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{{Papa della Chiesa cattolica
|nome=Papa Leone XII
|immagine=[[File:Leone_XII.jpg|250px|]]
|legenda = 
|stemma = [[File:C o a Leone XII.svg|150px]]
|titolo = 252º papa della Chiesa cattolica
|elezione = [[28 settembre]] [[1823]]
|insediamento = [[5 ottobre]] [[1823]]
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In questo periodo andò incontro a ristrettezze economiche. In seguito allo scioglimento dello [[Stato della Chiesa]], egli fu considerato dai francesi alla stregua di un prigioniero di stato, e trascorse alcuni anni nell'abbazia di [[Monticelli]]. 

Nel [[1814]] fu inviato da [[Pio VII]] alla Conferenza di pace di [[Parigi]] quando [[Ercole Consalvi]] era ancora in esilio
. Della Genga impiegò ben ventidue giorni per raggiungere la capitale francese. Consalvi, che era stato finalmente contattato dal pontefice, ci arrivò solo pochi giorni più tardi e si infuriò nell'apprendere che Della Genga aveva viaggiato così lentamente da perdere le trattative iniziali. Ne seguì una scena sgradevole nel corso della quale Consalvi accusò Della Genga di incompetenza. L'episodio produsse conseguenze durevoli, perché segnò un punto di svolta nei rapporti fra i due uomini<ref>D. Kertzer, ''I papi contro gli ebrei'', Rizzoli, Milano, 2002</ref>; nel [[concistoro]] dell'[[8 marzo]] [[1816]] fu nominato [[cardinale presbitero]] di [[Basilica di Santa Maria in Trastevere|Santa Maria in Trastevere]] e reso titolare della diocesi di [[Senigallia]], carica da cui si dimise nel [[1819]] per poi ricevere, nel [[1820]] da Pio VII, l'ambita funzione di [[cardinale vicario]].

Nel [[conclave]] del [[1823]] l'appoggio dalla fazione degli zelanti gli consentì di essere eletto ([[28 settembre]]) nonostante la decisa opposizione della [[Francia]]. Pare che la sua elezione sia stata facilitata dal fatto che si pensava avesse ormai poco da vivere; tuttavia, nonostante l'età e le precarie condizioni di salute, il suo pontificato durò 6 anni.

Secondo quanto riferì l'ambasciatore [[Austria|austriaco]] Appony riguardo all'elezione di Leone XII, «''lo spirito dominante era quello della passione, dell'odio, della vendetta... umiliare il cardinal Consalvi, distruggere la sua creazione, era diventato, per così dire, il prezzo del papato''».<ref>G. Di Benedetto, C. Rendina, ''Storia di Roma moderna e contemporanea'', Newton Compton, Roma, 2004</ref> Leone XII provvide al licenziamento di [[Ercole Consalvi]] adottando in pieno una linea rigidamente reazionaria; affidò la [[Segreteria di Stato della Santa Sede|Segreteria di Stato]] al cardinale [[Giulio Maria della Somaglia]] e annullò molte delle riforme legislative emanate da Pio VII.<ref name="ReferenceA">Claudio Rendina, ''I papi'', Newton Compton, Roma, 1983</ref>

== Politica estera ed economica ==

Leone XII delegò la condotta della politica estera al Della Somaglia e successivamente al più accorto [[Tommaso Bernetti]], i quali riuscirono a stipulare diversi accordi e trattati particolarmente favorevoli allo Stato della Chiesa e al papato stesso. Leone era una persona fondamentalmente frugale e questa sua indole si rifletté nella sua amministrazione, che riuscì a fare economie nella gestione della giustizia, a ridurre le [[imposte]] ed anche a reperire le risorse per l'esecuzione di alcuni importanti lavori pubblici. Si impegnò alla riforma dell'amministrazione vaticana, portando a termine la riforma tributaria. Stabilì che tutti i [[parroci]] dovessero percepire la stessa congrua. Nonostante l'importanza e l'originalità delle suddette iniziative, è indubbio che l'avvenimento più conosciuto ed arduo del suo pontificato fu il grande [[Giubileo]] del [[1825]]. Il Giubileo riscosse un notevole successo e registrò una imprevista partecipazione.

Nonostante tutto ciò alla fine del suo pontificato la situazione delle finanze risultò essere peggiore rispetto a quella iniziale e il Giubileo stesso non contribuì certo a migliorare le cose.

== Politica interna ==

Leone XII si distinse per la durezza con cui affrontò la società segreta della [[Carboneria]]. Durante il giubileo del 1825 furono ghigliottinati pubblicamente, in [[Piazza del Popolo (Roma)|Piazza del Popolo]] a Roma, i due carbonari [[Angelo Targhini]] e [[Leonida Montanari]], che stavano diffondendo l'ideale dell'unità d'Italia. Il cardinale legato [[Agostino Rivarola]], investito di poteri straordinari, venne mandato a [[Ravenna]] per reprimere i carbonari; ne catturò 508, di cui sette furono condannati a morte, 54 condannati ai lavori forzati e 59 messi in carcere. I carbonari si vendicarono uccidendo il segretario del cardinale legato. Ne seguì un'impressionante ondata di arresti ed esecuzioni capitali. Tutti questi avvenimenti vennero divulgati all'estero dalla propaganda liberale, che definì il governo di Leone XII un ritorno all'oscurantismo medievale.<ref>Josef Gelmi, ''I papi'', Rizzoli, Milano, 1987, p. 225</ref>
La lunga scia di sangue provocata da Leone XII incluse Luigi Zanoli, decapitato perché accusato di "avere ucciso una guardia papalina"; Giuseppe Franconi, fatto uccidere tramite "[[mazzolatura]]" perché accusato di "avere ucciso un prete per rapina"; Angelo Ortolani fu fatto impiccare perché accusato di "avere ucciso una guardia papalina"; Gaetano Montanari fu fatto squartare vivo per aver ferito un "emissario papalino"; ecc.<ref>Fernando Liggio, ''Papi scellerati'', Clinamen, Firenze, 2009</ref> 

Proibì le società bibliche, di stampo protestante e finanziate spesso dalla [[massoneria]] e, fortemente influenzato dai [[gesuiti]], riorganizzò tutto il sistema scolastico.
Pubblicò il codice ''Reformatio Tribunalium''. Riordinò le [[Università]] del suo Stato con la [[Bolla pontificia|bolla]] ''Quod divina sapientia'', dell'[[agosto]] [[1824]], suddividendole in due classi: alla prima assegnò quelle di Roma e [[Bologna]], con trentotto [[Cattedra#Cattedra universitaria|cattedre]]; alla seconda quelle di [[Ferrara]], [[Perugia]], [[Camerino]], [[Macerata]] e [[Fermo]], con diciassette cattedre. Istituì, nello stesso tempo, la Congregazione degli Studi, allo scopo di controllare l'operato delle Università stesse. Volle rivedere anche il cosiddetto "[[indice dei libri proibiti]]" e tra questi fece togliere alcune opere di [[Galileo Galilei]]. Definì anche un progetto di riforma delle parrocchie romane, sopprimendone 17 e creandone 9.

Il Papa si accinse al rinnovamento morale di Roma con durezza draconiana. Il cardinale vicario aveva l'incarico di punire con la prigione quanti non avessero debitamente adempiuto al precetto pasquale. Anche gli stranieri presenti in Roma avevano l'obbligo di adeguarsi a queste disposizioni.<ref>Josef Gelmi, ''I papi'', Rizzoli, Milano, 1987, p. 225-226</ref> Venne poi proibito il [[valzer]], considerato una "danza oscena". Il [[31 marzo]] 1824 emanò un provvedimento contro gli spacci di vino al minuto, facendo istituire sulle porte delle osterie i famosi cancelletti: una misura disastrosa e profondamente impopolare che portò a un devastante aumento dell'ubriachezza pubblica. Ne parla in un sonetto intitolato "Li cancelletti" anche il poeta romanesco [[Giuseppe Gioacchino Belli]], che in una nota scrisse:  "''Leone XII fece apporre alle porte delle bettole un cancello, onde per mezzo a quello si spacciasse il vino ed alcuno non si fermasse dentro a bere. Così tutti bevevano per le strade, con non minorazione di scandalo''". Fu introdotta la prigione per coloro che venivano sorpresi a fare qualunque tipo di gioco alla [[domenica]] o nei giorni di festa e proibiti per le donne gli abiti eccessivamente attillati. Le richieste di ''bis'' e le ovazioni nei teatri furono vietate, perché Leone e i suoi consiglieri pensavano che fornissero il pretesto per lo sfoggio di un sentimento politico sedizioso. Per lo stesso motivo gli attori che improvvisavano battute su temi di attualità erano passibili di arresto.<ref>Eamon Duffy, ''La grande storia dei papi'', Mondadori, Milano, 2001</ref> Inoltre fece rimuovere le statue raffiguranti donne nude e comandò che chiunque per strada si avvicinasse troppo a una donna venisse arrestato. Queste campagne suscitarono la collera del popolo: di norma i pontefici erano accolti da grida di acclamazione quando percorrevano le strade cittadine; ma ovunque andasse, Leone XII riceveva solo un ostinato silenzio. Sensibile a quelle dimostrazioni di ostilità, il Papa rinunciò a uscire.<ref>D. Kertzer, ''I papi contro gli ebrei'', Rizzoli, Milano, 2002, p. 70</ref>

== I provvedimenti contro gli ebrei ==

Le severe misure restrittive nei confronti della comunità ebraica causarono l'emigrazione di molti [[ebrei]]. Liberati dalla rivoluzione, gli ebrei diventarono uno dei bersagli preferiti della restaurazione di Leone XII. Furono costretti a tornare nei [[Ghetto|ghetti]], che a tal fine furono ampliati e provvisti di mura e porte che potevano essere sbarrate. Fu loro proibito di possedere beni immobili. A trecento ebrei di Roma fu imposto di frequentare speciali sermoni cristiani ogni settimana e fu loro vietato di mandarvi al loro posto dei cristiani. Furono proibite le transazioni finanziarie tra ebrei e cristiani. Il conseguente esodo di ebrei influenti dagli Stati pontifici peggiorò i già cronici problemi economici dello stato.<ref>Eamon Duffy, ''La grande storia dei papi'', Mondadori, Milano, 2000, p. 328</ref> Gli sforzi del nuovo Papa per rafforzare le restrizioni sugli ebrei si basavano sulla burocrazia fornita dall'[[Inquisizione]] e da varie istituzioni degli Stati pontifici, ma avevano anche una componente ideologica. In un articolo pubblicato nel 1825 sul “''Giornale ecclesiastico''” di Roma su ispirazione dello stesso Della Genga,<ref name="D. Kertzer, 2002, p. 72">D. Kertzer, ''I papi contro gli ebrei'', Rizzoli, Milano, 2002, p. 72</ref> si riproponevano molte delle accuse tradizionalmente mosse dalla Chiesa agli ebrei: erano colpevoli di [[deicidio]], erano guidati esclusivamente dal desiderio di lucro e da quello di abbattere la cristianità. Secondo Leone XII così grande era il loro odio per il cristianesimo, che non si trattenevano davanti a nessuna malvagità: erano soliti «''lavarsi le mani nel sangue dei cristiani, mettere a fuoco le chiese, calpestare le ostie consacrate, [...] rapire bambini e scannarli, violare le vergini a Dio sacre, e abusare delle battezzate''»<ref name="D. Kertzer, 2002, p. 72"/> e così via. Verso la fine del 1825 il papa ordinò che tutti gli ebrei abitanti negli Stati pontifici venissero nuovamente rinchiusi nei ghetti e che fossero ripristinati i vecchi divieti che regolavano i loro rapporti con i cristiani: «''niun ebreo dimorante nel ghetto di Roma potrà assentarsene anche per un sol giorno se non è munito di licenza in iscritto''». Gli ottantaquattro tra negozi e magazzini che gli ebrei avevano aperto fuori delle mura del ghetto di Roma furono chiusi; agli ebrei fu vietata la coabitazione e finanche la familiare conversazione con i cristiani<ref>D. Kertzer, ''I papi contro gli ebrei'', Rizzoli, Milano, 2002, pp. 74-75</ref>. Dopo la morte di Leone XII, gli ebrei abbatterono le porte del ghetto, dove su tremilacinquecento abitanti almeno milleseicento erano in condizioni di indigenza e trecento i poveri bisognosi<ref>Riccardo Calimani, ''Storia del pregiudizio contro gli ebrei'', Mondadori, Milano, 2007</ref>.
; nel [[concistoro]] dell'[[8 marzo]] [[1816]] fu nominato [[cardinale presbitero]] di [[Basilica di Santa Maria in Trastevere|Santa Maria in Trastevere]] e reso titolare della diocesi di [[Senigallia]], carica da cui si dimise nel [[1819]] per poi ricevere, nel [[1820]] da Pio VII, l'ambita funzione di [[cardinale vicario]].

Nel [[conclave]] del [[1823]] l'appoggio dalla fazione degli zelanti gli consentì di essere eletto ([[28 settembre]]) nonostante la decisa opposizione della [[Francia]]. Pare che la sua elezione sia stata facilitata dal fatto che si pensava avesse ormai poco da vivere; tuttavia, nonostante l'età e le precarie condizioni di salute, il suo pontificato durò 6 anni.

== Politica estera ed economica ==

Leone XII delegò la condotta della politica estera al Della Somaglia e successivamente al più accorto [[Tommaso Bernetti]], i quali riuscirono a stipulare diversi accordi e trattati particolarmente favorevoli allo Stato della Chiesa e al papato stesso. Leone era una persona fondamentalmente frugale e questa sua indole si rifletté nella sua amministrazione, che riuscì a fare economie nella gestione della giustizia, a ridurre le [[imposte]] ed anche a reperire le risorse per l'esecuzione di alcuni importanti lavori pubblici. Si impegnò alla riforma dell'amministrazione vaticana, portando a termine la riforma tributaria. Stabilì che tutti i [[parroci]] dovessero percepire la stessa congrua. Nonostante l'importanza e l'originalità delle suddette iniziative, è indubbio che l'avvenimento più conosciuto ed arduo del suo pontificato fu il grande [[Giubileo]] del [[1825]]. Il Giubileo riscosse un notevole successo e registrò una imprevista partecipazione.

Nonostante tutto ciò alla fine del suo pontificato la situazione delle finanze risultò essere peggiore rispetto a quella iniziale e il Giubileo stesso non contribuì certo a migliorare le cose.

== Politica interna ==

Leone XII si distinse per la durezza con cui affrontò la società segreta della [[Carboneria]]. Durante il giubileo del 1825 furono ghigliottinati pubblicamente, in [[Piazza del Popolo (Roma)|Piazza del Popolo]] a Roma, i due carbonari [[Angelo Targhini]] e [[Leonida Montanari]]. Il cardinale legato [[Agostino Rivarola]], investito di poteri straordinari, venne mandato a [[Ravenna]] per reprimere i carbonari.

Proibì le società bibliche, di stampo protestante e finanziate spesso dalla [[massoneria]] e, fortemente influenzato dai [[gesuiti]], riorganizzò tutto il sistema scolastico.
Pubblicò il codice ''Reformatio Tribunalium''. Riordinò le [[Università]] del suo Stato con la [[Bolla pontificia|bolla]] ''Quod divina sapientia'', dell'[[agosto]] [[1824]], suddividendole in due classi: alla prima assegnò quelle di Roma e [[Bologna]], con trentotto [[Cattedra#Cattedra universitaria|cattedre]]; alla seconda quelle di [[Ferrara]], [[Perugia]], [[Camerino]], [[Macerata]] e [[Fermo]], con diciassette cattedre. Istituì, nello stesso tempo, la Congregazione degli Studi, allo scopo di controllare l'operato delle Università stesse. Volle rivedere anche il cosiddetto "[[indice dei libri proibiti]]" e tra questi fece togliere alcune opere di [[Galileo Galilei]]. Definì anche un progetto di riforma delle parrocchie romane, sopprimendone 17 e creandone 9.

== Controversia sulla vaccinazione ==
{{F|storia|Maggio 2012|sezione inserita senza fonti, con fonti solo a sostegno di tesi opposte}}

Vari autori attribuiscono a Leone XII il divieto di vaccinazione contro il [[vaiolo]].

(contracted; show full)[[th:สมเด็จพระสันตะปาปาลีโอที่ 12]]
[[tl:León XII]]
[[uk:Лев XII]]
[[vec:Papa Leon XII]]
[[vi:Giáo hoàng Lêô XII]]
[[war:Papa León XII]]
[[yo:Pópù Leo 12k]]
[[zh:良十二世]]