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{{inversione|Antonio Lombardo|standard}}
[[Immagine:1516 Antonio Lombardo - Venus Anadyomene.jpg|thumb|280px|Antonio Lombardo, Venere Anadiomene (1516)]]
{{Bio
|Nome = Antonio
|Cognome = Lombardo
|PostCognome = ('''Solari''')
|Sesso = M
|LuogoNascita = Padova
|GiornoMeseNascita =
|AnnoNascita = 1458
|LuogoMorte = Venezia
|GiornoMeseMorte =
|AnnoMorte = 1516
|Attività = scultore
|Epoca = 1400
|Epoca2 = 1500
|Nazionalità = italiano
}}

==Biografia==
===Formazione ed esordi===
Figlio del celebre architetto e scultore [[Pietro Lombardo (scultore)|Pietro Lombardo]], originario di [[Carona (Svizzera)|Carona]], nacque a [[Padova]] tre anni dopo il fratello [[Tullio Lombardo|Tullio]] e nella grande [[bottega]] paterna in Campo San Samuele venne avviato all'attività tradizionale della famiglia, la scultura, assieme al fratello. Il suo esordio avvenne a [[Venezia]] nella [[Chiesa di San Giobbe (Venezia)|chiesa di San Giobbe]] ove attorno al [[1474]] scolpì il tondo con ''San Luca'' nell'intradosso di uno dei pilastri che reggono l'[[arco (architettura)|arco]] d'ingresso della cappella maggiore. Nella [[basilica dei Santi Giovanni e Paolo (Venezia)|basilica dei Santi Giovanni e Paolo]] dal [[1476]] al [[1481]] realizzò col padre e il fratello il ''[[Monumento funebre del doge Pietro Mocenigo]]''; suoi sono i rilievi con le ''Fatiche di Ercole''.
[[File:Venezia - Chiesa dei SS. Giovanni e Paolo (S. Zanipolo) - Foto G. Dall'Orto 2 lug 2006 - 04.jpg|thumb|290px|right|Monumento del doge Pietro Mocenigo]]
Dal [[1481]] al [[1489]] a [[Venezia]] vengono commissionate dal ricco [[mercante]] lombardo Francesco Amadi al padre Pietro varie opere scultoree, impreziosite anche dall'abilità del suo scalpello, destinate ad ornare la [[chiesa di Santa Maria dei Miracoli (Venezia)|chiesa di Santa Maria dei Miracoli]], in particolare i putti e le sirene che decorano i piedistalli dell'arcone e il ''[[thiasos]]'' marino del [[plinto]] a destra dell'ingresso del [[presbiterio]], nelle sculture della ''Vergine Annunciata'' e di ''San Francesco'' sulla [[balaustra]] che cinge la cappella, eseguite negli anni [[1490]]-[[1491]]. Eseguì inoltre la statua di ''San Paolo'' per il tabernacolo della [[Basilica di San Marco]].

===A Treviso===
Nel [[Duomo di Treviso]] nel [[1484]] fu attivo col padre nella realizzazione del ''Monumento al vescovo Zanetto (Giovanni) da Udine''. Le opere scolpite dopo il [[1483]], in genere, sono il frutto della collaborazione con il padre e il fratello Tullio.

Nel [[1485]] nella [[Chiesa di San Nicolò (Treviso)|chiesa di San Nicolò]] eseguì le sculture del sarcofago per il ''Monumento [[Onigo (famiglia)|Onigo]]'' con puttini e ghirlande racchiudenti due medaglioni con ritratti imperiali romani e nel locale Duomo si occupa di scolpire gli ornati del sarcofago e l'aquila del citato ''Monumento del vescovo Zanetto da Udine''. Qui, insieme al padre, costruì anche la ''Cappella del Santissimo Sacramento''. 

===Per Bergamo===
Nella bottega del padre nel [[1490]] scolpì la statua a tutto tondo di ''San Giovanni Battista''<ref>Simile al ''San Giovanni Battista'' del Tabernacolo Trevisan nella sagrestia della [[Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari]] a Venezia.</ref>, da spedire a [[Bergamo]] per l'[[ancóna]] (oggi dispersa) del [[sacello]] del [[condottiero]] [[Bartolomeo Colleoni]] nell'omonima cappella eretta da [[Giovanni Antonio Amadeo]]<ref>Ceriana, 2004, 23-60, in particolare, 43 e nota 84.</ref>. I Provveditori veneti all'eredità Colleoni sollecitarono dapprima l'Amadeo per la conclusione dei lavori poiché mancavano le sculture dell'altare, la statua equestre e alcune figure per la facciata<ref>La lettera datata [[20 febbraio]] [[1477]] è conservata nell'Archivio del Pio Luogo della Pietà Istituto Bartolomeo Colleoni.</ref>, ma l'architetto tramite l'aiuto del duca [[Galeazzo Maria Sforza]] chiese di essere pagato per quanto già realizzato<ref>L'Amadeo era stato pagato solamente 50 ducati, come di evince da un documento conservato nell'Archivio di Stato di Brescia, Archivio Martinengo della Palla, busta 249.</ref> e a Bergamo non fece più ritorno, perciò la rapida scelta di affidare l'esecuzione di tre statue alla bottega di Pietro Lombardo sembra determinata da un suggerimento dell'Amadeo legato ai Lombardo Solari da vincoli di parentela. La statua di ''San Bartolomeo'' è ascritta a Pietro, quella di ''San Marco'' al fratello [[Tullio Lombardo|Tullio]].

===Altre opere veneziane===
[[File:Antonio Lombardo - Paz.jpg|thumb|300px|right|La Pace afferma il suo regno]]
A Venezia nella [[chiesa dei Santi Giovanni e Paolo (Venezia)|chiesa dei Santi Giovanni e Paolo]] gli sono assegnate dubitativamente le statue di ''San Pietro da Verona'' [[martire]], e di ''San Tommaso d'Aquino''. Parte dell'ornamentazione scultorea della [[facciata]] della [[Scuola Grande di San Marco]] gli viene attribuita in collaborazione col padre e col fratello Tullio, in particolare  il rilievo con ''San Marco che guarisce Aniano'', a sinistra del portale dell'Albergo; sarà confratello della Scuola Grande dal [[1501]] al [[1512]]. 

Nel [[1493]] nella [[chiesa di Santa Maria dei Servi (Venezia)]] realizzò col fratello il ''[[Monumento funebre del doge Andrea Vendramin]]'' (poi trasportato nel [[1815]] nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo), in particolare i rilievi finissimi dello [[Zoccolo (architettura)|zoccolo]]: ''Putto con ippocampo'', ''Minerva con l'[[egida]]'' e ''[[Giuditta]] con la testa di [[Oloferne]]'' e alcuni ''medaglioni'' con il ''Ratto di [[Deianira]] e ''Perseo che uccide la [[Medusa (mitologia)|Medusa]]''. 

Attorno al [[1500]] lavorò nella [[Chiesa di San Francesco della Vigna]] col fratello Tullio e [[Giambattista Bregno]]; la cappella Badoer-Giustiniani detta "dei [[Neviìm|Profeti]]" per le sculture di [[Pietro Lombardo (scultore)|Pietro Lombardo]] che li raffigurano, conserva i quattro ''Evangelisti'' a lui assegnati in collaborazione col fratello [[Tullio Lombardo]], inoltre Antonio vi scolpì un rilievo con ''San Luca''.

===A Palazzo Ducale===
Sulla facciata est del cortile di [[Palazzo Ducale (Venezia)|Palazzo Ducale]], fastosa creazione rinascimentale iniziata da [[Antonio Rizzo]] negli anni [[1483]]-[[1498]], in collaborazione con padre e fratello scolpì la ricchissima decorazione a [[festone (arte)|festoni]], [[candelabra|candelabre]] e [[patera (architettura)|patere]] con [[marmo]] policromi.

All'interno di Palazzo Ducale nel [[1501]] realizzò poi col fratello il mirabile camino con elegantissimi fregi e lo temma del doge [[Agostino Barbarigo]] nell'appartamento ducale al [[piano nobile]], seguito da quelli coevi nella Sala Grimani e nella Sala Erizzo. Partecipò col padre alla decorazione marmorea dell'antico recinto del [[coro (architettura)|coro]] della [[chiesa di Santo Stefano (Venezia)|chiesa di Santo Stefano]], ornato di statue nelle [[nicchia|nicchie]] e sopra la [[trabeazione]], iniziato da [[Vittore Gambello]] detto Camelio e terminato dai Lombardo.

===A Padova===
A [[Padova]] nella [[Basilica del Santo]] col fratello Tullio ornò la [[Cappella dell'Arca di Sant'Antonio di Padova]]. Suo è il pannello del [[1503]] con ''Sant'Antonio che fa parlare un neonato'', per il quale aveva firmato il relativo contratto nel [[1500]]; si tratta della sua prima opera come maestro autonomo. Rappresenta l'episodio del Santo che induce un neonato a testimoniare con la parola la virtù della madre messa in dubbio dal marito geloso. Nel [[1501]] ottenne la commissione per un secondo rilievo raffigurante il ''Miracolo del cuore dell'avaro'', compiuto dopo la sua morte da Tullio.  

===Rientro a Venezia===
[[File:San zanipolo, monumento funebre al doge andrea vendramin.jpg|thumb|300px|right|Monumento del doge Andrea Vendramin]]
Nella [[basilica di San Marco]] Antonio è ricordato pure per essere l'artefice dell'altare della Cappella del cardinale [[Giovan Battista Zen]] (nipote di [[papa Paolo II]]), che ospita la celebre ''Madonna col Bambino'' detta della ''scarpa''; la cappella eretta dal fratello Tullio vede Antonio collaborare nelle decorazioni, esibendo questa sua opera modellata nel [[1515]], fusa più tardi in bronzo da [[Giovanni Campanato]] che illustra la leggenda di un fedele molto povero che offre alla Vergine una scarpa, suo solo bene, e della miracolosa trasformazione della calzatura in oro. «Lontano da ogni classica freddezza, questo gruppo è un esempio di arte sentita, spontanea, forte e delicata a un tempo»<ref>Venturi, Milano 1901-1940.</ref>. 

Pure suo è il medaglione con ''Dio Padre'' poi montato sul soffitto del baldacchino; realizzò anche diversi elementi dell'altare e del [[ciborio]], come i piedistalli cilindrici decorati da festoni e teste di [[cherubino]]. A Venezia al piano nobile di Palazzo Ducale con Tullio scolpì due artistiche caminiere per cui nel [[1505]] chiese di essere pagato. Suo può essere anche il disegno per i pili reggistendardo di [[piazza San Marco]], poi fusi da [[Alessandro Leopardi]].

===A Ferrara===
Dopo il [[1506]] trascorse gli ultimi anni a [[Ferrara]] ove alla corte di [[Alfonso I d'Este]] forse spedì le due teste di ''Giovane donna'' oggi alla [[Galleria Estense]] di [[Modena]], fuse da [[Severo da Ravenna]]. Poi decorò lo studio della via Coperta che collega il [[castello di Ferrara]] al palazzo di corte: i cosiddetti ''[[Camerini d'alabastro]]'' di Alfonso d'Este di cui sono rimasti alcuni inserti e rilievi (uno reca la data del [[1508]]) di un ciclo sparpagliato tra il [[Museo dell'Ermitage]] a [[San Pietroburgo]], il [[Louvre]] e la [[collezione Liechtenstein]] a [[Vaduz]] tra cui la ''Nascita di Atena'' del [[1508]] circa, e la coeva ''Disputa tra Minerva e Nettuno'' forse del [[1513]]. La datazione del ciclo è tuttora dibattuta. Questi bellissimi altorilievi denotano una maturità artistica più penetrante di quella del fratello Tullio, un plastico più sicuro, meno inclinato alla fredda imitazione del classico; ciò appare evidente nella ''Venere Anadyomène'', (41 x 23&nbsp;cm) pannello marmoreo del [[1516]] conservato al [[Victoria and Albert Museum]] di [[Londra]], che ha alla base l'[[iscrizione]]: "<small>NVDA VENVS MADDIDAS EXPRIMIT IMBRE COMAS</small>".

A [[Ferrara]], dove da giovane scolpì nel [[Palazzo dei Diamanti]], è conservata anche una sua ''[[Madonna col Bambino]]'' del [[1505]].

===A Roma e ultimi anni a Venezia===
Nell'[[agosto]] del 1508 accompagna il duca a [[Roma]] presso il [[papa Giulio II]] come attestano la lettera di [[Sigismondo Trotta]] a [[Michelangelo]], ove è citato come latore, e il riferimento al ''[[Laocoonte Vaticano]]'' scoperto nel [[1506]] sull'[[Esquilino]] nella figura di [[Giove (divinità)|Giove]] all'estremità sinistra del rilievo con la ''Fucina di Vulcano''. Nella [[Chiesa di Santa Giustina (Venezia)|chiesa di Santa Giustina]] annessa al monastero delle [[Monache Agostiniane|Agostiniane]] della [[Chiesa di Santa Maria degli Angeli (Murano)|chiesa di Santa Maria degli Angeli]], che all'interno era arricchita da due statue di [[marmo pario]], una di Antonio e l'altra di [[Paolo Stella (scultore)|Paolo Stella]], milanese. Scolpisce l'altorilievo con ''[[Filocrate]] sull'isola di [[Lemno]]''conservato al [[Victoria and Albert Museum]] di [[Londra]].

Antonio, emancipatosi dal padre solo nel [[1513]], ebbe tre figli, [[Aurelio Lombardo|Aurelio]] ([[1501]]-[[1563]]), [[Girolamo Lombardi|Girolamo]] ([[1506]]-[[1590]] e [[Lodovico Lombardo|Lodovico]] ([[1509]]-[[1575]]), pure loro validi scultori attivi nelle [[Marche]], specialmente a [[Loreto]] nella [[Santa Casa]].
[[File:Antonio lombardo, filocrate sull'isola di lemno.jpg|thumb|300px|''Filocrate sull'isola di Lemno'', 1510-1515 circa, Victoria and Albert Museum]]

==Note==
<references/>

==Bibliografia==
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*[[Francesco Sansovino]], ''Venetia città nobilissima et singolare'', Venezia 1581, 63, 102.
*[[Tommaso Temanza]], ''Vite dei più celebri architetti e scultori veneziani che fiorirono nel secolo decimosesto (1778), Milano 1966, 82-84.
*Leopoldo Cicognara, ''Storia della scultura dal suo risorgimento in Italia sino al secolo di Napoleone per servire di continuazione alle opere del Winkelmann e di d'Agincourt'', Venezia 1816, 163, 213.
*Pietro Selvatico, ''Sulla Architettura e sulla Scultura in Venezia dal Medioevo sino ai nostri giorni. Studi di P. Selvatico per servire di guida estetica'', Venezia 1847, 210.
*Pietro Paoletti, ''L'architettura e la scultura del Rinascimento in Venezia.Ricerche storico artistiche'', II, Venezia 1893-1897, 112, 135, 140, 150, 177s, 185-195,216, 240.
*Leo Planiscig, ''Venezianische Bilhauer der Renaissance'', Wien 1921, 250-254.
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*Andrea Moschetti, ''Lombardo, Antonio'', in Allgemeines Lexicon der bildenden Künstler, (a c. di) U. Thieme-F. Becker, Lipsia, XXIII, 1929, 341.
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*[[Ugo Donati]], ''Breve storia di artisti ticinesi'', A. Salvioni & Co., Bellinzona 1936, 64-69, 77, 78.
*Adolfo Venturi, ''Storia dell'Arte Italiana'', volumi I-XI, parte III, Hoepli, Milano 1901-1940.
*Ugo Donati, ''Artisti ticinesi a Venezia dal XV al XVIII secolo'', Banco di Roma per la Svizzera, Lugano 1961, 20.
*John Pope-Hennessy, ''Italian Renaissance Sculpture (1958), London-New York 2000, 320, 330-339, 426s.
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*Giuseppe Fabiani, ''Architetti, scultori e lapicidi comasco-luganesi nelle Marche. maestro Bernardino da Carona'', in Arte e artisti dei laghi lombardi, I, (a c. di E. Arslan), Noseda, Como 1959, 160, 162, 236.
*AA.VV., ''Venezia e dintorni'', Guida d'Italia del T. C. I., Milano 1969, 103, 124, 127, 128, 217, 218, 281.
*Antonio Sartori, ''Documenti per la storia dell'arte a Padova'' (a cura di) C. Fillarini, Vicenza 1976, 137-139.
*Anne Markham Schulz, ''The Giustiniani Chapel and the art of Lombardo'', in Antichità viva, XVI, 1977, 30-36.
*Robert Munman, ''The Lombardo Family and the Tomb of Giovanni Zanetti'', in The Art Bulletin, LIX, I, 1977, 28-38.
*Antonio Sartori, ''Archivio Sartori. Documenti di storia e arte francescana, I, Basilica e convento del Santo'', (a c. di) G. Luisetto, Padova 1983, 358-360.
*Wendy Stedman Sheard, ''The Bird of the Classicizing Relief in Venice on the Facade of the Scuola di S. Marco'', in Interpretazioni veneziane. Studi in onore di Michelangelo Muraro, Venezia 1984, 149-174.
*Sarah Wilk, ''La decorazione cinquecentesca della Cappella dell'Arca di S. Antonio, in Le sculture del Santo di Padova, (a c. di) G. Lorenzoni, Vicenza 1984, 109-171.
*Bertrand Jestaz, ''La chapelle Zen à Saint-Marc de Venise''. D'Antonio a Tullio Lombardo'', Stuttgard 1986.
*Matteo Ceriana, ''Due esercizi di lettura: la cappella Moro in S. Giobbe e le fabbriche dei Gussoni a Venezia'', "Annali d'architettura", 1992-1993, nn. 4-5, 22-40.
*AA.VV., ''Le chiese di Venezia. Guide Artistiche Electa'', Milano 1993.
*Massimo Ambrosetti, ''Tullio e Antonio Lombardo'', in LaCittà, Lugano settembre 2008, 50.
*Giorgio Mollisi (a cura di), ''Svizzeri a Venezia nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dalla metà del Quattrocento ad oggi''; L. Damiani Cabrini, ''Caratteri di un'affermazione. Scultori e architetti dei "Laghi Lombardi" a Venezia nel Quattrocento'', 64-71; T. Tagliabue, ''Pietro Lombardo a Venezia. L'ordine come ornamento'', 72-83; Idem, ''Pietro Lombardo (Carona 1435?-Venezia 1515)'', 84-89; A. Scapin, ''Pietro, Tullio e Antonio Lombardo. I monumenti funebri dei dogi nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo'', 90-97; I. Turretta, ''Antonio Lombardo (1458-1516)'', 98-103; Idem, ''Tullio Lombardo (1455-1532)'', 104-110, in  Arte&Storia, a. 8. n. 40, Edizioni Ticino Management, Lugano settembre-ottobre 2008.
*Massimo Ambrosetti, ''I Lombardo-Solari fuori Venezia'', in LaCittà, Lugano dicembre 2008, 47.

== Voci correlate ==
*[[Pietro Lombardo (scultore)|Pietro Lombardo]]
*[[Tullio Lombardo]]
*[[Sante Lombardo]]
*[[Rinascimento veneziano]]

== Altri progetti == 
{{interprogetto|commons=Category:Antonio Lombardo}}

==Collegamenti esterni==
*{{DSS|I46074|Lombardo (Solari) famiglia}}
*{{en}} [http://www.artnet.com/artist/718120/antonio-lombardo.html Antonio Lombardo su Artnet]
*[http://www.swissinfo.org/ita/prima_pagina/La_Venezia_degli_svizzeri.html?siteSect=108&sid=9996370&cKey=1227266181000&ty=st La Venezia degli svizzeri sul sito di swissinfo]

{{Portale|Biografie|scultura}}

[[Categoria:Artisti di scuola veneta|Lombardo, Antonio]]
[[Categoria:Personalità legate a Venezia|Lombardo Antonio]]

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