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'''Locarno'''<ref>{{DSS|I2108|Locarno}}</ref> (''Locarno'' in [[dialetto ticinese]]) è un [[Comuni della Svizzera|comune svizzero]], [[capoluogo]] del [[distretto di Locarno|distretto omonimo]] e polo regionale, si trova sulla sponda settentrionale del [[Lago Maggiore]] nelle vicinanze di [[Ascona]], a cavallo tra le [[Prealpi luganesi]] e le [[Alpi Lepontine]].
  

Nel 1928 i comuni di Locarno (1920: 5.045 abitanti) e [[Solduno]] (1920: 549 abitanti) sono stati aggregati in un solo comune denominato Locarno.

La città ha oltre 15.000 [[abitante|abitanti]], il che la colloca in terza posizione nel [[Canton Ticino]] dopo [[Lugano]] e [[Bellinzona]]. Considerando tutta la zona urbana la popolazione supera le 50.000 unità.  

Infatti già la [[Stazione di Locarno|stazione ferroviaria]] si trova all'esterno dei confini comunali, a [[Muralto]] e uno dei suoi simboli, la [[Santuario della Madonna del Sasso (Ticino)|Madonna del Sasso]] si trova sul territorio comunale di [[Orselina]].

Rinomata meta turistica, grazie in particolare al favorevole [[microclima]], che consente alla vegetazione mediterranea e subtropicale di prosperare, e alla presenza del [[Lago Maggiore|lago]].  

La sua notorietà è dovuta anche al [[Festival internazionale del film di Locarno]], secondo festival in termini di longevità (prima edizione nel 1946) dopo quello di [[Festival di Venezia|Venezia]].

==Geografia==
La città, adagiata in una conca protetta da una corona di montagne, si sviluppa sul lato sinistro del [[delta fluviale|delta]] della [[Maggia (fiume)|Maggia]] (uno dei maggiori [[estuario|estuari]] lacuali d'Europa), mentre sulla sponda destra troviamo i borghi di [[Ascona]] e [[Losone]].  

Con i suoi poco più di 190 [[Metri sul livello del mare|m s.l.m.]], misurati alla foce della [[Maggia (fiume)|Maggia]], Locarno è la quota più bassa della [[Svizzera]], ma il territorio comunale arriva sino ai 1.400 metri e oltre di [[Cardada]]-Colmanicchio. Il nucleo storico si estende dalle pendici della Cimetta all'antica riva del Verbano verso cui si apriva la fronte di edifici porticati posti sul lato nord-ovest dell'odierna Piazza Grande. Da qui si dipartono i vicoli che salgono verso la c(contracted; show full)sa la popolazione gallica, che aveva preceduto la conquista e la penetrazione di [[Roma]], anzi essa convisse e presto si fuse con gli elementi [[Antica Roma|latini]] [...]'' ». Nel museo del Castello [[Visconti|Visconteo]] sono conservate le '''colombe vitree romane''' legate ai riti funebri<ref>Silvestrini, 1938, 4-7.</ref>.

Scomparsi nel III secolo d.C. i [[Storia romana|Romani]], scarse, per non dire nulle, sono le tracce alto[[Medioevo|medievali]]. 
Il L'epoca longobarda, il Locarnese faceva parte della giurisdizione del [[contado]] di [[Angera|Stazzona]]. Esistono vari documenti che si riferiscono alla zona datati 712, 807, 822, 842, 866, il 4 luglio 870 da [[Capua]] l'imperatore [[Ludovico II il Germanico]] assegnò a sua moglie Angilberga la corte di Locarno, e 17 aprile 882, in cui [[Carlo il Grosso]] cedette la "[[corte regia]]" di Locarno e delle sue pertinenze a sua madre, l'imperatrice [[Engelberga]] (anche Angelberga o Angilberta(contracted; show full) aprile 1210<ref>Motta, 1991, 37, 38.</ref> e [[Federico II]] nel 1219. L'antica pieve di Locarno comprendeva la riva destra del [[Lago Maggiore]] (da [[Ronco sopra Ascona]]), la [[Vallemaggia]], la [[Valle Onsernone]], la [[valle Verzasca]], le [[Centovalli]] e il [[piano di Magadino]] fino a [[Cugnasco]] e il [[Gambarogno]]. Fino all'inizio del [[secolo XI]] appartenne all'[[arcidiocesi di Milano]], in seguito alla [[diocesi di Como]]<ref>Buetti, 1969, 46-52.</ref>.
  

Tra il 1239 e il 1249 Locarno fu governata dal [[condottiero]] [[Simone Orelli]], fedelissimo dei [[Visconti]]. Il 25 giugno 1278 l'[[arcivescovo]] [[Ottone Visconti]] pretese sotto pena di [[interdetto]] la restituzione del [[prestito (finanza)|prestito]] di guerra concesso dal [[convento]] di Santa Margherita a Simone de Orello, capitano generale di Milano ed a Hermano Pigozio, [[giudice]] del [[podestà]] di Milano<ref>Motta, 1991, 55-56.</ref>. Il 12 gennaio 1311 Giacomo Orelli, a nome dei Capitanei<ref>Le tre famiglie degli Orelli, dei Muralto e dei Magoria portavano il nome di Capitanei.</ref>, fece riconoscere dall'[[imperatore]] [[Enrico di Lussemburgo]], di passaggio a Milano, le donazioni loro fatte dai suoi predecessori; il 3 febbraio confermò a Leone, vescovo di [[Como]], il dominio sulla [[pieve]] di [[Bellinzona]] e sulle pievi di Locarno e [[Ascona]]; il 16 febbraio l'imperatore riconobbe la diretta dipendenza dall'impero germanico di Giacomo Orelli e di Petraccio da Muralto<ref>Motta, 1991, 8, 15, 19.</ref>.  

Nel periodo immediatamente successivo, il dominio passò perciò a Como, che lo manterrà sino al 1342, sebbene non ininterrottamente a causa delle continue guerre tra [[guelfi]] e [[ghibellini]] (il borgo verrà dato alle fiamme dai vendicativi comaschi (ghibellini) nel 1259 oppure, come riportano altre fonti nel 1260 o 1262). Il 1º maggio 1340 [[Luchino Visconti|Luchino]] e [[Giovanni Visconti (arcivescovo)|Giovanni Visconti]], risaliti dal lago al comando di una munita flotta, assediarono ed espugnarono il(contracted; show full)ref>von Muralt, 1955.</ref> e il 3 marzo 1555 abbandonarono Locarno, tra gli altri, molti esponenti dei casati più influenti: Appiani, Duni, Marcacci, Muralti, Orelli, Trevani, ecc.<ref>Motta, 1991, 7, 9, 23, 44.</ref> Il 12 maggio 1555, dopo aver atteso a [[Roveredo]] l'apertura del [[Passo del San Bernardino]], i riformati protestanti di Locarno proseguirono il loro esodo verso nord per essere festosamente accolti nella città di [[Zurigo]].<ref>Motta, 1991, 43.</ref>
  

Il borgo perse così buona parte della sua classe dirigente, composta in prevalenza da intellettuali e mercanti.<ref>Due saggi, (ri)pubblicati in concomitanza col 450.mo anniversario della cacciata, trattano approfonditamente e con rigore storico il tema: Canevascini, Bianconi, 2005, e Meyer, 2005.</ref> Il 14 gennaio 1556 il Municipio di Zurigo conferisce la cittadinanza zurighese al medico Giovanni Orelli in premio degli eminenti servizi prestati durante l'[[epidemia]] di [[peste]] in ci(contracted; show full)e a turni di sei anni fissato dalla [[Costituzione]] cantonale del 1814. Allo scopo, tra il 1837 e il 1838, venne edificato su progetto dell'architetto [[Giuseppe Pioda]] (1810-1856) il palazzo, attualmente della Società Elettrica Sopracenerina, che domina con la sua mole il lato sud di Piazza Grande. Nei giorni 29 e 30 giugno 1839 si tenne il grande tiro cantonale coi discorsi di [[Stefano Franscini]], [[Giacomo Luvini-Perseghini]] e [[Giovanni Battista Pioda]]<ref>Motta, 1991, 57.</ref>.
  

Seguì una fase burrascosa e, contemporaneamente, di un dimenticato dinamismo, contrassegnata come fu dalle faide politiche, anche cruente, tra conservatori e progressisti, ma pure dall'agognata e provvidenziale ricostruzione del ponte della Torretta (1813-1815) e, soprattutto, dalla realizzazione della linea ferroviaria, inaugurata il 20 dicembre 1874; due vie di comunicazione, unitamente a quella del lago (le cui acque sono solcate da un piroscafo a vapore, il "Verbano", sin dal 1826), che(contracted; show full)

La prima pietra di questa nuova e redditizia attività era stata posata già nel 1870 con la fondazione della ''Società Operai ed Esercenti'', che per missione aveva anche la tutela degli interessi degli albergatori<ref>Varini, Amstutz, 1985; Varini, 1988.</ref>. L'8 agosto 1872 il [[torrente]] Ramogna straripò e devastò orribilmente il borgo<ref name="Motta, 1991, 69"/>.
  

La fine del secolo XIX e l'ingresso in quello seguente vide un fiorire senza precedenti di iniziative. Il [[gas]] venne erogato a partire dal 1875. Nel 1891 si mise mano alla costruzione degli [[argine|argini]] del fiume Maggia, da Solduno alla foce, che permetterà l'espansione sul delta secondo l'esemplare [[piano regolatore]] a scacchiera elaborato dall'ingegnere Giovanni Rusca nel biennio 1893-1894, poi ulteriormente adattato. Nel 1892 nacque la ''Pro Locarno'', altro tassello sulla via del moderno concetto di turismo. L'anno dopo in qualche casa e nei migliori [[hotel]] di [[Muralto]] si accesero le prime, fioche [[lampadina|lampadine]] elettriche. Nel 1902 venne aperto il teatro, edificato su progetto di Ferdinando Bernasconi Senior (1867-1919) e decorato da [[Filippo Franzoni]]; sul palco, ma siamo già nel 1904, anche i ''[[Pagliacci (opera)|Pagliacci]]'', opera diretta dal [[compositore]], [[Ruggero Leoncavallo]] in persona.<ref>Bertelli, 2003.</ref>  

Il 1905 coincise con l'avvio della realizzazione della linea [[funicolare]] per la [[Madonna del Sasso]]<ref>De Lorenzi, Varini, 1981.</ref> e della linea ferroviaria a [[scartamento ridotto]] per [[Bignasco]], in [[Valle Maggia|Vallemaggia]].<ref>AA.VV., ''Il treno...'', 2007.</ref> Due anni più tardi fu la volta della [[Tranvia di Locarno|tramvia]] urbana tra il quartiere di Sant'Antonio e [[Minusio]]. Nel 1912 partirono i lavori, poi interrotti dalla guerra, per il collegamento ferroviario con [[Domodossola]]<ref>Albé, ''La ferrovia ..., 1988; Weder, Pfeiffer, 1997, nonché [[Ferrovia Domodossola-Locarno]]).</ref>.  

Allo stesso euforico momento storico risale la creazione delle più importanti associazioni sportive: ''Società federale di ginnastica'' (1866), ''Velo Club'' ([[1895]]), ''Anglo-Swiss Tennis Club'' (1903), ''Football Club'' (1906), ''Virtus'' ([[ginnastica]], poi [[atletica leggera|atletica]], 1909), ''Rowing Club'' ([[canottaggio]], 1910) e ''Skating Club'' ([[pattinaggio]], 1910).  

Quasi a coronamento di tanta effervescenza, nel 1925 il palazzo del [[Pretorio]], anch'esso concepito dall'architetto Bernasconi e inaugurato nel 1910 nell'allora Via delle Palme (oggi, ovviamente, Via della Pace) accolse una conferenza conclusasi con la stipula di effimeri trattati, denominati "[[Patto di Locarno]]" e [[sigla]]ti, nelle loro diverse componenti, dai rappresentanti di [[Belgio]], [[Cecoslovacchia]], [[Francia]], [[Germania]], [[Gran Bretagna]], [[Italia]] e [[Polon(contracted; show full)torni ([[Muralto]], ai tempi appendice di [[Orselina]], è d'altronde il quartier generale dell'omonima famiglia). I rappresentanti di queste [[gilda (storia)|gilde]] siedono in forze negli organi dirigenti dove i delegati delle altre "[[vicinia|vicinie]]" che aderiscono alla comunità fanno la figura dei comprimari. Nel [[XVI secolo|Cinquecento]] le suddette associazioni vengono affiancate da quella dei terrieri che raggruppa i casati presenti da generazioni, ma non originari di Locarno.
  

La loro influenza politica, più o meno marcata a seconda del momento storico, dura sino all'alba dell'Ottocento. Sciolta nel 1859 la [[corporazione]] dei terrieri (il cui [[archivio]] viene ceduto al comune, mentre quello dei nobili, assai più prezioso, era stato smembrato e parzialmente disperso quattro anni prima), praticamente estinte le famiglie di più alto lignaggio, oggi solo quella dei borghesi ha ancora voce in capitolo, soprattutto in quanto proprietaria di fondi e di stabili; in un(contracted; show full)n Vittore (Muralto)|collegiata di San Vittore]], a [[Muralto]], datata [[1524]] e accompagnata dalla scritta CO(MUN) ITAS LOC(ARNI). Di appena più tarda fattura è l'arma affrescata nell'androne della '''Casa del Negromante''', in Via Borghese. Precedente ad entrambe è il leone in campo rosso disegnato in uno [[stemmario]] [[Quattrocento|quattrocentesco]] conservato nella [[Biblioteca Trivulziana]] di [[Milano]], appartenente però alla "famiglia" da Locarno.
  

Ad inizio [[XIX secolo|Ottocento]] viene adottata una variante a due leoni contrapposti; un esempio è quello scolpito nel [[1856]] da Alessandro Rossi ([[1820]]-[[1891]]) sullo zoccolo della fontana di Piazza [[Sant'Antonio abate]], dominata dalla marziale figura dell'emerito barone Giovan Antonio Marcacci ([[1769]]-[[1854]]). Non è frutto di fantasia, ma volontà di ricalcare un'antica iconografia di cui esistono modelli sia nella vecchia che nella nuova collegiata, sia in un documento del [[1560]] rinvenuto 350 anni più tardi a [[Torino]] dallo storico [[Emilio Motta]] ([[1855]]-[[1920]]). In ogni caso, nel [[1899]] si ritorna alla presunta versione primigenia, salvo poi, dopo lievi ritocchi ulteriori, preferire, nel [[1986]], un [[pardo]] stilizzato di color argenteo su fondo azzurro.  

Già! pardo o leone? La diatriba - citiamo - ''nacque ufficialmente nel [[1952]]. Il regolamento organico comunale di allora descriveva lo stemma cittadino "rappresentato da un pardo rampante"; idem nelle successive disposizioni del [[1972]]. Ma nel [[1990]], dopo discussioni delle quali sarebbe interessante riferire più diffusamente, si arrivò a un compromesso: "Lo stemma e la bandiera comunali - recita l'articolo 1 al paragrafo 2 - raffigurano il leone (pardo) rampante in argento su sfondo azzurro"''. Si tratta di questione puramente semantica perché le sembianze sono restate sempre quelle del leone.  

Oltre alle fonti classiche, si vedano a questo proposito gli articoli pubblicati dalla ''Rivista di Locarno'', un mensile illustrato locale, nell'aprile del [[1995]] e nel dicembre del [[1998]] a firma Gianni Mondini e Luca Tomamichel (cui appartiene la precedente citazione).

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* La [[chiesa di Santa Maria in Selva]]<ref>[http://www.ti.ch/dt/dstm/SST/UffPMS/Temi/Ibc/consultazione/Scheda.asp?TUT_KEY_DENOGGETTO=A651 Chiesa di Santa Maria in Selva - Inventario dei beni culturali]</ref> (Madonna di Misericordia), in Via Vallemaggia. Citata esplicitamente in un documento del 1º maggio 1400, venne parzialmente demolita nella seconda metà dell'Ottocento.
[[File:Santa Maria in Selva, affreschi, XV sec 02.jpg|thumb|250px|Affreschi di Santa Maria in Selva]]
  
* L'antica chiesa di [[San Giorgio]] con annesso convento, già esisteva nel 1224, poi fu distrutta da un'alluvione; vi si tenevano le vicinanze; nel 1267 Miro de Muralto fece un lascito ai «fratibus minoribus de sancto Georgio de Locarno»<ref>Gilardoni, 379-381.</ref>.
(contracted; show full) dell'esistenza di Locarno (''"al centro di un vasto confluire di acque"'', la definisce Piero Bianconi), ne ha infatti sempre condizionato destino e fisionomia, nel bene e nel male. Una poco verosimile ma significativa etimologia vuole d'altronde che il nome derivi dal [[Lingua celtica|celtico]] Loc-ar-on, luogo situato vicino a un fiume e sulla riva di un lago (in ambito toponomastico; Virgilio Gilardoni azzarda anche l'altrettanto celtico Leukara, la bianca).
  

In epoca medievale il fulcro delle attività, in era preromana e romana concentrate nell'area di San Vittore a Muralto (dove resterà tuttavia, e sino al 1816, ancorato il potere religioso, ovvero il collegio dei canonici), si sposta gradualmente verso quella della collegiata di Sant'Antonio abate. Sull'asse di transito principale (Via Borghese) se ne innestano altri due di primaria importanza, che s'intersecano (Via Sant'Antonio e Via Cittadella con i rispettivi prolungamenti costi(contracted; show full)gner Rusca, benché secondo un concetto per certi versi già allora superato, fa dell'area in questione una sorta di laboratorio, esempio quasi esclusivo nel panorama urbanistico elvetico. A est la sua severa ortogonalità, bella dov'è rigorosa, si scontra con la sinuosità del lungolago in un rapporto mai risolto (manca il generoso "cuscinetto" di giardini pubblici previsto dalla versione originaria), mentre a sud e ad ovest si stempera in un disegno che si fa sempre più incerto e confuso.
  

Parallelamente al formarsi del Quartier Nuovo, gli altri cambiano morfologia. E anche in questo contesto non si può non parlare dell'evoluzione che subiscono Muralto e Orselina, volenti o nolenti sempre più intimamente allacciati alla città, da un lato perché ne accolgono una parte dei servizi (in primis il capolinea della "Gotthardbahn", attorno al quale si ridistribuiscono determinate funzioni sovracomunali) e dall'altro perché i più rinomati alberghi (a partire dal gigantesco, per l(contracted; show full)ce storica) e dalle novecentesche Via Bartolomeo Varenna e Via Alberto Franzoni, quest'ultima fiancheggiante la linea ferroviaria per la [[Vallemaggia]] e le [[Centovalli]] e quindi anche l'oggi scomparsa stazione di Sant'Antonio, nelle cui vicinanze sorgono come logica reazione stabili destinati ad attività artigianali e piccole fabbriche. Indirizzi che non cambiano in tempi più recenti, ma che, semmai, vengono esasperati con la speculazione degli anni sessanta e settanta del secolo scorso.
  

Nel 1976 il Gran Consiglio ticinese vota i crediti per procedere alla prima tappa del piano viario del [[Locarnese]] (di cui si discuteva da un decennio), comprendente il tronco Piazza Castello-San Materno, collegamento a carattere autostradale che, scavalcando la [[Maggia (fiume)|Maggia]], va ad affiancare il solo fino ad allora esistente tra la città e [[Ascona]], [[Ronco sopra Ascona]], [[Brissago]] e la sponda piemontese del [[Verbano]]. È la premessa per la realizzazione, concretizzatasi nel 2001, de(contracted; show full)[[sr:Локарно]]
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