Difference between revisions 61478891 and 61623782 on itwiki{{Controlcopy|motivo=Vedi pagina di discussione'''''</sup>|argomento= letteratura|mese=febbraio 2008}}⏎ {{Bio|Nome = John |Cognome = Donne |Sesso = M |LuogoNascita = Londra |GiornoMeseNascita = |AnnoNascita = 1572 |LuogoMorte = Londra |GiornoMeseMorte = 31 marzo |AnnoMorte = 1631 |Attività = poeta |Attività2 = religioso |Epoca = XVII secolo |Immagine = John Donne BBC News.jpg |Nazionalità = inglese |PostNazionalità = }} Fu decano della [[Cattedrale di San Paolo (Londra)|Cattedrale di San Paolo]] a [[Londra]]. Scrisse [[sermoni]] e poemi di carattere religioso, traduzioni latine, [[Epigramma|epigrammi]], [[elegie]], canzoni e [[Sonetto|sonetti]]. Celebre il suo sermone ''Nessun uomo è un'isola'' (meditazione XVII) citato da [[Ernest Hemingway]] in epigrafe a ''[[Per chi suona la campana (romanzo)|Per chi suona la campana]]'', e da cui trae ispirazione un [[Nessun uomo è un'isola|omonimo libro]] di [[Thomas Merton]]. ==Biografia== [[Immagine:John Donne.jpg|thumb|Un'altra immagine del poeta]] Attento ai mutamenti della sua epoca – diviso tra la scienza di [[Niccolò Copernico|Copernico]] e [[Johannes Kepler|Keplero]] e la filosofia di [[Francesco Bacone|Bacone]] e [[Giovanni Calvino|Calvino]] – fu il primo a citare [[Galileo Galilei|Galileo]] in un proprio componimento, ''Ignatius his Conclave'' del [[1611]]. Cresciuto in una famiglia che professava il [[cattolicesimo]], Donne studiò dal [[1584]] a [[Università di Oxford|Oxford]] e, successivamente, a [[Università di Cambridge|Cambridge]]; viaggiò per l'[[Europa]] e nel [[1595]] accompagnò il conte di [[Essex]] nelle spedizioni inglesi a [[Cadice]] e alle [[isole Azzorre]]. Ritornato in patria, divenne segretario del barone Thomas Egerton, di cui sposò clandestinamente nel [[1601]] la nipote Anne More; iniziò a questo punto la sua attività letteraria. Suoi primi lavori furono canzoni satiriche e sonetti, che costituiscono il ''corpus'' giovanile della sua opera e sono apprezzabili soprattutto per il loro stile realistico e sensuale. Le nozze clandestine con Anne More non giovarono alla sua reputazione, cosa questa che influenzerà notevolmente la sua successiva produzione letteraria.<br />Contestualmente, si avvicinò all'[[anglicanesimo]] affrontando da un punto di vista differente dubbi e tematiche politico-sociali, ma anche scientifiche e filosofiche, del suo tempo. Tra mille difficoltà finanziarie, sull'orlo della disperazione, sebbene fosse ormai diventato un predicatore affermato (molti suoi lavori saranno raccolti nel [[1624]] nelle sue ''Devotions'') e per due volte ([[1601]] e [[1614]]) membro del parlamento, prese i voti e fu ordinato decano della [[chiesa anglicana]] dal re [[Giacomo I d'Inghilterra]]. Dal [[1617]], anno in cui morì la moglie, la sua poesia si farà sempre più cupa, privilegiando temi funerei e pessimistiche considerazioni esistenziali. == Opere principali == *''[[Anatomia del mondo]]'' (successiva al [[1610]]) - Scritto in morte della quindicenne Elizabeth Drury. Si affaccia nel poeta la tematica della morte. *''Biathanatos'' (''Illustrazione del paradosso o tesi, che l'omicidio di se stesso non è così essenzialmente colpa, da non poter mai non esser tale'') - È il tentativo di Donne di liberarsi dall'ossessione del suicidio. *''Duello di morte'' (''Death's Duel'') - La sua poetica si fa sempre più cupa e in questo caso risulta essere quasi una orazione funebre su se stesso; pubblicata postuma nel [[1632]]. *''Sonetti sacri'' (''Holy Sonnets'') - Poesie di carattere sacro pubblicate postume nel [[1633]]. *''Viaggio nell'anima'' (''The Progress of the Soule'') - Poemetto incompiuto composto nel [[1601]] dopo la condanna a morte del conte di Essex. Porta lo stesso titolo di un piccolo poema analogo che fa parte della ''Anatomia del mondo''. Sono arrivati ai nostri giorni cinquantadue strofe, ognuna di dieci versi [[giambo|giambici]]. *''Devotion'' - ([[1624]]). ==Poetica== Sempre in oscillazione tra natura raziocinante e appassionata poetica visionaria - non disgiungibile dal pensiero [[medioevo|medievale]], in bilico tra nuova [[scienza]], [[Rinascimento]] e [[riforma luterana|Riforma]], [[cattolicesimo]] e [[protestantesimo]], amore umano e divino - l'arte di Donne è tesa a risolvere dialetticamente, appunto attraverso la forza dei versi, il proprio (e altrui) conflitto intellettuale e morale. In questo senso, particolarmente alta risulta la sua capacità di concentrare con un linguaggio talvolta aspro ed attraverso brevi, laconici procedimenti analogici citazioni letterarie e bibliche, immagini assimilate attraverso la scienza, la filosofia e la teologia filtrate attraverso l'osservazione della realtà quotidiana. La raccolta di liriche amorose di John Donne (1572-1631), i ''Songs and Sonnets'' (Canzoni e Sonetti), ha ben poco in comune con le grandi sequenze di sonetti elisabettiane di cui è in parte contemporanea. Imitando i modelli continentali, in primis [[Petrarca]], la sequenza, o ciclo, di sonetti si era fondata su una serie di convenzioni ben identificate: filosofiche (l'amor cortese e/o il neoplatonismo), tematiche (l'essere dedicata ad un'unica donna, il cui nome o pseudonimo era spesso nel titolo), formali (l'essere composta in toto o prevalentemente di sonetti in senso stretto), e così via. La raccolta ''Songs and Sonnets'' disattende le aspettative del lettore plasmato da questo tipo di testo: non esiste al loro centro una donna unica, la quale sia insieme oggetto della rappresentazione e dell'emozione (la ''lei'', ''she'', che viene ''scritta'' e ''amata'') e prima destinataria dichiarata del discorso amoroso (il ''tu'' o ''voi'', ''thou'' o ''you'', a cui s'indirizzano scrittura e amore). Simmetricamente, all'altro polo il soggetto della comunicazione amorosa (l'"io"), I, che scrive ed ama) si pluralizza, tanto da esprimere atteggiamenti anche fortemente contraddittori fra loro, dall'idealizzazione di stampo neoplatonico alla misoginia, dal realismo del coinvolgimento sensuale più completo agli accenti mistici, dal cinismo del libertino ai toni straziati dell'amore costretto alla partenza. Manca anche l'omogeneità metrica fra un componimento e l'altro: ciascuna poesia raggiunge autonomamente una propria specifica, irripetibile saldatura di forma e contenuto, in perfetta simmetria con la pluralità (di soggetti ed oggetti, e di relazioni tra essi) che è cifra tematica della raccolta. È lo stesso Donne, in una lettera del [[1619]], a distanziare drasticamente il ''sé'' attuale, l'influente predicatore ''Dr. Donne'', dal brillante e libertino ''Jack Donne'', autore di poesie profane e di un'immorale difesa del suicidio (''Biathanatos''). La scrittura del secondo Donne si fonda su premesse che, smentendo il primato dell'apparire sull'essere, caratteristico della tradizione aristocratica, fanno dell'interiorità un valore assoluto. In realtà la ricerca poetica di Donne nel suo insieme implica una progressione ragionevolmente lineare e graduale: dall'atteggiamento libertino delle elegie e dei primi ''Songs and Sonnets'' alla celebrazione dell'amore, poi alla sua assolutizzazione e privatizzazione – negli ultimi ''Songs and Sonnets'' – con conseguente svalutazione del mondo e delle altre esperienze che esso può offrire, sino a reincludervi l'amore stesso (''The Anniversaries''), arrivando dove lo scetticismo sconfina del misticismo. Che una notevole continuità moderi l'apparente antagonismo fra i ''due'' Donne è d'altronde evidente: tutti gli elementi che s'indicano come tipicamente metafisici (dal ''wit'' all'enunciazione drammatica, al ''conceit'', alla complessità ed eterogeneità delle immagini) sono presenti anche nella poesia sacra, dove l'io spesso interpella Dio esattamente nei medesimi modi e con gli stessi toni diretti e bruschi che caratterizzano il rivolgersi dell'amante all'amata nei ''Songs and Sonnets''. E se i ''Songs and Sonnets'' più tardi – ad esempio ''The Canonization'' – fanno dell'amore una religione, gli ''Holy Sonnets'' (Sonetti Sacri) pongono Dio come l'Altro di un vero e proprio rapporto d'amore. Tema centrale degli ''Holy Sonnets'' (pubblicati quasi tutti fra il 1633 ed il 1635, e composti probabilmente dal 1609 al 1617) è il rapporto tra il singolo cristiano, che prende coscienza della propria abiezione, e un Dio incomparabilmente altro, irraggiungibile da qualunque slancio intellettuale o emozionale, e proprio perciò destinatario ideale di raffinate argomentazioni o d'apostrofi passionali: {{quote|Fammi tuo, imprigionami, perché io<br />solo da te soggiogato sia libero,<br />solo da te violato sia casto |''Holy Sonnets I4'', vv. 11-14; si adotta la numerazione dell'edizione del 1635|''Take me to you, imprison me, for I''<br />''except you enthrall me, never shall be free,''<br />''nor ever chaste, except you ravish me''|lingua=en}} Per quanto in alcuni componimenti si sottolinei l'indispensabilità dell'incontro dell'io con una tu o lei ben precisa perché si possa effettivamente innescare la reazione amorosa – insieme col discorso – è caratteristica dell'insieme dei ''Songs and Sonnets'' una centralizzazione non dell'oggetto, ma dell'esperienza dell'amore (al di là della diversa modalità, spiritualizzazione platonizzante, frustrazione petrarchesca, carnalità pagana, secondo cui essa si realizza di volta in volta). La realtà dell'amore è agli occhi dei due amanti immersi nel loro privilegiato hic et nunc l'unica effettivamente tale; e rispetto ad essa tutte le altre esperienze e gli altri rapporti vissuti prima dell'incontro che ha dato accesso a questa nuova sacrale pienezza dell'essere si rivelano ora, a posteriori, nulla più di segni vuoti, meri presagi o profezie di ciò che, annullandoli, li ha investiti del loro vero senso.<br />Al tempo stesso, l'universo completo ed autosufficiente generato dagli amanti tra di loro è assolutamente separato, privo di qualunque relazione con ogni altro mondo, ogni altra sfera d'esperienza umana, e il discorso d'amore è intraducibile nei termini di qualsiasi altro discorso. {{quote|Quali navi di mercanti i miei sospiri hanno affondato?<br />Chi dice che le mie lacrime gli hanno allagato la terra?<br />[…]<br />I soldati continuano a trovare guerre, e gli avvocati a scovare<br />uomini litigiosi che intentano cause<br />benché lei ed io amiamo.|''The Canonization'', vv. 11-18|''What merchants ships have my sighs drown'd''?<br />''Who sais my teares have overflow'd his ground? ''<br />[...]<br />''Soldiers finde warres, and Lawyers finde out still''<br />''litigious men, which do quarrels move,''<br />''though she and I do love.''|lingua=en}} Donne proclama nella scrittura l'irriducibile autonomia del discorso amoroso, segnando una frontiera destinata a divenire definitiva nel giro di pochi decenni. Contemporanee per composizione ai primi ''Songs and Sonnets'', e dunque databili all'ultimo decennio del regno d'Elisabetta I, sono un gruppo d'elegie d'argomento amoroso e cinque satire. Quasi tutte le elegie si rifanno all'Ovidio degli ''Amores'', esplorando relazioni governate da un erotismo privo di sensi di colpa, che esclude l'idealizzazione (eccetto nella nona, ''The Autumnall'') ma non necessariamente l'affettività ed alterna distacco ed ironia agli accenti della passione. Le satire, modellate in parte su quelle di Persio e di Giovenale, sono fra i primi componimenti del genere in Inghilterra. Attraverso toni di violenta derisione e sarcastico rifiuto si estremizza la distanza ideale tra oggetti dello sguardo – società e costumi cittadini del tardo Cinquecento – e punto d'osservazione, abbastanza lontani da costruire un'antitesi irriducibile. Il pessimismo sociale emergente dalle satire s'approfondisce in anni più maturi nella visione del disordine e disfacimento universale tratteggiata dai due ''The Anniversares'' (Anniversari, 1611/12), scritti su commissione per commemorare l'aristocratica quattordicenne Elizabeth Drury, morta nel 1610. Qui il motivo elegiaco, che viene sviluppato col linguaggio dell'iperbole e del panegirico su una base neoplatonica, serve da pretesto e cornice ad una serie di meditazioni concatenate sulla decadenza e disgregazione dell'universo e sul destino dell'anima in questo mondo e nell'aldilà. La giovane Elizabeth personifica l'energia vitale che animava e manteneva funzionali e gerarchicamente ordinati oggetti, esseri, e fenomeni del mondo sublunare; scomparsa questa, le parti si scindono e della grande struttura non resta che una congerie di rovine prive di senso, una massa di ''ciarpame frammentario''.<br />La morte fisica tuttavia determina l'apertura di un nuovo orizzonte: ''attraverso l'anima la morte collega il cielo e la terra'', e con questo passaggio è possibile il recupero del mondo immutabile di perfezione ed unità perduto per la prima volta con la Caduta. Di qui la parola poetica donniana s'avvia per la strada del misticismo: nascono i ''Divine Poems'' (1606?-1631?), che comprendono tra l'altro due serie di sonetti ed un piccolo gruppo d'inni e di meditazioni in dìstici pentametrici, a partire da eventi personali, sulla natura intrinsecamente paradossale dell'esperienza di un cristiano nel mondo.<br />Poiché la fine del primo decennio del secolo segna anche, con tutta probabilità, la rinuncia di Donne alla poesia amorosa, si sarebbe tentati di vedere lo snodarsi complessivo dell'itinerario poetico dello scrittore come marcato da un irreversibile passaggio di confine. Rispetto al crescente scetticismo donniano degli anni precedenti, la conversione esistenziale e letteraria, più che una svolta, costituisce uno stadio ulteriore e più radicale nello scardinamento dei presupposti e delle certezze che governano normalmente l'esistenza individuale e sociale. Se lo scetticismo cade infatti nell'insanabile contraddizione di presentarsi come una verità altrettanto forte (sia pure in negativo) di quelle che contestava, l'unica via d'uscita dall'impasse è nella rinuncia alla logica normale, nell'assunzione della follia, del paradosso e del rovesciamento di valori e prospettive come modalità inevitabili della condizione umana e della scrittura. == Curiosità == * A Donne è stato intitolato il [[cratere Donne]], sulla [[superficie di Mercurio|superficie]] di [[Mercurio (astronomia)|Mercurio]]. == Bibliografia == * Maurizio Farina, ''"Elocutio" e metacomunicazione nell'epistolario di John Donne'', in "Intersezioni", Bologna, Il Mulino, XXX, n. 3, dicembre 2010, pp. 367–389. == Altri progetti == {{Interprogetto|q|commons=Category:John Donne|s=en:Author:John Donne|s_preposizione=in [[lingua inglese]] di}} <!--== Collegamenti esterni == *[http://www.fiornando.info Tutte le poesie tradotte e annotate, testo originale a fronte, rev. 10/2008] Sito non attivo--> {{Controllo di autorità}} {{Portale|biografie|cristianesimo⏎ Scrisse [[sermoni]] e poemi di carattere religioso, traduzioni latine, [[epigrammi]], [[elegie]], canzoni e sonetti. Celebre il suo sermone ''Nessun uomo è un'isola'' (meditazione XVII) citato da [[Ernest Hemingway]] in epigrafe a ''[[Per chi suona la campana (romanzo)|Per chi suona la campana]]'', e da cui trae ispirazione un [[Nessun uomo è un'isola|omonimo libro]] di [[Thomas Merton]]. ==Biografia== John Donne nacque a Londra nel 1572 in una famiglia di credo cattolico romano<ref name="lumi">{{cita web|lingua=en|url=http://www.luminarium.org/sevenlit/donne/donnebio.htm|titolo=John Donne (!572-1631)|editore=''luminarium''|accesso=23 settembre 2013|autore=}}</ref>. Le radici del prestigioso lignaggio da parte materna affondavano sia pur indirettamente a [[Tommaso Moro]]: la madre, Elizabeth, era infatti figlia di [[John Heywood]], poeta inglese che aveva sposato una nipote del grande pensatore cattolico<ref name="oxford">Dorothy Eagle (rivisto da), ''The Concise Dictionary of English Literature'', Oxford University Press, 1970, pag. 152.</ref>. Il padre, la cui famiglia era di origine gallese, era un ricco mercante londinese che morì quando Donne aveva soltanto quattro anni; presto la madre si risposò con John Syminges, che si prese cura della famiglia e dei figli<ref name="britannica">{{cita web|lingua=en|url=http://www.britannica.com/EBchecked/topic/169175/John-Donne|titolo=John Donne|editore=''Encyclopædia Britannica''|accesso=23 settembre 2013|autore=}}</ref>. Dopo aver studiato presso i gesuiti<ref name="Praz">Mario Praz, ''La Letteratura inglese, vol. I'', Sansoni-Accademia, Milano, 1967, pag. 231.</ref>, a dodici anni John Donne entrò all’università di Oxford, che frequentò per tre anni passando poi a Cambridge, dove completò l’educazione senza però poter ottenere la laurea a causa dei principi religiosi che professava e che non gli permisero l’atto di fede protestante alla regina [[Elisabetta I d'Inghilterra|Elisabetta I]]<ref name="britannica"/>. Nel 1593 il fratello Henry morì in carcere dove era stato rinchiuso per motivi religiosi, e l’episodio incrinò le convinzioni di Donne<ref name="lumi"/>. Tre anni dopo si associò alla corte del [[Robert Devereux, II conte d'Essex|conte di Essex]], e partecipò alle spedizioni del nobile inglese a Cadice e l’anno successivo alle Azzorre, impresa quest’ultima condotta alla ricerca di un tesoro spagnolo e a cui prese parte anche [[Walter Raleigh]]<ref name="britannica"/>. Le due operazioni furono celebrate dal poeta nei versi di ''The Storm'' e ''The Calm''<ref name="oxford"/>. [[File:John Donne house Pyrford.jpg|thumb|left|La casa di John Donne a Pyrford]] Ritornato a Londra nel 1597, si impiegò come segretario del dignitario di corte [[Thomas Egerton]] con cui strinse amicizia e che servì fino al 1602, e durante il quinquennio probabilmente John Donne abiurò il cattolicesimo abbracciando il credo protestante<ref name="britannica"/>. L’esperienza si interruppe bruscamente a causa del suo matrimonio clandestino con la sedicenne Anne More, nipote di Egerton e figlia di un agiato possidente del Surrey e alto dignitario di corte, George More; evento che causò il licenziamento di Donne, la sua carcerazione temporanea e la fine delle sue prospettive di carriera<ref name="bio">{{cita web|lingua=en|url=http://www.biography.com/people/john-donne-9277090?page=2|titolo=John Donne.biography|editore=''bio.true story''|accesso=23 settembre 2013|autore=}}</ref>. Dopo essere stato per alcune settimane nella [[Fleet Prison|prigione di Fleet]], per dieci anni fu costretto a vivere di elemosina e di aiuti per mantenere la famiglia che si andava ingrandendo. Si rifugiò a Pyrford, nel [[Surrey]], sotto la protezione di un cugino della moglie; ricevette sussidi da Lady Magdalen Herbert e dalla contessa di Bedford. Furono anni duri per Donne, che si accostò al polemista religioso Thomas Marton (con il quale scrisse alcuni pamphlet) e che solo nel 1609 si riappacificò con il suocero<ref name="lumi"/>. L’anno dopo rese pubblica la sconfessione della sua fede con la diffusione di un libello anticattolico, guadagnandosi le simpatie del sovrano [[Giacomo I d'Inghilterra|Giacomo I]]<ref name="bio"/>. Nel frattempo cominciarono i disturbi dovuti a una nevralgia di origine reumatica che si acuì col passare del tempo. Infine Giacomo I riconobbe le doti di Donne, la preparazione culturale e le sue capacità oratorie, e per questo lo spronò a intraprendere la carriera ecclesiastica; Donne prese gli ordini all’inizio del 1615 e venne ben presto scelto a ricoprire la carica di cappellano di corte<ref name="Treccani">{{cita web|lingua=|url=http://www.treccani.it/enciclopedia/donne_(Enciclopedia_Italiana)/|titolo=Donne|editore=''Treccani''|accesso=23 settembre 2013|autore=Mario Praz}}</ref>. [[File:18th century view of St Paul's by J.M. Mueller.jpg|thumb|La cattedrale di St Paul (XVIII secolo)]] Anne More morì a 33 anni nel 1617 nel dare alla luce il dodicesimo figlio<ref name="bio"/>. Nel 1621 Donne ricevette la nomina a decano della [[Cattedrale di San Paolo (Londra)|cattedrale di St Paul]], raggiungendo una posizione di grande prestigio che, nonostante le sue ambizioni, gli era stata preclusa come membro di corte – attraverso imprese eroiche o incarichi pubblici – e che poté conseguire invece come uomo di Chiesa<ref name="Treccani"/>. La sua salute si aggravò seriamente, compromessa per aver contratto il tifo, e il momento delicato lo portò a considerare con gravità le fragilità del fisico e la prospettiva della morte, soggetto che Donne, ormai irrimediabilmente rovinato dall’insorgere di un cancro allo stomaco, riprese in quello che viene ritenuto il suo sermone funebre, ''Death Duell'', composto nel 1631. Gli ultimi momenti lo videro autoritrarsi in un sudario, e dal disegno fu ricavata da parte di Nicholas Stone una scultura marmorea che restò indenne nell’[[Grande incendio di Londra|incendio di Londra]] che distrusse la città nel 1666 e che è conservata nella cattedrale di St Paul<ref name="britannica"/>. John Donne morì a Londra il 31 marzo del 1631<ref name="lumi"/>. ==Poetica== [[File:John Donne BBC News.jpg|thumb|200px|John Donne (ca 1595)]] Donne visse in un’età di transizione, un periodo al tramonto della fiorente [[Età elisabettiana|epoca elisabettiana]] in cui si diffondevano ansie e incertezze, e che non a caso corrisponde alla produzione delle cupe tragedie di [[William Shakespeare|Shakespeare]]<ref>Masolino d’Amico, ''Dieci secoli di teatro inglese - 970-1980'', Mondadori, Milano, 1981, pag. 106.</ref>. Il poeta era stretto nella morsa dei Santi Padri e del pensiero medievale da un lato, e della rivoluzione scientifica che aveva come protagonisti [[Niccolò Copernico|Copernico]], [[Tÿcho Brahe|Brahe]], [[Galileo Galilei|Galileo]], [[Giovanni Keplero|Keplero]] e [[Paracelso]]; e questa ricchezza e contraddittorietà gli permisero di produrre alcune liriche che richiamano l’età di [[Dante Alighieri|Dante]], assieme alla presa di coscienza della «new Philosophy» che «calls all in doubt» sgretolando le certezze medievali<ref>Mario Praz, ''La Letteratura inglese, vol. I'', Sansoni-Accademia, Milano, 1967, pagg. 230 e 232.</ref>. I suoi versi sono l’incontro dell’elemento fantastico con il pensiero logico e cerebrale, e questo concorre a dare origine a una poesia che [[John Dryden|Dryden]] e dal [[Samuel Johnson|Dottor Johnson]] hanno definito “metafisica”<ref name="Treccani"/>. Donne prese avvio rifacendosi agli schemi del latino classico per comporre le satire e le elegie, e ai modelli poetici cinquecenteschi inglesi presenti nei lavori di [[Philip Sidney]] e di [[Edmund Spenser]] ma filtrandoli attraverso la cultura del proprio tempo e perciò sopprimendo l’[[eufuismo]] o le strutture levigate e artificiali, sostituite da un linguaggio aspro e da una forma accidentata<ref>{{cita web|lingua=en|url=http://www.britannica.com/EBchecked/topic/169175/John-Donne/1885/Poetry|titolo= John Donne - Poetry|editore=''Encyclopædia Britannica''|accesso=23 settembre 2013|autore=}}</ref>; e sviluppandoli in una mescolanza di logica e di passionalità, di intelletto e di impulso<ref>«Pensiero apprensibile dai sensi» (sensuous thoughts) fu la definizione coniata da [[Thomas Stearns Eliot|T. S. Eliot]], in Mario Praz, ''La Letteratura inglese, vol. I'', Sansoni-Accademia, Milano, 1967, pag. 231.</ref>, con un uso innovativo e sorprendente di similitudini e analogie impreviste<ref>Mario Praz, ''La Letteratura inglese, vol. I'', Sansoni-Accademia, Milano, 1967, pag. 234.</ref>. ==Fortuna critica== Diverse opere di Donne furono pubblicate postume, dopo una loro circolazione in forma di manoscritto, pur non incontrando i gusti del Settecento con l’eccezione di [[Alexander Pope]] che non solo lodò i versi del poeta seicentesco ma ne sparse echi nelle proprie liriche. L’attenzione nei confronti di Donne crebbe significativamente a partire dall’Ottocento, e fra i suoi estimatori si ricorda [[Robert Browning]]<ref>{{cita web|lingua=en|url=http://www.britannica.com/EBchecked/topic/169175/John-Donne/1886/Prose|titolo= John Donne - Reputation and influence|editore=''Encyclopædia Britannica''|accesso=23 settembre 2013|autore=}}</ref>. Nel secolo XX, Merritt Y. Hughes scrisse che nella letteratura inglese il peso di Donne può essere paragonato soltanto a quello di Shakespeare e di [[John Milton|Milton]], anche se altri pareri ne ridimensionarono l’influenza<ref>Mario Praz, ''La Letteratura inglese, vol. I'', Sansoni-Accademia, Milano, 1967, pag. 235.</ref>. == Note == <references /> ==Bibliografia== * Masolino d’Amico, ''Dieci secoli di teatro inglese - 970-1980'', Mondadori, Milano 1981. * Dorothy Eagle (rivisto da), ''The Concise Dictionary of English Literature'', Oxford University Press, 1970. * Mario Praz, ''La Letteratura inglese, vol. I'', Sansoni-Accademia, Milano, 1967. ==Collegamenti esterni== * [http://www.luminarium.org/sevenlit/donne/donnessays.htm Opere critiche su John Donne] {{Controllo di autorità}} {{Portale|biografie|letteratura}} [[Categoria:Poeti britannici]] [[Categoria:Traduttori britannici]] {{Link AdQ|nds-nl}} {{Link AdQ|sl}} All content in the above text box is licensed under the Creative Commons Attribution-ShareAlike license Version 4 and was originally sourced from https://it.wikipedia.org/w/index.php?diff=prev&oldid=61623782.
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