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Il '''feudalesimo''', detto anche "rete vassalla",<ref name=Mont67>{{Cita|Montanari, 2006|p. 67}}.</ref> era un [[sistema politico]] e [[società (sociologia)|sociale]]; si affermò nell'[[Europa occidentale]] con l'[[Impero carolingio]] ([[IX secolo]]),<ref name=Mont107/> fino alla nascita dei primi [[Stati nazionali]]. In senso sociale ed economico fu un'evoluzione della [[Corte (storia)|società curtense]].

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Era una tipologia di feudo (e un titolo) pressoché assente nell'Europa mediterranea, mentre era diffuso nelle monarchie nordiche, specie in [[Inghilterra]] e in [[Germania]].

=== La [[Contado|contea]] o contado ===
Le contee erano territori prevalentemente agricoli e di pastorizia, composti da più villaggi e da svariati terreni produttivi.
Era una concessione territoriale di medio livello e spesso di una certa importanza, tanto che nei secoli molte contee diven
ironnero ''de facto'' veri e propri stati sovrani (es. la [[Contea di Savoia]]), e a volte erano a loro volta composti da diversi baronati;
erano governate da un [[conte]].
Teoricamente, la massima estensione del dominio di un conte corrispondeva di solito con i confini della relativa circoscrizione ecclesiastica ([[diocesi]]).

=== Il [[marchesato]] o marca ===
Le marche erano in origine dei territori di media estensione, più grandi di una contea, posti nelle zone periferiche del regno (o dell'[[Sacro Romano Impero|Impero]]), e ne fungevano da cuscinetti e da confini con gli stati vicini<ref name=Mont68/> (da qui il termine ''marca'', molto probabilmente originato dal germanico ''mark'', ovvero ''confine'',''demarcazione'').
Era governata da un [[marchese]], che quasi sempre doveva avere notevoli capacità belliche, strategiche e diplomatiche per mantenere territori così delicati e spesso instabili, molte volte rivendicati dagli stati vicini e, in caso di invasione, solitamente devastati a causa della loro posizione.<ref name=Mont68/>
Il titolo marchionale era quindi gerarchicamente superiore a quello di conte.
Analogamente alle contee, anche le marche potevano al loro interno contenere baronati, i quali erano sottoposti sia all'autorità del marchese che a quella del sovrano.
Numerose marche, nel corso dei secoli, divenirono snero Stati sovrani e indipendenti e di notevole peso nella politica della regione geografica in cui si trovavano (es. il [[Marchesato di Saluzzo]], il [[Marca di Verona|Marchesato di Verona]] ed il [[Marchesato del Monferrato]]).

=== Il [[ducato (feudo)|ducato]] ===
I ducati erano territori di vasta estensione, composti da più città e villaggi e da innumerevoli terreni agricoli e di pascolo.
Il ducato era governato da un [[duca]] (dal latino ''Dux'', ovvero ''guida'',''capo''), che aveva poteri e privilegi quasi pari a quelli del sovrano stesso, rendendo il titolo di duca inferiore solo a quello dei Re (o in alcuni casi, del [[principe]]).
Il titolo ducale, di origine longobarda, fu poi incorporato nella gerarchia nobiliare adottata in tutta Europa.
Concesso inizialmente solo ai membri della famiglia reale, poi aperto a terzi, il titolo ducale assunse ben presto diversi aspetti e varianti; numerosi ducati sovrani, per esempio, sorsero prevalentemente nella [[penisola italiana]] e nei territori nordici del [[Sacro Romano Impero]], e furono solo formalmente sottoposti al vincolo feudale con l'Imperatore ma ''de facto'' divenironnero pienamente indipendenti e, molto spesso, di notevole peso nella politica europea.<ref name=Mont69>{{Cita|Montanari, 2006|p. 69}}.</ref> Altri ducati, come quello di Normandia o di Borgogna, arrivarono a rivestire un ruolo più importante dello Stato stesso a cui erano legati da vincoli di vassallaggio (in questo caso il [[Regno di Francia]]), mentre altri ancora (come il [[Ducato di Curlandia]]) tentarono persino di stabilire colonie nel [[Colonizzazione europea delle Americhe|Nuovo Mondo]], pu(contracted; show full)x27;': questo è infatti un feudo divisibile, alienabile, trasmissibile per via femminile, tutti aspetti che conferiscono senza dubbio maggiore dinamicità agli assetti della proprietà fondiaria. Si può dire che il feudo ''franco'' fu in pratica introdotto in Italia solo al momento della discesa nel meridione della casa francese degli [[Angiò]], alla fine del [[secolo XIII]], che favorì l'insediamento in territorio italiano dell'aristocrazia d'oltralpe, che portò con s
èé i propri istituti e le proprie consuetudini.

== La storiografia e il feudalesimo ==
Il governo feudale acquisì le caratteristiche difettive con cui si è abituati a fare ad esso riferimento a partire dalla metà del [[XVIII secolo]], cioè in piena età [[illuminismo|illuministica]]. [[Alfonso Longo]], ad esempio, che nel [[1773]] succedette a [[Cesare Beccaria]] nella cattedra di Istituzioni civili ed economiche a [[Milano]] (il cui corso, mai pubblicato, fu poi recuperato in volume),<ref name=Vian>{{Cita|Vianello, 1942}}</ref> lo definisce una forma di governo "tutta imperfetta nelle sue parti, erronea nei principii e disordinata nei mezzi". Ed, in effetti, fu sempre considerata cardinale dagli Illuministi l'interezza della sovranità, mentre, soprattutto a partire dal [[Capitolare di Quierzy]] ([[877]]),<ref name=Mont109>{{Cita|Montanari, 2006|p. 109}}.</ref> la sicurezza del possesso del feudo rese più lassi i vassalli e più disposti a seguire il proprio arbitrio, assecondando l'inosservanza delle leggi in favore della forza, svuotando di potere i tribunali, opprimendo il popolo.

Istituzioni economiche e sociali come il pascolo comune o le corporazioni contraddicevano in modo troppo forte lo spirito borghese che largamente informava lo spirito illuminista. Questa sorta di avversione prese corpo nella riforma, avviata da [[Giuseppe Bonaparte]] e proseguita da [[Gioacchino Murat]], tramite una serie di [[leggi eversive della feudalità|leggi]] emanate  tra il [[1806]] e il [[1808]], della soppressione della feudalità nel [[regno di Napoli]], lo stato dello stivale in cui più radicata era la forma feudale di governo, istituendo anche una [[commissione feudale|commissione]] incaricata di risolverne le liti<ref>Oltre ai classici contributi di [[Pasquale Villani|P. Villani]], ''Mezzogiorno tra riforme e rivoluzione'', [[Casa editrice Giuseppe Laterza & figli|Laterza]], Bari 1962 e ''La feudalità dalla riforme all'eversione'', in «Clio», 1965, pp. 600-622, cfr. A.  M. Rao, ''Mezzogiorno e rivoluzione: trent'anni di storiografia'', in «Studi storici», 1996, n° 37, pp. 981-1041; A. Mele, ''La legge sulla feudalità del 1806 nelle carte Marulli'', in S. Russo (a cura di), ''All'ombra di Murat. Studi e ricerche sul Decennio francese'', Edipuglia, Bari 2007, pp. [http://books.google.it/books?id=R9H9RSUqI5EC&pg=PA87&lpg=PA87 87-109]</ref>.

(contracted; show full)[[tr:Feodalizm]]
[[uk:Феодалізм]]
[[ur:جاگیردارانہ نظام]]
[[vec:Feudałesemo]]
[[vi:Phong kiến]]
[[war:Feudalismo]]
[[xmf:ჭკორპატჷნობა]]
[[zh:封建制度 (歐洲)]]