originario di questo borgo era ''Lupatia'', stando a quanto riportano alcuni storici di [[lingua tedesca]]. 
Molteplici ritrovamenti archeologici testimoniano l'antichità della città di Santeramo. Per esempio, uno [[scavo (archeologia)|scavo]] della [[soprintendenze#Puglia|Soprintendenza per i beni archeologici della Puglia]], con sede a [[Taranto]], ha rinvenuto nei così detti  Orti di Giandomenico [[moneta|monete]], [[arma|armi]], oggetti d'uso e [[Ceramica greca|vasi di stile ellenico]]; questi oggetti erano stati prevcedentemente posseduti da privati.
M. Mayer, nel volume ''Apulien vor und wahrend der Hellenisierung'' elenca alcuni reperti di [[Peucezia|epoca peuceta]] ritrovati nel territorio di Santeramo<ref>M.Mayer, ''Apulien vor und wahrend der Hellenisierung'', Leipzig und Berlin, 1914, pag 187.</ref>. Fra questi, viene descritto un vaso ritenuto dallo stesso autore, un capolavoro nel suo genere. Questo reperto è esposto nel [[Bari#Museo archeologico|Museo Archeologico di Bari]]<ref>Monumenta Maiurum di Giovanni De Santis - Partecipare periodico culturale locale anno IX 1982</ref>.

Nel maggio del 1980, la Soprintendenza Archeologica di Taranto eseguì alcuni saggi di scavo in un cantiere ubicato tra Corso Italia e via Colombaio (ora Palombaio), che consentì di delimitare due principali insediamenti e fasi di vita. Una riferibile alla seconda metà del [[IV secolo a.C.]], l'altra, anteriore, inquadrabile nell'ambito della prima Età del Ferro, intorno al XII secolo per queste aree.
Anche Santeramo, con la presenza di sepolcri a tumulo, segnalata dallo Jatta nel libro ''Avanzi della prima età del Ferro nelle Murge Baresi'', rientra nella complessa ''facies'' culturale che interessa tutta la Puglia.
Infine, la fase più recente dell'insediamento, quello della seconda metà del IV secolo a.C., consente di inserire l'antica Santeramo nel panorama dei centri apuli di questo periodo. Il territorio presenta un reticolo viario molto fitto, in gran parte utilizzato per la transumanza del bestiame, che affonda le sue radici nelle culture pastorali dell'[[età del Bronzo]]. Il riferimento va al 1800-1500 a.C. Le principali tra le antiche strade sono la cosiddetta via di Montefreddo, che partendo dalla costa adriatica a [[Giovinazzo]], attraverso [[Bitonto]], [[Palo del Colle]], [[Grumo Appula]], Masseria la Selvella, Masseria Mercadante, Corte Finocchi giungeva a Santeramo e di qui con il nome via della Morsara, per [[Laterza (Italia)|Laterza]] e [[Ginosa]] raggiungeva il [[mar Ionio]] a [[Metaponto]].

Documenti fanno riferimento al territorio di Santeramo a partire dal ''Chronicon Vulturnense'' del monaco Giovanni che nel [[882]] d.C. cita possedimenti come "Sanctum Petrum de ipsa Matina". Ancora un richiamo alle "Matine" è riportato nella pergamena del Codice Diplomatico Barese - A.D. 977, ''ipsa matina padule de sepi''. Nella pergamena dell'A.D. [[1195]] (C.D.B.) viene citata una chiesa sulle terre della lama Ursara (la Morsara) e nella descrizione vengono riportati tre toponimi: ''lacumentanum'' (lacomentana) alle porte di Santeramo, ''curtum defica'' (corte il fico) zona S.S.-Est e ''palum de gruttelle'' (grotta della Palomba) nei pressi di Viglione. 
Il toponimo ''Sanctum Eramum'' compare per la prima volta in un documento "privilegio di Costanza", conservato, in originale, nel ''Tabulario di Santa Maria la Nova'', ai segni Perg 67 ed è datato Palermo 1196 dicembre, XVI Ind. Una copia del privilegio è conservata anche ai segni Perg. 68. Al fine del 21° rigo  della Perg. 67 è citato Sanctum Era- ed all'inizio del rigo successivo mum. 
''...que venit a Bitecto et vadit ad Sanctum Eramum''..inoltre, ''que venit a gravina et vadit ad Sanctum Eramum''. Oltre la lettura ''Sanctum Eramum'', si hanno notizie della chiesa di Sant.Angelo ''usque crucem Sancti Angeli de Lacu Travato'' ed in fine ''palus de sepibus'' (quest'ultima località già presente nel Chronicom Vulturnense del A.D.882.
La pergamena del 1180 (C.D.B.)si descrive "un monastero di Sant'Erasmo" nel territorio di Acquaviva, così come nel 1193, nel 1217, nel 1219 e infine nel 1249 (C.D.B.).Mentre compare l'agiotoponimo, ovvero il nome del [[Erasmo di Formia|martire Erasmo]] a partire dalla pergamena del C.D.B. del 1249, dove Innocenzo IV avverte l'arcivescovo di Bari che il monastero di sant'Erasmo è reintegrato nel possesso della "villa di sant'Erasmo" e nella successiva pergamena del 1255 diventa "casale di sant'Erasmo".
Il toponimo riferito al martire Sant'Erasmo si è potuto formare tra l'A.D. 1195 e il 1196, certamente, attribuito, per ragioni ancora oggi sconosciute, ad un centro già esistente.  
Il territorio di Santeramo era interessato dal percorso del [[Tratturo Melfi-Castellaneta]] in particolare dal tratto denominato detta Via Tarantina e da due vie della transumanza: una che raggiungeva l'Adriatico e l'altra che raggiungeva lo Ionio. Il documento di cui del 1196 (erroneamente datato 1136 da alcuni autori)ha posto in risalto la presenza di strade, stradelle e piste che sono indicate nel documento, formanti un reticolo, utili a collegare i centri abitati e le varie località. Così la strada che unisce la Matina a [[Bitetto]], la strada [[Mellitto]] per Matera, il reticolo che collegava Santeramo con Bitetto e [[Gravina in Puglia]]. Una di queste strade è la più breve per collegare Bari con Matera. E a ricordarlo ancora la Gravina-Santeramo è un diverticolo della [[Via Tarantina]] che dipartendosi da questa all'incrocio con l'attuale statale 99 ove è il ponte Padula-Cartena, dirigendosi ad Est e attraversando i territori del Casale, oggi Casal Sabini, da tempi recentissimi Casal Sabini, e dalla Guardiola per giungere a Santeramo prosegue per [[Gioia del Colle]], [[Noci]], [[Alberobello]], [[Locorotondo]], [[Cisternino]], giungendo ad [[Ostuni]] e alla sua marina, dove in età medievale era un porto. Questo fitto reticolo viario, unito alla disponibilità offerta dai laghi, come il lago Travato, ancora oggi vivo e vitale, sono sufficienti a giustificare la fortuna che ebbe in epoca molto antica la grotta carsica di Sant'Angelo (Ignazio Fraccalvieri "''L'icona del Giudizio Universale nella Grotta di S.Angelo presso Santeramo''" Ed. Adda - Bari - 1975) come santuario di pellegrinaggio. Dalle migliaia di graffiti ed iscrizioni visibili sulle pareti si ipotizza che i pellegrini fossero molti.   

Nel territorio comunale sono disseminate un po' ovunque le tracce di insediamenti umani preistorici e protostorici che a partire dall'età neolitica, rappresentata a Pedali di Serra Morsara da ceramica impressa e graffita su selce e ossidiana, percorrono tutto l'arco delle civiltà e delle epoche successive. 

Lo sviluppo della civiltà neolitica nel territorio delle Murge è collegato a quello formatosi nel Tavoliere dauno e a quello dei bacini fluviali nella parte ionica. Il territorio di Santeramo orbita nell’area d’interesse delle culture neolitiche del Materano. La scelta dell’ubicazione dei siti neolitici era subordinata alla facile reperibilità dell’acqua e alla fertilità dei terreni. I muri a secco, le specchie, i cumuli di pietra fanno parte tutti di questa famiglia di opere che vede nella area di Santeramo anche la presenza di importanti villaggi neolitici con fossati. Una serie di villaggi neolitici trincerati, come:
Masseria Conte, Masseria Monte Fungale, Masseria della Chiesa, Masseria Giandomenico, Masseria Fontana di Tavola ed il villaggio neolitico trincerato di Masseria Grottillo, quest'ultimo con vincolo della Soprintendenza di Taranto, sono stati già individuati lungo la fascia compresa tra il terrazzo di Murgia e il Vallone della Silica<ref>V.Camerini-G.LIONETTI, villaggi trincerati neolitici negli agri di Matera-Santeramo-Laterza</ref>. Molti sono ancora i siti neolitici esistenti sull'Altopiano delle Murge fino ad oggi non esplorati<ref>Centro studi Malfatti</ref>.

Vasi, monete, armi, oggetti d'uso quotidiano peuceti, greci, romani sono stati reperiti in gran numero in varie località. Una necropoli fu scoperta in zona Masseria Giandomenico (vedasi Gazzetta del Mezzogiorno 17 luglio 1975 e 4 settembre 1977) e, ancora dei resti della necropoli ellenistico-romana scoperta in zona Viglione (Franco Biancofiore - Origini preistoria e protostoria delle civiltà antiche - Roma 1971 - Università degli Studi di Roma Istituto di Paletnologia; Antonio Donvito - Monte Sannace Archeologia e Storia di un centro abitato). 
L'Archeoclub locale nel maggio 2009 scopre numerose sepolture in zona masseria Bonifacio, inquadrabili nel IV secolo a.C. e tombe ad enchytrismos, quest'ultima risalente all'età del Bronzo (2200 - 1600 secolo a.C. - deposizione del defunto all'interno di grossi recipienti riservato ai neonati). Sito chiuso dalla Soprintendenza per mancanza di fondi e per il mancato intervento degli amministratori comunali. La parte meridionale dell'agro santermano è interessata tuttora dal percorso dell'antica via Appia nel tratto tra Venusia e Taranto. Nella località di Viglione è da vedersi il sito della Mansio di Sublupatia citata negli itinerari romani. Sull'etimologia del suo toponimo rimane ancora oggi un mistero per mancanza di documenti o una loro insufficiente esplorazione, gli studiosi municipali si sono esercitati sulle più bizzarre formulazioni attribuendo il nome al patrono Erasmo di Antiochia, martire nell'età dioclezianea, a cui il luogo, secondo gli stessi autori, fu dedicato.

(2)Taras rivista di Archeologia IV,1-2,1984 n.7-8 ==
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==Monumenti e luoghi d'interesse==
===Architetture religiose===
*Cattedrale e Parrocchia Sant'Erasmo
*Parrocchia del SS Crocifisso
*Parrocchia del Sacro Cuore
*Chiesa del Carmine
(contracted; show full)[[pt:Santeramo in Colle]]
[[ro:Santeramo in Colle]]
[[ru:Сантерамо-ин-Колле]]
[[scn:Santeramu n Culli]]
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