Revision 51628010 of "Grecia antica" on itwiki{{NN|storia antica|settembre 2011}}
[[File:Location greek ancient.png|thumb|300px|right|Il mondo greco intorno al 550 a.C.]]
'''Grecia antica''' è il termine utilizzato per descrivere la [[civiltà]] sviluppatasi nella [[Grecia continentale]], in [[Albania]], nelle [[Lista di isole della Grecia|isole]] del [[Mar Egeo]], sulle coste occidentali della [[Turchia]], in [[Sicilia]] e nell'[[Italia meridionale]] ([[Magna Grecia]]).
La [[cultura]] greca, nonostante la conformazione [[geografia|geografica]] del [[continente]] favorisse l'insorgere di molteplici unità [[politica|politiche]] a sé stanti, fu un fenomeno omogeneo, che interessò tutte le genti [[elleni]]che, accomunate dalla stessa [[lingua greca|lingua]] e dalla stessa [[religione greca|religione]].
Dal punto di vista cronologico non esistono date certe e universalmente accettate per l'inizio e la fine del periodo greco antico.
Ufficialmente viene fatto iniziare con la data della [[Giochi olimpici antichi|prima Olimpiade]] ([[776 a.C.]]), anche se alcuni [[storiografia|storici]] propendono per retrodatare l'inizio della [[storia antica]] della Grecia verso il [[1000 a.C.]]
La data tradizionale per la fine del periodo greco antico viene generalmente fatta coincidere con la morte di [[Alessandro Magno]], nel [[323 a.C.]], o con l'integrazione della Grecia nell'[[Impero romano]] nel [[146 a.C.]]
== Origini ==
[[File:Homeros Caetani Louvre Ma440 n2.jpg|left|thumb|upright|[[Omero]]]]
Inizialmente si riteneva che i Greci fossero costituiti dalle [[popolo|popolazioni]] [[indoeuropei|indoeuropee]] degli [[Achei]], degli [[Ioni]] e degli [[Eoli]] che, provenienti da nord, sarebbero migrate verso la parte meridionale della [[penisola balcanica]] durante la fine del [[II millennio a.C.]], tuttavia, non esistono dati archeologici che comprovano la tesi dell'invasione{{citazione necessaria}}. Secondo altre tesi è probabile che queste popolazioni non siano mai giunte in Grecia, ma si siano formate lungo un complesso processo storico{{citazione necessaria}}.
Verso il [[1600 a.C.]], grazie anche all'influsso della [[civiltà minoica]], nelle maggiori [[città]] del [[Peloponneso]], della [[Beozia]], della [[Tessaglia]] e dell'[[Attica]] come [[Micene]], [[Tirinto]], [[Argo (città)|Argo]], [[Tebe (Grecia)|Tebe]] e [[Atene]] vi fu l'ascesa di una nuova [[civiltà]], quella dei [[civiltà micenea|micenei]].
A partire dal [[1399 a.C.]], l'espansione acheo-ionica si rivolse alle [[isole egee]], causando il crollo della civiltà [[Creta|cretese]], e più tardi alle coste dell'[[Asia Minore]], come testimoniato dall'epopea [[Omero|omerica]] della [[Guerra di Troia]].
Verso il [[1200 a.C.]], due nuove ondate migratorie, una dal nord, i cosiddetti [[popoli del mare]], e una dai [[Balcani]] di popolazioni indoeuropee, i [[Dori]], posero fine all'[[egemonia]] micenea, causando un periodo di decadenza.
== Medioevo Ellenico (XII-IX secolo a.C.) e Alto Arcaismo (IX-VIII secolo a.C.) ==
{{vedi anche|Medioevo ellenico}}
Il periodo successivo all'[[invasione dorica]], spesso designato come i "secoli oscuri" della storia greca, fu caratterizzato da una profonda crisi [[cultura]]le ed [[economia|economica]].
Sotto la spinta delle genti settentrionali i flussi migratori verso le [[isole]] dell'[[Egeo]] e le coste dell'[[Asia Minore]], in cerca di [[terra|terre]] [[agricoltura|coltivabili]] e di materie prime, portarono a un progressivo spopolamento di alcune [[regione|regioni]].
Fenomeni quali la diminuzione dei commerci, l'abbandono dell'[[economia di palazzo]], l'esclusivo utilizzo dell'[[agricoltura]] e dell'[[allevamento]] quali risorse economiche, associati alla scomparsa della [[scrittura]] e dell'[[architettura]] micenea caratterizzarono la fase di transizione tra il [[II millennio a.C.|II]] e il [[I millennio a.C.]]
Anche dal punto di vista politico si ebbero trasformazioni istituzionali: le piccole comunità indipendenti, le future [[città-stato]], furono governate da un capo militare, subentrato al re (''[[wanax]]'') miceneo e coadiuvato da un'assemblea di anziani, nobili e proprietari terrieri.<br />
Col tempo emersero dinamiche territoriali quali il progressivo abbandono dei palazzi e la conseguente occupazione di nuove mete insediative, quali la [[pianura]], caratterizzata da una relativa carenza di centri abitati.
Tuttavia, non si deve pensare che il cosiddetto '''Medioevo Ellenico''', etichetta tipica della [[storiografia]] dell'[[XIX secolo|Ottocento]], sia stato per la Grecia un periodo caratterizzato da oscurantismo culturale ed economico.<br />
Al contrario, questa fase vide l'emergere di fenomeni che si svilupperanno a tutto tondo a partire dall'[[VIII secolo a.C.]] e che sono alla base della creazione della forma istituzionale della [[polis]].
Anche se, sulla scorta delle evidenze [[archeologia|archeologiche]], alcuni studiosi moderni hanno optato per un'ipotesi che vede in questa fase il prevalere della [[pastorizia]] sull'[[agricoltura]], attività che prevede forme di vita [[nomadismo|nomade]], sarebbe errato pensare a questa fase di transizione come a un'epoca di isolamento o di definitiva interruzione dei traffici.
In questo periodo, noto come [[Età del ferro]], si assiste alla nascita della produzione di manufatti in [[ferro]], stimolata anche dalla difficile reperibilità di altri metalli più facilmente lavorabili, come [[stagno]] e [[rame]], [[metallo|metalli]] di cui tuttavia la Grecia non dispone se non in minime quantità, necessari anche per la produzione del [[bronzo]].<br />
Gli stili [[ceramica|ceramici]] caratteristici di questo periodo sono il [[stile protogeometrico|protogeometrico]] e il [[stile geometrico|geometrico]], che propongono motivi antirealistici, particolarmente stilizzati.
== Medio e tardo arcaismo (VIII-VI secolo) ==
Verso la fine del [[IX secolo a.C.]] si iniziarono ad intravedere le avvisaglie di una progressiva trasformazione politica ed economica che interessò il mondo greco.<br />
Le mutate condizioni [[società|socio]]-economiche, dovute all'incremento demografico, al contatto con le popolazioni ricche e progredite delle isole orientali dell'Egeo e delle coste dell'Asia Minore e a una ripresa degli scambi commerciali, indebolirono lentamente l'istituto [[monarchia|monarchico]] a favore dell'[[aristocrazia]], che nell'[[VIII secolo a.C.]] prese il potere in tutta l'area egea.
=== La Polis ===
{{vedi anche|Polis}}
Le ''[[polis|poleis]]'' erano veri e propri centri politici, economici e militari, retti da governi autonomi e indipendenti.
L'agglomerato urbano era costituito dalla città, solitamente circondata da mura, e dal territorio circostante adibito prevalentemente all'[[agricoltura]] e all'[[allevamento]]. Il centro vitale della [[polis]] era l'''[[agorà]]'', sede del [[mercato]] e delle assemblee popolari, assieme all'[[acropoli]], luogo fortificato per la difesa dei cittadini e che ospitava il [[tempio greco|tempio]] della [[divinità]] tutelare.
Secondo alcuni studiosi, la struttura della città-stato, associata alla particolare conformazione [[geografica]] del territorio, fu uno dei principali ostacoli all'unità politica greca.
Anche i giochi pubblici contribuirono a rinsaldare l'unità culturale ellenica. Oltre a quelli [[giochi Nemei|nemei]], [[giochi Istmici|istmici]] e [[giochi Pitici|pitici]], i più importanti furono i [[Giochi olimpici|giochi Olimpici]] in onore di [[Zeus]]. Questa manifestazione che si svolgeva ogni quattro anni ad [[Olimpia]] divenne tanto famosa che la data della prima Olimpiade ([[776 a.C.]]) servì da punto di partenza della datazione greca.
Per quanto riguarda la [[cittadinanza (diritto)|cittadinanza]], come ogni società prevalentemente agricola, si estende ai residenti della regione controllata dalla città.
== L'Economia nelle Poleis greche ==
=== Poveri e ricchi ===
Gli uomini antichi potevano essere diversi tra loro per lingua, religione, modo di vestire, ma una cosa accomunava la stragrande maggioranza di essi: la povertà. A Sparta come a Siracusa, a Cartagine come a Roma, le masse popolari avevano appena di che vestirsi e sfamarsi. Eppure abbiamo spesso parlato di terre fertili e ben coltivate, di fonti inesauribili di materie prime, di botteghe artigiane attive e fiorenti, di traffici su vasta scala. Come spiegare il meccanismo che nonostante queste condizioni, produceva tanta miseria? Rispondere a questa domanda significa affrontare il complesso problema dell'economia antica.
=== II modo di produzione schiavistico ===
Un sistema economico si identifica con il suo « modo di produzione ». Il modo di produzione è determinato da due fattori:
1. Le forze produttive, che comprendono i mezzi di produzione, cioè le materie prime e gli strumenti di lavoro da una parte e la forza-lavoro dall'altra, cioè il lavoro degli uomini che, avvalendosi degli strumenti, trasformano le materie prime in prodotti finiti (ad esempio trasformano il ferro in una falce, l'argilla in un vaso)
2. I rapporti di produzione, cioè i rapporti che legano il lavoratore al proprietario dei mezzi di produzione.
Nel mondo classico i mezzi di produzione consistevano soprattutto nella terra; la forza-lavoro era prevalentemente costituita da schiavi; i rapporti di produzione erano quelli tra proprietari di terra (e di schiavi) e schiavi. Proprio per questo la sua economia viene definita modo di produzione schiavistico.
L'impiego massiccio della schiavitù cominciò ad Atene nel v secolo, raggiunse il culmine a Roma tra il II secolo a.C. e il I secolo d.C. e declinò nei secoli successivi. Gli schiavi lavoravano come domestici nelle case private, come operai nelle botteghe artigiane o come minatori nelle cave o nelle miniere; ma soprattutto costituivano la larghissima maggioranza dei lavoratori agricoli. I grandi proprietari terrieri ne possedevano a centinaia, i piccoli contadini ne avevano solo due o tre, ma nessuno poteva farne a meno.
Lo schiavo era un oggetto nelle mani del suo padrone. Una volta che questi l'aveva comprato, il rapporto economico tra i due diventava estremamente semplice: lo schiavo era uno strumento che faceva parte integrante della terra, come l'aratro, il bue che lo tirava e le altre attrezzature agricole.
La ricchezza, come abbiamo detto, era soprattutto agraria. Ciò non vuol dire che non esistessero altre attività economiche al di fuori dell'agricoltura; esse però erano attività nettamente marginali. Il proprietario terriero, che ricavava dai suoi campi una certa rendita, poteva farla fruttare investendola nel commercio; non era difficile per lui riempire la stiva di una nave e farne vendere il carico in terre lontane. Ma la destinazione ultima della ricchezza era sempre la terra; qualsiasi guadagno, appena possibile, veniva impiegato per acquistare nuovi campi, nuovi poderi.
È vero anche che nell'antichità esistevano popolazioni (per esempio i Fenici) o città (per esempio Corinto) la cui attività era prevalentemente commerciale; ma il loro ruolo era del tutto secondario rispetto alla maggioranza assoluta dei popoli che basavano la loro economia sull'agricoltura.
=== Industria e consumatori ===
Gli uomini di condizione libera che non possedevano terra praticavano attività di vario genere: erano bottegai, artigiani, braccianti utilizzati saltuariamente nei lavori agricoli accanto agli schiavi; oppure campavano di espedienti, si arruolavano come mercenari in eserciti stranieri, vivevano di elemosina. Tutti costoro, a parte qualche eccezione, avevano appena di che sfamarsi e vestirsi ed erano poveri proprio perché erano esclusi dal settore fondamentale della produzione, che si fondava sul lavoro schiavile.
Il ruolo della schiavitù è dunque centrale per comprendere la netta distinzione tra poveri e ricchi, che caratterizza il mondo classico, e per valutare appieno le differenze tra l'economia degli antichi e quella del mondo moderno. Alla base dell'economia moderna c'è la grande industria; essa presuppone una richiesta continua da parte dei consumatori, sufficientemente ampia da giustificare l'enorme impiego di capitali investiti nell'acquisto di macchinari. Questi consumatori sono in grandissima parte gli stessi operai salariati che lavorano nell'industria. Nel mondo antico una produzione industriale su vasta scala, paragonabile a quella moderna, non si è mai sviluppata proprio perché mancava la sua condizione di base: una massa di consumatori sufficientemente estesa; gli schiavi infatti, che costituivano la manodopera prevalente, non avevano capacità d'acquisto perché non ricevevano salario. Ecco per quale ragione i grossi capitali derivati dall'agricoltura e dalle altre attività economiche non avevano altra destinazione che l'acquisto di terre.
=== Le spese dei ricchi ===
È chiaro tuttavia che le ricchezze, talvolta enormi, di cui disponevano i grandi proprietari, non erano interamente devolute all'acquisto di nuove terre; restava sempre una quantità cospicua di denaro che i ricchi spendevano in altro modo.
=== Il lusso ===
Somme ingenti venivano profuse nell'acquisto di case, gioielli, vasellame prezioso, opere d'arte, mobilio pregiato, stoffe o per organizzare ricevimenti sfarzosi. Tutto questo lusso rientrava nei piacevoli « doveri » dell'uomo ricco, il cui prestigio sociale era proporzionale all'esibizione delle sue ricchezze.
=== L'evergetismo ===
Questo prestigio costava caro anche per un altro motivo. Feste e spettacoli pubblici, distribuzioni di viveri, costruzione di templi e di altri monumenti, contributi in caso di calamità naturali o di guerre, forniture di armi, infatti, erano in gran parte a carico dei cittadini più in vista. I ricchi dunque erano tenuti a elargire alla collettività una fetta, spesso notevole, dei loro guadagni. Questo fenomeno, tipico del mondo greco-romano, è noto come « evergetismo » da euergétes, « benefattore ».
Alcuni andavano fieri di questo ruolo di pubblici finanziatori, che sentivano come un obbligo morale e come un onore, tanto più che queste dimostrazioni di generosità verso i concittadini erano la forma di propaganda migliore per chi voleva intraprendere la carriera politica. Ad Alcibiade, per esempio, era capitato un vero e proprio colpo di fortuna quando dei sette cocchi che aveva equipaggiato in nome della città di Atene per le gare di Olimpia, uno aveva vinto, un altro aveva ottenuto il secondo posto e un altro ancora il quarto; questo piazzamento, eccezionale nella storia delle Olimpiadi, era stato il migliore trampolino di lancio per la sua carriera politica.
Il peso di questi contributi, però, era enorme, tanto da far vacillare alcune fortune. A un ricco giovanotto che scialacquava il proprio denaro senza pensare al futuro, il suo maestro ricordava così i gravi obblighi che lo attendevano una volta entrato a far parte del corpo sociale:
Sarai obbligato a offrire spessissimo sontuosi sacrifici, altrimenti cadrai in disgrazia con gli uomini e con gli dei. Ti toccherà anche ricevere molti ospiti stranieri, e non potrai certo mostrarti avaro. Dovrai offrire pasti ai concittadini, altrimenti non avrai nessuno dalla tua parte. Ma non è finita qui; la città t'imporrà tutta una serie di spese assai gravose: allevare cavalli, mettere in scena tragedie e commedie, finanziare gare di ginnastica. Se scoppia la guerra, sarai tenuto ad armare parecchie triremi o a versare contributi straordinari. Insomma, ti troverai a malpartito con tutte queste spese; ma stai bene attento: se darai l'impressione di non assolvere a questi obblighi come si deve, gli Ateniesi ti puniranno severamente, come se ti cogliessero a rubare nelle loro case. (Senofonte)
Di fronte a questa lunga serie t'impegni finanziari imposti dalla comunità, non stupisce che qualcuno tentasse di sottrarvisi, anche a costo di suscitare disprezzo, odio, o addirittura violente reazioni popolari.
=== Cittadini e tasse ===
Tra i tanti privilegi dei cittadini di pieno diritto, c'era quello di non pagare tasse. Qualsiasi greco avrebbe sentito come un'umiliazione e un sopruso l'imposizione fiscale sui propri redditi; nelle comunità antiche le tasse le pagavano soltanto i « sudditi » o gli stranieri residenti. Ad Atene, per esempio, buona parte delle entrate finanziarie dipendevano dai tributi versati dalle città della lega di Delo o dai meteci; le uniche tasse che pagavano anche i cittadini erano i dazi doganali sull'importazione, l'esportazione o la vendita delle merci, riscossi nei porti, all'entrata delle città o nei mercati.
Questo sistema rendeva estremamente precarie le finanze delle poleis antiche, soprattutto di quelle che non avevano un « impero » da sfruttare. Il loro funzionamento, in pace come in guerra, non poteva quindi fare a meno della « beneficenza » dei ricchi.
=== Colonizzazione greca e contrasti socio-politici ===
Tra l'VIII ed il [[VII secolo a.C.]] vi fu un fenomeno migratorio che ebbe notevoli ripercussioni sull'assetto sociale, politico ed economico della [[Grecia arcaica]].
Il movimento colonizzatore, causato dai gravi contrasti di classe, dalle guerre tra [[città]] e dall'aumento della [[popolazione]], che fece crescere il fabbisogno di terre e materie prime, interessò sia l'area orientale ([[Tracia]] e [[Mar Nero]]), sia quella occidentale ([[Magna Grecia]], [[Francia]] e [[Spagna]]).
Le conseguenze socio-economiche della [[colonizzazione greca]] furono notevoli: l'espansione e l'incremento degli scambi commerciali e delle attività [[artigianato|artigianali]] ed [[industria]]li e l'introduzione della [[moneta]] favorirono la formazione di una nuova [[Classe (sociale)|classe]] di [[commercio|commercianti]] ed industriali, che progressivamente misero in crisi il predominio dell'[[aristocrazia]].
Il mutato assetto sociale ebbe delle inevitabili ripercussioni politiche, in quanto il ceto medio, presa coscienza della propria forza e della propria importanza, cominciò ad avanzare richieste per una parificazione giuridica con la vecchia aristocrazia.
Tra il VII e il [[VI secolo a.C.]] i continui contrasti sociali, acuiti dal malcontento delle classi meno abbienti, portarono da un lato alla codificazione scritta delle [[legge|leggi]], iniziata nelle colonie, dall'altro al sorgere della [[tirannide]].
Così figure semi-[[leggenda]]rie di legislatori, quali [[Zaleuco]] di [[Locri]], [[Diocle di Siracusa]], [[Caronda]] di [[Catania]] e [[Dracone]] di [[Atene]] si affiancarono a uomini ambiziosi e senza scrupoli, come [[Gelone]] di [[Siracusa]] e [[Policrate]] di [[Samo (isola)|Samo]], che con [[colpo di stato|colpi di stato]] si impadronirono del potere in moltissime città greche. Ben presto alcune di queste, come [[Corinto]], [[Tebe (Grecia)|Tebe]], [[Sparta]] ed Atene, salirono alla ribalta della scena ellenica, espandendo la propria influenza sulle città limitrofe.
Ad eccezione di [[Sparta]], una ''polis'' estremamente conservatrice che rimase per lungo tempo legata alla costituzione di [[Licurgo]] e non conobbe, se non in minima parte, rivolgimenti sociali e fenomeni di emigrazione, le altre ''poleis'' greche sperimentarono il governo dei tiranni. A [[Corinto]] la famiglia dei Bacchiadi, che governava la città, fu rovesciata da [[Cipselo]] ([[657 a.C.|657]] circa), il quale assunse il titolo di tiranno trasmettendolo al figlio [[Periandro]]. A Sicione un certo Ortagora prese il potere ([[550 a.C.|550]] circa) e lo trasmise al figlio [[Clistene di Sicione|Clistene]]. Ad Atene [[Pisistrato]] stabilì un governo tirannico che resse la città con fasi alterne per circa trent'anni ([[561 a.C.|561]]-[[528 a.C.|528]] circa), trasmettendo il potere al figlio [[Ippia (tiranno)|Ippia]]. L'elemento che accomuna tutti i tiranni di prima generazione consiste nella loro appartenenza all'esercito e mostra l'importanza dell'apparato militare nella crisi dell'aristocrazia e nell'ascesa dei tiranni.
Alla fine del VI secolo, dopo il rovesciamento della tirannide di [[Ippia (tiranno)|Ippia]] ([[510 a.C.|510]]), [[Clistene]] realizzò una profonda riforma della costituzione ateniese che segnò la nascita della democrazia ad Atene e nel mondo ([[507 a.C.|507]]).
Dagli inizi dell'VIII secolo, la ripresa economica e la reintroduzione della [[scrittura]] mediante l'[[alfabeto]] [[fenici]]o favorirono l'inizio della grande stagione culturale greca.<br />
È a quest'epoca che si può far risalire la composizione scritta dell'[[Iliade]], dell'[[Odissea]], delle opere di [[Esiodo]] e della [[poesia lirica]] di [[Alcmane]], [[Callino]], [[Stesicoro]] e [[Tirteo]].<br />
Contemporaneamente, anche la speculazione [[filosofia|filosofica]] iniziò a muovere i primi passi nelle colonie greche orientali ed ebbe tra le figure di spicco pensatori come [[Talete]], [[Anassimandro]], [[Anassimene di Mileto|Anassimene]], [[Parmenide]] ed [[Eraclito]].
== Età classica (V-IV secolo) ==
=== Guerre persiane ===
{{vedi anche|Guerre persiane}}
Nella [[Ionia]] (la moderna costa egea della [[Turchia]]) le città greche, fra cui [[Mileto (Asia Minore)|Mileto]] ed [[Alicarnasso]], si ribellarono al giogo persiano dando vita alla [[rivolta ionia]] ([[499 a.C.]]).
Le città rivoltose chiesero aiuto alle grandi ''poleis'' della madre patria, ma solo [[Atene]] intervenne con appena 20 navi. A queste si unirono 5 vascelli della piccola città di [[Eretria]], situata nell'isola di [[Eubea]].
Pur conseguendo iniziali successi, le forze greche soccombettero alle persiane a causa della loro inferiorità. I Persiani, riconquistate tutte le postazioni perdute, cinsero d'[[assedio]] Mileto e la rasero al suolo nel [[494 a.C.|494]].
Il Gran Re persiano, [[Dario I]], dopo aver ristabilito la sua supremazia sulle città ribelli d'Asia minore, volse la sua attenzione sulle due ''poleis'' che avevano contribuito alla rivolta nei suoi confronti, ed inviò dei suoi emissari per portare la richiesta di "acqua e terra": un atto simbolico di grande effetto che significava la sottomissione totale, per mare e per terra. Alcune città, spaventate si sottomisero. Atene, intuito il pericolo chiese aiuto a [[Sparta]], che lo negò, adducendo il pretesto che nella città si stavano celebrando le feste in onore di [[Apollo (divinità)|Apollo]], durante le quali era vietato combattere. In realtà Sparta non volle portare aiuto agli Ateniesi, in quanto gli Spartani erano sempre molto restii nell'abbandonare il proprio territorio ed erano preoccupati che Atene diventasse troppo potente.
Nel frattempo Dario, approfittando della divisione tra le città greche, inviò una spedizione militare per punire Atene ed Eretria. Nel [[490 a.C.|490]] le truppe Persiane sotto la guida dei comandanti [[Dati]] e [[Artaferne]] si mossero verso l'isola di Eubea e conquistarono Eretria. Con essi c'era [[Ippia]], il figlio dell'ex tiranno di Atene [[Pisistrato]] cacciato dalla città e che sperava nella vittoria persiana per ristabilire la propria egemonia su di essa.
In seguito i Persiani sbarcarono in [[Attica]] e fu lo stesso Ippia a consigliare al Gran Re di schierare l'esercito nella piana di [[Battaglia di Maratona|Maratona]], a soli 42 km da Atene: qui nell'aperta pianura la famosa cavalleria persiana avrebbe potuto manovrare con facilità. Gli Ateniesi si stanziarono sulle colline che dominavano la piana. I Greci in 11000 dopo alcuni giorni di esitazione si strinsero in [[Falange (militare)|falange]] e portarono per primi l'attacco contro 30000 Persiani. I primi erano guidati dal nobile [[Milziade]], che in quell'occasione rivestiva la carica di ''polemarco'', un ''arconte'' con funzioni militari. Alla fine morirono solamente 200 Greci e ben 6000 Persiani. La vittoria dei Greci fu annunciata da [[Fidippide]] ad Atene.
Dieci anni dopo il successore di Dario, [[Serse I]], guidò contro i Greci un grande esercito, il cui numero colpì l'immaginazione dei Greci, non abituati a simili cifre: si diceva che l'esercito di Serse ammontasse a un milione di uomini e che per rifornirsi d'acqua avesse seccato il fiume Scamandro, nella Troade. In realtà pare più probabile che si aggirasse intorno ai 100.000 soldati, una cifra comunque enorme per le piccole città-stato greche. I Greci stabilirono un primo sbarramento alle [[Battaglia delle Termopili|Termopili]], un passo facile da difendere in caso di inferiorità numerica. Dopo tre giorni di battaglia i Persiani scoprirono un passaggio che aggirava lo schieramento nemico e presero alle spalle i Greci. Per coprire la ritirata dell'intero esercito, il re spartano [[Leonida, Re di Sparta|Leonida]] tenne impegnati i Persiani sacrificando se stesso e 300 Spartani che preferirono morire piuttosto che fuggire. Superate le Termopili, Serse avanzò verso l'Attica.
Nel frattempo, [[Temistocle]], vista l'impossibilità di sconfiggere via terra l'avanzata persiana, fece evacuare Atene ed organizzò una flotta per opporsi a quella persiana. L'esercito di Serse diede alle fiamme Atene, ma la flotta ateniese, forte di 310 navi, impegnò quella persiana, che raggiungeva le 1207 unità, e la sconfisse duramente a [[Battaglia di Salamina|Salamina]], nel [[480 a.C.|480]]. Serse ritornò in Persia lasciando al comando delle truppe Mardonio con il compito di riprendere l'offensiva in primavera.
Nel [[479 a.C.|479]], l'esercito greco comandato dallo spartano Pausania sconfisse i Persiani a [[battaglia di Platea|Platea]] costringendoli a ritirarsi. Contemporaneamente, una flotta greca comandata dall'ateniese Santippo sconfisse la flotta persiana a [[Battaglia di Micale|Micale]]. La seconda guerra persiana si concluse effettivamente nel [[478 a.C.|478]] quando i Greci espugnarono la città di Sesto che costituiva l'ultima piazzaforte persiana in Europa.
=== Egemonia di Atene ===
{{Vedi anche|Impero ateniese}}
Dopo la vittoria sui Persiani, nel [[477 a.C.|477]], Atene, consolidata la propria supremazia navale, si fece promotrice dell'istituzione della [[Lega di Delo]] o lega delio-attica,il cui nome deriva dal fatto che inizialmente la sede dove si riunivano le polis una volta all'anno era sull'isola di Delo, una confederazione di città greche, che aveva per scopo il mantenimento di una marina da guerra per la continuazione della guerra. Sparta, alleata di Atene dai tempi delle guerre persiane, accettò che Atene assumesse il comando della Lega in quanto allora non era interessata ad esercitare la propria egemonia al di fuori del Peloponneso. Coloro che erano contrari all'alleanza tra le due città e comprendevano che esse avrebbero prima o poi lottato per l'egemonia assoluta sulla Grecia furono giustiziati o esiliati. Lo spartano [[Pausania (generale)|Pausania]] fu murato vivo dentro il tempio di Atena Calcieca nel [[471 a.C.|471]] circa, mentre [[Temistocle]] fuggì da Atene per non subire la stessa sorte e dopo lunghi viaggi nel Peloponneso e nello Ionio, nel [[465 a.C.|465]] si recò alla corte del Re Persiano dove trascorse gli ultimi anni della sua vita.
Nel [[466 a.C.|466]] la [[Lega di Delo]] colse la sua più importante vittoria quando la flotta, al comando di [[Cimone (stratego)|Cimone]], sconfisse quella persiana presso il fiume [[Battaglia dell'Eurimedonte|Eurimedonte]], in [[Licia (regione storica)|Licia]].
Poco dopo, nel [[465 a.C.|465]], l'isola di Taso si ribellò all'egemonia ateniese, ma dopo un assedio di due anni fu conquistata da [[Cimone]] e riportata all'interno della Lega.<br />
Nel [[463 a.C.|463]] Sparta chiese aiuto ad Atene contro i Messeni che si erano ribellati alla sua autorità ed erano assediati sul monte Itome. Tuttavia, a causa del sospetto che gli Ateniesi potessero favorire i ribelli, gli Spartani rimandarono a casa il contingente ateniese nel [[462 a.C.|462]]. Atene ne fu molto irritata ed ostracizzò [[Cimone]], il quale era stato il maggiore alleato di Sparta ed il principale promotore della missione. In conseguenza dell'uscita di scena di [[Cimone]], Atene mutò radicalmente politica estera: strinse alleanza con Argo ed i Tessali, i quali erano stati alleati dei Persiani o comunque neutrali ai tempi delle guerre persiane. Questa alleanza portò Atene in rotta di collisione con Sparta, di cui Argo era un'acerrima rivale per l'egemonia nel Peloponneso.<br />
All'esterno Atene impegnò la Lega in una difficile spedizione in Egitto in soccorso di una rivolta locale contro i Persiani, ma l'esito fu disastroso: nel [[454 a.C.|454]] circa le truppe ateniesi furono circondate e totalmente sconfitte dai Persiani. Prendendo a pretesto questa disfatta per rianimare tra i Greci la paura di una nuova invasione persiana, Atene trasferì il tesoro federale dall'isola di Delo al [[Partenone (Atene)|Partenone]], rafforzando così la propria egemonia all'interno della Lega.
Intorno al [[460 a.C.|460]] comparve sulla scena ateniese [[Pericle]], capo del partito popolare. La sua azione politica si rivolse verso il rafforzamento delle istituzioni democratiche, alle quali avrebbero potuto accedere anche i cittadini delle classi meno abbienti.
In politica estera accentuò l'egemonia ateniese all'interno della lega di Delo, trasformandola di fatto in un impero coloniale, controllato dalla sua potente flotta.<br />
Nell'età di Pericle la cultura e le arti ebbero un grande sviluppo: vissero in questo periodo i drammaturghi [[Eschilo]], [[Aristofane]], [[Euripide]] e [[Sofocle]], i filosofi [[Platone]] e [[Socrate]], gli storici [[Erodoto]], [[Tucidide]] e [[Senofonte (storico)|Senofonte]], il poeta [[Simonide]] e lo scultore [[Fidia]].
=== Guerra del Peloponneso ===
{{vedi anche|Guerra del Peloponneso}}
La crescita della potenza ateniese entrò presto in conflitto con la [[Lega peloponnesiaca]], guidata da Sparta.
Un primo scontro tra le due città si concluse nel [[445 a.C.|445]] con un pace trentennale, di poco posteriore alla [[pace di Callia]], stipulata tra Atene e la Persia.
Nel [[431 a.C.|431]] iniziò la guerra vera e propria, interrotta dalla [[pace di Nicia]] del [[421 a.C.|421]]. Questa fase fu caratterizzata dalle annuali invasioni peloponnesiache dell'Attica che avevano l'obiettivo di costringere Atene alla resa distruggendo le sue campagne ed i suoi raccolti. Il progetto spartano fallì perché Atene si riforniva di grano via mare in Eubea e nel Mar Nero. Alle invasioni peloponnesiache gli Ateniesi risposero con sistematiche incursioni lungo le coste del Peloponneso, saccheggiando e devastando le terre degli Spartani e dei loro alleati. Neppure la peste del 430-428, durante la quale morì [[Pericle]], riuscì a piegare Atene. Anzi, nel [[425 a.C.|425]] gli Ateniesi guidati dal demagogo [[Cleone]] riuscirono a catturare 292 Spartani, tra cui 120 spartiati (l'élite politica e militare spartana), mettendo in grave difficoltà Sparta. Questa rispose nel [[424 a.C.|424]] inviando nella Calcidica un esercito comandato da Brasida, il quale occupò la città di Anfipoli che rivestiva un'enorme importanza per Atene per via dei suoi boschi da cui gli Ateniesi traevano il legname per costruire la loro potente flotta. Lo storico [[Tucidide]], allora comandante militare della regione, fu esiliato da Atene per non essere riuscito a difendere Anfipoli dall'attacco spartano. Nel [[422 a.C.|422]] [[Cleone]] tentò di riconquistare la preziosa città, ma sia lui sia Brasida caddero in battaglia. Ormai stanche della guerra e private dei loro generali più bellicosi, Atene e Sparta stipularono la [[pace di Nicia]] nella primavera del [[421 a.C.|421]] che pose fine alla prima fase della guerra del Peloponneso.
Nel [[418 a.C.|418]], Atene stipulò un'alleanza con le città di Argo, Elea e Mantinea con l'obiettivo di indebolire il controllo spartano sul Peloponneso, ma Sparta sconfisse l'esercito di Atene ed Argo nella [[battaglia di Mantinea (418 a.C.)|battaglia di Mantinea]]. Alla vittoria spartana seguì il rovesciamento del governo democratico di Argo e l'instaurazione di un governo oligarchico filospartano, il quale però ebbe vita breve e già nel [[417 a.C.|417]] ad Argo tornarono al potere i democratici riportando la città sulle sue tradizionali posizioni antispartane.
Nel [[415 a.C.|415]] [[Alcibiade]] riuscì a convincere gli Ateniesi a compiere un'ambiziosa spedizione in Sicilia con l'obiettivo di rendere tributaria l'isola rafforzando Atene nei confronti di Sparta e dei suoi alleati. A causa di rivalità interne, appena sbarcato in Sicilia [[Alcibiade]] fu richiamato ad Atene per difendersi dall'accusa di aver profanato i sacri [[Misteri Eleusini]]. Il generale ateniese, anziché consegnarsi alla propria patria per il processo, preferì cercare asilo presso gli Spartani in modo da poter vendicarsi dei suoi oppositori interni che lo avevano costretto all'esilio. Privata del suo comandante più valido, la spedizione ateniese si concluse nel [[413 a.C.|413]] con un totale fallimento: l'esercito fallì l'assedio a [[Siracusa]] e fu quasi completamente annientato.
Dopo la sfortunata spedizione ateniese contro [[Siracusa]], numerosi alleati di Atene defezionarono e passarono dalla parte di Sparta. Quest'ultima ottenne inoltre l'alleanza ed il prezioso sostegno finanziario del Re di Persia grazie al quale poté armare una flotta con la quale mise in difficoltà Atene sul mare. Di fronte a questi gravi problemi, nel [[411 a.C.|411]] ad Atene si impose un regime oligarchico che fu però rifiutato dai marinai, di fede democratica, della flotta ateniese di stanza nell'isola di Samo, i quali si proclamarono legittimi rappresentanti di Atene e richiamarono dall'esilio [[Alcibiade]]. Sospettato di trattare la resa agli Spartani, il governo oligarchico di Atene fu rovesciato ai primi del [[410 a.C.|410]] fu restaurata la democrazia. Nonostante la distruzione del suo esercito in Sicilia, Atene riuscì ad armare nuovamente una flotta agguerrita con cui inflisse anche pesanti sconfitte agli Spartani, come nella battaglia di Cizico, nel [[410 a.C.|410]], nella quale cadde anche il comandante spartano Mindaro.
Nel [[407 a.C.|407]] a Nozio, in [[Ionia]], il generale spartano [[Lisandro]] sconfisse la flotta ateniese di Antioco, un luogotenente di [[Alcibiade]] cui era stato ordinato di non accettare battaglia dagli Spartani. Pur avendo disobbedito ad un ordine di [[Alcibiade]], quest'ultimo fu ritenuto responsabile della sconfitta ed esiliato definitivamente. Nel [[406 a.C.|406]] Atene vinse la flotta spartana presso le isole [[Arginuse]], ma i comandanti ateniesi furono accusati di aver abbandonato i naufraghi e furono pertanto giustiziati. Per via di lotte intestine la città si privò in questo modo di un collegio di generali vittoriosi di cui in quel momento aveva un disperato bisogno. Nel [[405 a.C.|405]] Lisandro sorprese la flotta ateniese presso [[Egospotami]], sui [[Dardanelli]] e la distrusse completamente. In seguito alla sconfitta subita nella [[battaglia di Egospotami]], Atene fu assediata e nel [[404 a.C.|404]] fu occupata dagli Spartani, che vi instaurarono un governo oligarchico (regime dei [[trenta tiranni]]). Sparta impose inoltre la distruzione delle [[Lunghe Mura]] che congiungevano Atene al Pireo, lo scioglimento della [[Lega delio-attica]] e l'ingresso di Atene nella [[Lega peloponnesiaca]]. Pochi mesi dopo si arrese anche l'isola di Samo, ultima roccaforte ateniese nell'Egeo e la guerra poté dirsi conclusa.
L'anno seguente, nonostante la grave crisi istituzionale ed economica, il regime democratico fu restaurato sotto la guida di [[Trasibulo di Atene]].
== Egemonia di Sparta e Tebe ==
[[File:Griechenland 371-362.jpg|left|450px|thumb|La Grecia nel IV secolo]]
La fine della guerra peloponnesiaca lasciò Sparta, che poteva contare sull'appoggio persiano, padrona della Grecia.
La supremazia spartana fu, tuttavia, di breve durata, a causa del malcontento delle altre città per la politica filopersiana e per i contrasti socio-politici interni.
Nel [[401 a.C.|401]] Sparta inviò in Asia un corpo di 13.000 mercenari per sostenere Ciro il Giovane nel suo tentativo di rovesciare il fratello [[Artaserse II]] e salire così sul trono dell'impero persiano. Nella [[Battaglia di Cunassa]] Ciro fu sconfitto ed ucciso. I mercenari greci compirono un'avventurosa ritirata in Grecia narrata da [[Senofonte]] nell'''Anabasi''. L'aiuto concesso da Sparta al ribelle Ciro fornì il pretesto al Re [[Artaserse II]] per rivendicare la sovranità sulle città greche dell'Asia Minore. Sparta rispose inviando un esercito sotto il comando del re [[Agesilao II di Sparta|Agesilao]] con il compito di difendere la libertà delle ''poleis'' asiatiche. Il Re sfruttò l'insofferenza delle città greche verso l'egemonia spartana ed inviò loro del denaro per finanziare una guerra contro Sparta in modo che quest'ultima fosse costretta a ritirarsi dall'Asia Minore.
Nell'estate del [[395 a.C.|395]] la guerra scoppiò e Tebe, aiutata da Atene, sconfisse ad Aliarto lo spartano [[Lisandro]] che rimase sul campo. In seguito a questa vittoria si formò un'alleanza tra Tebe, Atene, Argo e Corinto in funzione antispartana e, dal momento che la sede della lega era Corinto, il conflitto fu detto [[guerra corinzia]].
La guerra si concluse nella primavera del [[387 a.C.|387]], con la "pace del re" o [[Pace di Antalcida|trattato di Antalcida]], le cui clausole sancivano il dominio persiano sulle città dell'Asia minore e l'autonomia delle città greche della madrepatria. Sparta, che pure era designata come la paladina di tale pace, ne approfittò per rafforzare la propria egemonia sulle altre ''poleis''. Nel [[385 a.C.|385]] distrusse Mantinea, mentre nel [[382 a.C.|382]] occupò proditoriamente la [[rocca Cadmea]] di Tebe imponendo un regime filospartano. Nel [[379 a.C.|379]] un gruppo di esuli tebani, tra i quali [[Pelopida]], rovesciò il regime filospartano ed instaurò la democrazia a Tebe stringendo alleanza con Atene.
Nel [[378 a.C.|378]] lo spartano Sfodria tentò senza successo di occupare Atene con un blitz notturno, ma fu scoperto. L'incidente spinse Atene e Tebe a dichiarare guerra a Sparta. Nella primavera del [[377 a.C.|377]] Atene fondò la [[Lega delio-attica|Seconda Lega Navale]] in funzione antispartana e tornò ad essere una potenza navale. Nel [[376 a.C.|376]] il generale [[Cabria]] sconfisse la flotta spartana a Nasso, liberando Atene dal blocco navale nemico. L'anno dopo, nel [[375 a.C.|375]], il generale [[Timoteo]] sconfisse nuovamente la flotta spartana ad Alizia, dopodiché la marina spartana scomparve dai mari.
Nel frattempo l'ascesa di Tebe preoccupò Atene, al punto da spingerla a riavvicinarsi a Sparta ormai indebolita. La distruzione di [[Platea (città)|Platea]] ad opera dei Tebani nel [[373 a.C.|373]] inimicò definitivamente Atene e Tebe.
Nel giugno del [[371 a.C.|371]] le parti in conflitto si riunirono a Sparta per una conferenza di pace, ma Tebe pretese di giurare (oggi diremmo "firmare") in nome di tutta la Beozia, in chiara violazione della [[Pace di Antalcida|Pace del Re]] che stabiliva il principio dell'autonomia delle ''poleis''. Ne seguì un nuovo conflitto tra Sparta e Tebe che si concluse con la sconfitta spartana nella [[battaglia di Leuttra]] del luglio [[371 a.C.|371]].
Il risultato della battaglia sancì la fine della supremazia di Sparta, costretta a sciogliere la [[Lega peloponnesiaca]], e l'affermazione di Tebe come potenza egemone in Grecia. Atene si schierò apertamente con Sparta per contenere l'ascesa di Tebe. Negli anni seguenti, sotto la guida del generale [[Epaminonda]], i Tebani invasero più volte il Peloponneso: nell'inverno 370/369 assediarono la stessa Sparta senza riuscire ad occuparla, mentre nell'estate del [[369 a.C.|369]] staccarono la [[Messenia]] dalla Laconia, infliggendo un durissimo colpo alla potenza di Sparta che da quasi quattro secoli dominava la [[Messenia]]. Nel [[367 a.C.|367]] [[Epaminonda]] riuscì per breve tempo ad ottenere l'alleanza dell'Acaia sottraendo la regione all'influenza spartana, ma in seguito l'arroganza tebana portò alla rottura dell'alleanza.
Contemporaneamente, il generale [[Pelopida]] rafforzava l'egemonia di Tebe in Tessaglia combattendo contro il tiranno [[Alessandro di Fere]]. L'egemonia tebana durò fino a quando furono vivi i suoi due generali di maggior spicco, [[Pelopida]] ed [[Epaminonda]]. Il primo cadde in battaglia nel [[364 a.C.|364]], mentre il secondo invase nuovamente il Peloponneso nel [[362 a.C.|362]] rimanendo sul campo di battaglia di Mantinea, che pure fu una vittoria per Tebe su Ateniesi e Spartani alleati.
Come rileva [[Senofonte]], dopo tale battaglia, in Grecia, si verificò tutt'altro che un consolidamento dell'egemonia di Tebe vincitrice almeno sulla carta, ma aumentò solamente la confusione nelle relazioni diplomatiche, in quanto nessuna ''polis'' era più in grado di emergere sulle altre, mancando i due generali [[Pelopida]] e [[Epaminonda]] che fino a quel momento ne avevano deciso indirettamente l'andamento diplomatico.
== Ascesa della Macedonia ==
Il [[Regno di Macedonia]] si estendeva a nord della penisola greca, su un territorio prevalentemente montuoso. di influenza di Tebe e nel [[368 a.C.|368]] aveva dovuto consegnare ostaggi alla città beotica, tra i quali vi era il giovane [[Filippo II di Macedonia|Filippo]], erede al trono.
Nel [[360 a.C.|360]] il re macedone Perdicca III fu sconfitto ed ucciso in battaglia dagli Illiri ed il giovane divenne re.<br />
Salito al trono della [[Regno di Macedonia|Macedonia]], [[Filippo II di Macedonia|Filippo II]], dopo aver dato un nuovo ordinamento allo stato macedone ed aver riorganizzato l'esercito, con l'introduzione della [[falange macedone]], rivolse il suo interesse alla politica estera. Egli si dedicò con grande cura in particolare all'addestramento dell'esercito e organizzò la falange, una schiera di fanti armati di lunghe lance, ispirandosi alle tattiche di guerra dei Tebani, osservate mentre era ostaggio.
In quel periodo Tebe era ancora la città più potente in Grecia, seppur privata dei suoi più validi comandanti. Atene era impegnata nella [[guerra sociale]] contro i ribelli della [[Lega Delio-Attica|Seconda Lega Navale]], mentre Sparta si era ritirata in un orgoglioso isolamento.<br />
Dopo essere entrato in urto con Atene, nel [[357 a.C.|357]], per la conquista di [[Anfipoli]], una città di cui gli Ateniesi rivendicavano il possesso, Filippo intervenne nella [[terza guerra sacra]] scoppiata nel [[356 a.C.|356]] tra Tebe e i [[Focide|Focesi]]. Dopo aver sconfitto questi ultimi nel [[352 a.C.|352]], Filippo era pronto ad oltrepassare le [[Termopili]] ed entrare nella Grecia vera e propria, ma trovò il passo sbarrato dagli Ateniesi e preferì ritirarsi. Presa coscienza della pericolosità di [[Filippo]], ad Atene si formò un "partito" ostile alla Macedonia che trovò la propria guida in [[Demostene]] che a partire dal [[351 a.C.|352]] si fece promotore di una politica estera più aggressiva che doveva arginare l'espansione della Macedonia. All'oratore ed ai suoi sostenitori si contrappose un "partito" filomacedone capeggiato da [[Eschine]], il quale propugnava invece l'alleanza di Atene con [[Filippo]].
Nel [[348 a.C.|348]] Filippo eliminò una potente rivale della Macedonia radendo al suolo la città di [[Olinto]], che fino ad allora esercitava l'egemonia sulla penisola Calcidica. Esauste per la [[terza guerra sacra|guerra sacra]], le parti in conflitto stipularono, nel [[346 a.C.|346]], la [[Pace di Filocrate]], con la quale Filippo divenne [[tago]] di Tessaglia e membro dell'[[Anfizionia]] di Delfi, acquisendo un notevole potere in Grecia.
Il potere esercitato da Filippo sulla parte settentrionale dell'Ellade destava non poche preoccupazioni in Atene, dove [[Demostene]] con le sue famose orazioni (tra cui le 4 famose [[Filippiche]] che sono diventate l'invettiva per antonomasia) metteva in guardia contro la supremazia macedone sul territorio greco.
Nel [[343 a.C.|343]] Filippo sottomise anche la Tracia, alleata di Atene, mentre nel [[340 a.C.|340]], durante l'assedio alle città di Perinto e [[Bisanzio]], catturò alcune navi che trasportavano grano ad Atene. L'incidente determinò la rottura della pace e la dichiarazione di guerra. Demostene riuscì, nel [[339 a.C.|339]] a creare una coalizione di ''poleis'' guidata da Atene e Tebe per porre fine all'egemonia macedone e riconquistare le terre cadute in mano a Filippo.
Nell'estate del [[338 a.C.|338]] Filippo avanzò in Beozia e sconfisse l'armata greca nella [[battaglia di Cheronea (338 a.C.)|battaglia di Cheronea]]. Tebe dovette accogliere una guarnigione macedone nella rocca Cadmea, mentre Atene, pur evitando l'occupazione militare, dovette stringere alleanza con la Macedonia e sciogliere la sua [[Lega Delio-Attica|Lega Navale]]. L'anno seguente, il [[337 a.C.|337]], nel congresso di Corinto, Filippo creò la Lega di Corinto, un'alleanza tra la Macedonia e le ''poleis'' greche, eccetto Sparta, la quale aveva lo scopo di allestire una spedizione contro la Persia, il tradizionale nemico della Grecia. Tuttavia, l'anno dopo, nel [[336 a.C.|336]], prima che la spedizione partisse, Filippo fu ucciso in un attentato ed il trono passò al figlio [[Alessandro Magno|Alessandro]] che aveva solo vent'anni.
== Conquiste di Alessandro ==
{{Vedi anche|Alessandro Magno}}
[[File:Map-alexander-empire.png|thumb|right|250px|Mappa dell'impero di Alessandro]]
In seguito all'assassinio di Filippo II ([[336 a.C.|336]]), toccò a suo figlio [[Alessandro Magno]] proseguire il progetto paterno di conquista dell'impero persiano. Prima di poter realizzare il progetto del padre, il nuovo re dovette reprimere la rivolta di Tebe, che venne rasa al suolo ([[335 a.C.|335]]).<br />
Sedata la rivolta tebana e lasciato Antipatro in Macedonia per controllare l'inquieta situazione greca, Alessandro partì per l'Asia.
Dopo le vittorie del [[battaglia del Granico|Granico]] e di [[battaglia di Isso|Isso]], Alessandro occupò l'[[Egitto]], fondando la città di [[Alessandria d'Egitto|Alessandria]].<br />
Nell'autunno del [[331 a.C.|331]] Alessandro sconfisse [[Dario III]] a [[battaglia di Gaugamela|Gaugamela]] ed occupò [[Babilonia]], [[Susa (Elam)|Susa]] e [[Persepoli]], decretando la fine dell'impero persiano. Ormai in fuga, Dario III fu assassinato dai suoi stessi generali nel luglio del [[330 a.C.|330]].
Intanto, in Grecia il reggente Antipatro sconfisse nella [[battaglia di Megalopoli]] ([[331 a.C.|331]]) gli Spartani, che avevano rifiutato di entrare nella Lega di Corinto e di riconoscere l'egemonia macedone.
Alessandro intraprese il progettò di conquista dell'[[India]], ma, dopo aver attraversato l'[[Indo]] e vinto il ''rajah'' Poro nella [[battaglia dell'Idaspe]], fece ritorno a Babilonia.<br />
Nel giugno del [[323 a.C.|323]] il grande re macedone morì a Babilonia per una febbre malarica; tramontò così il suo sogno della realizzazione di un impero universale.
La spedizione di Alessandro può essere considerata uno degli eventi epocali nella storia del mondo antico.<br />
Grazie alle sue conquiste, infatti, la civiltà greca si diffuse nel mondo mediterraneo e orientale, ingenerando tali mutamenti culturali da determinare la fine dell'era classica e l'inizio dell'era cosiddetta [[Ellenismo|ellenistica]].
== La Grecia ellenistica (IV-II secolo) ==
{{vedi anche|Ellenismo|Diadochi}}
=== La Grecia sotto il dominio macedone ===
Alla notizia della morte di [[Alessandro Magno|Alessandro]], Atene si ribellò al dominio macedone, sotto la guida di [[Demostene]] e del generale [[Leostene]], formando una coalizione con altre ''poleis''. Antipatro sconfisse i Greci nella [[battaglia di Crannone]] ([[322 a.C.|322]]), mentre la flotta macedone sconfisse quella ateniese presso l'isola di Amorgo ([[322 a.C.|322]]). Atene dovette accogliere una guarnigione macedone sull'acropoli ed instaurare un regime oligarchico filomacedone guidato da [[Focione]].
Dal momento che Alessandro era morto lasciando un figlio nato postumo, i suoi generali, i [[diadochi]], cioè i successori di Alessandro, si contesero il controllo dell'impero di quest'ultimo. Alcuni, come [[Antigono Monoftalmo]], miravano alla conservazione dell'unità dell'impero, mentre altri, in particolare [[Tolomeo I|Tolemeo]] e [[Cassandro]] erano interessati ad assicurare il proprio dominio su parti dell'impero. La contesa si protrasse per circa quarant'anni al termine dei quali si stabilizzarono tre grandi regni ellenistici, quello dei [[Dinastia tolemaica|Tolemei]] in Egitto, dei [[Dinastia seleucide|Seleucidi]] in Asia e degli [[Dinastia antigonide|Antigonidi]] in Macedonia.
La Grecia si trovò alla mercé di questi nuovi regni, molto più potenti delle singole ''poleis'', in particolare della Macedonia. Nel [[267 a.C.|267]] Atene e Sparta si coalizzarono contro [[Antigono Gonata]] nella cosiddetta [[guerra cremonidea]] che si concluse nel [[262 a.C.|262]] con la sconfitta delle due ''poleis'' e l'introduzione di una guarnigione macedone ad Atene.<br />
Per arginare l'egemonia macedone in Grecia cominciarono a formarsi delle Leghe che raggruppavano più ''poleis'', spesso su base etnica. La prima a costituirsi fu la Lega achea che dal [[251 a.C.|251]] fu guidata da [[Arato di Sicione]], il quale mise in seria difficoltà i Macedoni. Nel [[243 a.C.|243]] gli Achei occuparono Corinto, mentre nel [[229 a.C.|229]] scacciarono la guarnigione macedone da Atene.
Nel frattempo, Sparta stava conoscendo un periodo di rinascita legato soprattutto a due re che riformarono la città permettendole di giocare nuovamente un ruolo importante in Grecia. Tra il [[243 a.C.|243]] ed il [[235 a.C.|235]] [[Agide IV]] dette inizio alle riforme, le quali, osteggiate da molti Spartani, furono proseguite da un suo successore, [[Cleomene III]]. Quest'ultimo, salito al trono nel [[227 a.C.|227]], dette inizio ad una politica estera aggressiva che mirava alla riconquista della Messenia ed alla ricostituzione della potenza spartana nel Peloponneso.
Allarmato dall'espansione di Sparta, Arato di Sicione, capo della Lega achea, preferì allearsi con la Macedonia per combattere Cleomene III. Nella decisiva battaglia di [[Battaglia di Sellasia|Sellasia]] ([[222 a.C.|222]]), gli Spartani furono sconfitti da Arato e da [[Antigono Dosone]], reggente del giovane re di Macedonia, [[Filippo V di Macedonia|Filippo V]], e Cleomene fu costretto a fuggire in Egitto.
Poco dopo, la Macedonia dovette combattere una nuova guerra contro i Greci ([[220 a.C.|220]]-[[217 a.C.|217]]) che si concluse con la Pace di Naupatto, la quale fu l'ultima pace stipulata tra Greci (inclusi i Macedoni) senza l'intervento di una potenza straniera. Già allora si affacciava sul mondo greco la potenza emergente di Roma che avrebbe giocato un ruolo decisivo nei decenni successivi. Al momento di stipulare la pace, un certo Agelao di Naupatto disse che era opportuno che Greci e Macedoni smettessero di combattere tra loro poiché da occidente si stavano addensando pericolose nubi.
== La conquista romana ==
Al momento della [[Pace di Naupatto]] ([[217 a.C.|217]]), Roma era già impegnata nella [[Seconda guerra punica]] contro [[Annibale]]. A partire dal [[215 a.C.|215]] Roma intervenne in Grecia più volte in occasione delle [[guerre macedoniche]] a causa dell'alleanza stretta da Annibale con Filippo V di Macedonia. Durante la prima ([[215 a.C.|215]]-[[205 a.C.|205]]) il peso della guerra fu sostenuto prevalentemente dalla [[Lega etolica]], alleata di Roma, contro Filippo V.
La seconda guerra macedonica vide invece l'ingresso diretto di Roma in Grecia. Dopo aver ottenuto l'alleanza di Atene, del [[Pergamo|regno di Pergamo]] e della Lega etolica, i Romani sbarcarono in Grecia e nel [[197 a.C.|197]] il console [[Tito Quinzio Flaminino]] sconfisse Filippo nella [[battaglia di Cinocefale]]. La pace che seguì stabilì l'alleanza tra Roma e la Macedonia ed il ritiro di ogni guarnigione macedone dalla Grecia. La libertà della Grecia fu proclamata da Flaminino durante i [[Giochi Istmici]] di Corinto mandando la folla in delirio. L'anno dopo i Romani evacuarono la Grecia, ma gli Etoli, delusi dalle clausole della pace che giudicavano penalizzanti per sé stessi, assunsero un atteggiamento ostile verso Roma.
In quegli stessi anni, il Peloponneso era nuovamente travagliato dalla guerra tra Sparta, guidata dal tiranno [[Nabide]], e [[Lega achea]], la quale, morto Arato, aveva trovato un nuovo capo in [[Filopemene]]. La guerra si concluse nel [[192 a.C.|192]] quando Nabide fu sconfitto ed ucciso, Sparta occupata dagli Achei e costretta ad abolire il suo tradizionale sistema educativo, l'''[[agoghé]]'', per accettare quello acheo.
Nel [[193 a.C.|193]], il re [[seleucide]] [[Antioco III|Antioco III il Grande]] sbarcò in Grecia deciso a porla sotto la propria egemonia, ma ciò suscitò allarme a Roma, soprattutto poiché al seguito di Antioco III c'era il temuto [[Annibale]], esule da Cartagine. I Romani inviarono il console Manio Acilio Glabrione, il quale sconfisse Antioco nella [[Battaglia delle Termopili (191 a.C.)|battaglia delle Termopili]], costringendolo ad evacuare la Grecia e tornare in Asia. Fedele all'alleanza con Roma, Filippo V non mosse un dito in aiuto di Antioco III. La Lega etolica, che aveva appoggiato il re seleucide, fu sciolta.
Alla morte di Filippo V, nel [[179 a.C.|179]], salì sul trono di Macedonia il figlio [[Perseo di Macedonia|Perseo]], il quale desiderava ripristinare l'egemonia macedone sulla Grecia. Nel [[172 a.C.|172]] egli si recò a Delfi con il suo esercito intendendo rivendicare i suoi diritti sulla Grecia. Roma gli dichiarò immediatamente guerra. Il console [[Lucio Emilio Paolo Macedonico|Lucio Emilio Paolo]] sconfisse Perseo nella [[battaglia di Pidna]], costringendo Perseo ad abdicare e finire i suoi giorni in esilio in Italia. La Macedonia fu suddivisa in quattro repubbliche che non dovevano avere alcun rapporto tra loro. La Lega achea, che aveva assunto un atteggiamento giudicato poco chiaro da Roma, fu punita con l'invio di numerosi ostaggi in Italia, tra i quali lo storico [[Polibio]]. Similmente, Rodi, un'altra alleata di Roma il cui comportamento in guerra fu giudicato ambiguo, fu punita con la creazione di un porto franco a Delo, il quale danneggiò seriamente i commerci di Rodi. La sola alleata di Roma che fu premiata fu Atene che ottenne il controllo dell'isola di Delo ([[166 a.C.|166]]).
=== La battaglia di Corinto ===
{{vedi anche|Battaglia di Corinto}}
Lo scontento dei Greci verso la politica di Roma crebbe negli anni successivi, ma rimase sotto controllo fino a quando a capo della [[Lega achea]] ci fu Callicrate, amico dei Romani. Alla sua morte, nel [[150 a.C.]], i nuovi capi della Lega achea assunsero un atteggiamento apertamente ostile a Roma attendendo il momento giusto per dichiarare guerra. Il momento non tardò. Approfittando della rivolta della Macedonia capeggiata da un certo [[Andrisco]], la Lega achea si ribellò a Roma, ma nel [[146 a.C.|146]] gli Achei furono sconfitti sull'istmo di Corinto dal console [[Lucio Mummio Acaico|Lucio Mummio]]. Corinto, epicentro della rivolta, fu rasa al suolo, mentre la Grecia e la Macedonia divennero province dell'impero romano.
{{vedi anche|Grecia romana}}
== Bibliografia ==
* [[Ranuccio Bianchi Bandinelli|Bianchi Bandinelli, R.]] (a cura di), ''Storia e civiltà dei greci'', Bompiani, Milano 1979
* [[Jacob Burckhardt|Burckhardt, J.]], ''Storia della civiltà greca'', Sansoni, Firenze 1992
* Davies, J.K., ''La Grecia classica'', Il Mulino, Bologna 1983
* [[Gaetano De Sanctis|De Sanctis, G.]], ''Storia dei greci. Dalle origini alla fine del secolo V'', La Nuova Italia, Firenze 1980
* Ehrenberg, V., ''Lo stato dei greci'', La Nuova Italia, Firenze 1980
* Finley, M., ''La Grecia. Dalla preistoria all'età arcaica'', Laterza, Bari 1972
* Flacelière, R., ''La vita quotidiana in Grecia nel secolo di Pericle'', Rizzoli, Milano 1983
* [[Giulio Giannelli|Giannelli, G.]], ''Trattato di storia greca'', Patron, Bologna 1976
* [[Gustave Glotz]], ''Le travail dans la Grèce ancienne'', 1920
* Gustave Glotz, ''Cité Grecque'', 1928
* Gschnitzer, F., ''Storia sociale dell'antica Grecia'', Il Mulino, Bologna 1988
* Murray, O., ''La Grecia delle origini'', Il Mulino, Bologna 1983
* Musti, D., ''Storia greca'', Laterza, Roma-Bari 2006
* [[Jean-Pierre Vernant|Vernant, J.P.]], ''Mito e società nell'antica Grecia'', Einaudi, Torino 1981
* Welwei, K. W., ''La polis greca'', Il Mulino, Bologna 1988
* Daverio Rocchi G., ''Città-stato e stati federali della Grecia classica. Lineamenti di storia delle istituzioni politiche'', LED Edizioni Universitarie, Milano, 1993, ISBN 88-7916-030-3
* [[Jean-Jacques Maffre]] ''La vita nella Grecia classica'', [[Xenia]] edizioni, Milano [[1998]]
== Voci correlate ==
* [[Cnido]]
* [[Magna Grecia]]
* [[Eolie cnidie]]
* [[Cipselo]]
== Altri progetti ==
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