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{{quote|Non possiamo. Non dobbiamo. Non vogliamo.|Pio VII all'ufficiale napoleonico che, entrato al [[Palazzo del Quirinale|Quirinale]] il [[5 luglio]] [[1809]], gli intimava di cedere alla [[Francia]] i territori dello [[Stato Pontificio]]}}
{{Papa della Chiesa cattolica
|nome=Papa Pio VII
|immagine=[[File:Pius VII.jpg|250px|Pio VII]]
|legenda = Pio VII ritratto da [[Jacques-Louis David]]
|stemma = [[File:C o a Pio VII.svg|150px]]
|titolo = 251º papa della Chiesa cattolica
(contracted; show full)altre ne avevano addirittura più di uno, mentre il [[giansenismo]] e la pratica del matrimonio degli ecclesiastici si stavano diffondendo e fra i fedeli serpeggiavano l'indifferenza se non, addirittura, l'ostilità. Incoraggiato dal desiderio del [[Napoleone Bonaparte|Bonaparte]] di ristabilire il prestigio della Chiesa cattolica in Francia, Pio VII negoziò il famoso [[Concordato del 1801]], sottoscritto a [[Parigi]] il [[15 luglio]] e successivamente ratificato il [[14 agosto]] dello stesso anno.
 La smisurata contentezza del pontefice, in seguito alla firma del trattato, fu descritta dal ministro francese a Roma in questi termini: "''il papa è in un tale stato di trasbordante gioia e nel medesimo tempo di incredula inquietudine di fronte al fatto avvenuto, che rassomiglia ad una giovane sposa la quale non osa mostrare il suo tripudio per il gran giorno delle nozze''"<ref>Ernesto Buonaiuti, ''Storia del cristianesimo'', Newton & C., Roma, 2002, p. 965</ref>. L'importanza di questo accordo fu tuttavia notevolmente stemperata dai cosiddetti ''articoli organici'' aggiunti dal governo francese l'[[8 aprile]] [[1803]]. La [[Francia]] ritrovò la libertà di culto che la rivoluzione aveva soppresso.

Nel [[1804]] Napoleone iniziò a trattare con il Papa la propria formale e diretta investitura come imperatore. Dopo alcune esitazioni Pio VII si lasciò convincere a celebrare la cerimonia nella [[cattedrale di Notre-Dame]] e a prolungare la sua visita a Parigi per altri quattro mesi ma, contrariamente alle sue aspettative, ne ricevette in cambio solo pochissime concessioni, e di secondaria importanza. Ciò nonostante, le acclamazioni entusiastiche del popolo francese verso il Papa, ovunque egli passasse, er(contracted; show full)]] con la [[bolla pontificia|bolla]] ''Sollicitudo omnium Ecclesiarum'' il Papa ricostituì la [[Compagnia di Gesù]], mentre il Segretario di Stato Consalvi, al [[Congresso di Vienna]], si assicurava la restituzione di quasi tutti i territori sottratti allo Stato della Chiesa. Successivamente veniva soppressa nello Stato pontificio la legislazione introdotta dalla Francia e venivano reintrodotte le istituzioni dell'[[Indice dei libri proibiti|Indice]] e dell'[[Inquisizione]].


Nel [[1814]], scrivendo al restaurato re di Francia [[Luigi XVIII]], protestò contro l'introduzione della libertà religiosa e della libertà di stampa che stavano per essere introdotte nella Costituzione, ricordando che il riconoscimento di quei diritti portava "sedizioni, disordini e rivolte", e che, come pontefice, doveva provvedere al governo supremo della cristianità. La contrarietà del Pontefice alle idee contenute nel progetto di Costituzione consegnato dal Senato francese a [[Luigi XVIII]] è altresì testimoniata dallo stupore e dal rammarico espresso nel [[breve apostolico|breve]] ''Post tam diuturnas'', inviato al vescovo di [[diocesi di Troyes|Troyes]] nell'aprile del [[1814]]<ref>Daniele Menozzi, ''La Chiesa cattolica e la secolarizzazione'', Einaudi, Torino, 1993, p. 52; D. Menozzi, ''Chiesa e diritti umani'', Mulino, Bologna, 2012, p. 42</ref>.

Al suo ritorno da Vienna, il Consalvi introdusse un'amministrazione più snella ed altamente centralizzata, basata in gran parte sul ''[[Motu Proprio]]'' ''Quando per ammirabile disposizione'', emanato il [[6 luglio]] [[1816]] da Pio VII. Le novità più rilevanti riguardavano il [[catasto|sistema catastale]] e la [[Suddivisioni amministrative dello Stato Pontificio in età contemporanea|nuova ripartizione territoriale dello Stato]], suddiviso in tredici delegazioni e quattro legazioni ([[Legazione apostolica di Bologna|Bologna]], [[Legazione apostolica di Ferrara (1816-1850)|Ferrara]], [[Legazione apostolica di Forlì|Forlì]], [[Legazione apostolica di Ravenna|Ravenna]]), oltre al Distretto di Roma ribattezzato [[Comarca di Roma|Comarca]]. Nonostante ciò, le casse dello stato erano in condizioni disastrose, mentre il malcontento si aggregava principalmente intorno alla "Società Segreta", di ispirazione liberale, dei [[Carboneria|Carbonari]], proibita dal Papa nel [[1821]].

Il capolavoro diplomatico del Consalvi fu una serie di concordati stipulati a condizioni particolarmente vantaggiose con tutti gli Stati di religione cattolica, ad eccezione dell'[[Impero austriaco]]. Negli ultimi anni del pontificato di Pio VII la città di Roma fu molto ospitale verso tutte le famiglie regnanti, i cui rappresentanti vi si recarono spesso; il pontefice fu particolarmente benigno verso i sovrani in esilio, dimostrando una notevole e singolare magnanimità anche nei confronti della famiglia di Napoleone.

===I provvedimenti contro gli ebrei===
Un programma destinato al pontefice e pubblicato dal futuro cardinale [[Giuseppe Antonio Sala]], intitolato "''Piano per la riforma sottoposto a Pio VII''", destinava attenzione alla questione ebraica. Scriveva Sala che "''Un altro disordine da emendarsi è la soverchia libertà acquistata dagli ebrei, i quali sono al presente in perfetta comunione di vita con i cristiani''", dunque occorreva tornare ad applicare le vecchie restrizioni. Gli sforzi degli ebrei avevano avuto talmente successo, che "''presto si videro confusi con i sudditi cattolici, ed ottennero persino pienissima libertà e protezione nell'esercizio delle loro superstizioni''""<ref>David Kertzer, ''I papi contro gli ebrei'', Rizzoli, Milano, 2001, p. 40</ref><ref>Alessandro Roveri, ''La Santa Sede tra rivoluzione francese e restaurazione'', La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 143</ref>. L'anno dopo l'abolizione del ghetto da parte dei francesi nel [[1798]], Sala scrisse quel che pensava degli ebrei: "''Questa razza disgraziata è insolente al di là di ogni dire e, ora che ha lasciato le mura del ghetto, può vivere dove le pare e quindi comincia a infestare i quartieri della città''"<ref>David Kertzer, ''I papi contro gli ebrei'', Rizzoli, Milano, 2001, p. 221</ref><ref>Roberto Salvadori, ''1799 - Gli ebrei italiani nella bufera antigiacobina'', La Giuntina, Firenze, 1999, p. 67</ref>.

Rispondendo all'abate gesuita Augustine Barruel, il pontefice definì autentiche le affermazioni di un militare italiano - tale Simonini - il cui rapporto, pubblicato da padre Grivel sulla rivista cattolica francese "''Le contemporain''", attribuiva tutti i mali di cui soffriva la cristianità ad un presunto complotto ebraico orientato alla dominazione del mondo. Erano gli ebrei che avevano fondato la setta dei Massoni, e anche quella degli Illuminati; erano sempre gli ebrei che stavano dietro tutte le sette anticristiane, mentre altri si facevano passare per cristiani per "''meglio ingannare la gente''"; in particolare si davano da fare per introdurre dei sobillatori all'interno della Chiesa cattolica, cosicché, nella sola Italia, più di ottocento ecclesiastici, fra cui vescovi e cardinali, avrebbero operato in realtà per il tornaconto degli ebrei cospiratori<ref>Léon Poliakov, ''Storia dell'antisemitismo'', La Nuova Italia, Firenze, 1975, p. 328</ref>.

In seguito a queste prese di posizione gli ebrei di Roma, che erano stati liberati dai francesi, furono di nuovo confinati entro il perimetro del [[Ghetto di Roma|Ghetto capitolino]]. Per Consalvi, la pretesa ecclesiastica di far tornare gli ebrei nei ghetti non era che un altro segno del rifiuto, da parte dei cardinali, di riconoscere che i tempi erano mutati. Non si trattava solo di reintrodurre tutte le vecchie restrizioni. Le nazioni europee più avanzate stavano concedendo sempre più ampi diritti agli ebrei e le rivoluzioni americana e francese avevano proclamato l'uguaglianza dei diritti di tutti cittadini. Rimandare gli ebrei nei ghetti avrebbe fornito un'arma a chi sosteneva che il papato era un anacronismo, un residuo della società medievale<ref>David Kertzer, ''I papi contro gli ebrei'', Rizzoli, Milano, 2001, pp. 40-41</ref>.

Gli studenti ebrei furono espulsi dalle università e ancora una volta i rabbini dovettero sottoporsi all'umiliante rito di carnevale in cui, vestiti in modo grottesco, presentavano le loro offerte alle autorità romane di fronte a una folla sghignazzante<ref>David Kertzer, ''I papi contro gli ebrei, Rizzoli'', Milano, 2001, p. 41</ref>. Furono chiusi anche i negozi degli ebrei fuori del ghetto; inoltre, insensibile all'evoluzione dei tempi, il papa ordinò che venissero riprese le prediche coatte e riconfermò ai gesuiti e all'Inquisizione il ruolo consueto; in aggiunta {{chiarire|aumentarono le pressioni per ottenere le conversioni}}: 116 uomini e donne giunti da varie parti tra il [[1813]] e il [[1869]] furono battezzati a Roma per conferire al gesto solennità e clamore<ref>Riccardo Calimani, ''Storia del pregiudizio contro gli ebrei'', Mondadori, Milano, p. 391</ref>.

===I provvedimenti contro la Carboneria===
Il timore di Pio VII nei confronti della [[Carboneria]] si concretizzò in alcuni provvedimenti che consentivano anche la pena capitale. Nell'aprile del [[1821]], con un decreto del Segretario di Stato [[Ercole Consalvi]], il papa ordinò «a tutte le autorità dei suoi domini d'invigilare e di procedere con il più impegnato zelo, e con la più imparziale e severa giustizia, alla corrispondente punizione dei colpevoli […], estensivamente anche alla pena di morte»<ref name="Del Rio">Domenico Del Rio, ''I Gesuiti e l'Italia'', Corbaccio, Milano, 1996</ref>. I carbonari furono inoltre colpiti dalla scomunica contenuta nella costituzione apostolica ''[[Ecclesiam a Jesu]]'', del 13 settembre [[1821]], poiché considerati setta eretica a motivo del loro "[[indifferentismo]] religioso": «in verità i Carbonari hanno per principale oggetto di dare a chicchessia ampia licenza di fabbricarsi a proprio talento e secondo le proprie opinioni la religione da tenersi, introducendo così l'indifferentismo religioso, di cui appena potrebbe immaginarsi cosa più perniciosa […]. Pertanto, con la presente nostra costituzione apostolica, da valere in perpetuo, condanniamo e proibiamo la suddetta società dei Carbonari, o con qualunque altro nome si chiami, e le sue adunanze, unioni, congregazioni, associazioni e conventicole […]. Inoltre, comandiamo a tutti, sotto la stessa pena di scomunica, che siano tenuti a denunziare ai vescovi tutti coloro che sappiano essere iscritti a questa società»<ref name="Del Rio"/>.

===Gli ultimi anni===
Notevole fu anche l'accoglienza riservata ai maggiori artisti dell'epoca, fra cui molti scultori. Un anno prima della morte, eresse sul [[Pincio]] l'obelisco, rinvenuto nel [[XVI secolo]] e mai innalzato, che l'imperatore romano [[Publio Elio Traiano Adriano|Adriano]] aveva fatto scolpire per l'amato e idolatrato [[Antinoo (Adriano)|Antinoo]], annegato a vent'anni ed in seguito divinizzato. Lo scultore protestante [[Bertel Thorvaldsen|Thorvaldsen]] fu colu(contracted; show full)[[th:สมเด็จพระสันตะปาปาปิอุสที่ 7]]
[[tl:Pío VII]]
[[uk:Пій VII]]
[[vec:Papa Pio VII]]
[[vi:Giáo hoàng Piô VII]]
[[war:Papa Pío VII]]
[[yo:Pópù Pius 7k]]
[[zh:庇護七世]]