Difference between revisions 55044663 and 55329148 on itwiki

{{Libro|titolo = Fontamara
|autore = [[Ignazio Silone]]
|annoorig = 1933
|genere = [[Romanzo]]
|sottogenere = storico
|ambientazione = [[Abruzzo]], anni trenta
|lingua = it
}}
'''''Fontamara''''' è il [[romanzo]] più noto di [[Ignazio Silone]]. Tradotto in innumerevoli lingue, ha ottenuto ampio riconoscimento di pubblico in tutto il mondo. La sua descrizione di un universo contadino, disperato ed immutabile nel tempo, ha trovato ampi riscontri in luoghi remoti rispetto alle montagne dell'[[Abruzzo]], dove è ambientato il romanzo.

Fontamara è un [[paese (geografia)|paesino]] arretrato [[Economia|economicamente]] e [[Tecnologia|tecnologicamente]]. Fontamara era e sarà uguale a sé stessa per sempre, non cambierà nulla e ogni anno sarà uguale a quelli precedenti e a quelli successivi: prima la [[semina]], poi l'[[insolfatura]], in seguito la [[mietitura]] e, infine, la [[vendemmia]].

In questo universo contadino, sia le catastrofi naturali che le ingiustizie vengono subite passivamente; ecco perché nella premessa tutta la vicenda di Fontamara, ovvero la rivendicazione del diritto all'acqua, è definita come "un fatto strano".

Semplice nella [[Trama (narrativa)|trama]] e nel linguaggio, il romanzo ha a volte il tono di una fiaba, ma assume nel complesso un aspetto epico.

Un altro aspetto del libro è la denuncia contro i potenti e le autorità.

L'azione di denuncia è volta anche contro il [[fascismo]]; infatti attraverso l'episodio di Berardo l'autore ci presenta la realtà della censura e dei tentativi d'insurrezione attraverso la stampa clandestina che incitava la gente alla disobbedienza e alla ribellione. Silone descrive anche l'aspetto violento di quell'epoca, ovvero la dura repressione contro i [[Rivoluzione|rivoluzionari]] attuata anche con la pena capitale.

Si scorge il sentimento religioso popolare quando nei dialoghi l'opera di deviazione del corso d'acqua è considerata un sacrilegio, un peccato contro [[Dio]], poiché cambia la natura che Egli ha creato.

== Trama ==
A partire dal 1º giugno del 1929 una mattina al paese non arriva più l'elettricità. Sperando di rimediare a questa “fatalità” ogni contadino firma una misteriosa “carta bianca” portata loro da un graduato della milizia (il cav. Pelino) che, con il passare delle pagine, si scoprirà essere l'autorizzazione a togliere l'acqua per l'irrigazione portandola ad irrigare i possedimenti dell'Impresario, un “galantuomo” che era divenne sindacotato podestà del capoluogo. Egli era un imprenditore appoggiato dal regime di Roma”che si era impossessato della carica di primo cittadino, cercando di favorire i propri interessi in tutti i modi. Capito l'inganno i fontamaresi si recano a casa dell'Impresario, dove tentano di convincerlo a ridare loro l'acqua, perché essa era un bene indispensabile per la loro sopravvivenza, ottenendo solo altri inganni che li lasciano senz'acqua e portano alla riduzione del loro salario. Dai soprusi ottenuti con le parole, si passò poa quindi ai soprusi fisici, con una (violentea incursione delle squadracce fasciste, inviate a Fontamara sotto segnalazione del cav. Pelino, che aveva riscontrato comportamenti antifascisti). Allora uno di loro, Berardo Viola, l'uomo più forte e robusto del paese,in compagnia di uno dei narratori, decide di reagire tentando di trovare maggior fortuna fuori dal paese. Durante il viaggio verso il capoluogo egli si rende conto che, al di fuori di Fontamara, sono cambiate molte cose. Quando ormai è evidente il fallimento di Berardo, a cui viene negato il lavoro perché in quanto Fontamarese è bollato come rivoluzionario, egli viene a conoscenza della morte di Elvira, la sua amata che egli avrebbe dovuto sposare non appena tornato dal suo “viaggio in cerca di lavoro”. Allora Berardo si convince che per lui la vita non ha più senso. Durante uno dei suoi tanti spostamenti e decide di tornare a Fontamara. Alla stazione di Roma però avviene una svolta: incontra un partigiano (''l'Avezzanese''), già conosciuto in Abruzzo, che lo mette al corrente dell'avvento del fascismo e dei molti altri cambiamenti avvenuti in Italia e sconosciuti da tutti i fontamaresi. L'incontro a Roma con l'Avezzanese (il partigiano), gli apre gli occhi sulla realtà che tutti stanno vivendo e gli fa prendere coscienza della situazione politica attuale. 
I due vengono arrestati per un equivoco e nel periodo in cui sono costretti alla convivenza in cella, il contadino sviluppa una notevole maturazione politica. Questo suo nuovo impegno morale lo porta ad autoaccusarsi di essere il “Solito Sconosciuto”, ossia un sostenitore attivo della resistenza. Dopo questa falsa testimonianza egli vienelui e il suo compagno di viaggio vengono torturatoi perché rivelino i nomi dei suoi complici fino all'atroce e ingiusta morte, fatta passare per suicidio, di Berardo. Venuti a conoscenza del fatto i fontamaresi fondano il “Che fare?”, un giornale in cui scrivono degli ingiusti soprusi subiti e della ingiusta morte del loro compaesano e lo portano nei villaggi vicini. La conclusione è tragica in quanto il regime decide di punire tutti i fontamaresi mandando una squadra della Milizia che fecea strage di abitanti. Per fortuna però non tutti morirono, ma qualcuno (tra i quali anche i tre narratori) trovò la salvezza nella fuga verso la montagnaalcuni fontamaresi si salvano, e tra questi vi sono i tre narratori della storia che scappano all'estero dove incontrato (fittiziamente) l'autore e raccontano le loro vicissitudini.

=== Premesse ===
Scritto in esilio nel 1930, Fontamara è il primo dei libri con cui Silone, che ha abbandonato una militanza politica attiva, continua il suo impegno morale e civile con la letteratura. In primo luogo Silone ci rende nota la tremenda differenza tra quelli che chiama "cafoni", ovvero i contadini poveri che popolano sia Fontamara sia tanti paesi simili in tutto il mondo che lavorano la terra non per guadagnare, ma per sopravvivere, che si sforzano di estinguere i debiti contratti per superare l'inverno precedente, che parlano solo dialetto e ignorano la [[Lingua (linguistica)|lingua]] dei cittadini: l'[[Lingua italiana|italiano]], che sono ricchi se hanno un asino o un mulo; ed i cittadini che cambiano il mondo, lasciando i Fontamaresi spettatori.

Silone osserva che le discrepanze sono così notevoli che le due categorie costituiscono addirittura due razze distinte, diverse persino nel [[linguaggio]]; un cittadino e un cafone potranno parlare per ore senza comprendersi: per loro è impossibile discutere. Non è così, invece, tra i cafoni del resto del mondo che costituiscono un'unica razza e nella comunicazione riescono a superare le barriere linguistiche e intendersi a meraviglia.

Il personaggio che incarna il potere è quello dell'Impresario, abile uomo d'affari che ha saputo costruire la propria ricchezza in pochi anni, mentre la gente comune gettava il sangue sulla terra da secoli senza riuscire a racimolare qualche soldo per migliorare le proprie condizioni. 

Per questo motivo i contadini sostengono, invidiosi, che egli abbia trovato l'America a Fontamara, e i più sospettosi arrivano a supporre che egli sia il diavolo in persona.

L'autore, inoltre, ci narra delle tante burle dei cittadini ai danni dei Fontamaresi, come quando le donne intenzionate a parlare col podestà si recano al [[municipio]] e vengono derise da chi sostiene che porterebbero solo i pidocchi nello stabile, o come nell'aneddoto del parroco e dell'asino

=== La storia ===
{{Da correggere|errori sintattici ed ortografici|letteratura}} 

Il romanzo narra la storia di un vecchio paese della [[Marsica]], in Abruzzo, Fontamara, più arretrato e misero degli altri. Esso rimase per la prima volta senza illuminazione elettrica poiché nessuno pagava e si riabituò al chiaro di [[luna]].

Il giorno dopo, all'[[alba (giorno)|alba]], le mogli dei [[contadini]] si accorsero che un gruppo di [[operai]] lavorava per deviare il corso d'acqua con la quale i Fontamaresi irrigavano i campi. Subito i "cafoni" capirono l'inganno, poi le donne andarono verso il [[capoluogo]] per parlare col [[sindaco]], ma furono derise dalle guardie.

I [[carabinieri]] le accompagnarono poi a casa del podestà appena eletto, l'Impresario. Dopo varie discussioni il segretario del comune decise che tre quarti dell'[[acqua]] dovessero andare all'impresario e i tre quarti del rimanente ai Fontamaresi, spiegando come si trattasse di una decisione equa che garantiva a tutti la stessa quantità d'acqua: tre quarti, "cioè un po' più della metà". I cantonieri ripresero i lavori.

Berardo Viola decise di partire e far fortuna in [[Americhe|America]], ma non poté riuscirci a causa di una nuova legge. Trovò lavoro da bracciante fuori da Fontamara e faticava parecchio.

I rappresentanti dei cafoni della Marsica dovevano essere convocati ad [[Avezzano]] per ascoltare le decisioni del nuovo Governo di  [[Roma]] sulla questione del [[Fucino]].

Un giorno arrivò a Fontamara un camion che, gratis, portava i cafoni ad Avezzano. Salirono tutti sul camion, furono condotti in una grande piazza e successivamente dovettero gridare inni ai [[podestà]] mentre la piazza era attraversata da un'[[automobile]], poi potevano tornare a casa.

Intanto nel paese arrivarono dei camion con i militari fascisti che, fatta rincasare la popolazione, portarono via tutte le armi, violentarono le donne, uscirono in piazza e chiesero agli uomini che tornavano dal lavoro circa il [[Governo]], ma nessuno diede risposte soddisfacenti.

I Fontamaresi decisero di chiedere consiglio a Don Circostanza affinché egli trovasse un'occupazione in [[città]] per il povero Berardo.

I cantonieri finirono di scavare il nuovo letto per il ruscello e giunse l'ora della spartizione dell'[[acqua]]; i Fontamaresi videro che il livello dell'acqua destinata a loro scendeva sempre di più e capirono che sotto vi era l'inganno.

Berardo decise così di partire l'indomani, ma la sua avventura fu sfortunata perché tra tasse, avvocati e inghippi vari rimase senza soldi, senza lavoro e venne incarcerato poiché sospettato di essere il Solito Sconosciuto, un tale che cospirava contro il sistema attraverso la [[stampa]] clandestina. Nonostante Berardo fosse innocente, decise di addossarsi la colpa per permettere al vero Solito Sconosciuto di continuare la sua azione di propaganda. Verrà ucciso pochi giorni dopo nella sua cella e i poliziotti lo faranno passare per suicidio.

La storia giunse a Fontamara e i suoi abitanti decisero di scrivere allora un [[giornale]] con gli appunti lasciati dal Solito Sconosciuto e fu intitolato "[[Che fare?]]". <br />L'autore e altri cafoni andarono a distribuirlo negli altri paesi, ma mentre tornavano a Fontamara udirono degli spari. Era la guerra a Fontamara, chi aveva potuto era scappato, gli altri erano morti. Il narratore, il figlio e i pochi cafoni che erano con loro si salvarono nascondendosi nei campi. Non ebbero più notizie di nessuno del paese e vissero all'estero grazie all'aiuto del Solito Sconosciuto, ma non poterono restarci. Dopo tante pene, lutti, ingiustizie, odio, i cafoni superstiti si chiedono sempre: "Cosa facciamo?".

== Commento ==
Il narratore è interno e rappresentato da una famiglia di “cafoni”, i cui membri (gli zii di Elvira), sono Matalè, il marito Giuvà e il loro figlio che hanno ormai raggiunto in esilio l'autore, si alternano a raccontare, in un lungo [[flashback]], ciascuno le proprie esperienze.

=== I personaggi ===
I “cafoni” sono i miseri poverelli contadini meridionali proprietari al massimo di un asino o di un mulo, non hanno mezzi per difendersi e vivono in una perpetua ignoranza di cui approfitta persino colui che è considerato “l‘amico del popolo”, Don Circostanza, che rappresenta insieme la difesa e la rovina dei fontamaresi; la loro vita si ripete uguale di generazione in generazione segnata dal lavoro e dalla fatica. 
Essi sono consapevoli della disperata condizione in cui vivono, come spiegano ad un forestiero.

{{quote|In capo a tutti c'è Dio, padrone del cielo.<br />Questo ognuno lo sa.<br />Poi viene il principe di Torlonia, padrone della terra.<br />Poi vengono le guardie del principe.<br />Poi vengono i cani delle guardie del principe.<br />Poi, nulla.<br />Poi, ancora nulla.<br />Poi, ancora nulla.<br />Poi vengono i cafoni.<br />E si può dire ch'è finito.|da "Fontamara"}}

Il nome Fontamara racchiude in sé già un destino di sventure e sofferenze, inventato appunto dall'autore per rispecchiare meglio la realtà del paese.
Quasi tutti i nomi dei personaggi del romanzo non sono casuali: Don Circostanza, infatti si adegua alle diverse situazioni tenendo prima la parte dei contadini, quindi quella degli agiati cittadini, cercando sempre un tornaconto personale; Don Abbacchio il prete, richiama il verbo “abbacchiare” infatti egli non farà altro che deprimere i poveri abitanti della [[Marsica]], ignorando persino il suicidio di Teofilo, sacrestano della chiesa di Fontamara; Don Carlo Magna è il ricco proprietario terriero; l'Impresario, il [[podestà]] abile a speculare su alcuni terreni acquistati da don Carlo Magna a poco prezzo e sui quali farà deviare l'acqua del ruscello di Fontamara riducendo alla miseria i cafoni; Innocenzo La Legge, il messo incaricato di portare i nuovi ordinamenti dalla città.

Berardo Viola, protagonista maschile del romanzo, è l'eroe del paese, violento ma altruista è il primo a sacrificarsi tra i cafoni per il bene della collettività: i cafoni infatti  erano stati  raggirati di continuo ed ogni appello ai notabili del paese risultava inutile poiché questi difendevano sempre gli interessi del ricco podestà, si ritrovavano così sempre più poveri ma ognuno non aveva  pensato che al proprio appezzamento di terra, a sé stesso.
Attraverso il suo personaggio Silone sembra sottolineare il bisogno che qualcuno muova all'azione, ponga fine alla totale indifferenza dei “cafoni”, sempre più sfruttati e tenuti nell'ignoranza dal nuovo regime che li induce lavorare in modo duro ed estenuante.

I cafoni non avevano mai rappresentato una vera minaccia per i gerarchi della potente città, da cui erano sempre stati osteggiati grazie alla cultura ed all'ingegno ma, nel momento in cui provano anche questi ad avvicinarsi al mondo scritto, sentiti come una forte minaccia vengono rapidamente fatti scomparire.

=== Lo stile ===
Si noti che Silone scrive in maniera molto leggibile, narrando l'azione in maniera umile, questo perché, come teorizza [[Dante Alighieri]], lo stile deve adattarsi all'argomento, e se si parla del mondo agricolo, allora anche la forma sarà umile.

Sul piano linguistico prevale una costruzione [[Paratassi|paratattica]] del periodo con un linguaggio piuttosto semplice e colloquiale che rispecchia l'ignoranza in cui vivono i contadini, mentre i cittadini più istruiti ed importanti si esprimono in una forma più ricercata e arricchita anche da citazioni e vocaboli latini.

Una sottile ironia diffusa attenua, talvolta, la tragicità di alcuni momenti. Ciò avviene ad esempio quando si riportano le riflessioni dei Fontamaresi, gli scherzi, gli abusi, che evidenziano l'ingenuità dei protagonisti.

Rispetto a ''[[Il segreto di Luca]]'' la denuncia nei confronti dell'ingiustizia diventa più ampia, da un singolo individuo ad un intero paese, alle ingiustizie che i suoi abitanti sono costretti a subire.

== Fontamara e la [[questione meridionale]] ==
Da Fontamara viene un ricco contributo documentario per la conoscenza del [[Italia meridionale|meridione]] italiano. Silone riesce a cogliere la fatica e la miseria dei contadini del Sud, le attività agricole nel variare delle stagioni vengono illustrate con minuzia e competenza. Nelle sue pagine non c'è soltanto una descrizione realistica, finalmente senza retorica, Silone analizza criticamente, dalla parte del Sud e dei cafoni, tutto uno scorcio di storia italiana: l'annessione al regno sabaudo è avvenuta con le modalità della conquista coloniale, mentre sono rimasti intoccati il latifondo e i rapporti sociali che esso determina. I governi post-unitari non hanno soddisfatto la fame di terra dei contadini, infatti non si è praticato l'esproprio, neppure parziale, dei grandi possidenti né sono state assegnate ai cafoni le terre confiscate agli ordini religiosi, oggetto, invece di una vendita all'asta che ha favorito solo i detentori di capitale liquido.

Nel 1932, l'anno in cui si svolgono le vicende di Fontamara, non diversamente dal periodo borbonico, la sopravvivenza del cafone dipende dal suo minifondo, in cui pratica una stentata agricoltura di sussistenza, e dipende dal lavoro a giornata, precario e mal pagato, sulle terre dei latifondisti. E alla miseria dei cafoni si collegano strettamente ignoranza, vulnerabilità agli imbrogli e ai soprusi, dipendenza dai notabili per ogni contatto con il mondo evoluto e complicato della città.
Il regime fascista legalizza il sopruso, emana provvedimenti che peggiorano la situazione dei cafoni, come le leggi sull'emigrazione e la riduzione dei salari, ma non rappresenta nulla di realmente nuovo: Silone individua infatti una sostanziale continuità, almeno per quanto riguarda la politica [[Italia meridionale|meridionale]], fra il [[fascismo]] e i governi liberali del periodo post-unitario, esprimendo così una recisa condanna anche nei confronti di questi ultimi.

Per la prima volta nella [[letteratura italiana]], i cafoni sono protagonisti e narratori e le altre opere importanti, successive a Fontamara, che colgono la vita e i problemi del Sud, sono certamente debitrici a quest'opera: ad esempio, [[Cristo si è fermato a Eboli (romanzo)|Cristo si è fermato ad Eboli]] di [[Carlo Levi]], [[Le terre del sacramento]] di [[Francesco Jovine]], [[Conversazione in Sicilia]] di [[Elio Vittorini]].
Fontamara ha avuto un grande successo in tutto il mondo e traduzioni in moltissime lingue, come a confermare che «...i contadini poveri, gli uomini che fanno fruttificare la terra e soffrono la fame, i [[Fallah|fellahin]] i [[coolie]]s i [[peones]] i [[mugic]] i cafoni, si somigliano a tutti i paesi del mondo...» come afferma [[Ignazio Silone]] nella prefazione del romanzo.

== Pubblicazione dell'opera ==
L'opera non fu subito pubblicata in Italia, dal momento che non sarebbe stata gradita dal regime fascista. La prima pubblicazione infatti avvenne in [[Svizzera]] in [[lingua tedesca]]; la prima edizione in italiano fu del 1933 (Parigi: N.E.I. - Nuove edizioni italiane), ma fu pubblicata solo all'estero. Per avere l'edizione in italiano anche in Italia, bisognerà aspettare il 1947, addirittura molto tempo dopo l'edizione in [[esperanto]] pubblicata nel 1939 in [[Olanda]].<ref>''L'esperanto in Italia. Alla ricerca della democrazia linguistica'', [[Carlo Minnaja]] - ed. Il Poligrafo, 2007, (pp. 90-91). ISBN 88-7115-546-7</ref>

== Curiosità ==
{{Curiosità}}
Nella sua premessa al romanzo Silone non esclude di essersi ispirato ad eventi realmente accaduti e rimasti nei ricordi del suo subconscio. {{Citazione necessaria|Tra i paesi che possono rivendicare il verificarsi di eventi simili a quelli raccontati su Fontamara, il più simile al romanzo è il Comune di [[Treglio]]}}. Nel [[1906]], infatti, la sorgente presente nella valle tra le Contrade San Giorgio e [[Pagliarone]] fu venduta dall'allora Sindaco di [[Treglio]] totalmente al Comune di [[San Vito Chietino]] per realizzare l'acquedotto comunale dello stesso, senza tenere in minimo conto delle esigenze e dei diritti dei "cafoni" che abitavano nelle vicinanze della sorgente (diritti riscontrabili anche dagli atti di concessione di [[livello (contratto)|livello]] da parte del Vescovo di [[Ortona]], barone di Treglio). 
Gli abitanti delle suddette contrade patirono anni di dure ristrettezze che sfociarono in una rivolta, con feriti e condanne penali nel 1919. Grazie alle dure proteste, i contadini coinvolti riuscirono ad ottenere la realizzazione di due fontane: la Fonte di [[Pagliarone]] e la Fonte posta sotto il paese.
A sostegno della tesi che fossero i fatti relativi alla sorgente di [[Pagliarone]] quelli che hanno ispirato a [[Ignazio Silone|Silone]] il romanzo Fontamara vi è il fatto che, originario del vicino paese di [[Rocca San Giovanni]] e sicuramente a conoscenza dei fatti relativi alla stessa, era l'onorevole comunista [[Ettore Croce]], decano dei comunisti abruzzesi e tra le conoscenze di Silone, nel periodo della sua militanza comunista.

Il paese dove i fatti sono ambientati, è quello del suo paese natìo, [[Pescina]]. A sostegno di quanto detto, troviamo dei riferimenti tuttora esistenti nel paese marsicano, sopravvissuti al [[terremoto del 1915]], in particolare il campanile della Chiesa di [[San Berardo dei Marsi|S. Berardo]] ["''La parte superiore di Fontamara è dominata dalla Chiesa col campanile e da una piazzetta a terrazzo, alla quale si arriva per una via ripida che attraversa l'intero abitato...''"], che è un nome tuttora diffuso a Pescina, ed è anche quello con cui viene chiamato il protagonista del romanzo. Ai piedi della Chiesa, è da notare, si trova sepolto il poeta per sua espressa volontà. Non dimentichiamo però che ai piedi di Pescina scorreva il fiume [[Giovenco (fiume)|Giovenco]], altra probabile fonte d'ispirazione per la stesura del romanzo.

== Note e riferimenti ==
<references/>
== Bibliografia ==
* {{cita libro |autore = Mario Bellisario |titolo = Ricordi di una Civiltà Scomparsa |editore = Carabba editore |città = [[Lanciano]] |anno = [[2004]] |id = ISBN 88-95078-39-X}}

== Cinema ==
* ''[[Fontamara (film)]]'', [[1977]], regia di [[Carlo Lizzani]].

== Edizioni ==
* {{Cita libro
|autore= [[Ignazio Silone]]
|titolo= Fontamara
|anno= [[1933]]
|editore= [[Nuove edizioni italiane]]
|pagine= pp. VIII, 193}}
* {{Cita libro
|autore= [[Ignazio Silone]]
|altri=
|titolo= Fontamara
|anno= [[1988]]
|editore= [[Arnoldo Mondadori Editore]]
|edizione= collana Oscar Classici Moderni
|pagine= pp. 208, cap. 10
|id= ISBN 88-04-31963-1
}}
* {{Cita libro
|autore= [[Ignazio Silone]]
|altri=
|titolo= Fontamara 
|anno= [[1990]]
|editore= [[Arnoldo Mondadori Editore]]
|edizione= ''a cura di Mirella Zocchi'' 
|pagine= pp. XIII-XIV-XV
|id= ISBN 88-04-23496-2
}}

== Bibliografia ==
* Pietro Spezzani, ''Fontamara di Silone: grammatica e retorica del discorso popolare'', Liviani, [[Padova]], [[1979]]
* Carmelo Aliberti, ''Come leggere "Fontamara" di Silone'', [[Mursia]], [[Milano]], [[1983]]
* [[Raffaele La Capria]], ''Introduzione a Fontamara'', [[Rizzoli]], [[Milano]], [[1989]], ISBN 88-17-13747-2
* [[Ignazio Silone]], Fontamara, ''a cura di Mirella Zocchi'', [[Arnoldo Mondadori Editore]] ISBN 88-04-23496-2

== Musica ==
La vicenda di Berardo è ripresa da [[I ratti della Sabina]] nella canzone "La morale dei briganti".

== Voci correlate ==
* [[Ignazio Silone]]

== Altri progetti ==
{{Interprogetto|q=Fontamara|q_preposizione=da|etichetta=''Fontamara''}}

== Collegamenti esterni ==
* [http://www.silone.it/opere/fontamara.htm  Approfondimenti]

{{Portale|Abruzzo|letteratura}}

[[Categoria:Romanzi italiani]]
[[Categoria:Romanzi di Ignazio Silone]]

[[de:Fontamara]]
[[en:Fontamara]]
[[eo:Fontamara]]
[[fa:فونتامارا]]
[[fr:Fontamara]]
[[sv:Fontamara]]