Difference between revisions 53532664 and 53537492 on itwiki{{Avvisounicode}} {{Nota disambigua}} {{Libro |tipo = |titolo = Vangeli canonici |titoloorig = ευ-αγγέλιον |titolialt = |titoloalfa = (contracted; show full)operò ed insegnò per la loro eterna salvezza». ([[Concilio Vaticano II]], [[Dei Verbum]], 19).</ref>; anche i [[miracolo|miracoli]] riportati dai vangeli sarebbero, sempre secondo i cristiani, realmente avvenuti nonché l'evento della [[resurrezione]] di Gesù. Alcuni autori, invece, interpretano gli eventi soprannaturali narrati dai vangeli come racconti mitici elaborati dalle prime comunità cristiane<ref>E' il caso, ad esempio, di [[Rudolf Bultmann]] e della sua scuola.</ref>. ⏎ È tuttora materia di discussione fra gli storici quali siano state, tra le parole che i vangeli attribuiscono a Gesù, quelle effettivamente da lui pronunciate. Generalmente sono accettate come storiche le parole presenti in vangeli che siano stati redatti sulla base di documenti indipendenti<ref name="veritàvinci">[[Bart Ehrman]], ''La verità sul Codice da Vinci'', Mondadori, ISBN 88-04-54792-8</ref>, come ad esempio il ''[[Vangelo secondo Giovanni]]''. Una parte della critica rifiuta in blocco il valore storico dei vangeli, affermando che essi sono documenti "di parte" e quindi non attendibili, benché alcuni vangeli presentino riferimenti storici riportati anche da fonti indipendenti (come gli [[Annales (Tacito)|''Annali'']] di [[Tacito]], la vita di Gesù di [[Giuseppe Flavio]], le epistole di [[Plinio il Giovane]] all'imperatore [[Traiano]], il [[Vite dei Cesari|''De Vita Caesarum'']] di [[Svetonio]], l'orazione contro i cristiani di [[Marco Cornelio Frontone]] e altri) e fatti coerenti con la [[Palestina]] del [[I secolo]]<ref name="veritàvinci"/>. Fino al XVIII secolo non ci fu una posizione critica nei confronti della storicità dei vangeli, anzi l’esegesi era caratterizzata da una piena fiducia nei confronti del narrato neotestamentario. Fu nel XVIII secolo che si mise in discussione la veridicità, e quindi la storicità, del resoconto evangelico, a partire da autori come [[Hermann Samuel Reimarus]], [[David Strauss]], [[Martin Kähler]], [[William Wrede]], fino a [[Rudolf Bultmann]]. Interrogarsi sulla storicità dei vangeli non significa raggiungere una garanzia di storicità per ogni singola notizia evangelica, “ma ottenere quella certezza generale di attendibilità e credibilità dal punto di vista storico del racconto dei vangeli” <ref>{{it}}{{cita libro| Michele | Mazzeo | I Vangeli sinottici: introduzione e percorsi tematici | Paoline | 2001|}}</ref> Fu in particolare Bultmann a parlare di una rottura esistenziale tra Gesù di Nazareth, “di cui non si sa praticamente niente”, e i vangeli<ref> Si veda la [[ricerca del Gesù storico]] </ref>. Presto la radicalità della posizione di Bultmann e della scuola razionalista fu abbandonata<ref> “Tutt’al più persiste nella letteratura sensazionalista, che non bada a resuscitare vecchi luoghi comuni per ignoranza o irriverenza” (Cfr. Josè Miguel García, La vita di Gesù: Nel testo aramaico dei Vangeli, Bur) </ref> <ref> Scrive Latourelle, uno degli studiosi della [[seconda ricerca del Gesù storico]]: “A mano a mano che le ricerche continuano, il materiale riconosciuto come autentico aumenta incessantemente fino a ricoprire l'intero vangelo. Non possiamo più dire, come Bultmann, «di Gesù di Nazareth non si sa niente, o quasi niente». Un'affermazione simile non regge più. Rappresenta un mito superato” (Cfr. Articolo di René Latourelle, tratto dal Dizionario di teologia fondamentale, Assisi, 1990, pp.1405-1431)</ref>, tanto che uno dei suoi allievi più illustri, [[Ernst Käsemann]], in una conferenza del 1953, ritenne necessario un recupero della storicità di Gesù<ref> “Non è accettabile – disse lo studioso tedesco - l’aut-aut bultmanniano tra Gesù della fede e Gesù della storia, ma si deve piuttosto ritornare ad un et-et, ad una riconciliazione tra storia e fede, dal momento che la fede richiede proprio la storicità di quanto viene creduto, altrimenti non sarebbe più fede, ma illusione, mito, leggenda” (Cfr. [[Ernst Käsemann]], Das problem des historischen Jesus, 1954)</ref>. Rimase in piedi tuttavia l’interpretazione mitica o leggendaria dei racconti evangelici, enunciata per primo da [[David Strauss]] <ref>Secondo Strauss i miracoli sarebbero composizioni letterarie che partono da racconti simili contenuti nell’Antico Testamento (Cfr. D.F. Strauss, La vita di Gesù: esame critico sulle parole e sui miracoli</ref>. E’ però a partire dagli anni Ottanta che matura, nell’ambito anglo-americano, una reazione all’esegesi tedesca, finalizzata ad evidenziare la continuità tra Gesù e l’ambiente giudaico. Si tratta della “Third Quest” (“[[Terza ricerca del Gesù storico]]”) che tende a considerare Gesù in quanto ebreo della Galilea, comune e singolare al contempo. Il denominatore comune di tutti gli studiosi di questa terza fase è la contestualizzazione di Gesù nel giudaismo. Il Gesù storico è in continuità con il suo ambiente naturale, quello palestinese, in particolare galilaico <ref>{{it}}{{cita libro| John P. | Meier | Un ebreo marginale. Ripensare il Gesù storico | Queriniana | 2009 |}}</ref>. Oggi la ricerca sulla storicità dei vangeli è sostenuta da una molteplicità di scoperte storiche e archeologiche {{vedi anche|Archeologia biblica|Archeologia paleocristiana}}. Esistono evidenze archeologiche, per esempio, dell'esistenza di [[Iscrizione di Pilato|Ponzio Pilato]] e di altri personaggi citati nei vangeli ([[Caifa]], [[Simone di Cirene]]). Scavi condotti negli ultimi due secoli inoltre confermano l'attendibilità delle descrizioni fornite dai vangeli in relazioni a luoghi quali la [[Piscina di Siloe]] e la [[Piscina di Betzaeta]], così come la pratica della [[crocifissione]] a [[Gerusalemme]] nel [[I secolo]] d.C. Si hanno inoltre evidenze archeologiche degli antichi villaggi di [[Nazaret]] e [[Cafarnao]], o della tomba di [[San Filippo apostolo]], e attestazioni della presenza di cristiani nei primi secoli, come molteplici sono anche i riferimenti storici presenti nei vangeli e confermati dall'esame comparativo di altre fonti. A tal proposito esistono concordanze tra i vangeli sinottici e le testimonianze del mondo greco-romano: nel Vangelo di Luca ({{Passo biblico|Lc|3,1-3}}) il testo enumera sette distinti capi religiosi e politici, tutti con i loro nomi e titoli e tutti storicamente documentati<ref>{{it}}{{cita libro| Michele | Mazzeo | I Vangeli sinottici: introduzione e percorsi tematici, p.58 | Paoline | 2001|}}</ref>. Anche la figura di [[Giovanni il Battista]] è attestata da fonti storiche non cristiane <ref>{{Scrive [[Giuseppe Flavio]] nell’opera [[Antichità Giudaiche]]: “C’erano Giudei che pensavano che l’esercito di Erode era stato distrutto, ciò era avvenuto per volontà di Dio e come giusta vendetta di Giovanni, chiamato il Battista. Perché Erode lo aveva fatto uccidere benché fosse un uomo buono. […] Quando molti altri si unirono alle folle intorno a lui Erode cominciò a temere che la grande influenza di Giovanni portasse a una ribellione. […] Così Giovanni fu imprigionato nella fortezza di Macheronte e qua messo a morte […] (Cfr. Armando J. Levoratti, Nuovo commentario biblico. I Vangeli, Città Nuova, 2005) </ref> È tuttora materia di discussione fra gli storici quali siano state, tra le parole che i vangeli attribuiscono a Gesù, quelle effettivamente da lui pronunciate. La ricerca esegetica condivide alcuni criteri per risalire al nocciolo più antico nell’indagine storica su [[Gesù]] <ref>{{it}}{{cita libro| John P. | Meier | Un ebreo marginale. Ripensare il Gesù storico | Queriniana | 2009 |}}</ref><ref>{{it}}{{cita libro| Oscar | Cullmann | Lés recentes études sur la formation de la tradition évangélique | 1925 |}}</ref><ref>Articolo di René Latourelle, tratto dal Dizionario di teologia fondamentale, Assisi, 1990, pp.1405-1431</ref>. Si tratta del “[[criterio della attestazione molteplice]]”, del “[[criterio di discontinuità]]”, del “[[criterio di conformità]]”, del “[[criterio della plausibilità esplicativa]]”, del "[[criterio dell’imbarazzo]]" (o contraddizione)<ref>Cfr. [[Ricerca del Gesù storico]]</ref>Generalmente sono accettate come storiche le parole presenti in vangeli che siano stati redatti sulla base di documenti indipendenti<ref name="veritàvinci">[[Bart Ehrman]], ''La verità sul Codice da Vinci'', Mondadori, ISBN 88-04-54792-8</ref>, come ad esempio il ''[[Vangelo secondo Giovanni]]''. Una parte della critica rifiuta in blocco il valore storico dei vangeli, affermando che essi sono documenti "di parte" e quindi non attendibili, benché alcuni vangeli presentino riferimenti storici riportati anche da fonti indipendenti (come gli [[Annales (Tacito)|''Annali'']] di [[Tacito]], la vita di Gesù di [[Giuseppe Flavio]], le epistole di [[Plinio il Giovane]] all'imperatore [[Traiano]], il [[Vite dei Cesari|''De Vita Caesarum'']] di [[Svetonio]], l'orazione contro i cristiani di [[Marco Cornelio Frontone]] e altri) e fatti coerenti con la [[Palestina]] del [[I secolo]]<ref name="veritàvinci"/>. ===Data di composizione === Per i vangeli canonici sono state proposte datazioni comprese tra la metà e la fine del [[I secolo]] - inizio del [[II secolo]], con una maggiore consenso per i decenni successivi al [[70]]. (contracted; show full)[[tr:İncil]] [[uk:Євангеліє]] [[ur:انجیل]] [[vep:Evangelii]] [[vi:Sách Phúc Âm]] [[wa:Evandjîle]] [[yo:Ìhìnrere]] [[zh:福音书]] All content in the above text box is licensed under the Creative Commons Attribution-ShareAlike license Version 4 and was originally sourced from https://it.wikipedia.org/w/index.php?diff=prev&oldid=53537492.
![]() ![]() This site is not affiliated with or endorsed in any way by the Wikimedia Foundation or any of its affiliates. In fact, we fucking despise them.
|