Revision 51309523 of "Utente:Riottoso/sandbox6" on itwiki{{Infobox conflitto
|Tipo=Battaglia
|Nome del conflitto=Fronte orientale
|Parte_di=della [[prima guerra mondiale]]
|Immagine=Eastern Front (World War I).jpg
|Didascalia= <small>Dall'alto a sinistra in senso orario: artiglieri austro-ungarici si apprestano a montare un obice [[Škoda 30,5 cm Vz. 1911|Škoda da 305 mm]] sul fronte dei [[Carpazi]], 1915 circa; truppe tedesche occupano [[Kiev]] dopo la [[trattato di Brest-Litovsk|pace di Brest Litovsk]], marzo 1918; la nave da battaglia russa {{nave||Slava|nave da battaglia|2}} colpita dai tedeschi nell'ottobre 1917; fanteria russa durante manovre addestrative, 1914 circa; fanteria romena durante un'esercitazione.</small>
|Casus=
|Data=[[17 agosto]] [[1914]] - [[3 marzo]] [[1918]]
|Luogo=[[Europa centrale]] e [[Europa orientale|orientale]]
|Esito=Vittoria degli [[Imperi centrali]]<br>
*Collasso dell'[[Impero russo]]<br>
*[[Rivoluzione d'ottobre]]<br>
*[[Trattato di Brest-Litovsk]]<br>
*[[Trattato di Bucarest]]
|Mutamenti_territoriali =
|Schieramento1={{AUT-HUN}}<br />{{DEU 1871-1918}}<br />{{OTT}}<br />{{BGR 1908-1946}}
|Schieramento2={{RUS Impero}}<br />[[File:Flag of Romania.svg|20px]] [[Regno di Romania|Romania]]<br /><hr> [[File:Flag of Russia.svg|20px]] [[Governo Provvisorio Russo|Repubblica Russa]]<br /><hr> [[File:Flag of Russian SFSR.svg|20px]] [[Repubblica socialista federativa sovietica russa|RSFSR]]
|Comandante1={{flagicon|DEU 1871-1918}} [[Paul von Hindenburg]]<br />{{flagicon|DEU 1871-1918}} [[Erich Ludendorff]]<br />{{flagicon|DEU 1871-1918}} [[Leopoldo di Baviera]]<br />{{flagicon|DEU 1871-1918}} [[Max Hoffmann]]<br />{{flagicon|AUT-HUN}} [[Franz Conrad von Hötzendorf|Franz von Hötzendorf]]<br />{{flagicon|BGR 1908-1946}} [[Stefan Тoshev]]<br />{{flagicon|BGR 1908-1946}} [[Nikola Zhekov]]
|Comandante2=[[File:Russian Empire 1914 17.svg|20px]] [[Nicola II di Russia|Nicola II]]<br />[[File:Russian Empire 1914 17.svg|20px]] [[Nikolaj Nikolaevič Romanov (1856-1929)|Nikolaj Romanov]]<br />{{flagicon|Romania}} [[Constantin Prezan]]<br /><hr> {{flagicon|Russia}} [[Aleksej Alekseevič Brusilov|Aleksej Brusilov]]<br />{{flagicon|Russia}} [[Lavr Kornilov]]<br />{{flagicon|Russia}} [[Aleksandr Fëdorovič Kerenskij|Alexander Kerenskij]]<br /><hr> {{flagicon|Russian SFSR|1918}} [[Leon Trotsky]]
|Effettivi1=
|Effettivi2=
|Perdite1=
|Perdite2=
}}
{{Campagnabox teatri della prima guerra mondiale}}
{{Campagnabox Fronte Orientale Grande Guerra}}
Il '''fronte orientale''', aperto nell'agosto 1914 con l'invasione russa della [[Prussia orientale]], fu uno dei principali teatri di guerra della [[prima guerra mondiale]]. Su questo fronte si scontrarono [[Impero tedesco|Germania]] e [[Austria-Ungheria]] da una parte, a cui si affiancò la [[Regno di Bulgaria|Bulgaria]] nel 1916, e l'[[Impero russo]] dall'altra, a cui si unì per poco tempo la [[Regno di Romania|Romania]].
Contrariamente a quanto accadde sul [[Fronte occidentale (prima guerra mondiale)|fronte occidentale]], a oriente la guerra di manovra non finì mai completamente, la guerra di posizione si alternava alle manovre a livello operativo. Questo fu dovuto anche dalla conformazione geografica del territorio di combattimento: le foreste della [[Lituania]] e le vaste pianure e acquitrini della [[Polonia]], [[Ucraina]] e [[Russia]], si rivelarono troppo ampie per poter essere saturate di uomini e armi<ref>{{cita|Gundmundsson|p. 214}}.</ref>. Nell'inverno 1916-17 le divisioni tedesche tenevano settori larghi 20-30 chilometri, mentre nelle [[Fiandre]], la stessa porzione di territorio poteva essere riempita con ben otto divisioni. Ambedue i comandanti degli schieramenti si resero conto di non avere le risorse necessarie a difendere i loro settori nello stesso modo dei loro omologhi ad occidente, per cui la tattica dell'ordine aperto e lo sfruttamento degli ampi territori permisero ad entrambe le parti operazioni manovrate molto distanti dalle limitate avanzate ad occidente<ref>{{cita|Gundmundsson|p. 215}}.</ref>.
Nonostante la superiorità nelle tattiche e negli armamenti delle potenze centrali, la Russia, avvantaggiata dal suo enorme potenziale umano non fu mai completamente sconfitta sul campo. La sconfitta della Russia avvenne solamente a seguito delle rivolte interne scaturite dal malcontento generalizzato della popolazione, che scaturirono in una rivoluzione che destituì lo [[zar]] [[Nicola II di Russia|Nicola II]] e mise al potere un governo provvisorio, sostituito a seguito della [[rivoluzione d'ottobre]], da una [[Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa|repubblica socialista sovietica]], che il 3 marzo 1918 firmò il [[trattato di Brest-Litovsk]] con le potenze centrali e di fatto fece uscire la Russia dal conflitto.
== Premesse ==
Se ad occidente le scintille che avrebbero scatenato la guerra risiedevano nella volontà tedesca di competere con la [[Gran Bretagna]] sul mare e nelle colonie, e dal rancore reciproco tra [[Impero tedesco|Germania]] e [[terza repubblica francese|Francia]], ad oriente le cause scatenanti erano legate alle ambizioni di [[Austria-Ungheria]] e [[Impero russo|Russia]] di estendere i propri territori nei [[Penisola balcanica|Balcani]] e nelle ambizioni tedesche nel [[Medio Oriente]].
La Russia dello [[zar]] [[Nicola II di Russia|Nicola II]] coltivava forti ambizioni nella penisola balcanica, e si eergeva paladina di uno stato slavo, la Serbia, che lottava incessantemente per ampliare i propri confini verso il mare. D'altra parte non perdeva d'occhio nemmeno le minoranze [[slavi|slave]], [[ucraini|ucraine]], [[ruteni|rutene]] e [[polacchi|polacche]] sotto il dominio austriaco, che vedevano la Russia come la propria protettrice.
L'impero di [[Francesco Giuseppe I d'Austria|Francesco Giuseppe]] dal canto suo cercava di mantenere intatta la sua mastodontica struttura, cercando di appoggiare le esigenze delle svariate minoranze etniche al suo interno. Nel 1867, per soddisfare le richieste di tedeschi e magiari, Francesco Giuseppe era stato proclamato imperatore d'Austria e re d'Ungheria. Nella parte austriaca della monarchia duale, era stato ideato un sistema parlamentare che venisse incontro alle diverse minoranze, con la presenza di rappresentanti in sede legislativa. Tuttavia, benché non desiderassero turbare lo ''status quo'', anche gli Asburgo aspiravano a domare l'unico elemento disturbatore a sud, la [[Regno di Serbia|Serbia]], la cui espansione sembrava inarrestabile<ref>{{cita|Gilbert|pp. 17, 18}}.</ref>.
I sistemi di alleanze europee venutisi a creare nel tardo '800, erano specchio dei timori dei singoli stati. I due [[Imperi centrali]], Germania e Austria, [[Duplice alleanza|erano legati da vincoli formali]] analoghi a quelli che intercorrevano tra Russia e Francia [[Alleanza franco-russa|fin dal 1892]], le due nazioni con cui la Gran Bretagna aveva [[Triplice intesa|stretto un'alleanza]] per dirimere i contrasti, e che fece nascere negli Imperi centrali la paura di un'accerchiamento<ref>{{cita|Gilbert|p. 17}}.</ref>.
=== I rapporti con la Germania ===
Dopo la [[guerra franco-prussiana]] del 1870 [[Otto von Bismarck|Bismarck]] tentò in ogni modo di isolare la Francia nello scacchiere europeo. Il suo primo sforzo fu quello di mettere d'accordo Austria e Russia attraverso un legame comune con la Germania, cercando allo stesso tempo di assicurare un assetto pacifico nei Balcani per evitare tensioni<ref>{{cita|Hart|pp. 18, 19}}.</ref>.
Le implicazioni della [[guerra russo-turca]] del 1877 lo indussero a stipulare un'[[Duplice alleanza|alleanza difensiva con l'Austria-Ungheria]] nel 1879, e nonostante le implicazione negative che ciò avrebbe potuto avere con la Russia, nel 1881 Bismarck riuscì in un exploit diplomatico a creare l'"[[alleanza dei tre imperatori]]" unendo formalmente Russia, Germania e Austria, che si impegnava ad agire di comune accordo nei Balcani. Nel 1882 l'alleanza tra Austria e Germania fu ampliata con [[Triplice alleanza (1882)|l'ingresso dell'Italia]], mossa fatta per evitare una "pugnalata alle spalle" nel caso di guerra austro-russa<ref>{{cita|Hart|p. 19}}.</ref>.
Ma l'ascesa al trono di Guglielmo II minò immediatamente questo delicato sistema di alleanze creato da Bismarck. Il [[Trattato di controassicurazione|trattato di controassicurazione russo-tedesco]] del 1887 fu annullato e lo zar nel 1891 concluse un accordo con la Francia. Ma la mossa più provocatoria di Guglielmo fu l'intento del kaiser di assicurarsi il ruolo di "santo patrono" della Turchia, cosa che incrinò definitivamente i rapporti con la Russia che aveva su Costantinopoli grandi ambizioni<ref>{{cita|Hart|p. 25}}.</ref>. Quest'ultima non fece altro che assicurarsi rapporti d'amicizia con i nemici della Germania, accrescendo la paura di accerchiamento dell'impero di Guglielmo II, che tentò in ogni modo un riavvicinamento con lo zar, che non avvenne. La nuova divisioni in blocchi dell'Europa, non era un equilibrio stabile, bensì una semplice barriera satura di esplosivo. La paura di un conflitto indusse tutti i paesi a dare sempre maggior potere ai vertici militari che potevano utilizzare a loro discrezione gli armamenti che le stesse nazioni si affrettavano ad accrescere<ref>{{cita|Hart|p. 35}}.</ref>.
La prime scintille scoccarono nei Balcani nel 1908 e nel 1913, e coinvolsero indirettamente Russia, Austria e Germania, ognuna con pretese sui paesi balcanici.
=== La crisi bosniaca ===
{{vedi anche|Crisi bosniaca (1908-1909)}}
Regolate tutte le questioni della [[guerra turco-russa (1877 - 1878)|guerra russo-turca]] con il [[congresso di Berlino]], nel 1908 la [[Bosnia-Erzegovina]] fu ceduta all’amministrazione dell’Austria-Ungheria che, occupando la provincia ottomana, veniva così ripagata per non aver contrastato l’offensiva militare russa. Formalmente però la Bosnia-Erzegovina rimaneva dell’[[Impero Ottomano]] e la Serbia poteva ancora sperare di unire il suo territorio a quello bosniaco. Per i serbi, infatti, la Bosnia-Erzegovina rappresentava una provincia nazionale<ref>{{cita|May|pp. 577, 578}}.</ref>.
Ma la Serbia, che da decenni aveva conquistato l'indipendenza, lottava per uno sbocco al [[mare Adriatico]], precluso però dall'Austria proprio con l'annessione della Bosnia-Erzegovina, annessione che peraltro avrebbe garantito all'Austria una base di partenza per attaccare la Serbia<ref>{{cita|Gilbert|p. 18}}.</ref>.
Serbia, Montenegro e Turchia erano fortemente contrari all'annessione, ma se Costantinopoli fu convinta con concessioni a riconoscere l'annessione, la Serbia non mollava la presa spalleggiata dalla Russia ansiosa di creare disordine nell'impero asburgico<ref>{{cita|Albertini|vol. I, pp. 293, 294}}</ref>.
Solo la minaccia di un intervento tedesco contro la Russia fece desistere la Russia che il 24 marzo 1909 riconobbe la legittimità dell'annessione austriaca della Bosnia-Erzegovina<ref>{{cita|Albertini|vol. I, p. 301}}</ref>. Il 31 marzo sotto la minaccia di una mobilitazione austriaca, anche la Serbia si impegnò a mutare il corso della sua politica verso l’Austria<ref>{{cita|Albertini|vol. I, p. 307}}</ref>, Il 7 aprile raggiunto anche l’accordo col Montenegro (che grazie a [[Regno d'Italia (1861-1946)|Italia]] e [[Regno Unito|Gran Bretagna]] ottenne alcuni vantaggi di sovranità sulla costa), il ministro degli esteri austriaco [[Alois Lexa von Aehrenthal|Aehrenthal]] chiese alle potenze di riconoscere formalmente la soppressione dell’articolo 25 del [[Trattato di Berlino (1878)|trattato di Berlino]], che appunto stabiliva la sola e semplice amministrazione austriaca della Bosnia. Riconoscimento che ottenne fra il 7 ed il 19 aprile<ref>{{cita|Albertini|vol. I, pp. 307, 308}}</ref>.
Ma la miccia non si era spenta. A [[San Pietroburgo]], [[Aleksei Stepanovič Čomjakov]], il presidente della [[Duma]], assicurò l’ambasciatore serbo che in quel momento non era possibile intervenire, ma che in futuro la Russia avrebbe considerato ogni violenza fatta alla Serbia come l’inizio di un incendio europeo<ref name="Nolte123,4">{{cita libro|cognome=Nolte|nome=Ernst|wkautore=Ernst Nolte|titolo=Storia dell’Europa 1848-1918|editore=Christian Marinotti Edizioni|città=Milano|anno= 2003|id=ISBN 88-8273-022-0}}, pp. 123, 124.</ref>.
In una lettera a [[Bernhard von Bülow|von Bülow]] del [[22 giugno]] [[1909]], l’ambasciatore tedesco a [[Belgrado]] scrisse riferendosi al popolo serbo: «Il piccolo gruppo delle persone veramente colte o semicolte [...] non vuole rassegnarsi, per la sua boria nazionale offesa, ad accettare il fatto dell’annessione. Si starà, perciò, come il cacciatore alla posta, per cogliere l’istante giusto per sparare un colpo a segno». L’ambasciatore non sospettava, certo, di quale [[Attentato di Sarajevo|colpo molto concreto]] si sarebbe trattato il [[28 giugno]] [[1914]]<ref name="Nolte123,4"/>.
=== La questione balcanica ===
{{vedi anche|prima guerra balcanica|seconda guerra balcanica}}
La [[prima guerra balcanica|vittoria serba sulla Turchia]] nel 1912 rappresentò uno smacco per la Germania. Il successo militare del piccolo stato slavo metteva in repentaglio non solo il predominio austriaco nei Balcani, ma anche l'ambizione della Germania di potenza egemone in Turchia, mentre la cessione di territori ottomani alla Serbia fu vista con soddisfazione dalla Russia<ref>{{cita|Gilbert|p. 21}}.</ref>. A conclusione della seconda guerra balcanica, la difesa delle esigenze tedesche nei confronti degli slavi fu inizialmente assunta non tanto dalla Germania, ma dall'alleata Austria-Ungheria. Fu a seguito di pressioni austriache che la Turchia concesse la creazione dell'[[Regno d'Albania|Albania]] in modo tale da privare alla Serbia altri possibili territori per arrivare al mare. Cosa che nel contempo fece la Grecia, che negò l'accesso al [[mar Egeo]] annettendo la [[Tracia]] a spese della Turchia<ref>{{cita|Gilbert|p. 23}}.</ref>.
Ma la sete di territori coinvolgeva molti stati europei, l'Italia nel 1912 occupò la Libia e la Bulgaria conquistò uno sbocco nelle'Egeo, entrambe a spese della Turchia. La Serbia durante la seconda guerra balcanica occupò l'Albania conquistando temporaneamente il suo accesso al mare Adriatico; per questo il 18 ottobre 1913 l'Austria inviò un ultimatum a Belgrado intimando l'evacuazione dell'Albania entro otto giorni, i Serbi chinarono il capo. Ma il seme della guerra era ormai ben piantato, la Germania non fece nulla per impedire all'Austria un'azione di forza, come nulla fece la Russia per impedire la possibilità di un conflitto<ref>{{cita|Gilbert|pp. 24, 25}}.</ref>.
La Germania esercitò sempre un'azione di freno consigliando moderazione tra Austria e Russia, ma nello stesso tempo ampliando la sua egemonia in Turchia. Questo non piacque affatto alla Russia, che vide svanire il suo sogno di mettere mano nei Dardanelli, sogno che i suoi ministri credevano ora solo possibile con un conflitto generalizzato. Obiettivo russo era ora quello di estendere la sua influenza nei Balcani, scossa da recenti avvenimenti<ref>{{cita|Hart|p. 39}}.</ref>. Tentò quindi di conquistarsi le simpatie della Romania, cosa che preoccupò l'Austria ove le diverse etnie interne provocavano già pericolose tensioni. I governanti austriaci erano convinti che scatenare una guerra oltre i confini fosse la migliore soluzione per reprimere il malcontento dei serbi e croati nei territori annessi e dei romeni in Transilvania. Intendeva quindi usare duramente la forza contro quel serbatoio di tutte le forze di opposizione interne, la Serbia amica della Russia<ref>{{cita|Hart|p. 40}}.</ref>.
La scintilla che incendiò irrimediabilmente la miccia fu l'[[attentato di Sarajevo]]. Domenica 28 giugno 1914, il bosniaco [[Gavrilo Princip]] riuscì ad assassinare a [[Sarajevo]] l'erede al trono d'Austria-Ungheria, l'arciduca [[Francesco Ferdinando]] e la sua consorte [[Sophie Chotek von Chotkowa|Sofia di Hohenberg]], venendo immediatamente arrestato. Ne derivò una [[crisi di luglio|crisi diplomatica]] che nel giro di un mese, a causa del delicato sistema di alleanze europee, portò allo scoppio della [[prima guerra mondiale]].
Il 28 luglio 1914 l'Austria-Ungheria fece la prima mossa della guerra, dichiarando guerra alla Serbia. Così, mentre l'artiglieria austriaca teneva sotto tiro le fortificazioni serbe lungo la frontiera pronta ad aprire il fuoco in qualsiasi momento, la mattina del 29 luglio, la Russia chiamò alle armi una parte della sua enorme riserva di uomini: lo zar [[Nicola II di Russia|Nicola II]] non dichiarò guerra all'Austria, ma si limitò a ordinare una mobilitazione parziale di quasi sei milioni di uomini<ref>{{cita|Gilbert|p. 42}}.</ref>.
Anche la Germania, il 1° agosto, dichiarò guerra alla Russia in conseguenza della [[Mobilitazione|mobilitazione generale]] di quest'ultima. Il 4 agosto le truppe russe iniziarono a marciare verso la frontiera tedesca, ma per alcuni giorni il fronte non fu oggetto di grossi movimenti e scontri.
=== Uno scontro tra imperi ===
Il 20 agosto, concedendo udienza al leader ceco [[Karel Kramár]], lo zar affermò che la Russia, dopo aver sconfitto l'Austria, avrebbe visto con favore:
{{quote|la corona di San Venceslao risplendere libera e indipendente nel fulgore della corona dei Romanov"<ref name="Gilbert64"/>.}}
In lotta non erano soltanto due eserciti, ma anche due sistemi imperiali. A [[Vienna]] la prospettiva di una vittoria contro la Russia suscitava mire espansionistiche, tanto che il 12 agosto, giorno in cui la Gran Bretagna dichiarò guerra all'Austria, il governo austriaco discusse la possibilità di annettere all'impero le provincie russe della [[Polonia]] inclusa [[Varsavia]].
A tale scopo il 16 agosto le autorità austriache autorizzarono il leader polacco [[Józef Piłsudski]] a fondare a [[Cracovia]], in territorio austriaco, un comitato supremo nazionale in attesa del giorno in cui polacchi e austriaci avrebbero marciato fianco a fianco per le vie di Varsavia. Il primo contributo di Piłsudski all'Austria fu la formazione di una legione polacca composta da 10.000 uomini contro le armate russe<ref name="Gilbert64">{{cita|Gilbert|p. 64}}.</ref>.
Questi soldati polacchi speravano che la vittoria austriaca sulla Russia avrebbe favorito la rinascita si una Polonia indipendente. Lo stesso fecero i russi verso la popolazione polacca sotto i suoi domini, e venne costituita anche in questo caso una legione polacca, la Pulawy, che avrebbe combattuto come un'entità distinta all'interno delle'esercito zarista. Paradossalmente i polacchi combatterono contro altri polacchi con le stesse motivazioni, ma in schieramenti diversi<ref>{{cita|Gilbert|p. 105}}.</ref>.
Il 19 agosto la Russia pubblicò due manifesti; con il primo prometteva a guerra conclusa, una Polonia libera per religione, lingua e governo, con il secondo incitava tutti i popoli soggetti all'Austria-Ungheria a sollevarsi e proclamarsi indipendenti<ref>{{cita|Gilbert|p. 106}}.</ref>.
== Piani contrapposti ==
[[File:Bundesarchiv Bild 183-S34205, Ostfront, Nachschub-Kolonne.jpg|thumb|left|Colonna dei rifornimenti tedesca in marcia verso il fronte.]]
[[File:Russianinfrail.jpg|thumb|left|Soldati russi in avanzata verso il confine prussiano.]]
Sul fronte russo i piani operativi all'inizio del conflitto erano molto meno elaborati e più fluidi di quanto pianificato sul [[Fronte occidentale (prima guerra mondiale)|fronte occidentale]], anche se poi, l'alternarsi degli avvenimenti sottopose a grossi cambiamenti anche il fronte orientale.
La condizione più prevedibile del fronte fu la conformazione geografica, mentre la meno prevedibile fu l'inaspettato ritmo di concentrazione e mobilitazione delle forze zariste<ref>{{cita|Hart|p. 78}}.</ref>.
La [[Nazione della Vistola|Polonia russa]] era una lunga striscia di terra che partendo dalla Russia si proiettava ad ovest fiancheggiata su tre lati da territori tedeschi e austriaci: sul lato settentrionale la [[Prussia orientale]] affacciata sul [[mar Baltico]]; sul lato meridionale la provincia austriaca della [[Galizia (Europa centrale)|Galizia]], con a su i [[Carpazi]] che sbarravano l'accesso alla pianura ungherese; a ovest infine, il territorio tedesco della [[Slesia]]<ref>{{cita|Hart|pp. 78, 79}}.</ref>.
Poiché le provincie austriache e tedesche al confine con la Russia erano dotate di una fitta rete ferroviaria, mentre la Polonia e la stessa Russia avevano un sistema di comunicazioni piuttosto scarso, in quanto a capacità di concentrazione e movimento, le armate austro-tedesche avrebbero potuto fronteggiare i russi in una situazione di notevole vantaggio. Ma a parti invertite, un'offensiva degli Imperi centrali in Polonia e Russia avrebbe fatto perdere questo vantaggio agli attaccanti. La strategia più vantaggiosa era dunque quella di attirare i russi in una regione che si prestasse per sferrare un potente colpo d'incontro anziché quella di assumere direttamente l'offensiva. Unico inconveniente di questa strategia è che in questo modo veniva concesso alla Russia il tempo di mettere in moto la sua immensa macchina da guerra<ref name="Hart79">{{cita|Hart|p. 79}}.</ref>.
Ambedue i paesi conveniva che il problema era tenere sotto scacco i russi fino a quando i tedeschi non avessero distrutto le forze francesi ad occidente; ultimata questa parte della campagna, i tedeschi avrebbero potuto spostare le proprie forze a est e affiancarle a quelle austro-ungariche per sferrare il colpo decisivo contro i russi. Ma verteva una divergenza sui metodi. I tedeschi preoccupati di concludere rapidamente le operazioni in Francia, desideravano lasciare a est appena il minimo indispensabile di forze, mentre gli austriaci, influenzati dal capo di stato maggiore [[Conrad von Hötzendorf]], erano impazienti di scardinare la macchina bellica russa con una violenta offensiva. Poichè tale strategia consentiva comunque di tenere impegnati i russi in attesa della fine delle operazioni in Francia, von Moltke finì con l'accettarla<ref name="Hart79"/>.
Il piano di Conrad prevedeva un'offensiva a nord-est contro la Polonia sferrata da due armate, protette da altre due sulla destra, ancora più a est. Secondo il piano, simultaneamente all'offensiva austriaca i tedeschi avrebbero dovuto attaccaredalla Prussia orientale verso sud-est. Convergendo, i due eserciti avrebbero isolato le forze russe avanzate nella striscia polacca, ma Conrad non riuscì a convincere von Moltke ad assegnare per questo sforzo offensivo forze sufficienti<ref>{{cita|Hart|pp. 79, 80}}.</ref>.
Anche i russi furono influenzati dalla volontà degli Alleati; per motivi sia militari che etnici, il comando russo desiderava concentrare le proprie forze inizialmente contro l'Austria-Ungheria, approfittando del momento di cui la Germania impegnata a occidente non avrebbe potuto aiutare in modo deciso l'alleato. Quindi dopo aver sconfitto l'Austria e mobilitato tutti i potenziali effettivi, la Russia si sarebbe rivolta contro la stessa Germania.
La Francia però, ansiosa di contenere la pressione tedesca ad ovest, sollecitò i russi di sferrare anche un'offensiva simultanea contro la Germania, spingendoli così in una offensiva a cui non erano preparati nè numericamente nè sotto l'aspetto organizzativo<ref name="Hart81">{{cita|Hart|p. 81}}.</ref>.
La Russia preparò quindi la propria strategia che prevedeva un attacco con due armate a sud, contro l'Austria-Ungheria, mentre a nord, altre due armate avrebbero attaccato la Prussia orientale attaccando le esigue forze tedesche. La Russia, la cui proverbiale lentezza organizzativa avrebbe consigliato una strategia cauta, stava per rompere gli indugi lanciandosi in un'operazione che sarebbe stata congeniale ad un'esercito dotato di grande mobilità e con un'efficente organizzazione, il quale non era l'esercito russo<ref name="Hart81"/>.
== Si aprono le ostilità ==
{{vedi anche|crisi di luglio}}
Il 14 agosto le forze tedesche erano già ad 80 chilometri da [[Varsavia]] all'inseguimento dei russi in ritirata, ma lo zar Nicola credeva ancora di poter vincere la guerra, e di vincerla rapidamente; le truppe zariste furono fatte avanzare a tutta velocità direttamente su [[Vienna]] e [[Berlino]]<ref>{{cita|Gilbert|pp. 64-67}}.</ref>.
Il 17 due armate russe, una comandata dal generale [[Paul von Rennenkampf|Rennenkampf]] e l'altra dal generale [[Aleksandr Vasil'evič Samsonov|Samsonov]], cominciarono ad avanzare nella [[Prussia orientale]]. A contrastarle trovarono il 1° corpo d'armata tedesco comandanto dal generale François, che si [[Battaglia di Stallupönen|scontrò a Stallupönen]] con Samsonov, facendo 3000 prigionieri prima di ritirarsi su posizioni meglio difendibili<ref name="Gilbert68"/>.
In ossequio ai piani e alle richieste degli Alleati, le armate zariste attaccarono improvvisamente sia in Prussia orientale che in direzione Vienna, cercando di sorprendere gli imperi nemici sperando in una rapida vittoria.
=== L'invasione della Prussia ===
{{vedi anche|battaglia di Stallupönen|battaglia di Gumbinnen}}
[[File:Registration of German POWs.jpg|thumb|Prigionieri tedeschi mentre vengono registrati da sottufficiali russi.]]
Il 19 agosto Rennenkampf [[battaglia di Gumbinnen|si scontrò a Gumbinnen]] col grosso dell'8 armata di Prittwitz, due giorni dopo lo stesso comandante tedesco fu informato che la 2 armata russa agli ordini di Samsonov aveva attraversato, alle sue spalle, la frontiera meridionale della Prussia orientale, ed era fronteggiata da sole tre divisioni<ref>{{cita|Hart|p. 105}}.</ref>. Il comandante in capo delle forze tedesche in Prussia orientale, generale [[Maximilian von Prittwitz]], preso dal panico comunicò a François della necessità di ritirarsi fino alla [[Vistola]], lasciando così sguarnita l'intera Prussia orientale, dubitando anche di poter resistere sulla linea della Vistola<ref name="Gilbert68">{{cita|Gilbert|p. 68}}.</ref>.
Per scongiurare la possibilità di essere incalzati durante la ritirata, il colonnello [[Max Hoffmann]] sottolineò che era necessario sferrare un'offensiva vittoriosa prima di poter ripiegare senza essere continuamente minacciati dalle preponderanti forze russe. Hoffmann voleva che Prittwitz impiegasse le sue truppe contro una delle due armate russe, ma al comandante tedesco era ormai venuta meno la volontà di combattere e il 22 agosto fu destituito, e fu allora che [[Helmuth von Moltke|von Moltke]] richiamò il sessantasettenne generale [[Paul von Hindenburg]], ormai in pensione, e gli affidò le armate orientali, assegnandogli come stato maggiore il [[battaglia di Liegi|vincitore di Liegi]], generale [[Erich Ludendorff]]<ref name="Gilbert68"/>.
Questa fu la prova che i tedeschi sbagliarono i loro calcoli; la macchina bellica russa fu tutt'altro che lenta, e bisognava combattere con la massima intensità anche a oriente prima di poter riportare una decisiva vittoria tattica ad occidente. Giunto ad oriente Ludendorff capì che Hoffmann aveva già impostato le basi per una vittoria, ma le due armate russe erano ormai penetrate in profondità nella provincia, minacciandone la capitale [[Königsberg]]<ref name="Gilbert6869"/>.
=== Il contrattacco tedesco ===
[[File:Usau4.jpg|thumb|Cadaveri di soldati russi dopo la battaglia di Usdau, attorno a Tannenberg, 17 agosto 1914.]]
[[File:Russian prisoners tannenberg.jpg|thumb|Prigionieri russi e pezzi d'artiglieria campale catturati a [[Tannenberg]] dai tedeschi.]]
{{vedi anche|battaglia di Tannenberg|prima battaglia dei laghi Masuri}}
Il 26 agosto le truppe zariste entrarono a [[Rastenburg]], e il giorno seguente iniziarono i combattimenti intorno ai [[Terra dei laghi della Masuria|laghi Masuri]], nei pressi dei villaggi di [[Frögenau]] e di [[Tannenberg]]. Ludendorff ebbe un cedimento, tanto che propose di far ritirare François e di sospendere i piani di accerchiamento delle truppe di Samsonov ideati da Hoffmann<ref name="Gilbert6869">{{cita|Gilbert|pp. 68, 69}}.</ref>.
Hindenburg decise comunque di continuare il piano avviato dal colonnello Hoffmann, e i combattimenti continuarono. La mattina del 28 agosto Ludendorff ordinò a François di arrestare l'avanzata e inviare le sue truppe a rinforzo in un settore indebolito del fronte. Ma questi disobbedì agli ordini continuando ad incalzare i russi. Fu proprio per questa disobbedienza che consentì a Ludendorff di ottenere nei giorni seguenti una vittoria schiacciante. Il 30 l'armata di Samsonov era ormai sconfitta, decine di migliaia di soldati russi erano in rotta; dopo 28 giorni di grandi sconvolgimenti la Prussia orientale tornava interamente nelle mani della Germania<ref>{{cita|Gilbert|p. 69}}.</ref>.
I russi lasciarono oltre 30.000 morti sul campo, tra di loro lo stesso generale Samsonov<ref>Dopo aver lasciato [[Neidenburg]] per seguire da vicino le operazioni, Samsonov finì per essere travolto dal caos della ritirata. Incapace di fare qualsiasi cosa, il 28, a cavallo, si diresse verso sud smarrendosi nelle foreste; scesa l'oscurità si ritirò in disparte e senza che nessuno degli uomini si accorse della sua mancanza, piuttosto che sopravvivere al disastro si uccise con un colpo alla testa. Vedi: {{cita|Hart|p. 156}}.</ref>, mentre i tedeschi catturarono circa 125.000 prigionieri, 500 cannoni e diverse migliaia di cavalli. Ludendorff, su suggerimento di Hoffmann, vergò il dispaccio al Kaiser datandolo invece che da Frögenau, da Tannenberg, il luogo dove cinque secoli prima i cavalieri teutonici erano stati massacrati da soverchianti forze slave e lituane<ref>{{cita|Gilbert|pp. 69, 70}}.</ref>.
Ma l'effetto Tannenberg fu sminuito dal fatto che sul fronte meridionale, in Galizia, la bilancia cominciava a pendere a sfavore delle potenze centrali.
La battaglia, che passò alla storia con il nome di [[battaglia di Tannenberg]], fu definita dal generale e storico [[Edmund Ironside]] come:
{{quote|la più grave delle sconfitte subite da tutti i contendenti durante la guerra<ref>{{cita|Gilbert|p. 70}}.</ref>.}}
La battaglia di Tannenberg non fu una seconda [[battaglia di Canne|Canne]] ben pianificata, come molti hanno sostenuto. L'obiettivo iniziale della battaglia era quello di arrestare l'invasione, e non circondare l'esercito russo. L'idea di un duplice accerchiamento fu concepita solo in un secondo tempo e fu realizzabile dalla persistente passività di Rennenkampf<ref>{{cita|Hart|p. 158}}.</ref>.
=== L'attacco alla Galizia ===
{{vedi anche|battaglia di Galizia}}
Nei settori a sud-est del fronte, gli austriaci non ebbero altrettanto successo, anche perché furono costretti ad affrontare forze preponderanti. L'offensiva della 1ª e della 4ª armata austriache in Polonia aveva in un primo tempo realizzato qualche progresso, ma questo esiguo vantaggio fu ben presto completamente annullato dalla 3ª e dall'8ª armata russe che attaccarono il fianco destro austriaco coperto dalle deboli 2ª e 3ª armata<ref>{{cita|Hart|p. 107}}.</ref>. Il 18 agosto quando penetrò nella [[Galizia (Europa centrale)|Galizia]] austriaca, il generale russo [[Aleksej Brusilov]] aveva al comando trentacinque divisioni di fanteria, che impegnarono fin da subito molto duramente de truppe di [[Francesco Giuseppe I d'Austria|Francesco Giuseppe]], già peraltro duramente impegnate in Serbia<ref>{{cita|Gilbert|p. 71}}.</ref>.
Mentre i tedeschi [[prima battaglia della Marna|venivano fermati dai francesi]] sulla [[Marna]] abbandonando così ogni velleità di una rapida vittoria, gli austriaci si battevano per non essere ricacciati dai russi oltre la frontiera della Galizia. Il 10, mentre i francesi iniziarono ad inseguire i tedeschi che ripiegavano dalla Marna, a [[Kraśnik]], nella Polonia russa, a un passo dal confine, i russi sconfissero gli austriaci penetrati in forze nel loro territorio. Più a sud, un'altra offensiva russa nella Galizia austriaca, Conrad fu costretto a far ritirare le proprie truppe quasi fino alle porte di [[Cracovia]], allora in territorio austro-ungarico<ref>{{cita|Hart|pp. 106, 107}}.</ref>. Così scrisse il 13 settembre il filosofo [[Ludwig Wittgenstein]], volontario inquadrato nelle file austro-ungariche spedite sul fronte orientale:
{{quote|Oggi, alle prime ore del mattino, abbiamo abbandonato la nave con tutto il carico [...] i russi ci stanno alle calcagna. Ho assistito a scene atroci. Non chiudo occhio da trenta ore, sono debolissimo e non c'è da sperare in nessun aiuto esterno|dal diario di [[Ludwig Wittgenstein]]<ref>{{cita|Gilbert|p. 104}}.</ref>.}}
Mentre gli austriaci erano in grosse difficoltà, i tedeschi dopo Tannenberg continuarono lentamente ad avanzare nelle provincie polacche annesse alla Russia dal 1700, grazie al contributo strategico di Hoffmann e dall'azione coordinata di Hindenburg e Ludendorff. Mano a mano che i tedeschi penetravano in Polonia, i russi schiacciavano gli austriaci in Galizia. In Polonia la popolazione locale iniziò a perseguitare e infierire contro la i residenti ebrei che pure vivevano in quelle zone da secoli. Botteghe, case, sinagoghe vennero saccheggiate, e quasi ogni giorno venivano impiccati ebrei accusati di patteggiare per i tedeschi; che 250.000 ebrei prestassero servizio per l'esercito russo non bastava a vincere i pregiudizi. Migliaia di ebrei furono costretti ad abbandonare le proprie case e rifugiarsi all'interno del territorio russo, lontano dal fanatismo che imperiava nelle zone di guerra<ref>{{cita|Gilbert|pp. 133, 134}}.</ref>.
Quanto stava accadendo costrinse i tedeschi ad accorrere in aiuto dell'alleato; il grosso delle forze dislocate in Prussia orientale fu raggruppato in una nuova 9ª armata e spedito nell'angolo sud-occidentale della Polonia, da dove, in collegamento con una nuova offensiva austriaca, cominciò ad avanzare verso Varsavia. Ma i russi stavano ormai mobilitando il loro enorme potenziale umano, e raggruppando le loro forze sferrarono un violento contrattacco che respinse il tentativo austro-tedesco, accingendosi ad invadere la Slesia in forze<ref name="Hart107">{{cita|Hart|p. 107}}.</ref>.
=== Rapidi capovolgimenti di fronte ===
{{vedi anche|battaglia della Vistola|battaglia di Łódź|battaglia di Limanowa}}
[[File:EasternFront1914b.jpg|thumb|left|L'attacco della 9ª armata russa al fianco destro delle forze russe, in quella che verrà ricordata come la [[battaglia di Łódź]].]]
Il granduca Nicola costituì un'enorme falange si sette armate - tre schierate nel mezzo e due per parte a proteggere i fianchi. Un'altra armata, la 10ª, aveva invaso l'estremità più a est della Prussia orientale e stava impegnando le deboli forze tedesche schierate in quel settore. Gli Alleati speravano che il "rullo compressore" russo iniziasse la sua poderosa avanzata. In Prussia Hindenburg, Ludendorff e Hoffmann misero a punto un piano basato sul sistema di linee ferroviarie che avrebbero consentito alle forze tedesche di spostarsi rapidamente lungo il fronte. Ritirandosi davanti ai russi, la 9ª armata riuscì inoltre a rallentare l'avanzata nemica distruggendo sistematicamente le già scarse linee di comunicazione esistenti in Polonia<ref name="Hart107"/>.
Raggiunta la propria frontiera con largo anticipo sui russi, l'11 novembre, con il fianco sinistro protetto dalla Vistola la 9ª armata sferrò un poderoso attacco verso sud-est contro il punto di congiunzione tra la 1ª e la 2ª armata russa che proteggevano il fianco destro delle forze russe. Dopo aver separato le due armate, Ludendorff spinse il cuneo a fondo costringendo la prima armata a ripiegare su Varsavia e riuscendo quasi ad infliggere una seconda Tannenberg alla 2ª armata. Essa venne praticamente [[battaglia di Łódź|circondata nei pressi di Łódź]]<ref>Per la vittoria di Łódź, Hindenburg fu nominato feldmaresciallo. Vedi {{cita|Gilbert|p. 139}}.</ref> prima che la 5ª armata giunse a suo soccorso, e i tedeschi rischiarono di subire la stessa sorte che avrebbe dovuto infliggere ai russi, ma riuscirono ad aprirsi un varco e ricongiungersi col grosso delle forze tedesche<ref>{{cita|Hart|p. 108}}.</ref>.
Nel giro di una settimana altri quattro corpi d'armata tedeschi arrivarono da occidente, dove l'attacco di Ypres si concluse con un fallimento; anche se ormai l'occasione per sfruttare il successo, Ludendorff riuscì ad utilizzare le nuove forze per ricacciare ancora più indietro i russi, i quali furono costretti a ripiegare sulla linea dei fiumi [[Bzura]] e [[Ravka]], davanti a Varsavia. Gli insuccessi subiti e la mancanza di rifornimenti e scorte indussero lo zar Nicola a sospendere i combattimenti ancora in corso nei pressi di Cracovia, e a ripiegare su linee trincerate invernali predisposte lungo i fiumi Nida e Dunajec, lasciando in mano nemica la "striscia" polacca. Entrambi gli schieramenti ad est giunsero ad un punto morto, con le forze attestate in solide linee trincerate<ref>{{cita|Hart|pp. 108, 109}}.</ref>.
Sul fronte meridionale i russi penetrarono in breve tempo nella Slesia austriaca e per la seconda volta in Ungheria. Il 26 novembre Conrad propose di istituire la legge marziale in [[Boemia]], [[Moravia]] e [[Slesia]], alle minoranze etniche dell'impero, per prevenire insurrezioni che approfittassero della debolezza dell'impero austriaco, ma la proposta fu respinta da Francesco Giuseppe<ref name="Gilbert140">{{cita|Gilbert|p. 140}}.</ref>.
Con un [[battaglia di Limanowa|contrattacco a Limanowa]] gli austriaci ricacciarono indietro i russi dai Carpazi e dalla città di [[Bartfeld]], in Ungheria, allontanando le minacce che volevano la Polonia austriaca sull'orlo di cedere. Con l'inverno alle porte e le temperatura in rapida discesa il fronte si immobilizzò sulle queste posizioni. Il 1° dicembre in Russia vennero mobilitati gli studenti, che se da una parte ingrossavano le file dell'esercito, dall'altra spalancava le porte dell'esercito agli agitatori bolscevichi che si annidavano tra gli stessi studenti<ref name="Gilbert140"/>.
== Il secondo anno di guerra ==
[[File:Gorlice bitwa.jpg|thumb|Assembramento di soldati tedeschi in attesa dell'ordine di penetrazione nell'abitato di [[Gorlice]].]]
[[File:Pontón-vístula--russiabalkansdar00fort.png|thumb|Forze russe si preparano ad attraversare la [[Vistola]], 1915 circa.]]
A oriente come ad occidente il problema principale fu quello di trovare una soluzione allo stallo del fronte, e i tedeschi furono i primi a cercare una soluzione. Il 31 gennaio i tedeschi [[Battaglia di Bolimów|sperimentarono a Bolimów]] il [[gas lacrimogeno]], ma l'effetto andò a vuoto per l'effetto neutralizzante del freddo<ref>{{cita|Hart|p. 178}}.</ref>.
Sul fronte orientale i combattimenti continuavano con dimensioni gigantesche. Il 22 febbraio quando i tedeschi espugnarono [[Przasnysz]] fecero prigionieri 10.000 russi, per poi lasciarne oltre 5.000 appena tre giorni dopo quando la città fu riconquistata dai russi<ref>{{cita|Gilbert|p. 168}}.</ref>.
Il 22 aprile [[seconda battaglia di Ypres|sferrarono ad Ypres]] una nuova offensiva ad occidente con l'impiego della nuova [[armi chimiche|arma chimica]]. Questo primo attacco fu di natura sperimentale, non tattica; giacché inizialmente i tedeschi non avevano preso nemmeno in considerazione di entrare a Ypres, le riserve di granate a gas erano troppo limitate per sfruttare il successo<ref>{{cita|Gudmundsson|p. 181}}.</ref>. Gli Alleati, di tutta risposta contrattaccarono frettolosamente; i francesi [[seconda battaglia dell'Artois|tra Lens e Arras]] e i britannici [[battaglia del crinale di Aubers|sul crinale di Aubers]]. Le controffensive alleate si infransero penosamente contro le difese tedesche, e ciò convinse Falkenhayn che il fronte avrebbe potuto tranquillamente reggere mentre ad ovest venivano messi in opera i piani di attacco contro la Polonia russa<ref>{{cita|Hart|p. 180}}.</ref>.
=== Le offensive tedesche ===
{{vedi anche|seconda battaglia dei laghi Masuri|offensiva di Gorlice-Tarnów}}
Lo scopo di Falkenhayn era quello di alleggerire la pressione sul fronte austriaco e allo stesso tempo ridurre le capacità offensive della Russia. Per fare questo, Conrad propose, e Falkenhayn accettò, un piano per sfondare al centro dello schieramento russo nel settore del fiume [[Dunajec]], tra l'alto corso della Vistola e i Carpazi, punto in cui erano presenti pochi ostacoli naturali.
L'operazione fu affidata ad [[August von Mackensen]], il cui capo di stato maggiore e "cervello guida" era [[Hans von Seeckt]], l'uomo che dopo la guerra avrebbe ricostruito l'esercito tedesco<ref>{{cita|Hart|pp. 180, 181}}.</ref>.
Al comando dell'[[11. Armee (Deutsches Heer)|11ª armata]] tedesca e alla 4ª armata austro-ungarica, il duo Mackensen-Seeckt preparò il piano di sfondamento [[Offensiva di Gorlice-Tarnów|contro i russi a Gorlice]], in Galizia, che si risolse nella più grande vittoria tedesca della guerra<ref name="Corum81">{{cita|Corum|p. 81}}.</ref>. Lungo un fronte di 40 chilometri presidiato da sei divisioni russe, i tedeschi concentrarono in gran segreto quattordici divisioni e 1.500 pezzi d'artiglieria; dopo un breve ma intenso cannoneggiamento, il 2 maggio 1915 l'11ª armata aprì una breccia nella linea russa. Anziché piegare di lato e avvolgere sui fianchi i russi, l'armata continuò ad avanzare in profondità nelle retrovie nemiche. In dodici giorni le truppe attaccanti si spinsero avanti di quasi 130 chilometri, sfondando la nuova linea difensiva sul fiume [[San (fiume)|San]]. Non più tardi del 22 giugno la Russia aveva perduto l'intera Galizia e 400.000 uomini finiti in gran parte prigionieri<ref name="Corum81"/>, mentre i tedeschi avanzarono fino a [[Przemysl]] e [[Lemberg]] riuscendo a spezzare il fronte russo in due tronconi<ref name="Hart182">{{cita|Hart|p. 182}}.</ref>.
Ma le enormi risorse umane disponibili in Russia permisero in breve tempo di rimpiazzare le 400.000 perdite, per cui Falkenhayn cedette alle richieste di von Seeckt di continuare l'offensiva, seppur con obiettivi limitati, ma impose un cambiamento di rotta. Invece di continuare verso est, von Mackensen dovette dirigere le sue truppe verso nord risalendo l'ampio territorio tra il [[Bug Occidentale|Bug]] e la [[Vistola]] ove era schierato il grosso delle truppe russe. Congiuntamente a questa manovra, Hindenburg ricevette l'ordine di attaccare dalla Prussia orientale verso sud-est, oltre il [[Narew (fiume)|Narew]], in direzione del Bug circondando Varsavia<ref name="Hart182"/>. Ludendorff respinse il piano perché temeva che la manovra avrebbe sì schiacciato le ali dell'esercito russo, ma non avrebbe chiuso la direttrice di ritirata delle forze russe; propose quindi una manovra a tenaglia di più larghe vedute, in direzione [[Vilna]] e [[Minsk]] per intrappolare, aggirando, l'esercito russo. Falkenhayn la respinse temendo che richiedesse una maggior quantità di truppe e un maggior impegno. I risultati dettero ragione a Ludendorff; il granduca riuscì a districare le sue truppe dal saliente di Varsavia prima che la tenaglia tedesca potesse chiudersi<ref name="Hart182"/>.
=== La grande ritirata dell'esercito russo ===
[[File:Russian Troops NGM-v31-p379.jpg|thumb|upright|Trincea russa piena di uomini in attesa dell'attacco tedesco, durante le fasi della concitata ritirata.]]
{{vedi anche|Grande ritirata (Russia){{!}}Grande ritirata}}
Nonostante tutto, a metà agosto i tedeschi avevano fatto 750.000 prigionieri e occupato l'intera Polonia e Falkenhayn decise di sospendere le operazioni su vasta scala sul fronte orientale. Concordata l'entrata in guerra della [[Bulgaria]], il comandante supremo dell'esercito tedesco decise che era ora di appoggiare l'attacco congiunto austro-bulgaro contro la Serbia e allo stesso tempo trasferire nuove truppe ad occidente per contenere la prevista [[Seconda battaglia della Champagne|offensiva francese di settembre]] nello [[Champagne (provincia)|Champagne]]. Mackensen fu inviato in Serbia e Ludendorff ebbe il consenso ad attuare l'operazione verso Vilna, ma senza ulteriori appoggi che non siano state le truppe già a sua disposizione<ref>{{cita|Hart|pp. 183, 184}}.</ref>.
Ludendorff iniziò la sua offensiva il 9 settembre, quando i due grandi cunei formati dall'armata dall'8ª armata di [[Otto von Below]] (subentrato a François) e della 10ª armata di [[Hermann von Eichhorn]], si aprirono un varco nelle linee russe, l'una a est verso [[Dvinsk]] e l'altra a sud-est verso Vilna. I russi furono ricacciati indietro fino ai pressi di Minsk, ma l'esiguità delle forze tedesche contrapposta al sempre maggiore concentramento russo, imposero a Ludendorff di sospendere l'offensiva. Il successo dell'operazione dimostrò la grossa possibilità di successo di un attacco sferrato in forze alla Russia, annientandone la potenza militare con un minore impiego di truppe. Ma la cauta strategia di Falkenhayn si sarebbe dimostrata azzardata, ritardando di due anni l'uscita di scena della Russia, che al contrario si sarebbe potuta liquidare con un maggior impegno consentndo quindi di concentrare le truppe ad occidente ben prima di quando effettivamente avvenne<ref>{{cita|Hart|p. 184}}.</ref>.
Alla fine di settembre, dopo una lunga serie di attacchi tedeschi atti ad accerchiare ed isolare i russi in ritirata, questa ritirata di arrestò definitivamente lungo una linea dritta che correva da [[Riga]] sul Baltico, a Czernowitz sulla frontiera con la Romania. Le forze russe aveva pagato un prezzo rovinoso, mentre gli Alleati fecero ben poco per ripagare il sacrifico che la Russia fece nel 1914 durante le prime fasi della guerra<ref>{{cita|Hart|p. 185}}.</ref>.
Parallelamente alla ritirata dei soldati, anche la popolazione civile scappava dalle zone di guerra il che moltiplicava il caos e le difficoltà nelle retrovie. Migliaia e migliaia di rifugiati si dirigevano ad est per necessità e paura visto che la tattica della terra bruciata messa in atto dalle truppe russe in ritirata, oltre che danneggiare i tedeschi, colpiva anche la popolazione russa e polacca<ref>{{cita|Gilbert|p. 250}}.</ref>.
=== La situazione interna alla Russia ===
[[File:Russian Wounded NGM-v31-p369-B.jpg|thumb|left|Feriti russi evacuati dalla prima linea, la mancanza di veicoli motorizzati e armi adeguate creò non pochi problemi contro le meglio armate forze tedesche.]]
A seguito della lunga ritirata, in Russia lo scontento dell'esercito assumeva le forme più svariate. Il 24 settembre 500 riservisti attaccarono la polizia alla stazione ferroviaria di [[Pietrogrado]] per protesta contro la sospensione dell'attività della [[Duma]]. Altre manifestazioni avvennero in luoghi molto distanti dal fronte; a [[Rostov]] sul [[Don]], e ad [[Astraham]] si furono le prime manifestazioni contro la guerra. Cinque giorni dopo a [[Orša]] ci fu una sollevazione di 2500 soldati convalescenti, persino i feriti si levavano contro la guerra, alla quale, una volta guariti sarebbero stati spediti<ref>{{cita|Gilbert|p. 243}}.</ref>.
A [[Helsinki]] marinai russi della corazzata {{nave||Gangut|nave da battaglia 1911|2}} e dell'incrociatore {{nave||Rurik|incrociatore 1906|2}} protestarono contro la pessima qualità del cibo e la severità degli ufficiali; ne vennero arrestati 50. Il ministro delle finanze russo [[Petr Bark]] si precipitò in Francia alla ricerca di crediti per sostenere il conflitto, e per paura di un'uscita russa dal conflitto a causa dei problemi economici, [[Raymond Poincaré]] accettò cospicui prestiti. La Russia continuò così a combattere e i suoi debiti ad aumentare<ref>{{cita|Gilbert|p. 256}}.</ref>.
Ma la Russia necessitava anche di materie prime e prodotti finiti, così fece richieste a Giappone, Gran Bretagna e Stati Uniti. Molti dei materiali in arrivo per la Russia sbarcavano ad [[Arcangelo (città)|Arcangelo]] nel [[Mar Bianco]], e le difficoltà in questo caso consistevano nel far arrivare i rifornimenti da quella remota località, fino a Pietrogrado. Altro porto in cui affluivano i rifornimenti Alleati era [[Murmansk]], anche in questo caso le difficoltà di collegare il porto a Pietrogrado furono moltissime, e gli operai impegnati ad ampliare i collegamenti ferroviari disertavano sempre più spesso. Si decise quindi di impiegare i prigionieri di guerra tedeschi e austriaci; 15.000 furono inviati ai lavori nella ferrovia, ma ci volle oltre un anno per completare la linea, che alla fine dei conti migliorò di poco i collegamenti<ref>{{cita|Gilbert|pp. 257, 258}}.</ref>.
Il 18 settembre in tedeschi entrarono a Vilnus facendo 22.000 prigionieri, due settimane dopo il quartier generale tedesco si spostò a [[Kovno]] da dove nel 1812 Napoleone osservò le proprie truppe attraversare il Niemen dirette verso [[Mosca]].
Il trasferimento di Ludendorff a Kovno fu dettato anche dal rancore contro la Russia, la quale aveva escluso la Germania dai paesi baltici. Il suo progetto prevedeva che alla fine del conflitto la [[Lituania]] e la [[Curlandia]] fossero governate da un principato tedesco e vi insediassero coloni tedeschi. La germanizzazione dei territori conquistati venne avviata subito; polacchi, lettoni e lituani furono sottoposti alla [[legge marziale]] mentre i cittadini di oregine tedesca furono nettamente favoriti. Fu vietata l'attività politica e i comizi, i giornali furono censurati, i tribunali presieduti da giudici tedeschi e gli organi amministrativi furono messi sotto controllo dell'esercito<ref>{{cita|Gilbert|pp. 241, 242}}.</ref>.
== Il terzo anno di guerra ==
{{vedi anche|offensiva del lago Naroch}}
[[File:Russian front gas attack.jpg|thumb|Un attacco tedesco con i gas sul fronte orientale visto da un aereo da ricognizione russo.]]
{{quote|La distruzione della macchina bellica russa è fuori questione|[[Conrad von Hötzendorf]]<ref name="Gilbert277">{{cita|Gilbert|p. 277}}.</ref>}}
Come nell'anno precedente l'inverno bloccò le operazione nel fronte orientale, limitate a piccole azioni di pattugliamento e scontri occasionali. Gli Imperi centrali controllavano il territorio conquistavano ma i problemi nacquero, più che al fronte, all'interno degli stessi paesi occupanti. L'Austria-Ungheria assunse nei confronti delle minoranze al suo interno un atteggiamento autoritario; a gennaio il tedesco fu proclamata lingua ufficiale della Boemia. Nelle strade di Praga la polizia metteva mano al manganello ogni qual volta sentiva parlare ceco. Ma a Vienna i militari erano ben consapevoli dei grossi problemi che la guerra creava, sopratutto perché l'esercito russo nonostante i rovesci subiti, continuava a battersi con tenacia nei Carpazi<ref name="Gilbert277"/>.
Sollevati dalla conclusione delle [[campagna dei Dardanelli|operazioni degli Alleati a Gallipoli]], i turchi trasferirono contro i britannici in Mesopotamia 36.000 soldati. Ma sul fronte del Caucaso il comandante russo [[Nikolaj Nikolaevič Judenič]], nonostante il freddo intenso che provocò sintomi di assideramento a circa 2000 uomini, costrinse i turchi ad [[Offensiva di Erzurum|arretrare fino a Erzurum]]. Le truppe zariste fecero 5000 prigionieri, continuando ad incalzare i turchi verso ovest. Erano vittorie in terre remote, ma servirono ai russi a risollevare il morale<ref>{{cita|Gilbert|p. 280}}.</ref>.
Alla fine di febbraio del 1916, ad occidente, Falkenhayn iniziò la sua [[Battaglia di Verdun|offensiva a Verdun]] con l'intenzione di dissanguare l'esercito francese, egli intendeva usare l'artiglieria per uccidere quanti più soldati francesi possibile, spingendo così la Francia a rinunciare all'alleanza con la Gran Bretagna e a cercare una pace separata<ref>{{cita|Gudmundsson|p. 149}}.</ref>. Subito i comandi francesi fecero pressioni alla Russia di sferrare un attacco di alleggerimento per dirottare forze tedesche a est.
I russi quindi attaccarono [[Offensiva del lago Naroch|presso il lago Naroch]] ma dovettero ritirarsi perdendo all'incirca 12.000 uomini congelati. Il 14 aprile terminò la battaglia e il generale Brusilov presentò il piano di una grande offensiva sa sferrare in maggio: cominciò a studiare i dettagli mentre i britannici si preparavano per la campagna di luglio [[battaglia della Somme|sulla Somme]]<ref>{{cita|Gilbert|p. 293}}.</ref>.
Se le truppe fossero davvero in grado di lanciare una nuova grande offensiva è una questione ancora aperta; il 10 aprile, giorno della Pasqua ortodossa, sul fronte austriaco si erano verificati episodi di tregua spontanea e in quel giorno di solenni celebrazioni i soldati di quattro reggimenti russi avevano attraversato le linee austriache per fraternizzare con il nemico. Gli austriaci ne fecero prigionieri oltre un centinaio, e il 18 aprile Brusilov si vide costretto a emettere ordini durissimi contro le fraternizzazioni<ref>{{cita|Gilbert|p. 294}}.</ref>.
=== L'offensiva di Brusilov ===
{{vedi anche|offensiva Brusilov}}
[[File:Artillerie russe en action.jpg|thumb|left|Artiglieria russa in azione.]]
A maggio gli austriaci sferrarono una [[Battaglia degli Altipiani|massiccia offensiva]] contro le posizioni italiane in Trentino, e anche l'Italia si appellò allo zar per diminuire la pressione sul proprio settore.
I comandi russi sapevano che non era possibile sferrare nuovi attacchi per assistere gli italiani, data la situazione di truppe e materiali, che andavano radunati e preparati per una prossima decisiva offensiva da compiersi durante la stagione estiva<ref name="Gilbert310">{{cita|Gilbert|p. 310}}.</ref>.
Solamente il generale Brusilov reagì positivamente alla richiesta, Brusilov stava organizzando di attaccare in luglio, ma poiché sul fronte italiano si combatteva aspramente, anticipò l'azione a giugno per cercare di allentare la pressione sull'Italia, costringendo agli austriaci di trasferire truppe da ovest ad est.
Il [[generale]] [[Aleksej Evert]], comandante del gruppo d'armate ovest, era invece favorevole ad una strategia difensiva, in opposizione alla strategia di Brusilov, ma lo zar appoggiò i piani del nuovo arrivato, e vennero delineati gli obbiettivi dell'offensiva, le città di [[Leopoli]] e [[Kovel']] perse l'anno precedente<ref name="Gilbert310"/>.
L'offensiva iniziò con un potente tiro d'artiglieria, condotto da 1938 pezzi su un fronte di circa 350 km, dalle paludi di [[Pripjat' (città)|Pripjat']] fino alla [[Bucovina]]; poche ore di bombardamento bastarono per mandare in nel caos le difese austriache<ref name="Gilbert310"/>. Il 12 giugno Brusilov annuciò che in otto giorni aveva catturato 2992 ufficiali austriaci e 190.000 soldati, 216 cannoni pesanti, 645 mitragliatrici e 196 obici. Un terzo delle truppe austriache che avevano contrastato l'avanzata erano state fatte prigioniere. Cinque giorni dopo i russi erano a [[Czernowitz]], la città più orientale dell'Austria-Ungheria<ref>{{cita|Gilbert|p. 312}}.</ref>.
La veloce avanzata russa però allungò le linee di rifornimento, costringendo il rallentamento delle truppe in avanzata, e solo l'intervento dello zar costrinse gli altri generali ad inviare rinforzi a Brusilov.
Ma il sistema ferroviario russo, in pessime condizioni, rallentò i rinforzi e la possibilità di impiegare notevoli forze d'artiglieria e nuove truppe.
Alla fine di luglio la città di [[Brody (Ucraina)|Brody]], alla frontiera della Galizia, cadde in mano dei russi, che nelle due settimane precedenti avevano catturato altri 40.000 austriaci. Ma anche le perdite russe non erano lievi, e nell'ultima settimana di luglio Hindenburg e Ludendorff assunsero la difesa dell'ampio settore austriaco. Vennero formati battaglioni misti austro-tedeschi e vennero richiesti rinforzi perfino ai turchi<ref>{{cita|Gilbert|pp. 338, 339}}.</ref>.
Ai primi di settembre Brusilov raggiunse le pendici dei Carpazi, ma lì si arrestò per le evidenti difficoltà geografiche, e soprattutto l'arrivo di nuove truppe tedesche da Verdun arrestò la ritirata austriaca e inflisse gravi perdite ai russi. L'offensiva volgeva al termine, questa raggiuse l'obiettivo principale di distogliere importanti forze tedesche dal settore di Verdun e soprattutto di costringere gli austro-ungarici a levare truppe dal settore italiano, ma il potenziale russo calò vistosamente. Problemi interni e carenze di materiali stavano falcidiando le forze russe che dalla fine dell'offensiva di Brusilov, non furono più capaci di sferrare offensive contro gli Imperi centrali<ref>{{cita|Gilbert|pp. 360}}.</ref>.
=== La Romania entra in guerra ===
{{vedi anche|campagna di Romania}}
[[File:Falkenhayn and his staff of the German 9th Army during the Romanian Campaign.jpg|thumb|left|[[Erich von Falkenhayn|Falkenhayn]] con il suo staff della [[9. Armee (Deutsches Heer)|9ª armata]], segue le operazioni in Romania, settembre 1916.]]
La [[Regno di Romania|Romania]] entrò in guerra il 27 agosto 1916, e la caduta di [[Bucarest]] il 6 dicembre dello stesso anno segnò virtualmente la fine del suo sforzo bellico e dell'ingiustificato ottimismo che aveva salutato la sua entrata in guerra a fianco delle forze Alleate<ref>{{cita|Hart|p. 338}}.</ref>.
L'opportunità di scendere in campo con gli Alleati, l'amicizia che [[Nicolae Filipescu]] e [[Take Ionescu]] alle potenze occidentali e il desiderio di liberare i fratelli della Transilvania oppressi dalla dominazione austro-ungarica, ben più dura di quella che dovettero subire i francesi in Alsazia e Lorena, convinsero l'opinione pubblica romena che l'entrata in guerra avrebbe portato notevoli vantaggi.
Tutto ciò unito ai successi dell'avanzata di Brusilov incoraggiarono la Romania a compiere il passo decisivo, che l'avrebbe portata nell'abisso. Qualche possibilità in più la Romania l'avrebbe avuto se fosse scesa in campo prima, quando la Serbia era ancora una forza attiva e la Russia una potenza degna di questo nome. I due anni in più di preparazione avevano raddoppiato il numero di soldati, ma in realtà ne diminuirono l'efficenza; mentre i suoi avversari avevano sviluppato potenza di fuoco ed equipaggiamento, l'isolamento della Romania e l'incapacità dei suoi vertici militari avevano impedito la trasformazione di un esercito composto da uomini armati di baionetta in una forza moderna<ref>{{cita|Hart|p. 339}}.</ref>.
Le forze romene allo scoppio delle ostilità avanzarono ad ovest, che in teoria, avrebbe consentito una stretta collaborazione con le forze russe avanzate in [[Bucovina]]. La lentezza delle operazioni però precluse ogni possibilità di vittoria o quanto meno di disfatta; l'avanzata romena ebbe inizio nella notte tra il 27 e il 28 agosto, quando dodici divisioni si misero in marcia verso i passi dei Carpazi, con l'intenzione di fare perno sulla sinistra e poi, conquistata la pianura ungherese, far convergere l'ala destra dello schieramento ad ovest<ref>{{cita|Hart|pp. 340, 341}}.</ref>.
Ma l'avanzata romena si risolse con una enorme sconfitta; le lente divisioni che attraversarono i Carpazi, consentirono a Falkenhayn (da poco sostituito al comando supremo da Hindenburg e Ludendorff) di ingrossare le file austro-ungariche con l'invio di divisioni tedesche e bulgare. Questo permise a Ludendorff di arginare i romeni sui Carpazi mentre Mackensen li attaccava da sud-ovest, e il 23 novembre li aggirava superando il Danubio. Nonostante la reazione romena, la forza congiunta di Falkenhayn e Mackensen si dimostrò insostenibile per un esercito obsoleto e mal guidato. Il 6 dicembre gli austro-tedeschi entrarono a [[Bucarest]] continuando l'inseguimento di un'esercito ormai in rotta<ref>{{cita|Hart|pp. 342, 343}}.</ref>.
La maggior parte della Romania, con i suoi sterminati campi di grano e i giacimenti petroliferi, era ormai in mano nemica, l'esercito romeno ridotto all'impotenza e gli alleati occidentali subirono un rovescio ben più grande di tutti i vantaggi che avevano sperato di acquisire con l'entrata in guerra della Romania<ref>{{cita|Hart|p. 343}}.</ref>.
== Stravolgimenti a oriente ==
A partire dal 1º febbraio 1917, il [[kaiser]] [[Guglielmo II di Germania|Guglielmo II]] ordinò la [[guerra sottomarina indiscriminata]] per convincere la Gran Bretagna a sedersi nel tavolo delle trattative e cercare una pace. Intanto i rapporti diplomatici tra Germania e [[Stati Uniti d'America]] andavano deteriorandosi velocemente a causa del naviglio statunitense e di Paesi neutrali affondato dagli [[U-Boot]], e il 6 aprile il presidente [[Woodrow Wilson]] dichiarò guerra alla Germania<ref>{{cita|Gilbert|pp. 365-374}}.</ref>.
L'esercito francese era in subbuglio, diserzioni di massa, ammutinamenti e frequenti proteste contro i comandi, rei di una strategia che non teneva conto delle enormi perdite, fecero vacillare l'assetto dell'esercito al fronte. [[Joseph Joffre]], tuttavia, dichiarò che l'esercito francese era ancora in grado di sopportare ancora una grande battaglia, ma che in seguito il suo sforzo sarebbe diminuito progressivamente a causa della mancanza di uomini<ref>{{cita|Hart|p. 386}}.</ref>.
Il peso della guerra cadde quindi sulle spalle dei britannici, i quali avrebbero dovuto aspettare almeno un anno per usufruire concretamente dell'appoggio statunitense. Ma i problemi per l'Intesa non finirono qui; la temporanea panne della macchina bellica francese fu accompagnato anche dal crollo prima parziale e [[rivoluzione d'ottobre|poi totale]] della Russia, che neppure l'entrata in guerra degli Stati Uniti poté compensare per molti mesi, e dallo [[battaglia di Caporetto|sfondamento austro-tedesco]] in Italia, che quasi fece uscire di scena l'esercito di [[Luigi Cadorna]]<ref name="Hart392,3">{{cita|Hart|pp. 392, 393}}.</ref>.
=== Rivoluzione in Russia ===
{{vedi anche|rivoluzione russa}}
[[Immagine:Soldiers demonstration.February 1917.jpg|thumb|Manifestazione di soldati a [[Pietrogrado]] nel febbraio del 1917; l'appoggio dell'esercito fu fondamentale per il successo della rivoluzione.]]
[[File:Anarkistimatruuseja.jpg|thumb|Un gruppo di marinai russi della [[Petropavlovsk (nave da battaglia 1911)|''Petropavlovsk'']] ad [[Helsinki]], allora ancora sotto controllo russo, estate 1917.]]
Le enormi perdite della Russia, dovute ai difetti del suo apparato bellico ma che comunque avevano evitato molti sacrifici agli Alleati, aveva minato alle fondamenta la resistenza morale e fisica del suo esercito<ref name="Hart392,3"/>.
Al fronte molti ufficiali russi non riuscivano più a mantenere la disciplina. Il 17 febbraio diversi squadroni di cavalleria di prima linea ricevettero munizioni e l'ordine di portarsi nelle retrovie senza ricevere ragguagli sull'obiettivo. Uno dei cavalleggeri, [[Georgij Konstantinovič Žukov|Georgij Žukov]] ricordò:
{{quote|Ben presto tutto fu chiaro. Da dietro l'angolo di una via sbucarono i manifestanti con le bandiere rosse. [...] Un "cavalleggero alto" tenne un discorso agli uomini in cui affermò che il popolo russo vuole farla finita con la carneficina di questa guerra imperialista; vuole la pace, la terra e la libertà. [...] Non ci fu bisogno di ordini, i soldati gridarono e applaudirono mischiandosi ai dimostranti|[[Georgij Žukov]]<ref>{{cita|Gilbert|p. 381}}.</ref>}}
Su tutto il fronte i bolscevichi incitavano gli uomini a rifiutarsi di combattere e a partecipare ai comitati dei soldati per sostenere e diffondere le idee rivoluzionarie. Dal fronte le agitazioni si trasmisero alle città e alla capitale. A Pietrogrado il 3 marzo scoppiò un violento sciopero negli stabilimenti [[Putilov]], la principale fabbrica di armamenti e munizioni per l'esercito. L'8 marzo gli operai in scioperano erano circa 90.000, il 10 marzo a Pietrogrado fu proclamata la legge marziale, e lo stesso giorno il potere della Duma fu messo in discussione dal Soviet cittadino del principe menscevico Cereteli. Il 12, a Pietrogrado 17.000 soldati si unirono alla folla che protestava contro lo zar, alle 11 del mattino fu dato alle fiamme il tribunale sulla prospettiva Litejnyj e le stazioni di polizia, era cominciata la prima rivoluzione russa.
Lo zar fu costretto ad abdicare il 15 marzo 1917 e il [[Governo Provvisorio Russo|governo provvisorio]] di tendenze moderate si mise alla guida del paese, ma senza successo. A maggio gli succedette un altro governo di tendenze più socialiste capeggiato da [[Aleksandr Fëdorovič Kerenskij|Kerensky]] che nonostante le sempre maggiori richieste di pace non ritirò le truppe dal fronte, anzi, con Brusilov succeduto a [[Michail Vasil'evič Alekseev|Alexeiev]] quale comandante supremo, le forze russe conseguirono [[Offensiva Kerenskij|successi iniziali]] contro gli austriaci a [[Stanislau]] ma dovettero arrestarsi non appena la resistenza nemica si irrigidì e crollarono subito sotto i contrattacchi nemici<ref name="Hart392,3"/>.
All'inizio di agosto i russi furono cacciati dalla Galizia e dalla Bucovina, e soltanto considerazioni politiche impedirono agli austro-tedeschi di penetrare in Russia. Dopo la partenza di Hindenburg e Ludendorff, il comando del fronte orientale passò a Hoffmann, che, con contemperando stretegia militare e politica, paralizzò le forze russe rendendo disponibili truppe tedesche sul fronte occidentale e in minima parte sul fronte italiano.
In settembre i tedeschi colsero un'occasione propizia per sperimentare nuovi metodi di bombardamento d'artiglieria; con un attacco a sorpresa guidato da [[Oskar von Hutier]], i tedeschi conquistarono [[Riga]] senza quasi incontrare resistenza<ref name="Har393">{{cita|Hart|p. 393}}.</ref>.
Il 3 novembre arrivò a Pietrogrado la notizia che le truppe russe sul Baltico avevano gettato le armi e fraternizzato con i tedeschi; i soldati non obbedivano più al governo di Kerensky. La scintilla scoppiò il 7 novembre quando sopo poco le 22 l'incrociatore Aurora, alla fonda nella [[Neva]] annunciò che avrebbe fatto fuoco sul [[palazzo d'Inverno]], e sparò alcuni colpi a salve per dimostrare che non scherzava. All'una di notte il palazzo era occupato dai bolscevichi, Lenin fu eletto presidente del consiglio dei commissari del popolo e governava la capitale russa<ref>{{cita|Gilbert|p. 454}}.</ref>. Il loquace governo di Kerensky fu spazzato via, i bolscevichi imposero al popolo russo un [[Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa|regime comunista]] e in dicembre conclusero un'armistizio con la Germania<ref name="Har393"/>.
=== La pace di Brest-Litovsk ===
{{vedi anche|trattato di Brest-Litovsk|guerra civile russa}}
[[File:Bundesarchiv Bild 183-R92623, Brest-Litowsk, Waffenstillstandsabkommen.jpg|thumb|left|Firma del trattato di Brest-Litovsk; a sinistra i rappresentanti degli Imperi centrali, a destra la delegazione russa, 17 marzo 1917.]]
Gli Imperi centrali erano euforici. In Italia gli austriaci si trovavano nelle vicinanze di [[Venezia]] e i tedeschi si apprestavano a trasferire 42 divisioni, più di mezzo milione di uomini, dal fronte orientale a quello occidentale. I russi avevano deposto le armi e il 1° dicembre una commissione bolscevica lasciò Pietrogrado per attraversare le linee tedesche a [[Dvinsk]] diretta verso la fortezza di [[Brest-Litovsk]] dove una delegazione di tedeschi, austriaci, bulgari e turchi li attendeva per intavolare le trattative di pace<ref>{{cita|Gilbert|p. 467}}.</ref>.
Il 15 dicembre i negoziatori di Brest-Litovsk annunciarono la fine dei combattimenti su tutto il fronte orientale, la Russia non era più una potenza belligerante. Il 22 iniziarono quindi i negoziati per un trattato di pace, ma le truppe russe non avevano finito di combattere, ora si dovevano scontrare con le forze indipendentiste dei vari paesi sotto il dominio russo e contro le forze lealiste, i cosiddetti "[[Armata Bianca|Bianchi]]", era iniziata la [[Guerra civile russa|guerra civile]]<ref>{{cita|Gilbert|p. 468}}.</ref>.
Le trattative di pace furono complicate, a Lenin serviva tranquillità lungo il fronte per fronteggiare le minacce interne, e allo stesso tempo gli Imperi centrali reclamavano condizioni di resa durissime. I tedeschi si rendevano conto che l'integrità territoriale della Russia si stava velocemente disgregando, così si permisero di richiedere condizioni ancor più dure dopo che il 21 febbraio i bolscevichi accettarono le prime richieste. Il 24 febbraio dopo una tempestosa discussione il comitato centrale accettò senza condizioni le richieste dei tedeschi<ref>{{cita|Gilbert|p. 483}}.</ref>.
Nel frattempo che il trattato si delineava, le truppe tedesche iniziarono ad avanzare ad est occupando [[Borisov]], [[Dorpat]] e [[Narva]] sul Baltico, il 2 marzo l'esercito tedesco entrò a [[Kiev]], mentre più a nord parevano decisi ad entrare a Pietrogrado.
In due settimane, senza quasi incontrare resistenza, i tedeschi catturarono 63.000 soldati russi, 2600 pezzi d'artiglieria e 5000 mitragliatrici, armi molto utili per la campagna ad occidente<ref>{{cita|Gilbert|pp. 485, 487}}.</ref>.
Il trattato di pace venne firmato alle 17 del 3 marzo, i russi rinunciarono a tutte le pretese sulle [[Governatorati baltici|provincie baltiche]], sulla [[Polonia]], la [[Russia Bianca]], la [[Finlandia]], la [[Bessarabia]], l'[[Ucraina]] e il [[Caucaso]]. Persero così un terzo della popolazione dell'anteguerra, un terzo delle terre arabili e nove decimi delle miniere di carbone. Inoltre cedettero tutte le basi del Baltico eccetto [[Kronštadt]], le navi da guerra del Mar Nero di stanza a [[Odessa]] e a [[Nikolajev]] dovevano essere disarmate, e 630.000 prigionieri austriaci furono liberati<ref>{{cita|Gilbert|p. 487}}.</ref>.
La guerra ad oriente era finita, la Russia non era più in guerra; il conflitto su due fronti, fin dal 1914 incubo per la Germania e l'Austria-Ungheria, non esisteva più. La Germania trasferì così tutto il potenziale a occidente, compreso tutto l'armamentario conquistato durante l'avanzata in Russia precedente la firma del trattato, avanzata con lo scopo di mettere pressione al governo bolscevico e indurlo a firmare. Il 21 marzo Ludendorff sferrò una [[offensiva di primavera|grande offensiva]] ad occidente che, in caso di successo, avrebbe consentito alla Germania di vincere la guerra<ref>{{cita|Gilbert|p. 491}}.</ref>.
== Note ==
{{references|3}}
== Bibliografia ==
* {{cita libro|cognome=Albertini|nome=Luigi|wkautore=Luigi Albertini|titolo=Le origini della guerra del 1914 (3 volumi - vol. I: "Le relazioni europee dal Congresso di Berlino all'attentato di Sarajevo", vol. II: "La crisi del luglio 1914. Dall'attentato di Sarajevo alla mobilitazione generale dell'Austria-Ungheria.", vol. III: "L'epilogo della crisi del luglio 1914. Le dichiarazioni di guerra e di neutralità.")|anno=1942-1943|editore=Fratelli Bocca|città=Milano|pagine=|id={{NoISBN}}|cid=Albertini}}
* {{cita libro|cognome=Corum|nome=James|titolo=Le origini del Blitzkrieg, Hans von Seeckt e la riforma militare tedesca 1919-1933| editore=Libreria editrice goriziana|città=Gorizia|anno=2004|id=ISBN 88-8692-862-9|cid=Corum}}
* {{cita libro|cognome=Gundmundsson|nome=Bruce I.|titolo=Sturmtruppen - origini e tattiche|annooriginale=1989|edizione=2005 |editore=Libreria Editrice Goriziana|città= Gorizia|id=ISBN 88-8692-890-8|cid=Gundmundsson}}
* {{cita libro|cognome=Gilbert|nome=Martin|wkautore=Martin Gilbert|titolo=La grande storia della prima guerra mondiale|annooriginale=1994|edizione=2009|editore=Mondandori|città=Milano |id=ISBN 88-0448-470-7|cid=Gilbert}}
* {{cita libro|nome=Arthur J.|cognome= May|titolo=La monarchia asburgica 1867-1914|edizione=1991|annooriginale=1961|città=Bologna|editore=il Mulino|id=ISBN 88-1503-313-0|cid=May}}
* {{cita libro|cognome=Liddell Hart|nome=Basil H.|wkautore=Basil Liddell Hart|titolo=La prima guerra mondiale|annooriginale=1968 |edizione=2006|editore=BUR|città=Milano|id=ISBN 88-1712-550-4|cid=Hart}}
== Voci correlate ==
*[[Fronte occidentale (prima guerra mondiale)]]
*[[Fronte italiano (prima guerra mondiale)]]
== Altri progetti ==
{{interprogetto|commons=Category:Eastern Front theatre of World War I}}
== Collegamenti esterni ==
* [http://www.flickr.com/photos/65817306@N00/sets/486575/ Foto del fronte orientale] da [[Flickr|flickr.com]]
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