Revision 50622802 of "Papa Bonifacio VIII" on itwiki

{{Papa della Chiesa cattolica
|nome=Papa Bonifacio VIII
|immagine=[[File:Giotto - Bonifatius VIII.jpg|250px|Bonifacio VIII]]
|legenda = ''[[Bonifacio VIII indice il giubileo del 1300|Bonifacio VIII indice il primo giubileo]]'' (frammento di affresco di [[Giotto]])
|stemma = [[File:Stemma-Bonifacio-VIII.jpg|100px]]
|titolo = 193º papa della Chiesa cattolica
|elezione = [[24 dicembre]] [[1294]]
|insediamento = [[23 gennaio]] [[1295]]
|fine pontificato = [[11 ottobre]] [[1303]]
|cardinali=[[:Categoria:Cardinali nominati da Bonifacio VIII|vedi categoria]]
|predecessore=[[papa Celestino V]]
|successore=[[papa Benedetto XI]]
|nome nascita = Benedetto Caetani
|data di nascita = [[1230]] circa
|luogo di nascita = [[Anagni]]
|data di morte = [[11 ottobre]] [[1303]]
|luogo di morte = [[Roma]]
|sepoltura = [[Grotte vaticane]]
}}
{{Bio
|Nome = Bonifacio VIII 
|Cognome =
|PostCognomeVirgola = nato '''Benedetto Caetani'''
|ForzaOrdinamento = Bonifacio 08
|Sesso = M
|LuogoNascita = Anagni
|GiornoMeseNascita = 
|AnnoNascita = [[1230]] circa
|LuogoMorte = Roma
|GiornoMeseMorte = 11 ottobre
|AnnoMorte = 1303
|Attività = cardinale
|Nazionalità = italiano
|Epoca = 1200
|FineIncipit = fu il 193º [[Papa]] della [[Chiesa cattolica]] dal [[1294]] alla morte. Fu discendente di un ramo della famiglia longobarda pisana Gaetani (o [[Caetani]]), la quale poté acquisire enormi ricchezze e grandi latifondi sfruttando proprio la sua carica pontificia
|Immagine = 
}}
Era figlio di Lofredo Caetani e di Emilia Patrasso di [[Guarcino]]<ref>{{en}} {{cita web|http://www2.fiu.edu/~mirandas/bios1281.htm#Caetani|The Cardinals of the Holy Roman Church - Benedetto Caetani|22 maggio 2010}}</ref>.
== Biografia ==
=== Nascita e studi ===
Per lungo tempo si è ritenuto che l'anno di nascita fosse il 1235. Recentemente, però, è stato rinvenuto un documento datato al [[1250]] nel quale si fa riferimento ad un canonico di Anagni di nome Benedetto. Poiché non si conosce alcun altro omonimo che sia stato canonico ad Anagni nel decennio [[1250]]-[[1260]]<ref>Montaubin, ''Entre gloire curiale'', p.346</ref>, il riferimento al futuro papa appare inequivocabile. Non appare credibile, però, che il Caetani fosse canonico già all'età di quindici anni. Ciò ha indotto a retrodatare la nascita di alcuni anni. La conferma di ciò la si ritrova in una lettera a firma di [[papa Niccolò IV]] datata [[1291]], nella quale il pontefice, riferendosi al cardinal Benedetto Caetani, usa il termine ''ad senium'' che, a quei tempi, stava ad indicare i sessantenni. La combinazione dei due documenti porta a concludere, quindi, che Benedetto Caetani sia nato verso il [[1230]].

Studiò a [[Todi]], dove era vescovo suo zio Pietro Caetani, e a [[Bologna]], specializzandosi in diritto canonico. La sua carriera ecclesiastica fu rapida e prestigiosa, svolgendo missioni di grande fiducia presso le corti di [[Francia]] e [[Inghilterra]]. Fu eletto cardinale diacono del titolo di [[Basilica di San Nicola in Carcere|San Nicolò in Carcere Tulliano]] nel [[1281]] da papa [[Martino IV]], all'età di circa cinquantuno anni.
Nel [[1291]] fu nominato da papa [[Niccolò IV]] cardinale prete titolare di [[Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti|SS. Silvestro e Martino ai Monti]].

=== L'elezione al soglio pontificio ===
[[File:Anagni cathedral.jpg|thumb|300px|Statua di papa Bonifacio VIII all'esterno della [[cattedrale di Santa Maria (Anagni)|cattedrale di Anagni]].]]
Il Cardinale Benedetto Caetani fu tra le figure che indussero maggiormente [[papa Celestino V]] ad abdicare al soglio pontificio. Una volta nominato pontefice, infatti, pare che Celestino V udisse nel silenzio della propria stanza la voce di un angelo che, per ordine divino, lo invitava a rigettare la propria nomina pontificia;<ref>[[Indro Montanelli]] [[Roberto Gervaso]], ''L'Italia dei secoli d'oro - Il Medio Evo dal 1250 al 1492'', in ''Storia d'Italia'', [[Milano]], [[1967]], Rizzoli Editore - pag. 60<br />Stando a quanto viene riferito, la "voce" udita da Papa Celestino V affermava: ''"Io sono l'angelo che ti sono mandato a parlare, e comàndoti dalla parte di Dio grazioso che tu immantanente debbi rinunziare al Papato e torna' ad essere romito".</ref> in realtà, la voce non era di un angelo, bensì del Caetani stesso che successivamente, essendo un profondo conoscitore del [[Diritto Canonico]], offrì la propria assistenza a Celestino V per trovare le necessarie ragioni legali per abbandonare il soglio pontificio.<ref>[[Indro Montanelli]] [[Roberto Gervaso]], ''L'Italia dei secoli d'oro - Il Medio Evo dal 1250 al 1492'', in ''Storia d'Italia'', [[Milano]], [[1967]], Rizzoli Editore - pag. 60-61</ref><br /> {{C|riferimento bibliografico debole|storia|dicembre 2011}}
Appena dieci giorni dopo l'abdicazione di papa Celestino V i componenti del [[Sacro Collegio]] si riunirono in [[conclave]] in [[Castel Nuovo]], nella città di [[Napoli]], il [[23 dicembre]] [[1294]] per dare alla [[chiesa (istituzione)|Chiesa]] il nuovo Pastore. Già il giorno successivo, vigilia di [[Natale]], fu eletto papa il Cardinal Benedetto Caetani,<ref name= a>[[Indro Montanelli]] [[Roberto Gervaso]], ''L'Italia dei secoli d'oro - Il Medio Evo dal 1250 al 1492'', in ''Storia d'Italia'', [[Milano]], [[1967]], Rizzoli Editore - pag. 61</ref> nativo di [[Anagni]] e titolare della [[chiesa (architettura)|Chiesa]] dei SS. [[San Silvestro|Silvestro]] e [[San Martino|Martino]]. Fu incoronato nella [[Antica basilica di San Pietro in Vaticano|Basilica di San Pietro]] il [[23 gennaio]] [[1295]] e assunse il nome di Bonifacio VIII. Aveva 64 anni circa.

Così [[Jacopone da Todi]] descrive l'elezione al soglio di Pietro di B. Caetani:

{{quote|Quando fo celebrata la 'ncoronazione, / non fo celato al mondo quello che c'escuntròne: / quaranta omen' fòr morti all'oscir de la masone! / Miracol Deo mustròne, quanto li eri 'n placere.|J. da Todi, ''O Papa Bonifazio.''}}

=== Le regole per l'elezione ===
Contrariamente al passato, il conclave fu radunato nella città di Napoli, nei dieci giorni dall'apertura della [[Sede vacante]] ed ebbe una durata molto breve. Tutto ciò fu dovuto alle disposizioni contenute nella costituzione apostolica [[Ubi Periculum]] sull'elezione pontificia, fortemente voluta da [[papa Gregorio X]] (al secolo Tedaldo Visconti), nel corso del XIV [[Concilio ecumenico]] tenutosi nella città di [[Lione]] ([[Concilio di Lione II|concilio ecumenico Lionese II]]) dal [[7 maggio]] al [[17 luglio]] [[1274]].

La costituzione ''[[Ubi Periculum]]'' conteneva disposizioni molto precise, rigide e vincolanti per l'elezione papale, al fine di sottrarla ad ogni ingerenza che non fosse strettamente ecclesiastica. Conteneva, infatti, l'obbligo del conclave per il [[Collegio cardinalizio|Sacro Collegio]] dei cardinali; il conclave stesso avrebbe dovuto riunirsi, obbligatoriamente, entro dieci giorni dall'apertura della [[Sede vacante]] e nella stessa città ove era scomparso il [[papa]] precedente. 

Passati i dieci giorni, il Sacro collegio doveva essere segregato in conclave sotto la sorveglianza del [[Podestà]]. Inoltre, se entro tre giorni dall'apertura del conclave il papa non fosse stato ancora eletto, si dovevano cominciare ad applicare norme restrittive sui pasti e sul reddito dei porporati, fino a ridurli a pane ed acqua. Tutte queste disposizioni erano finalizzate non solo ad evitare che l'elezione del papa finisse nelle mani del popolo o dei nobili, ma anche ad evitare che l'elezione stessa si trasformasse in una lunga ed estenuante trattativa basata su operazioni di mercimonio, come frequentemente avveniva in quei tempi. Questa ''Costituzione'' venne peraltro sospesa dopo soli due anni, nel [[1276]], da [[Adriano V]] su richiesta di diversi cardinali, ma fu ripristinata quasi completamente da [[Celestino V]], che voleva evitare le lungaggini ed i problemi che avevano preceduto la sua elezione. Curiosamente, fu proprio Bonifacio VIII ad inserire integralmente la ''[[Ubi Periculum]]'' nel Codice del [[Diritto Canonico]] nel [[1298]]<ref>S.Miranda:''Papal elections and conclaves of the XIII Century''-1998-</ref>.

[[Dante Alighieri]] avanza l'ipotesi che l'elezione di Bonifacio VIII fosse stata viziata da [[simonia]] (canti XIX e XXVII dell'[[Inferno (Divina Commedia)|Inferno]]).

=== Composizione del conclave ===
[[File:Manno bandini da siena, bonifacio VIII, rame battuto e bronzo fuso su anima in legno, inv. 1668, 01.JPG|thumb|160px|[[Manno Bandini]] da [[Siena]], ''Statua di Bonifacio VIII'', [[Museo civico medievale]] di [[Bologna]]]]
Al momento del conclave il Sacro Collegio era composto da 23 cardinali, di cui solo uno fu assente. Di essi, 13 erano stati nominati da [[papa Celestino V]], nel corso dell'unico [[Concistoro]] da lui presieduto il 18 settembre del 1294; uno da [[papa Urbano IV]], due da [[papa Niccolò III]], uno da [[papa Martino IV]], uno da [[papa Onorio IV]], quattro da [[papa Niccolò IV]].

Essi erano:
# [[Ugo Aycelin de Billom|Hughes Seguin de Billon]] (o Aycelin), O.P., vescovo di [[Sede suburbicaria di Ostia|Ostia]] e [[Sede suburbicaria di Velletri-Segni|Velletri]], [[Decano del Sacro Collegio]].
# [[Matteo d'Acquasparta]], O.Min., vescovo di [[Sede suburbicaria di Porto-Santa Rufina|Porto e Santa Rufina]], Subdecano del Sacro Collegio.
# [[Gerardo Bianchi (cardinale)|Gerardo Bianchi]], vescovo di [[Sede suburbicaria di Sabina-Poggio Mirteto|Sabina]].
# [[Giovanni Boccamazza]] (o Boccamiti), vescovo di [[Sede suburbicaria di Frascati|Frascati]].
# [[Simon de Beaulieu]], vescovo di [[Sede suburbicaria di Palestrina|Palestrina]].
# [[Bérard de Got]], vescovo di [[Sede suburbicaria di Albano|Albano]].
# [[Benedetto Caetani]], [[Santi Silvestro e Martino ai Monti (titolo cardinalizio)|titolare dei Santi Silvestro e Martino]].
# [[Pietro Peregrossi]] (detto Milanese), [[San Marco (titolo cardinalizio)|titolare di S. Marco]].
# [[Tommaso d'Ocre]], O.Cel., [[Santa Cecilia (titolo cardinalizio)|titolare di S. Cecilia]].
# [[Jean Le Moine]], [[Santi Marcellino e Pietro (titolo cardinalizio)|titolare di SS. Marcellino e Pietro]].
# [[Pietro d'Aquila]], O.S.B., [[Santa Croce in Gerusalemme (titolo cardinalizio)|titolare di S. Croce in Gerusalemme]].
# [[Guillaume Ferrier]] (o de Ferrires), [[San Clemente (titolo cardinalizio)|titolare S. Clemente]].
# [[Nicolas l'Aide de Nonancourt]], [[San Marcello (titolo cardinalizio)|titolare di S. Marcello]].<ref name=Avv>[[Francesco Ronci]] e [[Nicolas de l'Aide de Nonancour]] furono creati cardinali da [[Papa Celestino V]] il [[18 settembre]] [[1294]], il Ronci con il titolo di San Lorenzo in Damaso e il Nonancour con il [[San Marcello (titolo cardinalizio)|titolo di San Marcello]] ma alla morte del cardinale [[Francesco Ronci]], il Nonancour optò per quest'ultimo titolo. La data precisa in cui morì il Ronci non è nota, si sa che avvenne dopo il [[13 ottobre]] [[1294]]. Il tutto avvenne mentre era in corso il conclave che elesse al soglio pontificio Papa Bonifacio VIII. ({{en}} {{cita web|http://www2.fiu.edu/~mirandas/bios1294.htm#Laide|The Cardinals of the Holy Roman Church - L'Aide|5 giugno 2010}} - {{Cita web|http://www2.fiu.edu/~mirandas/bios1294.htm#Ronci|The Cardinals of the Holy Roman Church - Ronci|5 giugno 2010}})</ref>
# [[Robert de Pontigny]], O.Cist., [[Santa Pudenziana (titolo cardinalizio)|titolare di S. Pudenziana]].
# [[Simon de La Charité]], [[Congregazione cluniacense|O.S.B.Clun.]], [[Santa Balbina (titolo cardinalizio)|titolare di S. Balbina]].
# [[Giovanni di Castrocoeli]], O.S.B., [[Santi Vitale, Valeria, Gervasio e Protasio (titolo cardinalizio)|Titolare di San Vitale]].
# [[Matteo Rubeo Orsini]], [[Santa Maria in Portico Octaviae (diaconia)|diacono di S. Maria in Portico Octaviae]].
# [[Giacomo Colonna]], [[Santa Maria in Via Lata (diaconia)|diacono di S. Maria in via Lata]].
# [[Napoleone Orsini Frangipani]], [[Sant'Adriano al Foro (diaconia)|diacono di S. Adriano]].
# [[Pietro Colonna (cardinale XIII secolo)|Pietro Colonna]], [[Sant'Eustachio (diaconia)|diacono di S. Eustachio]].
# [[Landolfo Brancaccio]], [[Sant'Angelo in Pescheria (diaconia)|diacono di S. Angelo in Pescheria]].
# [[Guglielmo de Longhi]], [[San Nicola in Carcere (diaconia)|diacono di S. Nicola in Carcere Tulliano]].

Il cardinale [[Francesco Ronci]], [[Congregazione dei Celestini|O.Cel.]], titolare di S. Lorenzo in Damaso, non partecipò al conclave. Morì nel corso del medesimo, dopo il [[13 ottobre]] [[1294]].<ref name="Avv"/>

== Il pontificato ==
=== La destituzione e la morte di Celestino V ===
[[File:Opera del duomo (FI), arnolfo di cambio, Bonifacio VIII , 1298 circa, 03.JPG|thumb|250px|[[Statua di Bonifacio VIII]], [[Arnolfo di Cambio]], [[Museo dell'Opera del Duomo (Firenze)]]]]
Come primo atto del suo pontificato, dopo aver riportato la sede papale da Napoli a [[Roma]] per sottrarre l'istituzione all'influenza di re [[Carlo II d'Angiò]], dichiarò nulle tutte le decisioni assunte dal suo predecessore [[Celestino V]].

Immediatamente dopo, a causa dell'ostilità dei cardinali francesi, ebbe timore che il suo predecessore, [[papa Celestino V|Pietro del Morrone]], ritornato semplice frate, potesse essere cooptato dai porporati transalpini come [[antipapa]]. Per cui si rendeva necessario che la sua persona rientrasse sotto il ferreo controllo del Pontefice.
Bonifacio VIII fece pertanto arrestare [[Celestino V]] da [[Carlo II d'Angiò]], lo stesso monarca che pochi mesi prima ne aveva sostenuto l'elezione pontificia, e lo rinchiuse nella rocca di [[Fumone]], di proprietà della famiglia [[Caetani]], dove rimase fino alla morte.<ref name= a /> Nonostante ci siano varie ipotesi non è certo che la morte di [[Celestino V]] sia stata violenta o avvenuta per mano di Bonifacio VIII. Lo stato di detenzione voluto dal Caetani, però, può aver peggiorato la salute di un ottantasettenne già debilitato dalle fatiche dei precedenti mesi. L'ampio foro sul cranio dell'ex-papa sembra dovuto non a un chiodo conficcato ma a un ascesso di sangue al cervello. Alla sua morte Bonifacio portò il lutto per lui, caso unico tra i Papi, e celebrò una messa pubblica in suffragio per la sua anima. Poco dopo diede inizio al processo di canonizzazione, che fu accelerato e concluso pochi anni dopo da [[Papa Clemente V]] su pressione del re di Francia Filippo IV il bello e dei fedeli.<ref>{{Cita news|url=http://mondodomani.org/reportata/sibilio01.htm|titolo=Il Papato fatto carne. La fuga di Celestino V e una nuova lettura della teologia di Bonifacio VIII}}</ref>

=== L'assegnazione della Sicilia ===
Eliminato un potenziale [[antipapa]] come avrebbe potuto essere l'ex Pontefice, il primo atto politico cui egli dovette adempiere fu la risoluzione della controversia in corso tra gli [[angioini]] e gli [[aragonesi]] per il possesso della [[Sicilia]]; controversia che si protraeva dall'epoca dei "vespri siciliani"; cioè dal 1282.

A Napoli governava [[Carlo II d'Angiò]] e in [[Sicilia]] [[Federico III di Aragona|Federico d'Aragona]], fratello di re [[Giacomo II di Aragona|Giacomo]] che, a sua volta, era passato nel 1291 al trono d'Aragona. Il [[12 giugno]] del [[1295]], spinto dal Papa, che parteggiava per l'angioino avendolo questi aiutato nella cattura del Morrone, Giacomo II sottoscrisse il [[Trattato di Anagni]] con il quale rinunciava ad ogni diritto sulla Sicilia a favore del Papa. Mentre questi, a sua volta, li trasferiva a Carlo d'Angiò.

Ma la Sicilia si ribellò, preferendo come re il suo governatore Federico d'Aragona e non l'angioino. Il Papa, seppur malvolentieri, dovette acconsentire e incoronò Federico nella cattedrale di [[Palermo]] il [[25 marzo]] [[1296]]. Questa incoronazione fu la prima amara sconfitta per papa Bonifacio. Questa sconfitta sarà sanzionata successivamente e definitivamente mediante la [[Pace di Caltabellotta]], stipulata nel [[1303]] tra [[Roberto d'Angiò]], figlio di Carlo II, e Federico. L'accordo prevedeva la distinzione politica fra il ''[[Regno di Sicilia]]'', in mano agli angioini e limitato alla parte continentale del meridione d'Italia, ed il ''[[Regno di Trinacria]]'', costituito dalla Sicilia e dalle isole adiacenti, con Federico III d'Aragona come re indipendente e assoluto.

=== La tassazione degli ecclesiastici ===
A questa sconfitta politica, altre ne seguirono, decretando il sostanziale fallimento della politica di Bonifacio VIII. Questo fallimento fu causato dalla concezione che il Caetani possedeva circa il ruolo del papa nel contesto degli Stati d'Europa che, sul finire del Medioevo, si stavano avviando a trasformarsi in Nazioni. Bonifacio VIII, più dei suoi predecessori, riteneva che l'autorità del papa fosse al di sopra del potere dei regnanti ([[teocrazia]]). Con questa concezione dell'autorità papale, tutti i sovrani dovevano sottostare non solo al potere spirituale del Pontefice, ma anche a quello temporale.

La qual cosa non avvenne mai, aprendo la strada alla lotta per il potere, pressoché ininterrotta, che nei secoli successivi vedrà impegnati Pontefici e sovrani, mediante l'ingerenza di quelli negli affari di stato di questi e di questi negli affari ecclesiastici di quelli.

Papa Bonifacio diede avvio alla sua politica di predominio mediante l'emanazione della [[bolla pontificia|bolla]] ''Clericis laicos'', il [[25 febbraio]] [[1296]], mediante la quale proibiva ai laici, sotto pena di [[scomunica]] ed [[interdetto]], di tassare gli ecclesiastici ed a questi di versare i relativi contributi, con identiche sanzioni in caso di violazione del divieto. Era questa una chiara ingerenza negli affari di stato di paesi sovrani.

Il re di [[Germania]], [[Adolfo I del Sacro Romano Impero|Adolfo di Nassau - Vilburgo]], candidato alla nomina imperiale, non si oppose per motivi di opportunità. Egli, infatti, mirava alla corona imperiale, per cui aveva bisogno dell'approvazione papale. In [[Inghilterra]] re [[Edoardo I d'Inghilterra|Edoardo I Plantageneto]], benché contrario, dovette accettare il rifiuto dei vescovi al pagamento delle imposte.

La [[Francia]] assunse, invece, una posizione molto diversa. Il re [[Filippo IV di Francia|Filippo IV Capeto]], detto "il Bello", nel respingere decisamente la bolla papale, emise una serie di [[editto|Editti]], nei quali vietava a chiunque, laici ed ecclesiastici, l'esportazione di danaro e preziosi; contemporaneamente vietava la residenza sul suolo francese agli stranieri, impedendo, di fatto, che eventuali legati pontifici potessero recarsi in Francia per la riscossione delle cosiddette "decime", cioè le tasse per la Chiesa di Roma.

La posizione di re Filippo fu talmente risoluta che il Papa fu costretto ad addivenire ad un accordo, autorizzando il re francese a riscuotere le imposte dal clero, in caso di estrema necessità, senza la preventiva autorizzazione pontificia. Filippo IV, preso atto del nuovo atteggiamento papale, revocò i propri editti e sottoscrisse la pace con la Santa Sede.<ref>C. Rendina, ''I papi'', pp. 508-510</ref>

=== I contrasti con la curia ===
Anche questa fu una pesante sconfitta per papa Bonifacio. Il suo cedimento di fronte alla ferma opposizione del re di Francia nasceva però da una perdita di autorità all'interno della Santa Sede. Infatti, a causa del suo atteggiamento eccessivamente dispotico, aveva provocato l'insorgere di uno schieramento a lui ostile, sia all'interno della [[Curia Romana|Curia]] che nell'aristocrazia romana. Questo schieramento era capeggiato dai cardinali [[Giacomo Colonna (cardinale XIII secolo)|Giacomo Colonna]] e [[Pietro Colonna (cardinale XIII secolo)|Pietro Colonna]], appartenenti alla famiglia romana dei [[Colonna (famiglia)|Colonna]] acerrima nemica della famiglia dei [[Caetani]] alla quale apparteneva Bonifacio VIII, i quali dichiararono che la sua elezione era illegittima in quanto non valida l'abdicazione di [[Celestino V]]. Questa posizione, che preludeva ad un possibile [[scisma]], era sostenuta anche da tutto il movimento degli Spirituali Francescani, i quali avevano la loro voce più alta nelle somme [[laudi]] di [[Jacopone da Todi]] che definì il Pontefice "novello anticristo". La perdita di potere interno aveva, quindi, indotto il Pontefice ad essere più tollerante verso le resistenze del re francese.

La lotta all'interno delle istituzioni ecclesiastiche toccò il suo culmine il [[10 maggio]] [[1297]], allorquando i Colonna e gli Spirituali Francescani sottoscrissero un memoriale, il [[manifesto di Lunghezza]], con il quale il papa veniva dichiarato decaduto, sempre a causa della sua illegittima elezione, con espresso invito ai fedeli a non portargli più obbedienza.

La reazione del Pontefice non si fece attendere: con violenza i due cardinali furono destituiti con un'apposita bolla, la quale poneva in risalto come la famiglia Colonna fosse da sempre portatrice di disprezzo verso le cose altrui, nonché piena di superbia e oltraggiosa e che, per queste colpe, suscitava soltanto desiderio di annientamento. Si aprì quindi un'ulteriore lotta tra il papa e i Colonna, nella quale questi ultimi speravano in un intervento del re di Francia a loro favore, la qual cosa non avvenne in quanto il monarca francese stava prendendo proprio in quel momento gli accordi con il papa per la risoluzione del problema dei tributi agli ecclesiastici in Francia, per cui non aveva alcun interesse ad inimicarselo.

La lotta tra il Papa e i Colonna si concluse con la sconfitta di questi ultimi. [[Jacopone da Todi]] fu confinato in un convento e [[scomunica]]to.<ref name=Rend1>C. Rendina, ''I papi'', p. 510</ref> I cardinali Colonna furono scomunicati e dovettero riparare in Francia sotto la protezione di Filippo ''il Bello'', e i loro beni furono confiscati e divisi tra la famiglia del Papa e la famiglia degli [[Orsini]], anch'essi acerrimi nemici dei Colonna.<ref name=Rend1/>

=== La distruzione di Palestrina ===
Le cronache dell'epoca riferirono che, dopo lunghe trattative, condotte soprattutto attraverso la mediazione del Cardinal Boccamazza, molto vicino ai Colonna, questi, alla fine dell'estate del [[1298]], si recarono al cospetto del papa, nella città di [[Rieti]], nelle vesti di umili penitenti.
 
Chiedendo perdono e sottomettendosi all'autorità pontificia, riconobbero la piena legittimità di Bonifacio quale unico vero pontefice della Chiesa cattolica. Il papa accolse con benevolenza le dichiarazioni di contrizione dei Colonna e accordò loro il suo perdono, non senza aver prima preteso che i cardinali Colonna restituissero i loro sigilli che furono debitamente distrutti. Inoltre tutta la famiglia fu inviata al soggiorno obbligato nella città di [[Tivoli]] nell'attesa delle decisioni definitive del pontefice.

[[File:Bonifatius VIII Grabstatue.JPG|thumb|right|200px|[[Arnolfo di Cambio]], monumento a Bonifacio VIII, [[Museo dell'Opera del Duomo di Firenze]]]]
La tregua tra il Caetani e i Colonna fu tutt'altro che tale, tant'è che l'Inquisizione della città di [[Bologna]], a seguito di una decisione di Papa Bonifacio, datata [[12 aprile]] [[1299]], ebbe a confiscare il palazzo del [[Giacomo Colonna (cardinale XIII secolo)|cardinale Giacomo Colonna]]. Di fatto, la conflittualità tra il papa e la famiglia Colonna non fu affatto rimossa e questi ultimi dovettero riparare in Francia.

Nel corso dei negoziati che avevano preceduto l'atto di sottomissione dei Colonna al papa nella città di [[Rieti]], era stato stabilito, tra l'altro, che la città di [[Palestrina]], fulcro e roccaforte dei possedimenti dei Colonna, entrasse nel pieno possesso del papa. Non appena però il papa entrò nel possesso materiale della città, diede ordine di distruggerla e la fece radere al suolo completamente nella primavera del [[1299]]: egli fece passare l'aratro su tutto il territorio della città e ne fece cospargere il suolo di sale. I cronisti parlarono di seimila morti, con molti abitanti in fuga nelle campagne circostanti; palazzi come la dimora di [[Giulio Cesare]], antichità e mosaici, oltre a un tempio circolare dedicato alla Vergine Maria che sorgeva in cima a una scalinata di marmo, furono distrutti<ref>Peter de Rosa, ''Vicari di Cristo'', Armenia, Milano, 1989</ref>. La motivazione del suo gesto è contenuta in una lettera datata [[13 giugno]] 1299, nella quale Papa Bonifacio così si espresse: «...perché non vi resti nulla, nemmeno la qualifica o il nome di città». La distruzione della città ebbe come conseguenza anche la perdita del privilegio di essere una delle sette [[Diocesi di Roma|diocesi suburbicarie]] di Roma.

Gli storici hanno sempre cercato di trovare la vera motivazione che indusse il Caetani a distruggere un'intera città, nonostante ne fosse venuto in possesso pacificamente e a seguito di negoziati. {{citazione necessaria|Oggi sono tutti concordi nel ritenere che papa Bonifacio sia stato spinto a un gesto così efferato solo a causa dell'odio che egli nutriva verso i suoi avversari Colonna dei quali intendeva cancellare completamente anche la memoria.}} 

Il [[3 ottobre]] 1299 Papa Bonifacio accettò dal libero comune di [[Velletri]] l'elezione a podestà per una legislatura (6 mesi), questo perché il comune di Velletri, da sempre fedele ai papi, aveva un rapporto di amicizia con Bonifacio, che da giovane aveva studiato per un certo periodo in questa città, ma anche perché la stessa Velletri doveva difendersi dai nobili (soprattutto dai Colonna) che la volevano sottomettere, e avere Bonifacio come podestà, oltre ad essere un fatto d'orgoglio, era anche un'ottima alleanza; lo stesso valeva per Bonifacio, che poteva così contare sull'alleanza di un agguerrito comune come quello di Velletri.

=== L'istituzione del Giubileo ===
Ispirandosi alla [[Perdonanza]] istituita dal suo predecessore Celestino V, Bonifacio istituì l'[[Giubileo|Anno Santo]], nel quale assicurava [[indulgenza plenaria]] per tutti quelli che avessero fatto visita alle Basiliche di [[Antica basilica di San Pietro in Vaticano|San Pietro]] e [[San Paolo fuori le mura]]. L'Anno Santo fu indetto il [[22 febbraio]] [[1300]], con la bolla ''[[Antiquorum habet fidem]]'', nella quale era anche stabilito che l'Anno Santo si sarebbe ripetuto, in futuro, ogni cento anni.

Il Giubileo ebbe un grande successo e l'afflusso di pellegrini a Roma fu enorme (il Villani parla di 300.000 pellegrini<ref name=Rend1/>).
A parte la diffusa e sentita necessità di indulgenza di quel periodo (ad esempio le stesse [[crociate]] offrivano questo beneficio), l'afflusso dei pellegrini a Roma da tutto il mondo significava un notevole apporto di denaro, esaltava la magnificenza di Roma e consolidava il primato ed il prestigio del Pontefice.<ref>Del grande afflusso di pellegrini parla anche [[Dante Alighieri]]:
{{quote|Deh peregrini, che pensosi andate, / forse di cosa che non v'è presente, / venite voi da sì lontana gente, / com'a la vista voi ne dimostrate|Dante Alighieri, ''[[Vita Nuova]]'', XL, 24}}

{{quote|.../come i Roman per l'essercito molto, / l'anno del giubileo, su per lo ponte / hanno a passar la gente modo colto, / che dall'un lato tutti hanno la fronte / verso 'l castello e vanno a Santo Pietro; / dall'altra sponda vanno verso il monte.|DanteAlighieri, [[Divina commedia]], [[Inferno (Divina Commedia)|Inferno]], Canto XVIII, 28-33}}</ref>

{{citazione necessaria|Alcuni commentatori ritengono che, terminato il conflitto con i Colonna, e non avendo ancora concluso la pace con Filippo IV, il papa temeva il blocco delle "decime", ed istituì il Giubileo proprio per motivi finanziari. Senz'altro notevole fu l'afflusso di denaro, ma il papa non ricevette l'omaggio dei Sovrani d'Europa (fu per lui una grossa delusione). Queste assenze stavano a significare che la sua aspirazione di riunire nelle sue mani sia il potere spirituale che quello temporale era soltanto un'illusione.}}

=== I nuovi contrasti con Filippo IV di Francia ===
[[File:ArrestoBonifac8.jpg|thumb|250px|L'arresto di Bonifacio VIII, miniatura della ''[[Nuova Cronica]]'' di [[Giovanni Villani]]]]
Questa stessa aspirazione animava, però, anche il Sovrano francese il quale, a tal proposito, aveva stretto alleanza nel 1299 con il nuovo re di Germania [[Alberto I d'Asburgo]], accusato dal Papa di aver fatto assassinare il suo predecessore Adolfo di Nassau. Questa alleanza contrastava con l'aspirazione del Papa che intendeva sottrarre la Chiesa francese dal controllo del Re. Bonifacio VIII invitò allora il nuovo Re di Germania a comparire alla sua presenza in Roma per discolparsi dall'accusa di assassinio. Questa comparizione non avvenne mai. Anzi il Re di Francia, interpretando l'ingiunzione del Papa verso Alberto d'Asburgo come un affronto verso la sua persona, accentuò ancor più la sua posizione anticlericale mediante la confisca di tutti i beni della Chiesa, provocando un nuovo conflitto con il Papa.

Questo nuovo conflitto si aprì ufficialmente il [[4 dicembre]] [[1301]] allorquando Bonifacio VIII emanò la bolla ''Salvator Mundi'', mediante la quale abolì tutti i privilegi che Egli aveva concesso a re Filippo allorquando lo aveva autorizzato a riscuotere le imposte agli ecclesiastici anche senza il consenso papale.

Il giorno successivo, attraverso la bolla ''Ausculta fili'', convocò l'episcopato francese e lo stesso re ad un [[sinodo]], da tenersi a Roma l'anno seguente, al fine di definire una volta e per sempre i rapporti tra lo Stato e la Chiesa, facendo intendere, a chiare lettere, che il papa era l'autorità suprema, cui dovevano sottomettersi anche i Sovrani, senza eccezione alcuna; e che solo al papa tutti dovevano rendere conto dei propri atti, Sovrani compresi.

Questo atteggiamento eccessivamente autoritario e dispotico del pontefice, manifestato nelle due bolle del [[4 dicembre|4]] e [[5 dicembre]] [[1301]], provocò la immediata reazione di Filippo IV, il quale fece divulgare in Francia una sintesi delle due bolle, {{citazione necessaria|alquanto manipolata e non perfettamente conforme alla linea espressa dal pontefice, nel senso che ne peggiorava il contenuto.}} Ciò per raccogliere maggiori consensi a suo favore ed aumentare l'ostilità verso il papa.

Lo scopo che si era prefisso il re fu raggiunto quando, nel corso degli [[Stati Generali del 1302|stati generali]], riuniti a [[Parigi]] da Filippo nell'aprile del [[1302]], egli ottenne l'approvazione dell'Assemblea la quale si concretizzò con la stesura di una lettera indirizzata al Papa, approvata all'unanimità, nella quale veniva stigmatizzata e respinta la posizione altamente ingiuriosa del pontefice verso il re. Contemporaneamente vi fu la proibizione da parte del re ai vescovi francesi di recarsi a Roma per il sinodo.

Nel corso del sinodo, al quale parteciparono trentanove vescovi francesi nonostante il divieto di Filippo il Bello,<ref>John N.D. Kelly, ''Gran Dizionario Illustrato dei Papi'', p. 529</ref> il [[18 novembre]] [[1302]], Bonifacio VIII emanò la ben nota bolla ''[[Unam Sanctam]]'', nella quale veniva ribadito dogmaticamente il seguente concetto: «…nella potestà della Chiesa sono distinte due spade, quella spirituale e quella temporale; la prima viene condotta dalla Chiesa, la seconda per la Chiesa, quella per mano del sacerdote, questa per mano del re ma dietro indicazione del sacerdote [...] la potestà spirituale deve ordinare e giudicare la potestà temporale [...] chi si oppone a questa suprema potestà spirituale, esercitata da un uomo ma derivata da Dio, nella promessa di Pietro, si oppone a Dio stesso. È quindi necessario per ogni uomo che desidera la sua salvezza assoggettarsi al vescovo di Roma».<ref>Così citata in: C. Rendina, ''I papi'', p. 513</ref> Ciò stava a significare la supremazia del potere spirituale su quello temporale (pena la [[scomunica]] in caso di ribellione).

La reazione di Filippo IV fu estremamente determinata e decisa anche questa volta. Il suo obiettivo, stavolta, era quello di mettere sotto processo il Papa, invalidarne l'elezione, accusarlo di eresia e simonia e procedere alla sua deposizione. In ciò gli furono molto utili le testimonianze dei Colonna che erano stati scomunicati da papa Bonifacio e si trovavano ancora sotto la sua protezione. La decisione di processare il Papa fu adottata da Filippo nel corso di una riunione del [[Consiglio di Stato]] da lui convocata al [[Louvre]] il 12 marzo 1303. Occorreva però la presenza del Pontefice al processo. A tal fine Egli incaricò il Consigliere di Stato [[Guglielmo di Nogaret]] di catturare il Papa e condurlo a Parigi.

Il Pontefice, venuto a conoscenza delle manovre del Re, tentò di correre ai ripari. Prima inviando una lettera di scomunica al sovrano, la qual cosa non sortì effetto alcuno. Poi cercando di guadagnare l'amicizia del re di Germania, Alberto I d'Asburgo, sottraendolo all'alleanza con il re di Francia. Convocò a tal fine un Concistoro per il [[30 aprile]] del [[1303]] nel quale lo riconobbe ufficialmente re di Germania, nonché Sovrano di tutti i Sovrani, con la promessa della incoronazione imperiale in un futuro alquanto prossimo. Tutto ciò in cambio della difesa della persona del Papa contro tutti i suoi avversari. Promessa che non sarebbe mai stata mantenuta. 

Venuto a conoscenza che Alberto d'Asburgo era stato riconosciuto dal Papa re di Germania e temendo di averne perso l'alleanza, re Filippo cercò di accelerare i tempi per la messa in stato di accusa del Papa, convocando una nuova Assemblea degli Stati Generali, al Louvre, nel mese di giugno, con lo scopo di avviare un'istruttoria che preparasse il processo al Pontefice.

Poiché il Consigliere di Stato Guglielmo di Nogaret era assente, in quanto si trovava in missione verso Roma, la pubblica accusa fu affidata ad un altro Consigliere di Stato, [[Guglielmo di Plasian]].

===Le accuse e le congiure - Lo ''[[schiaffo di Anagni]]''===
Numerose furono le accuse formulate verso il Caetani. Innanzi tutto quella di aver fatto assassinare il suo predecessore Pietro da Morrone, già papa Celestino V. Fu accusato poi di negare l'immortalità dell'anima e di aver autorizzato alcuni sacerdoti alla violazione del [[segreto confessionale]]. Fu accusato, infine, di simonia e sodomia. Sulla base di queste infamanti accuse, il re propose di convocare un Concilio per la destituzione del Pontefice e la sua proposta fu approvata dalla quasi totalità del clero francese.

Papa Bonifacio, messo al corrente di questi ultimi avvenimenti, preparò una nuova bolla di scomunica contro il Re di Francia, la ''Super Petri solio'', che non fece in tempo a promulgare in quanto il Nogaret, insieme a tutta la famiglia Colonna, capeggiata da [[Giacomo Sciarra Colonna|Sciarra Colonna]], organizzò una congiura contro il Papa cui aderirono una gran parte della borghesia di Anagni e una gran parte del Sacro Collegio dei Cardinali.

All'inizio di settembre del 1303 il Nogaret e Sciarra Colonna riuscirono a catturare il Papa dopo un assalto al palazzo pontificio di Anagni e per tre giorni il Papa restò nelle mani dei due congiurati che non risparmiarono ingiurie alla persona del Pontefice (l'episodio è noto come lo [[schiaffo di Anagni]], anche se pare che in realtà il Papa non sia stato colpito fisicamente ma pesantemente umiliato<ref>C. Rendina, ''I papi'', p. 514</ref>). Le numerose ingiurie inferte al Papa, unitamente al contrasto tra il Nogaret e il Colonna sul destino del Caetani (il primo lo voleva infatti prigioniero a Parigi, il secondo lo voleva morto), indussero la città di Anagni a rivoltarsi contro i congiurati e a prendere le difese del loro Papa. Vi fu pertanto un capovolgimento di fronte della borghesia di Anagni che mise in fuga i congiurati e liberò il Papa, guadagnandosi la sua benedizione ed il suo perdono.<ref>Persino [[Dante Alighieri]], tutt'altro che tenero nei confronti di Bonifacio VIII, rimase indignato per l'oltraggio alla figura del papa e nel ''[[Purgatorio (Divina Commedia)|Purgatorio]]'' fa profetare ad [[Ugo Capeto]]: {{quote|.../veggio in Alagna [Anagni, ''n.d.r.''] intrar lo fiordaliso, / e nel vicario suo Cristo esser catto. / Veggiolo un'altra volta esser deriso; / veggio rinovellar l'aceto e 'fele, / e tra vivi ladroni esser anciso. / Veggio il novo Pilato [Filippo il Bello, ''n.d.r.''] sì crudele, / che ciò nol sazia, ma sanza decreto / porta nel Tempio le cupide vele.|Dante, Purgatorio, Canto XX, 86-93}}</ref>

[[File:Tomb of Boniface VIII.jpg|thumb|left|200px|Tomba di Bonifacio VIII, nelle grotte vaticane]]

=== La morte ===
Rientrò a Roma il 25 settembre sotto la protezione degli Orsini. Aveva, però, perduto l'immagine del grande e potente Pontefice che si era illuso di essere ed era fiaccato anche nel fisico per le molte sofferenze dovute alla calcolosi renale che lo affliggeva da anni. Morì l'11 ottobre del 1303 e fu sepolto nella Basilica di San Pietro, nella Cappella costruita apposta per lui da [[Arnolfo di Cambio]]. Attualmente non vi è traccia alcuna di tale opera in quanto distrutta in occasione della edificazione della nuova Basilica avvenuta per mano del [[Bramante]] prima e di [[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]] poi. Le sue spoglie, invece, furono sistemate nelle grotte vaticane dove si trovano tuttora.

== Il processo di [[Filippo IV di Francia|Filippo il Bello]] contro Bonifacio VIII ''post mortem'' (1303-1313) ==
Filippo il Bello intentò un processo contro Bonifacio VIII otto mesi prima della morte del pontefice; fra le molte accuse, evidenti furono le pratiche magiche cui Benedetto Caetani sarebbe ricorso prima e durante il suo pontificato. {{citazione necessaria|Un testimone, appartenente alla famiglia del pontefice, dichiarò che il giorno in cui fu eletto Celestino V, sentì il cardinale urlare dalla sua stanza: «Perché mi inganni, perché mi inganni? Io mi do totalmente a voi e voi mi avete promesso di eleggermi papa, ma ora ne è stato fatto un altro». Il testimone affermò di aver udito la risposta da una voce di fanciullo: «Perché ti turbi? Stando le cose così come sono, non potrai essere papa. Occorre infatti che il tuo papato si realizzi grazie a noi, in modo che tu non sia un vero papa legittimo. Questo lo potremo fare tra breve: abbi fiducia».}} 

{{citazione necessaria|I testimoni al processo narrano anche che Bonifacio VIII possedeva un anello potente appartenuto a Manfredi, figlio dell'imperatore Federico II, il quale aveva un'ombra «talvolta luccicante, talvolta no» inoltre assumeva sempre nuove forme umane ed animalesche. Questo anello aveva una natura tanto curiosa che Carlo II D'Angiò, re di Sicilia, durante un'udienza col papa lo osservò con tale insistenza da provocare la reazione del pontefice che gli avrebbe chiesto: «Perché guardi il mio anello così intensamente? Vuoi averlo?» Il re avrebbe risposto in francese: «No, non lo voglio, tenetevelo per voi il vostro diavolo». Molti testimoni infatti durante il processo, assicurarono che gli alloggi papali erano frequentati assiduamente da negromanti ed alchimisti.}} Queste testimonianze vengono riprese dal poeta francescano del [[XIII secolo]], [[Jacopone da Todi]] che apostrofa così l'odiato pontefice: 
{{Quote|Pensavi per augurio / la vita perlongare / anno, dì ne ora / omo non pò sperare / Vedem per lo peccato / la vita stermanare, / la morte appropinquare / quann'om pensa gaudere}}
(La frase «Pensavi per augurio / la vita perlongare» merita di essere presa alla lettera: la parola "augurio" indica le pratiche magiche alle quali Bonifacio VIII si sottoponeva per salvarsi dalla morte corporale.)

== I concistori ==
Nel corso del suo pontificato convocò cinque [[concistoro|concistori]] per la nomina di nuovi cardinali, e in questo non fu esente da nepotismo. Nominò in tutto quindici nuovi Cardinali:

I Concistoro - data incerta, tra il 23 gennaio e il 13 maggio 1295<br />
# [[Benedetto Caetani (iuniore)|Benedetto Caetani ''iuniore'']] (†[[1297]]), nipote del Papa.

II Concistoro – 17 dicembre 1295
# [[Giacomo Tomasi Caetani]] [[Ordine dei Frati Minori|O.Min.]], nipote del Papa, già vescovo di [[Alatri]].
# [[Francesco Napoleone Orsini]], nipote di [[papa Niccolò III]].
# [[Giacomo Caetani Stefaneschi]] (o Gaetani), revisore della [[Tribunale della Rota Romana|Sacra Rota]].
# [[Francesco Caetani]], nipote del Papa.
# [[Pietro Valeriano Duraguerra]], vice cancelliere di Santa Romana Chiesa.

III Concistoro – 4 dicembre 1298
# [[Gonzalo Rodríguez Hinojosa]], arcivescovo di [[Toledo]], [[Spagna]]
# [[Teodorico Ranieri]] (o Thierry), arcivescovo eletto di [[Pisa]], cappellano del Papa.
# [[Papa Benedetto XI|Niccolò Boccassini]], maestro generale dell'[[Ordine dei Frati Predicatori|Ordine domenicano]], futuro Papa Benedetto XI.
# [[Riccardo Petroni]], vice cancelliere di Santa Romana Chiesa.

IV Concistoro – 2 marzo 1300
# [[Leonardo Patrasso]], zio del Papa, arcivescovo di [[Capua]].
# [[Gentile Portino di Montefiore]] (o Partino), O.Min., lettore di teologia presso la Curia Romana.
# [[Fieschi|Luca Fieschi]], dei conti di Lavagna, nipote di [[papa Adriano V]].

V Concistoro&nbsp;– 15 dicembre 1302
# [[Pedro Rodríguez]] (detto Hispano), vescovo di [[Burgos (Spagna)|Burgos]], Spagna.
# [[Giovanni Minio da Morrovalle]], O.Min., ministro generale del suo ordine

== Considerazioni sulla sua condotta ==
Fu l'ultimo papa a concepire la Chiesa come un'istituzione al di sopra delle genti e degli Stati, tutti ad essa sottomessi. A lui si deve la fondazione dell'[[Università degli studi di Roma "La Sapienza"|Università "La Sapienza" di Roma]] e la costruzione del Duomo di [[Orvieto]] e di [[Perugia]]. Pubblicò nel [[1298]] il ''Liber sextus'', terza parte del ''Corpus iuris canonici'', séguito dei cinque volumi del ''Liber extra'', pubblicati nel [[1234]] da [[Papa Gregorio IX]], rivelando un'ottima conoscenza del diritto. Riorganizzò l'amministrazione della [[Curia romana]] e gli archivi vaticani. Con la bolla ''Super cathedram'', emessa il [[18 febbraio]] [[1301]], ridimensionò i poteri di predicazione e confessione degli [[ordini mendicanti]], riducendo in questo modo i continui conflitti fra clero secolare e clero regolare.<ref>John N.D. Kelly, ''Gran Dizionario Illustrato dei Papi'', p. 530</ref>

Bonifacio VIII fu un papa dedito al culto della propria immagine. Si fece ritrarre, ancora in vita, in tantissime immagini; cosa che nessun Pontefice prima di lui aveva mai fatto. Statue in marmo e bronzo raffiguranti la sua persona si trovano a [[Firenze]], Orvieto, [[Bologna]], nel [[Laterano]] e ad Anagni.<ref>Così citata in: C. Rendina, ''I papi'', p. 515</ref> Persino [[Giotto]] lo immortalò in [[Presa di possesso del Laterano da parte di Bonifacio VIII|un celebre affresco]] nell'atto di leggere, dalla loggia di [[San Giovanni in Laterano]], la bolla con la quale proclamava il [[Giubileo]] dell'anno 1300.

Benedetto Caetani fu un personaggio estremamente controverso che visse in un periodo di transizione. Diversi sono gli storici che lo giudicano un personaggio cinico e dispotico, gran peccatore, avido di ricchezze e di potere. Diversi segni fanno supporre che fosse superstizioso tant'è che usava, ad esempio, coltelli aventi per manico corna di serpente e portava al dito un anello appartenuto a re [[Manfredi di Svevia]]. La leggenda popolare sosteneva addirittura che avesse strappato personalmente tale anello dal cadavere del Re.

È aspramente criticato da [[Dante]] in tutto l'Inferno, tanto che il sommo Poeta scrisse che nella Bolgia dei Simoniaci c'è già un posto riservato a lui.

{{quote|[...] "Se' tu già costì ritto, / se' tu già costì ritto, Bonifazio? /
Di parecchi anni mi mentì lo scritto./ Se' tu sì tosto di quell'aver sazio / per lo qual non temesti tòrre a 'nganno / la bella donna, e poi di farne strazio?"|
''Dante, Inferno, Canto XIX'', 52-57}}

Queste parole son messe in bocca dal Poeta a [[Papa Niccolò III|Niccolò III]], anche lui condannato da Dante per [[simonia]], che, mentre è nella terra con i piedi all'aria, non potendolo vedere, crede che Dante sia Bonifacio VIII. Grazie a questo artificio Dante quindi colloca Bonifacio all'inferno sebbene quest'ultimo sia, in quel momento, ancora in vita.

Pure [[Jacopone da Todi]] nella canzone ''O papa Bonifazio, molt'ai iocato al mondo'' critica il pontefice dicendo addirittura {{quote|Punisti la tua sedia da parte d'aquilone, escuntra Deo altissimo fo la tua entenzione [...] Lucifero novello a ssedere en papato, lengua de blasfemìa...|Jacopone da Todi}}

[[Dario Fo]] in ''[[Mistero Buffo]]'' racconta l'aneddoto della ''lenguada'': secondo Fo, era un'usanza dispotica del pontefice, che faceva appendere per la lingua, a rispettivi portoni, quei personaggi che denigravano la sua immagine. In ''Mistero Buffo'', Fo parla anche di altri comportamenti controversi di Bonifacio VIII, tra cui un'orgia che il pontefice avrebbe organizzato, con una gran quantità di prostitute, proprio il giorno di [[Venerdì Santo]].

== Note ==
<references/>

== Bibliografia ==
* A. Paravicini Bagliani, ''Bonifacio VIII'', Torino, Einaudi, 2003 (ISBN 88-06-16005-2), RCS, Milano, 2006 ({{ISSN|1129-08500}})
* E. Duffy, ''La grande storia dei Papi'', Milano, Mondadori, 2003, ISBN 88-04-49052-7
* G. Filoramo, D. Menozzi, ''Storia del cristianesimo - Il medioevo'', Roma-Bari, Laterza, 2001, ISBN 88-420-6559-5
* C. Rendina, ''I papi'', Roma, Newton & Compton, 2004, ISBN 88-8289-070-8
* John N.D. Kelly, ''Gran Dizionario Illustrato dei Papi'', Edizioni Piemme S.p.A., 1989, Casale Monferrato (AL), ISBN 88-384-1326-6
* G. Piccinni, ''I mille anni del medioevo'', Milano, B. Mondadori, 2000, ISBN 88-424-9355-4
* P. Partner, ''Duemila anni di cristianesimo''. Torino, Einaudi, 2003, ISBN 88-06-16647-6
* A. Vauchez, ''Roma medievale'', Roma-Bari, Laterza, 2006, ISBN 88-420-8024-1
* H. Fuhrmann, ''Guida al medioevo'', Roma-Bari, Laterza, 2004, ISBN 88-420-7428-4
* M. Montanari, ''Storia Medievale'', Roma-Bari, Laterza, 2005, ISBN 88-420-6540-4
* S. Claramunt, E. Portela, M. Gonzales, E. Mitre, ''Storia del medioevo''. Milano, B. Mondadori, 1997, ISBN 88-424-9333-3
* P. Montaubin, ''Entre gloire curiale et vie commune: le chapitre cathédral d'Anagni au XIII siecle'' in ''Mélanges de l'École Française de Rome, Moyen Âge'', CIX (1997), pp.&nbsp;303–442
* ''Les registres de Boniface VIII (1294-1303)'', ed. A. Thomas, M. Faucon, G. Digard e R. Fawtier, Parigi, 1884-1939

== Voci correlate ==
* [[Filippo IV di Francia]]
* [[Giacomo Sciarra Colonna|Sciarra Colonna]]
* [[Celestino V]]
* [[Caetani|Famiglia Caetani]]
* [[Schiaffo di Anagni]]

== Altri progetti ==
{{Interprogetto|q|commons=Bonifacius VIII|s=la:Scriptor:Bonifacius VIII|s_preposizione=in [[lingua latina]] di}}

== Collegamenti esterni ==
* {{la}} [http://la.wikisource.org/wiki/Unam_sanctam Testo originale latino dell'Unam Sanctam su Wikisource] 
* {{en}} [http://www.newadvent.org/cathen/02662a.htm Approfondimento su Bonifacio VIII della Catholic Encyclopedia]
*[http://www.araldicavaticana.com/creati%20da%20bonifacio_viii_12941303.htm Cardinali nominati da Bonifacio VIII]

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