Revision 51813577 of "Papa Pio VII" on itwiki{{quote|Non possiamo. Non dobbiamo. Non vogliamo.|Pio VII all'ufficiale napoleonico che, entrato al [[Palazzo del Quirinale|Quirinale]] il [[5 luglio]] [[1809]], gli intimava di cedere alla [[Francia]] i territori dello [[Stato Pontificio]]}}
{{Papa della Chiesa cattolica
|nome=Papa Pio VII
|immagine=[[File:Pius VII.jpg|250px|Pio VII]]
|legenda = Pio VII ritratto da [[Jacques-Louis David]]
|stemma = [[File:C o a Pio VII.svg|150px]]
|titolo = 251º papa della Chiesa cattolica
|elezione = [[14 marzo]] [[1800]]
|incoronazione = [[21 marzo]] [[1800]]
|fine pontificato = [[20 agosto]] [[1823]]
|cardinali=[[:Categoria:Cardinali nominati da Pio VII|vedi categoria]]
|predecessore=[[papa Pio VI]]
|successore=[[papa Leone XII]]
|nome nascita = Barnaba (Gregorio) Chiaramonti
|data di nascita = [[14 agosto]] [[1742]]
|luogo di nascita = [[Cesena]]
|data di morte = [[20 agosto]] [[1823]]
|luogo di morte = [[Roma]]
|sepoltura = [[Basilica di San Pietro]]
}}
{{Bio
|Titolo= '''Papa'''
|Nome = Pio VII
|Cognome =
|ForzaOrdinamento = Pio 07
|PostCognomeVirgola = nato '''Barnaba Niccolò Maria Luigi''' (in religione '''Gregorio''') '''Chiaramonti'''
|Sesso = M
|LuogoNascita = Cesena
|GiornoMeseNascita = 14 agosto
|AnnoNascita = 1742
|LuogoMorte = Roma
|GiornoMeseMorte = 20 agosto
|AnnoMorte = 1823
|Categorie = no
|FineIncipit = è stato il 251º [[vescovo]] di [[Roma]] e [[papa]] della [[Chiesa cattolica]] (1800-1823)
}}
== Biografia ==
Nacque a [[Cesena]], penultimo figlio del conte [[Scipione Chiaramonti]] e di [[Giovanna Coronata Ghini|Giovanna Coronata]] dei marchesi [[Ghini]], donna di profonda religiosità che entrerà in seguito tra le [[monache Carmelitane|monache carmelitane]] a [[Fano]]. Attraverso la famiglia della madre, inoltre, Barnaba era imparentato anche con [[Pio VI|Angelo Braschi]], futuro pontefice con il nome di Pio VI.<ref>[http://www.damian-hungs.de/Papst%20Pius%20VII..html vedi qui]</ref>
Al contrario dei suoi fratelli, non completò gli studi nel Collegio dei nobili di [[Ravenna]] ma, all'età di 14 anni, entrò nel monastero [[Ordine di San Benedetto|benedettino]] di [[Abbazia di Santa Maria del Monte|Santa Maria del Monte]] nella sua città natale, prendendo il nome di Gregorio. I suoi superiori, resisi conto delle capacità del giovane, lo inviarono prima a [[Padova]] e successivamente a [[Roma]] al collegio di Sant'Anselmo, nell'[[abbazia di San Paolo fuori le mura]], perché si perfezionasse nello studio della [[teologia]].
Divenuto professore di teologia, cominciò a insegnare nei collegi dell'ordine a [[Parma]] e a Roma. Nel febbraio 1775, con l’elezione a papa del concittadino [[Papa Pio VI|Angelo Braschi]], fu nominato priore dell’Abbazia benedettina di San Paolo a Roma. Il [[16 dicembre]] [[1782]], Pio VI lo nominò vescovo di [[diocesi di Tivoli|Tivoli]]. Il [[14 febbraio]] [[1785]], per l'eccellente condotta tenuta in questa carica, ricevette la porpora cardinalizia e la cattedra vescovile di [[diocesi di Imola|Imola]].
Qui venne ricordato soprattutto per il suo carisma personale e per il suo amore per la cultura. Chiaramonti non faceva mistero di possedere nella sua biblioteca perfino l'[[Encyclopédie|Enciclopedia di d'Alembert]]. Del resto erano note le sue aperture alle idee moderne: nel [[1797]] suscitò scalpore una sua omelia, pronunciata nella [[duomo di Imola|cattedrale di Imola]], in cui sosteneva la conciliabilità del [[Vangelo]] con la [[democrazia]]: “Siate cristiani tutti d'un pezzo e sarete anche dei buoni democratici”.
== Il conclave ==
[[File:Thomas Lawrence - Pope Pius VII.jpg|thumb|200px|left|Pio VII nel [[1819]] in un ritratto di [[Thomas Lawrence]].]]
{{vedi anche|Conclave del 1799-1800}}
Alla morte di Pio VI, il Sacro Collegio, convocato dal [[decano del collegio cardinalizio|decano]] cardinal [[Giuseppe Albani]], si riunì in [[Conclave del 1799-1800|conclave]] a [[Venezia]] sotto ospitalità austriaca, poiché in quel periodo Roma era [[Occupazione francese di Roma|occupata dalle truppe francesi]]. Prima ancora che iniziasse il conclave, la situazione politica a Roma era mutata. Il [[19 settembre]] [[1799]] i francesi avevano abbandonato l'Urbe; il [[30 settembre]] la città era stata occupata dai napoletani, che avevano posto fine alla Repubblica Romana.
I cardinali, appena 35, quasi tutti italiani, si riunirono il [[30 novembre]] 1799 nel [[monastero di San Giorgio Maggiore|monastero di San Giorgio]]. Ben presto i voti si concentrarono su due candidati: il card. [[Alessandro Mattei]], arcivescovo di [[arcidiocesi di Ferrara-Comacchio|Ferrara]], antifrancese, e il card. [[Carlo Bellisomi]], vescovo di [[diocesi di Cesena-Sarsina|Cesena]], la cui posizione era più conciliante. Passarono tre mesi interi senza che si delineasse una soluzione. Per uscire dall'empasse, monsignor [[Ercole Consalvi]], il segretario del conclave, propose un terzo candidato: il vescovo di Imola, Barnaba Chiaramonti. In poco tempo i voti si convogliarono su di lui. Anche il cardinale e arcivescovo francese [[Jean-Siffrein Maury]] ebbe un ruolo decisivo nella sua elezione.
Il [[14 marzo]] [[1800]] Chiaramonti fu eletto papa all'unanimità. Risultò scontata quindi la scelta del nome pontificale Pio VII in onore del predecessore Pio VI suo concittadino e grande amico a cui doveva la nomina a vescovo di Imola e la porpora cardinalizia. L'imperatore d'Austria chiese al nuovo pontefice la cessione delle [[Legazioni]] di [[Bologna]], [[Ferrara]], [[Imola]] e [[Ravenna]]. Pio VII rispose negativamente alle pretese imperiali; decise peraltro di conservare il titolo di vescovo di Imola<ref>Pio VII mantenne tale carica fino al 1816.</ref>. Francesco II, contrariato, vietò l'incoronazione del papa nella [[basilica di San Marco]]. Pio VII fu incoronato nella [[Basilica di San Giorgio Maggiore (Venezia)|basilica di San Giorgio Maggiore]].
Il nuovo pontefice si trattenne nel [[Veneto]] per alcuni mesi, durante i quali visitò quasi tutte le chiese e ricevette l'omaggio di tutte le congregazioni religiose<ref>Per citare un solo esempio, le suore Benedettine di San Zaccaria gli fecero omaggio del calice con cui aveva celebrato la Messa.</ref>; durante tale periodo effettuò una visita a [[Padova]], dove era stato da giovane a Santa Giustina. Nonostante la contrarietà dell'imperatore d'Austria, si impose a questi nel suo desiderio di indipendenza e di andare a [[Roma]].
== Il pontificato ==
Fatta rotta da Venezia a [[Pesaro]] sulla fregata austriaca "Bellona", raggiunse la Città Eterna seguendo il percorso della [[via Flaminia]]. A [[Fano]], rese omaggio alle spoglie di sua madre nel Carmelo. In luglio il Pontefice fece finalmente il suo ingresso a Roma, accolto dalla nobiltà romana e dal popolo in tripudio. Trovò le casse dello stato vuote: il poco che i francesi avevano lasciato venne sperperato dai napoletani. In agosto nominò Consalvi, cui in gran parte doveva la tiara, cardinale diacono e [[Segreteria di Stato della Santa Sede|Segretario di Stato]], per poi iniziare ad occuparsi alacremente delle riforme amministrative, divenute ormai improrogabili. Nella scelta del nuovo segretario, Pio VII non si fece influenzare dalle potenze straniere, specialmente dall'Impero austriaco, che voleva fosse nominato un prelato di suo gradimento.
La sua attenzione si concentrò subito sullo stato di anarchia in cui versava la [[Chiesa cattolica in Francia|Chiesa francese]] la quale, oltre ad essere travagliata dal vasto scisma causato dalla [[costituzione civile del clero]], aveva a tal punto trascurato la disciplina che gran parte delle chiese era stata chiusa, alcune diocesi erano prive di vescovo, mentre altre ne avevano addirittura più di uno, mentre il [[giansenismo]] e la pratica del matrimonio degli ecclesiastici si stavano diffondendo e fra i fedeli serpeggiavano l'indifferenza se non, addirittura, l'ostilità. Incoraggiato dal desiderio del [[Napoleone Bonaparte|Bonaparte]] di ristabilire il prestigio della Chiesa cattolica in Francia, Pio VII negoziò il famoso [[Concordato del 1801]], sottoscritto a [[Parigi]] il [[15 luglio]] e successivamente ratificato il [[14 agosto]] dello stesso anno. La smisurata contentezza del pontefice, in seguito alla firma del trattato, fu descritta dal ministro francese a Roma in questi termini: "''il papa è in un tale stato di trasbordante gioia e nel medesimo tempo di incredula inquietudine di fronte al fatto avvenuto, che rassomiglia ad una giovane sposa la quale non osa mostrare il suo tripudio per il gran giorno delle nozze''"<ref>Ernesto Buonaiuti, ''Storia del cristianesimo'', Newton & C., Roma, 2002, p. 965</ref>. L'importanza di questo accordo fu tuttavia notevolmente stemperata dai cosiddetti ''articoli organici'' aggiunti dal governo francese l'[[8 aprile]] [[1803]]. La [[Francia]], ritrovò la libertà di culto che la rivoluzione aveva soppresso.
Nel [[1804]] Napoleone iniziò a trattare con il Papa la propria formale e diretta investitura come imperatore. Dopo alcune esitazioni Pio VII si lasciò convincere a celebrare la cerimonia nella cattedrale di [[Notre Dame]] e a prolungare la sua visita a Parigi per altri quattro mesi ma, contrariamente alle sue aspettative, ne ricevette in cambio solo pochissime concessioni, e di secondaria importanza. Ciò nonostante, le acclamazioni entusiastiche del popolo francese verso il Papa, ovunque egli passasse, erano tante e tali che non solo Napoleone se ne infastidì moltissimo (e divenne più scontroso con il Pontefice) ma Pio VII capì che la fede, in Francia, stava rinascendo davvero. Rientrato a Roma il [[16 maggio]] [[1805]], fornì al collegio cardinalizio, convocato allo scopo, una versione ottimistica della sua visita. A proposito di questo episodio, riferendosi alla morte in cattività di Pio VI, [[Pasquino]] commentò: ''per mantener la fede un Pio perdé la Sede, per mantener la Sede un Pio perdé la fede''.
Nonostante ciò, lo scetticismo prese presto il sopravvento quando Napoleone cominciò a non rispettare il [[concordato del 1801]], arrivando al punto di pronunciare d'autorità lui stesso l'annullamento del matrimonio del fratello [[Girolamo Bonaparte|Girolamo]] con la moglie, un'americana di [[Baltimora]]. L'attrito fra la Francia ed il papa montò così rapidamente che il [[2 febbraio]] [[1808]] Roma fu occupata dal generale [[Sextius Alexandre François de Miollis|Miollis]] e, un mese più tardi, le province di [[Ancona]], [[Macerata]], [[Pesaro]] e [[Urbino]] furono annesse al [[Regno d'Italia]]. Rotte le relazioni diplomatiche fra Napoleone e Roma, con un decreto emesso a [[Schönbrunn]] l'[[11 maggio]] [[1809]] l'imperatore annetteva definitivamente tutti i territori dello [[Stato Pontificio]].
== Il Papa prigioniero ==
Per ritorsione, Pio VII, pur senza nominare l'imperatore, emise una bolla di [[scomunica]] contro gli invasori; nel timore di un'insurrezione popolare il generale Miollis, di propria iniziativa (come sostenne Napoleone in seguito) o, più probabilmente, per ordine del generale Radet, prese in custodia il Papa stesso. Nella notte del [[5 luglio]] il [[Palazzo del Quirinale]] fu aperto con la forza e, in seguito all'ostinato rifiuto di annullare la bolla di scomunica e di rinunciare al [[potere temporale]], il Pontefice fu arrestato e tradotto prima a [[Grenoble]] e successivamente, passando per il [[colle di Tenda]], [[Cuneo]] e [[Mondovì]], a [[Savona]]. Qui egli si rifiutò con fermezza di convalidare l'investitura dei vescovi nominati da Napoleone e, quando i francesi scoprirono che il Papa intratteneva segreti scambi epistolari, gli fu addirittura proibito di leggere e scrivere. Insieme col Papa, furono espulsi da Roma molti alti prelati, come ad esempio il Maestro generale dei [[Domenicani]] [[Pio Giuseppe Gaddi]].
Alla fine, con i nervi scossi dall'insonnia e dalla febbre, gli fu estorta la promessa verbale di riconoscere l'investitura dei vescovi francesi. Nel [[maggio]] del [[1812]] Napoleone, con il pretesto che gli inglesi avrebbero potuto liberare il Papa se questi fosse rimasto a Savona, obbligò il vecchio e infermo pontefice a trasferirsi a [[Fontainebleau]], vicino a [[Parigi]]; il viaggio lo provò a un punto tale che, al passo del [[Moncenisio]], gli fu impartita l'estrema unzione. Superato il pericolo e giunto in salvo a Fontainebleau, fu alloggiato con tutti i riguardi nel castello per aspettarvi il ritorno dell'imperatore da [[Mosca]]. Appena rientrato, Napoleone intavolò immediatamente una serrata trattativa con il Papa che, il [[25 gennaio]] [[1813]], accettò un concordato a condizioni tanto umilianti che non riuscì a darsi pace. Tanto che, su consiglio dei [[cardinale|cardinali]] [[Bartolomeo Pacca]] ed Ercole Consalvi, lo rigettò tre giorni dopo, comunicando la sua decisione per iscritto all'Imperatore (che la tenne segreta) e, dopo, pubblicamente il [[24 marzo]] dello stesso anno. Nel mese di maggio, infine, osò sfidare apertamente il potere dell'imperatore dichiarando nulli tutti gli atti ufficiali compiuti dei vescovi francesi.
Dopo la [[battaglia di Lipsia|sconfitta di Lipsia]] ([[19 ottobre]] [[1813]]) e la conseguente entrata in territorio francese degli eserciti della [[Sesta coalizione]] nel gennaio del [[1814]], Napoleone ordinò che il Papa fosse ricondotto nella più sicura Savona, dove giunse il 16 febbraio. Il precipitare degli eventi e l'abdicazione del [[17 marzo]] lo costrinsero il giorno stesso a liberarlo definitivamente ed a consentirgli di rientrare nello [[Stato Pontificio]]. Durante il rientro verso Savona, il Papa soggiornò in diverse città, tra cui [[Sanremo]], dove fu ospite dei Marchesi Borea d'Olmo. Il [[19 marzo]] Pio VII lasciò Savona e rientrò nei suoi Stati dalla parte della Romagna, che lo accolse molto benevolmente, come avvenne a [[Forlì]] il [[15 aprile]], fino a giungere a Roma il [[24 maggio]], ricevuto da una folla esultante.
== La Restaurazione ==
Il [[7 agosto]] [[1814]] con la [[bolla pontificia|bolla]] ''Sollicitudo omnium Ecclesiarum'' il Papa ricostituì la [[Compagnia di Gesù]], mentre il Segretario di Stato Consalvi, al [[Congresso di Vienna]], si assicurava la restituzione di quasi tutti i territori sottratti allo Stato della Chiesa. Successivamente veniva soppressa nello Stato pontificio la legislazione introdotta dalla Francia e venivano reintrodotte le istituzioni dell'[[Indice dei libri proibiti|Indice]] e dell'[[Inquisizione]].
Nel [[1814]], scrivendo al restaurato re di Francia [[Luigi XVIII]], protestò contro l'introduzione della libertà religiosa e della libertà di stampa che stavano per essere introdotte nella Costituzione, ricordando che il riconoscimento di quei diritti portava "sedizioni, disordini e rivolte", e che, come pontefice, doveva provvedere al governo supremo della cristianità<ref>Daniele Menozzi, ''La Chiesa cattolica e la secolarizzazione'', Einaudi, Torino, 1993, p. 52</ref>.
Al suo ritorno da Vienna, il Consalvi introdusse un'amministrazione più snella ed altamente centralizzata, basata in gran parte sul ''[[Motu Proprio]]'' ''Quando per ammirabile disposizione'', emanato il [[6 luglio]] [[1816]] da Pio VII. Le novità più rilevanti riguardavano il [[catasto|sistema catastale]] e la [[Suddivisioni amministrative dello Stato Pontificio in età contemporanea|nuova ripartizione territoriale dello Stato]], suddiviso in tredici delegazioni e quattro legazioni ([[Legazione apostolica di Bologna|Bologna]], [[Legazione apostolica di Ferrara (1816-1850)|Ferrara]], [[Legazione apostolica di Forlì|Forlì]], [[Legazione apostolica di Ravenna|Ravenna]]), oltre al Distretto di Roma ribattezzato [[Comarca di Roma|Comarca]]. Nonostante ciò, le casse dello stato erano in condizioni disastrose, mentre il malcontento si aggregava principalmente intorno alla "Società Segreta", di ispirazione liberale, dei [[Carboneria|Carbonari]], proibita dal Papa nel [[1821]].
Il capolavoro diplomatico del Consalvi fu una serie di concordati stipulati a condizioni particolarmente vantaggiose con tutti gli Stati di religione cattolica, ad eccezione dell'[[Impero austriaco]]. Negli ultimi anni del pontificato di Pio VII la città di Roma fu molto ospitale verso tutte le famiglie regnanti, i cui rappresentanti vi si recarono spesso; il pontefice fu particolarmente benigno verso i sovrani in esilio, dimostrando una notevole e singolare magnanimità anche nei confronti della famiglia di Napoleone.
===I provvedimenti contro gli ebrei===
Un programma destinato al pontefice e pubblicato dal futuro cardinale [[Giuseppe Antonio Sala]], intitolato "''Piano per la riforma sottoposto a Pio VII''", destinava attenzione alla questione ebraica. Scriveva Sala che "''Un altro disordine da emendarsi è la soverchia libertà acquistata dagli ebrei, i quali sono al presente in perfetta comunione di vita con i cristiani''", dunque occorreva tornare ad applicare le vecchie restrizioni. Gli sforzi degli ebrei avevano avuto talmente successo, che "''presto si videro confusi con i sudditi cattolici, ed ottennero persino pienissima libertà e protezione nell'esercizio delle loro superstizioni''""<ref>David Kertzer, ''I papi contro gli ebrei'', Rizzoli, Milano, 2001, p. 40</ref><ref>Alessandro Roveri, ''La Santa Sede tra rivoluzione francese e restaurazione'', La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 143</ref>. L'anno dopo l'abolizione del ghetto da parte dei francesi nel [[1798]], Sala scrisse quel che pensava degli ebrei: "''Questa razza disgraziata è insolente al di là di ogni dire e, ora che ha lasciato le mura del ghetto, può vivere dove le pare e quindi comincia a infestare i quartieri della città''"<ref>David Kertzer, ''I papi contro gli ebrei'', Rizzoli, Milano, 2001, p. 221</ref><ref>Roberto Salvadori, ''1799 - Gli ebrei italiani nella bufera antigiacobina'', La Giuntina, Firenze, 1999, p. 67</ref>.
Rispondendo all'abate gesuita Augustine Barruel, il pontefice definì autentiche le affermazioni di un militare italiano - tale Simonini - il cui rapporto, pubblicato da padre Grivel sulla rivista cattolica francese "''Le contemporain''", attribuiva tutti i mali di cui soffriva la cristianità ad un presunto complotto ebraico orientato alla dominazione del mondo. Erano gli ebrei che avevano fondato la setta dei Massoni, e anche quella degli Illuminati; erano sempre gli ebrei che stavano dietro tutte le sette anticristiane, mentre altri si facevano passare per cristiani per "''meglio ingannare la gente''"; in particolare si davano da fare per introdurre dei sobillatori all'interno della Chiesa cattolica, cosicché, nella sola Italia, più di ottocento ecclesiastici, fra cui vescovi e cardinali, avrebbero operato in realtà per il tornaconto degli ebrei cospiratori<ref>Léon Poliakov, ''Storia dell'antisemitismo'', La Nuova Italia, Firenze, 1975, p. 328</ref>.
In seguito a queste prese di posizione gli ebrei di Roma, che erano stati liberati dai francesi, furono di nuovo confinati entro il perimetro del [[Ghetto di Roma|Ghetto capitolino]]. Per Consalvi, la pretesa ecclesiastica di far tornare gli ebrei nei ghetti non era che un altro segno del rifiuto, da parte dei cardinali, di riconoscere che i tempi erano mutati. Non si trattava solo di reintrodurre tutte le vecchie restrizioni. Le nazioni europee più avanzate stavano concedendo sempre più ampi diritti agli ebrei e le rivoluzioni americana e francese avevano proclamato l'uguaglianza dei diritti di tutti cittadini. Rimandare gli ebrei nei ghetti avrebbe fornito un'arma a chi sosteneva che il papato era un anacronismo, un residuo della società medievale<ref>David Kertzer, ''I papi contro gli ebrei'', Rizzoli, Milano, 2001, pp. 40-41</ref>.
Gli studenti ebrei furono espulsi dalle università e ancora una volta i rabbini dovettero sottoporsi all'umiliante rito di carnevale in cui, vestiti in modo grottesco, presentavano le loro offerte alle autorità romane di fronte a una folla sghignazzante<ref>David Kertzer, ''I papi contro gli ebrei, Rizzoli'', Milano, 2001, p. 41</ref>. Furono chiusi anche i negozi degli ebrei fuori del ghetto; inoltre, insensibile all'evoluzione dei tempi, il papa ordinò che venissero riprese le prediche coatte e riconfermò ai gesuiti e all'Inquisizione il ruolo consueto; in aggiunta {{chiarire|aumentarono le pressioni per ottenere le conversioni}}: 116 uomini e donne giunti da varie parti tra il [[1813]] e il [[1869]] furono battezzati a Roma per conferire al gesto solennità e clamore<ref>Riccardo Calimani, ''Storia del pregiudizio contro gli ebrei'', Mondadori, Milano, p. 391</ref>.
===I provvedimenti contro la Carboneria===
Il timore di Pio VII nei confronti della [[Carboneria]] si concretizzò in alcuni provvedimenti che consentivano anche la pena capitale. Nell'aprile del [[1821]], con un decreto del Segretario di Stato [[Ercole Consalvi]], il papa ordinò «a tutte le autorità dei suoi domini d'invigilare e di procedere con il più impegnato zelo, e con la più imparziale e severa giustizia, alla corrispondente punizione dei colpevoli […], estensivamente anche alla pena di morte»<ref name="Del Rio">Domenico Del Rio, ''I Gesuiti e l'Italia'', Corbaccio, Milano, 1996</ref>. I carbonari furono inoltre colpiti dalla scomunica contenuta nella costituzione apostolica ''[[Ecclesiam a Jesu]]'', del 13 settembre [[1821]], poiché considerati setta eretica a motivo del loro "[[indifferentismo]] religioso": «in verità i Carbonari hanno per principale oggetto di dare a chicchessia ampia licenza di fabbricarsi a proprio talento e secondo le proprie opinioni la religione da tenersi, introducendo così l'indifferentismo religioso, di cui appena potrebbe immaginarsi cosa più perniciosa […]. Pertanto, con la presente nostra costituzione apostolica, da valere in perpetuo, condanniamo e proibiamo la suddetta società dei Carbonari, o con qualunque altro nome si chiami, e le sue adunanze, unioni, congregazioni, associazioni e conventicole […]. Inoltre, comandiamo a tutti, sotto la stessa pena di scomunica, che siano tenuti a denunziare ai vescovi tutti coloro che sappiano essere iscritti a questa società»<ref name="Del Rio"/>.
===Gli ultimi anni===
Notevole fu anche l'accoglienza riservata ai maggiori artisti dell'epoca, fra cui molti scultori. Un anno prima della morte, eresse sul [[Pincio]] l'obelisco, rinvenuto nel [[XVI secolo]] e mai innalzato, che l'imperatore romano [[Publio Elio Traiano Adriano|Adriano]] aveva fatto scolpire per l'amato e idolatrato [[Antinoo (Adriano)|Antinoo]], annegato a vent'anni ed in seguito divinizzato. Lo scultore protestante [[Bertel Thorvaldsen|Thorvaldsen]] fu colui che costruì lo splendido mausoleo in cui furono deposte le spoglie del pontefice, che spirò il [[20 agosto]] [[1823]], pochi giorni dopo aver compiuto ottantun'anni, per le fatiche del suo Pontificato. I costi furono sostenuti dal cardinal Consalvi e l'iscrizione ricorda l'affetto del porporato per il "suo" Papa: PIO.VII.CLARAMONTIO.CAESENATI.PONTIFICI.MAXIMO. HERCULES.CARD.CONSALVI ROMANUS.AB.EO.CREATUS. La traduzione è: "A PIO VII, CHIARAMONTI DI CESENA, PONTEFICE MASSIMO, ERCOLE CARDINALE CONSALVI, ROMANO, DA LUI STESSO CREATO".
==La causa di canonizzazione==
Il 15 agosto 2007 la Santa Sede ha concesso il nulla osta all'introduzione del processo di beatificazione.
==Onorificenze==
{{Onorificenze
|immagine=Ordine Supremo del Cristo Rib.png
|nome_onorificenza=Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo
|collegamento_onorificenza=Ordine Supremo del Cristo
|motivazione=
|luogo=
}}
== Genealogia episcopale ==
{{vedi anche|Genealogia episcopale}}
* Cardinale [[Scipione Rebiba]]
* Cardinale [[Giulio Antonio Santorio]]
* Cardinale [[Girolamo Bernerio]], O.P.
* Arcivescovo [[Galeazzo Sanvitale (arcivescovo)|Galeazzo Sanvitale]]
* Cardinale [[Ludovico Ludovisi]]
* Cardinale [[Luigi Caetani]]
* Cardinale [[Ulderico Carpegna]]
* Cardinale [[Paluzzo Paluzzi Altieri degli Albertoni]]
* Papa [[Papa Benedetto XIII|Benedetto XIII]], O.P.
* Papa [[Papa Benedetto XIV|Benedetto XIV]]
* Papa [[Clemente XIII]]
* Cardinale [[Francesco Saverio de Zelada]]
* Papa '''Pio VII''', O.S.B.
== Galleria ==
<Gallery>
Image:433px-Pope Pius VII.jpg|<small>Particolare del quadro dell'incoronazione di [[Napoleone Bonaparte]] che mostra Pio VII con il [[cardinale]] [[Giovanni Battista Caprara Montecuccoli]]</small>.
Image:Pius VII monument.jpg|Monumento sepolcrale a Pio VII, [[Basilica di San Pietro]], [[Roma]].
Image: Hw-pius7.jpg| Un ritratto di Pio VII.
Image: L'entrata di Pio VII a Cesena.jpg| Dipinto di Enea Peroni.
</Gallery>
== Bibliografia ==
* Parte di questo testo è la traduzione dell'articolo presente sull'[http://www.1911encyclopedia.org Enciclopedia Britannica del 1911] ora di [[pubblico dominio]].
* O. Fusi Pecci, La Vita del Papa Pio VI, Rome, 1965;
* Y-M. Hilaire (s. dir.), Histoire de la papauté, Seuil, coll. « Points Histoire », 2003;
* P. Levillain (s.dir.), Dictionnaire historique de la papauté, Fayard, 2003;
* J. Tulard (s.dir.), Dictionnaire Napoléon, Fayard, 1999.
* Consalvi, Ercole: Memoires du cardinal Consalvi secretaire d'Etat du pape Pie 7., avec une introduction et des notes / par J. Cretineau-Joly, Paris: Plon, 1864
* J. Leflon; Pie VII. : Des abbayes benedictines a la papaute, Plon 1958
* Melchior-Bonnet, Bernardine: Napoleon et le Pape, Paris: Le livre Contemporain, 1958 Serie: Présence de l'histoire, collection dirigée per [[André Castelot]]
* Martinengo, Domenico e Martinengo, Francesco: Pio VII in Savona: memorie storiche / per D. e F. Martinengo, Torino: Tipografia salesiana, 1888
* Pistolesi, Erasmo: Vita del Sommo Pontefice Pio VII. , Vol. IV: Perego Salvioni, 1830, Voll. I-II-III: Bourlie', 1824
* Artaud de Montor, Alexis François: Storia di Pio VII... Tradotta dall'abate Cesare Rovida., Milano, presso G. Resnati, 1838
* Anderson, Robin, Papa Pio VII (Barnaba Chiaramonti) : la vita, il regno e il conflitto con Napoleone nel periodo seguente alla Rivoluzione francese, 1742-1823, Roma: Benedectina Editrice, 2000
* Vercesi, Ernesto: Pio VII: Napoleone e la restaurazione, Torino: Societa editrice internazionale, 1933
* MENGOZZI, Marino:I pontificati di Pio 6. e Pio 7.: atti del convegno, Cesena, 9 ottobre 1999 / a cura di Marino Mengozzi, Cesena: Stilgraf, stampa 2000
* Hales, E. E. Y. : Napoleon and the Pope the Story of Napoleon and Pius VII, London: Eyre & Spottiswoode, 1962
* Centro Storico Benedettino Italiano: Pio 7. papa benedettino nel bicentenario della sua elezione: atti del Congresso storico internazionale: Cesena-Venezia, 15-19 settembre 2000 / a cura di Giovanni Spinelli, Cesena: Badia di Santa Maria del Monte, 2003
* Leflon, Jean: Monsieur Emery l'Eglise concordataire et imperiale, Paris: Maison de la Bonne Presse, 1947
* Pio 6. Braschi e Pio 7. Chiaramonti: due pontefici cesenati nel bicentenario della campagna d'Italia: atti del Convegno internazionale, maggio 1997 / [a cura di Andrea Emiliani, di Luigi Pepe e di Biagio Dradi Maraldi, con la collaborazione di Michela Scolaro], Bologna: CLUEB, [1998]
* Centenario del ritorno di Pio 7. alla Sede romana e Festa di Maria ss. Auxilium christianorum, 24 maggio 1814-24 maggio 1914: (Societa primaria romana per gl'interessi cattolici), Roma: Tip. Cuggiani, 1914
== Note ==
<references/>
== Voci correlate ==
* [[Napoleone Bonaparte]]
* [[Pio VII e Napoleone]]
* [[Congresso di Vienna]]
* [[Ercole Consalvi]]
* [[Conclave del 1799-1800]]
* [[Conclave del 1823]]
* [[Il marchese del Grillo]]
== Altri progetti ==
{{interprogetto|q|commons=Pius VII|s=Autore:Papa Pio VII}}
== Collegamenti esterni ==
* [http://www.totustuustools.net/magistero/pio7.htm Testi di Pio VII]
*[http://www.araldicavaticana.com/creati%20da%20pio_vii%201800.htm Cardinali nominati da {{PAGENAME}}]
*[http://www.treccani.it/enciclopedia/pio-vii_%28Enciclopedia_dei_Papi%29/ Biografia di Pio VII], sulla Enciclopedia Treccani Online
{{Box successione
|tipologia = regnante
|precedente=[[Papa Pio VI]]
|successivo=[[Papa Leone XII]]
|carica=[[Papa]] della [[Chiesa cattolica]]
|periodo=[[1800]] - [[1823]]
|immagine=Emblem of the Papacy SE.svg
}}
{{Box successione
|tipologia = episcopale
|carica = [[Diocesi di Tivoli|Vescovo di Tivoli]]
|periodo = [[1782]]-[[1785]]
|precedente = [[Giulio Matteo Natalo]]
|successivo = [[Pietro Alessandro di Santa Margherita|Giovanni Battista Banfi]]
|immagine=BishopCoA PioM.svg
}}
{{Box successione
|tipologia = episcopale
|carica = [[Diocesi di Imola|Vescovo di Imola]]
|periodo = [[1785]]-[[1816]]
|precedente = [[Giuseppe Accoramboni]]
|successivo = [[Antonio Lamberto Rusconi]]
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