Revision 51199339 of "Castello di Moncalieri" on itwiki

{{UNESCO
|tipoBene = patrimonio
|nome = Residenze Sabaude <br> Castello di Moncalieri
|nomeInglese = Residences of the Royal House of Savoy
|immagine = Castle of Moncalieri 2818.jpg
|anno = 1997
|tipologia = architettonico
|criterio = C (i) (ii) (iv) (v)
|pericolo = Nessuna indicazione
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[[Immagine:Moncalieri castel.jpg|right|thumb|250px|Uno degli imponenti torrioni]]
Il '''Castello di Moncalieri''' sorge sulla sommità di una [[collina]], nel centro storico di [[Moncalieri]], in [[provincia di Torino]]. Assieme alle altre [[residenze sabaude]] è dal [[1997]] nella lista dei [[patrimoni dell'umanità]] dell'[[UNESCO]].

== Storia ==
Intorno all'anno [[anni 1100|1100]] [[Tommaso I di Savoia]] costruì su questa collina, che domina il passaggio sul [[Po]] in un punto dove la sua larghezza è relativamente modesta non avendo ancora ricevuto le acque del [[Sangone]] e della [[Dora]], un massiccio [[fortilizio]] per controllare l'accesso da sud a [[Torino]]. [[Moncalieri]] costituisce infatti la porta di accesso a [[Torino]] sulla via di [[Asti]], come [[Rivoli]] lo è dalla via di [[Francia]]; da [[Moncalieri]] in avanti inoltre il [[Po]] si avvicina definitivamente alle colline per tenersi continuamente a oriente della città. 

Nel corso della seconda metà del [[XV secolo]] sotto il dominio della [[Iolanda di Valois|duchessa Jolanda]], moglie di [[Amedeo IX di Savoia]], l'impianto primitivo fu ampliato per renderlo dimora ducale e trasformarlo in una [[villa]] di delizie; qui nel [[1475]] vi venne stipulato il "[[Trattato di Moncalieri]]" tra la duchessa Jolanda, Carlo duca di [[Borgogna]] e [[Galeazzo Sforza]], duca di Milano.

[[Emanuele Filiberto]] ([[1528]]-[[1580]]) usò il [[Castello]] quale dimora saltuaria, mentre [[Carlo Emanuele I]], suo successore, diede inizio ai lavori di ampliamento dell'antico maniero, che continuarono per volere di [[Vittorio Amedeo I]] e della "Madama Reale" [[Cristina di Francia]], figlia di [[Enrico IV di Francia|Enrico IV]] ([[1634]]-[[1675]]), portando il [[castello]], nell'arco di un sessantennio, in cui vi lavorarono (spesso sovrapponendo le loro opere), [[Amedeo di Castellamonte]], [[Andrea Costaguta]], [[Carlo Morello]] e vari architetti, all'attuale configurazione. 
Delle quattro torri circolari originarie, due sono visibili in facciata, ma rivestite in mattoni nel XVIII secolo, mentre la terza torre è stata portata alla luce durante i recenti lavori di restauro ed è attualmente visibile nel percorso di visita dell'appartamento reale della principessa Maria Letizia, sito al piano terreno.
In questo lungo periodo vennero apportate modifiche anche al parco superiore, la cui superficie fu ampliata; furono realizzati giardini e giochi di fontane, eseguiti dal Vignon.

Il [[Castello]] fu la residenza preferita di [[Vittorio Amedeo II]] ([[1666]]-[[1732]]) che vi morì, dopo aver abdicato in favore del figlio [[Carlo Emanuele III]], il quale vi tenne prigioniero il padre con la seconda moglie, la marchesa di Spigno, dopo il tentativo dello stesso di riprendere il trono.

Durante il regno di [[Carlo Emanuele III]], il [[Castello]] fu oggetto di numerosi interventi, sotto la supervisione di [[Benedetto Alfieri]], iniziando così una fase costante di abbellimenti, fino al culmine, raggiunto nel [[1775]], grazie all'intervento dell'architetto messinese [[Francesco Martinez]], durante il regno di [[Vittorio Amedeo III]] ([[1726]] - [[1796]]).
A lui si affiancarono il [[Giacinto Baijs|Baijs]], il [[Pietro Mosso d'Andorno|Mosso]] ed il Revelli; i lavori prevedevano la costruzione della cappella vicino allo scalone principale, la modifica della facciata interna, la costruzione della "Carrozzere" nel piazzale ubicato davanti al [[Castello]] - l'attuale "Giardino delle Rose" - lavori di riarredo degli appartamenti, lavori di riallestimento al parco e antiparco soprastante - aventi una superficie di 100.000&nbsp;m². - a cura di [[Michele Bernard]] e [[Mario Ludovico Quarini]].

Nel Castello morirono [[Vittorio Amedeo III]] nel [[1796]] ed il figlio [[Vittorio Emanuele I]] nel [[1824]], dopo l'abdicazione in favore del fratello [[Carlo Felice di Savoia]] nel [[1821]].

L'arrivo delle truppe francesi ([[Moncalieri]] è stato il primo [[castello]] ad essere occupato dai Francesi nell'avanzata in [[Piemonte]] del [[1798]]) portò gravi danni: infatti esso venne usato come caserma, ospedale militare e carcere, mentre una zona del parco venne utilizzata quale cimitero.

Tornato nelle mani dei [[Savoia]] con la "[[Restaurazione]]", [[Vittorio Emanuele I]] nel [[1817]] iniziò opere di restauro del complesso: le lunghe maniche laterali vennero arredate con grandi quadri raffiguranti le gesta dei regnanti.
Fu rifatto lo scalone principale, edificando l'attuale a tre rampe ed affidando le sculture al professore [[Giacomo Spalla]], il quale recuperò le parti della vecchia costruzione; contemporaneamente vennero modificati gli appartamenti limitrofi; venne inoltre costruita la "Cavallerizza" al fondo del cortile principale.

Dopo [[Carlo Felice di Savoia]] ([[1765]]-[[1851]]), fratello di [[Vittorio Emanuele I]], che regnò per un decennio, essendosi estinto il ramo primogenito dei [[Savoia]], nel [[1831]] la successione al trono passò al ramo [[Savoia-Carignano]] con [[Carlo Alberto di Savoia]] detto "il magnanimo" ([[1798]]-[[1849]]), che scelse il [[Castello]] quale residenza reale, apportando ulteriori ammodernamenti, soprattutto interni ed il [[castello]] divenne sede dei giovani principi, che qui studiarono. 

Durante gli anni del "[[Risorgimento]]", [[Vittorio Emanuele II]], che lo preferiva a Palazzo Reale a [[Torino]], oltre che continuare la tradizione e farne sede di studio per i suoi figli, fece arredare numerosi appartamenti secondo il suo gusto tra cui quello destinato a lui e alla regina [[Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena]], che subì lavori di restauro e di abbellimento sotto la direzione di [[Giuseppe Devers]], che diede l'impronta di gusto eclettico della seconda metà dell'Ottocento, cancellando quasi completamente i ricordi dei secoli passati.

Il [[20 novembre]] [[1849]] fu firmato nel [[Castello]] il famoso [[Proclama di Moncalieri]] con cui il [[Re]] scioglieva la [[Camera dei Deputati]] e faceva appello agli elettori affinché appoggiassero al ruolo di [[Presidente del Consiglio dei Ministri|presidente del Consiglio]] [[Massimo d'Azeglio]] favorevole ad approvare il trattato di pace con l'[[Austria]].

In questo periodo vennero realizzati nuovi lavori, documentati da "I testimoniali di Stato del Genio Civile", a firma dell'architetto Foglietti e dell'ingegnere [[Giuseppe Tonta]]. Fu demolita la scala del padiglione sud-est e quindi ricostruita aggiungendo un corpo in più, furono modificati i vari appartamenti assegnando una diversa distribuzione agli ambienti; fu realizzato un nuovo atrio nella parte est del [[Castello]]; furono costruiti i fabbricati laterali est e ovest.
Nel parco fu costruita la "Torre del Roccolo", fu ampliato il "Ninfeo" settecentesco attraverso la realizzazione di serre: si costruì, al centro del cortile, una grande cisterna per la raccolta delle acque e fu creato un laghetto.

Il [[Castello]], nella seconda metà del secolo, fu residenza di regine madri e principesse reali, come la principessa [[Maria Clotilde di Savoia]], figlia di [[Vittorio Emanuele II]], e sua figlia [[Maria Letizia di Savoia Bonaparte]], che vi morì il [[25 ottobre]] [[1926]]. Lo scultore e stuccatore [[Pietro Isella]] ebbe l'occasione di realizzare gli [[stucco|stucchi]] sul soffitto nella camera da letto e nel salotto della regina nell'appartamento di [[Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena]]<ref>Bolandrini, 2011, 677.</ref>.

Dal [[1921]] il [[castello]] di [[Moncalieri]] fu sede del I Battaglione dell'Arma dei [[Carabinieri]] fino al [[1943]] quando divenne il comando della [[Guardia Nazionale Repubblicana di Frontiera]]. Nel [[1945]] fu nuovamente destinato ai [[Carabinieri]] del I° battaglione; gli appartamenti delle due Regine e di [[Vittorio Emanuele II]] sono conservati in buone condizioni e restaurati da pochi anni nell'ambito di un progetto che ha ridato smalto a questa dimora.

Il [[5 aprile]] [[2008]]<ref>[http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/cronaca/castello-moncalieri/castello-moncalieri/castello-moncalieri.html  ''Fiamme nel castello di Moncalieri, danneggiate le stanze reali''], La Repubblica, 05/04/2008.</ref> uno dei torrioni è stato danneggiato da un incendio, in cui è andata parzialmente distrutta anche la sala del [[Proclama di Moncalieri]]. L'appartamento del Re e della Regina, coinvolti nell'incendio del 2008, non sono visitabili.
Attualmente è aperto al pubblico l'appartamento della Principessa Maria Letizia Savoia Bonaparte.

== Struttura ==
La struttura attuale del castello è a ferro di cavallo rivolto verso nord, con quattro possenti torrioni angolari parallelipedi. I corpi laterali presentano cinque piani e le pareti in [[laterizio]] presentano robusti [[contrafforte|contrafforti]]. Due corpi di fabbrica paralleli ai corpi laterali creano altrettante corti esterne adibite a [[scuderia|scuderie]] e appartamenti della servitù. La facciata meridionale guarda un piccolo giardino all'italiana e presenta due torrette cilindriche, vestigia dell'antico [[castello]] [[XV secolo|quattrocentesco]]. Originale il [[belvedere (architettura)|belvedere]] all'ingresso nord.

==Parco==
Il [[giardino all'inglese]] si estende sulla collina per circa 10 ettari. È stato oggetto di recenti lavori di restauro che hanno permesso il recupero della componente vegetale e degli edifici presenti nel parco, tra cui la ''Cavallerizza'' (la più estesa delle residenze sabaude con i suoi 1000 metri quadrati), la Casa del Vignolante, la Torre del Roccolo e il laghetto delle [[ninfea|ninfee]]. Il grande [[parterre]] all'italiana non è stato recuperato interamente in quanto una parte di esso è occupata dal [[poligono di tiro]] dei Carabinieri.

==Note==
<references />

==Bibliografia==
*Alfonso Panzetta, ''Nuovo dizionario degli scultori italiani dell'Ottocento e del primo Novecento: da Antonio Canova ad Arturo Martini'', AdArte, Torino 2003.
*Beatrice Bolandrini, ''Artisti della "val di Lugano" a Torino. Un primo repertorio dei ticinesi nell'Ottocento'', in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Torino nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal Cinquecento ad oggi, «Arte&Storia», anno 11, numero 52, ottobre 2011, Edizioni Ticino Management, Lugano 2011.

==Voci correlate==
*[[Proclama di Moncalieri]]
*[[Residenze sabaude in Piemonte]]

==Altri progetti==
{{interprogetto|commons=Category:Castello di Moncalieri}}

==Collegamenti esterni==
*[http://www.comune.torino.it/musei/elenco/moncalieri.shtml Pagina del comune di Torino sul castello]
*[http://www.sitiunesco.it/index.phtml?id=237 Siti Unesco (Residenze Reali dei Savoia)]

{{Portale|Architettura|Casa Savoia|Piemonte|storia|Torino}}
[[Categoria:Residenze sabaude|M]]
[[Categoria:Castelli della provincia di Torino|Moncalieri]]
[[Categoria:Architetture di Moncalieri]]

http://www.piemonte.beniculturali.it/index.php?option=com_content&view=article&id=220&catid=35
[http://MINISTERO%20PER%20I%20BENI%20E%20LE%20ATTIVITA'%20CULTURALI http://www.beniarchitettonicipiemonte.it/sbappto/index.php?option=com_content&view=article&id=35:castello-di-moncalieri&catid=13:sabaude&Itemid=139]

[[en:Castle of Moncalieri]]
[[es:Castillo de Moncalieri]]
[[hu:Castello di Moncalieri]]
[[pms:Castel ëd Moncalé]]
[[pt:Castello di Moncalieri]]