Difference between revisions 53836626 and 53937198 on itwiki

{{Avvisounicode}}
{{Nota disambigua}}
{{Libro
|tipo = 
|titolo = Vangeli canonici
|titoloorig = ευ-αγγέλιον
|titolialt = 
|titoloalfa = 
(contracted; show full)

Fin dall'antichità cristiana si è preso atto di tale situazione. I vangeli sinottici probabilmente derivano questa loro somiglianza dai contatti che hanno avuto i loro autori quando sono stati scritti e da fonti comuni; tra le varie teorie che sono state addotte come spiegazione la più comunemente accettata è la [[teoria delle due fonti]].

== Vangeli apocrifi ==
{{Vedi anche|vangeli apocrifi}}

La letteratura apocrifa costituisce un fenomeno religioso e letterario importante del periodo patristico. Una volta passata la prima generazione cristiana, le successive sentirono il bisogno di contrarre ulteriori informazioni sulle vicende di [[Gesù]], e questo fu uno dei motivi che diede impulso alla nuova forma letteraria sviluppatasi intorno ai testi biblici che oggi costituiscono il Nuovo Testamento. Tra le finalità di questa produzione si possono individuare un obiettivo storico, uno apologetico-dottrinale, uno devozionale-liturgico<ref>{{it}}{{cita libro| Georges | Gharib | Testi Mariani del primo millennio: Padri e altri autori greci| Città Nuova | 1988 |}}</ref>, ma anche l'obiettivo di diffondere dottrine nuove, spesso in contrasto con quelle ufficiali della Chiesa, impugnando gli scritti dell’antica letteratura cristiana<ref>{{it}}{{cita libro| P. G. | Franceschini | Manuale di Patrologia |  Real Casa Ulrico Hoepli | 1919 |}}</ref>. 


===Definizione di “apocrifi”===
Il Bergier<ref>Cfr. S. Berger, Dizionario di Teologia, Milano 1854</ref>, nel suo Dizionario di Teologia, parlando del significato di apocrifo, scrive: “I cristiani applicarono alla voce apocrifo una significazione diversa da quella dei Gentili e degli Ebrei, usandola per indicare qualunque libro dubbio, d’autore incerto, sulla cui fede non si può far fondamento”.
Il Codex apocryphus Novi Testamenti di J.-C. Thilo (Cfr. vol. I, Leipzig 1832) riorganizza la materia nell'ambito dei generi letterari del NT: vangeli, atti, lettere e apocalissi. La rigorosa delimitazione alla struttura del NT e l'individuazione di una forma testuale ben definita per ciascuna opera, si precisò nelle due prime edizioni della raccolta Neutestamentliche Apokryphen diretta da E. Hennecke (1904 e 1924) e nella terza pubblicata a cura di Wilhelm Schneemelcher<ref>Cfr. Manlio Sodi, Achille Maria Triacca, Dizionario Di Omiletica, Elle Di Ci, 1998</ref>. Quest’ultimo definiva gli apocrifi come "scritti non accolti nel canone, ma che, mediante il titolo o altri enunciati, avanzano la pretesa di possedere un valore equivalente agli scritti dei canone, e che dal punto di vista della storia delle forme prolungano e sviluppano i generi creati e accolti nel Nuovo Testamento, non senza peraltro la penetrazione anche di elementi estranei". Questa definizione - ripresa nelle raccolte italiane di Luigi Moraldi e Mario Erbetta - è stata criticata da [[Eric Junod]]<ref>Cfr. E. JUNOD, La littérature apocryphe chrétienne consti tue-t-elle un objet d'études?, in Revue des Etudes Anciennes 93 (1991) 397-414; ID., "Apocryphes du Nouveau Testament" : une appellation erronée et une collection artificielle, in Apocrypha 3 (1992) 17-46</ref> per lo stretto legame da essa istituito tra apocrifi e canone, che limita tra l'altro eccessivamente l'arco cronologico di produzione degli apocrifi (secc. I-III); Junod propone anche di sostituire alla designazione "apocrifi dei Nuovo Testamento" quella di "apocrifi cristiani antichi". Nella quinta edizione della raccolta Wilhelm Schneemelcher <ref>Cfr. W. SCHNEEMELCHER, Neutestamentliche Apokryphen in deutscher Übersetzung (5. ed. della raccolta di E. Hennecke), 2 voll., Tübingen 1987-1989</ref> recepisce solo in parte le istanze di Junod, e difende la designazione "apocrifi del Nuovo Testamento", proponendo una definizione più flessibile e più ampia, nuovamente criticata da Junod nel 1992<ref>Cfr. Manlio Sodi, Achille Maria Triacca, Dizionario Di Omiletica, Elle Di Ci, 1998</ref>. 
La posizione di Junod è quella adottata dall'Association pour l'étude de la littérature apocryphe chrétienne, costituitasi per produrre nuove edizioni critiche degli apocrifi cristiani antichi. Nella stessa Associazione esistono proposte più radicali come quella di [[Willy Rordorf]] <ref>Cfr. W. RORDORF, Terra Incognita. Recent Research on Christian Apocryphal Literature, especially on some Acts of Apostles, in ID., Lex Grandi, Lex Credendi. Gesammelte Aufsdtze zum 60. Geburtstag, Freiburg/Schweiz 1993, 432-448</ref>, che suggerisce di sostituire "apocrifi" con "letteratura cristiana extra-biblica anonima o pseudepigrafa".

===Organizzazione degli apocrifi===
La letteratura apocrifa ha esercitato un notevole influsso nel campo artistico, devozionale e liturgico.<ref>{{it}}{{cita libro| Georges | Gharib | Testi Mariani del primo millennio: Padri e altri autori greci| Città Nuova | 1988 |}}</ref> ed è maturata in riferimento ad alcuni particolari nuclei: l’infanzia di Gesù, la figura di Maria, la passione di Gesù, il periodo successivo la [[risurrezione di Gesù]] <ref>{{it}}{{cita libro| Enrico | Cattaneo | Patres ecclesiae. Un'introduzione alla teologia dei padri della Chiesa |  Il pozzo di Giacobbe| 2007 |}}</ref>. Il termine “apocrifi” tende a riguardare un insieme eterogeneo di scritti, attribuendo spesso una unità fittizia a testi molto differenti per età, provenienza, genere letterario e finalità<ref>Cfr. Sever J. Voicu, Vangelo arabo dell'infanzia di Gesù , 2002, Città Nuova, pp. 7-13</ref>. Si possono individuare una serie di categorie convenzionali nel vasto panorama apocrifo, che generalmente vengono ricondotte ai ''Racconti (o vangeli) dell'infanzia'', ai ''vangeli apocrifi'', e agli ''scritti sulla vita degli apostoli''. Esistono tuttavia tre categorie precise utili per organizzare la variegata produzione apocrifa:

====Gli apocrifi di origine giudeo-cristiana====
Gli ''''apocrifi di origine giudeo-cristiana'''' o del ''''giudaismo cristiano''''<ref>{{it}}{{cita libro| G. | Filoramo | Verus Israel. Nuove prospettive sul giudeocristianesimo | Paideia| 2001 |}}</ref>. : testi prodotti tra le prime comunità cristiane che ponevano l’osservanza della legge mosaica come elemento discriminante, erano credenti in Gesù e appartenenti alla chiesa madre di Gerusalemme. Questi testi cristiani esprimono il loro pensiero servendosi della categorie del tardo giudaismo. Tra essi si ricorda la [[Didachè]], la [[Lettera di Clemente romano ai Corinzi]], [[Il Pastore di Erma]]<ref>{{it}}{{cita libro| Enrico | Cattaneo | Patres ecclesiae. Un'introduzione alla teologia dei padri della Chiesa |  Il pozzo di Giacobbe| 2007 |}}</ref>. In genere in questa categoria alcuni autori comprendono anche alcuni testi indicati come vangeli, la cui conoscenza ci è pervenuta solo tramite le citazioni dei [[Padri della Chiesa]]: il [[vangelo degli Ebrei]], il [[vangelo dei Nazarei]] e il [[vangelo degli Ebioniti]]

====Gli apocrifi gnostici====
Lo [[gnosticismo]] si diffonde nel II e III secolo, e i testi di questo fenomeno di sincretismo religioso si presentano come “segreti”, in quanto provenienti da un insegnamento esoterico di Gesù o degli apostoli riservato ai soli iniziati. Tra questi scritti il ''Vangelo degli egiziani'', il ''Vangelo di Mattia'', il ''vangelo di Maria Maddalena'', l’''[[Apocrifo di Giovanni]]'', la ''Sophia di Gesù'', il ''vangelo (copto) di Tommaso'', il ''[[vangelo di Pietro]]''. In questi testi la dottrina gnostica traspare da alcune accentuazioni estremizzanti<ref>{{it}}{{cita libro| Enrico | Cattaneo | Patres ecclesiae. Un'introduzione alla teologia dei padri della Chiesa |  Il pozzo di Giacobbe| 2007 |}}</ref>. 

====Gli apocrifi di origine ecclesiastica====
Già i [[Padri della Chiesa]] distinguevano tra apocrifi eretici e apocrifi di origine ecclesiastica, esclusi dal canone ma che potevano essere utilmente letti. Tra essi il ''[[Protovangelo di Giacomo]]'' e gli ''[[Atti di Paolo e Tecla]]''<ref>{{it}}{{cita libro| Enrico | Cattaneo | Patres ecclesiae. Un'introduzione alla teologia dei padri della Chiesa |  Il pozzo di Giacobbe| 2007 |}}</ref>.

===L’opposizione dei Padri della Chiesa===
Contro la vasta circolazione degli scritti apocrifi la Chiesa delle origini fece valere la tradizione pubblica, portata dalla successione episcopale nelle diverse Chiese, e si definì progressivamente un consenso sui libri cristiani ritenuti autentici e ispirati<ref>Cfr. Manlio Sodi, Achille Maria Triacca, Dizionario Di Omiletica, Elle Di Ci, 1998</ref>. Presto il termine "apocrifo" divenne quindi sinonimo di “falso”, anche se la prima lista ufficiale pervenutaci delle opere rigettate dalla Chiesa risale al VI secolo, in quello che è noto come [[Decretum Gelasianum]]<ref>Cfr. Hans-Josef Klauck, The Apocryphal Gospels: An Introduction, p. 2</ref>
I pronunciamenti della Chiesa primitiva sono tuttavia molto più antichi, e ci sono pervenuti anche tramite la testimonianza dei [[Padri della Chiesa]]. Così, secondo [[Ireneo di Lione]], gli gnostici "insinuano una massa indescrivibile di scritti apocrifi e spuri, forgiati da loro stessi"<ref>Cfr. Contro le eresie 1,20,1</ref>; Ireneo attacca la pretesa di [[Basilide]] di possedere discorsi apocrifi (lógous apokryphous) che l'apostolo Mattia avrebbe ricevuto dal Signore <ref>Cfr. Contro le eresie 7,20</ref>.
[[Tertulliano]] accoppia come equivalenti i concetti di apocrifo e falso<ref>Cfr. De pudicitia, 10,12</ref>. 
[[Origene]] applica il termine di apocrifi a scritti giudaici non canonici, senza con ciò condannarli <ref>Cfr. Lettera a Giulio Africano, 9; Comm. a Mt 10,18; ecc. </ref>, e afferma che non tutto ciò che si trova negli apocrifi è da respingere. Sempre Origene (citato da Eusebio di Cesarea, St. eccl., 6,25) distingue gli scritti cristiani ammessi da tutti (homologoúmena), quelli unanimemente rifiutati (pseudé) e quelli discussi (amphiballómena); ma non parla in tale contesto di apocrifi, né lo fa Eusebio, che da lui riprende la tripartizione (St. eccl., 3,25).
[[Atanasio di Alessandria]], stabilendo nella sua Lettera festale 39, del 367, il canone degli scritti biblici, pone all’indice gli apocrifi come invenzione di eretici, composti tardivamente e spacciati per antichi. 
Il consolidamento dei canone in Occidente e in Oriente condusse alla definitiva svalutazione dei termine "apocrifo" e alla sua associazione con "eretico"<ref>Cfr. Manlio Sodi, Achille Maria Triacca, Dizionario Di Omiletica, Elle Di Ci, 1998</ref>, attestata intorno al 400 da [[Agostino]]<ref>Cfr. Contro Fausto, 11,2</ref> e [[Girolamo]] <ref>Cfr. apocryphorum deliramenta: Commentario a Isaia 17, su Is 64,4</ref>.

===Esclusione e tentativi di riabilitazione===
Fu il binomio Scrittura-Tradizione, sostenuto dalle Chiese che si richiamavano alla fondazione apostolica, ad operare una selezione all’interno di una vasta produzione che imitava i generi letterari del NT con l’intento di esplicitarne i messaggi e colmarne le lacune<ref>{{it}}{{cita libro| Enrico | Cattaneo | Patres ecclesiae. Un'introduzione alla teologia dei padri della Chiesa |  Il pozzo di Giacobbe| 2007 |}}</ref>. In quest’ottica gli scritti apocrifi furono esclusi quasi immediatamente dal canone cristiano<ref>{{it}}{{cita libro| Giovanni | Magnani | Religione e religioni: il monoteismo, p.148 | Pontificia università Gregoriana| 2001 |}}</ref><ref>Cfr.  Pierre Vallin, La formation de la Bible chretiénne cap III, in Centre Sèvres, La Canon des Ecritures, pp.189-253,  Parigi, Cerf 1990</ref>, tuttavia nel Medioevo e nell’antichità non tutti si rassegnarono all’idea che questi testi venissero messi in disparte<ref>{{it}}{{cita libro| Georges | Gharib | Testi Mariani del primo millennio: Padri e altri autori greci| Città Nuova | 1988 |}}</ref>. In essi, infatti, si scoprono dati storici che colmano alcune lacune dei vangeli canonici e trovano conferma varie tradizioni locali. Perciò alcuni autori (come il vescovo di Tessalonica Giovanni, morto nel 630) elaborano la teoria che gli apocrifi fossero stati composti da autori di sana dottrina, ma interpolati ad opera di eretici, provocando così il rifiuto della Chiesa primitiva<ref>{{it}}{{cita libro| Sever J. | Voicu | Vangelo arabo dell'infanzia di Gesù | Città Nuova | 2002 |}}</ref>. E’ grazie a questa benevolenza che alcuni apocrifi hanno esercitato un influsso ampio sulla dottrina, iconografia e la prassi cristiana<ref>{{it}}{{cita libro| Sever J. | Voicu | Vangelo arabo dell'infanzia di Gesù | Città Nuova | 2002 |}}</ref>. L’esempio più chiaro in questo senso è il [[Protovangelo di Giacomo]], risalente alla seconda metà del II secolo<ref>{{it}}{{cita libro| Sever J. | Voicu | Vangelo arabo dell'infanzia di Gesù | Città Nuova | 2002 |}}</ref>, da cui derivano i nomi di [[Gioacchino]] ed [[Anna]] per i genitori di [[Maria]], è all’origine della festa liturgica per la [[nascita di Maria]], ha promosso la dottrina della sua verginità perpetua, ed ha influito sulla rappresentazione tradizionale del [[presepe]]. Insomma, nonostante le condanne ecclesiastiche, alcuni tra gli scritti apocrifi servivano alla riflessione teologica su determinati temi, o alla devozione, e conservarono un durevole successo in ambito del tutto "ortodosso", diventando presto patrimonio comune della religiosità popolare<ref>Cfr. Manlio Sodi, Achille Maria Triacca, Dizionario Di Omiletica, Elle Di Ci, 1998</ref>. Così lo stesso [[Agostino]], che si scagliò spesso contro gli apocrifi, utilizzò nelle sue omelie sul Natale motivi di origine apocrifa: non solo la verginità di Maria in partu (Cfr. Serm. 184,1; 186,1; ecc.), ma anche l'asino e il bue alla mangiatoia, con la citazione di Is 1,3, come nel vangelo dello Pseudo Matteo 14 (Cfr. Serm. 189,4; 204,2). Anche [[Girolamo]], fierissimo avversario degli apocrifi, insiste sul motivo (Cfr. Epist. 108,10) <ref>Cfr. Manlio Sodi, Achille Maria Triacca, Dizionario Di Omiletica, Elle Di Ci, 1998</ref>. 
Tra gli apocrifi del Nuovo Testamento suscitano un certo interesse i [[vangeli apocrifi]], alcuni scritti da autori cristiani in comunione con la Chiesa, altri scritti da comunità eretiche <ref>{{it}}{{cita libro| P. G. | Franceschini | Manuale di Patrologia |  Real Casa Ulrico Hoepli | 1919 |}}</ref>. I primi non contengono nulla in contrasto con i fatti esposti nel canone del Nuovo Testamento<ref>{{it}}{{cita libro| P. G. | Franceschini | Manuale di Patrologia |  Real Casa Ulrico Hoepli | 1919 |}}</ref>. Molti altri vangeli apocrifi furono scritti invece da persone cui mancava la competenza della materia trattata e che non potevano fornire prove sufficienti di dottrina, veridicità, indipendenza di giudizi<ref>{{it}}{{cita libro| P. G. | Franceschini | Manuale di Patrologia |  Real Casa Ulrico Hoepli | 1919 |}}</ref>. Queste deficienze furono rese evidenti quando questi stessi autori, per dare autorità alle loro produzioni, non esitarono di ricorrere al nome di qualche celebre scrittore o personaggio distinto nella Chiesa<ref>{{it}}{{cita libro| P. G. | Franceschini | Manuale di Patrologia |  Real Casa Ulrico Hoepli | 1919 |}}</ref>. Sovente alcuni apocrifi, provenienti da comunità bollate come eretiche dalla Chiesa primitiva, rispondevano all’esigenza di diffondere questa eresia<ref>{{it}}{{cita libro| P. G. | Franceschini | Manuale di Patrologia |  Real Casa Ulrico Hoepli | 1919 |}}</ref>.

===Datazione===
In un ampio lasso di tempo che va dal 50 circa al XIV secolo prendono forma altri vangeli, detti oggi [[vangeli apocrifi]], i più antichi dei quali sono scritti in greco. La loro datazione è spesso molto discussa: secondo alcuni studiosi il ''[[Vangelo di Tommaso]]'' e il ''[[Vangelo di Pietro]]'', come pure i frammenti di vangelo che prendono il nome di ''[[Vangelo Egerton]]'', daterebbero alla seconda metà del [[I secolo]].  La maggior parte di (contracted; show full)[[tr:İncil]]
[[uk:Євангеліє]]
[[ur:انجیل]]
[[vep:Evangelii]]
[[vi:Sách Phúc Âm]]
[[wa:Evandjîle]]
[[yo:Ìhìnrere]]
[[zh:福音书]]