Revision 51813921 of "Papa Pio VI" on itwiki{{Papa della Chiesa cattolica
|nome=Papa Pio VI
|immagine=[[File:Popepiusvi.jpg|250px|Pio VI]]
|legenda = Pio VI in un ritratto di [[Pompeo Batoni]]
|stemma = [[File:C o a Pio VI.svg|150px]]
|titolo = 250º papa della Chiesa cattolica
|elezione = [[15 febbraio]] [[1775]]
|insediamento = [[22 febbraio]] [[1775]]
|fine pontificato = [[29 agosto]] [[1799]]
|cardinali=[[:Categoria:Cardinali nominati da Pio VI|vedi categoria]]
|predecessore=[[papa Clemente XIV]]
|successore=[[papa Pio VII]]
|nome nascita = Giovanni Angelico Braschi
|data di nascita = [[27 dicembre]] [[1717]]
|luogo di nascita = [[Cesena]]
|data di morte = [[29 agosto]] [[1799]]
|luogo di morte = [[Valence (Drôme)|Valenza nel Delfinato, Francia]]
|sepoltura = [[Grotte vaticane]]
}}
{{Bio
|Titolo= '''Papa'''
|Nome = Pio VI
|Cognome =
|ForzaOrdinamento = Pio 06
|PostCognomeVirgola = nato '''Giovanni Angelico''' o '''Giannangelo Braschi'''
|Sesso = M
|LuogoNascita = Cesena
|GiornoMeseNascita = 27 dicembre
|AnnoNascita = 1717
|LuogoMorte = Valence
|LuogoMorteLink = Valence (Drôme)
|GiornoMeseMorte = 29 agosto
|AnnoMorte = 1799
|Categorie = no
|FineIncipit = è stato il 250º [[vescovo]] di [[Roma]] e [[papa]] della [[Chiesa cattolica]] dal [[15 febbraio]] [[1775]] alla morte
}}
== La vita ==
[[File:Papa Pio VI 01.jpg|left|thumb|]]
Angelo Onofrio Melchiorre Natale Giovanni Antonio Braschi nacque a [[Cesena]] il [[27 dicembre]] [[1717]] dal conte Marco Aurelio Tommaso Braschi e da Anna Teresa Bandi. Dopo aver conseguito il dottorato in legge si trasferì a [[Ferrara]], dove divenne segretario personale del [[Fabrizio Ruffo|cardinale Ruffo]], nei cui vescovati di [[Sede suburbicaria di Ostia|Ostia]] e [[Sede suburbicaria di Velletri-Segni|Velletri]] ricoprì la carica di uditore fino al [[1753]].
La sua perizia nel condurre un'importante missione alla corte di [[Napoli]] gli guadagnò la stima di [[Papa Benedetto XIV|Benedetto XIV]], che lo nominò suo segretario e canonico di [[Basilica Vaticana|San Pietro]]. Nel [[1758]] [[Papa Clemente XIII|Clemente XIII]] lo nominò prelato e nel [[1766]] tesoriere della [[Camera apostolica]]. Molti si sentirono danneggiati dalle avvedute economie da lui realizzate, tanto da indurre [[Papa Clemente XIV|Clemente XIV]] a promuoverlo cardinale del titolo di [[Sant'Onofrio (titolo cardinalizio)|Sant'Onofrio]] il [[26 aprile]] [[1773]], riuscendo a renderlo temporaneamente inoffensivo.
== Il conclave ==
Nel conclave di ben quattro mesi che seguì alla morte di [[Papa Clemente XIV|Clemente XIV]], [[Spagna]], [[Francia]] e [[Portogallo]] tolsero una dopo l’altra il proprio veto all'elezione del Braschi, che, pur essendo amico dei [[Gesuiti]], aveva preso le distanze da tutte le controversie politico-religiose.<br />La sede vacante fu così finalmente occupata il [[15 febbraio]] [[1775]].
== Il pontificato ==
=== Le riforme economiche ===
[[File:Piovi1775.jpg|thumb|left|Papa Pio VI.]]
I suoi primi provvedimenti fecero ben sperare in un governo liberale capace di riformare la carente amministrazione dello [[Stato della Chiesa]]. Dimostrò subito notevole acume nel modo di avvalersi dei propri collaboratori. Censurò il governatore di [[Roma]] per non essere riuscito a reprimere i moti popolari che avevano funestato i 4 mesi di vacanza della sede papale, nominò un consiglio cardinalizio per porre rimedio allo stato delle finanze e ridurre il peso dell'imposizione fiscale, incaricò [[Nicolò Bischi]] di soprintendere alle spese necessarie all'acquisto di grano, ridusse le uscite annuali sopprimendo l'erogazione di molte pensioni vitalizie e adottò il metodo degli incentivi per incoraggiare lo sviluppo dell'agricoltura.
=== I provvedimenti contro gli ebrei ===
Nell'aprile [[1775]], due mesi dopo la sua elezione, Pio VI emise l'''Editto sopra gli ebrei''<ref>''Editto sopra gli ebrei'', Stamperia della Camera Apostolica, Roma, 5 aprile 1775</ref> che, in 44 articoli, riconfermò tutte le precedenti norme intolleranti e persecutorie nei confronti degli ebrei - che lo Stato della Chiesa aveva adottato nei secoli precedenti - aggiungendone altresì di nuove. Ad esempio la regolamentazione funerali che vietava agli ebrei l'utilizzo di riti, cerimonie o pompe funebri nel trasporto dei cadaveri, oltre all'uso dei [[salmi]], delle torce e dei lumini accesi. Nei loro sepolcri gli ebrei non potevano inoltre apporre lapidi né iscrizioni. L'inosservanza di queste norme prevedeva la demolizione dei sepolcri, il pagamento di una multa, il carcere e altre maggiori sanzioni ad arbitrio<ref name="Ruggeri">Alvaro Ruggeri, ''La bimillenaria persecuzione cristiana degli ebrei'', Bardi, Roma, 1999</ref>. Veniva proibita la lettura del [[Talmud]] e della [[Kabbalah]] e prescritta l'autorizzazione preventiva del tribunale del [[Sant'Uffizio]] per la stampa di qualsiasi libro<ref name="Calimani">Riccardo Calimani, ''Storia del pregiudizio contro gli ebrei'', Mondadori, Milano, 2007</ref>. Gli ebrei furono radunati in otto [[Ghetto|ghetti]] in cui i cancelli venivano chiusi al calar della notte: un ebreo che volesse trascorrere la notte fuori del ghetto doveva procurarsi una speciale autorizzazione che poteva essere rilasciata solo in seguito ad adeguata giustificazione e per un periodo di tempo limitato; inoltre fuori del ghetto non poteva stare sotto lo stesso tetto con dei cristiani "''né parlare con loro con famigliarità''"<ref name="Kertzer">David Kertzer, ''I papi contro gli ebrei'', Rizzoli, Milano, 2001</ref>.
Veniva inflitta la pena del carcere nonché la confisca di tutti i beni a coloro che avessero fatto opera di conversione al giudaismo o che avessero dissuaso alcuno dall'abbracciare la fede cristiana; inoltre gli ebrei non potevano "''tenere servitori, o serve cristiane, né farsi servire, anche per brevissimo momento di tempo, dagli uni o dalle altre''". Era proibito agli ebrei guidare o farsi trasportare da carrozze o calessi per [[Roma]], sotto pena pecuniaria e di carcere, o altre corporali ad arbitrio<ref name="Ruggeri" />. Era riaffermata la norma, introdotta da [[papa Paolo IV]] nel [[1566]], che prevedeva l'obbligo di indossare un distintivo di colore giallo per poter essere pubblicamente riconosciuti, il quale doveva essere portato "''in ogni tempo e luogo, tanto dentro i ghetti, quanto fuori di essi, e tanto in Roma e nei luoghi abitati quanto fuori''". Era inoltre vietato tenere botteghe, magazzini o rimesse fuori del ghetto; tenere o fare appalti, affitti o società tanto pubbliche che private con beni di qualsiasi sorta, pena la perdita dei beni medesimi; era vietato frequentare le fiere senza il permesso del [[vescovo]] o dell'inquisitore. Si ribadiva inoltre l'obbligo di presenza di un determinato numero di ebrei alla Predica cristiana del sabato, già introdotta dalla bolla ''[[Vineam Sorec]]'' del [[1278]]<ref name="Ruggeri" />. Nel [[1779]] Pio VI riportò in vigore alcuni riti carnevaleschi - abbandonati negli anni precedenti - tra cui c'era il rito [[Feudalesimo|feudale]] dell'omaggio, durante il quale i funzionari del ghetto ebraico, costretti a indossare indumenti speciali, presentavano un'offerta ai governatori della città<ref name= "Kertzer" />. Tutte queste norme finirono per indurre effetti negativi nel popolino romano: dalla moltiplicazione dei libelli antisemiti alle molestie individuali<ref name="Calimani" />.
=== Le controversie sulla Compagnia di Gesù ===
Le circostanze con cui era stato eletto tuttavia furono per lui causa di difficoltà fin dall'inizio del pontificato. Egli infatti aveva ricevuto l'appoggio dei ministri della Corona e del partito anti-Gesuiti con il tacito accordo che avrebbe proseguito l'azione del predecessore [[Papa Clemente XIV|Clemente XIV]] il cui editto ''Dominus ac Redemptor'' del [[1773]] aveva decretato lo scioglimento della [[Compagnia di Gesù]].
I rappresentanti dell'ala più conservatrice, che lo ritenevano invece favorevole ai Gesuiti, si aspettavano da lui misure in riparazione dei presunti torti ricevuti nel corso del precedente pontificato. Il risultato di queste complicazioni fu una serie di mezze misure che finirono per scontentare entrambi gli schieramenti, e questo nonostante fosse proprio per merito di Pio VI che l'ordine riuscì ad evitare il disastro nella [[Russia|Russia Bianca]] e in [[Slesia]]. Ad un certo punto sembrò addirittura che egli pensasse seriamente di ripristinarlo in tutto il mondo, in funzione di baluardo contro le idee rivoluzionarie che si stavano diffondendo.
=== Le controversie sull'autorità papale ===
[[File:Francesco Guardi 042.jpg|thumb|200px|right|[[Francesco Guardi]]. Pio VI visitato dal [[Doge]] di [[Venezia]].]]
La Chiesa alle soglie della rivoluzione era vittima di un ostile isolamento promosso dai sovrani europei allo scopo di limitarne le prerogative. Per la verità [[Johann Nikolaus von Hontheim|Febronio]], il principale esponente tedesco delle vecchie tesi gallicane fu costretto, non senza provocare scandalo, a ritrattare, tuttavia le sue posizioni furono fatte proprie dall'[[Impero austriaco]]. In questo paese le riforme in campo sociale e religioso intraprese da [[Giuseppe II del Sacro Romano Impero|Giuseppe II]] e dal ministro [[Wenzel Anton von Kaunitz-Rietberg|Kaunitz]] mettevano in discussione la supremazia di Roma.
La risposta di Pio VI fu diplomatica: il Papa prese la straordinaria decisione di visitare personalmente [[Vienna]]. Egli partì da Roma il [[27 febbraio]] [[1782]] ma, sebbene fosse ricevuto con tutti gli onori dall'imperatore, alla fine la sua missione si risolse in un nulla di fatto. Nonostante ciò, qualche anno più tardi, al congresso di [[Ems]] riuscì ad arginare il desiderio di autonomia espresso da alcuni arcivescovi tedeschi.
Nel [[Regno di Napoli]] il ministro degli Affari esteri [[Bernardo Tanucci]] sollevò delle obiezioni circa i diritti feudali e nel 1776 tentò di abolire l'omaggio della [[chinea]], proposito che fu poi conseguito dal primo ministro [[Domenico Caracciolo]] nel 1788. Inoltre, all'epoca Napoli era il centro diffusore della [[massoneria]] in Italia. Il Papa, temendo il peggio, concluse un trattato difensivo con re [[Ferdinando I delle Due Sicilie|Ferdinando IV]].
Nel [[Granducato di Toscana]] sorsero problemi con il granduca [[Leopoldo II del Sacro Romano Impero|Pietro Lepoldo]] e con [[Scipione de' Ricci]], vescovo di [[diocesi di Pistoia|Pistoia]] e [[diocesi di Prato|Prato]], filofrancese, sulla questione della riforma in [[Toscana]]. Pio VI in entrambi i casi mostrò prudenza. Infine, Pio VI aspettò che passassero 8 anni prima di condannare le deliberazioni uscite dal [[Sinodo di Pistoia]] del [[1786]].
=== Lo scontro con la rivoluzione francese ===
Allo scoppio della [[Rivoluzione francese]], Pio VI vide la soppressione dell'antico [[rito gallicano]], la confisca di tutti i possedimenti ecclesiastici in [[Francia]] e dovette subire l'onta di vedere il proprio stesso ritratto dato alle fiamme dalla folla nel [[Palazzo Reale]]. Pio VI cercò di prendere di petto la questione: il [[10 marzo]] [[1791]] condannò con il breve ''Quod aliquantum'' la [[Costituzione civile del clero]], approvata dall'Assemblea nazionale francese nel luglio del [[1790]]. I rivoluzionari, per rappresaglia, invasero [[Avignone]], qui, nell'ambito della lotte fra chi sosteneva l'annessione alla Francia e i sudditi fedeli al pontefice, una sessantina di questi ultimi furono condannati sommariamente a morte e barbaramente uccisi in una delle torri del palazzo dei Papi. Tale tragico evento è ricordato come i «massacri della ghiacciaia» (''Massacres de la Glacière'').
Pio VI condannò anche la [[Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino]], {{citazione necessaria|provocando in [[Francia]] una spaccatura}}. Anche il clero si divise, fra sacerdoti costituzionalisti, capeggiati dal famoso abbé [[Henry Grégoire|Grégoire]]) e fedeli al Papa (i cosiddetti “preti refrattari”). L'assassinio del rappresentante repubblicano francese [[Ugo di Basseville]] avvenuto nelle strade di Roma nel [[gennaio]] [[1793]] peggiorò ulteriormente la situazione: la corte papale fu accusata di complicità dalla [[Convenzione Nazionale]].
Nel [[1796]] [[Napoleone Bonaparte|Napoleone]] invase l'Italia e puntò le armi contro lo Stato Pontificio, costringendo il papa all’armistizio di Bologna: Pio VI dovette cedere [[Bologna]], [[Ferrara]] e [[Ancona]], versare 21 milioni di [[scudo (moneta)|scudi]] e consegnare numerose opere d’arte. L'esercito pontificio fu sconfitto ([[10 febbraio]] 1797) e il [[18 febbraio]] i francesi saccheggiavano il [[Santuario di Loreto]]. Il Pontefice fu perciò costretto a siglare il [[Trattato di Tolentino]] ([[febbraio]] [[1797]]), che allo Stato Pontificio costò altri 25 milioni di scudi e numerosi oggetti d’arte.
[[File:Baiocco 1789.jpg|thumb|right|150px|[[Baiocco]] del [[1798]]]]
La situazione, già di per sé grave, subì un ulteriore peggioramento il [[28 dicembre]] dello stesso anno, quando, nel corso di un tumulto provocato da alcuni rivoluzionari italiani e francesi, il generale [[Léonard Duphot]] fu ucciso, e ciò fornì il pretesto per l'[[Occupazione francese di Roma|occupazione di Roma]]. Il generale [[Louis Alexandre Berthier|Berthier]] marciò sulla città, occupandola {{citazione necessaria|senza incontrare resistenza}} e dandosi poi al saccheggio dei tesori d’arte del Vaticano. Il [[15 febbraio]] [[1798]], deposto il Papa come principe temporale, vi proclamò la repubblica.
Pio VI fu fatto subito prigioniero e, il [[20 febbraio]] venne scortato da uomini armati dal [[Vaticano]] a [[Siena]], dove rimase tre mesi, e quindi alla [[Certosa di Firenze]] (il Granducato era uno Stato neutrale), dove fu segregato nel convento. Nel marzo del [[1799]] venne deciso di trasferirlo nuovamente, in seguito alla dichiarazione di guerra della Francia contro la Toscana. {{citazione necessaria|Si decise di portarlo a Bologna, credendola città anticlericale. Ma, quando i francesi lo esposero al popolo, Pio VI, invece di essere ingiuriato, venne acclamato}}. Fu allora decretata la sua carcerazione in Francia. Il Papa, ottantaduenne, venne internato prima a [[Grenoble]], poi il [[19 luglio]] fu rinchiuso nella fortezza di [[Valence (Drôme)|Valence]], capoluogo della Drôme. Logorato dai patimenti fisici e morali Pio VI si spense in prigione il [[29 agosto]] dello stesso anno, pronunciando queste ultime parole: «Signore, perdonali».
Fu deposto in una cassa, di quelle riservate ai poveri, su cui fu scritto: «Cittadino Gianangelo Braschi - in arte papa». La bara fu gettata in una fossa comune. Dal municipio di Valenza fu notificata al Direttorio la morte del pontefice, cui si aggiungeva la laica profezia che si era sepolto l'ultimo papa della storia. La salma venne successivamente riportata a [[Roma]] ove ottenne le esequie ufficiali e il suo corpo venne deposto nelle grotte vaticane ove ancora oggi si trova. La curiosità della sua tomba è che per accogliere il suo corpo venne scelto un sarcofago romano ritrovato durante gli scavi.
== L'amministrazione dello stato pontificio ==
[[File:Tomb of Pius VI.jpg|thumb|200px|Tomba di Pio VI, nelle [[grotte vaticane]]]]
Il nome di Pio VI è legato ai molti, e spesso impopolari, tentativi di far rivivere i fasti e lo splendore del regno di [[Papa Leone X|Leone X]] nell'opera di promozione delle arti e delle opere pubbliche. L’Anno Santo 1775 ebbe un carattere festaiolo, distaccandosi molto dal tradizionale clima penitenziale: dalle luminarie artificiali accese sul Campidoglio alle feste tradizionali, inclusa la caratteristica corsa di cavalli lungo la via Lata (oggi via del Corso).<br />Per abbellire Roma Pio VI mise a disposizione delle ingenti somme di denaro. Fece costruire la sacrestia di San Pietro ed erigere gli obelischi che si trovano davanti al palazzo del Quirinale, davanti a Trinità de’ Monti e in piazza Montecitorio. Nel [[Museo Pio-Clementino]] completò l’esposizione di celebri capolavori antichi.
Il papato di Pio VI non fu immune da episodi di [[nepotismo]]. Quando il suo nipote Luigi Braschi Onesti si sposò con la ricchissima Falconieri, il Papa gli fece costruire e poi gli regalò un intero palazzo tra Piazza Navona e Corso Vittorio Emanuele II, oggi noto come [[Palazzo Braschi]], opera dell’architetto imolese [[Cosimo Morelli]], attualmente sede del [[Museo di Roma]]. Inoltre tra il [[1787]] ed il [[1795]] il nipote del Papa fece costruire a [[Terracina]] un maestoso edificio in stile neoclassico, anch'esso noto come Palazzo Braschi, come residenza privata di papa Pio VI.
Un ricordo più positivo di Pio VI viene dall'inaugurazione dei [[Musei Vaticani]], opera iniziata dal suo predecessore, e dal tentativo, problematico quanto costoso, di bonificare le paludi dell’[[Agro Pontino]].<ref>L'inizio dei lavori fu celebrato da [[Vincenzo Monti]] con il poemetto [[Feroniade]]</ref> A testimonianza di questa opera, il canale che scorre parallelo alla via Appia e che sfocia nel porto di [[Terracina]] porta ancora oggi il nome di "''Lungo Linea Pio VI''".
==Onorificenze==
{{Onorificenze
|immagine=Ordine Supremo del Cristo Rib.png
|nome_onorificenza=Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo
|collegamento_onorificenza=Ordine Supremo del Cristo
|motivazione=
|luogo=
}}
== Genealogia episcopale ==
{{vedi anche|Genealogia episcopale}}
* Cardinale [[Scipione Rebiba]]
* Cardinale [[Giulio Antonio Santorio]]
* Cardinale [[Girolamo Bernerio]], O.P.
* Arcivescovo [[Galeazzo Sanvitale (arcivescovo)|Galeazzo Sanvitale]]
* Cardinale [[Ludovico Ludovisi]]
* Cardinale [[Luigi Caetani]]
* Cardinale [[Ulderico Carpegna]]
* Cardinale [[Paluzzo Paluzzi Altieri degli Albertoni]]
* Papa [[Papa Benedetto XIII|Benedetto XIII]], O.P.
* Papa [[Papa Benedetto XIV|Benedetto XIV]]
* Papa [[Clemente XIII]]
* Cardinale [[Giovanni Francesco Albani]]
* Papa '''Pio VI'''
== Note ==
<References/>
== Bibliografia ==
* Sandro Totti, ''Il martirio di un papa. Sulle tracce della deportazione di Pio VI (febbraio 1798-agosto 1799)'', Il Cerchio, Rimini 2002. ISBN 88-8474-015-0
''Parte di questo testo è la traduzione dell'articolo presente sull'[http://www.1911encyclopedia.org Enciclopedia Britannica del 1911] ora di [[pubblico dominio]].''
== Voci correlate ==
* [[Conclave del 1774-1775]]
* [[Conclave del 1799-1800]]
== Altri progetti ==
{{interprogetto|q|commons=Pius VI}}
==Collegamenti esterni==
*[http://www.treccani.it/enciclopedia/pio-vi_%28Enciclopedia_dei_Papi%29/ Biografia di Pio VI], sulla Enciclopedia Treccani Online
*[http://www.araldicavaticana.com/creati%20da%20pio_vi%201775.htm Cardinali nominati da {{PAGENAME}}]
{{Box successione
|tipologia = regnante
|precedente=[[Papa Clemente XIV]]
|successivo=[[Papa Pio VII]]
|carica=[[Papa]] della [[Chiesa cattolica]]
|periodo=[[1775]] - [[1799]]
|immagine=Emblem of the Papacy SE.svg
}}
{{box successione|
tipologia = cardinale|
precedente= [[Giovanni Battista Mesmer]]|
successivo= [[Marcantonio Marcolini]]|
carica=[[Cardinale presbitero]] di [[Sant'Onofrio (titolo cardinalizio)|Sant'Onofrio]]|
periodo=[[1773]]-[[1775]] |immagine=CardinalCoA PioM.svg
}}
{{Papi|precedente=[[Papa Clemente XIV]]|successivo=[[Papa Pio VII]]}}
{{Portale|biografie|cattolicesimo|Cesena}}
[[Categoria:Sepolti nelle Grotte Vaticane]]
[[Categoria:Cardinali nominati da Clemente XIV]]
[[Categoria:Morti in Rodano-Alpi]]
[[Categoria:Papa Pio VI| ]]
[[Categoria:Accademici dell'Arcadia]]
[[af:Pous Pius VI]]
[[als:Pius VI.]]
[[be:Пій VI, Папа Рымскі]]
[[be-x-old:Піюс VI]]
[[bg:Пий VI]]
[[br:Pi VI]]
[[ca:Pius VI]]
[[cs:Pius VI.]]
[[da:Pave Pius 6.]]
[[de:Pius VI.]]
[[el:Πάπας Πίος ΣΤ΄]]
[[en:Pope Pius VI]]
[[eo:Pio la 6-a]]
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[[fa:پیوس ششم]]
[[fi:Pius VI]]
[[fr:Pie VI]]
[[gl:Pío VI, papa]]
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[[hr:Pio VI.]]
[[hsb:Pius VI.]]
[[hu:VI. Piusz pápa]]
[[id:Paus Pius VI]]
[[ilo:Papa Pio VI]]
[[io:Pius 6ma]]
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[[la:Pius VI]]
[[lt:Pijus VI]]
[[mk:Папа Пиј VI]]
[[mr:पोप पायस सहावा]]
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[[no:Pius VI]]
[[pl:Pius VI]]
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[[sk:Pius VI.]]
[[sl:Papež Pij VI.]]
[[sr:Папа Пије VI]]
[[sv:Pius VI]]
[[sw:Papa Pius VI]]
[[th:สมเด็จพระสันตะปาปาปิอุสที่ 6]]
[[tl:Pio VI]]
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