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{{nota disambigua}}
{{Avvisounicode}}
{{Dubbio qualità grave|motivo=Intere sezioni senza o poche fonti, nello specifico: <del>Geografia (e sottosezioni)</del>, Clima, Storia (e sottosezioni), Flora terrestre, <del>Flora e fauna acquatiche</del>, Archeologia, Architettura, Arte, <del>Industria</del>, <del>Miniere</del>, Agricoltura e allevamento, <del>Pesca</del>, <del>Trasporti marittimi</del>, <del>Emigrazione</del>, Ammini(contracted; show full) il ''Villacidro'' sono tra i più diffusi; negli ultimi anni nella zona di [[Siniscola]] ha fatto la sua comparsa il liquore di [[Pompia]] (distillato dalle bucce dell'omonimo agrume).<ref>{{cita web|nome=Antonella|cognome=Casu|coautori=Renzo Peretto|url=http://www.sardegnadigitallibrary.it/documenti/17_43_20100215114610.pdf|titolo=Vini di Sardegna|accesso=4 marzo 2011|formato=PDF|sito=www.sardegnadigitallibrary.it|editore=Agenzia LAORE Sardegna}}</ref>

== Economia ==

{{vedi anche|Economia della Sardegna}}
[[File:Gross domestic product (GDP) per inhabitant, in purchasing power standard (PPS), by NUTS 2 regions, 2009 (% of the EU-27 average, EU-27=100).png|miniatura|destra|Prodotto interno lordo pro capite nel 2009 nelle regioni dell ' Unione Europea]]

(contracted; show full)permettono alle imprese sarde in qualsiasi settore di essere competitive in un mercato sempre più aperto. L'illusione di un'economia differenziata, con la difesa ad oltranza di distretti industriali obsoleti, ha distratto finanziamenti e risorse che potevano essere meglio impiegati nell'unico settore di punta, il turismo, in produzioni di nicchia ad alto valore aggiunto, soprattutto in agricoltura, e nella formazione professionale e ricerca nei settori trainanti per un loro ammodernamento.


Il decollo industriale della Sardegna si ebbe a partire dal [[1951]] quando una particolare commissione di studi, lungamente attesa e prevista negli accordi inerenti allo ''Statuto speciale'' (art.13), fu incaricata di elaborare un piano di sviluppo economico nei vari settori produttivi dell'economia sarda. Molto lentamente tale commissione si mise in moto e solo nel [[1958]] presentò il rapporto finale, o meglio un'ipotesi di sviluppo. Le conclusioni di tale organismo però apparvero inadeguate alle necessità di sviluppo dell'isola e nel [[1959]] fu costituita un'altra Commissione, con lo scopo di elaborare un piano più preciso che fu poi presentato l'anno successivo. Questa relazione finale evidenziava 18 settori economici prioritari ed in particolare quello industriale, con un investimento per lo Stato minore di quello previsto dalla precedente Commissione.

Il 17 gennaio [[1961]] il [[Governo Fanfani III]] presentò il progetto, promulgato il 2 giugno [[1962]] come Legge chiamata ''Progetto straordinario per promuovere lo sviluppo economico e sociale della Sardegna in esecuzione dell'Articolo 13 dello Statuto costituzionale n.3 del 26 febbraio [[1948]]''<ref>{{cita web|nome= Cinegiornale|cognome=Rai|url= http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&s=17&v=9&c=4460&id=91708|titolo= Il Presidente Corrias torna a Cagliari dopo l'approvazione del Piano di rinascita della Sardegna|accesso=1º marzo 2011|formato= Video|sito=www.sardegnadigitallibrary.it|editore= Archivio Istituto Luce}}</ref>. Dopo sedici anni dall'apertura delle negoziazioni tra Stato e Regione, nasceva il ''Piano di Rinascita''<ref>{{cita web|nome= Cristina|cognome= Maccioni|coautori= Stefania Martis|url= http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&s=17&v=9&c=4462&id=91453|titolo= Radio Sardegna, Piano di Rinascita, n. 07|accesso=1º marzo 2011|formato= Audio|sito= www.sardegnadigitallibrary.it|editore= RAI Sardegna}}</ref>. Nel periodo posteriore al 1945, l'evolversi dell'economia sarda si divide in tre momenti distinti: tra il [[1945]] ed il [[1955]], l'isola si adatta progressivamente alle condizioni ed al modo di vivere del resto del Paese; nel corso della seconda fase, tra il [[1956]] ed il [[1966]], la situazione economica cambia molto rapidamente modificando considerevolmente il tessuto sociale; la terza fase (fino ai nostri giorni) si caratterizza, nonostante gli errori e i ritardi nell'attuazione del Piano di Rinascita, in un rimarchevole progresso economico e sociale con un incremento considerevole della popolazione. Progressivamente l'analfabetismo diminuisce e l'educazione scolastica migliora notevolmente.

Le linee telefoniche, gli elettrodomestici, le automobili, si diffondono in maniera considerevole e i quotidiani hanno grande diffusione mentre aumentano le linee marittime e i trasporti aerei. Negli ultimi decenni hanno avuto ampia diffusione le nuove tecnologie informatiche e digitali e la Sardegna è stata la prima regione italiana ed europea ad avere la copertura televisiva con l'utilizzo esclusivo della tecnologia del [[digitale terrestre]], mentre il quotidiano [[L'Unione sarda]] è stato il primo quotidiano europeo a dotarsi di un [[sito web|sito Internet]], sin dal [[1994]]. Oggi la Sardegna è la seconda regione italiana col più elevato ''e-index''<ref>http://zanarini.wordpress.com/ Perché in testa alla classifica delle regioni con più "Internet" c'è la Sardegna?</ref><ref>http://www.gnuis.org/inf/tec/il-peso-di-internet-sulleconomia-italiana-130411.html Il peso di Internet sull'economia italiana</ref> (indice che misura il livello di sviluppo e l'incidenza della tecnologia internet nell'economia di un territorio) e prima per performance e velocità del servizio adsl.<ref>http://notizie.tiscali.it/articoli/scienza/13/06/adsl-veloce-sardegna-prima.html In Sardegna l'Adsl più veloce d'Italia. Ma in Italia solo lo 0,1% delle linee è sopra i 30 mega</ref>

Nel [[2013]] è allo studio l'istituzione di una possibile [[Porto franco (economia)|zona franca]] regionale,
<ref>[http://www.liberoquotidiano.it/news/1186980/Sardegna-zona-franca-al-via-i-gruppi-lavoro-in-Regione.html Sardegna: zona franca, al via i gruppi lavoro in Regione<!-- Titolo generato automaticamente -->]</ref><ref>[http://www.dgmag.it/vacanze/sardegna-zona-franca-bufala-realta-38489 La Sardegna diventa zona franca, bufala o realtà?<!-- Titolo generato automaticamente -->]</ref><ref>[http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/sardegna/2013/02/08/Sardegna-punta-zona-franca-integrale_8212102.html Sardegna punta a zona franca integrale<!-- Titolo generato automaticamente -->]</ref><ref>[http://www.worky.biz/25530/sardegna-eliminata-liva-diventa-zona-franca.html Sardegna: eliminata l’iva, diventa zona franca<!-- Titolo generato automaticamente -->]</ref> o locali per aree di crisi, come per il Comune di [[Portoscuso]].

[[File:Percentualesettorioccupazionalisardegna.png|miniatura|Ripartizione in percentuale degli addetti nei diversi settori economici]]
=== Dati economici ===
Oltre al [[commercio]], al pubblico impiego e alle [[information technology|nuove tecnologie]], l'attività trainante dell'economia è il [[turismo]], sviluppatosi inizialmente lungo le coste settentrionali dell'isola. Il [[Settore terziario|terziario]] è il settore che occupa il maggior numero di addetti; gli occupati sono ripartiti nei tre settori nelle seguenti percentuali:
* 8,7% al [[Settore primario|primario]];
* 23,5% al [[Settore secondario|secondario]];
* 67,8% al [[Settore terziario|terziario]]. Il tasso di disoccupazione nel 2007, secondo l'[[Istituto Nazionale di Statistica|ISTAT]], si attestava sull'8,6%, nell'ultimo trimestre del 2008 il tasso è lievitato al 10,8%, ed è riconducibile alla recessione economica internazionale. La Sardegna ha il reddito pro capite più elevato tra le regioni del [[Mezzogiorno (Italia)|Mezzogiorno]], con 16.837 euro.<ref>https://www.google.com/fusiontables/DataSource?docid=1-ZME7GhaHvdOj0trjJCvVVzSRWC76WCMERTlFkM#map:id=3 Dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche nel 2012</ref> Di seguito la tabella che riporta il [[PIL]] ed il PIL procapite:
<div style="font-size:90%; border:0px; padding:0px; margin-left:1em; margin-right:0px;margin-bottom:0px; text-align:center">
{| class="wikitable" style="width:70%;"
|-
! || [[2000]] || [[2001]] || [[2002]] || [[2003]] || [[2004]] || [[2005]] || [[2006]] || [[2007]]
|-
| align=left |'''Prodotto Interno Lordo'''<br />(Milioni di Euro)|| 25.958,1 || 27.547,6 || 28.151,6 || 29.487,3 || 30.595,5 || 31.421,3 || 32.579,0 || 33.823,2
|-
| align=left | '''PIL ai prezzi di mercato per abitante'''<br />(Euro) || 15.861,0 || 16.871,4 || 17.226,5 || 17.975,7 || 18.581,0 || 19.009,8 || 19.654,3 || 20.444,1
|-
|}</div>

Di seguito la tabella che riporta il [[PIL]], prodotto in Sardegna ai prezzi correnti di mercato nel [[2006]], espresso in milioni di euro, suddiviso tra le principali macro-attività economiche:
<div style="font-size:90%; border:0px; padding:0px; margin-left:1em; margin-right:0px;margin-bottom:0px; text-align:center">
{| class="wikitable" style="width:70%;"
|-
| align=left | '''Macro-attività economica''' || '''PIL prodotto''' || '''% settore su PIL regionale''' || '''% settore su PIL italiano'''
|-
| align=left |Agricoltura, silvicoltura, pesca|| € 1.006,4 || 3,09% || 1,84%
|-
| align=left |Industria in senso stretto|| € 3.692,1 || 11,33% || 18,30%
|-
| align=left |Costruzioni|| € 1.957,1 || 6,01% || 5,41%
|-
| align=left |Commercio, riparazioni, alberghi e ristoranti, trasporti e comunicazioni|| € 6.506,8 || 19,97% || 20,54%
|-
| align=left |Intermediazione monetaria e finanziaria; attività immobiliari ed imprenditoriali|| € 6.660,8 || 20,45% || 24,17%
|-
| align=left |Altre attività di servizi'''|| € 8.544,1 || 26,23% || 18,97%
|-
| align=left |Iva, imposte indirette nette sui prodotti e imposte sulle importazioni|| € 4.211,8 || 12,93% || 10,76%
|-
| align=left |'''PIL Sardegna ai prezzi di mercato'''|| '''€ 32.579,1''' || ||
|-
|}</div>

[[File:Porto Torres - chemical industry.jpg|miniatura|Polo petrolchimico di Porto Torres]]

=== Industria ===
La nascita del settore industriale sardo contemporaneo (escludendo quindi il settore minerario) è principalmente dovuta all'apporto dei finanziamenti statali al ''Piano di Rinascita''<ref>{{cita pubblicazione|url=http://www.studistorici.com/wp-content/uploads/2014/03/07_SANNA.pdf|titolo=La miniera e il petrolchimico. Una questione storica nella Sardegna e nell’Italia del secondo dopoguerra|pubblicazione=Diacronie - Studi di storia contemporanea|autore=Francesca Sanna|data=29 marzo 2014|formato=pdf|pagina=17|accesso=8 settembre 2014}}</ref>, concentrati soprattutto negli anni [[anni 1960|sessanta]]-[[anni 1970|settanta]]. La politica economica finalizzata all'accrescimento industriale si è caratterizzata in quel periodo con la formazione dei cosiddetti ''poli di sviluppo'' industriali<ref>{{cita libro|url=http://eprints.uniss.it/5570/1/Sechi_S_Sardegna_negli_anni_della.pdf|capitolo=La Sardegna negli "anni della Rinascita"|titolo=Storia della Sardegna 5 - Il Novecento| autore=Simone Sechi|autore2=[[Manlio Brigaglia]]|autore3=Luciano Marroccu|autore4=Gian Giacomo Ortu|autore5=Paola Pittalis|autore6=Sandro Ruju|autore7=Salvatore Tola|editore=[[Casa editrice Giuseppe Laterza & figli|Laterza]]|anno=2002|isbn=88-421-0683-6|pagina=75|accesso=9 settembre 2014}}</ref>, a [[Cagliari]] ([[Macchiareddu-Grogastu|Macchiareddu]] e [[Sarroch]]), [[Porto Torres]] e in un secondo momento a [[Ottana]]. Sono sorti così i complessi petrolchimici e le grandi [[raffineria di petrolio|raffinerie]] per la lavorazione del greggio, che si collocano attualmente tra le maggiori d'Europa<ref>{{cita news|url=http://www.repubblica.it/economia/finanza/2013/04/15/news/i_moratti_trovano_il_socio_russo_il_20_per_cento_di_saras_a_rosneft-56680588/|titolo=I Moratti trovano il socio russo: il 20 per cento di Saras a Rosneft|autore=Luca Pagni|pubblicazione=[[La Repubblica|Repubblica.it]]|data=15 aprile 2013|accesso=9 settembre 2014}}</ref>, inoltre, sull'isola, si producono piattaforme petrolifere, per conto della [[Saipem]]. Altri settori industriali sono quello alimentare, legato alla lavorazione dei prodotti dell'allevamento (formaggi, latte, carni)<ref>{{cita web|url=http://www.sardegnaindustriale.it/article.asp?id=1117&IDmagazine=2003006|titolo=Segnali positivi per l’industria alimentare |sito=Sardegnaindustriale.it|accesso=9 settembre 2014}}</ref> e della pesca (lavorazione del [[tonno]]<ref>{{cita news|url=http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2013/07/11/news/as-do-mar-cosi-il-tonno-e-diventato-oro-1.7404985|titolo=As Do Mar, così il tonno è diventato oro|autore=Luca Rojch|pubblicazione=La Nuova Sardegna|data=11 luglio 2013|accesso=9 settembre 2014}}</ref>), manifatturiere, lavorazione del sughero<ref>{{cita web|url=http://www.regione.sardegna.it/index.php?xsl=1130&s=1&c=7061&v=9&tb=7052&st=12&special=1&settore=12|titolo=Scheda settore legno e sughero|sito=regione.sardegna.it|editore=Regione Autonoma della Sardegna|accesso=9 settembre 2014}}</ref>, meccaniche<ref>{{cita web|url=http://www.regione.sardegna.it/index.php?xsl=1130&s=1&v=9&tb=7052&st=12&c=7061&special=1&settore=15|titolo=Scheda settore metalmeccanico|sito=regione.sardegna.it|editore=Regione Autonoma della Sardegna|accesso=9 settembre 2014}}</ref>(produzione di mezzi agricoli, cantieristica navale, componentistica per aeromobili), edìle e metallurgico<ref>{{cita news|url=http://www.sardegnaindustriale.it/article.asp?id=8251&IDmagazine=2013002|titolo=Portovesme: un polo vitale per l'economia del territorio|autore=Gherardo Gherardini|pubblicazione=Sardegna Industriale|data=30 aprile 2013|numero=1-2|anno=2013|accesso=9 settembre 2014}}</ref>. L'energia viene prodotta, in misura anche superiore al fabbisogno<ref>{{cita news|url=http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2013/07/15/news/costi-dell-energia-elettrica-sardegna-beffata-1.7424943|titolo=Costo dell’energia elettrica, Sardegna beffata |autore=Giuseppe Centore|pubblicazione=La Nuova Sardegna|data=15 luglio 2013|accesso=9 settembre 2014}}</ref>, da centrali idroelettriche alimentate dai bacini che raccolgono le acque dei fiumi, da centrali termoelettriche alimentate a carbone di importazione estera e da numerosissime [[Centrale eolica|centrali eoliche]] sparse sull'intero territorio isolano<ref>{{cita web|url=http://www.sardegnaindustriale.it/article.asp?id=5049&IDmagazine=2008005|titolo=Sintesi del Piano energetico ambientale regionale|sito=Sardegnaindustriale.it|accesso=9 settembre 2014}}</ref>. In particolare si menziona il gruppo di centrali elettriche nell'area di Fiume Santo, che sorge su un'area di circa 150 ettari sul golfo dell'Asinara, con una potenza installata di 1.044&nbsp;MW. L'area circostante, fortemente inquinata<ref>{{cita news|url=http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2013/10/20/news/inquinamento-relazione-choc-su-fiume-santo-1.7958964|titolo=Inquinamento, relazione choc su Fiume Santo |autore=Gianni Bazzoni|pubblicazione=La Nuova Sardegna|data=20 ottobre 2013|accesso=9 settembre 2014}}</ref> e adiacente a zone di indubbio interesse ambientale, non è stata sottoposta alle bonifiche necessarie richieste dalla popolazione e dagli organi competenti<ref>{{cita news|url=http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2014/08/10/news/e-on-da-domani-i-nomi-dei-possibili-acquirenti-1.9742282|titolo=E.On, da domani i nomi dei possibili acquirenti |pubblicazione=La Nuova Sardegna|data=10 agosto 2014|accesso=9 settembre 2014}}</ref>.[[File:Percentualesettorioccupazionalisardegna.png|miniatura|Ripartizione in percentuale degli addetti nei diversi settori economici]]
=== Dati economici ===
Oltre al [[commercio]], al pubblico impiego e alle [[information technology|nuove tecnologie]], l'attività trainante dell'economia è il [[turismo]], sviluppatosi inizialmente lungo le coste settentrionali dell'isola. Il [[Settore terziario|terziario]] è il settore che occupa il maggior numero di addetti; gli occupati sono ripartiti nei tre settori nelle seguenti percentuali:
* 8,7% al [[Settore primario|primario]];
* 23,5% al [[Settore secondario|secondario]];
* 67,8% al [[Settore terziario|terziario]]. Il tasso di disoccupazione nel 2007, secondo l'[[Istituto Nazionale di Statistica|ISTAT]], si attestava sull'8,6%, nell'ultimo trimestre del 2008 il tasso è lievitato al 10,8%, ed è riconducibile alla recessione economica internazionale. La Sardegna ha il reddito pro capite più elevato tra le regioni del [[Mezzogiorno (Italia)|Mezzogiorno]], con 16.837 euro.<ref>https://www.google.com/fusiontables/DataSource?docid=1-ZME7GhaHvdOj0trjJCvVVzSRWC76WCMERTlFkM#map:id=3 Dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche nel 2012</ref> 

[[File:Porto Torres - chemical industry.jpg|miniatura|Polo petrolchimico di Porto Torres]]

=== Industria ===
La nascita del settore industriale sardo contemporaneo (escludendo quindi il settore minerario) è principalmente dovuta all'apporto dei finanziamenti statali al ''Piano di Rinascita''<ref>{{cita pubblicazione|url=http://www.studistorici.com/wp-content/uploads/2014/03/07_SANNA.pdf|titolo=La miniera e il petrolchimico. Una questione storica nella Sardegna e nell’Italia del secondo dopoguerra|pubblicazione=Diacronie - Studi di storia contemporanea|autore=Francesca Sanna|data=29 marzo 2014|formato=pdf|pagina=17|accesso=8 settembre 2014}}</ref>, concentrati soprattutto negli anni [[anni 1960|sessanta]]-[[anni 1970|settanta]]. La politica economica finalizzata all'accrescimento industriale si è caratterizzata in quel periodo con la formazione dei cosiddetti ''poli di sviluppo'' industriali<ref>{{cita libro|url=http://eprints.uniss.it/5570/1/Sechi_S_Sardegna_negli_anni_della.pdf|capitolo=La Sardegna negli "anni della Rinascita"|titolo=Storia della Sardegna 5 - Il Novecento| autore=Simone Sechi|autore2=[[Manlio Brigaglia]]|autore3=Luciano Marroccu|autore4=Gian Giacomo Ortu|autore5=Paola Pittalis|autore6=Sandro Ruju|autore7=Salvatore Tola|editore=[[Casa editrice Giuseppe Laterza & figli|Laterza]]|anno=2002|isbn=88-421-0683-6|pagina=75|accesso=9 settembre 2014}}</ref>, a [[Cagliari]] ([[Macchiareddu-Grogastu|Macchiareddu]] e [[Sarroch]]), [[Porto Torres]] e in un secondo momento a [[Ottana]]. Sono sorti così i complessi petrolchimici e le grandi [[raffineria di petrolio|raffinerie]] per la lavorazione del greggio, che si collocano tra le maggiori d'Europa<ref>{{cita news|url=http://www.repubblica.it/economia/finanza/2013/04/15/news/i_moratti_trovano_il_socio_russo_il_20_per_cento_di_saras_a_rosneft-56680588/|titolo=I Moratti trovano il socio russo: il 20 per cento di Saras a Rosneft|autore=Luca Pagni|pubblicazione=[[La Repubblica|Repubblica.it]]|data=15 aprile 2013|accesso=9 settembre 2014}}</ref>. Altri settori industriali sono quello alimentare, legato alla lavorazione dei prodotti dell'allevamento<ref>{{cita web|url=http://www.sardegnaindustriale.it/article.asp?id=1117&IDmagazine=2003006|titolo=Segnali positivi per l’industria alimentare |sito=Sardegnaindustriale.it|accesso=9 settembre 2014}}</ref> e della pesca (lavorazione del [[tonno]]<ref>{{cita news|url=http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2013/07/11/news/as-do-mar-cosi-il-tonno-e-diventato-oro-1.7404985|titolo=As Do Mar, così il tonno è diventato oro|autore=Luca Rojch|pubblicazione=La Nuova Sardegna|data=11 luglio 2013|accesso=9 settembre 2014}}</ref>), manifatturiere, lavorazione del sughero<ref>{{cita web|url=http://www.regione.sardegna.it/index.php?xsl=1130&s=1&c=7061&v=9&tb=7052&st=12&special=1&settore=12|titolo=Scheda settore legno e sughero|sito=regione.sardegna.it|editore=Regione Autonoma della Sardegna|accesso=9 settembre 2014}}</ref>, meccaniche<ref>{{cita web|url=http://www.regione.sardegna.it/index.php?xsl=1130&s=1&v=9&tb=7052&st=12&c=7061&special=1&settore=15|titolo=Scheda settore metalmeccanico|sito=regione.sardegna.it|editore=Regione Autonoma della Sardegna|accesso=9 settembre 2014}}</ref>(produzione di mezzi agricoli, cantieristica navale, componentistica per aeromobili), edìle e metallurgico<ref>{{cita news|url=http://www.sardegnaindustriale.it/article.asp?id=8251&IDmagazine=2013002|titolo=Portovesme: un polo vitale per l'economia del territorio|autore=Gherardo Gherardini|pubblicazione=Sardegna Industriale|data=30 aprile 2013|numero=1-2|anno=2013|accesso=9 settembre 2014}}</ref>. 

L'energia viene prodotta da centrali idroelettriche alimentate dai bacini che raccolgono le acque dei fiumi, da centrali termoelettriche alimentate a carbone di importazione estera e da numerosissime [[Centrale eolica|centrali eoliche]] sparse sull'intero territorio isolano<ref>{{cita web|url=http://www.sardegnaindustriale.it/article.asp?id=5049&IDmagazine=2008005|titolo=Sintesi del Piano energetico ambientale regionale|sito=Sardegnaindustriale.it|accesso=9 settembre 2014}}</ref>. 
[[File:Montevecchio.jpg|miniatura|sinistra|La miniera di [[Montevecchio]], nel [[Medio Campidano]]]]


=== Miniere ===
{{Vedi anche|Storia mineraria della Sardegna}}
La Sardegna è la regione italiana con il sottosuolo più ricco di minerali<ref name="Treccani36" />. Prima l'[[ossidiana]]<ref name="Treccani36" /><ref name="indestr" />, poi l'[[argento]], lo [[zinco]] e il [[rame]]<ref name="indestr" /><ref name="Treccani36" /> sono stati fin dall'antichità una vera ricchezza per l'isola, posizionandola al centro di intensi traffici commerciali. Molti centri minerari erano sfruttati per l'estrazione di [[piombo]], zinco, rame e argento (la galena argentifera conteneva fino a 10&nbsp;kg d'argento per tonnellata di minerale). Dopo il secolare sfruttamento, dalla seconda metà degli [[anni 1960|anni sessanta]]<ref name="indestr">{{cita pubblicazione|url=http://www.sardegnastatistiche.it/documenti/12_103_20070731111755.pdf|titolo=Le industrie estrattive in Sardegna - Analisi economica e strutturale|autore=Cristina Persico|autore2=Antonella De Arca|autore3=Francesca Spada|anno=2007|formato=pdf|accesso=5 settembre 2014|pagine=10-11}}</ref> in avanti le prospettive per le miniere sarde sono diventate via via molto limitate e le zone minerarie (tra le quali spicca il [[Sulcis-Iglesiente]]<ref name="Treccani36" />) si stanno convertendo sempre di più al turismo<ref>{{cita web|url=http://www.sardegnaturismo.it/it/articolo/miniere-ricche-di-storia|titolo=Miniere ricche di storia|sito=Sardegnaturismo.it|editore=Regione Autonoma della Sardegna|accesso=5 settembre 2014}}</ref>. A partire dall'[[XIX secolo|Ottocento]] furono aperte miniere di [[carbone]], [[antimonio]] e [[bauxite]]: i giacimenti più importanti si trovano nell'[[Iglesiente]] e nel [[Sulcis]] (in modo particolare intorno alla città di [[Carbonia]], fondata da [[Mussolini]] proprio per estrarre il [[carbone]]<ref>{{cita pubblicazione|url=http://www.sardegnastatistiche.it/documenti/12_103_20070731111755.pdf|titolo=Le industrie estrattive in Sardegna - Analisi economica e strutturale|autore=Cristina Persico|autore2=Antonella De Arca|autore3=Francesca Spada|anno=2007|formato=pdf|accesso=5 settembre 2014|pagine=37}}</ref>), nel [[Guspini|Guspinese]] - [[Arbus|Arburese]], nel [[Sarrabus]], nella [[Nurra]] e nella zona dell'[[Argentiera]]<ref>{{cita web|url=http://www.minieredisardegna.it/IndexMiniere.php|titolo=La cartina della Sardegna|sito=Minieredisardegna.it|accesso=5 settembre 2014}}</ref>.

A fine [[XX secolo|Novecento]] la Sardegna è stata caratterizzata da una corsa alla ricerca di giacimenti auriferi, grazie soprattutto all'intervento di società minerarie [[australia]]ne: la principale miniera, localizzata a [[Furtei]], fu però chiusa per il fallimento della società concessionaria<ref>{{cita news|url=http://www.lastampa.it/2013/11/04/italia/cronache/contaminato-dal-cianuro-il-lago-che-nascondeva-loro-CDZSYzOu2S43URzGwuIElM/pagina.html|titolo=Contaminato dal cianuro il lago che nascondeva l’oro| autore=Nicola Pinna| pubblicazione=[[La Stampa]]|data=4 novembre 2013|accesso=5 settembre 2014}}</ref>, altre zone ricche di questo minerale sono ubicate nel [[Sarrabus]] e nel Sassarese, ma le attività di estrazione sono bloccate per ragioni di sicurezza e preservazione dell'ambiente.<ref>{{cita web|nome= Giosi|cognome= Moccia|coautori= Luca Portas|url= http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&s=17&v=9&c=4460&id=202257|titolo= La fusione del primo lingotto d'oro a Furtei|accesso=2 marzo 2011|formato= Video|sito= sardegnadigitallibrary.it|editore= Regione Sardegna}}</ref>

Nei primi decenni del [[XXI secolo]] l'attività estrattiva attraversa un periodo di grave crisi e molte miniere sono state chiuse perché poco competitive: l'economia dell'Iglesiente si sta legando non più alle miniere ma al turismo e allo sviluppo del ''Parco Archeologico Minerario'' sotto il patrocinio dell'[[Unesco]]<ref>{{cita web|url=http://www.parcogeominerario.eu/index.php/parco?lang=it|titolo=Il parco|sito=parcogeominerario.eu|editore=Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna|accesso=5 settembre 2014}}</ref>, con la salvaguardia del patrimonio storico e architettonico delle miniere e utilizzando la bellezza incontaminata delle sue coste come sua altra grande risorsa<ref>{{cita web|nome= Osvaldo|cognome= Bevilacqua|coautori= Caterina Nobiloni, Giosi Moccia|url= http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&id=306059|titolo= Yes Italia, Iglesiente mare e miniere|accesso=2 marzo 2011|formato= Video|sito= www.sardegnadigitallibrary.it|editore= NewCo Rai International}}</ref>. 

[[File:Sheep near lula sardinia.jpg|miniatura|Gregge nelle campagne di [[Lula (Italia)|Lula]]]]

=== Agricoltura e allevamento ===
[[File:Sughero TempioPausania.jpg|200px|miniatura|sinistra|Querce da sughero nel nord della Sardegna]]
La superficie della Sardegna è sfruttata per il 60 % per l'allevamento, il 20 % per l'agricoltura e il resto è occupato da boschi chiusi, aree urbane e aree non sfruttabili. La Sicilia ha percentuali praticamente invertite. In Sardegna vivono quasi 4 milioni di ovini<ref>[http://censimentoagricoltura.istat.it/ Censimento Generale dell'Agricoltura: HOME PAGE<!-- Titolo generato automaticamente -->]</ref>., praticamente la metà dell'intero patrimonio nazionale e che fa dell'isola una delle aree del mondo con la più alta densità ovina insieme ad alcune zone dell'Inghilterra e del Galles. I suoli della Sardegna sono in gran parte a scarsa potenza, poco profondi e quindi poco produttivi per l'agricoltura. La Sardegna si è specializzata da millenni nell'allevamento ovino e, in minor misura, caprino e bovino, tradizionalmente meno produttivo in rapporto al territorio utilizzato, dell'agricoltura. È probabilmente nell'allevamento e nella proprietà del bestiame la base economica della precoce e monumentale civiltà proto-storica e preistorica sarda dal neolitico all'età del ferro.

Anche l'agricoltura ha avuto un ruolo molto importante nella storia economica dell'isola, soprattutto nella grande piana campidanese, particolarmente adatta alla cerealicoltura. I suoli sardi, anche quelli pianeggianti sono poco [[Permeabilità|permeabili]], con falde di scarsa entità e talvolta salmastre, e riserve naturali d'acqua assai ridotte. La scarsità d'acqua fu il primo problema che fu affrontato per la modernizzazione del settore, con la costruzione di un grade sistema di sbarramento dei corsi d'acqua che oggi arriva a quasi 2 miliardi di metri cubi d'acqua invasabili.<ref>[http://www.regione.sardegna.it/j/v/25?s=218310&v=2&c=116&t=1 Situazione dei bacini sardi nel 2012-Regione Autonoma della Sardegna<!-- Titolo generato automaticamente -->]</ref>. L'agricoltura sarda è oggi legata a produzioni specializzate come quelle vinicole e olivicoltura quelle del carciofo, unico prodotto agricolo di esportazione. Le bonifiche hanno aiutato ad estendere le colture e di introdurre alcune coltivazioni specializzate quali ortaggi e frutta, accanto a quelle storiche dell'ulivo e della vite che sono presenti nelle zone collinari.

La piana del Campidano, la più grande pianura sarda produce avena, orzo e frumento, della quale è una delle più importanti produttrici italiane. Tra gli ortaggi, oltre ai [[carciofi]], ha un certo peso la produzione di [[arance]]; prima della riforma del settore dello zucchero da parte dell'Unione Europea, era consistente la coltivazione di [[barbabietole]]. Nel patrimonio boschivo è presente la quercia da [[sughero]], che cresce spontanea favorita dall'aridità del terreno e viene esportata; la Sardegna produce circa l'80% del sughero italiano. Nell'ortofrutta, oltre ai carciofi, sono di un certo peso la produzione di [[Solanum lycopersicum|pomodori]] (tra cui i [[camoni]]) e di [[agrumi]]. Per secolare tradizione, la percentuale degli addetti alle attività primarie è alta e l'[[allevamento]] rappresenta una fonte di reddito molto importante. Attualmente nell'isola si trova quasi la metà dell'intero patrimonio [[Ovis aries|ovino]] e [[Capra hircus|caprino]] italiano.

Oltre alla [[carne]], dal [[latte]] ricavato si produce una grande varietà di [[Formaggi sardi|formaggi]], basti pensare che la metà del latte ovino prodotto in Italia viene dalla Sardegna, e viene in gran parte lavorato dalle cooperative dei pastori e da piccole industrie.<ref>{{cita web|nome= Massimiliano|cognome= Venusti|coautori= Antonio Cossu|url= http://www.sardegnaagricoltura.it/documenti/14_43_20070419185532.pdf|titolo= L'arte casearia in Anglona tra storia e attualità|accesso=2 marzo 2011|formato= PDF|sito= www.sardegnaagricoltura.it|editore= ERSAT}}</ref>. La Sardegna produce anche la maggior parte del [[pecorino romano]], prodotto non originario dell'isola, gran parte del quale è tradizionalmente indirizzato alle comunità italiane d'oltre-oceano si stanno convertendo sempre di più al turismo legato all'archeologia industriale<ref>{{cita web|url=http://www.sardegnaturismo.it/it/articolo/miniere-ricche-di-storia|titolo=Miniere ricche di storia|sito=Sardegnaturismo.it|editore=Regione Autonoma della Sardegna|accesso=5 settembre 2014}}</ref><ref>{{cita web|nome= Osvaldo|cognome= Bevilacqua|coautori= Caterina Nobiloni, Giosi Moccia|url= http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&id=306059|titolo= Yes Italia, Iglesiente mare e miniere|accesso=2 marzo 2011|formato= Video|sito= www.sardegnadigitallibrary.it|editore= NewCo Rai International}}</ref>. A partire dall'[[XIX secolo|Ottocento]] furono aperte miniere di [[carbone]], [[antimonio]] e [[bauxite]]: i giacimenti più importanti si trovano nell'[[Iglesiente]] e nel [[Sulcis]], nel [[Guspini|Guspinese]] - [[Arbus|Arburese]], nel [[Sarrabus]], nella [[Nurra]] e nella zona dell'[[Argentiera]]<ref>{{cita web|url=http://www.minieredisardegna.it/IndexMiniere.php|titolo=La cartina della Sardegna|sito=Minieredisardegna.it|accesso=5 settembre 2014}}</ref>.

A fine [[XX secolo|Novecento]] la Sardegna è stata caratterizzata anche dalla ricerca di giacimenti auriferi: la principale miniera, localizzata a [[Furtei]], fu però chiusa per il fallimento della società concessionaria<ref>{{cita news|url=http://www.lastampa.it/2013/11/04/italia/cronache/contaminato-dal-cianuro-il-lago-che-nascondeva-loro-CDZSYzOu2S43URzGwuIElM/pagina.html|titolo=Contaminato dal cianuro il lago che nascondeva l’oro| autore=Nicola Pinna| pubblicazione=[[La Stampa]]|data=4 novembre 2013|accesso=5 settembre 2014}}</ref>.

[[File:Sheep near lula sardinia.jpg|miniatura|Gregge nelle campagne di [[Lula (Italia)|Lula]]]]

=== Agricoltura e allevamento ===
[[File:Sughero TempioPausania.jpg|200px|miniatura|sinistra|Querce da sughero nel nord della Sardegna]]
La superficie della Sardegna è sfruttata per il 60 % per l'allevamento, il 20 % per l'agricoltura e il resto è occupato da boschi chiusi, aree urbane e aree non sfruttabili. In Sardegna vivono quasi 4 milioni di ovini<ref>[http://censimentoagricoltura.istat.it/ Censimento Generale dell'Agricoltura: HOME PAGE<!-- Titolo generato automaticamente -->]</ref>, praticamente la metà dell'intero patrimonio nazionale e che fa dell'isola una delle aree del mondo con la più alta densità ovina. I suoli della Sardegna sono in gran parte a scarsa potenza, poco profondi e quindi poco produttivi per l'agricoltura. La Sardegna si è specializzata da millenni nell'allevamento ovino e, in minor misura, caprino e bovino. È probabilmente nell'allevamento e nella proprietà del bestiame la base economica della precoce e monumentale civiltà proto-storica e preistorica sarda dal neolitico all'età del ferro.

Anche l'agricoltura ha avuto un ruolo molto importante nella storia economica dell'isola, soprattutto nella grande piana campidanese, particolarmente adatta alla cerealicoltura. I suoli sardi sono poco [[Permeabilità|permeabili]], con falde di scarsa entità e talvolta salmastre, e riserve naturali d'acqua assai ridotte. La scarsità d'acqua fu il primo problema che fu affrontato per la modernizzazione del settore, con la costruzione di un grade sistema di sbarramento dei corsi d'acqua che nel 2012 arrivava a quasi 2 miliardi di metri cubi d'acqua invasabili.<ref>[http://www.regione.sardegna.it/j/v/25?s=218310&v=2&c=116&t=1 Situazione dei bacini sardi nel 2012-Regione Autonoma della Sardegna<!-- Titolo generato automaticamente -->]</ref>. L'agricoltura sarda nel XXI secolo è legata a produzioni specializzate come quelle vinicole e olivicoltura quelle del carciofo, unico prodotto agricolo di esportazione. Le bonifiche hanno aiutato ad estendere le colture e di introdurre alcune coltivazioni specializzate quali ortaggi e frutta, accanto a quelle storiche dell'ulivo e della vite che sono presenti nelle zone collinari.

La piana del Campidano, la più grande pianura sarda produce avena, orzo e frumento, della quale è una delle più importanti produttrici italiane. Tra gli ortaggi, oltre ai [[carciofi]], ha un certo peso la produzione di [[arance]]. Nel patrimonio boschivo è presente la quercia da [[sughero]], che cresce spontanea favorita dall'aridità del terreno e viene esportata; la Sardegna produce circa l'80% del sughero italiano. Nell'ortofrutta, oltre ai carciofi, sono di un certo peso le produzioni di [[Solanum lycopersicum|pomodori]] (tra cui i [[camoni]]) e di [[agrumi]]. Per secolare tradizione, la percentuale degli addetti alle attività primarie è alta e l'[[allevamento]] rappresenta una fonte di reddito molto importante. Attualmente nell'isola si trova quasi la metà dell'intero patrimonio [[Ovis aries|ovino]] e [[Capra hircus|caprino]] italiano.

Oltre alla [[carne]], dal [[latte]] ricavato si produce una grande varietà di [[Formaggi sardi|formaggi]], basti pensare che la metà del latte ovino prodotto in Italia viene dalla Sardegna, e viene in gran parte lavorato dalle cooperative dei pastori e da piccole industrie.<ref>{{cita web|nome= Massimiliano|cognome= Venusti|coautori= Antonio Cossu|url= http://www.sardegnaagricoltura.it/documenti/14_43_20070419185532.pdf|titolo= L'arte casearia in Anglona tra storia e attualità|accesso=2 marzo 2011|formato= PDF|sito= www.sardegnaagricoltura.it|editore= ERSAT}}</ref>. La Sardegna vanta una tradizione secolare nell'allevamento dei cavalli sin dalla [[Storia della Sardegna aragonese|dominazione aragonese]], la cui cavalleria attingeva dal patrimonio equino dell'isola per rimpinguare il proprio esercito o per farne ambito dono ai sovrani d'Europa.<ref>{{cita web|nome= Sardegna|cognome= Agricoltura|url= http://www.sardegnaagricoltura.it/index.php?xsl=446&s=14&v=9&c=3679&na=1&n=10&tt=1|titolo=Razze equine|accesso=2 marzo 2011|sit(contracted; show full)gnato la storia dell'isola<ref>{{cita web|nome= Vico|cognome= Mossa|url= http://www.sardegnadigitallibrary.it/documenti/17_81_20080528114404.pdf|titolo= Artigianato sardo|accesso=2 marzo 2011|formato= PDF|sito= www.sardegnadigitallibrary.it|editore= Carlo Delfino Editore}}</ref>. Per preservare, tramandare e promuovere questa ricchezza culturale ed economica, nel [[1957]] la Regione Autonoma della Sardegna ha istituito l'[[I.S.O.L.A]] (Istituto Sardo Organizzazione Lavoro Artigianale)
, diretto all'inizio dai promotori [[Eugenio Tavolara]] e [[Ubaldo Badas]]. Per una maggior tutela delle lavorazioni artigianali, tramite la legge regionale n. 14 del 1984, è stato istituito il marchio di origine e qualità dei prodotti dell'artigianato tipico sardo<ref>{{cita web|nome= Regione|cognome= Sardegna|url= http://www.regione.sardegna.it/isola/home.html|titolo= Istituto Sardo Organizzazione Lavoro Artigianale|accesso=2 marzo 2011|sito= www.regione.sardegna.it}}</ref>.

(contracted; show full) mite, ai paesaggi incontaminati, alla purezza delle acque marine, la Sardegna attira ogni anno un gran numero di vacanzieri (nel [[2007]] le presenze turistiche per la prima volta hanno superato i 10 milioni di visitatori<ref>{{cita web|nome= Regione|cognome= Sardegna|coautori=Assessorato al Turismo|url= http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_46_20090219130024.pdf|titolo= Dati turismo 2004-2008|accesso=2 marzo 2011|formato=PDF|sito= www.regione.sardegna.it|editore= Regione Sardegna}}</ref>
; gli arrivi sono stati di 1.490.648 italiani e 789.525 stranieri<ref>{{cita web|nome=Istat|cognome=|url= http://www.istat.it/dati/catalogo/20100409_00/NoiItalia2010.pdf|titolo= Dati Istat 2007|accesso=8 febbraio 2011|formato= PDF|sito=www.istat.it}}</ref>). I primi investimenti ed i primi piani di sviluppo risalgono al 1948 in concomitanza con la sconfitta definitiva della [[malaria]] e con la l'acquisizione dello ''status'' di [[Regione a statuto speciale|regione autonoma]]. Le prime promozioni e realizzazioni infrastrutturali furono attuate attraverso l'Ente Regionale [[ESIT]] (Ente Sardo Industrie Turistiche) ed il primo ''boom'' turistico si sviluppò a cavallo tra gli anni [[1950|'50]] e [[1960|'60]], soprattutto ad [[Alghero]] e nella sua [[Riviera del Corallo]].

Ma il ''boom'' turistico di maggiori dimensioni si realizzò a partire dai primi anni sessanta allorché fu fondata dal [[principe]] [[ismailiti|ismailita]] [[Karim Aga Khan IV|Āgā Khān]] la [[Costa Smeralda]] con il luogo di elezione [[Porto Cervo]], nel comune di [[Arzachena]]. Sin dagli inizi il turismo in quest'area si caratterizzò principalmente come di [[Élite (sociologia)|élite]], basato sulla qualità delle strutture ricettive e delle infrastrutture oltre che sulle bellezze naturali soprattutto per la vicinanza dell'[[arcipelago della Maddalena]] con l'offerta di numerose rotte per i diportisti. I suoi centri principali divennero ben presto luoghi di elezione del [[Jet set]] internazionale e tra le mete più ambite nel Mediterraneo. A questa iniziativa seguirono una miriade di altri insediamenti, sempre nella zona, come [[Cala di Volpe]] e [[Capriccioli]] ma anche nel resto della Sardegna. In pochi anni il settore si sviluppò in maniera esponenziale fino a divenire uno dei settori trainanti delle attività economiche. Negli anni [[1970|Settanta]], a seguito dell'incremento del valore delle aree, si è avuto un forte sfruttamento delle coste con nuove costruzioni, principalmente seconde case.

Successivamente i vari governi regionali per circa 20 anni hanno cercato di predisporre un [[Piano paesistico|Piano Paesaggistico]] il quale a tutt'oggi è ancora oggetto di polemiche e di conflitti. In questi ultimi anni l'offerta turistica si è in parte modificata, orientandosi verso la diversificazione e la destagionalizzazione cercando di interessare anche le zone interne e di valorizzare la cultura, l'arte e l'archeologia<ref>{{cita web|nome= Regione|cognome= Sardegna|coautori=Assessorato al Turismo|url= http://www.sardegnaturismo.it/offerta/|titolo= I mille volti di un'isola|accesso=2 marzo 2011|sito= www.regione.sardegna.it|editore= Regione Sardegna}}</ref>, il turismo equestre, l'escursionismo, il [[birdwatching]], la [[Vela (sport)|vela]], il [[free climbing]]<ref>{{cita web|nome= Sardegna|cognome= Digital Library|url= http://www.sardegnadigitallibrary.it/immagine/sport.html|titolo= Sport|accesso=2 marzo 2011|sito= www.sardegnadigitallibrary.it|editore= Regione Sardegna}}</ref>. Da segnalare inoltre il [[Comprensorio sciistico Bruncu Spina]] il principale impianto sciistico dell'isola situato nella parte montana di quest'ultima e meta di turisti amanti degli sport invernali. Un supporto importante per la destagionalizzazione in questi ultimi anni è stato garantito dai numerosi [[Compagnia aerea a basso costo|voli low cost]] che collegano l'isola a diverse città [[Europa|europee]]. I primi investimenti ed i primi piani di sviluppo risalgono al 1948 in concomitanza con la sconfitta definitiva della [[malaria]] e con la l'acquisizione dello ''status'' di [[Regione a statuto speciale|regione autonoma]]. Le prime promozioni e realizzazioni infrastrutturali furono attuate attraverso l'[[ESIT]] (Ente Sardo Industrie Turistiche) ed il primo ''boom'' turistico si sviluppò a cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta, soprattutto ad [[Alghero]] e nella sua [[Riviera del Corallo]].

Ma il ''boom'' turistico di maggiori dimensioni si realizzò a partire dai primi anni sessanta con la nascita della [[Costa Smeralda]], nella località di [[Porto Cervo]], nel comune di [[Arzachena]]. Sin dagli inizi il turismo in quest'area si caratterizzò principalmente come di [[Élite (sociologia)|élite]], basato sulla qualità delle strutture ricettive e delle infrastrutture oltre che sulle bellezze naturali. A questa iniziativa seguirono una miriade di altri insediamenti, sempre nella zona, come [[Cala di Volpe]] e [[Capriccioli]] ma anche nel resto della Sardegna. In pochi anni il settore si sviluppò in maniera esponenziale fino a divenire uno dei settori trainanti delle attività economiche. Negli [[anni 1970|anni settanta]], a seguito dell'incremento del valore delle aree, si è avuto un forte sfruttamento delle coste con nuove costruzioni, principalmente seconde case.

Negli anni l'offerta turistica si è in parte modificata, orientandosi verso la diversificazione e la destagionalizzazione cercando di interessare anche le zone interne e di valorizzare la cultura, l'arte e l'archeologia<ref>{{cita web|nome= Regione|cognome= Sardegna|coautori=Assessorato al Turismo|url= http://www.sardegnaturismo.it/offerta/|titolo= I mille volti di un'isola|accesso=2 marzo 2011|sito= www.regione.sardegna.it|editore= Regione Sardegna}}</ref>, il turismo equestre, l'escursionismo, il [[birdwatching]], la [[Vela (sport)|vela]], il [[free climbing]]<ref>{{cita web|nome= Sardegna|cognome= Digital Library|url= http://www.sardegnadigitallibrary.it/immagine/sport.html|titolo= Sport|accesso=2 marzo 2011|sito= www.sardegnadigitallibrary.it|editore= Regione Sardegna}}</ref>. Da segnalare inoltre il [[Comprensorio sciistico Bruncu Spina]], il principale impianto sciistico dell'isola meta di turisti amanti degli sport invernali.

=== Trasporti e comunicazioni ===
Per contrastare efficacemente gli effetti dell'insularità, è stata sviluppata nel tempo una buona rete di servizi e di impianti portuali ed aeroportuali. Ben distribuiti nel territorio queste strutture collegano l'isola al continente italiano ed europeo per mezzo di linee aeree e tramite navi che partono dai porti più importanti. Durante la stagione turistica, il traffico lungo tutte le vie di comunicazione e nelle stazioni marittime, aumenta in modo considerev(contracted; show full) e la [[Germania]], mentre due sono gli aeroporti regionali<ref>{{cita web|url=http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_274_20100323132152.pdf|titolo=Deliberazione ufficiale 4/6 2.2.2010|editore=Regione Autonoma della Sardegna|data=2 febbraio 2010|formato=pdf|accesso=29 ottobre 2013|pagine=1}}</ref>, quelli di [[Aeroporto di Oristano-Fenosu|Oristano-Fenosu]] e [[Aeroporto di Tortolì-Arbatax|Tortolì-Arbatax]], e uno quello militare, quello di [[Aeroporto di Decimomannu|Cagliari-Decimomannu]]. 
Vi è inoltre un'aviosuperficie usata per voli turistici, quella di [[Aviosuperficie di Castiadas|Castiadas]], nel quale è ospitata anche una scuola di paracadutismo. Le principali compagnie aeree italiane attive in Sardegna sono [[Meridiana (compagnia aerea)|Meridiana]], con base a Olbia (ex [[Alisarda]] fondata nel 1963 dal principe [[Aga Khan]] Karīm al-Hussaynī), [[Alitalia]] e [[Air Dolomiti]]. Tra le compagnie straniere figurano alcune [[low cost]] come [[Ryanair]] (compagnia irlandese con basi ad Alghero e Cagliari), [[EasyJet]], [[Tui Fly]] e [[Air Berlin]].

[[File:365-01-arezzo pescaiola-10.JPG|miniatura|sinistra|Autotreno diesel pendolante ATR365]]

=== Trasporti su rotaia ===
{{Vedi anche|Rete ferroviaria della Sardegna}}
La rete [[ferrovia]]ria, costruita sul finire del [[XIX secolo]], è considerata insieme all'utilizzo domestico, agli incendi e alla costruzione della ferrovie del [[Regno di Sardegna]] in [[Piemonte]], come una delle cause principali del disboscamento dell'isola. La rete attiva per il trasporto pubblico si sviluppa per oltre 600&nbsp;km e si limita a congiungere le città principali e i [[porto|porti]]. Le [[Ferrovie dello Stato]] collegano Cagliari con Sassari, in circa 3 ore,<ref name=orario>Orario Trenitalia giugno-dicembre 2007</ref> e Porto Torres, e con Olbia e [[Golfo Aranci]], in circa 3 ore st=12e mezza.<ref name=orario /> [[Chilivani]] è lo snodo ferroviario da dove ripartono i due tronchi verso Sassari e Porto Torres e verso Olbia e Golfo Aranci. Un'altra linea collega Cagliari con [[Iglesias (Italia)|Iglesias]], in 50 minuti,<ref name=orario /> e [[Carbonia]] in un'ora.<ref name=orario />

L'[[ARST]], che ha in gestione la rete secondaria dell'isola, collega invece [[Monserrato]] con [[Isili]], [[Macomer]] con [[Nuoro]], e [[Sassari]] con [[Nulvi]], [[Sorso]] e [[Alghero]]. L'intera rete ferroviaria non è elettrificata, fatta esclusione per i sistemi [[tram-treno]] delle [[Metrotranvia|metrotranvie]] di [[Metrotranvia di Cagliari|Cagliari]] e [[Metrotranvia di Sassari|Sassari]], e risente di mancati investimenti in innovazione. Alcuni ammodernamenti effettuati sul tracciato FS, dal 2000 ad oggi, riguardano la costruzione delle varianti di [[Chilivani]], Campeda e [[San Gavino Monreale]] per velocizzare le relazioni, l'introduzione dei treni [[Minuetto (treno)|Minuetto]], dotati di maggior comfort per i passeggeri e che hanno diminuito i tempi di percorrenza rispetto alle precedenti [[automotrice|automotrici]], e la realizzazione del doppio binario tra la nuova stazione di [[San Gavino Monreale]] e [[Decimomannu]], dove la linea si ricollega a quella a doppio binario esistente verso [[Cagliari]].

Nel corso del [[2013]]<ref>{{cita news|url=http://www.duegieditrice.it/2013/02/20130209-1/|titolo=Sardegna: pronto il primo treno CAF|autore=Marco Cacozza|accesso=14 febbraio 2013}}</ref><ref name="unione_CAF">{{cita news|url=http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20130122084839.pdf|titolo=Ora i sardi riprendono il treno|autore=Giuseppe Deiana|pubblicazione=[[L'Unione Sarda]]|data=22 gennaio 2013|pagina=12|accesso=24 aprile 2013|formato=pdf}}</ref> sono stati ultimati i primi esemplari degli otto<ref name="unione_CAF" /><ref name="CAF">{{cita web | url=http://www.regione.sardegna.it/j/v/25?s=134758&v=2&c=316&t=1 | titolo=Nuovi treni veloci: per il presidente Cappellacci si supera il divario infrastrutturale | editore=Regione Autonoma Sardegna | data=23 febbraio 2010 | accesso=24 aprile 2013}}</ref> [[Assetto variabile|treni pendolanti]] [[Autotreno ATR 365|ATR365]], sviluppati dall'industria spagnola [[Construcciones y Auxiliar de Ferrocarriles|CAF]] per l'impiego sulla rete a [[scartamento ordinario]] sarda. I nuovi treni, una volta completati i testi di omologazione, riduranno il tempo di percorrenza sulla tratta Sassari-Cagliari dalle 3-4 ore del 2013 a poco più di due ore<ref>{{cita news|url= http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/169560|titolo= Ferrovie, in arrivo i nuovi treni veloci: firmato l'accordo per 57 mln di euro|pubblicazione=[[L'Unione Sarda|Unionesarda.it]]|data=24 febbraio 2010|accesso= 24 aprile 2013}}</ref>.

Il servizio turistico dell'[[ARST]], il ''[[Trenino Verde]]'', costituisce una maniera particolare di visitare alcune zone interne dell'isola, i convogli infatti penetrano in aree prive di strade ed altrimenti irraggiungibili. È un viaggiare d'altri tempi, sia per la velocità sia per i percorsi che attraversano zone impervie e incontaminate dell'interno. Alcuni trenini sono mossi da [[locomotiva|locomotive a vapore]], veri pezzi di antiquariato, perfettamente funzionanti: la più antica tra quelle attualmente in uso risale al [[1914]]. Le linee del Trenino Verde sono 4: ''[[Ferrovia Mandas-Arbatax|Mandas - Arbatax]]''; ''[[Ferrovia Isili-Sorgono|Isili - Sorgono]]''; ''[[Ferrovia Nulvi-Tempio-Palau|Sassari - Nulvi - Tempio Pausania - Palau]]'' e ''[[Ferrovia Macomer-Bosa|Macomer - Bosa]]''. La suggestività dei paesaggi e la possibilità di scoprire zone meno note della Sardegna attirano ogni anno un discreto movimento di turismo ferroviario lungo queste linee.<ref>{{cita web|nome= Osvaldo|cognome= Bevilacqua|url= http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&s=17&v=9&c=4460&id=330891|titolo= Yes Italia, Mandas il treno di D. H. Lawrence|accesso=2 marzo 2011|formato= Video|sito= www.sardegnadigitallibrary.it|editore= NewCo Rai International}}</ref>

=== Rete stradale ===
{{Vedi anche|:Categoria:Strade della Sardegna}}
La rete stradale intera è sviluppata e si sta ampliando ulteriormenteLe principali compagnie aeree italiane attive in Sardegna sono [[Meridiana (compagnia aerea)|Meridiana]], con base a Olbia (ex [[Alisarda]] fondata nel 1963 dal principe [[Aga Khan]] Karīm al-Hussaynī), [[Alitalia]] e [[Air Dolomiti]]. Tra le compagnie straniere figurano alcune [[low cost]] come [[Ryanair]] (compagnia irlandese con basi ad Alghero e Cagliari), [[EasyJet]], [[Tui Fly]] e [[Air Berlin]].

[[File:365-01-arezzo pescaiola-10.JPG|miniatura|sinistra|Autotreno diesel pendolante ATR365. 8 di questi treni sono stati prodotti per l'impiego nella rete FS sarda, ed al 2014 sono in fase di omologazione. ]]

=== Trasporti su rotaia ===
{{Vedi anche|Rete ferroviaria della Sardegna}}
La rete [[ferrovia]]ria, costruita in buona parte sul finire del [[XIX secolo]], si sviluppa nel 2014 per oltre 600&nbsp;km e si limita a congiungere le città principali e i [[porto|porti]]. L'intera rete ferroviaria non è elettrificata, fatta esclusione per i sistemi [[tram-treno]] delle [[tranvia|tranvie]] di [[tranvia di Cagliari|Cagliari]] e [[tranvia di Sassari|Sassari]], e risente di mancati investimenti in innovazione. La rete si compone delle linee a [[scartamento ordinario]] del gruppo [[Ferrovie dello Stato Italiane]], con la principale linea sarda [[ferrovia Cagliari-Golfo Aranci|Cagliari-Golfo Aranci]] e altre 3 linee che diramandosi da questa permettono di raggiungere Sassari e Porto Torres a nord<ref name=orario /> ed Iglesias e Carbonia a sud-ovest<ref name=orario>Orario Trenitalia giugno-dicembre 2007</ref>.

A queste linee si aggiungono le ferrovie a scartamento ridotto dell'[[ARST]], colleganti [[Monserrato]] con [[Isili]], [[Macomer]] con [[Nuoro]], e [[Sassari]] con [[Nulvi]], [[Sorso]] e [[Alghero]]. L'ARST gestisce anche altre 4 linee (per circa 400 km di sviluppo), impiegate per il solo servizio turistico [[Trenino Verde]], una maniera particolare di visitare alcune zone interne dell'isola, i convogli infatti penetrano in aree prive di strade ed altrimenti irraggiungibili. La suggestività dei paesaggi e la possibilità di scoprire zone meno note della Sardegna attirano ogni anno un discreto movimento di turismo ferroviario lungo queste linee<ref>{{cita web|nome= Osvaldo|cognome= Bevilacqua|url= http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&s=17&v=9&c=4460&id=330891|titolo= Yes Italia, Mandas il treno di D. H. Lawrence|accesso=2 marzo 2011|formato= Video|sito= www.sardegnadigitallibrary.it|editore= NewCo Rai International}}</ref>.

=== Rete stradale ===
{{Vedi anche|:Categoria:Strade della Sardegna}}
La rete stradale intera è sviluppata ed in via di ampliamento. Essendo la Sardegna l'unica regione italiana priva di [[Autostrada|autostrade]], ne fa le veci la rete di [[superstrada|superstrade]] costruite fra i principali centri, completamente pubbliche e gratuite, arterie da cui si diramano poi strade secondarie verso tutte le località. La superstrada ''[[Strada statale 131 Carlo Felice|SS 131 Carlo Felice]]'' [[File:Strada Statale 131 Italia.svg|35px|link=Strada statale 131 Carlo Felice]] [[File:Italian traffic signs - strada europea 25.s(contracted; show full)unale|Tribunali]] (Cagliari, Lanusei, Nuoro, Oristano, Sassari e Tempio Pausania), la cui circoscrizione territoriale di ciascuno viene definita [[circondario]]. I sei tribunali sono organizzati, inoltre, con sezioni distaccate nei principali centri del circondario (Alghero, Carbonia, Iglesias, La Maddalena, Macomer, Olbia, Sanluri e Sorgono), spesso corrispondenti con la sede delle soppresse [[pretore (ordinamenti moderni)|Preture]], il cui territorio veniva definito [[mandamento (diritto)|mandamento]].


=== Suddivisione ecclesiastica della Sardegna ===
{{vedi anche|Regione ecclesiastica Sardegna}}
La [[Regione ecclesiastica Sardegna]] è una delle [[Regione ecclesiastica|regioni ecclesiastiche]] della [[Chiesa cattolica in Italia]]. In Sardegna vi sono tre [[arcidiocesi]], i cui territori costituiscono le relative province ecclesiastiche, e sette [[diocesi]]. L'intero territorio dell'Isola è suddiviso nel seguente modo: [[Provincia ecclesiastica|Provincia ecclesiastica di Cagliari]] ([[Arcidiocesi di Cagliari]], [[Diocesi di Iglesias]], [[Diocesi di Lanusei]] e [[Diocesi di Nuoro]]); [[Provincia ecclesiastica|Provincia ecclesiastica di Oristano]] ([[Arcidiocesi di Oristano]] e [[Diocesi di Ales-Terralba]]); [[Provincia ecclesiastica|Provincia ecclesiastica di Sassari]] ([[Arcidiocesi di Sassari]], [[Diocesi di Alghero-Bosa]], [[Diocesi di Ozieri]] e [[Diocesi di Tempio-Ampurias]]).

[[File:Field hockey.jpg|miniatura|La squadra italiana di [[Hockey su prato]] che vanta il più ricco [[palmarès]], è la [[Società Ginnastica Amsicora|S. G. Amsicora]] di [[Cagliari]]]]

== Sport ==
{{Vedi anche|Sport in Sardegna|}}
(contracted; show full){{Mar Mediterraneo}}
{{portale|isole|Sardegna}}
{{vetrina|15|7|2006|Wikipedia:Vetrina/Segnalazioni/Sardegna|Italia}}

[[Categoria:Sardegna| ]]
[[Categoria:Isole del mar Mediterraneo]]

{{link AdQ|fr}}