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{{W|letteratura|giugno 2008}}
{{Personaggio
|medium = letteratura
|universo = 
|sottotipo = <!-- alter ego (cancella questa riga in tutti gli altri casi) -->
|lingua originale = 
|autore = [[Alessandro Manzoni]]
|autore nota = 
(contracted; show full)utarsi ai disonesti che occultano la [[farina]] per far levitare i prezzi, ma in cuor suo alberga l’ingenua illusione che a ristabilire l’ordine e la giustizia sarebbe bastato che dirigenti illuminati della stoffa di Ferrer, interpretassero la volontà del popolo, e lo aiutassero a liberarsi dei prepotenti signorotti che ormai costituivano una sorta di [[Stato]] nello Stato. 

Egli, quindi, non che avversare, si rivela consenziente con i governanti, fautore dell’ordine e, per natura, contro ogni violenza.


Le posizioni di Renzo si identificano con il "punto vista" esterno che esprime giudizi dell' Autore, ad esempio:
* assistendo alla devastazione del forno delle grucce, Renzo osserva che "se concian così tutti i forni, dove voglion fare il pane? Ne' pozzi?";
* di fronte al falò acceso in piazza del duomo con le macerie del forno, l'Autore ossserva l'irrazionalità di tale reazione rispetto al problema della carenza di pane, e rileva che "a Renzo in fatti quel pensiero gli era venuto, come abbiam visto, da principio, e gli tornava ogni momento". Qui il narratore assume il punto di vista del personaggio per comunicarci il suo pensiero in proposito.   

Perciò aiuta Ferrer e deplora la turpe condotta del vecchio malvissuto, che avrebbe voluto appendere con le proprie mani il cadavere del Vicario.
All’[[osteria]] della luna piena, Renzo continua nella serie dei suoi errori: rifiuta di dare il suo nome all’oste e – avendo sempre ben presenti i suoi casi personali – si agita più che mai quando sente parlare di ''gride''.

(contracted; show full)
Si scopre anche la sua abilità [[dialettica]] quando, avendo ritrovato Lucia al [[lazzaretto]], tenta di persuaderla coi più vari argomenti – non privi di fondamento [[religione|religioso]] e umano – a rinunciare al suo voto.


Nel capitolo XXXV Renzo si trova di fronte al suo nemico e rivale [[don Rodrigo]], l'antagonista dell'intero romanzo, ormai uomo moribondo e incosciente. Quella che nella prospettiva della quotidianità sarebbe stata occasione per uno scontro violento e fisico, diventa invece, di fronte alla realtà assoluta della morte, il momento decisivo di una riflessione e di una scelta spirituale: quella della contrapposizione fra perdono e vendetta, fra carità e odio verso il proprio simile. Nel gesto finale di Renzo che si raccoglie in preghiera per l'anima del morente si realizza la sua redenzione e crescita morale. 

Nel capitolo XXXVII Renzo è colto da un acquazzone appena fuori del [[lazzaretto]]: un diluvio di liberazione per la natura che ritrova la frescura dopo l'opprimente canicola dei giorni precedenti, per la società che viene liberata dall'epidemia di peste, per l'animo di Renzo che viene "lavato" da tutte le sofferenze della sua storia privata. 

E finalmente, congiuntosi alla sua Lucia, dimostra ancora il suo carattere ombroso e fiero quando si rammarica profondamente che gli altri trovino la sua compagna inferiore per bellezza alla sua fama.

==La fuga verso l'Adda==
A segnare l'atmosfera del capitolo (il XVII) sono i fattori spazio-temporali: il buio notturno, la luce del mattino, le ombre minacciose del bosco e la serenità del paesaggio diurno, con il fiume di confine. Molto significativo è il tempo "interno", ''soggettivo'' e ''psicologico''. la fatica del lungo cammino e le preoccupazioni del pensiero rendono sempre più peasnte il procedere e quindi il passare del tempo. tale condizione è poi esasperata dalla paura irrazionale del buio per cui la notte si fa esasperatamente lunga. quando, il giorno dopo, la sua fuga volge ad una soluzione positiva, il tempo riprende il suo consueto fluire in armonia con la bella giornata. Analogamente anche lo spazio che circonda il protagonista si trasforma a seconda del suo stato d'animo. Sono luoghi di campagna, un mondo che conosce, eppure si trasformano in boschi paurosi e lande desolate che gli provocano un ''orrore indefinito'' , fino a quando non giunge all'[[Adda]]. In tutta la vicenda la [[provvidenza]] è una concreta presenza divina cui affidare le prprie azioni, punto di riferimento costante nelle vicissitudini della vita. Si susseguono nel capitolo: un soliloquio iniziale in cui si rende conto degli errori commessi e dei pericoli corsi; le prove passate durante la notte (paure, solitudine, abbandono, ansie); la rinata forza d'animo che lo fa arrivare al fiume; i turbamenti della notte insonne che sono un "esame di coscienza" sui fatti e i personaggi della sua tormentata vita, un po' confortato dal ricordo di [[Lucia]] e [[fra Cristoforo]] ("una treccia nera e una barba bianca"). 
Nel racconto è presente una doppia voce narrante, quella del protagonista (discorso diretto e indiretto, soliloquio) e quella dello scrittore, due voci che poi si fondono: "Questo era, a un di presso, il pensiero del giovine; però meno chiaro ancora di quello ch'io l'abbia saputo esprimere". [[Manzoni]] descrive il viaggio notturno con toni ed espressioni dello stile fiabesco: "cammina, cammina"; "figure strane, deformi, mostruose". Incontriamo anche paesaggi dal tono lirico, in sintonia con il rinnovato stato d'animo del protagonista, quando egli giunge al fiume con rinnovata speranza: "Il cielo prometteva una bella giornata"; "quel cielo di [[Lombardia]] così bello quand'è bello, così splendido, così in pace". 

==La vigna di Renzo==
Nel capitolo XXXIII la descrizione della vigna di Renzo è celebre, tanto come sequenza descrittiva quanto come [[metafora]] della società e della storia umana. Lo sguardo di Renzo coglie immediatamente la reale devastazione e la confusione che stravolgono il suo orticello, descritto con il linguaggio "tecnico" della [[botanica]]; ma nel disordine e nella negatività che vi regnano è possibile cogliere l'intenzione del [[Manzoni]] di rappresentare il [[caos]], la prevaricazione e la violenza che subentrano nello sviluppo della natura e della società, quando questo non sia ispirato e controllato dalla ragione. 
E finalmente, congiuntosi alla sua Lucia, dimostra ancora il suo carattere ombroso e fiero quando si rammarica profondamente che gli altri trovino la sua compagna inferiore per bellezza alla sua fama.

==Note==
<references/>

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[[Categoria:Personaggi de I promessi sposi]]
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