Difference between revisions 60851769 and 60871399 on itwiki{{nota disambigua|il comune della [[Repubblica Ceca]]|[[Řásná]]|Rasna}} [[File:Etruscan civilization italian map.png|thumb|300px|Cartina con i maggiori centri etruschi, ed "espansione" della civiltà etrusca nel corso dei secoli]] (contracted; show full) rinvenuto in [[Alatri]] e conservato nel museo di [[Villa Giulia]] a Roma; sul mare, invece, serrata fu la competizione con le marinerie cartaginesi e greche. Anche se [[Roma]] non fu mai in stabile dominio etrusco, tuttavia la dinastia dei Tarquini, re di provenienza etrusca, riflette il prestigio e l'importanza delle città etrusche meridionali, con numerose tracce incancellabili lasciate nella religione, negli usi, in istituti ed edifici di Roma, largamente confermate anche dall'archeologia. === Caere === {{vedi anche|Cerveteri}} [[File:Banditaccia1.jpg|left|250px|thumb|La [[Necropoli della Banditaccia]], a Cerveteri.]] Costruita a 5 km dal mare tra i due corsi d'acqua oggi conosciuti come Fosso della Mola e Fosso del Manganello su un'altura, Caere era, al tempo degli etruschi, grande circa trenta volte l'attuale [[Cerveteri]], tuttavia di essa sono rimaste soltanto le [[necropoli]]. I sepolcreti erano situati su altre due colline parallele: una, quella più celebre, della Banditaccia, a nord-est della città; l'altra, quella di Monte Abatone, a sud-est.<ref name="cere">Il libro degli etruschi, pagina 48.</ref> Cere (''Caisra'' in [[etrusco]], ''Cære vetus'' per i [[Civiltà romana|romani]], ''Arghilla'' per i marinai [[greci]], attualmente ''Cerveteri'') fu una delle maggiori città della [[dodecapoli etrusca]], una confederazione di dodici città che giunsero a grande potenza simultaneamente ([[Cerveteri|Cere]], [[Tarquinia]], [[Veio]], [[Volsinii]], [[Vulci]], [[Roselle (Grosseto)|Roselle]], [[Vetulonia]], [[Populonia]], [[Perugia]], [[Chiusi]], [[Volterra]] e [[Arezzo]]) che si prefissero la conquista della [[Val Padana]]. Cere era la più meridionale e fu anche, tra i [[VII secolo a.C.|secoli VII]] e [[IV secolo a.C.|IV a.C.]], la più importante, perché aperta ai mercanti stranieri.<ref name="cere"/> Per la sua posizione, essa ebbe rapporti con le città del [[Lazio]], e in particolare con [[Roma]], e da qui tentò di allungare le sue mire commerciali anche sulla [[Campania]], verso il [[Golfo di Napoli]] e quello di [[Golfo di Salerno|Salerno]]. Si alleò con Cartagine, colonia fenicia situata dove oggi sorge [[Tunisi]], ed era contro la supremazia mercantile greca. Sul mare Cere aveva tre scali portuali: il principale a ''Pyrgi'' ([[Santa Severa (Santa Marinella)|Santa Severa]]), uno a ''Punicum'' ([[Santa Marinella]]) e un terzo ad ''Alsium'' ([[Ladispoli|Palo]]).<ref name="cere"/> Tra i reperti rinvenuti a Cerveteri, i maggiori sono quelli conservati nella tomba Regolini-Galassi: oreficerie, argenti, avori, bronzi, vasi greci e vasi di bronzo.<ref name="cere"/> === Chiusi === {{vedi anche|Chiusi}} [[File:Chiusi sfinge etrusca.jpg|right|250px|thumb|La ''Sfinge alata'' conservata presso il [[Museo archeologico nazionale di Chiusi]].]] [[Chiusi]] è considerata dalle fonti latine una delle più antiche città etrusche. Secondo queste, fu fondata da Cluso, figlio del principe lidio Tirenno, che secondo [[Erodoto]] guidò la migrazione della nazione etrusca. L'area dove sorge la [[Chiusi]] etrusca (''Clevsin'') venne popolata stabilmente durante il corso dell'[[età del bronzo]] finale, nel X secolo a.C. I nuovi insediamenti cominciarono a preferire le vie di comunicazione, invece che le zone più isolate, come il [[monte Cetona]] che era stato scelto per i precedenti insediamenti. L'abitato si sviluppava sui tre colli sui quali sorse poi la città medievale e moderna. Nell'VIII secolo a.C. venne introdotto nel territorio chiusino il rito dell'[[inumazione]] e si diffusero le tombe a camera con pilastro. [[Chiusi]], nel VI secolo a.C., divenne una delle più potenti città della [[dodecapoli etrusca]], inoltre, nello stesso periodo, cominciarono i primi contatti con [[Roma]], quando un'alleanza tra [[Chiusi]], [[Arezzo]], [[Roselle (Grosseto)|Roselle]], [[Volterra]] e [[Vetulonia]] aiutò i [[Latini]] nello scontro contro [[Tarquinio Prisco]]. Alla fine dello stesso VI secolo a.C. risale l'impresa di [[Porsenna]], [[lucumone]] di [[Chiusi]], che avrebbe assediato e probabilmente conquistato [[Roma]]. La tradizione, attraverso l'uso di figure eroiche, vede il lucumone fermato nel suo assedio dal coraggio di [[Orazio Coclite]] e [[Muzio Scevola]]. È in questo periodo che la città ebbe il suo massimo splendore, con la nascita di un ceto medio-alto, i cui membri venivano sepolti in tombe complesse e articolate, scavate nell'arenaria. [[Chiusi]] divenne inoltre anche un grande centro di importazione dall'[[Attica]], che fungeva da luogo di smistamento per l'intera [[Etruria]] interna. Accanto a questi prodotti si sviluppò anche una consistente produzione locale, dove spicca quella del bucchero. [[Chiusi]] doveva la sua ricchezza alla fertilità del suolo di natura alluvionale e alla sua posizione strategica lungo un'importantissima arteria commerciale: risalendo la [[Chiana]], che al tempo era navigabile e sfociava nel [[Tevere]], si giungeva fino in [[Valdarno]]. Grazie alle valli dell'[[Astrone]], dell'[[Ombrone]] e dell'[[Orcia]] era collegata ai centri costieri, in particolare [[Roselle (Grosseto)|Roselle]], che alcuni studiosi ritengono essere il suo sbocco al mare. Il [[V secolo a.C.]] è testimone della produzione scultorea in [[pietra fetida]]; si deve aspettare il IV e il III secolo a.C. per vedere la nascita della fabbricazione dei caratteristici sarcofagi e urne, soprattutto in alabastro e marmo alabastrino. Nel [[III secolo a.C.]] la città fu progressivamente assorbita nell'egemonia romana. === Tarquinia === {{vedi anche|Tarquinia}} [[File:Etruskischer Meister 001.jpg|right|200px|thumb|''Suonatore'', affresco nella tomba del Triclinio.]] Dai resti e dagli scavi archeologici risulta che [[Tarquinia]] (in etrusco ''Tàrchuna'') esisteva già nel [[IX secolo a.C.]] Tarquinia venne scoperta del tutto casualmente: infatti, nel [[1827]], furono rinvenute nella località che allora si chiamava Corneto alcune tombe a camera decorate con pitture che raffiguravano la vita quotidiana, episodi tratti dalla mitologia greca e allegorie che stavano a significare eventi comuni, come la morte di qualche personaggio.<ref name="tarquinia">Il libro degli etruschi, pagina 50.</ref> Poco tempo dopo fu scoperta anche la vera e propria città etrusca di Tarquinia, grazie ad alcune vaghe tracce di vie incrociate e diritte. Il monumento più importante è la cosiddetta «Ara della Regina», base di un ampio tempio rettangolare del quale la storia è poco conosciuta. Le mura erano costituite da blocchi di [[tufo]] squadrati che seguivano le ondulazioni della collina e risalgono probabilmente fra la fine del [[V secolo a.C.]] e la metà del [[IV secolo a.C.]]<ref name="tarquinia"/> Nell'antichità si riteneva che Tarquinia fosse la più antica delle città etrusche, poiché il suo nome era collegato a quello del leggendario [[Tarconte]], fratello o figlio di [[Tirreno (mitologia)|Tirreno]], colui che, secondo [[Erodoto]], avrebbe condotto gli etruschi dalla [[Lidia]] alle coste dell'Italia centrale. Sempre secondo la leggenda, Tarconte, giunto nel luogo nel quale sorge l'attuale Tarquinia, incontrò [[Tagetes|Tagete]], una specie di bambino prodigio sorto dalle viscere della terra, che gli rivelò i segreti della [[divinazione]].<ref name="tarquinia"/> Rimasta in ombra nel periodo in cui fioriva la sua rivale [[Cerveteri|Cere]], Tarquinia conobbe grande splendore quando si aprì il commercio greco: è in questo periodo che i suoi abitanti fondarono l'emporio marittimo di [[Gravisca]]. Il IV secolo a.C. fu quello dalle sua maggior potenza e prosperità, quando il suo territorio si estendeva dal mare al [[Lago di Bolsena]]; verso sud andava fino al fiume [[Mignone]] e ai [[Monti Cimini]]. In questa regione si trovava anche l'importante centro di [[Tuscania]].<ref name="tarquinia"/> === Veio === {{vedi anche|Veio}} Veio venne costruita su un colle facilmente fortificabile per via della vicinanza ai guadi del [[Tevere]], i quali permettevano di spingersi verso i [[Colli Albani]] e verso gli scali della [[Campania]]. Tutta la riva destra del Tevere, nel territorio compreso tra [[Fidene]] e la costa tirrenica, appartenne a Veio.<ref name="veio">Il libro degli etruschi, pagina 55.</ref> Nel [[IX secolo a.C.]], durante il pieno sviluppo della [[civiltà villanoviana]], Veio era già un grosso centro; ebbe poi un leggero rallentamento nella fase orientalizzante, forse perché già impegnata in [[Roma e le guerre con Veio|contrasti con Roma]]; toccò poi la sua acme tra la fine del [[VII secolo a.C.|VII secolo]] e gli inizi del [[V secolo a.C.]] Il suo grande sistema di comunicazioni a mezzo di ottime strade è evidente anche dal numero di porte che si aprivano nelle sue mura: ben sette, a ognuna delle quali corrispondeva una via (alcune addirittura già in funzione in epoca villanoviana).<ref name="veio"/> Il colle [[tufo|tufaceo]] era interamente occupato da Veio, mentre nella sua parte meridionale, quella chiamata Piazza d'Armi, sorgeva un tempio risalente all'inizio del [[VI secolo a.C.]] Lungo la strada che collega la città alla foce del Tevere furono ritrovati i resti di un vecchio santuario, di una piscina, di un altare e di una fossa destinata ai sacrifici. Tutto il complesso fu distrutto in età romana, quando Veio fu rasa al suolo, nel [[396 a.C.]]<ref name="veio"/> Tutta l'area sacra del Portonaccio era circondata da un muro che racchiudeva il tempio, di cui rimangono solo i basamenti; per molto tempo si pensò che fosse dedicato ad [[Apollo]] per una statua lì trovata. Al contrario, il tempio era dedicato a [[Minerva]], come risulta da alcune iscrizioni su ex voto lì rinvenute.<ref name="veio"/> Questa statua, come altre trovate nella zona, sono attribuite a [[Vulca]], lo scultore che, come narra [[Gaio Plinio Secondo|Plinio]], fu chiamato a Roma dal re [[Tarquinio Prisco]] per modellare la statua di Giove da inserire nel tempio del [[Campidoglio]]. Vulca è il solo artista etrusco di cui rimanga il nome ed è l'unico di cui sia stata rinvenuta l'officina di produzione. Questo artista operò fra il [[510 a.C.|510]] e il [[490 a.C.]] ed è certo che egli ha avuto un notevole influsso sull'arte contemporanea romana. Tutte le statue di Vulca, rinvenute a [[Cerveteri|Cere]], formano la decorazione del tetto del tempio. Molte sono le [[necropoli]] di Veio: Vaccherecchia, Monte Michele, Picazzano, Casale del Fosso, Grotta Gramiccia, Riserva del Bagno, Oliveto Grande e Macchia della Comunità: esse hanno restituito ceramiche tradizionali e vasi di terracotta nera, detti [[bucchero|buccheri]], ma anche pitture. Dopo la distruzione subita dai romani nel 396 a.C. Veio non venne più ricostruita.<ref name="veio"/> === Vulci === {{vedi anche|Vulci}} Vulci (in [[etrusco]] ''Velch'') era situata sulla riva destra del fiume [[Fiora]], a circa cento chilometri da [[Roma]], venti a nord-ovest di [[Tarquinia]] e dodici dal mare. I suoi artigiani ne fecero un centro importante e ricco fin dal [[IX secolo a.C.]]; essa proseguì la sua affermazione anche nel campo della ceramica e della lavorazione della pietra fino al [[IV secolo a.C.]] Il suo contributo al commercio con i mercanti greci nell'importazione di ceramiche corinzie, ioniche e attiche fu molto importante; anche per queste ragioni si trovò più volte a guidare la Lega delle città etrusche contro Roma.<ref name="vulci">Il libro degli etruschi, pagina 56.</ref> L'abitato sorgeva su un pianoro di [[tufo]], che ancora oggi resta parzialmente inesplorato. Le necropoli di Cavalupo, di Ponterotto, di Polledrara e di Osteria sono databili dall'[[VIII secolo a.C.]] fino all'epoca imperiale romana. La maggior parte delle sepolture, anche le più ricche, sono quelle fra la fine del [[VII secolo a.C.]] e la metà del [[V secolo a.C.]] Fra la necropoli di Cavalupo e quella di Ponte Rotto, non lontano da un antico insediamento villanoviano, nel [[1857]] fu scoperta la Tomba François, così chiamata dal nome dell'archeologo che ne eseguì il rilevamento. È una tomba a "T" molto complessa architettonicamente, con un'eccezionale decorazione pittorica.<ref name="vulci"/> === Vetulonia === {{vedi anche|Vetulonia (sito archeologico)}} [[File:MuraCiclopicheVetulonia.jpg|thumb|200px|Le Mura dell'Arce dette Ciclopiche, risalente all'età etrusca, situate a Vetulonia.]] Vetulonia, in [[lingua latina|latino]] ''Vatluna'',<ref name="vetulonia">Il libro degli etruschi, pagina 59.</ref> era un agglomerato urbano situato su un colle che dominava la [[Maremma grossetana|Piana di Grosseto]], in parte occupata da un lago oggi scomparso.<ref name="vetulonia"/> Nel [[VI secolo a.C.]] Vetulonia si dotò di una forte cinta di mura in blocchi di [[calcare]], mentre l'acropoli con i luoghi sacri si trovava poco più a nord-est, all'incrocio delle strade che salgono da [[Buriano (Castiglione della Pescaia)|Buriano]] e da [[Grilli (Gavorrano)|Grilli]], con sepolture a pozzetti, accolte all'interno di un circolo di pietre, e altre a tumuli rudimentali, databili fra l'[[VIII secolo a.C.|VIII]] e il [[VII secolo a.C.]] Eccezionale fu il rinvenimento di urne cinerarie a capanna del periodo villanoviano, che sono più frequenti in territorio laziale.<ref name="vetulonia"/> Le tombe di Vetulonia hanno restituito interessanti e ricchi materiali orientalizzanti e fabbricati localmente: specchi, candelabri, tripodi, incensieri insieme a gioielli, fibule, orecchini talvolta in [[filigrana]] e nella lavorazione detta «a [[granulazione (oreficeria)|granulazione]]», in cui gli Etruschi furono maestri.<ref name="vetulonia"/> Di particolare interesse sono due tombe monumentali, la Tomba della Pietrera e la Tomba del Diavolino, conosciuta anche come Pozzo dell'Abate. La prima è una collina artificiale, delimitata da un tamburo di pietra che misura 60 metri di circonferenza; all'interno, due camere sovrapposte. Le sculture in pietra qui rinvenute sono esposte al [[Museo archeologico nazionale di Firenze]].<ref name="vetulonia"/> Il sito fu scoperto verso la fine del [[XIX secolo]] dall'archeologo italiano [[Isidoro Falchi]].<ref name="populonia">Il libro degli etruschi, pagina 60.</ref> === Populonia === {{vedi anche|Populonia}} Populonia, in [[lingua latina|latino]] chiamata ''Popluna'' o ''Fofluna'', era l'unica città etrusca situata sul mare: dominava dalla sua altura il [[Golfo di Baratti]] e il passaggio all'[[Isola d'Elba]]. Anch'essa fu edificata sul preesistente agglomerato di villaggi qui costituitisi in [[civiltà villanoviana|epoca villanoviana]], certamente per lavorare i minerali sbarcati dalle navi che facevano la spola con l'isola.<ref name="vetulonia"/> La situazione topografica di Populonia è interessante anche dal punto di vista paesaggistico, con le colline dolcemente digradanti verso il [[Mar Tirreno]] e le grandi tombe in vista del mare.<ref name="vetulonia"/> Le [[necropoli]] si trovano in parte poco lungi dalla linea di costa del golfo, in parte sui declivi della Porcareccia, del Fosso del Conchino e della Cava del Tufo. Altre sono più a oriente, oltre i fossi della Fredda e del Piastrone. Una lunga e robusta muraglia tagliava in tutta la sua lunghezza il promontorio, facendo perno sul Poggio della Guardiola, che costituiva l'estrema difesa: la città poteva isolarsi, quindi, dalla terraferma, mentre era praticamente imprendibile dal mare.<ref name="vetulonia"/> [[File:Populonia tumulo.jpg|right|400px|thumb|Un [[tumulo]] nella [[Necropoli di Populonia]].]] Si sono trovate qui molte scorie della lavorazione dei minerali, sia alla Porcareccia, sia a San Cerbone; mancano tracce consistenti, invece, della città vera e propria. Si sono trovati pozzi e gallerie, da dove venivano estratti lo stagno e la cassiterite, e anche forni di fusione che risalgono addirittura all'[[VIII secolo a.C.]]<ref name="vetulonia"/> Grande fu quindi la notorietà di Populonia nei commerci dei minerali e probabilmente essa deteneva il monopolio delle navigazioni verso l'Elba. Le tombe stesse hanno restituito oggetti di uso comuni, perlopiù provenienti dalla [[Grecia]] e dal [[Vicino Oriente]], il che dimostra l'importanza dei traffici marittimi. Sul sito dell'odierno borgo di [[Baratti (Piombino)|Baratti]] vi era il porto etrusco, protetto da un lungo molo costruito con blocchi di [[Arenaria (roccia)|arenaria]].<ref name="populonia"/> Per tutto il periodo di fioritura etrusca Populonia non ebbe crisi e continuò ad ampliarsi grazie ai prosperosi commerci, prima del [[rame]], poi del [[ferro]]. Esse emise anche una ricca serie di [[moneta|monete]] in [[argento]].<ref name="vetuloniatris">Il libro degli etruschi, pagina 62.</ref> === Volterra === {{vedi anche|Volterra}} [[File:Portadell'arco.jpg|thumb|200px|La [[Porta all'Arco]]]] [[File:Volaterrae dolphin dupondius 591806.jpg|thumb|left|Una moneta etrusca di [[Volterra]]]] Il primo nome etrusco di Volterra, edificata su una vasta terrazza a oltre 550 metri sul mare a dominare le valli della [[Val di Cecina|Cecina]] e dell'[[Valdera|Era]], è stato ''Velathri''. L'abitato andò diffondendosi su ripiani, che scendono fino a 458 metri sul mare, e si fortificò fino ad assumere la funzione di perno di tutta l'[[Etruria]] settentrionale. Essa riuscì, nel momento di maggior splendore, a controllare gli scali marittimi sulla costa fra le attuali [[Cecina (Italia)|Cecina]] e [[Livorno]], oltre che i guadi del corso medio dell'[[Arno]].<ref name="volterra">Il libro degli etruschi, pagina 64.</ref> Sui colli della Badia e della Guerruccia si trovano le necropoli villanoviane, che dimostrano l'antichità della città. La vita ebbe una continuità indisturbata, lasciando sopravvivere tradizioni diverse. Le stesse pareti a strapiombo delle [[Balze di Volterra|balze]], che costituiscono una delle maggiori attrazioni del paesaggio volterrano, potrebbero essere l'orlo di un pianoro dove preesistevano altre necropoli.<ref name="volterra"/> La potente cintura difensiva della città, lunga più di sette chilometri, non comprendeva anche l'[[acropoli]], la quale ne aveva un'altra di 1,8 chilometri. Due fra le porte etrusche sono ancora oggi in ottimo stato di conservazione; fra esse, la più nota è la [[Porta all'Arco]]. Essa conserva tre teste in pietra molto consumate dal tempo, che probabilmente effigiavano persone illustri o divinità.<ref name="volterra"/> La fortuna di Volterra fu il rafforzamento di un'[[oligarchia]] agraria, che sfruttava le vaste terre coltivabili sulle colline che la circondavano: ciò avvenne a partire dal [[VI secolo a.C.]] e salvò la città dalla crisi che fece decadere i centri sulla costa. Volterra, anzi, riuscì a rafforzare il suo porto a [[Vada (Rosignano Marittimo)|Vada]]. Questo suo interesse marittimo è documentato anche dalla serie delle sue emissioni monetarie, che hanno come simbolo il [[delfino]], da un punto di vista assurdo per una città situata tra le colline a una certa distanza dal mare.<ref name="volterra"/> === Orvieto === {{vedi anche|Orvieto}} [[File:Orvieto Tempio Etrusco Del Belvedere.JPG|left|thumb|250px|Il Tempio del Belvedere a Orvieto.]] Orvieto è situata nella Valle del Paglia, su una collina di tufo, a un'altezza di circa 200 metri sul mare. Questa era una posizione privilegiata, la città era praticamente imprendibile, dalla quale si può vedere qualsiasi movimento di gente anche a grandi distanze. In questo luogo strategico vi furono insediamenti dall'[[Età del Bronzo]] e dall'[[Età del Ferro]], ma non ci sono rilevanti tracce di villaggi villanoviani. Lo stanziamento propriamente etrusco, invece, fu importantissimo, anche se la città antica è assai poco nota.<ref name="orvieto">Il libro degli etruschi, pagina 66.</ref> Sul nome etrusco di Orvieto ci sono discordie fra gli esperti. Alcuni propendono per ''Velzna'', da cui il latino ''Volsinii''; per altri ''Volsinii'' si identifica invece con ''Bolsena''. Il nome attuale ''Orvieto'' deriva dal [[lingua latina|latino]] ''Urbs vetus'', cioè «città vecchia», che appare però nel [[Medioevo]]. Ci sono alcuni che distinguono due ''Volsinii'': una ''veteres'', cioè «vecchia», che sarebbe Orvieto, e una «novi», ossia ''nuova'', l'attuale [[Bolsena]].<ref name="orvieto"/> Sta prendendo consistenza anche la teoria che questo fosse il luogo di ''Salpinum'', nome romano di una grande città etrusca dell'epoca, rimasta comunque sconosciuta ai posteri.<ref name="orvietobis">Il libro degli etruschi, pagina 67.</ref> Orvieto conobbe il suo maggior splendore fra la metà del [[VI secolo a.C.]] e la fine del [[V secolo a.C.]] Molte iscrizioni, qui rinvenute, hanno permesso di conoscere l'esistenza di una ricca classe di commercianti. Le tombe sono disposte in cerchio attorno alla rupe orvietana. Fra esse sono notevoli quelle comprese nei nuclei chiamati del Crocefisso del Tufo e della Cannicella, mentre verso sud e verso ovest altre numerose tombe si allontanano dalla città seguendo l'ondulazione delle colline.<ref name="orvietobis"/> Tutto depone per l'esistenza di una grande e importante città, le cui rovine restano tuttavia sotto gli edifici dell'abitato attuale. Il massimo studioso di Orvieto, [[Pericle Perali]], ritenne che sulla rupe ci fossero ben 17 templi (secondo studi più recenti, probabilmente furono solo 12): il più noto è il cosiddetto Tempio del Belvedere, nell'ambito nord-orientale dell'abitato a ridosso delle mura.<ref name="orvietobis"/> Molte decorazioni e terrecotte architettoniche sono apparse un po' dovunque, anche durante scavi casuali, e tutto lascia supporre che la misteriosa città etrusca giaccia ancora sepolta sotto la rupe.<ref name="orvietotris">Il libro degli etruschi, pagina 68.</ref> Sono ormai quasi cinquant'anni, dal [[1960]], che gli scavi sono stati ripresi con assidua tenacia nelle [[necropoli]] orvietane, in quei sepolcreti, cioè, che si ritiene che circondassero l'antica ''Volsinii'', ed anche sulle vestigia di quel tempio che potrebbe essere, secondo l'interpretazione di insigni archeologi, il celebre ''[[Fanum Voltumnae]]'', per altri localizzato nei pressi del [[Lago di Bolsena]] dove fu edificata la nuova ''Volsinii''; tempio che costituì il santuario nazionale degli Etruschi. Risulta, infatti, che il momento di maggior splendore di ''Volsinii'' veteres va dal [[VI secolo a.C.]] alla fine del [[V secolo a.C.]]<ref name="orvietotris"/> Da allora in poi, le numerose iscrizioni, indagate da [[Massimo Pallottino]], recano nomi non sempre etruschi, il che fa pensare che l'aristocrazia mercantile della città sia andata rovinandosi con elementi stranieri, fino ad ammettere gente di diversa origine nel novero delle famiglie di primo rango. Se così è, ''Volsinii'' fu certamente l'ultima a cedere alle pressioni di [[Impero romano|Roma]] e non lo fece perché sconfitta sul campo di battaglia, ma perché ormai era rappresentante di un mondo in evoluzione.<ref name="orvietotris"/> === Spina === {{Vedi anche|Spina (città)}} [[File:Museo di Spina sala 3, Ferrara - Pittore di Pentesilea - Zeus e Ganimede.jpg|thumb|250px|Una [[kylix]] attica a [[ceramica a figure rosse|figure rosse]] da Spina: ''[[Zeus]] rapisce [[Ganimede (mitologia)|Ganimede]]'', attribuita al [[Pittore di Pentesilea]]]] Spina fu un'importante città portuale etrusca affacciata sul mar Adriatico, presso il delta del fiume Po. Fu una delle città più importanti dell'Etruria padana, assieme a Felsina (Bologna) e Marzabotto. La città di Spina venne scavata in seguito alla riscoperta legata alle opere di prosciugamento delle valli di Comacchio. Nella necropoli sono state trovate più di 4.000 tombe, alle quali vanno aggiunti gli scavi di una parte dell'abitato. Fiorì a partire dal 540 a.C., come emporio che faceva da cerniera tra mondo etrusco e mondo greco, grazie ai collegamenti marittimi che provenivano dall'Ellade. Tra i prodotti, che venivano scambiati con le ceramiche attiche (ne sono state trovati numerosi esemplari di fattura ateniese, spesso di qualità migliore di quelli scavati in madrepatria), c'erano i cereali, vino e altri prodotti agricoli, oltre alle carni di maiale salate (i "prosciutti" emiliano-romagnoli, testimoniati ampiamente sin dall'epoca etrusca). Nella necropoli sono stati trovati numerosi corredi funerari, con manufatti dal gusto sfarzoso, che testimoniano la prosperità dell'insediamento. L'abitato aveva invece un'edilizia più spartana, in legno e paglia. Spina fu uno dei pochi insediamenti etruschi del nord a superare l'invasione celtica del quarto secolo a.C., restando attiva fino al secondo secolo a.C., quando venne abbandonata. I reperti di Spina si trovano esposti al Museo Archeologico Nazionale di Ferrara. === Misa === {{Vedi anche|Misa (città)}} [[File:Marzabotto2.JPG|thumb|280px|Resti di edifici sacri a Misa]] Nota fin dal [[1551]], i resti della città etrusca di Misa si trovano nel comune di [[Marzabotto]], in provincia di [[Bologna]]. Risalendo la [[Strada statale 64 Porrettana]], passato l'abitato di Marzabotto, si trova l'accesso diretto al sito archeologico. Esso è costituito per lo più dalle fondamenta degli edifici dell'antica città etrusca, con l'impianto urbanistico dotato di strade ad intersezione retta, il cui [[Cardine (storia romana)|cardo]] e le tre principali traverse hanno una larghezza di 15 metri. Nelle [[fondazioni]] degli edifici sono leggibili le ripartizioni delle stanze, di cui si può notare una suddivisione in due principali aree: l'area più vicina alla strada adibita a bottega artigianale, mentre l'area più interna costituiva l'abitazione vera e propria. Si ritiene che fosse città commerciale sulla via di transito tra l'Etruria e la Pianura Padana. Nella sua fase più tarda venne occupata dai [[celti]] e successivamente passò sotto il dominio di [[Roma#Età antica|Roma]]. Oltre all'[[acropoli]] (costruita su una doppia terrazza), sono presenti due [[necropoli]]: la necropoli est (relativamente vicina alla riva del [[Reno (fiume italiano)|fiume Reno]]) e la necropoli nord. Esse, in entrambi i casi, sono divise in due nuclei di tombe e questo fa supporre l'esistenza di una strada che vi passava nel mezzo. Tre sono i tipi di tombe presenti: tombe a cassone, a pozzetto e a fossa. Il rinvenimento di un'iscrizione, indicante un [[toponimo]], sotto una ciotola rituale in [[bucchero]] ha permesso di riconoscere in essa il vero nome della città etrusca che, quindi, non sarebbe Misa, bensì ''Kainua'', e il cui significato potrebbe essere "città nuova"<ref>Romolo Augusto Staccioli, ''Gli etruschi. Un popolo tra mito e realtà'', Newton Compton Editori, 2006, pag. 186</ref><ref>Elisabetta Govi (a cura di), ''Marzabotto una città etrusca'', Ante Quem, 2007, pag. 65</ref>. Nonostante sia conosciuto dal [[XVI secolo|Cinquecento]], il sito è ancora attiva sede di scavi archeologici. === Arezzo === {{Vedi anche|Arezzo}} [[File:Chimera di Arezzo.jpg|thumb|right|La [[Chimera di Arezzo]]]] Arezzo sorse in epoca pre-[[Etruschi|etrusca]] in una zona abitata fin dalla [[preistoria]], come dimostra il ritrovamento di strumenti di pietra e del cosiddetto "''uomo dell'Olmo''", risalente al [[Paleolitico]], avvenuto nei pressi della frazione dell'Olmo durante i lavori di scavo di una breve galleria della linea ferroviaria Roma-Firenze nel [[1863]]. La zona posta alla confluenza di Valdarno, Valdichiana e Casentino, infatti, è passaggio naturale per chi voglia attraversare l'Appennino. Si ha notizia poi di insediamenti stabili di epoca pre-etrusca in una zona poco distante dall'attuale area urbana, il colle di San Cornelio, dove si sono rinvenute tracce di una cinta muraria di difficile datazione poiché sovrimpresse dalle poderose mura romane. L'abitato etrusco sorse invece sulla sommità del colle di San Donato, occupata dall'attuale città. Si sa che la Arezzo etrusca, con un nome quasi identico all'attuale, ''Arretium'', esisteva già nel [[IX secolo a.C.]] Arezzo fu poi una delle principali città etrusche, e molto probabilmente sede di una delle 12 lucumonie. A questo periodo risalgono opere d'arte di eccezionale valore, come la [[Chimera di Arezzo|Chimera]], oggi conservata a Firenze, la cui immagine caratterizza talmente la città quasi da diventarne un secondo simbolo. Al sorgere della potenza di Roma la città, insieme alle consorelle etrusche, tentò di arginarne le tendenze espansionistiche, ma l'esercito messo insieme da Arezzo, [[Volterra]] e [[Perugia]] fu sconfitto a [[Roselle (Grosseto)|Roselle]], presso [[Grosseto]], nel [[295 a.C.]]; e così nel [[III secolo a.C.]] Arezzo fu conquistata dai [[Roma]]ni che latinizzarono il suo nome etrusco ''Arretium''. === Vipsl === {{Vedi anche|Fiesole}} ''Vipsl'' era una delle più importanti città etrusche alle pendici meridionali dell'Appennino Tosco-Emiliano. Attribuita all'area estesa tra Prato e Fiesole, ebbe un periodo di grande fioritura nell'epoca arcaica, dove si sviluppò nell'attuale area di [[Gonfienti]] ([[Prato]]) e, una volta abbandonata per ragioni ancora ignote alla fine del [[V secolo a.C.]], la popolazione etrusca si concentrò sulla più sicura collina di [[Fiesole]], dove risulta il nome di [[Vipsul]] al partire dalla metà del [[IV secolo a.C.]] Fu alleata di Roma fin dal [[III secolo a.C.]] Nel [[90 a.C.]] la città si ribellò durante la guerra sociale, venendo poi presa da Lucio Porcio Catone. Poco dopo, per aver parteggiato per Mario, fu occupata da una colonia di veterani di Silla. Nacque così ufficialmente Fesulae romana, centro della regione, che aveva un campidoglio, un foro, un teatro, dei templi, e un impianto termale. L'acropoli si trovava sulla sommità della collina, dove oggi si trova il convento di San Francesco. La città godette di relativa prosperità fino alle invasioni barbariche. Nel 405 Fiesole fu teatro della battaglia che vide la sconfitta dei Goti di Radagaiso da parte di Stilicone.⏎ ⏎ == Gli studi e gli scavi archeologici == {{Vedi anche|Museo nazionale etrusco di Villa Giulia|Museo etrusco Guarnacci}} === Il Medioevo ed il Rinascimento === (contracted; show full){{Portale|archeologia|Etruschi|mitologia etrusca|storia}} [[Categoria:Civiltà etrusca| ]] [[Categoria:Storia della Toscana]] {{Link VdQ|es}} {{Link AdQ|af}} {{Link AdQ|nl}} All content in the above text box is licensed under the Creative Commons Attribution-ShareAlike license Version 4 and was originally sourced from https://it.wikipedia.org/w/index.php?diff=prev&oldid=60871399.
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