Difference between revisions 54449621 and 54449653 on itwiki{{nota disambigua|altri significati per Padre Pio|[[Padre Pio (disambigua)]]}} {{Santo |nome= PADRE PIO DA PIETRALCINA San Pio da Pietrelcina |immagine= P-pio.jpg |dimensione immagine = 225 |didascalia = |note=Sacerdote e religioso |nato= [[Pietrelcina]], [[25 maggio]] [[1887]] |morto= [[San Giovanni Rotondo]], [[23 settembre]] [[1968]] |venerato da= Chiesa cattolica |beatificazione= [[Città del Vaticano]], [[2 maggio]] [[1999]] da [[Papa Giovanni Paolo II]] |canonizzazione= [[Città del Vaticano]], [[16 giugno]] [[2002]] da [[Papa Giovanni Paolo II]] |santuario principale= [[Chiesa di Padre Pio]], [[San Giovanni Rotondo]] |ricorrenza= [[23 settembre]] |patrono di= Volontari per la difesa civile, [[adolescenza|adolescenti]] [[cattolici]]. }} {{Bio |Titolo = |Nome = San Pio da Pietrelcina |PostCognomeVirgola = al secolo '''Francesco Forgione''' |ForzaOrdinamento = Pio da Pietralcina |Sesso = M |LuogoNascita = Pietrelcina |GiornoMeseNascita = 25 maggio |AnnoNascita = 1887 |LuogoMorte = San Giovanni Rotondo |GiornoMeseMorte = 23 settembre |AnnoMorte = 1968 |Attività = presbitero |Attività2 = santo |Nazionalità = italiano |Epoca = 1900 |FineIncipit = è stato un sacerdote cattolico [[italia]]no appartenente all'[[Ordine dei Frati Minori Cappuccini]]; la [[Chiesa cattolica]] lo venera come [[santo]] e ne celebra la memoria liturgica il [[23 settembre]], anniversario della morte }} È stato destinatario, ancora in vita, di una venerazione popolare di imponenti proporzioni, anche in seguito alla fama di [[taumaturgo]] da lui acquisita derivante da capacità soprannaturali attribuitegli dai devoti, così come è stato oggetto di forti critiche e di sospetti in ambienti ecclesiastici e non. == Biografia == === I primi anni (1887-1918) === Francesco Forgione nacque a Pietrelcina, un piccolo comune alle porte di [[Benevento]], il [[25 maggio]] [[1887]]. Fu [[battesimo|battezzato]] il giorno successivo nella chiesa di [[Sant'Anna]]. Gli venne dato il nome Francesco per desiderio della madre, devota a san [[Francesco d'Assisi]]<ref>{{Cita|Allegri|p. 15|Allegri1993}}</ref>. Il [[27 settembre]] 1899 ricevette la [[Eucaristia|comunione]] e la [[cresima]] dall'allora [[arcidiocesi di Benevento|arcivescovo di Benevento]] [[Donato Maria dell'Olio]]. La madre era una donna molto cattolica e le sue convinzioni ebbero una grande influenza sulla formazione religiosa del futuro frate. Il giovane non frequentò le scuole in maniera regolare perché doveva rendersi utile in famiglia lavorando la terra. Solo quando ebbe dodici anni cominciò a studiare sotto la guida del sacerdote [[Domenico Tizzani]] che, in un biennio, gli fece svolgere tutto il programma delle elementari. Poi, passò alla scuola per gli studi ginnasiali. Il desiderio di diventare sacerdote fu sollecitato dalla conoscenza di un frate del convento di [[Morcone]], fra' Camillo da Sant'Elia a Pianisi, che periodicamente passava per Pietrelcina a raccogliere offerte. Le pratiche per l'entrata in convento furono iniziate nella primavera del [[1902]], quando Forgione aveva 14 anni, ma la sua prima domanda ebbe esito negativo. Solo nell'autunno del 1902 arrivò l'assenso. Forgione sostenne di aver avuto una visione, il [[1º gennaio]] [[1903]] dopo la comunione, che gli avrebbe preannunciato una continua lotta con [[Satana]]<ref>[[#EpistolarioI|Forgione (1971)]], pp. 1283s.</ref>. La notte del 5 gennaio, l'ultima che passava con la sua famiglia, dichiarò di aver avuto un'altra visione in cui Dio e Maria lo avrebbero incoraggiato assicurandogli la loro predilezione<ref>[[#EpistolarioI|Forgione (1971)]], pp. 1284s.</ref>. Il [[22 gennaio]] dello stesso anno, a 15 anni, vestì i [[panni di probazione]] del novizio cappuccino e diventò "fra' Pio".<ref>La scelta del nome da religioso potrebbe stata fatta in onore del [[San Pio I|santo martire]] venerato nell'attuale chiesa di Sant'Anna in Pietrelcina oppure in omaggio al padre provinciale Pio da Benevento. Cfr. Luigi Peroni, ''Padre Pio da Pietrelcina'', Roma, Borla, 1991.</ref> Concluso l'anno del noviziato, fra Pio emise la professione dei voti semplici (povertà, castità e obbedienza) il [[22 gennaio]] del [[1904]]. Intraprese gli studi [[ginnasio|ginnasiali]] a [[Sant'Elia a Pianisi]] ([[Provincia di Campobasso|CB]]). Il [[27 gennaio]] [[1907]] professò i voti solenni. Nel novembre del [[1908]], completati gli studi, si recò a [[Montefusco]] dove studiò [[teologia]]. Il [[18 luglio]] del [[1909]] ricevette l'ordine del [[Diacono|diaconato]], nel noviziato di Morcone. Nei mesi di novembre e dicembre dello stesso anno, risiedette nel convento di [[Gesualdo (Italia)|Gesualdo]] (AV). Il [[10 agosto]] 1910 fu ordinato sacerdote. Nonostante fosse ancora ventitreenne, il vescovo decise per un'eccezione alle disposizioni del [[diritto canonico]] che all'epoca prevedevano un'età minima per l'ordinazione di 24 anni<ref>{{Cita|Allegri|p. 23|Allegri1993}}</ref>. In tale periodo gli agiografi collocano la comparsa sulle sue mani delle [[stimmate]]. Fra' Pio diede comunicazione per la prima volta l'[[8 settembre]] [[1911]], in una lettera indirizzata al padre spirituale di San Marco in Lamis: qui il frate racconta che il fenomeno andrebbe ripetendosi da quasi un anno, e che avrebbe taciuto perché vinto «sempre da quella maledetta vergogna»<ref>[[#EpistolarioI|Forgione (1971)]], p. 234.</ref>. Il [[7 dicembre]] 1911 fece ritorno a Pietrelcina per ragioni di salute, restandovi, salvo qualche breve interruzione, sino al [[17 febbraio]] [[1916]]<ref>Diario A, 255.</ref>. Il [[10 ottobre]] dello stesso anno fra' Pio rispose alle domande perentorie, rivoltegli da padre Agostino da San Marco in Lamis, affermando che avrebbe ricevuto le stimmate, «visibili, specie in una mano», e che, pregando il Signore, il fenomeno sarebbe scomparso, ma non il dolore che sarebbe rimasto «acutissimo»; sostenne inoltre che avrebbe subito quasi ogni settimana, da alcuni anni, la [[coronazione di spine]] e la [[flagellazione]]<ref>[[#EpistolarioI|Forgione (1971)]], p. 669.</ref>. Prestò il servizio militare a Benevento dal [[6 novembre]] 1915. Un mese dopo venne assegnato alla decima compagnia sanità di [[Napoli]].<ref>[[#EpistolarioI|Forgione (1971)]], pp. 684-686.</ref>. Svolse il servizio con molte licenze per motivi di salute, sino a essere definitivamente riformato tre anni più tardi, a causa di una «[[broncoalveolite]] doppia», il 16 marzo [[1918]], dall'ospedale principale di Napoli<ref>[[#EpistolarioI|Forgione (1971)]], p. 1005.</ref>. Il 17 febbraio 1916 fra' Pio giunse a [[Foggia]], restandovi sette mesi circa e dimorando nel convento di Sant'Anna. La sera del [[28 luglio]], accompagnato da padre Paolino da Casacalenda, arrivò per la prima volta a [[San Giovanni Rotondo]]. Pur sentendosi meglio in tale luogo, dopo una settimana circa scese di nuovo a respirare l'aria afosa di Foggia, poiché il permesso chiesto al padre provinciale, anche se non necessario, tardava a venire<ref>[[#EpistolarioI|Forgione (1971)]], pp. 796s.</ref>. In ragione di ciò il 13 agosto Pio scrisse al provinciale, chiedendo di poter «passare un po' di tempo a San Giovanni Rotondo» anche perché, a suo dire, Gesù gli avrebbe assicurato che là sarebbe stato meglio<ref>[[#EpistolarioI|Forgione (1971)]], p. 798.</ref>. Fra' Pio venne infine lasciato in tale convento, con l'ufficio di direttore spirituale del seminario serafico<ref>[[#EpistolarioI|Forgione (1971)]], p. 815ss.</ref>. === La comparsa delle stigmate (1918-1920) === [[File:Crocifissopadrepio.jpg|thumb|left|Il crocifisso davanti al quale Padre Pio sostenne di aver ricevuto le stigmate il 20 settembre 1918]] Nell'agosto del [[1918]] fra Pio affermò di aver avuto delle visioni su di un personaggio che lo avrebbe trafitto con una lancia, lasciandogli una ferita costantemente aperta ([[transverberazione]]). Poco tempo dopo, in seguito a una ulteriore presunta visione, fra Pio affermò che avrebbe ricevuto delle stigmate. Tali lesioni vennero variamente interpretate: come segno di una particolare [[santità]], o come una patologia della cute (per es. piaghe da [[psoriasi]]), o come auto-inflitte. L'inizio del manifestarsi delle stigmate risalirebbe al [[1910]], quando per la sua malattia il religioso aveva avuto il permesso di lasciare il convento e di vivere nella sua casa natale a Pietrelcina. Non distante dal paese, tutti i giorni dopo aver celebrato la messa, si recava in una località detta Piana Romana, dove il fratello Michele aveva costruito per lui una capanna e dove aveva la possibilità di pregare e meditare all'aria aperta, che giovava molto ai suoi polmoni malati. Il fenomeno delle stigmate, rivelò al suo confessore, cominciò a manifestarsi proprio in quel luogo, nel pomeriggio del [[7 settembre]] 1910, e si manifestò con maggior intensità un anno dopo nel settembre [[1911]], quando il frate scrisse al suo direttore spirituale: {{quote|In mezzo al palmo delle mani è apparso un po' di rosso, grande quanto la forma di un centesimo, accompagnato da un forte e acuto dolore. Questo dolore è più sensibile alla mano sinistra. Anche sotto i piedi avverto un po' di dolore.}} Nello stesso periodo cominciarono a circolare voci secondo le quali la sua persona aveva cominciato a emanare un "inspiegabile" profumo, che non era percepito da tutti allo stesso modo: «Chi diceva di sentire profumo di [[rosa (botanica)|rose]], chi di [[Viola (botanica)|violette]], di [[gelsomino]], di [[incenso]], di [[giglio]], di [[Lavandula|lavanda]] ecc.»<ref>{{Cita|Allegri|p. 83|Allegri1993}}</ref>. La voce della comparsa delle stigmate fece il giro del mondo e [[San Giovanni Rotondo]] divenne meta di [[pellegrinaggio]] da parte di persone che speravano di ottenere grazie<ref>{{Cita|Cammilleri|pp. 73-74|Cammilleri1999}}</ref>. I pellegrini gli attribuirono il merito di alcune conversioni e guarigioni "inaspettate", grazie alla sua [[intercessione]] presso Dio. La popolarità di padre Pio e di San Giovanni Rotondo crebbe ancora grazie al passa-parola e la località dovette cominciare ad attrezzarsi per l'accoglienza di un numero di visitatori sempre maggiore. La situazione divenne imbarazzante per alcuni ambienti della Chiesa cattolica<ref>{{Cita|Allegri|p. 28|Allegri1993}}</ref>: il [[Vaticano]] infatti non aveva notizie precise su cosa stesse realmente accadendo; le scarne informazioni ricevute ben si prestavano ad alimentare il timore di una macchinazione, di fatto sommovente interessi economici, eventualmente perpetrata sfruttando il nome della Chiesa e la tonaca. Un primo inconcludente rapporto fu stilato dal Padre Generale dei [[cappuccini]], il quale a sua volta aveva inviato [[Giorgio Festa]]. Questi ipotizzò una possibile origine soprannaturale del fenomeno, ma proprio il suo entusiasmo ne minò la credibilità. Si commissionarono perciò ulteriori indagini, molte delle quali condotte in incognito.{{Citazione necessaria}} [[File:Padre-Pio-young.jpg|thumb|Le stimmate.]] === Le indagini (1919-1923) === Il primo medico a studiare le ferite di Padre Pio fu il professore Luigi Romanelli, primario dell'ospedale civile di [[Barletta]], per ordine del padre superiore Provinciale, nei giorni 15 e 16 maggio [[1919]]. Nella sua relazione fra le altre cose scrisse: «Le lesioni che presenta alle mani sono ricoperte da una membrana di colore rosso bruno, senza alcun punto sanguinante, niente edema e niente reazione infiammatoria nei tessuti circostanti. Ho la certezza che quelle ferite non sono superficiali perché, applicando il pollice nel palmo della mano e l'indice sul dorso e facendo pressione, si ha la percezione esatta del vuoto esistente». Due mesi dopo, il 26 luglio, arrivò a San Giovanni Rotondo il professore Amico Bignami, ordinario di patologia medica all'Università di Roma. Le sue considerazioni mediche non si discostarono da quelle del prof. Romanelli, in più però affermò che secondo lui quelle "stigmate" erano cominciate come prodotti patologici ([[necrosi]] neurotonica multipla della cute) ed erano state completate, forse inconsciamente per un fenomeno di suggestione, o con un mezzo chimico, per esempio la tintura di iodio<ref>{{Cita|Allegri|pp. 60-61|Allegri1993}}</ref>. Nel [[1920]] padre [[Agostino Gemelli]], medico, psicologo e consulente del [[Sant'Uffizio]], fu incaricato dal cardinale [[Rafael Merry del Val y Zulueta|Merry Del Val]] di visitare padre Pio ed eseguire "un esame clinico delle ferite". Il Segretario del Sant'Uffizio, chiamato in causa per via dei sospetti su presunte attività scandalose del cappuccino, scelse il Gemelli, è dato supporre, sia per le sue conoscenze scientifiche, sia per i suoi studi specialistici sui "fenomeni mistici", che aveva condotti sin dal [[1913]]. "Perciò - pur essendosi recato nel Gargano di propria iniziativa, senza che alcuna autorità ecclesiastica glielo avesse chiesto - Gemelli non esitò a fare della sua lettera privata al Sant'Uffizio una sorta di perizia ufficiosa su padre Pio"<ref>[[#Luzzatto2007|Luzzatto (2007)]], pag. 60.</ref> Il Gemelli volle invece esprimersi compiutamente in merito e volle incontrare il frate, nonostante una malcelata ritrosia di questi. Padre Pio, infatti, mostrò nei confronti del nuovo investigatore un atteggiamento di netta chiusura, non alleviando le polemiche, nonostante l'approccio iniziale del messo vaticano fosse stato di buona apertura sul piano personale. Il frate rifiutò la visita adducendo che mancava l’autorizzazione scritta del Sant'Uffizio. Furono vane le proteste di padre Gemelli che, incaricato dal Sant'Uffizio e inviato di persona dal cardinal Merry Del Val riteneva di avere il diritto di effettuare un esame medico delle stigmate. [[Mario Guarino]] interpreta questo rifiuto come un'implicita ammissione di colpa da parte di padre Pio<ref name="Guarino 2003">[[#Guarino2003|Guarino (2003)]]. p. ?.</ref>. Il frate, sostenuto dai suoi superiori, condizionò l'esame a un permesso da richiedersi per via gerarchica, disconoscendo le credenziali di padre Agostino Gemelli, che comunque era in missione ufficiale. Questi abbandonò dunque il convento, irritato e offeso. Padre Gemelli espresse quindi la diagnosi: {{Quote|È un bluff... Padre Pio ha tutte le caratteristiche somatiche dell'isterico e dello psicopatico... Quindi, le ferite che ha sul corpo... Fasulle... Frutto di un'azione patologica morbosa... Un ammalato si procura le lesioni da sé... Si tratta di piaghe, con carattere distruttivo dei tessuti... tipico della patologia isterica}} e più brevemente lo chiamò "psicopatico, autolesionista ed imbroglione"; i suoi giudizi, che come si è visto non potevano contare sull'esame clinico rifiutatogli, avrebbero pesantemente condizionato, per l'autorevolezza della fonte, la vicenda del frate. Tra aprile e maggio del [[1921]], i vertici del [[Sant'Uffizio]] decretarono l'invio di un visitatore apostolico a San Giovanni Rotondo, per avviare una inchiesta che si premurasse di studiare la personalità di padre Pio. La scelta del Vaticano cadde sul vescovo della diocesi di [[Volterra]]: [[Raffaele Carlo Rossi]]. Dal rapporto finale che il vescovo Rossi consegnò al Sant'Uffizio, intitolato ''Sul P. Pio da Pietrelcina'', risulta che il visitatore apostolico si trattenne a San Giovanni per una settimana. Per quanto riguarda l’indagine sui presunti prodigi che gli venivano attribuiti, particolarmente gli episodi di bilocazione e le guarigioni, padre Pio rispose spesso con un “''non mi consta''” mutuato dal “''non constat''” del latino giurisprudenziale<ref>Sergio Luzzatto, ''Padre Pio. Miracoli e politica nell'Italia del Novecento'', Einaudi, Torino, 2007, p. 138</ref>. Richiestogli se un giorno gli fosse davvero occorso di essere a [[Foggia]], presso il comando della Divisione militare, pur senza muoversi dal convento di San Giovanni, padre Pio replicò: «''Eccellenza, non mi consta nulla di tutto questo. Delle imprudenzate ce ne sono state per parte di persone che hanno voluto fare il mio nome, per cose che io non avrei mai pensato né di dire, né di far sapere. C'era da impazzire e devo ringraziare il Signore che la più grande grazia che riconosco di aver ricevuto in proposito sia stata appunto quella di non aver perduto la ragione, e la salute per quante frottole si dicevano''»<ref>Sergio Luzzatto, ''Padre Pio. Miracoli e politica nell'Italia del Novecento'', Einaudi, Torino, 2007, p. 141</ref>. Nella relazione finale trasmessa alla Santa Sede monsignor Rossi si dimostrò scettico riguardo ai presunti prodigi che le convinzioni popolari attribuivano al cappuccino<ref>Sergio Luzzatto, ''Padre Pio. Miracoli e politica nell'Italia del Novecento'', Einaudi, Torino, 2007, p. 143</ref>. A differenza dei miracoli di Gesù, quelli di padre Pio andavano messi tra virgolette. «''Nemmeno uno dei miracoli sussiste''», fu l'impietoso bilancio del vescovo Rossi. In seguito alle indagini condotte dal vescovo, esercitando un controllo diretto sui soggetti interessati, risultarono falsi tutti i presunti miracoli presi in esame dal monsignore. In particolare: il claudicante cancelliere della Pretura di San Giovanni Rotondo non aveva ottenuto il risanamento del piede; a una bambina muta, portata al cospetto di padre Pio, non era stata restituita la favella; un povero ebete, «''di statura lillipuziana''», gobbo, storpio e guercio non era stato guarito: «''L'ho veduto io stesso: è un infelice, fa pietà''», e non corrispondeva al vero che un «''giovanetto affetto da gibbosità''» si fosse «''almeno in parte raddrizzato''». Risultò altresì falsa anche la voce secondo cui la campana della chiesa parrocchiale di San Giovanni era andata improvvisamente in pezzi, a seguito di un torto commesso dall’arciprete ai confratelli di padre Pio. «''Cose da ridere! E il popolino gridava al miracolo!''»<ref>Sergio Luzzatto, ''Padre Pio. Miracoli e politica nell’Italia del Novecento'', Einaudi, Torino, 2007, p. 147</ref>. Come risultato di queste vicende, il 31 maggio [[1923]], arrivò un decreto vero e proprio in cui si pronunciava la condanna esplicita. Il Sant'Uffizio dichiarava il ''non constat de supernaturalitate'' circa i fatti legati alla vita di padre Pio ed esortava i fedeli a non credere e a non andare a San Giovanni Rotondo. La formula specifica utilizzata, nel linguaggio ecclesiastico, equivale ad asserire che al momento non sono stati evidenziati elementi sufficienti ad affermare la soprannaturalità dei fenomeni, pur non escludendo che possano esserlo in futuro<ref>Colin B. Donovan, {{cita web|url=http://www.ewtn.com/expert/answers/apparitions.htm|titolo=Apparitions/Private Revelations|lingua=en|accesso=19-9-2008}}</ref>. Il decreto venne pubblicato dall'[[Osservatore Romano]], organo di stampa del [[Vaticano]], il 5 luglio successivo e subito ripreso dai giornali di tutto il mondo. Il 15 dicembre del [[1924]], il dottor Giorgio Festa chiese alle autorità ecclesiastiche l'autorizzazione a sottoporre il Padre a un nuovo esame clinico per uno studio ulteriore e più aggiornato, ma non l'ottenne. L'inchiesta sul frate si chiuse con l'arrivo del quinto e definitivo decreto di condanna (23 maggio 1931) con l'invito ai fedeli di non considerare come sovrannaturali le manifestazioni psichiatriche certificate dal Gemelli, ma i più fedeli sostenitori di Padre Pio non considerano il divieto di Roma vincolante. A Padre Pio venne vietata la celebrazione della messa in pubblico e l'esercizio della confessione. === La revoca delle restrizioni e le ulteriori indagini (1933-1968) === [[File:Padrepio.jpg|thumb|right|300px|Padre Pio mentre celebra una messa.]] Nel [[1933]] [[papa Pio XI]] revocò le restrizioni precedentemente imposte a padre Pio. Una fonte indipendente suggerisce però che, formalmente, il decreto ufficiale di sconfessione di padre Pio non sarebbe mai stato revocato<ref>Piergiorgio Odifreddi, ''[[Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)]]'', Milano, Longanesi, 2007, p. 235.</ref>. Infatti il Sant'Uffizio non ritrattò i suoi decreti e, ufficialmente, padre Pio continuò a essere condannato dalla Chiesa. A San Giovanni Rotondo accorrevano comunque gente comune, ma anche personaggi famosi. Nel [[1938]] arrivò [[Maria José di Savoia]] che volle farsi fotografare accanto a padre Pio. Giunsero i reali di Spagna, la regina del Portogallo in esilio, Maria Antonia di Borbone, [[Zita di Borbone-Parma]], [[Giovanna di Savoia (1907-2000)|Giovanna di Savoia]], Ludovico di Borbone-Parma, [[Eugenio di Savoia-Genova|Eugenio di Savoia]] e tanti altri. Nel [[1950]] il numero di persone, in particolare donne, che si volevano confessare era talmente imponente, che venne organizzato un sistema di prenotazioni. Il [[9 gennaio]] [[1940]] iniziò la costruzione del grande [[ospedale]] ''[[Casa Sollievo della Sofferenza]]''. [[Papa Giovanni XXIII]] ordinò ulteriori indagini su padre Pio, inviando monsignor [[Carlo Maccari]]: nello spirito del [[Concilio Vaticano II]] si voleva intervenire con decisione verso forme di fede popolare considerate arcaiche. All'inizio dell'estate 1960, papa Giovanni fu informato da monsignor Pietro Parente, assessore del Sant'Uffizio, del contenuto di alcune bobine audio registrate a San Giovanni Rotondo. Da mesi Roncalli assumeva informazioni sulla cerchia delle donne intorno a Padre Pio, si era appuntato i nomi di tre fedelissime: Cleonice Morcaldi, Tina Bellone e Olga Ieci», più una misteriosa contessa. Il Papa annota il [[25 giugno]] [[1960]], su quattro foglietti rimasti inediti fino al 2007 e rivelati da Sergio Luzzatto:<ref>Aldo Cazzullo, ''[http://www.corriere.it/cronache/07_ottobre_25/padrepio.shtml «Padre Pio, un immenso inganno»]'', «[[Corriere della Sera]]», 25 ottobre 2007.</ref> {{Quote|Stamane da mgr Parente, informazioni gravissime circa P.P. e quanto lo concerne a S. Giovanni Rotondo. L’informatore aveva la faccia e il cuore distrutto.}} {{Quote|Con la grazia del Signore io mi sento calmo e quasi indifferente come innanzi a una dolorosa e vastissima infatuazione religiosa il cui fenomeno preoccupante si avvia a una soluzione provvidenziale. Mi dispiace di P.P. che ha pur un’anima da salvare, e per cui prego intensamente}} {{Quote|L’accaduto—cioè la scoperta per mezzo di filmine, ''si vera sunt quae referentur'' [se sono vere le cose riferite], dei suoi rapporti intimi e scorretti con le femmine che costituiscono la sua guardia pretoriana sin qui infrangibile intorno alla sua persona— fa pensare ad un vastissimo disastro di anime, diabolicamente preparato, a discredito della S. Chiesa nel mondo, e qui in Italia specialmente. Nella calma del mio spirito, io umilmente persisto a ritenere che il Signore faciat cum tentatione provandum, e dall’immenso inganno verrà un insegnamento a chiarezza e a salute di molti.}} {{Quote|Motivo di tranquillità spirituale per me, e grazia e privilegio inestimabile è il sentirmi personalmente puro da questa contaminazione che da ben 40 anni circa ha intaccato centinaia di migliaia di anime istupidite e sconvolte in proporzioni inverosimili.}} [[File:Padre Pio incontra monsignor Lefevbre pasqua 1968 a san Giovanni Rotondo.jpg|thumb|300px|[[Pasqua]] [[1968]]: Padre Pio incontra monsignor Lefevbre a san Giovanni Rotondo]] Padre Carmelo Durante da Sessano riporta una discussione che si sarebbe avuta tra l'arcivescovo di Manfredonia [[Andrea Cesarano]] e [[papa Giovanni XXIII]], in cui il papa sarebbe stato "tranquillizzato" circa le questioni riguardanti Padre Pio<ref>{{Cita|Durante|pp. 177-179|Durante2002}}</ref>: {{Quote|“Che mi racconti di Padre Pio?” “Santità…” “Non chiamarmi santità – lo interruppe – “chiamami don Angelo come hai sempre fatto. Dimmi di lui!” “Padre Pio è sempre l’uomo di Dio che ho conosciuto all’inizio del mio trasferimento a Manfredonia. È un apostolo che fa alle anime un bene immenso”. “Don Andrea, adesso si dice tanto male di Padre Pio”. “Ma per carità, don Angelo. Sono tutte calunnie. Padre Pio lo conosco sin dal 1933 e t’assicuro che è sempre un uomo di Dio. Un santo”. “Don Andrea, sono i suoi fratelli che l’accusano. E poi… quelle donne, quelle registrazioni… Hanno perfino inciso i baci”. Poi il Santo Padre tacque per l’angustia e il turbamento. Monsignor Cesarano, con un fremito che gli attraversava l’anima e il corpo, tentò di spiegare: “Per carità, non si tratta di baci peccaminosi. Posso spiegarti cosa succede quando accompagno mia sorella da Padre Pio?” “Dimmi”. E monsignor Cesarano raccontò al Santo Padre che quando sua sorella incontrava Padre Pio e riusciva a prendergli la mano, gliela baciava e ribaciava, tenendola ben stretta, malgrado le vive rimostranze nel timore di sentire un ulteriore male per via delle stigmate. Il buon Papa Giovanni alzò lo sguardo al cielo ed esclamò: “Sia lodato Dio! Che conforto che mi hai dato. Che sollievo!}} In quel periodo il superiore locale di padre Pio era padre Rosario da [[Aliminusa]] (al secolo Francesco Pasquale, 1914-1983), che ricopriva l'incarico di guardiano della comunità di [[san Giovanni Rotondo]]; padre Rosario da [[Aliminusa]], fermo custode delle regole dell'ordine<ref name="Funicelli">{{cita web|autore=p. Pellegrino Funicelli|formato=DOC|url=http://www.archiviopadrepio.it/database/upload1/1262/19801114.doc|titolo=Padre Pio e la gerarchia della Chiesa|accesso=22-8-2009}}</ref>, in diversi scritti testimoniò che padre Pio non venne mai meno ai suoi doveri d'obbedienza<ref name="Funicelli" />; ne mise inoltre in risalto il rigore teologico<ref name="Funicelli" />. Nel [[1964]], il nuovo Papa [[Paolo VI]] concesse personalmente ma ufficiosamente a [[Padre Pio]] da [[Pietrelcina]] l'Indulto (reintegro) per continuare a celebrare, anche pubblicamente, la Santa Messa secondo il [[rito di San Pio V]], sebbene dalla Quaresima del [[1965]] fosse in attuazione la [[riforma liturgica]]. Contemporaneamente, molteplici attività finanziarie gestite da Padre Pio passarono in gestione alla Santa Sede. Padre Rosario da [[Aliminusa]], inoltre, in relazione alla nomina - da parte della Santa Sede - di padre Clemente da Santa Maria in Punta quale amministratore apostolico destinato a gestire la situazione giuridico-economica dei beni della [[Casa Sollievo della Sofferenza]], fu nominato procuratore generale dell'[[Ordine dei Frati Minori Cappuccini]], una delle massime cariche dell'ordine, incaricato, per la funzione, di mantenere i rapporti tra l'Ordine e la Santa Sede, cosa questa che favorì una ricomposizione della frizione che stava insorgendo in relazione alla gestione dei beni e delle donazioni: padre Pio istituì nel suo testamento la Santa Sede quale legataria di tutti i beni della Casa Sollievo della Sofferenza<ref>Luigi Peroni, {{Cita news|url=http://www.padre-pio.it/piod1.htm|titolo=Sesta persecuzione|accesso=22-8-2009}}</ref>. Alle ore 2:30 del [[mattino]] di [[lunedì]] [[23 settembre]] [[1968]] Padre Pio morì all'età di 81 anni. Ai suoi funerali parteciparono più di centomila persone giunte da ogni parte d'Italia<ref>{{Cita|Allegri|p. 9|Allegri1993}}</ref>. == La canonizzazione == [[File:Padre Pio.jpg|thumb|Ritratto di Padre Pio disegnato da Roberto Dughetti.]] Le pratiche giuridiche preliminari del processo di beatificazione iniziarono un anno dopo la morte del Padre, nel [[1969]], ma incontrarono molti ostacoli, da parte di coloro che erano stati nemici dichiarati di Padre Pio. Furono ascoltati decine di testimoni e raccolti 104 volumi di disposizioni e documenti, e nel [[1979]] tutto il materiale fu inviato a Roma al vaglio degli esperti del [[Papa]]. Il procedimento che portò alla [[canonizzazione]] ebbe inizio con il ''[[nihil obstat]]'' del [[29 novembre]] [[1982]]. Il [[20 marzo]] [[1983]] iniziò il processo diocesano per la sua canonizzazione. Il [[21 gennaio]] [[1990]] Padre Pio venne proclamato ''[[venerabile]]'', fu [[beatificazione|beatificato]] il [[2 maggio]] [[1999]] e proclamato [[santo]] il [[16 giugno]] [[2002]] in [[piazza San Pietro]] da [[papa Giovanni Paolo II]] come ''san Pio da Pietrelcina''. La sua festa liturgica viene celebrata il [[23 settembre]]. Tra i presunti segni miracolosi che gli vengono attribuiti troviamo le "[[stigmate]]" che avrebbe portato per 50 anni ([[20 settembre]] [[1918]] - [[23 settembre]] [[1968]]), il dono della [[bilocazione]], la profezia e la [[scrutazione]] dei cuori e delle coscienze (capacità di leggere nei cuori e nella mente delle persone) (carisma noto come [[cardiognosi]]). Tra i molti miracoli che gli vengono attribuiti c'è quello della guarigione del piccolo Matteo Pio Colella di San Giovanni Rotondo, sul quale è stato celebrato il processo canonico che ha portato poi alla elevazione agli altari di San Pio. Tra i racconti di presunta [[bilocazione]] che lo avrebbero visto protagonista c'è quello fornito da [[Luigi Orione]], secondo il quale nel [[1925]], mentre si trovava in piazza San Pietro per i festeggiamenti in onore di [[Teresa di Lisieux]], gli sarebbe apparso inaspettatamente Padre Pio da Pietrelcina, che in realtà non si mosse mai dal convento che lo ospitava dal [[1918]] sino alla morte. === Il miracolo per la canonizzazione === In generale, ai fini della canonizzazione, la [[Chiesa cattolica]] ritiene necessario un secondo [[miracolo]], dopo quello richiesto per la [[beatificazione]]: nel caso di Padre Pio, ha ritenuto miracolosa la guarigione di Matteo Pio Colella, un bambino di sette anni nato a San Giovanni Rotondo. Il [[20 gennaio]] [[2000]], mentre era a scuola, Matteo si sentì male: fu portato a casa, ma nella serata la situazione precipitò e il padre, [[urologo]] dell'ospedale "[[Casa Sollievo della Sofferenza]]", lo accompagnò al pronto soccorso dello stesso ospedale, dove fu diagnosticata una [[meningite]] fulminante. Ricoverato in rianimazione, il [[21 gennaio]] Matteo ebbe un [[edema polmonare]] e non si riusciva più a rilevare la [[pressione arteriosa]]; successivamente collassarono nove organi; i medici emisero una prognosi infausta, non avendo mai registrato guarigioni in pazienti con più di cinque organi compromessi, secondo la casistica riportata nella letteratura medica internazionale<ref>Joseph Varon e Paul E. Marik, 1999, citato da Saverio Gaeta, ''Miracoli. Quando la scienza si arrende'', Edizioni Piemme, 2004, pag. 84</ref>. In favore del bambino si sviluppò una catena di preghiere rivolte a Padre Pio, a cominciare dai genitori, devoti del frate. La madre riferì di aver avuto una visione di Padre Pio, e la stessa cosa riferì Matteo una volta uscito dal [[coma]]. Contrariamente alle previsioni, il bambino cominciò a migliorare, e il [[25 febbraio]] fu dimesso. Dopo un altro mese di terapie riabilitative poté riprendere la scuola, con un successivo completo recupero psico-fisico. La Consulta medica della [[Congregazione per le Cause dei Santi]], il [[22 novembre]] [[2001]], dichiarò che "''La guarigione, rapida, completa e duratura, senza postumi, era scientificamente inspiegabile''"<ref>Saverio Gaeta, Opera citata, p. 81-90</ref>. Il decreto sul presunto miracolo fu promulgato il [[20 dicembre]] [[2001]] alla presenza di [[Giovanni Paolo II]], che procedette alla canonizzazione il [[16 giugno]] [[2002]]. == I sospetti e il dibattito sulle stimmate == La vicenda di Padre Pio fu sempre accompagnata da un lato da manifestazioni di fede popolare ineguagliate per la loro intensità, e dall'altro da sospetti anche di alte personalità della Chiesa. Di Padre Pio si sospettava innanzitutto una motivazione volta a procacciare un risultato economico (ancorché indiretto) da donazioni e lasciti attraverso una mitizzazione della persona. Questo sospetto fu in parte attenuato quando il frate designò la Chiesa di Roma come erede universale di tutte le sue cose. Parimenti, i flussi di denaro riguardanti le iniziative culminate nella costruzione della [[Casa Sollievo della Sofferenza]] continuarono ad essere oggetto di illazioni e di scontro con le gerarchie ecclesiastiche. Il commercio di pezzuole apparentemente macchiate dalle stigmate (in realtà il sangue risultò poi essere sangue di gallina), andava, stando ai risultati dell'indagine, molto bene. A seguito dell'indagine in questione alcuni frati che avevano tradito il voto di povertà furono spostati altrove. Riguardo alle stigmate, alcuni rapporti medici indicarono una possibile causa non soprannaturale: il medico napoletano [[Vincenzo Tangaro]], che incontrò Padre Pio ed ebbe cura di osservarne le mani, scrisse in un articolo pubblicato dal [[Il Mattino|Mattino]]: «''Le stigmate sono superficiali e presentano un alone dal colore caratteristico della [[tintura di iodio]]''». Altri medici, osservando il fenomeno, non furono in grado di determinarne la causa con certezza, ma parlarono in ogni caso di un possibile fenomeno artificiale e/o patologico. A titolo d'esempio, il professor [[Amico Bignami]], inviato dal Sant'Uffizio ad esaminare le stigmate, scrisse nella sua relazione: «''Le [stigmate]… rappresentano un prodotto patologico, sulla cui genesi sono possibili le seguenti ipotesi: a) …determinate artificialmente o volontariamente; b) …manifestazione di uno stato morboso; c) …in parte il prodotto di uno stato morboso e in parte artificiale… Possiamo… pensare che… siano state mantenute artificialmente con un mezzo chimico, per esempio la tintura di iodio. Ho notato... una pigmentazione bruna dovuta alla tintura di iodio. È noto che la tintura di iodio vecchia… diventa fortemente irritante e caustica''»<ref name="Guarino 2003"/>. L'ex abate della basilica romana di San Paolo, il teologo [[Giovanni Franzoni]], riguardo al fenomeno delle stigmate di Padre Pio ricorda il giudizio negativo di padre [[Agostino Gemelli]] e le diagnosi cliniche di [[Luigi Cancrini]], che parlavano d'«istrionismo pulsionale» e di «necessità di mettersi in mostra». Per quanto riguarda le ferite alle mani Franzoni dichiarava: «''Le stimmate sono una nota malattia della pelle. Le ho viste anche in persone che nulla avevano di santo. Padre Pio non è mai parso monastico e ritratto in se stesso, ma idolatrato e sovraesposto già da un’iconografia miracolistica''»<ref>Giacomo Galeazzi, ''[http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=8047184 Padre Pio, battaglia senza fine Un libro riapre il caso: impostore lussurioso o vittima di Papa Giovanni?]'', «[[La Stampa]]», 26 ottobre 2007.</ref>. Nuovi dubbi sull'origine soprannaturale delle stigmate sono stati avanzati dallo storico [[Sergio Luzzatto]]<ref>Sergio Luzzatto, ''Padre Pio. Miracoli e politica nell'Italia del Novecento'', 2007</ref>, che riporta la testimonianza del [[1919]] di un farmacista, il dottor Valentini Vista, e di una sua cugina, Maria De Vito, anch’ella titolare di una farmacia, ai quali Padre Pio ordinò dell'[[fenolo|acido fenico]] e della veratrina, sostanze adatte per la loro causticità a procurare lacerazioni nella pelle simili alle stigmate<ref>Sergio Luzzatto, ''[http://www.corriere.it/cronache/07_ottobre_24/luzzatto.shtml Padre Pio, il giallo delle stigmate]'', «[[Corriere della Sera]]», 24 ottobre 2007.</ref>. Chiamato a testimoniare dal vescovo di Foggia – monsignor Salvatore Bella – il dottor Vista si dichiarò colpito dalla richiesta di acido fenico puro che il frate aveva affidato alla confidenza di Maria De Vito e, persuaso che la richiesta fosse dettata da motivi innocenti, aveva consegnato alla cugina la bottiglia con l’acido<ref>S. Luzzatto, op. cit., p. 128</ref>. Ma la perplessità del farmacista si accentuò nel momento in cui padre Pio trasmise alla donna – sempre con la preghiera di mantenere il segreto<ref>Padre Pio l’aveva chiamata in disparte e le aveva parlato “con tutta segretezza”, “imponendo lo stesso segreto a me in relazione agli stessi frati suoi confratelli del convento” (cfr. S. Luzzatto, op. cit., p. 129)</ref>– una seconda richiesta nella quale il frate sollecitava l’invio di quattro grammi di veratrina<ref>S. Luzzatto, op. cit., p. 128</ref>, una sostanza estremamente tossica e fortemente caustica<ref>Rivolgendosi a monsignor Bella, Valentini illustrò la composizione chimica di quest’ultimo prodotto (una miscela di alcaloidi ricavata da una pianta medicinale) e insistette sul suo carattere fortemente caustico. “La veratrina è tale veleno che solo il medico può e deve vedere se sia il caso di prescriverla”. A scopi terapeutici, la posologia indicata era compresa tra uno e cinque milligrammi: “si parla dunque di milligrammi! La richiesta di padre Pio fu invece di quattro grammi!”. E tale “quantità enorme trattandosi di un veleno”, il frate aveva domandato “senza la giustificazione della ricetta medica relativa”, e “con tanta segretezza…” (cfr. S. Luzzatto, op. cit., p. 129)</ref>. A quel punto il dottor Vista, condividendo i propri dubbi con la cugina Maria, suggerì a quest’ultima di non dare più seguito alle richieste del frate<ref>S. Luzzatto, op. cit. p. 130</ref>. Una risposta ai dubbi suscitati dalle informazioni riportate da Luzzatto è arrivata dai giornalisti [[Saverio Gaeta]] e [[Andrea Tornielli]], che hanno consultato i documenti del [[Canonizzazione|processo canonico]]. Secondo Gaeta e Tornielli la testimonianza della farmacista sarebbe poco attendibile in quanto in realtà presentata in Vaticano dall’arcivescovo di Manfredonia [[Pasquale Gagliardi]], ostile a Padre Pio. I due giornalisti riportano inoltre la testimonianza del dottor Giorgio Festa che esaminò le stimmate del frate il [[28 ottobre]] [[1919]] e nella sua relazione scrisse che esse ''«non sono il prodotto di un traumatismo di origine esterna, e che neppure sono dovute all’applicazione di sostanze chimiche potentemente irritanti»''.<ref>{{cita libro | autore = Saverio Gaeta |coautori = Andrea Tornielli| titolo= Padre Pio, l'ultimo sospetto : la verità sul frate delle stimmate| editore= Piemme| città= Casale Monferrato (Alessandria)| anno= 2008}}</ref> Tuttavia, dai contenuti degli atti depositati in Vaticano, risulta che lo stesso padre Pio ammise di essersi procurato dell’acido fenico e della veratrina<ref>ACDF, Santo Offizio, Dev. V. 1919, I, Cappuccini, P. Pio da Pietrelcina, doc. 21, allegati 18-24, pp. 112 e 98-99</ref>, giustificando la necessità di avere a disposizione queste sostanze con l’esigenza di disinfettare delle siringhe per quanto riguarda l’acido fenico, e con il bisogno di compiere uno scherzo ai propri confratelli per quanto riguarda la veratrina: afferma padre Pio di avere avuto l’intenzione di mischiare la veratrina al tabacco da fiuto per far starnutire irresistibilmente i confratelli. La richiesta di segretezza fu giustificata dal frate come rimedio per l’assenza di una ricetta medica<ref>S. Luzzatto, Op. cit. p. 142</ref>. Esistono inoltre testimonianze scritte, in forma di lettere vergate da padre Pio, contenenti esplicita richiesta delle sostanze già menzionate. Inoltrando a Roma le testimonianze giurate del farmacista Valentini Vista e della cugina De Vito, il vescovo di Foggia, monsignor Bella, accluse un documento rappresentato da un foglio sul quale padre Pio aveva messo nero su bianco la richiesta di acido fenico: {{quote|Carissima Maria, Gesù ti conforti sempre e ti benedica! Vengo a chiederti un favore. Ho bisogno di avere da duecento a trecento grammi di acido fenico puro per sterilizzare. Ti prego di spedirmela la domenica e farmela mandare dalle sorelle Fiorentino. Perdona il disturbo.<ref>(ACDF, Santo Offizio, Dev. V. 1919, I, Cappuccini, P. Pio da Pietrelcina, doc. 14, p. 10)</ref>}} Agli atti del Sant’Uffizio figura anche la trascrizione di una seconda lettera autografa del frate destinata a Maria De Vito: {{quote|Avrei bisogno di un 4 grammi di veratrina. Ti sarei molto grato, se me la procurassi costì, e me la mandassi con sollecitudine.<ref>(ACDF, Santo Offizio, Dev. V. 1919, I, Cappuccini, P. Pio da Pietrelcina, doc. 14, allegato 3, p. 28)</ref>}} Nel 2007 un libro dello storico Sergio Luzzatto apre nuovi dubbi. <ref> {{Articolo sul Corriere della Sera: Padre Pio, il giallo delle stigmate - Un farmacista: «Nel 1919 fece acquistare dell'acido fenico, sostanza adatta per procurarsi piaghe alle mani» http://www.corriere.it/cronache/07_ottobre_24/luzzatto.shtml}}</ref> A settembre [[2009]], in occasione di un convegno su Padre Pio a San Giovanni Rotondo, il professor Ezio Fulcheri, docente di [[anatomia patologica]] all’[[università di Genova]] e di [[paleopatologia]] all’[[università di Torino]], ha invece dichiarato<ref>{{Cita news|autore=Andrea Tornielli|url= http://www.ilgiornale.it/interni/le_stimmate_padre_pio_ecco_perche_non_sono_trucco/21-09-2009/articolo-id=384335-page=0-comments=1|titolo=Le stimmate di Padre Pio? Ecco perché non sono un trucco|pubblicazione=[[Il Giornale]]|giorno=21|mese=settembre|anno=2009}}</ref> di aver esaminato molto materiale fotografico e documentario sulle stimmate di Padre Pio e su queste basi ha affermato: {{quote|Non posso immaginare quali sostanze permettano di tenere aperte le ferite per cinquant’anni, impedendone la naturale evoluzione [...] Più si studia l'anatomia e la fisiopatologia delle lesioni, più ci si rende conto che una ferita non può rimanere aperta com’è accaduto invece per le stimmate di Padre Pio, senza complicazioni, senza conseguenze per i muscoli, i nervi, i tendini. Le dita del frate stimmatizzato erano sempre affusolate, rosee e pulite: con ferite che trapassavano il palmo e sbucavano sul dorso della mano, avrebbe dovuto avere le dita gonfie, tumefatte, rosse, e con un’importante impotenza funzionale. Chi subisce lesioni come quelle, ha le dita rattrappite con sensibilità alterata. Per Padre Pio, invece, le evidenze contrastano con la presentazione e l’evoluzione di una ferita così ampia, quale ne sia stata la causa iniziale. Questo è ciò che dice la scienza.}} Lo psichiatra [[Luigi Cancrini]] (Università La Sapienza di [[Roma]]), più recentemente, ha tentato di classificare Padre Pio secondo il [[DSM-IV]] (edizione aggiornata del manuale internazionale dei disturbi mentali). Secondo questa teoria le stigmate sarebbero quindi particolari sintomi di "conversione somatica" (vedi bibliografia), ovvero la moderna definizione dei disturbi somatici generati da una patologia psichiatrica di tipo [[isteria|isterico]]. Secondo le biografie<ref>{{Cita|Cammilleri||Cammilleri1999}}</ref> che riportano le testimonianze di persone che ebbero modo di assistere di persona alla preparazione del corpo per la sepoltura, sulla salma di Padre Pio non ci sarebbe stata alcuna traccia delle stigmate. Queste testimonianze sono confermate dalle fotografie scattate al corpo del santo subito dopo la sua morte.<ref>Gaeta, Tornielli (2008) - Le fotografie sono riprodotte nel libro</ref> == Le malattie == [[File:S.Giovanni Rotondo (38).jpg|right|thumb|Cella di San Pio, dove dimorò dal 1943, sino alla morte avvenuta il 23 settembre 1968]] Nel diario di padre Agostino da San Marco in Lamis, direttore spirituale di padre Pio, si legge che nel [[1892]], quando il giovane Forgione aveva solo 5 anni era affetto da diverse malattie. A 6 anni venne colpito da una grave [[enterite]], che lo costrinse al letto per un lungo periodo. A 10 anni si ammalò di febbre tifoidea. Nel [[1904]], fra' Pio venne inviato, con gli altri giovani che insieme a lui avevano superato l'anno di prova di noviziato, a [[Sant'Elia a Pianisi]] in [[provincia di Campobasso]], per iniziare il periodo di formazione. Ma quasi subito cominciò a star male accusando inappetenza, insonnia, spossatezza, svenimenti improvvisi e terribili emicranie per questo non andò nel convento di Sicignano degli Alburni dove era stato destinato. Vomitava spesso e riusciva a nutrirsi soltanto con del latte. Gli agiografi raccontano che proprio in quel periodo, insieme ai malanni fisici, cominciarono a manifestarsi fenomeni a detta dei testimoni inspiegabili. Secondo i loro racconti, di notte, nella sua stanza, si udivano rumori sospetti a volte urli o ruggiti, durante la preghiera, fra' Pio restava come intontito, quasi fosse assente (va ricordato che fenomeni di questo tipo sono frequentemente descritti, nelle agiografie di santi e mistici di ogni tempo, e secondo la psichiatria contemporanea sono spiegabili come sintomi di [[psicosi]] o [[schizofrenia]]). Qualche confratello disse addirittura di averlo visto in [[estasi]], sollevato da terra<ref>{{Cita|Allegri|p. 21|Allegri1993}}</ref>. Nel giugno del [[1905]] la salute del frate era talmente compromessa che i superiori decisero di mandarlo in un convento di montagna, nella speranza che il cambiamento d'aria gli facesse bene. Le condizioni di salute però, peggioravano e allora i medici consigliarono di farlo tornare nel suo paese. Anche qui però il suo stato di salute peggiorò. Negli anni giovanili padre Pio fu anche colpito da "[[bronchite]] [[asma]]tica", di cui continuò a soffrire fino alla morte. Aveva anche una calcolosi renale grave, con coliche frequenti. Un'altra malattia molto dolorosa fu una specie di [[gastrite]] cronica, che poi si trasformò in [[ulcera]]. Soffrì di infiammazioni dell'occhio, del naso, dell'orecchio e della gola e infine di rinite e otite croniche. Nell'estate del [[1915]], il religioso dovette lasciare Pietrelcina per adempiere al servizio militare. Aveva fatto la visita di leva nel [[1907]] ed era stato dichiarato abile ma lasciato a casa con un congedo illimitato, fu però richiamato e il 6 novembre del 1915 si presentò al distretto militare di [[Benevento]], e venne assegnato alla Decima compagnia sanità di Napoli con il numero di matricola 2094/25. Ma dopo circa un mese a causa di continui disturbi cui andava soggetto, venne mandato in licenza per 30 giorni. Tornato in servizio fu sottoposto ad altre visite mediche e rimandato ancora in licenza a per 6 mesi. Trascorse questo periodo di licenza in un convento di [[Foggia]]. Ma anche lì il religioso stava male. Si decise quindi di spostarlo a San Giovanni Rotondo, un paesino sul Gargano a 600 m di altezza, dove anche nei mesi caldi faceva relativamente fresco. Arrivò in questo convento il 28 luglio del [[1916]]. A dicembre riprese il servizio militare, ma fu rimandato a casa per altri 2 mesi. Al rientro venne giudicato idoneo e destinato alla caserma di Sales in Napoli, dove rimase fino al marzo del [[1917]], quando dopo una visita all'ospedale di Napoli gli fu diagnosticata una "[[tubercolosi]] polmonare" accertata dall'esame radiologico e mandato a casa con un congedo definitivo. Nel [[1925]] fu operato per un'[[ernia]] inguinale, e un po' dopo sul collo si formò una grossa cisti che dovette essere asportata. Un terzo intervento lo subì all'orecchio, si era formato un [[epitelioma]], l'esame istologico eseguito a Roma disse che si trattava di una forma tumorale maligna. Dopo l'operazione padre Pio fu sottoposto a terapia radiologica, che ebbe successo, sembra, in sole due sedute<ref>{{Cita|Allegri|p. 141|Allegri1993}}</ref>. Nel 1956 fu colpito da una grave "[[pleurite]] essudativa", la malattia venne accertata radiologicamente dal professore Cataldo Cassano che estrasse personalmente il liquido sieroso dal corpo del Padre. Rimase a letto per 4 mesi consecutivi. Negli anni della vecchiaia il Padre fu tormentato dall'[[artrite]] e dall'[[artrosi]]. === Le ipertermie === Un fenomeno misterioso che si sarebbe manifestato nel corpo di Padre Pio furono le [[febbre|febbri]] alte. Secondo quanto riportato da [[Renzo Allegri]], tale evento sconcertò alcuni dei medici che in qualche modo si erano interessati alla sua salute<ref>{{Cita|Allegri|p. 142|Allegri1993}}</ref>. I primi a osservarle furono i medici dell'ospedale militare di Napoli durante una visita di controllo. La febbre era così alta che il [[termometro]] clinico non era in grado di misurarla in quanto fuori scala<ref>{{Cita|Allegri|p. 143|Allegri1993}}</ref>. In altre occasioni, sempre durante il periodo del servizio militare, sarebbero state rilevate temperature elevate fino a 52 °C<ref>[[Rino Cammilleri]], ''Vita di Padre Pio'', Edizioni Piemme, 2002, p. 63</ref>. Il primo a misurare con esattezza il grado di temperatura della febbre di padre Pio fu un medico di Foggia, quando il frate era ospite di un convento del luogo e continuava a stare male. Il medico ricorse a un termometro da bagno che avrebbe registrato una temperatura di 48 °C<ref name="Allegri 1993 p. 144">{{Cita|Allegri|p. 144|Allegri1993}}</ref>. Lo studio scientifico di quelle febbri altissime fu ripreso dal dottor Giorgio Festa nel 1920, che aveva sentito parlare di tale anomalia e riteneva il fenomeno impossibile. Iniziò pertanto a misurargli la temperatura con metodo, due volte al giorno, e diede ordine ai superiori del convento di fare altrettanto in sua assenza. Secondo il rapporto stilato da Festa, a giorni in cui la temperatura oscillava tra i 36.2 e i 36.5 °C si alternavano altri in cui si evidenziavano picchi di temperatura a 48-48.5 °C. Quando veniva colto da tali temperature elevate, il frate appariva molto sofferente e agitato sul suo letto, ma senza [[delirio]] e senza i comuni disturbi che di solito accompagnano alterazioni febbrili notevoli<ref>Dalla relazione del 4 ottobre 1921, redatta dal Visitatore Apostolico, Fr. Raffaello C., Vescovo di Volterra; riportata da "Padre Pio sotto inchiesta", di Francesco Castelli, Edizioni Ares, 2008, p. 150.</ref>. Secondo [[Francesco Castelli]], il Padre Lorenzo da San Marco in Lamis, superiore dei Cappuccini di San Giovanni Rotondo, interrogato il [[16 giugno]] [[1921]] dal [[Visitatore Apostolico]], dichiarò di avere verificato a più riprese la temperatura di Padre Pio, alla presenza del dottor Francesco Antonio Gina e del dottor Angelo Merla, riscontrando successivamente 43 °C, 45 °C e 48 °C<ref>Francesco Castelli, Opera citata, pp. 175-176.</ref>. Dopo uno o due giorni tutto rientrava nel suo stato normale, e al terzo giorno lo si vedeva nuovamente nel confessionale<ref name="Allegri 1993 p. 144"/>. Da un punto di vista medico-scientifico si tratterebbe di un fenomeno inspiegabile, in quanto temperature così elevate dovrebbero condurre in breve tempo alla morte: in generale, infatti, "''la temperatura corporea più elevata considerata ancora compatibile con la vita è 42 °C anche se, per brevi periodi, è possibile sopravvivere a temperature più elevate, sino a 43 °C''"<ref>[http://books.google.it/books?id=e7fhI5zRO1AC&pg=PA52&lpg=PA52&dq=Temperatura+corporea+massima&source=bl&ots=I5bH1IC-7b&sig=kpCpuP-pUbV-GeRnues7IubKYSg&hl=it&ei=JBCuTcPgBovOswbgv7jXDA&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=8&ved=0CEEQ6AEwBzgK#v=onepage&q=Temperatura%20corporea%20massima&f=false Francesco Mazzeo, ''Trattato di clinica e terapia chirurgica'', Volume I, Casa Editrice Piccin, Padova, 2001, p. 55]</ref>. Tuttavia viene riportato che dopo tali attacchi febbrili il frate era in grado di tornare ai suoi compiti senza apparente danno<ref>{{Cita|Allegri|p. 145-146|Allegri1993}}</ref>. Il fenomeno delle ipertermie è oggetto di discussione e di diverse interpretazioni. Ad esempio, secondo [[Pier Angelo Gramaglia]], anche se Padre Pio «interpretava il fenomeno come un segno di inusuali esperienze mistiche», «in realtà l’ipertermia ha per lo più cause [[neuropatologia|neuropatologiche]] e può accompagnare le reazioni emotive di individui che subiscono facilmente stati di [[dissociazione (psicologia)|dissociazione]], perdendo nel delirio febbricitante conseguente il senso del limite tra fantasia allucinata e realtà. L’ipertermia provocava anche deliri, grida e crisi isteriche, sempre acriticamente intese quali esperienze soprannaturali e di eventi carismatici»<ref>Pier Angelo Gramaglia, ''[http://www.ilfoglio.org/292/La_santita_di_padre_Pio.htm Padre Pio da Pietrelcina. Analisi di un mito]'', Torino, s.n., 1997.</ref>. == Riesumazione == [[File:S.Giovanni Rotondo (19).jpg|thumb|L'esposizione alla pubblica venerazione della salma di San Pio]] Il [[6 gennaio]] [[2008]] il [[vescovo]] [[Domenico Umberto D'Ambrosio|Domenico D'Ambrosio]] annunciò durante la messa nel santuario di Santa Maria delle Grazie che nel mese di [[aprile]] [[2008]] il corpo di Padre Pio sarebbe stato riesumato per una ricognizione canonica con l'esposizione alla pubblica venerazione sino al mese di [[settembre]] [[2009]] in vista del quarantesimo anniversario della sua morte. Nella notte tra il [[2 marzo|2]] e il [[3 marzo]] [[2008]] è stata riaperta la [[bara]] che contiene il [[cadavere]] di san Pio. Secondo le dichiarazioni del locale arcivescovo le unghie e il mento erano ben conservati pur essendo trascorsi quarant'anni dalla sua morte, ma non sono state rese pubbliche fotografie<ref>{{cita news|url=http://www.corriere.it/cronache/08_marzo_03/padre_pio_tomba_ed12a54e-e8e5-11dc-9255-0003ba99c667.shtml|titolo=Padre Pio, tomba riaperta dopo 40 anni|pubblicazione=[[Il Corriere della Sera]]|autore=Luigi Accattoli|giorno=3|mese=3|anno=2008|accesso=3-3-2008}}</ref>. === Esposizione della salma === [[Immagine:Criptapadrepio.jpg|thumb|260px|left|La chiesa inferiore con la tomba di San Pio.]] Dal [[24 aprile]] [[2008]] al [[23 settembre]] [[2009]] a [[San Giovanni Rotondo]] è stata esposta la salma di Padre Pio, all'interno di una teca di cristallo costruita appositamente. Essa in realtà è stata poco visibile: il volto, conservato solo nella parte inferiore, è talmente decomposto da essere stato ricoperto da una maschera di [[silicone]] che ne riproduce le sembianze. La salma poggia su un piano di [[plexiglas]] forato e rivestito di tessuto. Al di sotto ci sono due contenitori in [[Cloruro di polivinile|pvc]] pieni di [[gel di silice]] per la regolazione dell’umidità. Nella teca è stato immesso [[azoto]] per evitare ulteriori [[Decomposizione (biologia)|decomposizioni]]<ref>Andrea Tornielli, {{Cita news|url=http://www.ilgiornale.it/interni/vi_racconto_come__il_corpo_padre_pio/23-04-2008/articolo-id=256728-page=0-comments=1|titolo=Vi racconto com’è il corpo di Padre Pio|pubblicazione=[[il Giornale]]|accesso=12-4-2011|giorno=23|mese=4|anno=2008}}</ref><ref>{{Cita news|url=http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/cronaca/padre-pio-riesumato/padre-esposto/padre-esposto.html|titolo=Folla per l'ostensione di Padre Pio. In migliaia per il frate di Pietrelcina|pubblicazione=[[la Repubblica]]|giorno=24|mese=4|anno=2008|accesso=21-7-2009}}</ref><ref>{{Cita news|url=http://www.corriere.it/cronache/08_aprile_24/salma_padre_pio_ostensione_29cf3904-11d4-11dd-8094-00144f02aabc.shtml|titolo=Padre Pio, ostensione in diretta mondiale|pubblicazione=[[Corriere della Sera]]|giorno=25|mese=4|anno=2008|accesso=21-4-2009}}</ref>. Il [[23 settembre]] [[2009]], nell'anniversario della morte, si è conclusa l'esposizione della salma con una solenne cerimonia<ref>{{Cita news|url=http://archiviostorico.corriere.it/2009/settembre/24/milioni_per_spoglie_Padre_Pio_co_8_090924024.shtml|titolo=In 8 milioni per le spoglie di Padre Pio|pubblicazione=[[Corriere della Sera]]|giorno=24|mese=9|anno=2009|accesso=12-4-2011}}</ref>. === Traslazione della salma === Il [[19 aprile]] [[2010]] la salma di San Pio è stata traslata nella [[cripta]] della nuova ''[[Chiesa di Padre Pio]]''<ref>{{cita web|url=http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/04/19/visualizza_new.html_1764390474.html|titolo=San Pio, traslate nella 'sua' chiesa le spoglie|editore=[[ANSA]]|data=20-04-2010|accesso=04-05-2010|autore=Paolo Melchiorre}}</ref>, decorata con i [[mosaico|mosaici]] del [[sacerdote]] [[gesuiti|gesuita]] [[Slovenia|sloveno]] [[Marko Ivan Rupnik]] e con il soffitto ricoperto di [[foglia oro]], ricavato dalla fusione degli ex voto che i fedeli negli anni hanno donato a San Pio. Tuttavia, l'inaugurazione di una siffatta cripta è stata contrassegnata da forti polemiche, sia da parte del mondo laico che da parte degli stessi cattolici, in quanto un tale sfarzo è decisamente contrario agli ideali dell'Ordine Francescano (al quale Padre Pio apparteneva) improntati all'umiltà e alla povertà. == Opere == * ''Consigli, esortazioni di padre Pio da Pietrelcina tratti dai suoi scritti o ascoltati dalla sua viva voce'', Palermo, Tip. A. Priulla, 1953. * ''Tempo natalizio. Meditazioni'', San Giovanni Rotondo, Casa sollievo della sofferenza, 1958. * ''Esortazione del rev.mo Padre Pio da Pietralcina ai suoi figli vicini e lontani...'', San Giovanni Rotondo, Ediz. S. Maria delle Grazie, 1959. * ''Padre Pio vi parla e vi benedice dal convento S. Maria delle Grazie in S. Giovanni Rotondo'', San Giovanni Rotondo, F. Abresch, 1959. * ''Lettere di Padre Pio'', San Giovanni Rotondo, Casa sollievo della sofferenza, 1969. * ''Lettere al padre spirituale'', Roma, Pro sanctitate, 1970. * ''Epistolario'', 4 voll.: :<cite id=EpistolarioI></cite>''Corrispondenza con i direttori spirituali, 1910-1922'', San Giovanni Rotondo, Padre Pio da Pietrelcina, 1971; 1973; 1987. :''Corrispondenza con la nobildonna Raffaelina Cerase (1914-1915)'', San Giovanni Rotondo, Padre Pio da Pietrelcina, 1975; 2000. :''Corrispondenza con le figlie spirituali, 1915-1923'', San Giovanni Rotondo, Padre Pio da Pietrelcina, 1977. :''Corrispondenza con diverse categorie di persone'', San Giovanni Rotondo, Padre Pio da Pietrelcina, 1984; 1991; 1998. * ''Buona giornata!.... Un pensiero per ogni giorno dell'anno'', San Giovanni Rotondo, "Padre Pio da Pietrelcina" Convento S. Maria delle Grazie, 1972. * ''Componimenti scolastici'', San Giovanni Rotondo, Edizioni Padre Pio da Pietrelcina, 1983. == Filmografia == * Televisione ** ''[[Padre Pio - Tra cielo e terra]]'' - miniserie televisiva in due puntate del [[2000]]. ** ''[[Padre Pio (miniserie televisiva)|Padre Pio]]'' - altra miniserie televisiva in due puntate del [[2000]]. ** ''[[Padre Pio (film per la televisione)|Padre Pio]]'' - film d'animazione per la televisione del [[2006]]. ** ''[[Padre Pio da Pietrelcina - Il crocefisso senza croce]]'' - documentario del [[2007]] diretto da [[Massimo My]]. ** ''[[Padre Pio - La storia di un santo]]'' - documentario del [[2008]] della serie ''La grande storia'' trasmesso da [[Rai 3]]. ** ''Padre Pio S.p.A.'' - documentario del 2009 trasmesso da [[Current TV]]. * Cinema ** ''Padre Pio - La notte del profeta'' del [[1995]]. == Note == {{references|2}} == Bibliografia == * [[Giuseppe Cavaciocchi]], ''Padre Pio da Pietrelcina. Il fascino e la fama mondiale di un umile e grande francescano'', Roma, Giorgio Berlutti, 1924. * [[Rocco De Rosa]], ''L'universo di Padre Pio'', s.l., Rubbettino, 2006. * [[Giuseppe De Rossi]], ''Padre Pio da Pietrelcina'', Roma, G. Berlutti, 1926. * [[Alberto Del Fante]], ''A padre Pio di Pietralcina. L'araldo del Signore'', Bologna, Galleri, 1931. * Alberto Del Fante, ''Dal dubbio alla fede. A padre Pio di Pietralcina'', Bologna, Galleri, 1931. * Alberto Del Fante, ''Per la storia. Padre Pio di Pietrelcina, il primo sacerdote stigmatizzato'', Bologna, Galleri, 1932; Bologna, Aldina, 1940; Bologna, Anonima Arti Grafiche, 1942; 1943. * Alberto Del Fante, ''Padre Pio di Pietrelcina giudicato dal settimanale cattolico Konnersrether-Sonntagsblatt'', Bologna, Galleri, 1934. * [[Giorgio Festa]], ''Misteri di scienza e luci di fede. Stigmate del padre Pio da Pietrelcina'', Roma, Ferri, 1938. * [[Donato Apollonio]], ''Itinerari garganici. Verso la dimora di Padre Pio'', Foggia, Casa Ed. Il Rinnovamento, 1940. * Alberto Del Fante, ''Quindici anni dopo la mia prima visita a padre Pio di Pietrelcina. Iimpressioni'', Bologna, Anonima Arti Grafiche, 1946. * [[Giancarlo Pedriali]], ''Ho visto Padre Pio'', Lucera, C. Catapano, 1947; Foggia, Tip. L. Cappetto, 1948. * Alberto Del Fante, ''Dal dubbio alla fede. Novembre 1930. Quindici anni dopo la Mia prima visita a padre pio di pietrelcina. Giugno 1945'', Bologna, Anonima Arti Grafiche, 1946. * Alberto Del Fante, ''Fatti nuovi. Seguito del volume. per la storia. Padre pio di pietrelcina il primo sacerdote stigmatizzato'', Bologna, Anonima Arti Grafiche, 1948. * [[Guido Greco Fiorentini]], ''Entità meravigliosa di Padre Pio da Pietrelcina. L'attore celeste'', S. Maria Capua Vetere, A. Beato, 1948. * [[Franco Lotti]], ''Padre Pio da Pietrelcina'', Bologna, Scuola Professionale Sordomuti, 1948. * [[Alberto Dalla Vera]], ''La messa di Padre Pio. Il dono. La Luce'', Sarzana, Tip. A. Canale, 1950. * [[Alessandro Lingua]], ''Ho visto padre Pio da Pietrelcina. Diario di tre fortunati viaggi a S. Giovanni Rotondo'', s.l, s.n, 1950. * [[Gino Vinelli]], ''Padre Pio, il Francesco d'Assisi del XX secolo. Nel XXXII anno delle stimmate, 1918-1950'', Roma, Tip. Atena, 1950. * {{cita libro|nome=Renzo|cognome=Allegri|wkautore=Renzo Allegri|titolo=I miracoli di padre Pio|editore=Mondadori|città=Milano|anno=1993|id=ISBN 88-04-37242-7|cid=Allegri1993}} * [[Antonio Motta]] (a cura di), ''Vita di Padre Pio attraverso le lettere'', Milano, Mondadori, 1995. ISBN 88-04-40188-5. * Renzo Allegri, ''Padre Pio. Un santo tra noi'', Milano, Mondadori, 1998. ISBN 88-04-45080-0. * {{cita libro|nome=Rino|cognome=Cammilleri|wkautore=Rino Cammilleri|titolo=Vita di padre Pio|editore=Piemme|città=Casale Monferrato|anno=1999|id=ISBN 88-384-4354-8|cid=Cammilleri1999}} * {{cita libro|autore=Padre Carmelo Durante da Sessano del Molise|titolo=Padre Pio uomo santo di Dio. Pagine di diario e appunti|editore=Edizioni pugliesi|città=Martina Franca|anno=2002|id=ISBN 88-8348-018-X|cid=Durante2002}} * [[Giuseppe Esposito]], [[Silvana Consiglio]], ''Il divenire inquieto di un desiderio di santità. Padre Pio da Pietrelcina. Saggio psicologico'', Roma, Cantagalli, 2002. ISBN 88-8272-118-3. * [[Giulio Giovanni Siena]], ''Padre Pio e S. Giovanni Rotondo nei disegni della Provvidenza'', Foggia, Bastogi, 2002, ISBN 88-8185-465-1. * [[Antonio Socci]], ''Il segreto di Padre Pio'', Milano, Rizzoli, 2007. ISBN 88-17-01841-4. * [[Saverio Gaeta]], [[Andrea Tornielli]], ''Padre Pio, l'ultimo sospetto. La verità sul frate delle stimmate'', Casale Monferrato, Piemme, 2008. ISBN 978-88-384-9961-6. * [[Francesco Castelli]], ''Padre Pio sotto inchiesta. L'"autobiografia" segreta'', [[Edizioni Ares]], 2008 * Francesco Castelli, ''Padre Pio e il Sant'Uffizio (1918-1939). Fatti, protagonisti, documenti inediti'', [[Edizioni Studium]], 2011 === Bibliografia critica === * [[Luigi Cancrini]], ''[http://www.arte-e-psiche.com/M_A/micromega_cancrini.htm Perizia psichiatrica su padre Pio'', in "MicroMega"], n. 3, 1999, pp. 194-200. * [[Sergio Luzzatto]], ''[[Padre Pio. Miracoli e politica nell'Italia del Novecento]]'', Torino, Einaudi, 2007. ISBN 978-88-06-18571-8. * [[Agostino Gemelli]], ''[[Contro padre Pio]]'', Mimesis Edizioni, 2010. ISBN 9788857502625 * [[AA.VV.]], ''[[Dossier Padre Pio. Cronologia e documenti di un grande inganno]]'', Milano, Kaos edizioni, 2009. ISBN 978-88-7953-208-2 * Joachim Bouflet, ''[[La Storia Segreta di Padre Pio. Dai fulmini del sant'Uffizio allo splendore della verità: la vita, la fede e i miracoli della figura più controversa del cattolicesimo contemporaneo]]'', [[Newton & Compton Editori]], 2009. * [[Mario Guarino]], ''[[Santo impostore]] (Controstoria di padre Pio)'', Milano, Kaos, 1999. ISBN 88-7953-084-4; 2003. ISBN 88-7953-125-5. == Voci correlate == * [[Chiesa di Padre Pio]] * [[Tele Radio Padre Pio]] * [[Casa Sollievo della Sofferenza]] == Altri progetti == {{interprogetto|commons=Category:Padre Pio}} {{interprogetto|q}} == Collegamenti esterni == * {{santiebeati|71750|San Pio da Pietrelcina (Francesco Forgione) }} * [http://www.vatican.va/news_services/liturgy/saints/ns_lit_doc_20020616_index_padre-pio_it.html/ Biografia, discorsi e omelie in occasione della canonizzazione dal sito del vaticano] * [http://www.padrepio.it/ Portale ufficiale della provincia religiosa "Sant'Angelo e padre Pio"] * [http://www.cicap.org/enciclop/at100266.htm Padre Pio, dal sito del CICAP] * [http://www.teleradiopadrepio.it La tv via satellite dedicata al frate delle stimmate]. * [http://www.vocedipadrepio.com La rivista ufficiale "Voce di Padre Pio", edita dai Frati Cappuccini]. * [http://www.operapadrepio.it Ospedale Casa sollievo della sofferenza e gruppi di preghiera di padre Pio] * [http://www.cappuccinipietrelcina.com/ Sito Ufficiale del Convento dei Frati Cappuccini di Pietrelcina, paese natale di Padre Pio"] * [http://www.cdbchieri.it/rassegna_stampa/padre_pio.htm Sintesi di un testo critico scritto da don Pierangelo Gramaglia, docente alla Facoltà di Teologia dell’Italia Settentrionale, sede di Torino] *[http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntate/lindemoniato-dei-cieli/683/default.aspx L`indemoniato dei cieli ] La Storia Siamo Noi * [http://www.corriere.it/cronache/07_ottobre_24/luzzatto.shtml I dubbi di Sergio Luzzatto sulle stigmate del frate di Pietrelcina: ''acido fenico'' e ''veratrina''?] * [http://www.ilgiornale.it/interni/nuovo_attacco_padre_pio_stimmate_false/23-10-2007/articolo-id=215101-page=0-comments=1 Risposta di Andrea Tornielli ai dubbi di Sergio Luzzatto] * [http://www.corriere.it/cronache/07_ottobre_25/padrepio.shtml Padre Pio, un immenso inganno] {{Portale|biografie|cattolicesimo}} [[Categoria:Santi per nome|Pio da Pietrelcina]] [[Categoria:Santi cappuccini]] [[Categoria:Cappuccini italiani]] [[Categoria:Personalità legate a Foggia]] [[Categoria:Santi canonizzati da Giovanni Paolo II]] [[Categoria:Nati in provincia di Benevento]] [[Categoria:Morti in Puglia]] [[Categoria:San Giovanni Rotondo]] [[Categoria:Casa Sollievo della Sofferenza]] [[ar:بادري بيو]] [[bcl:Padre Pio]] [[ca:Pius de Pietrelcina]] [[cbk-zam:Padre Pio]] [[cs:Pio z Pietrelciny]] [[de:Pio von Pietrelcina]] [[en:Pio of Pietrelcina]] [[eo:Pio el Pietrelcina]] [[es:Pío de Pietrelcina]] [[fi:Padre Pio]] [[fr:Padre Pio]] [[ga:Naomh Pío da Pietrelcina]] [[hr:Sveti Pio iz Pietrelcine]] [[hu:Pietrelcinai Szent Pio]] [[ia:Patre Pio]] [[id:Padre pio]] [[ja:ピオ神父]] [[kn:ಪಾದ್ರೆ ಪಿಯೊ]] [[ko:피에트렐치나의 비오]] [[la:Pater Pius]] [[lmo:San Pio da Pietrelcina]] [[lv:Pio no Pjetrelčinas]] [[mk:Свети Пио]] [[mt:Patri Piju]] [[nl:Pater Pio]] [[no:Pio av Pietrelcina]] [[pl:Pio z Pietrelciny]] [[pt:Padre Pio]] [[ro:Padre Pio]] [[ru:Пио из Пьетрельчины]] [[sc:Padre Pio]] [[sk:Pio z Pietrelciny]] [[sl:Sveti Pij iz Pietrelcine]] [[sv:Padre Pio]] [[sw:Pio wa Pietrelcina]] [[ta:பியட்ரல்சினாவின் பியோ]] [[uk:Святий Піо]] All content in the above text box is licensed under the Creative Commons Attribution-ShareAlike license Version 4 and was originally sourced from https://it.wikipedia.org/w/index.php?diff=prev&oldid=54449653.
![]() ![]() This site is not affiliated with or endorsed in any way by the Wikimedia Foundation or any of its affiliates. In fact, we fucking despise them.
|