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{{Divisione amministrativa
|Nome=Oliveto Citra
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(contracted; show full)ale abitato di Oliveto Citra, storicamente costituito aggregandosi attorno al suo Castello, domina l’alta valle del fiume Sele in una posizione che ne ha favorito, fin dall’antichità, il collegamento e il controllo di un percorso naturale il quale, attraverso la sella di Conza e la valle dell’Ofanto, collega la costa tirrenica al territorio irpino e daunio, ovvero costa tirrenica e adriatica.
Non a caso Oliveto partecipa, fin dall’VIII sec a.C., alla cultura di “Oliveto-Cairano”, la quale nell’ambito della
    ''Fossakultur    ''era caratterizzata da forti tendenze conservatrici, rilevate dall’esame di molti corredi tombali; geograficamente tale cultura abbracciava i centri che si snodano nell’area dell’Ofanto, perciò Cairano, Calitri, Bisaccia, Morra de Sanctis, e quelli dislocati lungo il corso del Sele, Oliveto Citra, Montercovino Rovella,fino ai monti picentini.    La “cultura Oliveto-Cairano” mostrava, altresì, affinità sostanziali con le culture dell’opposta sponda adriatica, chiaro segno di una continua serie di scambi, ovvero della provenienza di un primo gruppo di genti da quell’area.

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Alcune tracce fanno ipotizzare che vi siano comunque degli insediamenti successivi, appunto di epoca romana.
Nei primi anni del 1900 fu ritrovata, nella località denominata Puceglia, la corazza di un’armatura romana; una delle ipotesi formulate circa questo ritrovamento abbastanza inusuale per l’area, è basata sulla teoria di vari studiosi (…''D. Siribelli, 1972)''
    secondo i quali i territori nei dintorni di Oliveto (forse nelle vicinanze dell’attuale abitato di Caposele) furono scenario della morte del grande Spartaco e dei suoi circa sessantamila uomini per mano delle truppe romane nel 71 a.C.

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I secoli che seguirono, come risaputo, furono contrassegnati da un profondo stato di caos politico e sociale, dovuto alle continue lotte intestine tra i Longobardi per le successioni; tale situazione favorì, tra la metà del IX e tutto il X sec d.C., le scorrerie dei saraceni, i quali spesso si avventavano anche sulle contrade di Oliveto.

Alcuni riferimenti storici certi riguardo un centro con il nome di “''Oliveto”,''
    compaiono all’epoca dei Normanni, nel frattempo sovrapposti ai Longobardi ormai in declino; la storiografia ufficiale fa iniziare la loro dominazione intorno alla seconda metà dell’anno 1000: Salerno fu conquistata dai Normanni verso la fine del 1070.

La formazione del regno dei Normanni porterà alla nascita di numerose baronie che avevano insito il germe della rivolta, caratteristica costante di tutta la storia della monarchia nell’Italia Meridionale: quella da loro fondata, infatti, provocò la rottura fra città e campagna, dando spazio alla classe baronale che riduceva sempre di più le terre libere, alimentando di conseguenza il distacco fra le popolazioni e il potere dominante.
Una delle conseguenze fu il fenomeno dell’''incastellamento''    e delle fondazioni di nuovi nuclei abitati, che rispondevano alla morfologia dei centri che si arroccavano e aggregavano intorno a un nucleo fortificato, entrambi segni del costituirsi delle signorie fondiario-territoriali.
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È di questi anni, 1330 circa, che si ha notizia anche di una disputa per il possesso del feudo di Oliveto tra il barone De Ruggiero e Leone di Monticchio. 

Intorno al 1400 Guglielmo Grappino, marito di Felizza, signora della terra dell’Oliveto, vendette il feudo a Cubella Cesualda, contessa di Buccino, che ne ebbe l’investitura da re Ladislao. Nel 1417, al tempo del regno di Giovanna II, succeduta al fratello re Ladislao, la terra di Oliveto fu concessa a Cola
    Gasparro Grappino. Successivamente, la famiglia Grappino, fu spogliata del feudo per “fellonia commessa”, e concesso al Principe di Salerno. Nel 1444 Ferdinando II d’Aragona, poi re di Napoli come Alfonso II, conferma a Ferrante Dias (o Diaz) Garlon, conte di Alife, il possesso delle terre di Oliveto e del Principato Citra. Nel 1495, pur avendo seguito gli Aragonesi in armi, Ferrante Dias fu reintegrato da re Carlo VIII di Francia a signore di Oliveto. Dal 1556 fino ai primi del seicento Oliveto appartenne ai Blanch; di seguito, metà del secolo, al marchese Marcantonio Cioffi di Salerno; poi al Marchese di Ruggiano, suo unico erede.

Nella seconda metà del ’700, Galanti ne “''Della Descrizione Geografica e Politica delle Sicilie''”, individuava Oliveto [Citra] all’interno della subarea regionale del Vallo di Diano, costituita in particolare da: Brienza, Buccino, Campagna, Eboli, Marsiconuovo, Moliterno, Oliveto, Padula, Sala. In questo contesto si definivano, di conseguenza, i rapporti di forza all’interno della società. Galanti rimandava al pensiero che nel ’500 iniziò a definire il concetto di “identità urbana”, stabilendone i criteri con approfonditi studi specifici.

Tra i tanti trattati pubblicati, uno in particolare considerava il Principato Citra con molto favore; scriveva infatti S. Mazzella in “''Descrittione del Regno di Napoli''” (Napoli 1586):

“…    ''le sue genti, di persona disposta, di natura allegra, pronti all’arme, studiosi delle virtù, nel negoziare astuti, e piacevoli, e dediti al guadagno, sono etiandio industriosi, et inclini a trafichi…”.''

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Per la tranquillità e la bellezza naturale, numerosi sono i turisti che ogni anno arrivano ad Oliveto Citra.
Oliveto gode oggi anche di una rete di strutture alberghiere ed extra alberghiere.
Oliveto è anche sede di un Ospedale
     tra i più funzionali ed attrezzati della provincia di Salerno.

== Monumenti e luoghi di interesse ==
* Castello Guerritore ([[XI secolo|XI]]-[[XVI secolo]]).
(contracted; show full){{Comunità montana Tanagro - Alto e Medio Sele}}
{{Provincia di Salerno}}
{{Riserva naturale Foce Sele-Tanagro}}
{{Parco regionale Monti Picentini}}

{{Controllo di autorità}}

[[Categoria:Oliveto Citra| *]]