Difference between revisions 87225582 and 87413083 on itwiki{{Infobox militare |Nome = Carlo Alberto dalla Chiesa |Immagine = dallaChiesa.jpg |Didascalia = Carlo Alberto dalla Chiesa nel momento in cui era [[Generale di divisione#Italia|generale di divisione]]. |Data_di_nascita = 27 settembre 1920 |Nato_a = [[Saluzzo]] |Data_di_morte = 3 settembre 1982 |Morto_a = [[Palermo]] (contracted; show full)iziaria|Nucleo Speciale Antiterrorismo]], in cui colse significativi successi. [[Generale di divisione]] a [[Milano]] (1979-81), vicecomandante dell'[[Arma dei Carabinieri|Arma]] (1981-82), nel maggio [[1982]] fu nominato [[prefetto]] di [[Palermo]] per combattervi la [[mafia]]. Nel settembre successivo fu ucciso in un agguato mafioso assieme alla moglie e a un agente di scorta.<ref>{{Cita web|url=http://www.treccani.it/enciclopedia/dalla-chiesa-carlo-alberto/|titolo=Dalla Chièsa, Carlo Alberto| sito=www.treccani.it|accesso=13 marzo 2016}}</ref> == Biografia == === L'impegno in guerra e nella Resistenza === Figlio di [[Romano dalla Chiesa|Romano]], generale dei [[carabinieri]]<ref>Il padre, Ufficiale dei [[Carabinieri Reali]], negli [[anni venti]] partecipò in [[Sicilia]] alle campagne del Prefetto [[Cesare Mori]] contro [[Cosa nostra]]; comandante della Legione di [[Bari]], il 12 settembre [[1943]], all'indomani dell'[[armistizio di Cassibile|armistizio]], il Re [[Vittorio Emanuele III]] e il governo provvisorio arrivati a [[Brindisi]] lo preposero, per un breve periodo, al [[Comando dei Carabinieri Reali dell'Italia Meridionale]], con giurisdizione sulle tre regioni libere ([[Puglia]], [[Basilicata]] e [[Calabria]]). Con la fine della guerra fu promosso [[generale di brigata]] e nel [[1955]] fu nominato vice comandante generale dell'[[Arma dei Carabinieri|Arma]].</ref>, entrò nel [[1941]] nell'[[Esercito italiano|Esercito]] partecipando alla [[Occupazione italiana del Montenegro e del Sangiaccato|guerra]] in [[Montenegro]] come [[sottotenente]]; divenne [[ufficiale di complemento]] di [[Fanteria]] nel [[1942]] e nello stesso anno passò all'[[Arma dei Carabinieri]] (dove già prestava servizio il fratello [[Romolo dalla Chiesa|Romolo]]<ref name="lastoriasiamonoi.">[{{Cita web |url=http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=367 |titolo=Video e descrizioni sulla storia di Dalla Chiesa tratti dalla puntata di ''La storia siamo noi'']}}</ref>) in servizio permanente effettivo, laureandosi in [[Giurisprudenza]] presso l'[[Università degli Studi di Bari Aldo Moro|Università degli Studi di Bari "Aldo Moro"]], città in cui il padre Romano era comandante della locale Legione dell'Arma. (contracted; show full) Nel novembre del [[1949]], nacque a [[Firenze]] il figlio, [[Nando dalla Chiesa|Nando]]. Il 23 ottobre 1952, sempre a Firenze, nacque la terza figlia, [[Simona dalla Chiesa|Simona]]. Da [[Capitano]], indagò sulla scomparsa a Corleone (PA), poi rivelatasi [[omicidio]] del [[sindacalista]] [[Partito Socialista Italiano|socialista]] [[Placido Rizzotto]], giungendo a indagare e incriminare l'allora emergente ''boss'' della [[mafia]] [[Luciano Liggio]]<ref> [{{Cita web |url=http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=1040685 |titolo=L'ANALISI LA FINE DI UN'ERA.] |pubblicazione=[[La Stampa]] - |data=16 gennaio [[1993]]}}</ref>. Dalla Chiesa conobbe in tale occasione il [[politico]] [[Partito Comunista Italiano|comunista]] [[Pio La Torre]], che in seguito fu anch'egli ucciso dalla mafia<ref name="Nese 1982"/>. === Gli incarichi a Milano e Roma === Dopo il periodo in [[Sicilia]], venne trasferito prima a [[Firenze]], successivamente a [[Como]] e quindi presso il comando della Brigata di [[Roma]]. Nel [[1964]] passò al coordinamento del nucleo di [[polizia giudiziaria]] presso la [[Corte d'appello (Italia)|Corte d'appello]] di [[Milano]], che poi unificò e diresse come nuovo gruppo. === Il ritorno in Sicilia === [[File:Austrian Red Cross Help 4.jpg|thumb|200px|left|[[1968]] [[Terremoto]] del [[terremoto del Belice|Belice]]. Foto di Karl Oppolzer.]] Dal [[1966]] al [[1973]] tornò in [[Sicilia]] con il grado di [[colonnello]], al comando della Legione carabinieri di [[Palermo]]. Incominciò particolari indagini per contrastare [[Cosa Nostra]], che nel [[1966]] e [[1967]] sembrava aver abbassato i toni dello scontro che si era verificato nei primi anni sessanta. Nel gennaio [[1968]] intervenne coi suoi reparti in soccorso delle popolazioni del [[Belice]] colpite dal [[terremoto del Belice|terremoto]], riportandone una medaglia di bronzo al valor civile per la personale partecipazione "in prima linea" alle operazioni, oltre che la [[cittadinanza onoraria]] di [[Gibellina]] e [[Montevago]]<ref>[{{Cita web |url=http://www.ansa.it/legalita/static/bio/dallachiesa.shtml |titolo=Scheda del generale Carlo Alberto dalla Chiesa] sul sito |pubblicazione=[[ANSA]].it}}</ref>. Nel [[1969]] riesplose in maniera evidente lo scontro interno tra le famiglie mafiose con la [[strage di Viale Lazio]], nella quale perse la vita il ''boss'' [[Michele Cavataio]]. Dalla Chiesa intuì la situazione che andava configurandosi, con scontri violenti per giungere al potere tra elementi mafiosi di una nuova generazione, pronti a lasciare sulla strada ''cadaveri eccellenti''. [[File:Mauro de mauro 2.jpg|thumb|200px|Il [[giornalista]] [[Mauro De Mauro]], rapito a [[Palermo]] la sera del 16 settembre [[1970]], presumibilmente da [[mafia|sicari mafiosi]].]] Nel [[1970]] svolse indagini sulla misteriosa scomparsa del giornalista [[Mauro De Mauro]], il quale poco prima aveva contattato il regista [[Francesco Rosi]], promettendogli materiale, che lasciava intendere scottante, sul caso [[Enrico Mattei|Mattei]]<ref>[{{Cita web |url=http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Attualita%20ed%20Esteri/Attualita/2007/09/dallachiesa-Palermo-ricorda.shtml?uuid=f8533f28-59fb-11dc-ae36-00000e25108c |titolo=Palermo ricorda il generale Carlo Alberto dalla Chiesa a 25 anni dalla morte]}}</ref>. Le indagini furono svolte con ampia collaborazione fra i [[Arma dei Carabinieri|Carabinieri]] e la [[Polizia di Stato|Polizia]], sotto la direzione del [[Commissario#Funzionar+i di polizia|commissario]] [[Boris Giuliano]], capo della [[Squadra Mobile]] di [[Palermo]], anch'egli in seguito ucciso dalla mafia mentre cominciava a intuire le connessioni tra mafia e alta finanza. (contracted; show full) Nell'aprile del [[1974]] le [[Brigate Rosse]] rapirono il giudice genovese [[Mario Sossi]]; in cambio della sua liberazione le BR volevano ottenere la liberazione di 8 detenuti della [[Gruppo XXII Ottobre|Banda 22 ottobre]].<ref> [{{Cita web |url=http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/09/13/qui-radio-gap-la-banda-22-ottobre.html |titolo='Qui Radio Gap...' la banda 22 ottobre, un romanzo criminale] |pubblicazione=[[La Repubblica (quotidiano)|La Repubblica]] - |data=13 settembre [[2008]]}}</ref> Ad [[Alessandria]] una rivolta dei detenuti, guidata dal gruppo [[Pantere Rosse]], che aveva preso degli ostaggi, venne stroncata dal procuratore generale di Torino, Carlo Reviglio Della Veneria, e dallo stesso Dalla Chiesa, i quali ordinarono un intervento armato che si concluse con l'uccisione di due detenuti, di due [[Corpo degli agenti di custodia|agenti di custodia]], del medico del carcere, di un insegnante e di una assistente sociale.<ref>[http://www.lastampa.it/2014/05/19/ed(contracted; show full) [[File:Margherita Cagol 'Mara' Brigate Rosse.jpg|thumb|upright=0.6|[[Margherita Cagol]] "Mara", moglie di [[Renato Curcio]] e dirigente della colonna brigatista di [[Torino]].]] Nel febbraio del [[1975]] Curcio riuscì a evadere dal carcere di [[Casale Monferrato]], grazie a un intervento di un nucleo delle BR, capeggiato dalla stessa moglie del brigatista, [[Margherita Cagol|Margherita "Mara" Cagol]].<ref> [{{Cita web |url=http://archiviostorico.corriere.it/2008/dicembre/03/1976_finisce_Porta_Ticinese_fuga_co_7_081203033.shtml |titolo=1976, finisce a Porta Ticinese la fuga del br Renato Curcio] |pubblicazione=[[Corriere della Sera]] - |data=3 dicembre [[2008]]}}</ref> [[File:Vittorio Vallarino Gancia.jpg|thumb|left|95px|[[Sequestro Gancia|Vittorio Vallarino Gancia]], amministratore e proprietario della nota ditta viti-vinicola [[Gancia]]]] (contracted; show full) In una intervista concessa a [[Giorgio Bocca]], il Generale dichiarò ancora una volta la carenza di sostegno e di mezzi, necessari per la lotta alla mafia, che nei suoi piani doveva essere combattuta strada per strada, rendendo palese alla criminalità la massiccia presenza di forze dell'ordine<ref name=autogenerato1> [{{Cita web |url=http://www.repubblica.it/cronaca/2012/09/03/news/dalla_chiesta_ultima_intervista_bocca-41889663/ |titolo=Intervista del Generale a Giorgio Bocca] |pubblicazione=La Repubblica - |data=10 agosto [[1982]]}}</ref>; inoltre nell'intervista Dalla Chiesa dichiarò: {{Citazione|Oggi mi colpisce il policentrismo della Mafia, anche in [[Sicilia]], e questa è davvero una svolta storica. È finita la Mafia geograficamente definita della Sicilia occidentale. Oggi la Mafia è forte anche a [[Catania]], anzi da Catania viene alla conquista di Palermo. Con il consenso della Mafia palermitana, le [[Quattro cavalieri dell'apocalisse mafiosa|quattro maggiori imprese edili catanesi]] oggi lavorano a Palermo. Lei crede che potrebbero farlo se dietro non ci fosse una nuova mappa del potere mafioso?<ref name=autogenerato1 />}} Tali dichiarazioni provocarono il risentimento dei [[Cavaliere del Lavoro|Cavalieri del Lavoro]] catanesi [[Carmelo Costanzo]], [[Mario Rendo]], [[Gaetano Graci]] e [[Francesco Finocchiaro]] (i proprietari delle quattro maggiori imprese edili catanesi, alle quali si riferiva Dalla Chiesa), e l'inizio di una polemica in forma ufficiale da parte dell'allora presidente della Regione siciliana [[Mario D'Acquisto]], che invitò pubblicamente Dalla Chiesa a specificare il contenuto delle sue dichiarazioni e ad astenersi da tali giudizi qualora tali circostanze non fossero state provate.<ref>[{{Cita web |url=http://legislature.camera.it/_dati/leg13/lavori/doc/xxiii/048/d030.htm |titolo=Doc. XXIII n. 48<!-- Titolo generato automaticamente -->]}}</ref> Nel luglio del [[1982]] Dalla Chiesa dispose che fosse trasmesso alla Procura di [[Palermo]] il cosiddetto "''rapporto dei 162''".<ref>[http://books.google.it/books?id=H-B9fZKgUKQC&pg=PT108&dq=rapporto+dei+162+1982&hl=it&sa=X&ei=zEuSUq_3BMe74ASxkIGIDQ&ved=0CE0Q6AEwBA#v=onepage&q=rapporto%20dei%20162%201982&f=false Giovanni Falcone e Marcelle Padovani, ''Cose di Cosa Nostra'', 1991]</ref> Tale rapporto portava la «firma congiunta» di [[polizia]] e [[carabinieri]] e ricostruiva l'organigramma delle famiglie mafiose palermitane attraverso scrupolose indagini e riscontri.<ref>[http://books.google.it/books?id=4b6d70hI8TUC&pg=PA30&dq=rapporto+dei+162+1982+ajala&hl=it&sa=X&ei=sE2SUt7ADfPT4QSwroF4&ved=0CDMQ6AEwAA#v=onepage&q=rapporto%20dei%20162%201982%20ajala&f=false Giuseppe Ayala, ''Chi ha paura muore ogni giorno'', 2010]</ref> Per la prima volta, con una telefonata anonima fatta ai carabinieri di [[Palermo]] a fine agosto, venne annunciato (probabilmente ad opera del ''boss'' [[Filippo Marchese]]) l'attentato al Generale, dichiarando che, dopo gli ultimi omicidi di mafia, «''l'operazione Carlo Alberto è quasi conclusa, dico quasi conclusa''».<ref name="lastoriasiamonoi."/><ref>[{{Cita web |url=http://www.repubblica.it/online/cronaca/dallachiesa/dallachiesa/dallachiesa.html |titolo=Dalla Chiesa vent'anni dopo Palermo ricorda il generale] [[La Repubblica (quotidiano)||pubblicazione=La Repubblica]] - |data=2 settembre [[2002]]}}</ref> === L'omicidio === {{vedi anche|Strage di via Carini}} [[File:Omicidio Dalla Chiesa.jpg|thumb|left|La scena dell'omicidio dei coniugi Dalla Chiesa il 3 settembre [[1982]].|247x247px]] (contracted; show full) Per i tre omicidi sono stati condannati all'[[ergastolo]] come mandanti i vertici di [[Cosa Nostra]], ossia i ''boss'' [[Totò Riina]], [[Bernardo Provenzano]], [[Michele Greco]], [[Pippo Calò]], [[Bernardo Brusca]] e [[Nenè Geraci]].<ref> [{{Cita web |url=http://archiviostorico.corriere.it/1995/marzo/18/Delitto_Dalla_Chiesa_ottavo_ergastolo_co_0_95031816119.shtml |titolo=Delitto Dalla Chiesa: ottavo ergastolo a Riina] |data=18 marzo 1995|pubblicazione=Corriere della Sera - 18 marzo 1995}}</ref> Nel [[2002]] sono stati condannati in primo grado, quali esecutori materiali dell'attentato, [[Vincenzo Galatolo]] e [[Antonino Madonia]], entrambi all'[[ergastolo]], [[Francesco Paolo Anzelmo]] e [[Calogero Ganci]] a 14 anni di reclusione ciascuno.<ref name="lastoriasiamonoi."/><ref>[{{Cita web |url=http://archiviostorico.corriere.it/2002/marzo/23/Palermo_delitto_Dalla_Chiesa_Due_co_0_02032311291.shtml |titolo=Palermo, delitto Dalla Chiesa Due ergastoli dopo 20 anni] |pubblicazione=[[Corriere della Sera]] - |data=23 marzo [[2002]]}}</ref> Nella stessa sentenza si legge: <blockquote>"''Si può senz'altro convenire con chi sostiene che persistano ampie zone d'ombra, concernenti sia le modalità con le quali il generale è stato mandato in Sicilia a fronteggiare il fenomeno mafioso, sia la coesistenza di specifici interessi, all'interno delle stesse istituzioni, all'eliminazione del pericolo costituito dalla determinazione e dalla capacità del generale''."<ref name=autogenerato2>{{Cita web|autore = |url = http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2012/08/29/Chiesa-intreccio-segreti-lungo-trent-anni_7394815.html|titolo = Dalla Chiesa: un intreccio di segreti lungo trent'anni|accesso = |data = }}</ref></blockquote> Il 5 settembre al quotidiano [[La Sicilia]] arrivò un'altra telefonata anonima, che annunciò: "''L'operazione Carlo Alberto è conclusa''"<ref name="carabinieri"/>. Il 4 aprile 2017 [[Il Fatto Quotidiano]] riporta la rivelazione del Collaboratore di Giustizia Gioacchino Pennino secondo cui [[Francesco Cosentino]], vicino all' onorevole [[Giulio Andreotti]] , sarebbe il mandante dell ' omicidio del prefetto [[Carlo Alberto Dalla Chiesa]]. Tale notizia risale all' audizione in commissione antimafia del Procuratore Generale di Palermo [[ Roberto Scarpinato]] <ref> {{Cita web |url=http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/dalla-chiesa-il-mandante-fu-il-deputato-cosentino/ |titolo=Dalla Chiesa, il mandante fu il deputato Cosentino}}</ref>. == I funerali e la reazione dell'opinione pubblica == [[File:Sandro Pertini32.jpg|thumb|left|I funerali di Dalla Chiesa. Riconoscibili in prima fila: il [[Presidente della Repubblica Italiana|presidente della Repubblica]] [[Sandro Pertini]] e [[Giovanni Spadolini]] a quel tempo [[Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana|presidente del Consiglio]].]] Il giorno dei funerali, che si tennero nella chiesa palermitana di [[Chiesa di San Domenico (Palermo)|San Domenico]], una grande folla protestò contro le presenze politiche, accusandole di aver lasciato solo il generale. Vi furono attimi di tensione tra la folla e le autorità, sottoposte a lanci di monetine e insulti al limite dell'aggressione fisica. Solo il [[Presidente della Repubblica Italiana|Presidente della Repubblica]] [[Sandro Pertini]] venne risparmiato dalla contestazione<ref name="carabinieri">[http://www.carabinieri.it/Internet/Arma/Curiosita/Non+tutti+sanno+che/D/3+D.htm gen. c.a. Carlo Alberto dalla Chiesa - Nota biografica] Sito dell'[[Arma dei Carabinieri]]</ref>. La figlia [[Rita dalla Chiesa|Rita]] pretese che fossero immediatamente tolte di mezzo le corone di fiori inviate dalla [[Regione Siciliana]] (era [[Presidente della Regione Siciliana|presidente]] [[Mario D'Acquisto]], che aveva duramente polemizzato con il prefetto) e volle che sul feretro del padre fossero deposti il tricolore, la sciabola e il berretto della sua divisa da Generale con le relative insegne<ref>[{{Cita web |url=http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/spettacoli/200709articoli/25370girata.asp |titolo=La Dalla Chiesa si confessa al nuovo "Sorrisi e Canzoni"] |pubblicazione=[[La Stampa]] - |data=3 settembre [[2007]]}}</ref>. Dell'omelia del cardinale [[Salvatore Pappalardo (cardinale)|Pappalardo]]<ref>[{{Cita web |url=http://www.repubblica.it/2006/12/sezioni/cronaca/morto-pappalardo/morto-pappalardo/morto-pappalardo.html |titolo=Palermo, è morto il cardinale Pappalardo simbolo della lotta contro la mafia] [[La Repubblica (quotidiano)||pubblicazione=La Repubblica]] - |data=10 dicembre [[2006]]}}</ref>, fecero il giro dei telegiornali le seguenti parole (citazione di un passo di [[Tito Livio]]), che furono liberatorie per la folla,<ref>Pappalardo, quel grido in cattedrale - ''l'Unità, 11 dicembre 2006''</ref> mentre causarono imbarazzo tra le autorità (il figlio Nando le definì ''"una frustata per tutti"''): (contracted; show full) Dopo il rapimento e l'uccisione di [[Aldo Moro]], in seguito al ritrovamento di un borsello a bordo di un pullman, i carabinieri di Dalla Chiesa riuscirono a individuare un covo delle [[Brigate Rosse]] appartenente alla colonna [[Walter Alasia]], situato a [[Milano]] in Via Monte Nevoso. Ne scaturirono 9 arresti e una serie di perquisizioni, nella quale furono rinvenuti alcuni documenti riguardanti il rapimento di Moro e un memoriale dello stesso statista DC.<ref name="corriere 2000"> [{{Cita web |url=http://archiviostorico.corriere.it/2000/marzo/16/Caso_Moro_troppe_falsita_Dalla_co_0_0003169148.shtml "|titolo=Caso Moro, troppe falsità Dalla Chiesa non fu sleale"] |pubblicazione=[[Corriere della Sera]] - |data=16 marzo [[2000]]}}</ref> Nel [[1990]], durante alcuni lavori, furono rinvenuti nell'appartamento di via Monte Nevoso altri documenti riguardanti Moro, nascosti nel doppio fondo di una parete. Seguirono alcune polemiche sulle circostanze in cui nel [[1978]] i carabinieri avevano condotto l'inchiesta e le perquisizioni. Il memoriale di Moro sarebbe stato consegnato da Dalla Chiesa a [[Giulio Andreotti]], a causa delle informazioni contenute al suo interno. Secondo la madre di [[Emanuela Setti Carraro]], la figlia le avrebbe confidato che il Generale non consegnò ad Andreotti tutte le carte rinvenute, e che nelle stesse fossero indicati segreti estremamente gravi<ref name="lastoriasiamonoi."/>. Il giornalista [[Mino Pecorelli]], amico di Dalla Chiesa, aveva dichiarato che di memoriali ne erano stati rinvenuti diversi e che le rivelazioni contenute all'interno fossero collegate alle responsabilità politiche del sequestro Moro.<ref>[{{Cita web |url=http://archiviostorico.corriere.it/1993/aprile/15/intreccio_Pecorelli_Moro_gia_anno_co_0_930415968.shtml |titolo=intreccio Pecorelli Moro, già da un anno s' indaga] [[|pubblicazione=Corriere della Sera]] - |data=15 aprile [[1993]]}}</ref> Pochi giorni dopo aver dichiarato di voler pubblicare integralmente uno di essi sulla sua rivista ''[[OP-Osservatore Politico|OP]]'' venne ucciso.<ref>[{{Cita web |url=http://www.repubblica.it/online/politica/propeco/motivazioni/motivazioni.html?ref=search |titolo=I giudici: "Il delitto Pecorelli nell'interesse di Andreotti"] [[La Repubblica (quotidiano)||pubblicazione=La Repubblica]] - |data=13 febbraio [[2003]]}}</ref> Su ''OP'' Pecorelli scrisse che Dalla Chiesa («''il generale Amen''») era riuscito a individuare la prigione nella quale tenevano prigioniero Aldo Moro e aveva conseguentemente informato il ministro dell'Interno, ma [[Francesco Cossiga|Cossiga]] non sarebbe intervenuto perché «''costretto a non intervenire''».<ref name=":0">{{Cita libro|nome=Pino|cognome=Casamassima|titolo=Il libro nero delle Brigate Rosse|url=https://books.google.com/books?id=bPLNu8brGQUC|accesso=18 marzo 2016|data=26 novembre 2012|editore=Newton Compton Editori|ISBN=978-88-541-4691-4}}</ref> E Moro fu ucciso. Dalla Chiesa quindi restava un pericoloso testimone e per questo Pecorelli sentenziò che sarebbe stato ucciso (come avverrà poi un anno dopo, in un presunto patto scellerato tra mafia e politica)<ref name=":0" />. Secondo la sorella di Pecorelli, Dalla Chiesa aveva incontrato il fratello pochi giorni prima che venisse ucciso e il Generale aveva confidato al giornalista alcune importanti informazioni sul caso Moro,<ref>[{{Cita web |url=http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/06/11/andreotti-disse-fermate-pecorelli.html |titolo='E ANDREOTTI DISSE: FERMATE PECORELLI'] [[La Repubblica (quotidiano)|pubblicazione=|La Repubblica]] - |data=11 giugno [[1993]]}}</ref> consegnandogli documenti riguardanti il ruolo di [[Giulio Andreotti]].<ref>[{{Cita web |url=http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=42857 |titolo=Processo Pecorelli. Il pg di Cassazione: contro Andreotti solo congetture senza prove. Il senatore va assolto] |pubblicazione=[[RaiNews24]].it}}</ref><ref>[{{Cita web |url=http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/04/11/pecorelli-via-al-processo-andreotti-io.html |titolo=PECORELLI, VIA AL PROCESSO ANDREOTTI: ' IO CI SARO' ] [[La Repubblica (quotidiano)||pubblicazione=La Repubblica]] - |data=11 aprile [[1996]]}}</ref> Secondo il collaboratore di giustizia [[Tommaso Buscetta]], Pecorelli e Dalla Chiesa erano a conoscenza di segreti sul [[Caso Moro|sequestro Moro]] che infastidivano Andreotti; Buscetta inoltre affermò che il boss [[Gaetano Badalamenti]] gli disse:<ref>[{{Cita web |url=http://archiviostorico.corriere.it/1993/aprile/15/pentito_nella_villa_urlavano__co_0_9304151063.shtml |titolo=il pentito: " nella villa urlavano " - archiviostorico.corriere.it<!-- Titolo generato automaticamente -->]}}</ref> {{Citazione|''Dalla Chiesa lo hanno mandato a Palermo per sbarazzarsi di lui. Non aveva fatto ancora niente in Sicilia che potesse giustificare questo grande odio contro di lui''.}} (contracted; show full)], poco tempo prima di insediarsi come Prefetto di [[Palermo]], nel quale gli disse chiaramente che non avrebbe avuto riguardi per quella parte di elettorato [[Cosa Nostra|mafioso]], alla quale attingevano gli uomini della sua [[corrente politica|corrente]] in [[Sicilia]]; e successivamente aveva definito la corrente andreottiana a [[Palermo]] «''la famiglia politica più inquinata del luogo''», aggiungendo che gli andreottiani erano fortemente compromessi con [[Cosa Nostra]].<ref> [{{Cita web |url=http://www.repubblica.it/online/dossier/andreotti/andreottiuno/andreottiuno.html |titolo=la Repubblica/dossier: 'Imputato Andreotti lei e Cosa Nostra...'<!-- Titolo generato automaticamente -->]}}</ref> Andreotti però negò questa circostanza, sostenendo che Dalla Chiesa sicuramente lo confondeva con altre persone che incontrava in quel periodo.<ref>[{{Cita web |url=http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1986/11/13/andreotti-non-dice-la-verita-voi-dovete.html |titolo='Andreotti Non Dice La Verità E Voi Dovete Incriminarlo' - La Repubblica.It<!-- Titolo generato automaticamente -->]}}</ref> == Onorificenze == <ref>[http://img222.imageshack.us/img222/2886/gen0717ak1.jpg Foto dove sono visibili le onorificenze.]</ref>{{Onorificenze |immagine=Grande ufficiale BAR.svg |nome_onorificenza= Grande ufficiale dell'Ordine militare d'Italia |collegamento_onorificenza= Ordine militare d'Italia (contracted; show full)[[Categoria:Lotta alla mafia]] [[Categoria:Medaglie d'argento al valor militare]] [[Categoria:Medaglie d'oro al valor civile]] [[Categoria:Personalità commemorate con funerali di Stato]] [[Categoria:Militari legati a Parma]] [[Categoria:Vittime di Cosa nostra]] [[Categoria:Assassinati con arma da fuoco]] [[Categoria:Protagonisti degli anni di piombo]] All content in the above text box is licensed under the Creative Commons Attribution-ShareAlike license Version 4 and was originally sourced from https://it.wikipedia.org/w/index.php?diff=prev&oldid=87413083.
![]() ![]() This site is not affiliated with or endorsed in any way by the Wikimedia Foundation or any of its affiliates. In fact, we fucking despise them.
|