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{{Coord|45.257|N|9.148|E|display=title}}
{{Nota disambigua|descrizione=il comune|titolo=[[Certosa di Pavia (comune)]]}}
{{Infobox edifici religiosi
|NomeEdificio= Certosa di Pavia
|Immagine= Certosa di Pavia - facciata -.jpg
|Didascalia= La facciata della certosa
|Larghezza= 300px
|Città= [[Certosa di Pavia (comune)|Certosa di Pavia]]
|Regione= {{IT-LOM}}
|Stato= {{ITA}}
|Religione= [[Chiesa cattolica]] di [[Rito romano]]
|Diocesi= [[Diocesi di Pavia|Pavia]]
|AnnoConsacr=[[XIV secolo]]
|StileArchitett=[[gotico]]
|InizioCostr= [[1396]]
|FineCostr=[[XVI secolo]]
|Website= http://www.certosadipavia.com]}} 
La '''Certosa di Pavia Gra-Car (''Gratiarum Carthusia'')''' è un monastero cistercense e Santuario della Beata Vergine Maria Madre delle Grazie, situato nell'[[Certosa di Pavia (comune)|omonimo comune]] distante circa 8 km a Nord di [[Pavia]]. Il monumento, risalente al [[XIV secolo]], venne edificato nel periodo tardo-gotico italiano.

Il [[7 luglio]] [[1866]] il monastero fu dichiarato [[monumento nazionale italiano]] diventando così di proprietà del [[Regno d'Italia]] prima e dello stato italiano in seguito. Sono posti sotto vincolo [[Demanio pubblico|demaniale]] anche tutti i beni artistici ed ecclesiastici in esso contenuti.
Gli edifici che fanno parte del complesso monumentale attualmente ospitano al loro interno la sede del [[Museo della Certosa di Pavia]] e la locale stazione dei [[Carabinieri]].

==Collocazione geografica==
In origine la posizione del monastero coincideva con il margine nord del Parco Visconteo del [[Castello di Pavia]], di cui oggi resta solo una traccia nel [[Pavia#Aree_verdi|Parco della Vernavola]], a nord di Pavia, che non è più collegato al castello ed alla Certosa.
È possibile osservare la rappresentazione di questo parco sul bassorilievo ''"Consacrazione della Certosa"'' posto nel portale d’ingresso della chiesa della Certosa dove si vedono i confini delimitati dalle mura, i boschi, i corsi d’acqua e gli edifici (tra i quali sono riconoscibili i castelli di Mirabello e di Pavia).<br/>
La posizione era strategica: a metà strada tra [[Milano]], capitale del ducato, e [[Pavia]], la seconda città per importanza, dove il duca era cresciuto e dove aveva sede la corte, nel castello visconteo. Il luogo scelto per la fondazione era un bosco all'estremo nord dell'antico parco visconteo, un'area recintata che aveva una estensione di circa 22&nbsp;km², che collegava il [[Castello Visconteo]] di Pavia alla zona adibita alla caccia riservata ai signori della [[Lombardia]].

== Storia ==
[[File:Certosa di Pavia 08.jpg|thumb|160px|left|L'interno della Certosa]]
La costruzione della Certosa di Pavia fu voluta da [[Gian Galeazzo Visconti]], che inaugurò i lavori il [[27 agosto]] [[1396]], ponendo la prima pietra del cantiere,<ref>[http://www.lombardiabeniculturali.it/istituzioni/schede/11500110/?view=toponimi&hid=9003013&tab=riferimenti  Forzatti Golia 2002, pp. 367-370; Majocchi 2002, p. 73]</ref> e donò alla Chiesa anche le cittadine di [[Binasco]], [[Magenta]], [[Boffalora]] e [[San Colombano]], nel [[1397]] anche [[Selvanesco]] e [[Marcignago]], e nel [[1400]] anche Vigano<ref>[http://www.lombardiabeniculturali.it/istituzioni/schede/11500110/?view=toponimi&hid=9003013&tab=riferimenti Albertini Ottolenghi 1996, pp. 580-594]</ref>. 
Durante la prima fase dei lavori, i monaci risiedettero nell'antico castello di [[Torre del Mangano]] e nel Castello di [[Carpiano]] (o Grangia), uno dei tanti territori lasciati ai monaci da Gian Galeazzo, per poi occupare gli ambienti conventuali, i primi ad essere edificati.

Secondo l'ipotesi di [[Luca Beltrami]] i primi sostegni dei chiostri, in attesa di più dignitose soluzioni architettoniche, furono piloni quadrati in laterizio. Le funzioni religiose venivano provvisoriamente celebrate nel refettorio, l'unico ambiente dalle dimensioni adatte per accogliere l'intera comunità dei [[Certosini]], fatta di monaci e fratelli conversi.
La attuale struttura più grande è dovuta alle forti modifiche ([[1428]]-[[1462]]) di [[Guiniforte Solari]], detto il Gobbo (in realtà l'interno del monastero contiene opere d'arte di ben quattro secoli, [[XV secolo|XV]], [[XVI secolo|XVI]], [[XVII secolo|XVII]], [[XVIII secolo]]).<br />
La chiesa, destinata a divenire mausoleo dinastico dei [[Duchi di Milano]], era stata progettata con dimensioni superiori a quelle che erano state sinora realizzate, con una struttura a tre [[navate]], che non era mai stata utilizzata dall'[[Ordine Certosino]] e fu edificata per ultima.
La navata fu progettata in stile gotico, e la sua costruzione fu completata nel [[1465]]. 

Tuttavia, l'influenza del primo [[Rinascimento]] era divenuta importante in [[Italia]] e il resto della chiesa, con le sue gallerie ad archi e i pinnacoli (inclusa la piccola cupola), e i chiostri furono riprogettati da [[Guiniforte Solari]], che guidò i lavori tra il [[1453]] e il [[1481]], con dettagli in terracotta. In seguito, [[Giovanni Antonio Amadeo]] li continuò tra il [[1481]] e il [[1499]]. Il [[3 maggio]] [[1497]] la Chiesa venne consacrata, ma la parte inferiore della facciata fu completata solo nel [[1507]]. 

=== Il Monastero certosino maschile (1396 - 1782) ===
I [[monaci certosini]] che vi abitarono furono inizialmente dodici, in totale vita di clausura, e legati da un contratto che prevedeva l'uso di parte dei loro proventi (campi, terreni, rendite ecc.) per la costruzione del monastero stesso. 
Nel [[XVIII secolo]] il monastero diventò proprietario dei latifondi dei paesi vicini, quali [[Badile]], [[Battuda]], Bernate, Binasco, [[Boffalora]], Borgarello, [[Carpiano]], Carpignano, Milano, [[Giovenzano]], [[Graffignana]], [[Landriano]], Magenta, Marcignago, Opera, Pairana, Pasturago, San Colombano, [[Torre del Mangano]], Trezzano S.N., Velezzo, [[Vidigulfo]], [[Vigentino]], Villamaggiore, [[Villanterio]], [[Villareggio]] e [[Zeccone]]<ref>[http://www.lombardiabeniculturali.it/istituzioni/schede/11500110/?view=toponimi&hid=9003013&tab=riferimenti  Catasti ecclesiastici, sec. XVIII, certosini]</ref>.<br />
Nel [[1560]], il Priore Generale dei certosini tal Piero Sarde autorizzò l'installazione delle attrezzature idonee per la stampa di messali e di corali, ed in data 28 agosto invitò tutte le certose d'Italia a rifornirsi esclusivamente dei prodotti della nuova stamperia (il primo libro "Breviarium Carthusiensis" fu stampato nel [[1561]]).<br />
Nel [[1565]],con i vari ampliamenti architettonici quali la costruzione del chiostro grande, i [[Ordine Certosino|certosini]] che vi abitarono passarono almeno al doppio di numero (24), da cui le 24 celle di preghiera grandi a due piani e provviste anche di piccolo giardino interno.

Il monastero di Santa Maria delle Grazie viene soppresso il giorno 16 dicembre 1782<ref>Taccolini 2000, p. 87; Tabella monasteri soppressi, 1781-1783, città e provincia di Pavia [http://www.lombardiabeniculturali.it/istituzioni/schede/11500110/?view=toponimi&hid=9003013&tab=riferimenti]</ref> [http://www.lombardiabeniculturali.it/istituzioni/schede/11500110/?view=toponimi&hid=9003013].

=== Il Monastero cistercense maschile (1784 - 1798) ===
I monaci [[certosini]] furono espulsi nel [[1782]] dall'imperatore [[Giuseppe II del Sacro Romano Impero|Giuseppe II]], che incamerò i beni di tutti gli ordini contemplativi dei suoi possedimenti.

Il monastero cistercense di Santa Maria delle Grazie viene istituito nel 1784, due anni dopo la soppressione del monastero certosino<ref>[http://www.lombardiabeniculturali.it/istituzioni/schede/11500111/?view=toponimi&hid=9003013&tab=riferimenti  Toscani 1995, p. 328; Guderzo 1995, pp. 372-373]</ref>. Il monastero viene definitivamente soppresso nel 1798, quando il direttorio esecutivo della repubblica cisalpina, autorizzato dalla legge 19 fiorile anno VI, richiamò alla nazione i beni e gli effetti appartenenti ai cistercensi della Certosa di Pavia<ref>[http://www.lombardiabeniculturali.it/istituzioni/schede/11500111/?view=toponimi&hid=9003013&tab=riferimenti  Nazionalizzazione beni ecclesiastici, 8 pratile anno VI]</ref> [http://www.lombardiabeniculturali.it/istituzioni/schede/11500111/?view=toponimi&hid=9003013].

=== Carmelitani, certosini e di nuovo cistercensi (dal 1798 fino a oggi) ===
Il monastero passò quindi nel [[1798]] ai [[Ordine della Beata Vergine del Monte Carmelo|carmelitani]], subendo la violenta devastazione operata dalle truppe napoleoniche, che razziarono e distrussero alcune ricchezze artistiche. Nel [[1810]] venne infine chiuso, fino al [[1843]] quando i certosini rientrarono nel monastero.

Con la legge 3036 del 7 luglio [[1866]], il monastero fu dichiarato [[monumento nazionale italiano]] ed i beni ecclesiastici diventarono proprietà del [[Regno d'Italia]], ma fino al [[1880]] alcuni certosini continuarono ad abitare il monastero.

Prima della [[Prima guerra mondiale]] iniziarono dei lavori di ristrutturazione. Il [[9 ottobre]] [[1930]] papa [[Pio XI]] decise di riaffidare il luogo ai certosini. 

Durante il [[fascismo]], il monastero fu visitato una sola volta da [[Benito Mussolini]], il [[31 ottobre]] [[1932]]. 

Le cronache inoltre riportarono anche l'avvenimento del ritrovamento dei resti del cadavere dello stesso [[Benito Mussolini|duce]], avvolti in dei sacchi di tela, circa un anno dopo la sua fucilazione, il [[12 agosto]] [[1946]], proprio dentro la Certosa.<ref>[http://archiviostorico.corriere.it/2008/giugno/18/1946_commando_Musocco_Rubata_salma_co_7_080618036.shtml 1946, commando a Musocco Rubata la salma del duce]</ref><br />

L'anno successivo i certosini abbandonarono quindi la struttura, sia per mancanza di vocazioni sia per lo scandalo del ritrovamento del cadavere del [[duce]].

Il monastero rimase chiuso fino al [[1949]], quando vi si insediarono nuovamente i [[Ordine Carmelitano|carmelitani]] fino al [[1961]]. 

Dopo il [[Concilio Vaticano II]], il [[Vaticano]] decise di riaffidare il monastero nuovamente ai cistercensi della congregazione Casamariensis ([http://www.cistercensi.info/congregazioni/congreg_10.asp?lin=it] provenienti dall'[[Abbazia di Casamari]]), che vi si insediò il [[10 ottobre]] [[1968]].

Oggi, la gestione è dei monaci cistercensi del Priorato della Beata Maria Vergine della Certosa Ticinese, sotto la guida del Priore Celestino Parente. 

Qui svolgono vita monastica, occupandosi anche delle visite guidate ed alla vendita di articoli sacri e prodotti tipici.

Nei locali adiacenti il monastero si trova invece il [[Museo della Certosa di Pavia]] che, da maggio [[2008]] è invece gestito direttamente dalla Sovrintendenza per i beni storici artistici ed etnoantropologici di Milano [http://www.brera.beniculturali.it/Page/t02/view_html?idp=366].<br />
Come dentro la Chiesa, anche qui è possibile trovare delle opere tra le più famose del [[Rinascimento]] lombardo, per cui spiccano il [[Bergognone]] e il [[Vincenzo Foppa]]. Informazioni sulle visite guidate al Museo si possono avere contattando direttamente l'associazione PaviaMusei [http://www.paviamusei.it/sito_testuale/certosa/sezioni/info%20museo%20certosa.html]. Ulteriori fotografie del monumento sono visibili sul sito dei monaci Cistercensi [http://www.cistercensi.info/abbazie/abbazie.asp?ab=96&lin=it]; altre informazioni sugli orari di apertura e delle SS. Messe sono riportate sul sito della Pro Loco Certosa di Pavia [http://www.prolococertosadipavia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3&Itemid=104].

==Il Nome Vero==
Il nome vero della Certosa di Pavia è [[Gratiarum Carthusia]] cioè Certosa delle Grazie.

=== Facciata ===
[[File:Certosa di Pavia - portal.JPG|thumb|200px|left|Il portale della Certosa]]
[[File:Certosa di Pavia - detail.JPG|thumb|120px|un dettaglio della facciata]]
[[File:Lombardia Pavia3 tango7174.jpg|thumb|120px|L'interno e il coro]]
La facciata, realizzata sovrapponendo semplici rettangoli, è rivestita da decorazioni, tipico procedimento dell'architettura lombarda. Il portale è opera di collaborazione tra l'Amadeo e il suo allievo [[Benedetto Briosco]] ([[1501]]) ed è caratterizzato da colonne binate e bassorilievi con ''Storie della Certosa''.
Fra gli scultori attivi sulla facciata [[Cristoforo Mantegazza]] e [[Giovanni Antonio Amadeo]] che dopo l'esecuzione dei bassorilievi della parte destra dello zoccolo della facciata dal [[1473]] al [[1476]] tornò nel [[1492]] quale direttore del cantiere, responsabile dell'esecuzione della facciata fino al secondo ordine; il coronamento venne terminato con la collaborazione di [[Cristoforo Solari]] detto il Gobbo.

La pianta della Certosa ha lo stesso impianto della [[Chiesa di Santa Maria del Carmine (Pavia)]], ma la supera in dimensioni in quanto dotata di una campata in più in corrispondenza del presbiterio e di ciascun braccio del transetto. Elemento originale del tracciato della navata è costituito da un terzo quadrato "diagonale" che si aggiunge al doppio quadrato di base della pianta. Con questo [http://www.liutprand.it/articoliPavia.asp?id=27| disegno sovrapposto], si ottiene il tracciato della stella a otto punte o ottogramma (in tedesco acht-uhr o acht-ort, otto ore o otto luoghi), che si ritrova effigiato dappertutto, come simbolo della Madonna delle Grazie e della Certosa, con la sigla Gra-Car , persino nelle piastrelle dei pavimenti.

L'altare maggiore è posto all'interno del presbiterio e, attualmente non è utilizzato per le celebrazioni religiose che si svolgono nella navata centrale, davanti alla cancellata. 
La navata del presbiterio è chiusa alla vista dei fedeli come nella tradizione delle [[Presbiterio#Ortodossia|Chiese Ortodosse]] ed è lungo il suo perimetro sino all'abside, interamente occupata dagli stalli lignei riservati al clero celebrante.

I materiali utilizzati per la costruzione è misto: i pilastri e le parti basse dei muri sono in pietra da taglio, cui si sovrappongono le parti alte e le volte in laterizio. La tecnica di costruzione delle volte è a crociera gotica. Le volte delle navate laterali risultano dalla combinazione di cinque spicchi di crociera e si aprono come "cuffie" verso lo spazio centrale.

=== Interni ===

[[File:Ambrose.jpg|thumb|140px|left|Bergognone, ''Pala di Sant'Ambrogio'']]
[[File:Gian Galeazzo dona alla Madonna la Certosa.jpg|thumb|220px|Gian Galeazzo dona alla Madonna la Certosa]]
La chiesa ha pianta a [[croce latina]] divisa in tre navate con abside e transetto, coperta da volte a crociera su archi a sesto acuto, ispirata, seppure in scala ridotta, alle proporzioni del [[Duomo di Milano]].

Le volte esapartite sono dipinte alternativamente con motivi geometrici e con un cielo stellato. Singolari sono le terminazioni dei transetti e della cappella maggiore, costituiti da cappelle a pianta quadrata chiuse su tre lati da [[abside|absidi]] semicircolari, secondo una soluzione trilobata di probabile ispirazione classica.

La prima soluzione della facciata, più sobria e di forme genuinamente gotiche, progettata da [[Boniforte Solari]], è visibile in un affresco di [[Bergognone]].
Sono presenti opere realizzate in materiale ligneo intagliato e intarsiato: i paliotti posti sopra degli altari delle cappelle poste sui lati della navata centrale e i quarantadue stalli lignei dei monaci, posti su tre lati del perimetro del presbiterio, decorati con immagini sacre intagliate ed intarsiate su disegni del Bergognone.

All'interno si segnalano alcune opere pittoriche dello stesso Bergognone, come la ''pala di Sant'Ambrogio'' ([[1490]]), quella di ''San Siro'' ([[1491]]) e la ''Crocifissione'' ([[1490]]).

Altre pale dello stesso artista sono ora disperse tra musei e collezioni private: si segnalano qui il trittico con i ''Santi Cristoforo e Giorgio'', ora a [[Budapest]], la ''pala delle due Ss. Caterine'' ([[1490]]) circa; [[Londra]], [[National Gallery (Londra)|National Gallery]]) e il ''Cristo portacroce e certosini'' della [[Pinacoteca Malaspina]] di [[Pavia]] ([[1493]] circa).

La chiesa contiene numerose altre opere d'arte, tra cui il ''Padre Eterno'', unico pannello rimasto in Certosa del [[Polittico della Certosa di Pavia|polittico]] di [[Perugino]], pale del [[Cerano]], del [[Morazzone]], del [[Guercino]], di [[Francesco Cairo]] e, nel presbiterio, un ciclo di affreschi di [[Daniele Crespi]].

Nell'abside di destra del transetto è collocato un affresco di [[Bergognone]] con ''[[Gian Galeazzo Visconti]] presenta alla vergine il modello della Certosa tra [[Filippo Maria Visconti]], [[Galeazzo Maria Sforza]] e [[Gian Galeazzo Sforza]]'', eseguito tra il [[1490]]-[[1495]].

Altri affreschi (oculi con santi e profeti) si devono ad un gruppo di ignoti maestri di ascendenza [[bramante]]sca, tra cui il giovanissimo [[Bernardo Zenale]].
Nell'abside di sinistra un altro affresco di [[Bergognone]] con l'''Incoronazione di Maria tra [[Francesco Sforza]] e [[Ludovico il Moro]]'', con cui quest'ultimo voleva celebrare la propria successione dinastica, ottenuta non senza polemiche dopo la morte del nipote [[Gian Galeazzo Sforza]].

Dal [[1477]] al [[1478]] l'Amadeo è attivo di nuovo alla Certosa ove esegue un'"''acquasantiera''", "''il portale della sagrestia vecchia''", per l'altare della Sala del Capitolo dei Fratelli scolpisce la "''statua di San Giovanni Battista''", un "''giovane santo''" e, per il tiburio della chiesa, due "''medaglioni con i Dottori della Chiesa''", tra cui un "''San Gregorio''" e varie "''sculture''" per i [[pennacchio (architettura)|pennacchi]].

=== Monumenti funebri ===
[[File:tomba di Gian Galeazzo Visconti.jpg|thumb|180px|tomba di Gian Galeazzo Visconti]]
[[File:Monumento di Ludovico e Beatrice.jpg|thumb|250px|left|tomba (vuota) di Ludovico il Moro e Beatrice d'Este]]
Nella parte destra del transetto si trova la tomba del fondatore della Certosa, [[Gian Galeazzo Visconti]]; la figura di Galeazzo, sorvegliato da angeli si trova sotto una canapa di marmo, con la Madonna in una nicchia al di sopra, fu iniziata nel [[1494]]-[[1497]] da [[Giovanni Cristoforo Romano]] e [[Benedetto Briosco]], ma non fu finita fino al [[1562]].

Nella parte sinistra del transetto si trova il monumento funebre di [[Ludovico il Moro]] e di sua moglie [[Beatrice d'Este]]; queste statue sono opera di [[Cristoforo Solari]].

Fu lo stesso Ludovico il Moro a commissionarne l'esecuzione dopo la morte della moglie nel [[1497]]; le sculture furono inizialmente sistemate nella chiesa [[Milano|milanese]] di [[Chiesa di Santa Maria delle Grazie (Milano)|Santa Maria delle Grazie]], ma, nel [[1564]], vennero acquistate dai monaci e portate nella Certosa per preservarne la distruzione.
Le tombe però sono sempre state inutilizzate, anche perché ''il Moro'' morì in [[Francia]]. Attualmente è sepolto in Francia nella Chiesa dei [[Padri Domenicani]] di [[Tarascona]], mentre Beatrice è sepolta nella Chiesa dei Padri Domenicani di S. Maria delle Grazie a Milano.

=== Vetrate, oreficerie, arti minori ===
[[File:Certosa di Pavia 05.jpg|thumb|240px|Particolare del coro]]
[[File:Brogi, Giacomo (1822-1881) - n. 4638 - Certosa di Pavia - Trittico eseguito in denti d'ippopotamo da Berd. degli Ubbriachi.jpg|thumb|160px|left|il Trittico]]
La Certosa possiede anche un importante (e poco studiato) ''corpus'' di vetrate, realizzate su cartoni di maestri attivi nel [[XV secolo]] in [[Lombardia]], quali [[Zanetto Bugatto]], [[Vincenzo Foppa]], [[Bergognone]] e il savoiardo [[Hans Witz]].

L'altare maggiore, risalente al tardo [[XVI secolo]], è intarsiato con bronzi e con diverse qualita' di marmi e di pietre dure, realizzato da diversi artisti tra cui [[Cristoforo Solari]].

Nella sacrestia vecchia è conservato un trittico in avorio e osso, opera del fiorentino Baldassarre di Simone di Aliotto, appartenente alla famiglia degli Embriachi ([[Obriachi#La_Bottega_degli_Embriachi|Baldassarre degli Embriachi]]), donato alla Certosa da [[Gian Galeazzo Visconti]]. L'opera misura alla base 2,45 metri per una altezza massima, riferita ai pinnacoli laterali, di 2,54 m. È composto di minute composizioni e adorno di piccoli tabernacoli con dentro statuine di santi; nello scomparto centrale accoglie 26 formelle illustranti la leggenda dei Re Magi secondo i vangeli apocrifi; nello scomparto di destra e in quello di sinistra 36 bassorilievi (18 per parte) sono raccontati gli episodi della vita di Cristo e della Vergine. Nella cuspide mediana, dentro un tondo sostenuto da angeli, domina il Padre eterno in una gloria angelica, mentre la base del trittico presenta una pietà, fiancheggiata da 14 edicole con altrettante statuine di Santi decorate. Vi sono anche due pilastrini esterni poligonali composti da 40 piccoli tabernacoli adorni di statuette.<br />
Il Trittico fu trafugato dal monastero nell'agosto del 1984 e recuperato nell'ottobre 1985. Sottoposto a restauro negli anni tra il 1986 e il 1989 presso l’[[Istituto Centrale per il Restauro]], l'opera fu ricomposta con ancoraggio alla struttura portante delle parti asportate, tenendo conto del diverso comportamento chimico-fisico dei materiali di cui è composta l’opera (legno, osso e avorio).

Sono presenti anche opere di scultura bronzea, come i candelabri di [[Annibale Fontana]] e la cancellata che divide la chiesa dei monaci da quella dei fedeli ([[XVII secolo]]).

==I Chiostri==
=== Il Chiostro piccolo ===
[[File:Certosa di Pavia - Chiostro - Fotografia di Tony Frisina - Alessandria.JPG|thumb|200px|left|Il chiostro]]
[[File:Lombardia Pavia2 tango7174.jpg|thumb|180px|La chiesa vista dal chiostro piccolo]]
Un portale decorato all'interno con sculture realizzate dai fratelli [[Cristoforo Mantegazza|Cristoforo]] e [[Antonio Mantegazza]] ed all'esterno da [[Giovanni Antonio Amadeo]], conduce dalla chiesa al ''chiostro piccolo'' al cui centro si trova un giardino.

Il chiostro piccolo era il luogo in cui si svolgeva gran parte della vita comunitaria dei padri: questo collegava, con i suoi portici, ambienti come la chiesa, la sala capitolare, la biblioteca ed il refettorio. 

Da esso si vede il fianco ed il transetto della chiesa, con le guglie, le loggette in stile "neoromanico" ed il [[tiburio]]. Un tempo tutti i tetti erano ricoperti di rame, sequestrato durante le guerre napoleoniche per la costruzione di cannoni.

Sul portale d’accesso al chiostro piccolo si legge la firma del pavese [[Giovanni Antonio Amadeo]] ([[1447]]-[[1522]]). Gli ornamenti in [[terracotta]] che sormontano i sottili pilastri di [[marmo]] sono stati eseguiti dal maestro cremonese [[Rinaldo de Stauris]] nel [[1466]] che, in collaborazione con i fratelli Cristoforo e [[Antonio Mantegazza]], realizzo' anche quelli del chiostro grande nel [[1478]]. Alcune delle arcate, decorate dagli affreschi di [[Daniele Crespi]], sono oggi in parte illeggibili. 

All'interno del chiostro piccolo vi è il [[lavabo]] in pietra e terracotta, con la rappresentazione della scena della ''Samaritana al pozzo'' (terzo quarto del [[XV secolo]]).

=== Il Chiostro grande ===
[[File:Chiostro grande-Certosa-Pavia-Italy.jpg|thumb|180px|left|le celle e il chiostro grande]]
Decorazioni simili, opera degli stessi scultori, sono presenti anche nel ''chiostro grande'', lungo circa 125 metri e largo circa 100. In origine le celle erano 23. Interventi strutturali nel 1514 ne aumenteranno il numero, che passarono a 36. Oggi si affacciano sul chiostro grande 24 ''celle'' o casette, abitazioni dei monaci, ognuna costituita da tre stanze e un giardino. Di fianco all'ingresso delle celle, siglate da lettere dell'alfabeto, è collocata una piccola apertura entro cui il monaco riceveva il suo pasto giornaliero nei giorni feriali, in cui era prescritta la solitudine. Per i pasti comunitari, ammessi solo nei giorni festivi, ci si riuniva nel refettorio.
Le colonne delle arcate, decorate da elaborate ghiere in cotto, con tondi e statue di santi, profeti ed angeli, sono alternativamente in marmo bianco e marmo rosa di [[Verona]].<br />
Sono, invece, scomparsi i dipinti con ''profetis [...] et certis altris figuris'', che ornavano un tempo il chiostro, per cui [[Vincenzo Foppa]] fu pagato nel [[1463]].

== Altri ambienti ==
La cosiddetta ''Sagrestia Nuova'', l'antica sala capitolare, contiene un ciclo di affreschi con colori vivaci dei fratelli Sorri, tardi esponenti del [[manierismo]] senese. Alle pareti sono appesi dipinti di artisti come [[Francesco Cairo]], [[Camillo Procaccini]], il [[Passignano]] e [[Giulio Cesare Procaccini]]. Da ricordare anche, sempre nella Sacrestia Nuova, la pala d'altare di [[Andrea Solario]] ([[1524]]), terminata cinquant'anni dopo da [[Bernardino Campi]].
Va ricordato anche il grande refettorio, che nei primi anni del cantiere fu utilizzato come chiesa, e che conserva un affresco con l´''Ultima Cena'' ([[1567]]), opera di [[Ottavio Semino]] e, nella volta una ''Madonna con Bambino'' (completata da ''Profeti'' nelle lunette) di [[Bergognone]].

L'antica ''Foresteria'', edificata tra il [[1616]] ed il [[1667]], è nota anche come ''Palazzo Ducale'' ed è opera di [[Francesco Maria Richino]].
Negli ambienti interni vi è una [[gipsoteca]] che custodisce le copie in gesso di varie sculture ed oggetti dei Visconti. Oltre alla presenza di calchi e frammenti scultorei provenienti dalla Certosa, si segnalano alcuni ambienti affrescati (come lo Studiolo e l'Oratorio del Priore) e dipinti di [[Vincenzo Campi]] (lo splendido ''Cristo inchiodato alla croce''), [[Bernardino Campi]], [[Bartolomeo Montagna]], il [[Bergognone]], [[Bernardino Luini]].

Sul retro della chiesa un alto muro di cinta delimita i terreni dove vengono coltivate erbe medicinali. In questo spazio, dietro l'abside, si trova anche una grande peschiera in marmo decorato che in passato serviva ai monaci per allevare pesci d'acqua dolce ed a conservarvi quelli pescati nei canali circostanti.

==Note==
{{references|2}}

==Bibliografia==
*Luca Beltrami, ''La Certosa di Pavia'', Milano 1911.
*Rossana Bossaglia, Maria Grazia Albertini Ottolenghi, Franco Renzo Pesenti (a cura di), ''La Certosa di Pavia'', Milano, Cariplo, 1968.
*Richard V. Schofield, Janice Shell, Grazioso Sironi, ''Giovanni Antonio Amadeo/ I documenti'', Edizioni New Press, Como 1989.
*Rossana Battaglia ''Le "memorie" della Certosa di Pavia'', in "Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, Classe di Lettere e Filosofia", 3.Ser. 22.1992 No. 1, p.&nbsp;85-198.
*Aldo A. Settia, ''La Certosa di Pavia tra devozione e prestigio dinastico: fondazione, patrimonio, produzione culturale'', in Maria Grazia Albertini Ottolenghi, (a cura di), atti del convegno, "Annali di Storia Pavese", 1997.
*[[Gianni Carlo Sciolla]] ''Ambrogio da Fossano, detto il Bergognone, un pittore per la Certosa'', catalogo della mostra a cura di, Milano, Skira, 1998.
*AA.VV., ''La Certosa di Pavia e il suo Museo. Ultimi restauri e nuovi studi'', atti del convegno (Certosa di Pavia, Maggio 2005), in corso di stampa
*Franco Maria Ricci (a cura di), ''Certosa di Pavia'', atlante fotografico, Parma, CaRiParma e Piacenza, 2006.

==Fonti archivistiche==
*La fonte documentaria più usata per la ricostruzione dello sviluppo artistico della Certosa sono le cosiddette "memorie" del priore Matteo Valerio, con una serie di annotazioni sparse sugli artisti che lavorarono in Certosa tra il [[XIV secolo|XIV]] e il [[XVII secolo]], trascritte in un manoscritto oggi alla [[Biblioteca Braidense]] di [[Milano]].
*Parte di questo articolo è basata sulla traduzione dell'edizione del [[1911]] dell'[[Enciclopedia Britannica]].

==Come arrivare==
La Certosa è raggiungibile in auto grazie alla s[[Strada statale 35 "dei Giovi"]] (tratto Milano - Pavia); la Certosa si trova alla fine del lungo viale che dal centro abitato di [[Certosa di Pavia (comune)|Certosa]] porta a [[Guinzano]].


La Certosa è raggiungibile anche in treno, grazie alla [[Stazione di Certosa di Pavia]] della [[Linea S13 (sistema ferroviario suburbano di Milano)|linea S13]]. Fra la stazione e la Certosa vi è un collegamento ciclo pedonale, in parte su strada asfaltata e in parte su terra battuta, non illuminato, della durata di circa 20 minuti.

==Voci correlate==
*[[Museo della Certosa di Pavia]]
*[[Rinascimento lombardo]]
*[[Certosa di Pavia (comune)|Comune di Certosa di Pavia]]
*[[Certosini]]
*[[Gocce imperiali]]
*[[Duchi di Milano]]
*[[Boniforte Solari]]
*[[Giovanni Antonio Amadeo]] (''[[Risurrezione di Lazzaro (Amadeo)|Risurrezione di Lazzaro]]'')
*[[Gian Galeazzo Visconti]]
*[[Agostino de Fondulis]]
*[[Benedetto Briosco]]
*[[Cristoforo Mantegazza]] (''[[Cacciata dei progenitori (Mantegazza)|Cacciata dei progenitori]]'')
*[[Antonio Mantegazza]]
*[[Pace Gaggini]]
*[[Ludovico il Moro]]
*[[Bergognone]]
*[[Daniele Crespi]]

== Altri progetti ==
{{ip|commons=Category:Certosa di Pavia}}

== Collegamenti esterni ==

* [http://www.certosadipavia.com/monumento/turismo/mappaauto.html mappa per arrivare in auto alla Certosa]
* [http://www.certosadipavia.gov.it/turismo Pagina turismo del comune di Certosa di Pavia]
* [http://books.google.it/books?id=D-46AAAAcAAJ&printsec=frontcover&dq=%22certosa+di+pavia%22&as_brr=1&cd=1#v=onepage&q=&f=false/ Descrizione della certosa di Pavia del marchese Luigi Malaspina di Sannazaro (Milano, 1818)]
* [http://www.brera.beniculturali.it/Page/t02/view_html?idp=366 Museo della Certosa di Pavia]
* [http://www.comune.pv.it/certosadipavia/home.htm Sito del comune di Pavia dedicato alla Certosa]
* [http://www.prolococertosadipavia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3&Itemid=104 Pagina "Per il turista" della PRO LOCO Certosa di Pavia]

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[[Categoria:Certosa di Pavia]]
[[Categoria:Edifici di culto dedicati a Maria|Grazie]]
[[Categoria:Abbazie della provincia di Pavia]]
[[Categoria:Chiese di Pavia]]
[[Categoria:Monasteri di Pavia]]
[[Categoria:Monumenti nazionali italiani|Certosa di Pavia]]
[[Categoria:Certose]]
[[Categoria:Architetture di Giovanni Antonio Amadeo|Certosa di Pavia]]
[[Categoria:Architetture rinascimentali della Lombardia]]

[[be:Чэртоза-дзі-Павія]]
[[cs:Certosa di Pavia]]
[[de:Certosa di Pavia]]
[[en:Certosa di Pavia]]
[[es:Cartuja de Pavía]]
[[et:Pavia kartuuslaste klooster]]
[[fr:Chartreuse de Pavie]]
[[lmo:Certùza de Pavìa]]
[[pl:Certosa di Pavia (klasztor)]]
[[pms:Certosa di Pavia]]
[[ru:Чертоза]]
[[sk:Certosa di Pavia (kláštor)]]
[[sv:Certosa di Pavia]]