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{{Bio
|Nome = Domenico
|Cognome = Nardone
|Sesso = M
|LuogoNascita = Gravina in Puglia
|GiornoMeseNascita = 5 febbraio
|AnnoNascita = 1878
|LuogoMorte = Gravina in Puglia
|GiornoMeseMorte = 25 gennaio
|AnnoMorte = 1943
|Attività = medico, storico ed attivista
|Epoca = 1850
|Epoca2 = 1950
|Nazionalità = italiano
Domenico Nardone (Gravina in Puglia, 5 febbraio 1878 -  1 marzo 1943) è stato un medico, storico ed attivista gravinese, importante per aver scritto un libro con notizie riguardanti Gravina.
==Biografia==
Domenico Nardone nasce a Gravina in Puglia da Salvatore e Rosa Trotta, il 5 febbraio 1878. Sulle origini della sua famiglia, fornisce alcuni dettagli mediante un manoscritto, conservato nell'Archivio Storico della Fondazione "E. P. Santomasi":"...Il più antico e sicuro ricordo del Casato NARDONE di Gravina in Puglia, si ha con un FRANCESCO nato da Michele e Rosaria Carlli l'anno 1760. Suo padre, modesto agricoltore, possedeva una casa nell'antico rione PIAGGIO, e propriamente, quella a pié della Cattedrale, contrassegnata all'esterno da un monumentale camino sovrastante i tetti...". Domenico, dopo aver completato gli Studi, di ogni ordine e grado, si laurea nel 1904 all'Università di Napoli, nella facoltà di Medicina e Chirurgia. Più tardi, partecipa ai corsi per gli Allievi Ufficiali presso la Scuola Militare di Sanità di Firenze, dove alla fine gli viene conferito il grado di Sottotenente Medico. Nel 1908 si sposa con Maria Oliva Antonia Popolizio, dal cui atrmonio nascono cinque figli: Rosa Bianca Elena, Salvatore Michele Ettore, Giorlamo, Michele, e Girolamo Vincenzo Elio. Durante lo svolgimento della professione di medico, ha ricevuto notevoli e unanimi apprezzamenti per l'amorevole cura degli ammalati, e ha contemporaneamente partecipato attivamente alla vita di Gravina. Ha anche pubblicato i suoi primi lavori di ricerca di Storia di Patria, alla quale si è notevolmente dedicato. Dal 1915, con il grado di Maggiore Medico di Complemento, è impegnato a Plova, sulle rive del fiume Isonzo, durante la Prima Guerra Mondiale, per fornire assistenza ai militari: nel frattempo ha subito anche la perdita del figlio Michele, con grande dolore, e sopportato la visione della guerra, che portava lutto e distruzione. Nonostante ciò, ha trovato la forza di esprimere i suoi sentimenti, componendo poesie come "Alle Alpi", "Scoppio di granata" e "A Plova": in quest'ultima, si citano dei versi in cui sono espressi i tristi sentimenti del Nardone:".....Bersaglio maledetto di granate, di popolo di tombe di caduti, e molte croci ormai stanno a dire, or siamo noi a Plova gli abitanti..."[...]"...diran le croci, ma nessun saprà, quello che soffriste Voi, ché solo la terra che vinceste liberando, la terra che cadendo vi raccoglie...". Il Nardone ha anche ricevuto elogi e mirabili riconoscimenti, per il suo impegno in qualità di medico. Inoltre, è stato insignito del titolo di COmmendatore dell'ordine dei Cavalieri della Corona d'Italia,gli è stata assegnata la Croce di Guerra 1914-1918 e una Medaglia di benemerenza per la salute pubblica. Concluso l'armistizio, come suo ultimo incarico militare, continua a lavorare nell'Ospedale Militare di Bari, fino al 1921, quando viene congedato. Tornato a casa, riprende alla pubblicazione del suo lavoro "Notizie Storiche sulla città di Gravina", che aveva atteso ed era pronto per la stampa. Nel 1922, la Tipografia Attolini di Gravini porta a termine la pubblicazione del Volume, che ha suscitato notevole interesse. Il tutto è stato bilanciato dallo stesso Autore, consapevole del "rischio" di pesante critica da parte degli storici. Il dott. Nardone è ancora oggi fortemente considerato e ricordato a Gravina, non solo per quest'opera, ma anche per esser stato l'autore di molte ricerche storiche, sociali e scientifiche, che anche dopo molto tempo, rimangono un saldo punto di riferimento culturale. Ha ricoperto anche l'incarico di Commissario Prefettizio e di Podestà di Gravina. Ha avuto anche un consenso positivo l'attività che il Nardone ha svolto in qualità di consigliere di amministrazione e direttore onorario del museo e dalle biblioteca della Fondazione Pomarici Santomasi. Nel 1940, ha rilasciato la sua opera alla Fondazione "Ettore Pomarici Santomasi". Muore l'1 marzo del 1943.