Difference between revisions 82726454 and 82750568 on itwiki{{P|Voce mal scritta con forti accenti propagandistici, fonti presenti, ma per gran parte "unilaterali" e spesso fortemente "schierate". Sembra spesso una voce maccartista, in cui spesso luoghi comuni, teorie o sospetti sono presentati come fatti certi|storia|agosto 2016}} {{C|La voce manca di coordinamento e coerenza e si presenta come una accozzaglia di teorie e fatti (non sempre provati) combinati assai malamente, dove i crimini sono accomunati a carestie e povertà, crimini di valore politico sono accostati a quelli isolati o di criminalità comune, un calderone dove mettere tutto e il contrario di tutto. Anche la foto presentata come memoriale è in realtà un cartellone pubblicitario per visitare una un'associazione privata. Tutta la voce segue analogo andamento. <br />Addendum: le numerose fonti andrebbero verificate per riscontrare l'effettiva validità del modo e del senso dei relati |storia|agosto 2016}} [[File:Memorial_Moscow(5).jpg|thumb|Memoriale delle vittime del comunismo, MoscaGloria_Victis_Memorial.jpg|thumb|Monumento centrale nel [[Memoriale Gloria Victis]], [[Csömör]], vicino al confine nord-orientale di [[Budapest]] ([[Ungheria]]), in ricordo di tutte le vittime del comunismo<ref>{{de}}[http://gloriavictis.hu/images/idea.pdf Un monumento in ricordo di 100 milioni di vittime]</ref><ref name= mem >{{en}}[http://gloriavictis.hu/en/memorial.html Descrizione Memorial]</ref>]] Con la locuzione '''crimini di massa nei regimi comunisti''', o '''Olocausto rosso''',<ref>Möller, Horst (1999). ''Der rote Holocaust und die Deutschen. Die Debatte um das 'Schwarzbuch des Kommunismus'' [L'Olocausto Rosso e i Tedeschi. Dibattito sul 'Libro Nero del Comunismo'], Piper Verlag. ISBN 978-3-492-04119-5.</ref> si intende un concetto [[storiografia|storiografico]] che si riferisce agli [[sterminio|stermini]] commessi da [[dittatura|dittature]] [[comunismo|comuniste]] o delitti compiuti da [[stato socialista|stati comunisti]] o movimenti comunisti che hanno avuto il controllo di territori, in danno di popolazioni civili o parti di esse. Sono da taluni considerati [[crimini contro l'umanità]] e [[crimini di guerra]], a volte attuati mediante [[terrorismo di Stato]]<ref>[[Hannah Arendt]], ''Le origini del totalitarismo'', Edizioni di Comunità, Milano, [[1951]]</ref>. Sono descritti in alcune opere letterarie come ''[[Arcipelago Gulag]]'' o saggi come ''[[Il libro nero del comunismo]]'', ''[[Il costo umano del comunismo]]'', ''[[Lubjanka (libro)|Lubjanka]]''. {{nota|titolo=Definizioni|contenuto= ''Regimi comunisti'' si riferisce a quei Paesi che si sono dichiarati [[socialismo|socialisti]] o [[comunismo|comunisti]], di tipo [[leninismo|leninista]], [[stalinismo|stalinista]], [[maoismo|maoista]] o genericamente [[marxismo|marxista]]. Non sono inclusi gli stati democratici socialisti come le [[socialdemocrazia|socialdemocrazie]], né regimi [[socialismo nazionale|socialisti nazionali]] come il [[baath]]ismo o il [[bolivarismo]]. Diversi termini sono usati per descrivere gli omicidi intenzionali di un gran numero di non combattenti. Secondo la [[Convenzione sul genocidio]], il crimine di [[genocidio]] non si applica alle uccisioni di massa e sociali di gruppi politici: la menzione dei gruppi politici è stata eliminata dalla risoluzione delle [[Organizzazione delle Nazioni Unite|Nazioni Unite]] dopo una seconda votazione, perché molti Stati, come l'URSS di Stalin, prevedevano che la clausola di applicare limitazioni impedisse il loro diritto di sopprimere i disordini interni.<ref>B. Valentino, ''Final Solutions'', p.9</ref><ref>Harff, Barbara (1988). "Toward Empirical Theory of Genocides and Politicides: Identification and Measurement of Cases since 1945" 32: 359–371</ref><ref>Semelin (2009) Purify and Destroy p. 318.</ref><ref>Stephen Wheatcroft. The Scale and Nature of German and Soviet Repression and Mass Killings, 1930–45. Europe-Asia Studies, Vol. 48, No. 8 (Dec. 1996), pp. 1319–1353</ref>. * ''Politicidio'': usato per descrivere l'uccisione di gruppi politici o economici che altrimenti sarebbero coperti dalla Convenzione sul genocidio. Manus Midlarsky usa il termine "politicidio" per descrivere uccisioni di massa compiute in un'area che va dall'[[Unione Sovietica]] alla [[Cina]] e alla [[Cambogia]]; nel suo libro ''La trappola letale: il genocidio nel ventesimo secolo'' Midlarsky solleva analogie tra i delitti di [[Stalin]] e [[Pol Pot]]. * ''Democidio'': per [[Rudolph Joseph Rummel|RJ Rummel]] comprende genocidio, politicidio e omicidio di massa. Helen Fein ha definito le uccisioni di massa di Stato in Unione Sovietica e Cambogia come "genocidio e democidio". * ''Crimine contro l'umanità'': [[Jacques Semelin]] e [[Michael Mann]] ritengono che "crimine contro l'umanità" è più appropriato di genocidio o politicidio quando si parla di violenza da parte di regimi comunisti. [[Michael Mann]] ha proposto il termine "classicidio" per indicare "l'abbattimento d'intere classi sociali". [[Stephen Wheatcroft]] scrive che, nel caso dell'Unione Sovietica, termini come "il terrore", "le purghe" e "repressione" si riferiscono agli stessi eventi e ritiene termini giusti "repressione" e "uccisioni di massa". * ''Uccisione di massa'': questo termine è stato definito da [[Benjamin Valentino]] come "l'uccisione intenzionale di un notevole numero di non combattenti", dove "un numero enorme" è almeno 50.000 morti nel corso di cinque anni o meno. Egli applica questa definizione per i casi di URSS di Stalin, Cina di Mao e Cambogia sotto i Khmer Rossi, pur ammettendo che le uccisioni di massa su scala minore sono state effettuate dai regimi in Corea del Nord, Vietnam, Europa dell'Est e Africa. * ''Olocausto comunista'': il [[Congresso degli Stati Uniti]] ha definito tutte le uccisioni di massa "un olocausto senza precedenti del comunismo imperialista" mentre la [[Memorial Foundation]] di vittime del comunismo, istituita dal Congresso degli Stati Uniti, si riferisce a questo tema come "olocausto comunista". L'espressione "''Olocausto Rosso''" è stato utilizzata dallo storico tedesco [[Horst Möller]]; [[Steven Rosefielde]] ha pubblicato un libro su questo argomento dal titolo ''Shoah rossa''. L'[[anarchico]] [[Volin]] fu uno dei primi a definire il comunismo di Stalin come ''fascismo rosso''. }} == Stime complessive delle vittime == {{Citazione necessaria|Le persone uccise sono circa 100.000.000 dal 1917 in poi.}} Il ''Libro nero'' stima 65 milioni di morti nella sola Cina e 20 milioni in Unione Sovietica. Secondo [[Benjamin Valentino]] si va invece da un minimo di 21 milioni di vittime ad un massimo di 70, in tutto il mondo.<ref>B. Valentino, ''Final Solutions'', p. 91</ref> == Cause storiche == Gli storici definiscono genericamente i regimi comunisti come dittature, ma distinguono tra [[totalitarismo]] e [[autocrazia]]. Gli studiosi ritengono che le politiche dei governi e gli errori nella gestione portarono a questi eccidi e, sulla base di tale conclusione, tutti questi massacri sono nelle categorie: omicidi di massa, democidio, politicidio, classicidio e genocidio. Di genocidio si documenta per [[Cina]], [[Unione Sovietica]], [[Jugoslavia]], [[Cambogia]], [[Vietnam]], [[Nord Corea]] (ideologia ''[[Juche]]'') mentre per altre dittature (come [[Cuba]] sotto [[Fidel Castro]]) si tratterebbe di eccidi. Questi stermini vengono equiparati ai crimini dei regimi [[fascisti]], come la [[seconda guerra mondiale]] e l'[[Olocausto]]. == I maggiori responsabili di stermini == I maggiori sterminatori comunisti sono individuati in [[Mao Tse Tung]], [[Stalin]], [[Kim Il-sung]] e [[Pol Pot]].<ref>Sebbene taluni, soprattutto studiosi [[socialisti democratici]], [[trotskismo|trotskisti]] e [[marxisti]] [[anti-leninismo|non leninisti]] e [[socialismo del XXI secolo|nuovi socialisti]] ma persino alcuni [[neostalinismo|filo-stalinisti]], escludano quest'ultimo dal novero dei leader comunisti, affermando che la sua ideologia fosse più simile al [[socialismo nazionale]], date le forte componenti [[xenofobia|xenofobe]], antimoderniste, anti-internazionaliste e quindi [[nazionalismo|nazionaliste]] del regime cambogiano dei [[Khmer Rossi]]. In particolare c'è chi ha affermato, in area trotskista, che i citati Stalin, Mao e Pol Pot rappresentano l'assoluta "negazione del comunismo" ([[capitalismo di stato]], [[stato proletario deformato]], ecc.) così come inteso da [[Marx]], [[Lenin]] e [[Lev Trotskij]].</ref><ref>[http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-02-26/saloth-cambogia-160012.shtml ''Saloth Sar, "Pol Pot" (Cambogia)'']</ref><ref>[http://62.149.226.72/rifondazionepescara/?p=3157 ''Prove di memoria nella Cambogia del dopo Pol Pot'']</ref><ref>[http://aurorasito.altervista.org/?p=252&doing_wp_cron=1402753415.5424048900604248046875 ''Pol Pot non era comunista'']</ref><ref>[http://www.pclmolise.altervista.org/DESTRA%20E%20GEMMA.htm ''Su La Destra e Gemma''], [[Partito Comunista dei Lavoratori]] - Molise</ref> La teoria è controversa, sebbene sia accertato che il comunismo nella forma stalinista abbia causato milioni di morti, in certi studiosi si va dal riduzionismo di tipo [[negazionismo|negazionista]] al giustificazionismo, fino al metodo comparativo con altri crimini analoghi, pianificati o meno.<ref name=tosi>http://www.questotrentino.it/qt/?aid=5293 Giorgio Tosi, ''Il libro nero del comunismo: un'operazione truffaldina''</ref><ref>[http://pocobello.blogspot.it/2013/06/il-libro-nero-del-capitalismo.html ''Recensione a Il libro nero del capitalismo'']</ref><ref>[http://www.circolorussell.it/index.php?doc=58 Capitalismo e barbarie - stime da Il libro nero del capitalismo'']</ref><ref name="martens">Ludo Martens, ''Stalin, un altro punto di vista'' (Zambon, 2004). ISBN 88-87826-28-5</ref><ref>Giorgio Galli, ''Stalin e la sinistra: parlarne senza paura'', Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2009</ref><ref name="losurdo">Domenico Losurdo, ''Stalin. Storia e critica di una leggenda nera'', Roma, Carocci, 2008. ISBN 978-88-430-4293-7.</ref> ==Critica del concetto== {{vedi anche|Ernst Nolte#La "controversia degli storici"}} Gli studiosi critici affermano invece che non furono nessuno di questi o al massimo vi furono dei crimini contro l'umanità (gravissimi ma non genocidio né democidio), poiché, specie in URSS, la popolazione non subì drastiche riduzioni, cosa che invece accadde ai [[nativi americani]] e agli [[ebrei]], vittime di veri genocidi, e, tranne nel caso cambogiano, non vi era volontà omicida esplicita.<ref name=losurdo/> ===Critiche di parte marxista=== {{C|l'apertura attuale è meno peggio della precedente ma fa confusione fra marxismo, socialismo e storiografia marxista la quale è più un metodo che una prassi politica|storia|maggio 2016}} Secondo i critici marxisti, ma anche secondo alcuni socialisti, di questa teoria (tra cui [[Noam Chomsky]], Maurice Cury, Jean Suret-Canal, Jacques Jurquet e Pierre Durand), si tratterebbe di una forma di propaganda che mette insieme realtà completamente diverse al fine di screditare l'[[anticapitalismo]] in sé, l'intera storia umana è storia di violenza e di conquiste allo stesso tempo, quindi tutte le ideologie e fasi storiche sono macchiate da crimini contro l'umanità: i 100 milioni di morti attribuiti dal ''Libro nero'' al comunismo come sistema economico e politico (da taluni ritenuta una cifra esagerata e frutto di propaganda [[anticomunista]]), andrebbero suddivisi paese per paese, per fase storica e singoli uomini politici, oltre che distinguere tra morti involontari e provocati; mettendo insieme le cifre, i morti causati da ciascuna ideologia nelle loro forme estreme, come il [[capitalismo]] e il [[colonialismo]], o lo [[schiavismo]] antico, risultano - per ciascuna di esse - molto superiori ai morti che avrebbe provocato il comunismo in sé, o almeno altrettanti: pur non considerando il capitalismo come unica ideologia, si contano, secondo ''[[Il libro nero del capitalismo]]'', circa 102 milioni di morti nel solo XX secolo e inizio XXI secolo (dalle guerre [[imperialismo|imperialiste]] a quelle [[petrolio|petrolifere]], fino alle [[crisi economica|crisi economiche]] generate dalla [[speculazione finanziaria]], come [[Grande Depressione|nel 1929]] e [[grande recessione|nel 2008]]), che supererebbero i 210 milioni contando il [[colonialismo]] e il [[genocidio dei nativi americani]] compiuti per il possesso di terre e risorse dal XVI al XIX secolo. La definizione di capitalismo data da questi critici di area marxista comprenderebbe anche lo [[schiavismo]] antico, il [[feudalesimo]] e il [[colonialismo]], e abbraccerebbe l'intera storia dell'uomo, diversamente dal capitalismo propriamente detto sviluppatosi con le [[Rivoluzione industriale|rivoluzioni industriali]] Per questo, secondo i critici di area marxista, non ha senso parlare di olocausto rosso, inserendo i morti per malattia e carestie, se non si considerano le vittime totali del sistema capitalistico, e questo, secondo i suddetti critici marxisti, non invaliderebbe quindi gli assunti dell'ideologia comunista. Inoltre, attribuire, secondo la tesi critica, agli ideologi comunisti come [[Karl Marx]] queste vittime, a un leader comunista come ad esempio [[Lenin]] la responsabilità di tutte le vittime, anche indirette (come le carestie e le guerre civili), del proprio periodo o al [[socialismo]] tutti i regimi del cosiddetto ''[[socialismo reale]]'', sempre secondo gli storici critici della teoria, sarebbe come attribuire a [[Cristo]] tutti i morti causati dalla [[Chiesa cattolica]] con [[crociate]], [[inquisizione]] e campagne di conversione forzata, all'intero sistema europeo occidentale condannato ''in toto'' (eliminandone gli aspetti positivi) la responsabilità dell'[[Olocausto]] degli [[ebrei]], delle guerre colonialiste o [[imperialismo|imperialiste]] (come la [[prima guerra mondiale|prima]] e la [[seconda guerra mondiale]], contando anche il ruolo dell'[[industria bellica|industria degli armamenti]]), ai [[Padri Fondatori]] statunitensi lo sterminio dei [[nativi americani]] e la [[guerra del Vietnam]] o i [[caduti del lavoro|morti sul lavoro]] degli ultimi secoli a un solo politico liberista.<ref>[http://www.leftcom.org/it/articles/1998-06-01/il-libro-nero-del-comunismo ''Critica a Il libro nero del comunismo'']</ref> Parlando poi delle vittime dei regimi collegati ([[dittatura militare|dittature militari]], [[fascismo]] e [[nazismo]]) si evincerebbe che quindi gli stermini non siano colpa intrinseca all'ideologia comunista, ma ad errori umani comuni ad ogni forma di stato (vedere ''[[Il libro nero del capitalismo]]'') e che ovunque si possono verificare, o che i campi di prigionia comunisti non fossero esplicitamente (fatta eccezione per i ''[[killing fields]]'' cambogiani) atti a sterminare, come furono invece i [[lager]], che sarebbero un ''unicum'' moralmente peggiore nella storia umana moderna.<ref>[[Primo Levi]], ''Appendice a "[[Se questo è un uomo]]"'', Einaudi. </ref>I sostenitori della teoria dell'olocausto rosso ribattono che il capitalismo non è un'ideologia, e il paragone non sarebbe possibile. Tra i critici si ricordano studiosi di area marxista ([[Domenico Losurdo]], [[Ludo Martens]], [[Giorgio Galli]], ecc.) che affermano che i "100 milioni morti del comunismo" furono molti meno di quanti sono solitamente indicati (ad esempio portano a 1.500.000 circa come cifra minima, i morti diretti e indiretti del periodo di Stalin, sostenendo l'enormità delle cifre di 20.000.000 e più, portando come prova i censimenti della popolazione sovietica che non mostrano significative diminuzoni, che non siano quelle dovute alla [[seconda guerra mondiale]]), a differenza di quelli del capitalismo che sono molti di più (contando anche l'imperialismo e il colonialismo e le derivazioni supererebbero i 200 milioni), e che quindi le cifre gonfiate, al di là di effettivi crimini, sono usate a scopi propagandistici onde screditare ''in toto'' il modello socialista (e non una singola esperienza) e qualsiasi modello alternativo al capitalismo, presentato come una via verso il comunismo.<ref name=tosi/> == Cause degli stermini == {{P|Le informazioni sono fornite in modo acritico, privo di fonti e con un forte taglio propagandistico|storia|agosto 2013}} La teoria di RJ Rummel propone il comunismo come un fattore scatenante di stermini. Klas-Göran Karlsson scrive che "Le ideologie sono sistemi di idee, che non possono commettere reati in modo indipendente. Tuttavia, gli individui, partiti e Stati che si sono definiti comunisti hanno commesso crimini in nome dell'ideologia comunista ossia il comunismo è fonte diretta di motivazione per i loro crimini". Secondo Rudolph Joseph Rummel, gli stermini fatti da regimi comunisti possono essere spiegati con il connubio tra il potere assoluto e un'ideologia assolutista-marxista. Secondo Rummel "Di tutte le religioni, laiche e non, il marxismo è di gran lunga più sanguinosa della Inquisizione cattolica, crociate varie e Guerra dei Trent'anni tra cattolici e protestanti.In pratica, il marxismo ha fatto terrorismo sanguinario, mortali purghe, campi di prigionia e letale lavoro forzato, deportazioni mortali, carestie artificiali, esecuzioni sommarie e processi-farsa fraudolenti, sterminio e genocidio".<ref>Harff, Barbara (Summer 1996). "Death by Government". The Journal of Interdisciplinary History (MIT Press Journals).</ref> Egli scrive che, in pratica, i marxisti vedono la costruzione della loro utopia, come "una guerra alla povertà, sfruttamento, imperialismo e le disuguaglianze - e, come in una guerra vera, i non combattenti sono catturati in battaglia quindi le vittime sono necessari nemici: il clero, i borghesi, capitalisti, "sabotatori" intellettuali, controrivoluzionari, elementi di destra, i tiranni, i ricchi e i padroni di casa. Come in una guerra reale, milioni devono morire, ma questi morti sono giustificati dallo scopo, come nella sconfitta di Hitler nella seconda guerra mondiale. Per i marxisti al potere, l'obiettivo di un'utopia comunista era sufficiente a giustificare tutte le morti".<ref>Rummel, RJ (December 15, 2004). "The killing machine that is Marxism". WorldNetDaily. Retrieved May 19, 2010.</ref> Nel suo libro ''Olocausto rosso'', Steven Rosefielde sostiene le interne contraddizioni del comunismo che "ha causato la carneficina" di circa 60 milioni di persone e forse decine di milioni di più e che questo Olocausto in tempo di pace e altri crimini contro l'umanità perpetrati dai leader comunisti come Stalin, Kim Il Sung, Mao Tse-tung, Ho Chi Minh e Pol Pot - devono essere il fulcro di ogni valutazione del comunismo. Egli afferma che i despoti di cui sopra sono "collettivamente colpevoli di olocausto". Robert Conquest ha sottolineato che le purghe di Stalin non erano contrarie ai principi del leninismo, ma piuttosto una conseguenza naturale del sistema istituito da Lenin, che ha personalmente ordinato l'uccisione del nemico di classe.<ref>Rosefielde (2009) Red Holocaust pp. 1, 7.</ref> [[Alexander Yakovlev]], architetto di [[perestrojka]] e [[glasnost]] e poi capo della Commissione presidenziale per le vittime della repressione politica, elabora su questo punto, affermando che "La verità è che nella repressione Stalin ereditò il sistema che c'era sotto Lenin: le esecuzioni, familiari di oppositori politici tenuti in ostaggio, campi di concentramento e tutto il resto". Lo storico [[Robert Gellately]] concorda, dicendo: "In altre parole, Stalin ha avviato ben poco che Lenin non aveva già introdotto o visualizzato in anteprima; disse Lenin ai suoi colleghi di governo bolscevico: "Se non siamo pronti a sparare a un sabotatore e guardie bianche, che tipo di rivoluzione è?".<ref>Fitzpatrick, Sheila (2008). The Russian Revolution. Oxford University Press. p. 77. ISBN 0-19-923767-0.</ref> Anne Applebaum afferma che, "senza eccezioni, la credenza leninista del partito-stato era ed è caratteristica di ogni regime comunista", e "il bolscevico uso della violenza è stato ripetuto in ogni rivoluzione comunista" secondo la teoria di Lenin e Felix Dzerzhinsky fondatore della Ceka; fa notare che ancora nel [[1976]], [[Mengistu Haile Mariam]] scatenò un "[[Terrore Rosso (Etiopia)|Terrore Rosso]]", in [[Etiopia]]. Lo storico letterario George Watson vedeva il socialismo come conservatore, una reazione contro il liberalismo e il tentativo di ritorno all'antica gerarchia.<ref>Applebaum, Anne (foreword) and Hollander, Paul (introduction and editor) (2006). From the Gulag to the Killing Fields: Personal Accounts of Political Violence and Repression in Communist States. Intercollegiate Studies Institute. p. xiv. ISBN 1-932236-78-3.</ref> Egli afferma che gli scritti di [[Friedrich Engels]] e altri mostrano che "la teoria marxista della storia richiede il genocidio per motivi impliciti nella sua pretesa che il feudalesimo, che nelle nazioni avanzate già dava luogo al capitalismo, deve a sua volta essere sostituito dal socialismo. Dopo la rivoluzione dei lavoratori, i ''padroni'' erano residui feudali in epoca socialista, e poiché non potevano avanzare di due passi alla volta, dovevano essere uccisi. Erano spazzatura razziale, come Engels li chiamava, e servivano solo per il letamaio della storia". Daniel Goldhagen, Richard Pipes e John N. Gray hanno scritto teorie sul ruolo del comunismo in libri per un pubblico popolare. Eric D. Weitz dice che "l'uccisione di massa negli stati comunisti è una naturale conseguenza del fallimento dello Stato di diritto conosciuto nel 20° secolo. I genocidi sono avvenuti in periodi di grave crisi sociale, spesso generata da politiche dei regimi."<ref>Watson, George (1998). The Lost Literature of Socialism. Lutterworth press. p. 77. ISBN 978-0-7188-2986-5.</ref><ref>Grant, Robert (November 1999). "Review: The Lost Literature of Socialism". The Review of English Studies (New Series) 50 (200): 557–559.</ref> Stephen Hicks di Rockford College attribuisce la caratteristica violenza comunista all'abbandono di questi regimi dei diritti civili e il rifiuto dei valori della società civile. Hicks scrive che mentre "in pratica tutti i paesi liberal-capitalisti hanno un solido rispetto dei diritti e delle libertà che hanno reso possibile per le persone una vita fruttuosa e significativa, il comunismo ha dimostrato di essere più brutale delle peggiori dittature prima del ventesimo secolo. Ogni regime comunista è diventato dittatura e ha iniziato l'uccisione di persone su una scala enorme."<ref>Hicks, Stephen R. C. (2009). Explaining Postmodernism: Skepticism and Socialism from Rousseau to Foucault. Scholarly Publishing. pp. 87–88. ISBN 1-59247-646-5. ISBN 1-59247-642-2.</ref> Nel ''Libro nero del comunismo'' Courtois sostiene un'associazione tra comunismo e criminalità: "i regimi comunisti... hanno adottato lo sterminio come un vero e completo sistema di governo" e dice che questa criminalità è al livello di ideologia piuttosto che pratica di Stato. Benjamin Valentino scrive che "la strategia delle uccisioni di massa è scelta dai comunisti per espropriare economicamente un gran numero di persone"; trasformazioni sociali di questa velocità ed entità sono state associate con l'omicidio di massa per due ragioni principali: quella sociale, poiché dislocazioni di massa prodotta da tali modifiche hanno portato spesso al collasso economico, epidemie, e, cosa più importante, carestie diffuse.<ref>S. Courtois, ''Il libro nero del comunismo'' (1999) "Introduction"</ref> La seconda ragione è che i regimi comunisti producendo la trasformazione radicale della società sono stati costretti a uccisioni di massa poiché dopo i cambiamenti rivoluzionari si sono scontrati inesorabilmente con gli interessi fondamentali di larghi segmenti delle popolazioni. Michael Mann scrive: "Il maggior tasso di mortalità prodotta dai comunisti è il risultato di errori di politica giganteschi aggravati dalla faziosità, ma anche un po' di idee insensibili o vendicative delle vittime". Secondo Jacques Semelin, "i sistemi comunisti nel ventesimo secolo hanno finito per distruggere le proprie popolazioni, non perché avevano progettato di annientarle come tali, ma perché volti a ristrutturare il 'corpo sociale' da cima a fondo, anche se ciò significava massacri".<ref>Valentino (2005) Final solutions pp. 93–94.</ref> Alcuni sostenitori della fede religiosa sostengono che le uccisioni sono state almeno in parte il risultato di un indebolimento della fede e lo scatenamento dei valori radicali dell'Illuminismo europeo sul mondo moderno ossia il crollo dell'impulso religioso in Europa all'inizio del XX secolo ha lasciato un vuoto che è stato riempito da politici avidi di potere sotto la bandiera delle ideologie totalitarie.<ref>Hertzke, Allen D. (2006). Freeing God's Children: The Unlikely Alliance for Global Human Rights. Freeing God's Children: The Unlikely Alliance for Global Human Rights (Lanham, Maryland: Rowman & Littlefield). p. 24. ISBN 978-0-7425-4732-2.</ref> Lo studioso John M. Thompson descrive il sistema di terrore sviluppato durante il potere di Stalin come "sconcertante"; egli pone il salasso comunista in Unione Sovietica negli anni Trenta in funzione della personalità di Stalin - in particolare sostenendo che "molto di ciò che si è verificato deriva dalla mentalità disturbata, la crudeltà patologica e la paranoia estrema di Stalin: insicuro e sospettoso, nonostante avesse instaurato una dittatura sul partito e Paese, ostile e rabbioso di fronte alle critiche".<ref>Thompson, John H. (2008). Russia and the Soviet Union: An Historical Introduction from the Kievan State to the Present (6 ed.). New Haven, Connecticut: Westview Press. pp. 254–255. ISBN 978-0-8133-4395-2.</ref> La storica americana Helen Rappaport descrive Nikolay Yezhov, il burocrate dirigente della NKVD durante la Grande Purga, come una figura di "intelligenza limitata" e "politico fallito". Come altri istigatori di omicidi di massa nel corso della storia, egli compensava la sua mancanza di statura fisica con "una crudeltà patologica e l'uso del terrore brutale".<ref>Rappaport, Helen (1999). Joseph Stalin: A Biographical Companion. Santa Barbara, California: ABL-CLIO. pp. 82–83. ISBN 978-1-57607-208-0.</ref> == Confronto con altri stermini == [[Daniel Goldhagen]] afferma che nel XX secolo i regimi comunisti "hanno ucciso più persone di qualsiasi tipo di altro regime", compresi [[fascismo|fascismi]], [[nazismo]] e [[dittatura militare|dittature militari]] varie ([[franchismo]], [[Operazione Condor|dittature sudamericane]], ecc.). Altri studiosi nel campo degli studi comunisti e studi di genocidio, come Steven Rosefielde , Benjamin Valentino, e RJ Rummel, sono venuti a conclusioni simili.<ref>Goldhagen (2009) Worse than War p. 54: "...in the past century communist regimes, led and inspired by the Soviet Union and China, have killed more people than any other regime type."</ref> Rosefielde afferma che è possibile che l'"olocausto rosso" (in particolare i regimi di Stalin, Pol Pot e Mao) abbia ucciso più civili "non combattenti" (ossia escludendo rivoltosi e ribelli non militari) che la [[Shoah]]/Olocausto (attuata della [[Germania nazista]] durante la seconda guerra mondiale contro [[ebrei]], ma anche contro [[rom (popolo)|rom]], nemici prigionieri e dissidenti) e l'"[[crimini di guerra giapponesi|Olocausto asiatico]]" causato dall'[[Impero giapponese]] (sempre durante la stessa guerra) messi assieme, e "fu perlomeno altrettanto efferato".<ref>Rosefielde (2009) Red Holocaust pp. 225–226.</ref> == Stati e contesti in cui si sono verificati stermini == {{P|Le informazioni sono fornite in modo acritico, privo di fonti e con un forte taglio propagandistico|storia|agosto 2013}} Courtois ha contato la seguente enumerazione delle vittime<ref>S. Courtois, ''Introduzione: i crimini del comunismo'', in ''Il libro nero del comunismo''</ref> (è esclusa la Jugoslavia, dove alcuni hanno contato un milione di morti): * URSS, 20 milioni di morti, * Cina, 65 milioni di morti, * Vietnam, un milione di morti, * Corea del Nord, 2 milioni di morti, * Cambogia, 2 milioni di morti, * Europa dell'Est, un milione di morti, * America Latina, 150 mila morti, * Africa, un milione 700 mila morti, * Afghanistan, un milione 500 mila morti, * movimento comunista internazionale e partiti comunisti non al potere, circa 10 mila morti. === Unione Sovietica === {{vedi anche|Rivoluzione d'ottobre|Gulag|Stalinismo}} [[File:Belomorkanal1.jpg|thumb|Prigionieri di gulag impiegati nella costruzione del Belomorkanal]] Dopo che l'Unione Sovietica si dissolse, i documenti degli archivi sovietici si sono resi disponibili: risultano ufficiali circa 800.000 prigionieri di Stalin per reati politici, circa 1,7 milioni di decessi nel gulag e 390.000 decessi durante la persecuzione dei kulaki per un totale di circa 3 milioni di vittime ufficialmente registrate in queste categorie.<ref name=wheatcrof>Stephen G. Wheatcroft, "Victims of Stalinism and the Soviet Secret Police: The Comparability and Reliability of the Archival Data. Not the Last Word", Source: Europe-Asia Studies, Vol. 51, No. 2 (Mar. 1999), pp. 315–345, gives the following numbers: During 1921–53, the number of sentences was (political convictions): sentences, 4,060,306; death penalties, 799,473; camps and prisons, 2,634397; exile, 413,512; other, 215,942. In addition, during 1937–52 there were 14,269,753 non-political sentences, among them 34,228 death penalties, 2,066,637 sentences for 0–1 year, 4,362,973 for 2–5 years, 1,611,293 for 6–10 years, and 286,795 for more than 10 years. Other sentences were non-custodial.</ref> Le stime sul numero di morti provocati da Stalin sono oggetto di accesi dibattiti da parte di studiosi nel campo degli studi sovietici. I risultati pubblicati variano a seconda del momento in cui la stima è stata effettuata, sui criteri e metodi utilizzati per le stime e le fonti a disposizione. Alcuni storici tentano di fare delle stime separate per diversi periodi della storia sovietica, con perdite variabili da 8 a 61 milioni. Diversi studiosi come Simon Sebag Montefiore , Alexander Nikolaevič Yakovlev e Jonathan Brent stimano circa 20 milioni. Robert Conquest, nell'ultima edizione (2007) del suo libro ''Il Grande Terrore'' , stima che, mentre il numero esatto non sarà mai certo, l'autocrate comunista dell'URSS era responsabile di non meno di 15 milioni di morti.<ref>Conquest (2007) Great Terror p. xvi: "Exact numbers may never be known with complete certainty, but the total of deaths caused by the whole range of Soviet regime's terrors can hardly be lower than some fifteen million."</ref> Secondo Stephen G. Wheatcroft, il regime di Stalin può essere accusato della "morte intenzionale" di circa un milione di persone, sebbene il numero di morti causati dal regime è stato notevolmente più elevato e forse superiore a quello di Hitler. Wheatcroft esclude tutte le morti per fame e distingue le categorie di "esecuzione" e di "omicidio".<ref name=wheatcrof/ Tuttavia, alcune delle azioni del regime di Stalin, non solo quelle durante l'Holodomor, ma anche la dekulakizzazione e le campagne mirate contro determinati gruppi etnici, possono essere considerate come genocidio, almeno nella sua definizione generica.<ref>Michael Ellman, Stalin and the Soviet Famine of 1932–33 Revisited Europe-Asia Studies, Routledge. Vol. 59, No. 4, June 2007, 663–693. PDF file</ref> Lo studioso Adam Jones sostiene che "il periodo sovietico 1917-53 è paragonabile al genocidio attuato nella Cina di Mao Tse Tung e nella Cambogia dei Khmer rossi''.<ref>Jones (2010) Genocide p. 124.</ref> ==== Terrore Rosso ==== {{vedi anche|Terrore rosso|Fine dei Romanov}} Durante la guerra civile russa , entrambi gli eserciti scatenarono campagne di terrore (Rosso e Bianco). Il Terrore rosso culmina con la esecuzione sommaria di decine di migliaia di "nemici del popolo" effettuata dalla polizia politica, la Ceka. Molti sono stati messi a morte durante e dopo la soppressione di rivolte, come la ribellione di Kronstadt e la ribellione di Tambov. Il professor Donald Rayfield sostiene che "la repressione che seguì la ribellione di Kronstadt e Tambov portò a decine di migliaia di esecuzioni capitali." Un gran numero di religiosi ortodossi furono uccisi.<ref>Donald Rayfield. Stalin and His Hangmen: The Tyrant and Those Who Killed for Him. Random House, 2004. ISBN 0-375-50632-2. p. 85</ref> La politica contro i cosacchi intendeva "eliminare, sterminare , e deportare la popolazione di un intero territorio ", secondo Nicolas Werth. Nei primi mesi del 1919, da 10.000 a 12.000 cosacchi furono giustiziati e molti altri deportati dopo che i loro villaggi furono rasi al suolo.<ref>Figes (1997) A People's Tragedy p. 660.</ref> =====Cannibalismo===== Il tema del cannibalismo emerse già nel [[1921]],<ref>Piero Melograni in ''Le bugie della storia'', ed. Mondadori, pag. 95</ref> nel periodo della grande [[Carestia russa del 1921-1923|carestia russa]] nell'[[Unione Sovietica]] che colpì 33 milioni di persone<ref>Giuseppe Boffa in ''Storia dell'Unione Sovietica'', 1976</ref> facendo 5 milioni di morti. La carestia ebbe una grande risonanza internazionale, tanto che in [[Italia]] furono costituiti oltre trecento comitati di soccorso, con coinvolgimento di tutte le parti politiche e sociali (le quali polemizzarono sulle cause e le responsabilità del fenomeno). Lo scrittore russo [[Michail Osorgin]], redattore del bollettino ''[[Pomosc]]'' (''Il soccorso'') del comitato di soccorso panrusso, parlò di un cannibalismo diffuso. [[Orlando Malevolti]] e l'archeologo e filantropo antifascista [[Umberto Zanotti Bianco]], recatisi in Russia, riferirono di numerosi casi di cannibalismo, uccisioni di bambini, profanazione dei cimiteri e vendita di carne umana nei mercati. Il libro ''[[La Ce-ka - Il terrore bolscevico]]'', pubblicato nel 1923 (ed. La promotrice), riferisce che il cannibalismo era commentato nella stampa e negli organi ufficiali russi: {{citazione|"I cadaveri umani già vengono usati come alimento... I parenti dei morti di fame sono costretti a mettere per il primo tempo dei piantoni presso le tombe... I fanciulli morti vengono fatti a pezzi e messi nella pentola". Così parla questo collaboratore [Antonoff Ovsenko] del ben noto Krylenko nella sua relazione ufficiale al Congresso dei Soviet. E ciò viene riprodotto dalla stampa ufficiale, nella quale da allora non cessano di esser pubblicati lunghi e dolorosi elenchi dei casi di cannibalismo provocato dalla fame, registrati ufficialmente.}} Gli archivi sovietici, aperti dopo il [[1989]], confermano queste testimonianze<ref>numerosi resoconti provenienti negli archivi sovietici sono stati pubblicati da Orlando Figes in ''La tragedia di un popolo: la rivoluzione russa 1981-1924'', ed. Corbaccio, 1997</ref> e anzi rivelano che il cannibalismo era molto più diffuso di quanto non si credesse<ref>lo affermano Daniel Korn, Mark Radice e Charlie Hawes in ''Cannibali'', ed. Mondadori, pag. 92 e 93</ref>: la [[Ceka]] istituì addirittura una commissione apposita per limitare il cannibalismo e il commercio di carne umana. Nel contesto del [[Gulag]], il cannibalismo è descritto in ''[[Arcipelago Gulag]]'' di [[Aleksandr Solženicyn]], in ''L'uomo del Gulag'' di Janus Bardach e in ''[[Viaggio nella vertigine (libro)|Viaggio nella vertigine]]'' di [[Evgenija Ginzburg]]. Secondo diverse testimonianze, alcuni detenuti organizzavano piani di fuga in coppia, con un terzo detenuto che aveva a sua insaputa la funzione di "scorta alimentare ambulante" e che all'occorrenza sarebbe stato ucciso e mangiato.<ref>Anne Applebaum, ''Gulag'', ed. Mondadori 2006, pag. 416</ref> "I comunisti mangiano i bambini" era un detto popolare, diffuso in Italia e in altri paesi, che ha origini nell'atteggiamento di ostilità e paura verso il [[bolscevismo]], e fa riferimento temporale proprio alla carestia Russa del 1921.<ref>Questa spiegazione sull'origine del detto è per esempio sostenuta da [[Piero Melograni]] in ''[[Le bugie della storia]]'', in cui si dedica all'argomento un intero capitolo (''Perché si disse che i comunisti mangiano i bambini'').</ref> Nel [[2006]], per esempio [[Silvio Berlusconi]] ha messo esplicitamente in relazione questa frase con episodi che sarebbero avvenuti nella Cina di Mao.<ref>[http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2006/03_Marzo/26/berlusconi.shtml Articolo] sul sito web de ''Il corriere della sera''</ref> Quello del "mangiatore i bambini" è comunque uno stereotipo tradizionale che è stato storicamente associato a numerosi gruppi [[etnia|etnici]] o ideologici (soprattutto agli [[ebrei]]).<ref>Vedi per esempio [http://www.religioustolerance.org/jud_blib2.htm Blood Libel, Host Desecration and other Myths]. Nel [[1993]], una vignetta pubblicata da ''The Independent'' che raffigurava [[Ariel Sharon]] intento a divorare un bambino causò le proteste del governo [[israele|israeliano]], che vi vide un riferimento al mito secondo cui gli ebrei mangerebbero i bambini dei cristiani ([http://www.somethingjewish.co.uk/articles/627__grotesque__cartoon_.htm "Grotesque" cartoon award | www.somethingjewish.co.uk])</ref> =====Esperimenti sociali su esseri umani e cannibalismo===== {{vedi anche|Affare Nazino}} ''L'isola dei cannibali'' (Ostrov ljudoedov) è il nome che abitanti locali diedero all'isola di Nazino, nel cuore della [[Siberia]], ed è il titolo del libro di [[Nicolas Werth]] che ne narra la storia, ricavata dagli archivi sovietici. Nel 1933, furono condotti esperimenti sociali di sopravvivenza, che videro migliaia di "elementi socialmente nocivi" deportati in aree completamente disabitate e prive di mezzi di sussistenza, allo scopo di identificare un metodo di colonizzazione del "Far East" sovietico. Sull'isola di Nazino, furono trasferite 13.000 persone: quasi tutte morirono d'inedia, freddo e fame, si uccisero a vicenda o furono giustiziate. Gli episodi di cannibalismo erano all'ordine del giorno. ==== Periodo delle Grandi purghe ==== {{vedi anche|Grandi purghe}} Stalin tenta di consolidare la sua posizione come leader dell'Unione Sovietica, portando ad una escalation di arresti ed esecuzioni di molte persone, culminante nel 1937-1938 (periodo a volte indicato come "Yezhovshchina" o epoca di Yezhov) e continua fino a quando Stalin muore nel 1953. Circa 700.000 vittime sono state uccise da un colpo di pistola alla nuca, gli altri morirono dopo pestaggi e torture, mentre erano in "custodia investigativa" e nel Gulag morirono a causa di fame, malattie, freddo e superlavoro.<ref>Ellman, Michael (2002). "Soviet Repression Statistics: Some Comments". Europea-Asia Studies 34 (7): 1151–1172. "The best estimate that can currently be made of the number of repression deaths in 1937–38 is the range 950,000–1.2 million, i.e., about a million. This estimate should be used by historians, teachers, and journalists concerned with twentieth century Russian—and world—history"</ref> Gli arresti furono fatti secondo leggi contro-rivoluzionarie, che non prevedevano una denuncia. Nei casi esaminati dalla Sicurezza di Stato-Dipartimento del NKVD (GUGB NKVD) nel periodo ottobre 1936 - novembre 1938, almeno 1.710.000 persone furono arrestate e 724 mila persone giustiziate. A Vynnytsa in Ucraina nel giugno 1943 fosse comuni risalenti al 1.937-38 furono aperte e centinaia di corpi riesumati per l'identificazione da parte di familiari. Per quanto riguarda la persecuzione del clero, Michael Ellman ha dichiarato che "... nel 1937-1938 l'uso del terrore contro il clero della Chiesa russa ortodossa e di altri potrebbe anche qualificarsi come genocidio". Citando documenti ecclesiastici, Alexander Nikolaevič Yakovlev ha stimato che oltre 100.000 sacerdoti, monaci e suore sono stati assassinati durante questo tempo.<ref>Yakovlev (2002) Century of Violence p. 165; See also: R. Pipes (2001) Communism p. 66.</ref> ====Dekulakizzazione==== {{vedi anche|Kulaki#Stalin e lo sterminio dei kulaki}} Gli ex kulaki e le loro famiglie costituirono la maggior parte delle vittime nel periodo delle purghe, con 669.929 persone arrestate e 376.202 giustiziati.<ref>Orlando Figes. The Whisperers: Private Life in Stalin's Russia. Metropolitan Books, 2007. ISBN 978-0-8050-7461-1, page 240</ref> ==== Le operazioni Nazionali del NKVD ==== Nel 1930, la NKVD condusse una serie di operazioni nazionali , che miravano contro alcuni "partiti nazionali" sospetti di attività contro-rivoluzionaria. Un totale di 350.000 furono arrestati e 247.157 giustiziati. Di questi, molti erano membri della ''Polska Organizacja Wojskowa'': 140.000 arresti e 111.000 esecuzioni. Anche se queste operazioni potrebbero costituire un genocidio come definito dalla Convenzione delle Nazioni Unite, o "un mini -genocidio ", secondo Montefiore, non vi è ancora alcuna pronuncia autorevole sulla qualificazione giuridica di questi eventi.<ref>Montefiore (2005) Court of the Red Tsar p. 229.</ref> ==== Grandi purghe in Mongolia ==== Nell'estate e nell'autunno del 1937, Stalin inviò agenti NKVD nella Repubblica popolare mongola per una grande repressione terroristica: tra 22.000 e 35.000 persone furono uccise. Circa 18.000 vittime erano buddiste lamaiste.<ref>Hiroaki Kuromiya, The Voices of the Dead: Stalin's Great Terror in the 1930s. Yale University Press, December 24, 2007. ISBN 0-300-12389-2. p. 2</ref> ====Crimini sovietici durante la seconda guerra mondiale ==== {{vedi anche|Crimini di guerra sovietici|Stupri durante l'occupazione della Germania#Armata Rossa}} La NKVD compì massacri a Lviv, nel giugno 1941. Nel settembre del 1939, in seguito all' invasione sovietica della Polonia, forze speciali NKVD iniziarono lo sterminio di "elementi ostili" nei territori conquistati. La NKVD praticava sistematicamente la tortura, che spesso portava alla morte.<ref>Jan T. Gross. Revolution From Abroad: The Soviet Conquest of Poland's Western Ukraine and Western Belorussia. Princeton University Press, 2002. ISBN 0-691-09603-1. pp. 181–182</ref><ref>Paul, Allen. Katyn: Stalin's Massacre and the Seeds of Polish Resurrection. Naval Institute Press, 1996. ISBN 1-55750-670-1. p. 155</ref> Lo sterminio più famigerato si è verificato nella primavera del 1940, quando l'NKVD massacrò 21.857 prigionieri di guerra e intellettuali dirigenti polacchi in quello che è diventato noto come il [[massacro di Katyn]].<ref>Fischer, Benjamin B., "The Katyn Controversy: Stalin's Killing Field". "Studies in Intelligence", Winter 1999–2000. Retrieved on December 10, 2005</ref> Secondo l'Istituto polacco della memoria nazionale, 150.000 cittadini polacchi sono morti a causa della repressione sovietica durante la guerra.<ref>Wojciech Materski and Tomasz Szarota. Polska 1939–1945. Straty osobowe i ofiary represji pod dwiema okupacjami.Institute of National Remembrance(IPN) Warszawa 2009 ISBN 978-83-7629-067-6.</ref> Esecuzioni sono state effettuate anche dopo l'annessione degli stati baltici e durante le fasi iniziali dell'Operazione Barbarossa: l'NKVD e unità allegate dell'Armata Rossa massacrarono prigionieri e oppositori politici a decine di migliaia prima di fuggire dall'avanzare delle forze dell'Asse.<ref>Montefiore (2005) Court of the Red Tsar p. 334</ref> ====Persecuzioni religiose==== {{vedi anche|Repressione della Chiesa ortodossa in Unione Sovietica}} ====Persecuzioni degli omosessuali==== {{vedi anche|Persecuzione dell'omosessualità in Unione Sovietica}} ==== Carestia sovietico-ucraina del 1932-1933 ==== {{vedi anche|Holodomor}} [[File:Gloria Victis Memorial – Holodomor Memorial Stone.jpg|thumb|Lapide commemorativa delle vittime dell'Holodomor situata nel [[Memoriale Gloria Victis]] in [[Ungheria]].]] All'interno dell'Unione Sovietica, i cambiamenti forzati nelle politiche agricole ( collettivizzazione ) e la siccità hanno causato la carestia sovietica del 1932-1933.<ref name=report>[http://www.faminegenocide.com/resources/findings.html Report on Ukrainian Genocide]</ref> La carestia è stata più grave in Ucraina, dove è chiamata [[Holodomor]]. Una parte significativa delle vittime della carestia (3-3.500.000) sono stati gli ucraini, mentre il numero totale delle vittime in Unione Sovietica è stimato in 6 milioni di persone. <ref>Andrea Graziosi, Lettere da Kharkov: La carestia in Ucraina e nel Caucaso del Nord nei rapporti dei diplomatici italiani. 1932-33, Torino, Giulio Einaudi Editore, 1991, ISBN 978-88-06-12182-2. (FR) Nicolas Werth, La grande famine ukrainienne de 1932–1933, in La terreur et le désarroi: Staline et son système, Paris, 2007, p. 132, ISBN 2-262-02462-6.</ref> Alcuni studiosi hanno sostenuto che le politiche staliniste che hanno causato la carestia potrebbe essere stato concepito come un attacco contro l'ascesa del nazionalismo ucraino, e quindi può rientrare nella definizione legale di genocidio (vedere la questione del genocidio Holodomor.<ref name=report/> L'economista [[Michael Ellman]] sostiene che le azioni del regime sovietico 1.930-34 costituiscono "una serie di crimini contro l'umanità." [[Benjamin Valentino]] osserva che "ci sono forti prove che i sovietici usarono la fame come arma per schiacciare la resistenza contadina alla collettivizzazione "e che" decessi associati a questi tipi di politiche soddisfano i criteri per l'uccisione di massa." [[Timothy Snyder]], professore di Storia alla Yale University, afferma che nel 1933 "Joseph Stalin fece deliberatamente morire di fame in Ucraina" attraverso una "campagna di requisizioni senza cuore, che ha cominciato l'era degli stermini in Europa"; queste conclusioni sono state approvate da Commissioni d'inchiesta.<ref name=report/><ref name=yusch/> Il governo ucraino di [[Victor Yuschenko]] (2004-2010) ha cercato di rendere il mondo consapevole del fatto che la carestia fu un genocidio, una situazione che è stata sostenuta da un certo numero di governi stranieri.<ref name=yusch>"President Viktor Yushchenko does his country a grave disservice by claiming ten million deaths, thus exaggerating the number of Ukrainians killed by a factor of three" da "Holocaust: The ignored reality". Eurozine. 25 giugno 2009.</ref> Il governo russo ha respinto con veemenza l'idea , accusando Yuschenko di politicizzazione della tragedia nonché vera e propria propaganda con falsificazione di documenti.<ref name=yusch/> Nel 2010, il presidente ucraino Yanukovich ha invertito le politiche sull'Holodomor e fino all'ascesa di [[Petro Poroshenko]] sia l'Ucraina che la Russia, consideravano l'Holodomor una tragedia comune a ucraini e popolo russo, causata dal "regime totalitario di Stalin", piuttosto che un atto deliberato di genocidio che mirava contro gli ucraini. In un progetto di risoluzione, l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha dichiarato che la carestia è stata causata da "deliberati atti crudeli e politiche del regime sovietico" ed è stata responsabile della morte di "milioni di persone innocenti" in Ucraina, Bielorussia, Kazakistan, Moldavia e Russia. Rispetto alla sua popolazione, il Kazakistan ritiene di essere stato il più penalizzato.<ref>Commemorating the victims of the Great Famine (Holodomor) in the former USSR. Resolution 1723 (2010, Assembly of the Council of Europe</ref> Per quanto riguarda il caso del Kazakistan, [[Michael Ellman]] afferma che "sembra essere un esempio di 'genocidio per negligenza' che non rientra nel campo di applicazione della Convenzione delle Nazioni Unite".<ref>Schabas 2000, pp 226-228</ref> Il giornalista e autore [[Seamus Milne]] ha messo in dubbio che morti per fame debbano essere considerati equivalenti a omicidi di Stato, poiché i dati demografici utilizzati per stimare i decessi di carestia potrebbero non essere affidabili. Egli sostiene che, se così fosse, allora la Gran Bretagna avrebbe dovuto essere considerata responsabile di ben 30 milioni di morti in India per la carestia nel corso del XIX secolo.<ref>[http://blogs.spectator.co.uk/2015/10/back-in-the-ussr-jeremy-corbyn-hires-seumas-milne/ Back in the USSR: Jeremy Corbyn hires Seumas Milne]</ref> Valentino scrive che, "anche se non tutti i decessi per fame in questi casi sono stati intenzionali, dirigenti comunisti hanno rivolto gli effetti peggiori della fame contro i loro nemici sospetti e {{cn|la fame fu usata come arma per costringere milioni di persone a conformarsi alle direttive dello stato sovietico}}". [[Daniel Goldhagen]] sostiene che in alcuni casi, i morti per fame, non devono essere distinti da massacro di massa: "Ogni volta che i governi non hanno alleviato le condizioni di carestia, i dirigenti politici non hanno deciso di dire no alla morte di massa - in altre parole, hanno detto sì." Egli sostiene che la carestia fu usata o deliberatamente tollerata dai sovietici, dai tedeschi, dai comunisti cinesi, dai britannici in Kenya, dagli Hausa contro gli Ibo in Nigeria, da Khmer rossi, comunisti nordcoreani, Etiopi in Eritrea , Zimbabwe contro le regioni dell'opposizione politica e politici islamisti nel sud del Sudan e del Darfur. =====Fenomeni di cannibalismo in Ucraina===== Eventi di cannibalismo si verificarono in [[Ucraina]] durante l'[[Holodomor]]. Già all'epoca si parlò di cannibalismo, nel contesto delle testimonianze di [[Ewald Ammende]] e [[Gareth Jones]].<ref>vedi gli articoli del Times del [http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,930096,00.html 28 agosto 1933] e del [http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,746864,00.html 22 gennaio 1934]</ref> ''[[The Black Deeds of the Kremlin]]'',<ref>Volume 1 ''Book of testimonies'', Ukrainian association of victims of russian communist terror, ed. Brasilian Press, 1953; volume 2 ''The great famine in Ukraine in 1932-1933'', Federation of Ukraine Prisoners, ed. DOBRUS, 1955</ref> un corposo libro di testimonianze pubblicato dalle vittime del regime sovietico e della suddetta carestia, dedica un intero capitolo al cannibalismo. [[Robert Conquest]]<ref>in ''Raccolto di dolore - Collettivizzazione e carestia terroristica'', ed. Liberal, 2004</ref> riporta alcune testimonianze di cannibalismo da altre fonti e afferma che la moglie di Stalin, [[Nadežda Allilueva]], si suicidò nel 1932 in seguito a un litigio con il marito, dopo aver parlato con testimoni che le chiesero di segnalare a Stalin le terribili condizioni di vita in Ucraina e che le riferirono episodi di cannibalismo. Di cannibalismo si parla anche nei rapporti coevi dei diplomatici italiani.<ref>Andrea Graziosi, ''Lettere da Kharkov - La carestia in Ucraina e nel Caucaso del nord nei rapporti dei diplomatici italiani, 1932-1933'', ed. Einaudi, 1991</ref> ==== Pulizia etnica ==== {{Vedi anche|Deportazioni sovietiche dall'Estonia}} Il governo sovietico durante il regime di Stalin ha condotto una serie di espulsioni su vasta scala che ha influenzato significativamente la mappa etnica dell'URSS. {{cn| Deportazioni hanno avuto luogo in condizioni estremamente difficili, spesso in vagoni bestiame, con centinaia di migliaia di deportati morti durante il percorso. Secondo alcuni esperti il numero di morti per le deportazioni in certi casi potrebbe essere di un morto ogni tre deportati. Per quanto riguarda la sorte dei tatari di Crimea, [[Amir Weiner]] della [[Stanford University]] scrive che tale politica potrebbe essere classificata come " pulizia etnica ".}} Nel libro [[Secolo del genocidio]], [[Lyman Legters]] scrive "Non si può propriamente parlare di un genocidio completato, ma solo di un processo che è stato genocida nella sua potenzialità." Durante la guerra l'[[Estonia]] e gli altri Paesi baltici furono vittime di pesanti deportazioni e di altri atti di violenza e terrore comunista, perpetrati ai danni della popolazione locale estone e dei Paesi baltici in generale, con lo scopo finale di decimarla e trasferirla forzatamente nei [[gulag]] in URSS, condannandola poi a morte o ai lavori forzati. Queste avvennero principalmente tra il [[1940]] ed il [[1953]], nell'epoca di Stalin e durante l'[[occupazione sovietica delle repubbliche baltiche]] e nella fase di [[collettivizzazione]] delle proprietà rurali strappate agli Estoni. In questo modo i Sovietici si assicurarono il potere, il controllo economico e l'egemonia sugli stati baltici.<ref>Fonte: Enciclopedia Universale Treccani</ref> ==== Critiche: controversia tra il numero di vittime e il censimento dell'URSS ==== Alcuni studiosi di correnti minoritarie spesso avvicinati al [[revisionismo storiografico]], sia marxista-leninista sia neutrale ([[Giorgio Galli]], [[Domenico Losurdo]], [[Ludo Martens]], ecc.) ridimensionano invece i morti e la responsabilità dello stalinismo<ref name=losurdo/>, affermando inoltre che molti furono dovuti alla seconda guerra mondiale e a carestie non volute dal governo sovietico: Galli abbassa la cifra, contando tra vittime dirette e non, tra 2.700.000 e 9.000.000 di morti durante il periodo 1924-1953<ref>[http://temi.repubblica.it/limes/venti-anni-dopo-lottantanove-il-ritorno-di-stalin/7827?printpage=undefined ''Vent'anni dopo l'Ottantanove, il ritorno di Stalin''], Limes, la Repubblica</ref>, mentre Martens e altri sostengono che ci furono 1.400.000 morti tra la guerra civile russa e la morte di Stalin, gran parte dovuti agli scontri armati e alla carenza di cibo anziché ad esecuzioni di condanne capitali; Martens e altri storici attribuiscono inoltre ai nazisti, e non ai sovietici, il [[massacro di Katyń]].<ref name=martens/> Coloro che negano che le vittime del periodo staliniano siano statisticamente rilevanti si basano soprattutto sul confronto tra i censimenti della popolazione. Infatti, in base ai dati del censo russo<ref name="stat1974">Народонаселение стран мира / Под ред. Б.Ц.Урланиса. М.: "Статистика". 1974</ref>, se si confronta la popolazione dell'Unione Sovietica nel gennaio del [[1959]] che è di 208.827.000 mentre nel [[1913]], negli stessi confini, era di 159.153.000, si può stabilire che l'incremento annuale della popolazione è dello 0,60%. Se confrontiamo questi dati con altri paesi otteniamo: {| class="wikitable" !Paese !1920 !1960 !Aumento annuo |- |[[Regno Unito]] || 43.718 || 52.559 || 0,46% |- |[[Francia]] || 38.750 || 45.684 || 0,41% |- |[[Germania]]||61.794 || 72.664 || 0,41% |- | * [[Repubblica Democratica Tedesca|DDR]] * [[Berlino]] * [[Repubblica Federale Tedesca|RFT]] | || 17.241<br />2.199<br />53.224 || |- |[[Unione Sovietica|URSS]] || 159.153 || 208.827 || 0,68% |+Crescita della popolazione, in migliaia<ref name="stat1974" /> |} Come si vede, la popolazione dell'Unione Sovietica, nonostante nel calcolo, a differenza degli altri stati, sia compreso il periodo della [[prima guerra mondiale]] e della [[guerra civile russa|guerra civile]], e nonostante i 26 milioni di morti nella [[seconda guerra mondiale]], ha registrato un incremento demografico corrispondente ad un tasso medio di aumento annuale del 50% superiore agli altri stati menzionati nella tabella. [[Angus Maddison]], nel suo libro ''"Economic growth in Japan and the USSR"'', presenta risultati simili, citando un incremento di popolazione tra il 1913 ed il 1953, aggiustato alle variazioni territoriali, del 23% per l'Unione Sovietica, del 19% per la Gran Bretagna e del 2% per la Francia<ref>Angus Maddison. ''Economic growth in Japan and the USSR''. Routledge, Oxford, 2005.</ref>. Anche considerando che l'Unione Sovietica, tra il [[1939]] e il [[1945]], estese i propri confini nazionali inglobando la [[Carelia]], gli [[Stati baltici]], parte della [[Polonia]] e della [[Prussia orientale]], la [[Bessarabia]] e l'isola di [[Sachalin]], l'incremento della popolazione non può aver alterato in modo radicale il tasso di crescita, trattandosi di territori che hanno tutt'oggi una densità demografica molto bassa, e che all'epoca furono percorsi da emigrazioni conseguenti all'annessione sovietica, riducendo ulteriormente una popolazione locale già decimata dalla guerra. In base a questi dati, gli studiosi citati hanno ridimensionato il numero di vittime di Stalin, suscitando spesso ampie polemiche e venendo talvolta accusati di [[negazionismo]], a loro parere gonfiato dalla propaganda filo-occidentale e anticomunista e usato per screditare l'URSS e il socialismo nel loro insieme, tramite la creazione di una "leggenda nera di Stalin".<ref name=losurdo/><ref name=martens/> === Repubblica popolare di Cina === {{vedi anche|Maoismo|Laogai|Cina#Problemi socio-politici, diritti umani e riforme}} Il Partito comunista cinese prese il potere in Cina nel 1949, quando la rivoluzione comunista cinese concluse una lunga e sanguinosa guerra civile tra comunisti e nazionalisti. Vi è un consenso generale tra gli storici che quando Mao Zedong prese il potere, le sue politiche delle epurazioni causarono direttamente o indirettamente la morte di decine di milioni di persone. Sulla base dell'esperienza dei Soviet, Mao considerava la violenza necessaria per realizzare una società ideale derivata dal marxismo e programmò la violenza eseguita su grande scala.<ref>Short (2001) Mao p. 631; Chang, Jung and Halliday, Jon. Mao: The Unknown Story'.' Jonathan Cape, London, 2005. ISBN 0-224-07126-2. p. 3;Rummel, R. J. China’s Bloody Century: Genocide and Mass Murder Since 1900 Transaction Publishers, 1991. ISBN 0-88738-417-X. p. 205: In light of recent evidence, Rummel has increased Mao's democide toll to 77 million</ref> ==== La riforma agraria e la soppressione di controrivoluzionari ==== Il primo sterminio in grande scala sotto Mao ha avuto luogo durante la riforma agraria e la campagna controrivoluzionaria. Nel materiale di studio ufficiale pubblicato nel 1948, Mao prevedeva che "un decimo dei contadini" (o circa 50 milioni) "avrebbe dovuto essere distrutto" per facilitare la riforma agraria. Il numero effettivo di vittime durante la riforma agraria si ritiene sia stato inferiore, ma si calcola almeno un milione.<ref>Rummel, Rudolph J. (2007). China's bloody century: genocide and mass murder since 1900. Transaction Publishers. p. 223. ISBN 978-1-4128-0670-1.</ref><ref>Goldhagen (2009) Worse than War p. 344.</ref> La soppressione dei controrivoluzionari fu mirata soprattutto contro ex esponenti del Kuomintang e funzionari o intellettuali sospettati di slealtà. Almeno 712.000 persone sono state giustiziate, 1.290.000 furono imprigionati in campi di lavoro e 1,2 milioni sono stati "sottoposti a controlli in vari momenti."<ref>Steven W. Mosher. China Misperceived: American Illusions and Chinese Reality. Basic Books, 1992. ISBN 0-465-09813-4. pp 72, 73</ref> ==== Il Grande Balzo in Avanti ==== {{vedi anche|Grande balzo in avanti|Grande carestia cinese}} Benjamin Valentino ha sostenuto che il Grande balzo in avanti è stata una delle cause della Grande Carestia cinese e che gli effetti peggiori della carestia sono stati guidati contro regimi nemici. Quelli etichettati come "elementi neri" (capi religiosi, anticomunisti, contadini ricchi, ecc) in tutte le campagne precedenti sono morti nella maggioranza, in quanto è stata data la quantità più bassa nella distribuzione del cibo.<ref>Valentino (2005) Final solutions p. 128.</ref> In ''La grande carestia di Mao'' , lo storico [[Frank Dikötter]] scrive che "la coercizione, il terrore e la violenza sistematica sono stati il fondamento stesso del Grande Balzo in avanti e hanno causato uno degli stermini più letale della storia umana." Le sue ricerche in archivi provinciali e locali cinesi indicano il numero di morti in almeno 45 milioni e che " nella maggior parte dei casi, il partito sapeva benissimo che il proprio popolo stava morendo di fame."<ref>Dikötter, Frank. Mao's Great Famine: The History of China's Most Devastating Catastrophe, 1958-62. Walker & Company, 2010. pp. x, xi. ISBN 0-8027-7768-6.</ref> In un incontro segreto a Shanghai nel 1959, Mao organizzò la campagna per procurarsi un terzo di tutti i cereali, sostenendo che quando non c'è abbastanza da mangiare le persone muoiono di fame; è meglio lasciare che la metà delle persone muoia in modo che l'altra metà può mangiare a sazietà." Dikötter stima che almeno 2,5 milioni di persone sono state sommariamente uccise o torturate a morte in questo periodo. ==== La Grande Rivoluzione Culturale Proletaria ==== {{vedi anche|Grande rivoluzione culturale|Guardie Rosse (Rivoluzione Culturale)}} [[File:Panchen Lama during the struggle (thamzing) session 1964.jpg|thumb|Processo "rivoluzionario" contro il [[Panchen Lama]] tibetano [[Lobsang Trinley Lhündrub Chökyi Gyaltsen]], costretto a fare "autocritica" pubblica durante la rivoluzione culturale.]] I sinologi [[Roderick Macfarquhar]] e [[Michael Schoenhals]] stimano che tra 750.000 e 1,5 milioni<ref>MacFarquhar and Schoenhals (2006) Mao's Last Revolution p. 262</ref> di persone sono state uccise nelle violenze della Rivoluzione Culturale, solo nella Cina rurale. Mao diede carta bianca alle [[Guardie Rosse (Rivoluzione Culturale)]] che fecero abusi e uccisero i supposti nemici della rivoluzione. Per esempio, nell'agosto del [[1966]] oltre 100 insegnanti furono assassinati dai loro studenti solo nella parte occidentale di Pechino.<ref>MacFarquhar and Schoenhals (2006) Mao's Last Revolution p. 125.; The Chinese Cultural Revolution: Remembering Mao's Victims by Andreas Lorenz in Beijing, Der Spiegel Online. May 15, 2007 </ref> Ci furono distruzioni di monumenti, documenti e manufatti, templi [[buddhisti]], [[taoisti]] e [[confuciani]], e tombe antiche. =====Cannibalismo in Cina===== Inoltre, caso unico nel mondo moderno fino ad allora, ci furono diversi episodi di "[[cannibalismo]] rituale" organizzati pubblicamente dalla autorità comuniste locali o dalla Guardie Rosse.<ref>[http://www.museodelcomunismo.it/lo-stato-comunista/46-episodi-di-cannibalismo-nei-regimi-comunisti Episodi di cannibalismo nei regimi comunisti]</ref> Già durante la carestia del [[1959]], la cui causa principale furono gli errori di pianificazione del [[Grande balzo in avanti]], si verificarono numerosi casi riportati sia nei documenti ufficiali<ref>''La rivoluzione della fame'' di Jasper Becker (ed. il Saggiatore 1996)</ref> che da diversi testimoni,<ref>vedi ad esempio ''[[Il libro nero del comunismo]]'', ''Figlia del fiume'' di Hong Ying (ed. Mondadori 1997) pag. 76 e 181, il documentario ''Mao Tze Tung - L'imperatore rosso'' prodotto da History Channel</ref> fra i quali quelli citati da Jung Chang nel bestseller ''Cigni selvatici'' (pag. 297), quelli intervistati da Jasper Becker<ref>''La rivoluzione della fame'', ed. il Saggiatore, 1996</ref> e lo scrittore cinese Acheng, che ha scritto il racconto "Fumo"<ref>in ''Vite minime'', ed. Theoria, 1992</ref> ispirandosi ad un'esperienza reale vissuta da lui stesso.<ref>come ha spiegato a [[Renata Pisu]]: vedi ''La via della Cina. Una testimonianza tra memoria e cronaca'', ed. Sperling & Kupfer, 2004, pag. 93</ref> Negli anni della [[Rivoluzione Culturale]] divenne vero e proprio [[cannibalismo rituale]]: secondo una tradizione orientale, il [[fegato]], la [[bile]] o il [[cervello]], estratti dal nemico ancora in vita, trasferivano il suo coraggio e la sua forza a chi li mangiava. Tali episodi sono descritti da Nicholas D. Kristof e Sheryl WuDunn<ref>''China Wakes: the Struggle for the Soul of a Rising Power'', Times Books, 1994, pag. 73-75</ref> e da Zheng Yi,<ref>''Scarlet memorial: tales of cannibalism in modern China'' (ed. Westview 1996)</ref> oggi professore universitario in USA, che ha intervistato due cannibali e raccolto prove documentarie. Secondo i tre autori suddetti,<ref>vedi anche l'intervista nel documentario su Mao trasmesso nella serie ''Correva l'anno'' prodotta da Rai Tre, presente anche in ''Mao Tze Tung'' distribuito su DVD dalla Finson</ref> i cannibali mangiavano le loro vittime per scopi ideologici e per "provare la loro coscienza di classe". ==== Genocidio in Tibet ==== {{vedi anche|Accordo dei 17 punti|Storia_del_Tibet#Nella_Repubblica_Popolare_Cinese}} Secondo "Il libro nero del comunismo" , i comunisti cinesi effettuarono un genocidio etnico-culturale contro i tibetani. [[Jean-Louis Margolin]] afferma che lo sterminio era proporzionalmente più grande in Tibet rispetto alla Cina e che "si può legittimamente parlare di genocidio a causa dell'enorme numero di persone coinvolte."<ref name=margolin>Jean-Louis Margolin "China: a long march into night" in The Black Book pp. 545–546.</ref> Secondo il [[Dalai Lama]] e l'amministrazione centrale tibetana "i tibetani non sono stati solo fucilati, ma anche sono stati picchiati a morte, crocifissi, bruciati vivi, annegati, mutilati, affamati, strangolati, impiccati, bolliti vivi, sepolti vivi, squartati e decapitati."<ref name=margolin/> [[Adam Jones (studioso)]], uno studioso canadese specializzato in genocidi, rileva che dopo la rivolta tibetana nel [[1959]], i cinesi autorizzarono la lotta contro i supposti reazionari, durante la quale "i quadri comunisti ... denunciarono, torturarono e giustiziarono molti nemici del popolo". Questa "lotta" causò 92.000 morti su una popolazione di circa 6 milioni. Questi morti, sottolinea Jones, possono essere visti non solo come un genocidio, ma anche come ''eliticidio'': "le persone prese a bersaglio rappresentavano la migliore categoria sociale e dirigente tibetana."<ref>Jones (2010) Genocide pp. 95–96.</ref> ====Repressione della Primavera di Pechino==== [[File:Tianasquare.jpg|thumb|Il ''[[Rivoltoso Sconosciuto]]'' di piazza Tienanmen<br />(foto di Jeff Widener, Associated Press)]] {{vedi anche|Protesta di piazza Tienanmen}} La protesta di piazza Tienanmen<ref>[http://www.google.it/search?lr=lang_it&hl=it&tbo=p&tbm=bks&q=Tienanmen&tbs=,cdr:1&num=100 Cfr. le occorrenze del lemma ''Tienanmen'' sui libri di lingua italiana].</ref> fu una serie di [[Manifestazione|dimostrazioni]] di massa guidate da [[Studente|studenti]], [[Intellettuale|intellettuali]] e [[Operaio|operai]] nella [[Repubblica Popolare Cinese]], svoltesi all'interno della [[piazza Tienanmen]] di [[Pechino]], occupata dai dimostranti dal 15 aprile al 4 giugno [[1989]]. Simbolo della rivolta è considerato il ''[[Rivoltoso Sconosciuto]]'', uno studente che da solo e completamente disarmato si parò davanti a una colonna di [[Carro armato|carri armati]] per fermarli: le [[Fotografia|fotografie]] che lo ritraggono sono diventate celebri nel mondo intero e sono per molti un [[simbolo]] di lotta contro la [[Tiranno|tirannia]]. In Occidente l'avvenimento è conosciuto anche con il nome di ''Primavera democratica cinese''. ====Uso massiccio della pena capitale e persecuzioni di dissidenti==== {{vedi anche|Pena di morte in Cina|Falun Gong}} In Cina vi è ampio uso della pena di morte per molti reati, anche non violenti. In passato si è parlato di 15.000 esecuzioni all'anno (dal 1998 al 2001). === Jugoslavia e confine italiano=== {{vedi anche|Massacri delle foibe|Esodo giuliano-dalmata|Eccidio di Porzûs}} Le stime di genocidio/democidio perpetrato dall'autocrate [[Josip Broz Tito]] si spingono oltre 1.072.000 morti per colpa diretta o indiretta tra il [[1944]] ed il [[1987]], secondo lo studioso [[Rudolph Joseph Rummel]].<ref>[http://www.hawaii.edu/powerkills/SOD.CHAP9.HTM I massacri di Tito (in inglese)]</ref> Cifre inferiori sono attribuite al dittatore serbo [[Slobodan Milosevic]]. Tito si macchiò di gravi crimini di guerra soprattutto durante la guerra civile jugoslava degli anni 1942-45, a danno di chi combatteva contro i partigiani comunisti, nonché di crimini contro l'umanità dopo la fine della seconda guerra mondiale. Tito e Milosevic sono pure ritenuti responsabili di multiple pulizie etniche.<ref>[http://it.dir.groups.yahoo.com/group/dalmazia_fid/message/8679 articolo]</ref> [[File:Foiba di Vines - recupero cadaveri.jpg|thumb|Recupero di resti umani dalla foiba di Vines, località Faraguni, presso [[Albona]] d'Istria negli ultimi mesi del 1943]] ====Tito==== Il regime di Tito è ritenuto responsabile di [[crimine contro l'umanità|crimini contro l'umanità]] come: * [[massacro di Bleiburg]] e le stragi sommarie di circa 12.000 ex miliziani anticomunisti [[Slovenia|sloveni]] (''[[domobranci]]'') nel giugno [[1945]]; * [[Fossa comune di Tezno]], teatro di un massacro avvenuto poco dopo la fine della seconda guerra mondiale; * le persecuzioni anti-italiane e i [[massacri delle foibe]] (circa 11.000 morti) definiti dal presidente della repubblica [[Giorgio Napolitano]] come [[pulizia etnica]]<ref>http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2007/02_Febbraio/10/napolitano.shtml Napolitano: «Foibe, ignorate per cecità»</ref> nelle regioni a ridosso del confine italo-jugoslavo che causarono la tragedia dell'[[esodo istriano|esodo giuliano dalmata]]. Questi ultimi massacri si verificarono poco dopo la fine della guerra e si cercarono di spiegare come vendetta dei partigiani contro i fascisti, ma nella realtà furono attuate contro tutti coloro che rappresentavano o potevano rappresentare, indipendentemente dalla loro appartenenza politica, lo [[Italia|Stato italiano]] in quelle terre ([[Istria]] e [[Trieste]]) che il nuovo regime comunista jugoslavo rivendicava apertamente. A conferma di un'autentica campagna d'intimidazione contro gli italiani, vi sono anche le affermazioni di [[Milovan Gilas]], vice [[capo del governo]] e segretario della [[Lega dei Comunisti di Jugoslavia]] che, in un'intervista concessa a [[Panorama (rivista)|Panorama]] il 21 luglio [[1991]], ammetteva senza giri di parole: "''Ricordo che io e [[Edvard Kardelj|Kardelj]] (dirigente del partito comunista sloveno, ndr) andammo in [[Istria]] a organizzare la propaganda anti-italiana. Si trattava di dimostrare alle autorità alleate che quelle terre erano jugoslave e non italiane. Certo che non era vero. O meglio lo era solo in parte, perché in realtà gli italiani erano la maggioranza nei centri abitati, anche se non nei villaggi. Bisognava dunque indurli ad andare via con pressioni d'ogni genere. Così ci venne detto e così fu fatto. »''"; * pulizia etnica contro cittadini di etnìa tedesca;<ref>[http://www.romacivica.net/amis/schede.asp?idsch=262&id=10 L'espulsione dei tedeschi dalla Jugoslavia dal sito del ''Museo Virtuale delle Intolleranze e degli Stermini]</ref> * [[massacro di Bačka]] ossia pulizia etnica contro cittadini di etnia ungherese e tedesca nonché ''pulizia politica'' contro serbi anticomunisti; * [[massacri di Kočevski rog]] ordinati per rappresaglia contro miliziani anticomunisti sloveni in maggioranza nonché croati e serbi; * i soprusi e le uccisioni perpetrati tra il 1945 e 1955 in vari campi di concentramento (quali [[Teharje]] in Slovenia e [[Isola Calva]] in Croazia) contro oppositori politici. * repressione, crimini e uccisioni contro sacerdoti e membri della [[Chiesa ortodossa serba]] e delle altre comunità cristiane nel periodo 1941-1948<ref>[http://www.rastko.rs/istorija/dzomic-stradkom/index.html Projekat Rastko Velibor V. Dzomic: Stradanje srbske crkve od komunista]</ref>. * [[Massacro di Siroki Brijeg]]. * repressione dei dissidenti politici ====Il postcomunismo di Milosevic==== {{vedi anche|Guerre jugoslave|Assedio di Sarajevo|Strage di Srebrenica}} ===Europa occidentale=== {{vedi anche|Triangolo della morte (Emilia)|Terrorismo rosso|Biennio rosso in Europa}} Ci furono scontri armati, tentate rivoluzioni e insurrezioni comprendenti anche fazioni comuniste a partire del 1918 in poi, intervallate dai regimi fascisti e dalla guerra. Fra il 1945 e il 1946, tra 1000 e 4500 persone furono uccise per motivi politici in Italia a guerra finita, per mano di partigiani marxisti e militanti di formazioni di matrice comunista, specie nella zona di Modena.<ref>Giovanni Fantozzi, Vittime dell'odio: l'ordine pubblico a Modena dopo la liberazione, (1945-1946), Europrom, Bologna, 1990.</ref> Il terrorismo di matrice marxista-leninista ha causato altresì molte centinaia di vittime specialmente in [[Italia]] e [[Germania]], soprattutto durante gli [[anni di piombo]], ma anche in [[Francia]] e in altre nazioni europee e del Mediterraneo. Uno dei fondatori delle [[Brigate Rosse]] (poi pentito), [[Alberto Franceschini]], ha affermato che il suo gruppo, se fosse giunto al potere, sarebbe stato "peggio di Pol Pot".<ref>[http://www.municipio.re.it/cinema/catfilm.nsf/PES_PerTitoloRB/85C42852F7922859C125759C00385288?opendocument ''Il sol dell'avvenire'']</ref> ===Albania=== {{vedi anche|Enver Hoxha}} === Cambogia === {{vedi anche|Kampuchea Democratica|Genocidio cambogiano}} [[Helen Fein]], una studiosa di genocidi, rileva che, sebbene i dirigenti cambogiani avessero dichiarato l'adesione a una versione esotica e agraria della dottrina comunista, l'ideologia xenofoba del regime dei [[Khmer Rossi]] di [[Pol Pot]] assomiglia più a un fenomeno di socialismo nazionale o [[fascismo]]. [[Daniel Goldhagen]] spiega che i Khmer Rossi erano xenofobi perché credevano che il popolo Khmer era "quella gente autentica capace di costruire il [[comunismo]] vero." Il sociologo [[Martin Shaw (sociologo)|Martin Shaw]] ha descritto il genocidio cambogiano come "il più puro genocidio della guerra fredda".<ref>Helen Fein. Revolutionary and Antirevolutionary Genocides: A Comparison of State Murders in Democratic Kampuchea, 1975 to 1979, and in Indonesia, 1965 to 1966. Comparative Studies in Society and History, Vol. 35, No. 4 (Oct. 1993), pp. 796–823. Goldhagen (2009) Worse than War p. 207. Theory of the Global State: Globality as Unfinished Revolution by Martin Shaw, Cambridge University Press, 2000, pp 141, ISBN 978-0-521-59730-2.</ref> [[File:Tuolsleng4.JPG|thumb|Mensole riempite di crani umani, dissotterrati dai dintorni della prigione di [[Tuol Sleng]].]] I [[Killing fields]] sono una serie di siti in Cambogia dove molte persone sono state uccise e sepolte dal regime dei Khmer Rossi, durante il loro governo del paese dal 1975 al 1979, subito dopo la fine della guerra del Vietnam. Almeno 200.000 persone sono state giustiziate dai Khmer Rossi, ma le stime del numero totale di decessi dovuti a politiche dei Khmer Rossi, comprese le malattie e la fame, sono 1,4-2,2 milioni su una popolazione di circa 7 milioni.<ref>Chandler, David. The Killing Fields. At The Digital Archive Of Cambodian Holocaust Survivors; see also Peace Pledge Union Information – Talking about genocides – Cambodia 1975 – the genocide.</ref> La Kampuchea Democratica (nome della Cambogia sotto i Khmer Rossi) ha avuto gravi disagi a causa degli effetti della guerra che ha bloccato l'attività economica. Secondo [[Michael Vickery]], in Cambogia su una popolazione di circa 7 milioni sono morte 740.800 persone per malattie, superlavoro e repressione politica. Altre stime suggeriscono circa 1,7 milioni e il genocidio cambogiano è descritto dalla Yale University Program come "una delle peggiori tragedie umane del secolo scorso."<ref>The CGP, 1994–2008 Cambodian Genocide Program, Yale University</ref> [[Craig Etcheson]] ricercatore del "Centro di documentazione della Cambogia" suggerisce che il numero delle vittime è compreso tra 2 e 2,5 milioni con una cifra "più probabile" di 2,2 milioni. Dopo 5 anni di ricerca in circa 20.000 luoghi di sepoltura, egli conclude che "queste fosse comuni contengono i resti di 1.112.829 vittime di esecuzione."<ref>Sharp, Bruce (April 1, 2005). "Counting Hell: The Death Toll of the Khmer Rouge Regime in Cambodia". Retrieved July 5, 2006.</ref> In seguito al rovesciamento del regime dei Khmer Rossi, il successivo governo di coalizione, che comprendeva ex Khmer Rossi, ha ricevuto aiuto e assistenza da parte del governo degli [[Stati Uniti]]. [[Steven Rosefielde]] sostiene che Kampuchea democratica è stato il più micidiale di tutti i regimi comunisti su base pro capite, soprattutto perché "mancava un nucleo produttivo vitale" e "non è riuscito a porre dei limiti allo sterminio." Nel 1997 il governo cambogiano ha chiesto alle Nazioni Unite l'assistenza per organizzare un tribunale del genocidio. I giudici istruttori si sono presentati con i nomi di cinque possibili sospetti alla procura il 18 luglio 2007. Il 19 settembre 2007 Nuon Chea, secondo in comando dei Khmer rossi e il suo più anziano sottoposto superstite sono stati accusati di crimini di guerra e crimini contro l'umanità, ma non di genocidio. Gli imputati dovettero affrontare giudici cambogiani e stranieri al tribunale speciale del genocidio.<ref>Doyle, Kevin. Putting the Khmer Rouge on Trial, Time, July 26, 2007 MacKinnon, Ian Crisis talks to save Khmer Rouge trial, The Guardian, March 7, 2007 The Khmer Rouge Trial Task Forc, Royal Cambodian Government Staff, Senior Khmer Rouge leader charged, BBC September 19, 2007 Khmer Rouge torturer describes killing babies by 'smashing them into trees' Mail Online, June 9, 2009</ref> Diverse testimonianze<ref>''Cambogia rivoluzione senza amore'' di Piero Gheddo (ed. SEI 1976) pag. 29, ''Cercate l'Angkar'' di Bovannrith Tho Nguon e Diego Siracusa (ed. Jaca Book 2004), ''S21 - La macchina di morte dei Khmer Rossi'' di Rithy Panh e Christine Chaumeau (ed. O barra O 2003), ''Ho creduto nei Khmer Rossi'' di Ong Thong Hoeung (ed. Guerini e associati 2004), ''Tornata dall'inferno'' di Claire Ly (ed. Paoline 2006), ''When Broken Glass Floats: Growing Up Under the Khmer Rouge'' di Chanrithy Him (ed. W. W. Norton & Company 2001), ''On the Wings of a White Horse: A Cambodian Princess's Story of Surviving the Khmer Rouge Genocide'' di Oni Vitandham (ed. Tate Publishing & Enterprises 2006) pag. 60</ref> anche autorevoli<ref>quella di Denise Affonco, diplomatica francese, riportata in ''Facing death in Cambodia'' di Peter Maguire (ed. Columbia University Press 2005)</ref> riferiscono di episodi di cannibalismo, soprattutto di tipo rituale, avvenuti durante il regime dei [[Khmer rossi]]. Alcuni, come John Pilger, giornalista australiano testimone diretto, affermano il diretto coinvolgimento statunitense e britannico nell'ascesa, sostegno, finanziamento e addestramento ai Khmer rossi in funzione anti-sovietica e anti-vietnamita<ref>John Pilger, [http://andreacarancini.blogspot.it/2011/04/john-pilger-lo-zio-sam-e-pol-pot.html ''Lo zio Sam e Pol Pot'']</ref>, nonché affermano che circa la metà (700.000) dei morti furono causati dalla guerra col Vietnam e dai bombardamenti a tappeto effettuati dagli Stati Uniti sul confine Vietnam-Cambogia. ===Europa orientale soggetta all'URSS=== ==== Bulgaria ==== Da 50.000 a 100.000 persone potrebbero essere state uccise in Bulgaria a partire dal 1944 come parte di collettivizzazione agricola e della repressione politica.<ref name=valtable>Valentino (2005) Final solutions Table 2 found at p. 75.</ref> ==== Germania Est ==== {{vedi anche|Muro di Berlino|STASI|Moti operai del 1953 nella Germania Est}} [[File:Berliner Mauer Bernauerstraße.JPG|thumb|Il Muro e la Striscia della Morte, in parte originali, in parte ricostruiti, di fronte al Centro di Documentazione nella Bernauerstraße]] Da 80.000 a 100.000 persone potrebbero essere state uccise in Germania Orientale dal 1945 per la repressione politica da parte dell'Unione Sovietica ([[zona di occupazione sovietica]]) e del governo tedesco-orientale ([[Repubblica Democratica Tedesca]]).<ref name=valtable/> ====Polonia comunista==== {{vedi anche|Storia della Polonia (1945-1989)|Rivolta di Poznań|Legge marziale in Polonia}} ==== Romania ==== Da 60.000 a 300.000 persone potrebbero essere state uccise in Romania a partire dal 1945 come parte di collettivizzazione agricola e della repressione politica.<ref name=valtable/> Il dittatore [[Nicolae Ceausescu]] venne fucilato con sua moglie [[Elena Ceausescu|Elena]] anche per questo nel 1989, con l'accusa di genocidio e crimini contro l'umanità. ====Cecoslovacchia==== Vi furono massacri e numerosi processi farsa politici conclusesi con condanne a morte, come contro la giurista antinazista e dissidente comunista [[Milada Horakova]]. Nel 1968 i carri armati sovietici repressero la [[Primavera di Praga]] e deposero il governo moderato di [[Alexander Dubcek]], privato di ogni carica. ==== Ungheria ==== {{vedi anche|Rivoluzione ungherese del 1956}} Durante e dopo la rivolta filodemocratica del 1956, la rappresaglia dell'URSS fu feroce e immediata: {{cn|le stime sullo sterminio variano da 40.000 a 60.000.}} Il premier [[Imre Nagy]] venne deposto e giustiziato. === Repubblica democratica popolare di Corea === {{vedi anche|Juche|Diritti umani in Corea del Nord}} Nelle sue statistiche di democidio, [[Rudolph Rummel]] stima che da 710.000 a oltre 3.500.000 persone sono state assassinate nella Repubblica Democratica di Corea dal 1948, anno dell'ascesa di [[Kim Il-sung]], al 1987.<ref>Rosefielde (2009) Red Holocaust p. 110.</ref>Steven Rosefielde sottolineò nel 2009 che l'Olocausto Rosso "persiste ancora in Corea del Nord" e [[Kim Jong-il]] (figlio del primo Kim) si rifiutava "di abbandonare l'uccisione di massa." La situazione non è migliorata nemmeno sotto il giovane figlio ed erede [[Kim Jong-un]]. Sono descritti casi di cannibalismo e di vendita di carne umana, nelle prigioni e nel periodo di carestia della seconda metà degli anni '90.<ref>''Corea del Nord. Fame e atomica'' di Pierre Rigoulot (ed. Guerini e Associati 2004) pag. 43, ''[[La rondine fuggita dal paradiso]]'' di Hyok Kang e Philippe Grangereau (ed. Piemme 2007) pag. 145, 148, ''Rogue Regime: Kim Jong Il and the Looming Threat of North Korea'' di Jasper Becker (ed. Oxford University Press). Vedi anche gli articoli di [http://www.worldnetdaily.com/news/article.asp?ARTICLE_ID=31996 World Net Daily], del [http://www.washingtonpost.com/ac2/wp-dyn/A41966-2003Oct3 Washington Post], del [http://www.telegraph.co.uk/news/main.jhtml?xml=/news/2003/06/08/wkor08.xml Telegraph] e del [http://www.newyorker.com/archive/2003/09/08/030908on_onlineonly02 New Yorker]</ref> === Repubblica Democratica del Vietnam === Nei primi anni '50, il governo comunista nel Vietnam del Nord ha avviato una riforma agraria , che, secondo Steven Rosefielde , era "volta a sterminare i nemici di classe." Le vittime furono scelte in modo arbitrario. La tortura fu usata su larga scala, tanto che nel 1954 [[Ho Chi Minh]] si preoccupò e la vietò esplicitamente. Si stima che da 50.000 a 172.000 persone perirono nelle campagne a causa della persecuzione sui supposti contadini ricchi e proprietari terrieri.<ref>Jean-Louis Margolin "Vietnam and Laos: the impasse of war communism" in The Black Book pp. 568–569.</ref> Rosefielde considera stime molto più elevate che vanno da 200.000 a 900.000 e comprendono esecuzioni sommarie di membri del Partito popolare nazionale.<ref>Rosefielde (2009) Red Holocaust p. 110.</ref> === Repubblica democratica popolare di Etiopia === {{vedi anche|Menghistu Hailè Mariàm}} [[Amnesty International]] stima che un totale di mezzo milione di persone sono state uccise durante il Terrore Rosso del 1977 e 1978.<ref name=kgbt>The World Was Going Our Way: The KGB and the Battle for the Third World by Christopher Andrew and Vasili Mitrokhin, pg 457</ref> La milizia comunista usò metodi terroristici: le persone erano ammassati in chiese che poi venivano date alle fiamme e le donne furono sottoposte allo stupro sistematico da parte dei soldati.<ref>Yves Santamaria "Afrocommunism: Ethiopia, Angola, and Mozambique" in The Black Book p. 692.</ref> L'organizzazione [[Save the Children]] ha riferito che le vittime del terrore rosso furono pure bambini, stimati da 1.000 in su, per lo più di età compresa tra gli undici e tredici anni, i cui cadaveri furono lasciati nelle strade di [[Addis Abeba]].<ref name=kgbt/> Mengistu stesso è sospettato di aver ucciso alcuni avversari politici a mani nude.<ref>Guilty of genocide: the leader who unleashed a 'Red Terror' on Africa by Jonathan Clayton, The Times Online, December 13, 2006</ref> === Repubblica Democratica d'Afghanistan === Anche se è spesso considerata come un esempio di genocidio comunista, la Repubblica Democratica dell'Afghanistan rappresenta un caso limite, secondo [[Frank Wayman]] e [[Atsushi Tago]]. Prima della invasione sovietica, il [[Partito Democratico Popolare dell'Afghanistan]] assassinò tra 10.000 e 27.000 persone, per lo più nella [[prigione Pul-e-Charkhi]]. Dopo l'invasione del 1979, i sovietici imposero il governo fantoccio di [[Babrak Karmal]], ma mai fu chiaramente stabilizzato come un regime comunista ed era in uno stato costante di guerra.<ref>Valentino (2005) Final solutions p. 219. Kaplan, Robert D., Soldiers of God: With Islamic Warriors in Afghanistan and Pakistan, New York, Vintage Departures, (2001), p.115 Kabul's prison of death BBC, February 27, 2006</ref> <ref>Joseph Collins. Soviet Policy toward Afghanistan. Proceedings of the Academy of Political Science, Vol. 36, No. 4, Soviet Foreign Policy. (1987), pp. 198–210</ref> Nel 1987, circa l'80% del territorio del Paese fu permanentemente controllato né dal governo filo-comunista, che sosteneva le truppe sovietiche, né da parte dell'opposizione armata. Per far pendere la bilancia, l'Unione Sovietica usò una tattica che fu una combinazione politica di "terra bruciata" e "genocidio migratorio": sistematicamente bruciando i raccolti e distruggendo villaggi nelle province ribelli, così come bombardando per rappresaglia interi villaggi sospettati di ospitare o sostenere la resistenza, i sovietici cercarono di costringere la popolazione locale a passare nel territorio da loro controllato , privando così l'opposizione armata di un supposto sostegno. Con il tempo i sovietici si ritirarono nel 1988, da 1 a 1,5 milioni di persone erano state uccise, per lo più civili afghani; un terzo della popolazione dell'Afghanistan era stato spostato. [[Hassan Kakar]] ha sostenuto che "gli afghani sono tra le ultime vittime del genocidio di una superpotenza."<ref>M. Hassan Kakar Afghanistan: The Soviet Invasion and the Afghan Response, 1979–1982 University of California press © 1995 The Regents of the University of California.</ref> Fosse comuni dei condannati a morte, {{cn|risalenti all'epoca sovietica}}, sono state scoperte. ===Guinea Equatoriale=== {{vedi anche|Francisco Macías Nguema}} === Cuba === {{vedi anche|Diritti umani a Cuba|Unità militari di aiuto alla produzione}} A [[Cuba]] non ci sono prove che portano a credere che siano stati compiuti eccidi di massa, poiché le persone condannate a morte dopo la [[Rivoluzione cubana]] erano sostanzialmente criminali di guerra. Tuttavia la situazione dei diritti umani resta critica e contestata. ===America Latina e altro=== {{vedi anche|Terrorismo rosso|Sendero Luminoso}} L'America latina è stata a lungo teatro di scontro tra regimi di [[estrema destra]] ([[Operazione Condor]]) e movimenti marxisti-leninisti, causando centinaia di migliaia di morti da entrambe le parti. L'organizzazione terroristica peruviana [[Sendero Luminoso]] si è resa responsabile, come le [[FARC]] della Colombia e altri movimenti locali come il [[Movimento di Sinistra Rivoluzionaria (Cile)|MIR]], di numerosi crimini durante la sua attività, come sequestri di persona, massacri, attentati, armi, rapine e anche traffico di droga (FARC) e [[schiavismo]] (Sendero). A fine luglio [[2015]], l'[[esercito peruviano]] condusse un'operazione contro un nucleo di Sendero luminoso in una zona situata alla confluenza dei fiumi [[Apurímac (fiume)|Apurimac]], [[Ene (fiume)|Ene]] e [[Mantaro]], zona governata illegalmente dai senderisti. L'operazione permise la liberazione di 39 persone ostaggio del gruppo maoista, alcune di queste erano state rapite 30 anni prima e costrette a lavorare come schiavi nei campi posti in zone montagnose; tra le persone liberate figuravano anche dei bambini nati dagli abusi su alcune donne sequestrate.<ref>[http://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2015/07/29/peru-liberati-ostaggi-sendero-luminoso-alcuni-erano-prigionieri-anni_PhHRH4k0uee1B5rZmCvSHM.html?refresh_ce Perù, liberati ostaggi di Sendero Luminoso: alcuni erano prigionieri da 30 anni]</ref> Sendero Luminoso è responsabile di circa 31.331 morti, una cifra pari a quella della feroce dittatura anticomunista [[argentina]] di [[Videla]] (1976-1981) e circa dieci volte le vittime della dittatura militare di [[Pinochet]] in Cile (1973-1990), ma il doppio sono morti nell'intero conflitto peruviano fra senderisti e governo, tra il 1980 e il 2000.<ref>Comisión de la Verdad y Reconciliación. Annex 2 Page 17. Retrieved January 14, 2008.</ref> Il conflitto FARC-Colombia ha avuto termine dopo decenni solo nel 2016, quando i delegati delle rispettive parti hanno raggiunto un accordo per il [[cessate il fuoco]]. Il terrorista venezuelano internazionale [[Ilich Ramírez Sánchez]] detto ''Carlos'', in un'intervista al quotidiano ''El Nacional'', ha invece ammesso di essere stato all'origine di un centinaio di attacchi e attentati in tutto il mondo, che hanno provocato la morte di un numero compreso tra le 1.500 e le 2.000 persone, ma ha riconosciuto «appena 200 vittime civili», come «errori minori».<ref>{{cita web|url=http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/08/nuvo-processo-sciacallo-carlos-terrorista-professione/169212/|titolo=Parigi, nuovo processo per Carlos lo Sciacallo, il "rivoluzionario di professione"|editore=ilfattoquotidiano.it|data=8 novembre 2011|accesso=21 dicembre 2014}}</ref> == Processi penali a dirigenti di Stati comunisti== Il maggior generale [[Vasili Blokhin]], capo-boia di Stalin nel carcere di Lubjanka, personalmente trucidò migliaia di prigionieri ed è considerato da alcuni storici come il più attivo nella storia dello sterminio.<ref>Montefiore (2005) Court of the Red Tsar pp. 197–8, 334.; Parrish (1996) Lesser Terror p. 324.</ref> L'ex capo di Stato [[Mengistu Haile Mariam]] è stato condannato per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità, quindi condannato a morte da un tribunale etiope, per il suo ruolo nel terrore rosso. Il più alto capo superstite della nomenklatura dei Khmer Rossi è stato accusato di tali crimini, ma mai nessun paese comunista o organo di governo è stato condannato per genocidio. Il diritto etiopico è differente da quello delle Nazioni Unite in quanto definisce il genocidio come l'intenzione di cancellare politicamente un popolo e non solo sopprimere certi gruppi etnici. A questo proposito si consideri la definizione di [[politicidio]].<ref>Staff, Senior Khmer Rouge leader charged, BBC September 19, 2007 Khmer Rouge torturer describes killing babies by 'smashing them into trees' Mail Online, June 9, 2009 Berger, Arthur Asa (January 31, 1987). Television in society. Transaction Publishers. p. 262. ISBN 978-0-88738-109-6. Jones (2010) Genocide pp. 215–216. Kimenyi, Alexandre (June 2001). Anatomy of Genocide: State-sponsored Mass-killings in the Twentieth Century. Edwin Mellen Press. p. 206. ISBN 978-0-7734-7600-4.</ref> Secondo le leggi in Repubblica Ceca la persona che nega pubblicamente, mette in dubbio, approva o cerca di giustificare il genocidio nazista o comunista o di altri crimini dei nazisti o comunisti, sarà punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni.<ref>"Expanding Holocaust Denial and Legislation".</ref> Nel mese di marzo 2005, il polacco Sejm richiese alla Russia di classificare il massacro di Katyn, l'esecuzione di oltre 21.000 polacchi prigionieri di guerra e dirigenti intellettuali da parte di Stalin e NKVD, come un crimine di genocidio. Alexander Savenkov della Procura Generale della Federazione Russa ha risposto: "la versione di genocidio è stata esaminata ed è mia ferma convinzione che non vi è assolutamente alcuna base per parlare di questo in atto giudiziario" Nel marzo del 2010, la [[Memorial (associazione)]] invitò il presidente russo [[Dmitry Medvedev]] a denunciare il massacro come un crimine contro l'umanità. Il 26 novembre 2010, la [[Duma]] di Stato ha rilasciato una dichiarazione sul materiale d'archivio che "non svela solo l'enormità della sua tragedia orribile, ma fornisce anche la prova che il crimine di Katyn è stato commesso su ordine diretto di Stalin e altri dirigenti sovietici.<ref>"Polish government statement: Senate pays tribute to Katyn victims – 3/31/2005 Russia Says Katyn Executions Not Genocide Memorial calls on Medvedev to denounce Katyn as crime against humanity Ellen Barry. Russia: Stalin Called Responsible for Katyn Killings. The New York Times, November 26, 2010.</ref> Nel mese di agosto 2007, Arnold Meri, un estone veterano dell'Armata Rossa e cugino dell'ex presidente estone [[Lennart Meri]], fu accusato di genocidio da parte delle autorità estoni per la partecipazione alla deportazione degli estoni in [[Hiiumaa]] nel 1949. Il processo fu interrotto quando Meri è morto il 27 marzo 2009, all'età di 89 anni. Meri negò l'accusa dichiarandola diffamazione motivata politicamente: "Non mi considero colpevole di genocidio", affermò.<ref>Entisen presidentin serkkua syytetään neuvostoajan kyydityksistä – Baltic Guide Estonian charged with Communist genocide International Herald Tribune, August 23, 2007 "Estonian war figure laid to rest". BBC News. April 2, 2009. Retrieved May 12, 2010.</ref> Il direttore del campo di prigionia S-21 in Kampuchea democratica, dove più di 14.000 persone furono torturate e uccise, per lo più nella vicina [[Choeung Ek]], è stato processato per crimini contro l'umanità e condannato a 35 anni. La sua condanna è stata ridotta a 19 anni da scontare, per un totale di 30, perché era già stato dietro le sbarre per 11 anni al momento della pronuncia.<ref>Sentence reduced for former Khmer Rouge prison chief. The Los Angeles Times, July 27, 2010</ref> == Note == {{references}} ==Bibliografia== *{{Cita libro |autore= [[Stéphane Courtois]] et al. |altri= traduzione di vari (9) |titolo= [[Il libro nero del comunismo]] |anno= 1998 |editore= Mondadori |edizione= collana Le Scie |pp= 770 |isbn= 88-04-47330-4 }} * Courtois, Stéphane. (1999). "Introduction: the crimes of communism" in The Black Book of Communism. pp. 1–32. * Conquest, Robert. (2007). The Great Terror: A Reassessment, 40th Anniversary Edition. [?]: Oxford University Press, consulting ed. Mark Kramer. [?]: Harvard University Press. ISBN 0-674-07608-7. Google Books. * Dikötter, Frank (2010). Mao's Great Famine: The History of China's Most Devastating Catastrophe, 1958-1962. Walker & Company. ISBN 0-8027-7768-6. * Orlando Figes. A People's Tragedy: The Russian Revolution 1891 — 1924. Penguin Books, 1997 ISBN 0-19-822862-7. * Robert Gellately. Lenin, Stalin, and Hitler: The Age of Social Catastrophe. 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ISBN 0-275-95113-8. * Pipes, Richard (2001). Communism: A History. Modern Library Chronicles. p. 175. ISBN 978-0-8129-6864-4. * Rosefielde, Steven (2009). Red Holocaust. Routledge. ISBN 978-0-415-77757-5. * Rummel, Rudolph. (1997). Death by Government [?]: Transaction Publishers. ISBN 1-56000-927-6. Author provides limited online access to a 1994 edition. * Semelin, Jacques. (2009). Purify and Destroy: the political uses of massacre and genocide. Trans. Cynthia Schoch. CERI Series in Comparative Politics and International Studies, Series ed. Christophe Jaffrelot. [?]: Columbia University Press. ISBN 0-231-14283-8, ISBN 978-0-231-14283-0. * Short, Philip (2001). Mao: A Life. Owl Books. p. 631. ISBN 0-8050-6638-1. * Valentino, Benjamin A (2005). Final solutions: mass killing and genocide in the twentieth century. Cornell University Press. pp. 91–151. ISBN 0-8014-7273-3. * Yakovlev, Alexander Nikolaevich (2002). A Century of Violence in Soviet Russia. Yale University Press. ISBN 0-300-08760-8. == Voci correlate == * [[Gulag]] * [[Grande balzo in avanti]] * [[Laogai]] * [[Crimini di guerra sovietici]] * [[Persecuzione dell'omosessualità in Unione Sovietica]] ==Collegamenti esterni== * [http://necropolisgulag.altervista.org/ Necropolis Gulag: database sui crimini del comunismo] * [http://www.lefoibe.it/ Le foibe - sito sui massacri titini e l'esodo istriano] * [http://www.ukrainiangenocide.org/ Sito sull'Holodomor] * [http://www.museodelcomunismo.it/ Museo degli orrori del Comunismo] (sito di orientamento conservatore) {{portale|comunismo|storia}} [[Categoria:Storia contemporanea europea]] [[Categoria:Storia contemporanea asiatica]] [[Categoria:Vittime di dittature comuniste| ]] [[Categoria:Genocidi]] [[Categoria:Crimini perpetrati durante la seconda guerra mondiale]] [[Categoria:Guerra fredda]] [[Categoria:Storia contemporanea americana]] [[Categoria:Storia dell'Africa]] All content in the above text box is licensed under the Creative Commons Attribution-ShareAlike license Version 4 and was originally sourced from https://it.wikipedia.org/w/index.php?diff=prev&oldid=82750568.
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