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{{Avvisounicode}}
{{Nota disambigua}}
{{Libro
|tipo = 
|titolo = Vangeli canonici
|titoloorig = ευ-αγγέλιον 
|titolialt = 
|titoloalfa = 
(contracted; show full)ione]]<ref name="Filoramo">[[Giovanni Filoramo]], ''Cristianesimo'', Electa, 2007.</ref>, nell'area latina e greca comincia ad affermarsi il riconoscimento di quattro vangeli (Matteo, Marco, Luca, Giovanni) come più importanti<ref name="Pesce">[[Mauro Pesce]], in C.Augias, M.Pesce, ''Inchiesta su Gesù'', Mondadori, 2006.</ref>. 

L'ipotesi che il primo a redigere un canone del Nuovo Testamento sia stato Marcione, 
incarnsviluppata da [[Adolf von Harnack]]<ref>Cfr. [[Adolf von Harnack]], Marcione. Il Vangelo del Dio straniero, Marietti, 2007</ref>, per quanto ancoraè comunque oggetto di dibattito, è ritenuta poco probabile<ref>{{it}}{{cita libro| Giovanni | Magnani | Cristologia storica, p.145 | Pontificia università Gregoriana| 2002 |}}</ref><ref>{{it}}{{cita libro| Werner Georg | Kummel | Il Nuovo Testamento : storia dell'indagine scientifica sul problema neotestamentario | Il Mulino| 1976 |}}</ref><ref>Secondo [[Theodor Zahn]] il complesso insieme di evoluzioni attraverso cui è emerso il canone fu prodotto di sviluppi interni alla Chiesa cristiana e non una reazione alla scelta selettiva di Marcione (Cfr. Th. Zahn, Geschichte des neutestamentlichen Kanons, 1889)</ref><ref>Secondo Bruce Metzger il riconoscimento di un testo come canonico nella chiesa antica è stato determinato da una combinazione dialettica di diversi fattori, tra cui l’origine apostolica dello scritto, la sua ortodossia, e il suo uso da parte di tutte le chiese (Cfr. B.M. Metzger, Il canone del nuovo testamento, Paideia, 1997)  .</ref><ref>Sappiamo che i pochi testi ritenuti canonici da Marcione erano provvisti anche del riconoscimento delle comunità ortodosse (Cfr. Enrico Riparelli, Il volto del Cristo dualista: da Marcione ai catari, pag. 24, Peter Lang, 2008).</ref>. In effetti alcuni libri, “certamente i Vangeli, gli Atti e le principali lettere di Paolo, erano considerate, almeno all’inizio del II secolo, letture fondamentali, ispirate e liturgiche, e come tali lette nelle chiese principali”<ref>{{it}}{{cita libro| Giovanni | Magnani | Religione e religioni: il monoteismo, p.148 | Pontificia università Gregoriana| 2001 |}}</ref>, e verosimilmente, secondo alcuni autori, "tra la fine del I e l’inizio del II secolo il canone era già formato, sebbene non si possa dire che fosse completo in tutte le chiese”<ref>{{it}}{{cita libro| Giovanni | Magnani | Cristologia storica, p.145 | Pontificia università Gregoriana| 2002 |}}</ref>. Tutti iI [[Padri della Chiesa]] e gli scrittori ecclesiastici dal I secolo in poi parlano dei libri del Nuovo testamento come di Scritture <ref>[[Richard N. Longenecker]] ne conclude che “tutti gli esegeti del primo secolo erano ben persuasi dell’ispirazione delle scritture divinamente ispirate” (Cfr. Giovanni Magnani , Religione e religioni: il monoteismo, p.149, e  L.Alonso Schokel , La parola ispirata,  Paideia 1967 )</ref>, tuttavia prima degli stessi Padri, l’idea che gli scritti neotestamentari dovessero essere letti nelle comunità appare dallo stesso Nuovo Testamento “(contracted; show full)[[tr:İncil]]
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