Difference between revisions 54827932 and 54827939 on itwiki{{Infobox militare |Nome = Bartolomeo Colleoni |Immagine = Statua Colleoni .jpg |Didascalia = [[Andrea del Verrocchio|Verrocchio]], ''[[Monumento equestre a Bartolomeo Colleoni]], ''[[Campo Santi Giovanni e Paolo]] a [[Venezia]] |Soprannome = |Data_di_nascita = |Nato_a = Solza |Data_di_morte = |Morto_a = [[Castello di Malpaga|Malpaga]] |Cause_della_morte = |Luogo_di_sepoltura = |Etnia = <!-- solo se enciclopedica --> |Religione = <!-- solo se enciclopedica --> |Nazione_servita = [[Repubblica di Venezia]], [[Ducato di Milano]] |Forza_armata = Mercenari |Arma = |Corpo = |Specialità = |Unità = |Reparto = |Anni_di_servizio = |Grado = Condottiero |Ferite = |Comandanti = |Guerre = |Campagne = |Battaglie = |Comandante_di = |Decorazioni = |Studi_militari = |Pubblicazioni = |Frase_celebre = |Altro_lavoro = |Altro_campo = |Altro = |Note = |Ref = }} {{Bio |Nome = Bartolomeo |Cognome = Colleoni |Sesso = M |LuogoNascita = Solza |GiornoMeseNascita = |AnnoNascita = tra il [[1395]] ed il [[1400]] |LuogoMorte = Castello di Malpaga{{!}}Malpaga |GiornoMeseMorte = 3 novembre |AnnoMorte = 1475 |PreAttività = fu un |Attività = condottiero |Epoca = |Nazionalità = italiano |PostNazionalità = del [[XV secolo]] }} {{Stemma |nome = Stemma dei Colleoni |immagine = Coa fam ITA colleoni3.jpg |blasonatura = Troncato di argento e di rosso a tre paia di testicoli, dall'uno all'altro. }} ⏎ ⏎ ⏎ ⏎ ⏎ ⏎ ==Nascita== [[File:CappellaColleoni1.jpg|330px|right|thumb|Bartolomeo Colleoni nella sua [[Cappella Colleoni|Cappella]]<ref>Statua equestre di Bartolomeo Colleoni scolpita in legno dorato, dopo il [[1493]], da Leonardo Siry e Sisto da Norimberga. </ref>]] Bartolomeo Colleoni nacque a Solza, un villaggio della sponda [[provincia di Bergamo|bergamasca]] dell'[[Adda]]. Sulla sua data di nascita non vi è certezza, anche se in una targa bronzea rinvenuta nel suo [[Cappella Colleoni|sepolcro]] il [[21 novembre]] [[1969]]<ref>Umberto Zanetti, ex AA. VV, ''Bartolomeo Colleoni...'', p. 344, op. cit. in bibliografia.</ref> è indicata, assieme alla data della [[morte]], l'età di ottant'anni: da ciò deriverebbe che l'anno di nascita sia il 1395<ref>Giuliana Crevatin, ''Vita di Bartolomeo Colleoni'', op. cit. in bibliografia.</ref>. [[Immagine:Bartolomeo Colleoni.jpg|200px|left|thumb|Bartolomeo Colleoni<ref>Busto presunto di Bartolomeo Colleoni conservato presso la [[biblioteca Angelo Mai]] di Bergamo.</ref>]] Contro questa indicazione vi è la biografia, che si potrebbe dire ufficiale, in quanto ispirata dallo stesso Colleoni che l'ha commissionata<ref>Giuliana Crevatin, op. cit. p. XVII.</ref>, del contemporaneo [[Antonio Cornazzano]]<ref>Antonio Cornazzano, op. cit. in bibliografia.</ref>. Cornazzano indicava quale data di nascita l'anno 1400<ref>A. Cornazzano, op. cit., p. 11.</ref> in contraddizione con la predetta targa. Si potrebbe pensare che il Colleoni abbia voluto ringiovanirsi, ma se si considera che l'anno 1400 era ritenuto, erroneamente, un anno [[giubileo|giubilare]], quindi particolarmente importante per la cristianità tanto da rimanere impresso nelle coscienze dei fedeli, e che nello stesso anno assunse una grande rinomanza il movimento devozionale dei [http://www.tws.it/bianchi/scheda.htm Bianchi], non meraviglia che il Colleoni volesse collocare la propria nascita in un anno da tutti sentito, quasi con fede [[millenarismo|millenarista]], come l'inizio di un cambiamento rinnovatore<ref>G. Crevatin, op. cit., p. 125.</ref>. Il 1400 era considerato un anno eccezionale, carico di valori simbolici, che bene si addicevano alla biografia eroica di un grande condottiero. Non mancano, d'altra parte, testimonianze contemporanee che indirettamente collocano la sua nascita prima del [[1400]]. ==La famiglia== [[File:Castello Colleoni1.jpg|250px|right|thumb|Resti del castello Colleoni a [[Solza]] ([[Provincia di Bergamo|BG]])]] Di stirpe [[longobardi|longobarda]]<ref name=centoventitré>G. Crevatin, op. cit., p. 123.</ref>, figlio di Paolo e Ricadonna Saiguini de' Valvassori di [[Medolago]], apparteneva alla nobiltà<ref>Michael Mallet, ''Signori e mercenari. La guerra nell'Italia del Rinascimento'', p. 221, op. cit. in bibliografia.</ref> cittadina, come indicava la sua arma araldica, che è del genere delle armi ''parlanti'', cioè di quelle che rappresentano graficamente il cognome. Si hanno notizie storiche della sua famiglia fin dalla seconda metà dell'[[XI secolo]] con un Gisalbertus Attonis, figlio di un Attone, appartenente a quella che sarebbe stata la ''gens nova'' che incominciava ad imporsi sulla declinante società [[feudalesimo|feudale]]. Erano giudici e notai, di sicura fede [[ghibellini|ghibellina]] per quasi tutto il [[XIII secolo]], mentre successivamente diventò incerta la loro appartenenza politica in quanto erano sempre più attenti ad appoggiare una parte anziché un'altra secondo le proprie convenienze del momento<ref name=centoventitré>G. Crevatin, op. cit., p. 123.</ref>. Questo Gisalberto, che può essere considerato il capostipite della famiglia Colleoni, viene indicato per la prima volta con l'appellativo che sarà proprio della famiglia: ''Colione''. Appare già ben inserito in una [[Bergamo]], che come tutte le comunità dell'epoca, partecipava, tra il [[secolo XI|XI]] ed il [[XII secolo]], a quel movimento sociopolitico che vide il prevalere del comune sul feudo, il prevalere della nuova società, la borghesia, sulla società feudale ===Bergamo=== [[File:Bgalta2.JPG|300px|left|thumb|[[Bergamo]] alta vista dalla Rocca viscontea]] {{Storia di Bergamo}} Fino alla prima metà del XII secolo [[Bergamo]] era governata dai Conti [[Gisalbertini]]<ref>J. Jarnut, ''op. cit. in bibliografia</ref>. in un regime del tutto feudale, ma la ''gens nova'' scalpitava e nel [[1168]] il Comune bandì i Conti che furono, così, costretti ad allontanarsi portandosi dietro quel mondo che ormai stava per sparire. Nella nuova situazione si evidenziarono due famiglie, spesso imparentate tra di loro ma anche a secondo delle circostanza nemiche: quella dei [[Famiglia Suardi|Suardi]] e quella dei Colleoni. Esse ricoprirono incarichi pubblici e dignità ecclesiastiche, ma la loro azione si svolse sempre nell'ambito bergamasco. Solo con Bartolomeo la famiglia Colleoni avrebbe assunto rilevanza italiana ed internazionale. I Suardi ed i Colleoni si fecero valere presto, parteggiando, anche in contrasto tra di loro, per opposte fazioni. Le contingenze politiche del momento videro queste due famiglie spesso su fronti opposti, alternando periodi di pace a periodi di scontri, ma accrescendo sempre ricchezza e potere. Alla fine fu Bartolomeo Colleoni ad oscurare gli altri e ad imporsi, forte della gloria e della ricchezza accumulata sui campi di battaglia, come condottiero di [[Venezia]] prima, di [[Milano]] poi, ed infine ancora di Venezia, al cui servizio terminò la propria carriera. ===Gisalberto=== Gisalberto, che si considera il capostipite, fu attivo nella compravendita e scambi di terreni, ma anche nella ''brachania''<ref>''brachania'', ossia prestito su [[pegno]].</ref>, e ciò lo faceva rientrare nel ceto dei ''negotiatores''; fu attivo anche nel settore pubblico, infatti nel [[1117]] fu console di Bergamo. È certo che i Colleoni avevano acquisito un ingente patrimonio immobiliare che spaziava dalla [[Valle Brembana]] all'Isola Bergamasca<ref>L'[[Isola bergamasca]] è costituita dal comprensorio territoriale racchiuso a [[est]] dal fiume [[Brembo]], a [[nord]] dai rilievi dell'Albenza, a [[ovest]] dal fiume [[Adda]] e a [[sud]] dalla confluenza del Brembo nell'Adda.</ref> e che comprendeva fra l'altro l'importante posizione strategica del ''castrum'' di Baccanello di [[Calusco d'Adda|Calusco]], distrutto nel [[1298]] dai [[ghibellini]] quando apparteneva ancora ai Colleoni. [[File:Cristofano dell'altissimo, bartolomeo colleoni, ante 1568.JPG|left|thumb|Ritratto del Colleoni nella [[Serie gioviana]] (ante 1568)]] I rapporti con la chiesa di Bergamo erano molto solidi e di lunga data: se ne ha notizia certa fin dal [[1126]] quando ''Gisalberto Coglione'' (sic) e Pietro del Brolo, prevosto di Sant'Alessandro, comperarono dei terreni. I rapporti con la chiesa venivano coltivati assiduamente da Gisalberto, come dimostrano diversi atti di compravendita e di scambi di terreni, e dai suoi discendenti che avranno con la Chiesa un rapporto privilegiato. Godevano anche di privilegi imperiali quale quello di appello concesso da [[Federico II del Sacro Romano Impero|Federico II]] ad un Colleoni: {{quote|D'uno de' quali il più antico hassi la confermazione di Federico II negli anni 1224. Ove a Sozzon de' Coglioni, ed a' suoi discendenti, egli si vede concesso in feudo legale la cognizione delle appellazioni di tutte le cause della Città di Bergamo, e del suo territorio|<small>Spino P., ''Istoria della vita, e fatti dell'accellentissimo capitano di guerra Bartolomeo Colleoni''</small>}} ===Il patrimonio familiare=== Il patrimonio immobiliare dei Colleoni si consolidò specialmente nell'Isola Bergamasca, in quella parte del territorio inclusa tra il fiume [[Brembo]] ed il fiume [[Adda]] la cui posizione strategica ne aumentava l'importanza e la funzione politica. Partendo da questo territorio il padre di Bartolomeo, con alcuni parenti, occupò in maniera fortunosa il [[castello di Trezzo sull'Adda]], impadronendosene il [[23 ottobre]] [[1404]] e facendone una base per scorrerie nei territori circostanti. Questo territorio costituì, di fatto, un piccolo stato indipendente che fronteggiò per parecchi anni e con fortuna i [[ducato di Milano|Signori di Milano]] e la nuova signoria di [[Pandolfo Malatesta]]. Il castello di Trezzo, situato sulla sponda milanese dell'[[Adda]] e vicino alla sua confluenza con il [[Brembo]], era stato costruito da [[Bernabò Visconti]] ed aveva una grande importanza strategica in quanto controllava una delle vie di accesso al ducato di Milano. Era lo stesso castello possente e maestoso dove Bernabò Visconti fu imprigionato, ad opera del nipote [[Gian Galeazzo Visconti]], che con l'aiuto di Jacopo dal Verme lo fece prigioniero in una vera e propria congiura ed imboscata, e dove morì il [[18 dicembre]] [[1385]], forse ucciso per ordine del nipote stesso. ===La guerra familiare=== [[File:Castello di Trezzo1.JPG|250px|right|thumb|Resti del castello di [[Trezzo sull'Adda|Trezzo]]]] La conquista del castello di Trezzo segnò l'infanzia del nostro Bartolomeo in quanto il padre Paolo, che vi prese parte e che per liberalità avrebbe associato al potere i parenti che parteciparono all'impresa, sarebbe poi stato ucciso da questi ultimi. Qui il racconto si intreccia con la leggenda costruita a maggior gloria di Bartolomeo<ref>B. Belotti, ''Vita di Bartolomeo Colleoni'', op. cit. in bibliografia.</ref>. È chiaro il tentativo dei suoi apologeti, e particolarmente del Cornazzano, di rendere da un lato più importante il contributo del padre nell'azione di conquista nonché la sua munificenza per avere associato al potere alcuni parenti ed al contempo la perfidia e l'ingratitudine di questi ultimi che non solo lo uccidono, per usurparne il potere, ma ne imprigionano la moglie gettando in grosse difficoltà il giovinetto Bartolomeo: quanta maggiore è la gloria se le basi di partenza per la sua conquista sono molto basse. La conquista del castello di Trezzo avvenne ad opera dei cugini Colleoni ma non vi è certezza storica del ruolo svolto da Paolo, il padre di Bartolomeo. Vi fu compartecipazione nella gestione del potere ma essa va fatta risalire, più propriamente, al tradizionale organamento agnatizio piuttosto che alla generosità del Paolo. Due erano, quindi, i rami colleoneschi che reggevano Trezzo e fra essi assunsero la preminenza i cugini Giovanni, figlio di Guardinus de' Collionibus ed il cugino Paolo figlio di Guidotus de' Collionibus. Si deve, tuttavia, rilevare una certa preminenza di Giovanni dal fatto che, nei documenti in cui era presente, la sua firma precedeva quella degli altri ivi compreso lo stesso Paolo. È verosimile che tra i due rami siano nate delle rivalità e che in questi soccombesse il Paolo, ma non è altrettanto vero che sua moglie ed il figlio Bartolomeo siano stati gettati in miseria o in difficoltà economiche. Esistono, infatti, diversi atti di disposizioni patrimoniali che provano il contrario. L'affermazione del [[Bernardino Corio|Corio]]: {{quote|la famiglia de' Coglioni presino il castello di Trezzo, ma finalmente si ocisono tra loro|<ref>Bernardino Corio, ''Storia di Milano'', p. 1007, op. cit. in bibliografia.</ref>}} va presa in senso ampio e d'altra parte altri documenti fanno dubitare della stessa uccisione di Paolo. Un contributo alle incertezze è dato dal fatto che la fama raggiunta da Bartolomeo Colleoni fu abbastanza tarda, così degli avvenimenti narrati dai suoi biografi non vi era un ricordo certo, il che faceva aggio al desiderio di magnificare il condottiero, di esaltarne le origini e le conseguenti virtù circondandole di quell'aureola di mito che la leggenda e la compiacenza esigevano. Il periodo della conquista di Trezzo era quello della reggenza del ducato di Milano da parte di Caterina Visconti e della signoria di [[Giovanni Maria Visconti]], caratterizzato da torbidi politici e dalla debolezza del potere locale, situazioni di cui seppero approfittare i Colleoni al pari di altri. Il Cornazzano nella sua opera cercò di ''sottrarre i Colleoni dal numero di coloro che si gettarono come iene sul cadavere del Ducato, lacerandolo a brani e soprattutto di sottolineare la vocazione antiviscontea e antitirannica, quasi un'eredità morale, della diretta ascendenza di Bartolomeo''<ref>G. Crevatin, op. cit., 126.</ref>. [[File:Facino Cane.png|200px|right|thumb|Facino Cane]] I Colleoni, che avevano resistito con successo a [[Facino Cane]] e a Jacopo dal Verme, persero il Castello di Trezzo il [[2 gennaio]] [[1417]] ad opera del [[Conte di Carmagnola|Carmagnola]] ottenendo peraltro condizioni onorevoli ed una considerevole somma di denaro. Questo era lo scenario da cui partì il giovane Bartolomeo Colleoni per quell'avventura che, seppure tardi, lo portò all'apice di quella carriera militare che, tra luci ed ombre, gli diede grande fama e ricchezza anche se non una Signoria personale. La sua ambizione era il comando generale dell'esercito di Venezia e questo gli verrà affidato il [[2 giugno]] [[1455]], solo alla fine della sua carriera. ===Il nome=== È appena il caso di accennare, e senza intenti irriverenti, all'orgoglio che Bartolomeo dimostrò nell'uso del proprio patronimico, ''Coglione''. Solo alcuni suoi apologeti, più tardi, cercheranno di dargli un significato diverso da quello letterale, ipotizzando, con molta fantasia è il caso di dire, una derivazione mitologica del tipo ''cum lione'' o ''caput leonis'', da cui per sintesi fonetica si sarebbe arrivato a Colleoni, smentendo così tutti i documenti ufficiali dove fu sempre usato il termine ''Coleus'' vale a dire ''Coglione''. [[File:Colleoni Stemma.jpg|200px|thumb|Stemma del Colleoni]] Il condottiero era talmente orgoglioso del proprio cognome da farne il temuto grido di guerra ''Coglia, Coglia'' cioè ''Coglioni, Coglioni'' e da continuare a rappresentarli, con turgido realismo, nel suo stemma anche quando vi aggiungerà i gigli d'oro d'[[Andegavia]] ovvero d'[[Angiò (Francia)|Angiò]] e le fasce di [[Borgogna]]<ref>Il Colleoni non amò molto lo stemma con le fasce borgognone, che usò raramente, mentre era orgoglioso di quello con i gigli angioini.</ref>. Era il Condottiero stesso che precisava in un atto pubblico che la sua ''arme'' gentilizia era quella che esibiva: {{quote|''duos colionos albos in campo rubeo de supra et unum colionum rubeum in campo albo infra ipsum campum rubeum''|}} che, araldicamente, vuol dire: ''troncato d'argento e di rosso a tre paia di coglioni, dall'uno all'altro''. Bartolomeo usava il proprio nome ed il proprio stemma con naturalezza ed orgoglio, tanto da farlo rappresentare in bassorilievo persino sul sarcofago della figlia Medea. Secondo alcuni autori, Bartolomeo Colleoni era affetto dalla patologia nota come ''[[poliorchidismo]]'', ossia la presenza di un testicolo soprannumerario, secondo altri ciò fa parte della leggenda, ovviamente non è dato conoscere la realtà. ==Il condottiero== [[File:Armoiries André Hongrie.svg|150px|right|thumb|Arma di [[Regno di Napoli|Napoli]]]] Bartolomeo Colleoni iniziò la sua carriera militare, come scudiero, all'età di 14/15 anni presso Filippo Arcelli signore di [[Piacenza]]. Nel [[1424]] era, al servizio del condottiero [[Jacopo Caldora]]<ref>G. Crevatin, op. cit., p. 132.</ref>, al comando di una squadra di 20 cavalli. Con il Caldora entrò nella corte di [[Giovanna II di Napoli]]; partecipò alla battaglia del[[l'Aquila]], [[1424]], contro [[Braccio da Montone]], che venne sconfitto e rimase ucciso. Si distinse nell'assedio di [[Bologna]], [[1425]], sotto le insegne del Caldora, per il [[Papa Martino V|Papa]]. La guerra cominciò a dare i suoi frutti, il suo nome si diffuse e la sua fama crebbe tanto da essere notato da [[Venezia]].<Br/> Iniziò così un lungo rapporto che, tra alti e bassi, segnò la sua vita e gli diede alla fine quella fama di condottiero tanto ricercata oltre alla connessa ricchezza. Fu un rapporto, a volte di odio/amore, che vide sempre nel Colleoni una pulsione verso la [[Serenissima]], pulsione ampliata dalla ricerca di riconoscimenti della propria capacità bellica e anche dalla gratitudine per quanto di onori e ricchezze la Repubblica gli darà, non ultimo quell'anelato monumento equestre da erigersi in [[piazza San Marco]]. Venezia, ben attenta ad evitare il culto della personalità dei propri condottieri, onorò solo in parte questo desiderio, che diverrà un onere testamentario: eresse, infatti, il monumento, ''a spese degli eredi del Colleoni'', furbescamente in un'altra piazza meno prestigiosa che presentava un riferimento al toponimo [[San Marco]], Campo San Giovanni e Paolo (San Zanipolo) dove ha sede la scuola di San Marco. La storia d'Italia entrava in una nuova fase, con conseguenze anche sulle attività militari; si sviluppava la tendenza alla costituzione di eserciti sempre più stabili e di strutture militari permanenti con relative amministrazioni burocratiche: era l'alba degli eserciti moderni. ==Venezia== Nel [[1431]] era al servizio di [[Venezia]] sotto il comando del [[Francesco Bussone|Carmagnola]]<ref>G. Crevatin, op. cit., p. 136.</ref>, di cui era luogotenente: iniziava quel rapporto con Venezia che alla fine coronò con il comando generale e lo rese ricchissimo. Fu un lungo rapporto a volte travagliato da diffidenze ed incomprensioni reciproche ma sempre mantenuto in alveo militare con poche concessioni alla politica.<br/> Il condottiero contemporaneo, che con le sue conquiste lo metteva in ombra, relegandolo quasi tra i minori, era Francesco Sforza il quale, conquistato il ducato di Milano, creò una dinastia regnante anche se di durata limitata, cosa questa che il nostro non riuscì a fare; Bartolomeo sognò sempre la ''gloriosa impresa'', ma non riuscirà a compierla. ===Carmagnola=== Al comando del Carmagnola, sempre al servizio della Serenissima, partecipò attivamente alla guerra tra Venezia e Milano distinguendosi nell'attacco a [[Cremona]] del [[17 ottobre]] [[1431]] che fu, invece, fatale per il suo comandante. Il Carmagnola era un grande e famoso condottiero dalle origini umili: era un pastore che riuscì con il coraggio ed ancor più con l'ingegno a scalare velocemente tutti gradini della carriera militare, tanto da aiutare [[Filippo Maria Visconti]] alla riconquista del ducato di Milano e da essere elevato, dallo stesso, al casato [[Visconti]], tramite un matrimonio ed alla contea di [[Castelnuovo Scrivia|Castelnuovo]]. La sua fu una carriera emblematica che trasformò un uomo altrimenti destinato alla pastorizia, trasportandolo su un piano inimmaginabile: nel suo stemma il [[Biscione]] visconteo e l'aquila imperiale sostituirono i tre capretti che ne testimoniavano l'umile origine, di cui peraltro si vantava. Carmagnola fu uno dei pochi condottieri che riuscì sconfiggere, a [[Bellinzona]] nel [[1422]], il famigerato ''[[mercenari svizzeri|quadrato svizzero]]'', utilizzando una tattica particolare: non scagliò, come di consueto, la cavalleria contro la formazione svizzera, chiusa ad istrice, ma una volta a ridosso della stessa fece smontare i cavalieri per l'attacco finale, questi diventati fanti corazzati inattaccabili fecero strage degli svizzeri. Fu altra gloria che si aggiunse a quella già acquisita e che suscitò quelle gelosie che lo allontanarono dal Visconti per portarlo al servizio di Venezia contro il Visconti stesso. [[File:Biscione Visconteo1.jpg|300px|rght|thumb|Biscione visconteo]] Il rapporto del Carmagnola con Venezia fu, tuttavia, difficile: la Serenissima lo aveva assunto ma ne diffidava per il suo precedente rapporto con il Visconti, diffidenza peraltro alimentata da una condotta militare che agli occhi del [[Senato]] veneziano appariva indecisa, forse titubante. I sospetti di tradimento divennero certezza quando il Carmagnola intervenne tardivamente nell'attacco a Cremona, vanificando gli sforzi del Colleoni e determinando, così, il fallimento dell'attacco stesso: {{quote|egli arrivò tardi perché tardi volle arrivare|<ref>A. Battistella, ''Il Conte di Carmagnola'', p. 308.</ref>|}} L'esito sfortunato dell'attacco a Cremona fruttò al Carmagnola la decapitazione ed al Colleoni lodi ed una promozione. La carriera nel Colleoni fu tanto lenta e sommessa quanto quella Carmagnola fu veloce e sfolgorante, ma mentre il primo morì ottuagenario e di morte naturale nel suo letto, carico di gloria e di ricchezza, il secondo perse, a cinquant'anni, la testa assieme alla gloria. ===Incomprensioni a Venezia=== Venezia riconobbe l'impegno ed il coraggio profuso dal Colleoni nel fallito attacco a Cremona e oltre a dargli il comando di altri ottanta soldati a cavallo gli concesse il feudo di [[Bottanuco]].<Br/> Fu l'inizio del consolidamento patrimoniale del Colleoni ma anche di un periodo di delusioni e di incomprensioni nel rapporto con la Serenissima. I suoi meriti militari erano indiscussi ma non riconosciuti come avrebbe voluto: nel crescendo degli incarichi che gli vennero affidati non riuscì ad ottenere dal Senato veneziano quello di capitano generale che venne affidato a Gianfranco Gonzaga. Rimase ancora un capitano di rango inferiore, nonostante che nelle campagne della [[Valtellina]] e della [[Val Camonica|Valcamonica]], rispettivamente del [[1432]] e del [[1433]] nell'ambito delle lunghe vicende belliche tra Venezia e Milano, si distinguesse come uno specialista della guerra di montagna. Nel [[1432]] sotto il provveditore veneziano Giorgio Coroner partecipò alla [[Battaglia di Delebio]] in cui la [[Repubblica di Venezia]] venne sconfitta dalle truppe viscontee guidate da [[Niccolò Piccinino]]; fu uno dei pochi capitani veneziani a sfuggire alla cattura. ===Il matrimonio=== Questi furono anni di delusioni per la mancata nomina al comando generale ma anni che, al tempo stesso, gli offrirono, dopo la pace di [[Ferrara]] del [[1433]], un periodo di calma e di sosta nella sua frenetica attività bellica. Fu in questo periodo che si ritirò nelle sue terre bergamasche e sposò Tisbe [[Martinengo (famiglia)|Martinengo]], appartenente ad una delle famiglie più importanti della nobiltà bresciana, figlia di un comandante dell'esercito veneto. Con Tisbe e le figlie nate dal matrimonio con essa il Colleoni risiedette nel borgo di [[Martinengo]] (BG) nella ''Casa del Capitano'' una sorta di castelletto inglobato nelle mura di quella città della Bassa bergamasca, capitale del suo piccolo dominio personale che comprendeva altri centri come [[Urgnano]], [[Romano di Lombardia|Romano]] e [[Castello di Malpaga|Malpaga]], sua residenza di rappresentanza . Il matrimonio, che comportava un'alleanza tra le due famiglie, fu di grande rilevanza perché lo proiettò in un ambito sociale, militare e geografico più ampio ed elevato: i Martinengo costituivano, infatti, un consorzio parentale particolarmente ricco e potente sia politicamente che militarmente, con grandi possedimenti a [[Martinengo]], città bergamasca dove costituì la sua residenza famigliare e dove lasciò insigni monumenti, a [[Brescia]] ed in [[Val Camonica]]<ref>Umberto Zanetti, ex AA. VV, op. cit.</ref>. Si ampliava così la sua sfera d'influenza e di interessi, oltre che il prestigio e la rete di relazioni sociomilitari. ===1437-1441=== [[File:Gattamelata.jpg|200px|right|thumb|[[Donatello]], statua equestre del [[Gattamelata]] a [[Padova]]]] Dopo questa breve parentesi, al riprendere della guerra tra Venezia e Milano, nel [[1437]], questa volta sotto il comando di [[Gianfrancesco Gonzaga]], partecipò nuovamente alla guerra fra Venezia e [[Ducato di Milano|Milano]], sempre dalla parte della [[Serenissima]]. Era ancora gerarchicamente sotto qualcuno, continuava ad essere un secondo anche con il [[Gattamelata]] e [[Niccolò da Tolentino]]; il suo comando ora era su 300 lance ma la sua responsabilità era limitata: si potrebbe dire a mezzo servizio.<br/> Nel [[1438]] difese validamente la sua Bergamo dall'attacco di [[Niccolò Piccinino]], capitano generale di [[Filippo Maria Visconti]], mentre il suo comandante Gonzaga si ritirava oltre l'[[Oglio]] lasciando campo libero al Visconteo. La ritirata del Gonzaga non si svolse in maniera tranquilla ma assunse il carattere di una rotta, come confermano tutte le fonti sia di parte milanese che veneziana. La condotta del Gonzaga lasciò perplessi anche i suoi collaboratori tra i quali cominciava serpeggiare il sospetto di tradimento. Lo stesso Gonzaga rifiutò il rinnovo dell'incarico alla scadenza della ferma e passò al Visconti.<br/> Anche questa fu un'occasione mancata per Bartolomeo, verrà infatti nominato governatore dell'esercito veneziano il [[Gattamelata]], governatore e non capitano generale in quanto il Senato veneziano intendeva riservare questa carica a [[Francesco Sforza]], ''vir strenuus atque impiger rei militari''. [[File:Francesco Sforza.jpg|200px|left|thumb|Francesco Sforza]] Fu di questo periodo un episodio bellico che verrà ricordato a lungo come un'impresa leggendaria per la sua originalità, per la difficoltà d'attuazione e per la fantasia di chi lo propose oltre che per l'audacia di chi la attuò. Brescia era stretta dal Piccinino in un pesante assedio e si trovava in gravi difficoltà con il rischio di doversi arrendere ai Viscontei, non potendo sostenere né i propri abitanti né i soldati veneziani. Si arrivò, così, alla decisione di lasciare un presidio a difesa della città e di ritirare l'esercito per riservarlo alla battaglia in campo aperto. Dopo un tentativo fallito, il [[24 settembre]] con una ardita sortita attraverso l'unica via lasciata sguarnita dagli assedianti, i monti, il Gattamelata riuscì a svincolarsi. Si trattò effettivamente di un'impresa molto difficile ed ardimentosa, ritenuta un esempio di ''virtuosismo alpinistico della guerra [[1438]]/[[1442]], la più bella e complessa forse tra le guerre dei condottieri''<ref>Piero Pieri, ''La scienza militare italiana del Rinascimento'', ex G. Crevatin, op. cit, p. 144.</ref>. Nel [[1441]] firmò con Venezia una condotta particolarmente vantaggiosa e ricca con cui ottenne, fra l'altro, i [[feudo|feudi]] di [[Romano di Lombardia|Romano]], [[Covo]] ed [[Antegnate]]. Era il periodo che vedeva protagonisti [[Filippo Maria Visconti]] e Venezia, e Colleoni si mise in mostra in uno scenario militare in cui primeggiavano il Piccinino e lo Sforza. ==Visconti== [[File:Filippo Maria Visconti.jpg|200px|right|thumb|Filippo Maria Visconti]] Con la [[Pace di Cavriana]], [[1441]], voluta dal [[Filippo Maria Visconti|Visconti]], i rapporti con Venezia entrarono in crisi ed alla scadenza della condotta il Colleoni passò al servizio del Visconti che gli offrì un [[castello]] a Milano, il comando di 1.500 lance e donò a sua moglie Tisbe il Castello di [[Adorno (famiglia)|Adorno]] assieme a numerosi gioielli. Il servizio presso il Visconti, tuttavia, fu travagliato per i suoi rapporti tumultuosi col Piccinino, di cui era il vice: venne accusato di connivenza con il nemico ed imprigionato per un anno ai Forni di [[Monza]]. Fuggì dal carcere dopo la morte del Visconti, avvenuta il [[13 agosto]] [[1447]], passando alla neonata [[Repubblica Ambrosiana]] chiamato da Francesco Sforza, al momento Capitano Generale della Repubblica stessa. In questo periodo, [[1447]]/[[1449|49]], Bartolomeo Colleoni compì un'azione militare importantissima durante l'assedio del castello di [[Bosco Marengo]] condotto dalle truppe [[Francia|francesi]] del [[duca]] di [[Orléans]].<BR> Con una azione fulminea e micidiale sterminò, dopo averla aggirata, la [[cavalleria]] di Rinaldo di Dressey. Si contarono 1.500 morti e moltissimi prigionieri francesi, tra cui lo stesso Rinaldo, che gli resero un riscatto di 14.000 corone. Ripeté l'azione nell'aprile del [[1449]] prima a [[Romagnano Sesia]] e poi a [[Borgomanero]] contro le truppe del Duca di Savoia, riportando così in poco tempo tre vittorie complete che condurranno alla tregua tra Ducato di Milano e Ducato di Savoia. In questa azione il Colleoni non usò la consueta tattica defatigatoria di ripetuti attacchi, ma lanciò ''tutte le sue forze in una carica travolgente''<ref name=duecentotrentasette>Michael Mallet, op. cit., p. 237.</ref> che sorprese e sconfisse i francesi.<BR> Le battaglie di Bosco Marengo, Romagnano e Borgomanero gli diedero una grande fama internazionale: ormai faceva parte dell'empireo dei più grandi [[condottiero|condottieri]], tanto che [[Carlo il Temerario]] di [[Borgogna]] cercò di assicurarsene il servizio<ref name=duecentotrentasette>Michael Mallet, op. cit., p. 237. </ref>. ==Gentile da Leonessa. Francesco Sforza== Il [[15 giugno]] [[1448]] passò nuovamente al servizio di Venezia, firmando una condotta di 500 lance e 400 fanti. In questo periodo si coprì di gloria, ammassando al contempo una enorme ricchezza, ma per gli intrighi di [[Gentile da Leonessa]] dovette fuggire per evitare l'arresto ordinato dal [[Doge (Venezia)|Doge]] e riparare presso [[Francesco Sforza]], ormai diventato signore di Milano, rimanendovi al servizio, [[1452]]/[[1453|53]] suscitando ''lo sconcerto e la rabbia dei veneziani''<ref>G. Crevatin, ''Vita di Bartolomeo Colleoni'', p. X introduzione, op. cit. in bibliografia. </ref>. Il [[15 febbraio]] [[1453]], con una lettera, annunciò allo Sforza le proprie dimissioni allo scadere del contratto ed il [[12 aprile]] firmò una nuova condotta con Venezia con cui i rapporti, tenuti tramite la moglie, non si erano del tutto interrotti. Le trattative segrete per questa condotta si svolsero sotto la regia del veneziano Andrea Morosini, amico del Colleoni<ref>Michael Mallet, op. cit., p. 223.</ref> ==Ritorno a Venezia== Questo ritorno a [[Venezia]] fece gridare i milanesi, e non senza ragione, al tradimento. Per Milano il Colleoni, passato ''alli servitij dé Venetiani'', dimostrò una ingratitudine che lo fece definire il {{quote|''mazore traditore che mai portasse corraza, attento el tractamento ch'el ha avuto da la vostra Ill.ma Signoria, da la quale el venne in zupparello<ref>piccola giubba</ref>, come ogni homo sa.''|<small>da Trezzo - ''Lettera del [[4 marzo]] [[1454]]'' a Francesco Sforza.</small>}} Anche un anonimo veronese descrisse l'ingratitudine del Colleoni con un linguaggio molto colorito {{quote|''Li capitoli tra Venetiani et esso Bartholomeo Coglione et fu de aprile MCCCVIII. Francisco Sforza ciò presente, parli molto novo, che tanta ingratitudine sia in Bartholomeo Coglione, che, essendo stato spogliato da ogni cosa dà Venetiani et conducto da esso Francisco in camixa et lui lo abbia rimesso a cavallo et con tanta nobil comitiva et sopra ciò fatto signore de molte castelle, così gaglioffamente lo vogli lassare et ricondursi suoi nimici et con grave pena tolera tale ingiuria.''}} Ottenne da Venezia grandi riconoscimenti anche di ordine politico: per la prima volta il Consiglio dei Dieci fu coinvolto nella trattativa e lo sarà anche successivamente. Non si trattò del solito contratto contabile-burocratico normalmente stipulato, ma di un atto dal valore politico per la grande libertà d'azione attribuitagli, per l'importanza delle somme pattuite, 100.000 [[ducato (moneta)|ducati]], e per il prestigio riconosciutogli con la promessa di [[Como]], [[Lodi]] e della Ghiara d'Adda, qualora fossero state conquistate, oltre alla promessa del comando generale non appena libero. Non ci saranno più, da parte del Colleoni, quei passaggi di campo che gli valsero l'accusa non del tutto infondata di tradimento<ref>A. Ragionieri & A. Martinelli, ''Bartolomeo Colleoni'' ..., p. 20, op. cit. in bibliografia.</ref>, nonostante lo stesso ribadisse che i suoi comportamenti rispettavano formalmente le clausole contrattuali. Anche questa volta scoppiò la pace, quella di Lodi del [[1454]], dopo i 30 anni di guerra che, con alterne vicende, avevano caratterizzato i rapporti tra Milano e Venezia, pace che costrinse il Colleoni, sempre alla ricerca della gloriosa impresa, ad un periodo di riposo. D'ora in avanti Bartolomeo Colleoni sarà legato a Venezia fino alla morte. ===Incertezze a Milano e a Firenze=== La morte del suo amico-nemico [[Francesco Sforza]], nel marzo del [[1466]], poteva rappresentare una buona occasione per le sue ambizioni verso Milano ma la successione pacifica di [[Galeazzo Sforza]] vanificò ogni speranza. Il [[1467]] poteva essere l'anno giusto: era un periodo di crisi dell'equilibrio raggiunto con la pace di Lodi, crisi aggravata dalla morte di [[Francesco Sforza]] dell'anno precedente e da quella di [[Cosimo de' Medici]] del [[1464]]. Firenze era squassata da torbidi ed esuli fiorentini antimedicei, capeggiati da [[Diotisalvi Neroni]], si rivolsero con la mediazione del Duca di [[Ferrara]] [[Borso d'Este]] al Colleoni per un aiuto contro [[Piero il Gottoso|Piero de' Medici]]. Il Colleoni le cui ambizioni politiche oltre che verso Milano tendevano verso la Romagna fu entusiasta dell'idea di potere scendere nuovamente sul campo di battaglia e di inserirsi in un gioco politico militare che lo avrebbe reso arbitro della situazione. L'idea era quella di favorire una repubblica di Firenze rompendo così l'asse Milano-Firenze ed assicurando a Venezia il predominio nell'Italia settentrionale. Venezia cercò di accontentare il suo Capitano Generale in quella che riteneva ed era un'idea alquanto bizzarra, ma senza apparire formalmente, anzi pur essendogli solidale dichiarò che l'iniziativa era solo un fatto personale del Colleoni al quale, per l'occasione, non confermò l'incarico della condotta. <BR> La conseguenza fu che i [[Medici]] si trovarono alleati il nuovo duca di Milano [[Galeazzo Sforza]] e [[Ferdinando I di Napoli]], mentre il Colleoni rimase solo a combattere su più fronti. ===Battaglia della Riccardina (o della Molinella)=== [[File:Malpaga1.JPG|right|300px|thumb|Battaglia della Riccardina, [[Castello di Malpaga]]]] Ottenne alcune vittorie, anche se non riuscì ad espugnare la rocca di [[Storia di Castrocaro|Castrocaro]] (presso [[Forlì]]), fino alla [[battaglia della Riccardina]] (detta anche '''della Molinella''') del [[25 luglio]] [[1467]]. Questa battaglia, che non ebbe vinti né vincitori, fu importante perché Colleoni vi usò delle artiglierie, suscitando grande scandalo in quanto le armi da fuoco erano considerate contrarie alla morale e alla deontologia militare e gli valsero la taccia di barbaro e maligno. La sopravvenuta pace, dichiarata solennemente da [[papa Paolo II]] l'anno successivo, seppellì quella che poteva essere la ''gloriosa impresa'' tanto sognata. ===Sogni al crepuscolo=== [[File:Armoiries René d'Anjou 1453.png|150px|left|thumb|Stemma di Renato D'Angiò dal 1453]] Questi anni erano quelli in cui Bartolomeo si avviava verso la fine della sua avventura umana ed erano caratterizzati da un crescente odio nei confronti di Galeazzo Maria Sforza con il quale arrivò ai limiti della sfida personale. Coltivò l'illusione del comando di una Crociata che però fallì per l'opposizione di Firenze, come quella del comando di una spedizione angioina contro gli [[Aragonesi]] di [[Napoli]]. Fu in questa seconda occasione che [[Renato d'Angiò]] nel [[1467]] gli concesse di aggiungere al proprio il patronimico d'[[Angiò]], ovvero d'[[Andegavia]], aggiungendo così nel suo stemma i Gigli Angioini d'oro in campo azzurro con sotto i consueti testicoli colleoneschi. Di questo nuovo stemma il Colleoni era molto orgoglioso tanto da utilizzarlo ogni volta che se ne presentava l'occasione. ===[[Carlo il Temerario]]=== [[File:Peter_Paul_Rubens_144.jpg|200px|right|thumb|Carlo il Temerario]] Nel [[1472]] si presentò al Colleoni quella che fu la sua ultima opportunità per compiere la ''gloriosa impresa'', ancora più apprezzata in quanto ai danni dell'odiato [[Galeazzo Maria Sforza|Galeazzo Maria]]. [[Carlo il Temerario]], [[Duca di Borgogna]], scese in Italia con mire sul [[Ducato di Milano]] confidando nel favore di Venezia, la cui politica era apertamente contraria oltre che a Milano anche all'Impero ed inoltre cercava vantaggiose aperture commerciali nelle [[Fiandre]] borgognone. Il Colleoni, ormai d'Andegavia, firmò con il [[Carlo il Temerario|Borgognone]] una condotta ricchissima oltre che prestigiosa, che prevedeva l'assegnazione di 150.000 ducati l'anno, il comando di 1000 lance e 1500 fanti oltre al privilegio, concessogli nel [[1473]], di aggiungere al proprio stemma le Fasce di [[Borgogna]]<ref>Carlo il Temerario ''Bartholomaeo dedit arma Burgumdie et [...] fecit eum capitaneum suum generalem, citra et infra montes''. ex G. Crevatin, op. cit., p. 198.</ref>.<br/> Anche questa occasione finì nel nulla, agli inizi del [[1474]] l'avventura di Carlo il Temerario era di fatto svanita prima di iniziare. Il Colleoni avrebbe usato raramente lo stemma con le Fasce borgognone. ==L'impegno civile== Bartolomeo Colleoni mise in campo un notevole impegno civile, speso in favore dei ceti meno abbienti. A tal riguardo fondò il ''Luogo Pio della Pietà Istituto Bartolomeo Colleoni'', voluto inizialmente per fornire doti alle fanciulle povere e legittime nate in territorio bergamasco, al fine di facilitarne il collocamento in legittimo matrimonio. La fondazione dell’ente benefico venne stipulata il [[19 febbraio]] [[1466]] nel Palazzo del Podestà di Bergamo alla presenza del Gran Consiglio. Questo accordo garantiva una somma di 2.000 ducati l’anno da distribuirsi per l’iniziale scopo, nonché un lungo inventario di beni che comprendeva proprietà, abitazioni, diritti giuridici, livelli perpetui, dazi e diritti sulle acque, che avrebbero dovuto essere gestiti dall’istituto per scopi caritatevoli. L’elenco includeva anche la residenza bergamasca del condottiero, che sarebbe diventata la sede dell’istituto con il nome di ''Casa della pietà di Bartolomeo Colleoni''. L’accordo prevedeva che il patrimonio avrebbe dovuto essere gestito da un consiglio composto da cinque persone elette dal consiglio degli anziani: di queste cinque, una doveva essere un appartenente alla famiglia Colleoni. L’ente, tutt’ora esistente, opera negli ambiti di filantropia, beneficenza e promozione di iniziative storico-culturali legate alla figura del condottiero. Bartolomeo Colleoni fu inoltre fautore di una lungimirante politica di gestione delle acque nella provincia di Bergamo. In primo luogo volle migliorare l’irrigazione delle campagne della media pianura bergamasca, principalmente quelle inscritte nei suoi possedimenti feudali. A tal riguardo ampliò canali già esistenti e ne fece costruire di nuovi, creando una fitta rete irrigua che garantiva il fabbisogno idrico ai campi dell’intera pianura compresa longitudinalmente tra il [[Brembo]] e l’[[Oglio]] ed in latitudine tra la fascia pedemontana ed il limite delle risorgive. Uno dei primi interventi in ordine temporale fu l’ampliamente delle bocche di presa sul fiume [[Serio]] presso [[Seriate]]: le acque vennero incanalate in una roggia chiamata ''Colleonesca'', utilizzata per l’irrigazione delle campagne attorno a Cavernago, borgo dove era posto il quartier generale del condottiero. Nel [[1468]] stipulò un accordo con la ''Compagnia della Roggia Morlana'', mediante il quale si impegnò ad ampliare l’intero corso della [[Roggia Morlana]] da [[Nembro]] a [[Verdello]], in cambio della possibilità di attingere alle acque della stessa formando due canali derivati, la ''roggia Curna'' ed una seconda ''[[roggia Colleonesca]]'' che si diramavano dalla principale nella di città di Bergamo: la prima presso il convento dei Cappuccini, in Borgo Palazzo, la seconda in località del ''Casalino''. Un altro intervento di notevole spessore fu l’acquisizione, avvenuta il [[20 marzo]] [[1473]], della ''roggia Pedrenga'' che venne ampliata e modificata in modo significativo. Questa, che serviva la zona est della pianura bergamasca, venne rinominata ''[[roggia Borgogna]]'' in onore dell’onorificenza ricevuta per la quale il Colleoni poté fregiarsi del titolo di ''Duca di Borgogna''. Sua fu anche la costruzione del canale chiamato ''roggia Misericordia'' presso [[Fara Gera d'Adda]]. Si rese inoltre promotore della ristrutturazione delle terme di [[Trescore Balneario]], in quei tempi in stato di completo abbandono. Ottenute le concessioni dalla [[Repubblica di Venezia]] il [[26 novembre]] [[1469]] le abbellì, ampliandole e rendendole efficienti. Nell’ambito della gestione delle risorse idriche numerosi furono i suoi progetti non realizzati. In primo luogo quello che prevedeva la creazione di un grande canale derivato dal fiume [[Brembo]] che avrebbe dovuto irrigare i paesi dell’[[Isola bergamasca]]. Ottenute le licenze nel [[1462]] per prelevare acqua presso il [[Ponte di Lemine|ponte di Almenno]] (noto con il nome di ''Ponte della Regina'') in una quantità sufficiente ad alimentare 16 canali, il progetto si arenò senza mai vedere la luce. Oltre a questa vi fu un'altra opera ideata dal Colleoni, molto più imponente della precedente, rimasta, tuttavia, sulla carta a causa degli eventi bellici che coinvolsero la [[Repubblica di Venezia]] tra la fine del [[XV secolo]] e l’inizio del [[XVI secolo|XVI]]. L'opera, il cui progetto fu esaminato ed approvato dal Consiglio di Bergamo il [[3 agosto]] [[1493]], prevedeva la costruzione di un naviglio di collegamento tra il fiume Brembo ed il Serio, e da quest’ultimo arrivasse al [[Po]], così da permettere la navigazione tra questi territori, confini occidentali dei possedimenti di terra della [[Serenissima]], fino a [[Venezia]]. Un’altra idea rimasta tale fu la costruzione di un naviglio tagliato nelle montagne, alimentato dalle acque del [[lago di Endine]] in [[val Cavallina]], che avrebbe collegato il [[lago d'Iseo]], da [[Lovere]], con l’[[Adda]] a [[Canonica d'Adda|Canonica]]<ref> B.Belotti, ''Gli eccellenti bergamaschi'', vol. 2 pg.37</ref> ==Il tramonto del condottiero== <center>{{quote|L'ombra canuta del Guerrier sovrano<br />a Malpaga erra per la ricca loggia,<br />mutato l'elmo nel cappuccio a foggia,<br />tra i rimadori e i saggi in atto umano.|<small>[[Gabriele D'Annunzio]], ''Le città del silenzio: Bergamo''</small>}}</center> Siamo al tramonto della vita del Colleoni, è, ormai, vecchio ed ammalato, già colpito duramente negli affetti per la morte della moglie Tisbe e della figlia prediletta Medea. Il [[15 maggio]] [[1475]] restituì alla [[Serenissima]] il bastone del comando ed iniziò a smobilitare le sue truppe<ref name=ventisei>A. Ragionieri & A. Martinelli, op. cit., p. 26.</ref>. Venezia, consapevole della ormai prossima fine del proprio condottiero, respinse le sue dimissioni e gli affiancò tre provveditori con funzioni di controllo ed amministrative, tenuto conto che Bartolomeo le avrebbe lasciato in eredità la maggior parte del suo patrimonio: diverse proprietà immobiliari ed una somma in contanti di oltre 300.000 ducati, una somma enorme tanto da potere rinsanguare le casse esauste della Repubblica. Nel testamento vi era un [[Legato (diritto)|legato]] a carico di Venezia: l'elevazione di un monumento in suo onore nella [[piazza San Marco]], ma come sappiamo Venezia, onorò parzialmente questo legato<ref name=ventisei>A. Ragionieri & A. Martinelli, op. cit., p. 26.</ref>. Dopo avergli tributato funerali solenni, Venezia provvide con burocratica meticolosità a recuperare tutte le concessioni feudali elargitegli durante la carriera militare. ==L'epilogo== [[File:Malpaga1.jpg|250px|left|thumb|[[Castello di Malpaga]]]] Bartolomeo Colleoni d'Andegavia, come gli piaceva essere chiamato, morì nel suo [[Castello di Malpaga]] il [[3 novembre]] [[1475]], giusto in tempo per non vedere la fine di un tipo di [[Condotta militare|condotta]] e di [[capitani di ventura|Condottieri]] per i quali la ricerca della ''gloriosa impresa'' aveva una grande importanza. Si presentava una nuova generazione di Condottieri più attenta ad interessi che andavano oltre la sola carriera militare e per i quali la guerra sarà più un'impresa occasionale da preparare con cura che non una continua preoccupazione ed aspirazione<ref>Michael Mallett, ''Il Condottiero'', in ''L'uomo del Rinascimento'', p. 52, op. cit. in bibliografia.</ref>. Condottieri come Niccolò Orsini di Pitigliano, Giangiacomo Trivulzio, [[Bartolomeo d'Alviano]], [[Prospero Colonna (condottiero)|Prospero Colonna]] e Fabrizio Colonna, solo per citare i più eminenti, hanno personalità ben diverse da quelle dei loro predecessori: per loro ha maggiore importanza la funzione di [[Governatore (burocrazia moderna)|Governatore]] che non l'occasionale attività bellica. [[File:CappellaColleoni5a.jpg|right|250px|thumb|Monumento funebre]] {{quote|Essi stavano entrando nell'ottica secondo cui i contratti militari avevano più lo scopo di arruolare e sostenere le truppe che non necessariamente quello di comandarle|<small>Michael Mallett<ref>Michael Mallett, op. cit., p. 53.</ref></small>}} Del Colleoni rimangono, tra l'altro, il [[Monumento equestre a Bartolomeo Colleoni|monumento equestre]] del [[Andrea del Verrocchio|Verrocchio]] a Venezia e la [[Cappella Colleoni]] edificata a [[Bergamo Alta]], a ridosso della basilica di Santa Maria Maggiore con cui forma un complesso monumentale di grande bellezza, [[capolavoro]] architettonico di [[Giovanni Antonio Amadeo]]. Bartolomeo Colleoni aveva fatto demolire la sacrestia della [[Santa Maria Maggiore (Bergamo)|chiesa di Santa Maria Maggiore]] a [[Bergamo]] e nel [[1469]] affidò il progetto per l'edificazione della [[Cappella Colleoni]] ai fratelli [[Guiniforte Solari|Guiniforte]] e [[Francesco Solari]]. In seguito alla morte di Francesco, in quello stesso anno, e agli impegni per la [[Certosa di Pavia]] di Guiniforte, nel [[1470]] i lavori furono affidati all'Amadeo, che aveva già partecipato con i suoi maestri alla redazione del progetto e rimaneva quale unico garante, agli occhi del committente, della prosecuzione celere dei lavori. Così il destino volle che a [[Bergamo]] alta sorgesse il primo esempio in Lombardia di edificio concepito non più nella tradizione tardogotica, ma secondo stilemi derivanti dal [[rinascimento]] [[Toscana|toscano]], assimilato mediante gli influssi di [[Antonio Averulino]] detto il Filarete. [[File:Bergamo cappella colleoni 06.jpg|thumb|La [[cappella Colleoni]] a Bergamo]] Nella cappella Colleoni è opera dell'Amedeo anche il ''Monumento funebre di Medea Colleoni'', inizialmente realizzato per la chiesa di Santa Maria della Basella a [[Urgnano]] e progettato a partire dal 1470. Per il monumento funebre Amodeo eseguì il rilievo della "Pietà" sulla fronte del sarcofago, tra stemmi entro ghirlande, la figura di "Medea" sul coperchio e, al di sopra, le statue di una "Madonna con Bambino", di "Santa Caterina" e di "Santa Chiara". La ''Tomba del condottiero'', venne invece eseguita in collaborazione con altri artisti. Amadeo vi realizzò i rilievi del sarcofago inferiore (''Cristo davanti a Pilato'', ''Salita al Calvario'' ''Crocifissione'', ''Deposizione'', ''Resurrezione'') e del più piccolo sarcofago superiore (''Annunciazione'', ''Adorazione del Bambino'', ''Epifania'') e le sette statue delle ''Virtù''. A [[Martinengo]], sua terra d'elezione dove fece risiedere la sua numerosa famiglia nella ''Casa del Capitano'', fece realizzare la [[Martinengo#Monumenti e luoghi d'interesse|Chiesa Parrocchiale di Sant'Agata]] in [[stile gotico]] lombardo, dalle dimensioni più vicine a quelle di una [[cattedrale]] che a una chiesa di borgata. La chiesa, su progetto di Tonino da [[Lumezzane]], approvato il [[25 aprile]] [[1455]] dal Consiglio Generale della Comunità, fu edificata in dieci anni. Lasciò in quella sua città anche due [[convento|conventi]] [[francescani]], il primo dei frati zoccolanti, il secondo, eretto in memoria della moglie Tisbe Martinengo, delle monache [[Monache Clarisse|clarisse]]. ==Note== <references /> *<small>Un [[incrociatore leggero]] della [[Regia Marina]] venne dedicato a [[Bartolomeo Colleoni (incrociatore)|lui]].</small> ==Bibliografia== ;Fonti primarie: *[[Bortolo Belotti]]. ''La vita di Bartolomeo Colleoni''. Bergamo, Istituto Italiano d'Arti Grafiche, [[1951]] - SBN LO10382637. *[[Bernardino Corio]]. ''Storia di Milano''. 1856. *[[Antonio Cornazzano]]. ''Vita di Bartolomeo Colleoni'', a cura di Giuliana Crevatin. Manziana, Vecchiarelli ed., 1990. ISBN 88-85316-16-6. *Pietro Spino. ''Historia della vita et fatti dell'eccellentissimo capitano di guerra Bartholomeo Coglione''. Venezia, 1569. ;Fonti secondarie e approfondimenti: *AA. VV. ''Bartolomeo Colleoni. I luoghi del condottiero''. Bergamo, Flash, 2000. *Bortolo Belotti. ''Bergamo, la Cappella Colleoni''. Bergamo, Conti, 1953. *Bortolo Belotti, ''Gli eccellenti bergamaschi'', volume secondo, 1978. *Bortolo Belotti. ''Storia di Bergamo e dei bergamaschi''. Bergamo, Bolis, 1989. *Peter Burke. ''Cultura e società nell'Italia del Rinascimento''. Bologna. Il Mulino. ISBN 88-15-08110-0. *Peter Burke. ''Il Rinascimento''. Bologna, Il Mulino, 2001. ISBN 88-15-08397-9. *AA. VV. ''Bartolomeo Colleoni e la politica delle acque'', Mostra documentaria, Bergamo, 1988. *[[Gabriele D'Annunzio]]. ''Poesie''. Milano, Garzanti, 1994. ISBN 88-11-30247-1. * G. Finazzi. ''Castello Castelli: I Guelfi e Ghibellini in Bergamo''. Bergamo, 1870. *[[Eugenio Garin]]. ''Medioevo e Rinascimento''. Bari, Laterza, 2005. ISBN 88-420-7669-4. *Eugenio Garin (a cura di). ''L'uomo del Rinascimento''. Bari, Laterza, 2000. ISBN 88-420-4794-5. *Mario Granata. ''Il generale della Serenissima: (Bartolomeo Colleoni)''. Torino, S.A.I.E, 1955. SBN CUB0322534. *[[Johan Huizinga]]. ''L'autunno del Medioevo''. Roma, Newton, 1997. ISBN 88-8183-898-2. *[[Jorg Jarnut]]. ''Bergamo 568-1098''. Archivio Bergamasco, 1980. SBN MIL0010412. *Edward Michael Mallet. ''Signori e mercenari. La guerra nell'Italia del Rinascimento''. Bologna, Il Mulino, 1983. ISBN 88-15-00294-4. *Piero Operti. ''Bartolomeo Colleoni''. Torino, S. E. I. 1964. SBN SBL0421295. *Pietro Pesenti. ''La Cappella Colleoni nel gruppo monumentale di Bergamo Alta''. Bergamo, Bolis, 1955. BNI 195510174. *Adolfo Ragioneri, Antonio Martinelli. ''Bartolomeo Colleoni dall'Isola all'Europa''. Bergamo, Consorzio intercomunale dell'Isola, 1990. SBN CFI02003337. *Alberto Tenenti. ''L'età moderna''. Bologna, il Mulino, 2005. ISBN 88-15-10866-1. ==Voci correlate== *[[Castello di Malpaga]] *[[Cappella Colleoni]] *[[Storia di Milano]] *[[Storia di Venezia]] *[[Conte di Carmagnola]] *[[Giovanna II di Napoli]] *[[Braccio da Montone]] *[[Battaglia di Delebio]] *[[Carlo il Temerario]] *[[Antonio Cornazzano]] *[[Andrea del Verrocchio]] *[[Giovanni Antonio Amadeo]] *[[Filippo Maria Visconti]] *[[Monumento equestre a Bartolomeo Colleoni]] ==Collegamenti esterni== *[http://www.scultura-italiana.com/Galleria/Del%20Verrocchio%20Andrea/index.html Galleria del Verrocchio] *[http://www.tws.it/bianchi/scheda.htm Movimento devozionale dei Bianchi] *[http://www.monumento-colleoni.it/ Restauro del monumento equestre] *[http://www.comune.borgomanero.no.it/turismo/La_Battaglia_di_Borgomanero.htm La battaglia di Borgomanero] ==Altri progetti== {{interprogetto|commons=Category:Bartolomeo Colleoni}} {{vetrina|9|5|2006|Wikipedia:Vetrina/Segnalazioni/Bartolomeo Colleoni|arg=biografie|arg2=guerra}} {{Portale|biografie}} [[Categoria:Condottieri italiani|Colleoni, Bartolomeo]] [[Categoria:Personalità legate a Bergamo|Colleoni, Bartolomeo]] [[Categoria:Personalità legate a Venezia|Colleoni, Bartolomeo]] [[Categoria:Personalità legate a Martinengo]] [[Categoria:Condottieri legati a Milano]] [[ar:بارتولوميو كوليوني]] [[ca:Bartolomeo Colleoni]] [[de:Bartolomeo Colleoni]] [[en:Bartolomeo Colleoni]] [[es:Bartolomeo Colleoni]] [[fr:Bartolomeo Colleoni]] [[ja:バルトロメーオ・コッレオーニ]] [[la:Bartholomaeus a Coleo]] [[lmo:Bartolomé Coleù]] [[pl:Bartolomeo Colleoni]] [[pt:Bartolomeo Colleoni]] [[ru:Коллеоне, Бартоломео]] [[sh:Bartolomeo Colleoni]] [[sl:Bartolomeo Colleoni]] All content in the above text box is licensed under the Creative Commons Attribution-ShareAlike license Version 4 and was originally sourced from https://it.wikipedia.org/w/index.php?diff=prev&oldid=54827939.
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