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{{libro
|titolo = La realtà in trasparenza
|titoloalfa = Realta in trasparenza
|titoloorig = The Letters of J. R. R. Tolkien
|autore = [[John Ronald Reuel Tolkien]]
|annoorig = 1981
|lingua = en
|genere = epistolario
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Nel febbraio [[1938]], questo capitolo viene battuto a macchina e spedito all'attenzione del giovane figlio di Stanley Unwin: Rayner; Tolkien chiede a un bambino di fargli da critico; come per ''Lo Hobbit'', che aveva scritto per i propri figli, così anche il "seguito allo Hobbit" non poteva, infatti, che riprenderne i caratteri di letteratura per l'infanzia.

Il 17 febbraio, in una missiva (lettera n
°º33) in cui accenna al proposito di pubblicare ''[[Mr. Bliss]]'', e il giorno seguente, rispondendo ai complimenti di Rayner (lettera n°º24), Tolkien esprime il timore di essersi arenato, di non riuscire ad andare oltre al suo spunto iniziale avendo esaurito i temi narrativi migliori nella pubblicazione precedente. Ma di lì a un mese la situazione inizia a sbloccarsi: Tolkien comunica al suo editore di essere giunto al terzo capitolo, «ma [ancora] i racconti tendono a sfuggire di mano e anche questo ha preso una svolta inaspettata»<ref>lettera n°26, 4 marzo 1938.</ref>; una "svolta" non gradita da Unwin che critica i due nuovi capitoli affermando che contengono troppo "linguaggio Hobbit", una valutazione condivisa, nella lettera di risposta, dallo stesso autore che si propone di limitarsi ammettendo di divertirsi di più a scrivere in quel modo che a portare avanti effettivamente la trama (lettera n°º28).

Come traspare dal carteggio con l'editore, Tolkien non aveva inizialmente le idee chiare sul seguito, ma ciò dipendeva anche dal suo stile narrativo<ref>Vedi lo stralcio dell'intervista a Tolkien in ''Lo Hobbit annotato'', opera citata, p. 13.</ref>; si era messo in qualche modo ad osservare ciò che facevano i suoi personaggi alla festa di [[Bilbo Baggins|Bilbo]] (cfr. lettera n°º31) per vedere se fosse accaduto qualcosa di curioso, aspettando che gli [[Hobbit]] e [[Gandalf]] combinassero qualcosa che facesse scaturire tutta l'avventura: proprio come nelle pagine iniziali del precedente romanzo quando un improvvido invito ad uno stregone a prendere un tè avrebbe sconvolto per sempre la tranquilla routine esistenziale di Bilbo.<ref>''Lo Hobbit annotato'', opera citata, capitolo I.</ref>

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Prosegue [[John Ronald Reuel Tolkien|Tolkien]] {{Citazione|A modo loro gli uomini di [[Gondor]] erano uguali: un popolo in estinzione per la quale l'unica cosa sacra erano le tombe.|lettera 154}}

È notevole il fatto che [[John Ronald Reuel Tolkien|Tolkien]] non rappresenti la debolezza degli [[Elfo|Elfi]] nel giuramento di F
eëanor, episodio raccontato nel ''[[Il Silmarillion|Silmarillion]]'' che rappresenta un punto di rottura nella storia degli Elfi con la beatitudine delle terre oltre il mare, ma piuttosto nella tristezza che adombra la figura di [[Galadriel]] nel ''[[Signore degli Anelli]]''; l'episodio del giuramento di Feëanor, tutto legato alla volontà di possesso, sembra essere riconosciuto come secondario e probabilmente conseguenza di questa mancanza intrinseca. L'orgoglio di un singolo che infiamma i cuori di molti non ricade come giudizio sull'intero popolo, né fra coloro che non presero parte al giuramento, naturalmente, né tra quelli come [[Galadriel]] che vi parteciparono.{{citazione necessaria}}

Evidentemente gli Uomini sono molti vicini alla nostra natura, anzi la nostra stessa umanità è rappresentata.
 
Esattamente come noi 
{{Citazione|Gli uomini sono 'caduti' [...] ma le genti dell'Occidente, il lato buono, sono ri-formate. Cioè sono i discendenti degli uomini che hanno cercato di pentirsi e sono fuggiti verso Occidente lontano dalla dominazione del primo Signore delle Tenebre, e del suo falso culto, e in contrasto con gli [[elfo|elfi]] hanno rinnovato (e ampliato) la loro conoscenza della verità e della natura del mondo|lettera 156}}

Nella storia degli Uomini inoltre si assiste a una seconda caduta, cioè quella dei Númenóreani che vollero ribellarsi ai [[Valar]] nel divieto di fare rotta verso Aman spinti dal desiderio di immortalità. Questo li portò a una superbia che trasformò la loro nobiltà in desiderio di potere e ricchezza.

==Note==
<references/>

==Bibliografia==
*[[John Ronald Reuel Tolkien|J.R.R. Tolkien]], ''Lo Hobbit annotato'', note al testo di Douglas A. Anderson, Rusconi Editore, Milano, 1991.

{{Terra di Mezzo}}
{{Portale|Tolkien}}

[[Categoria:Saggi di J. R. R. Tolkien]]