Revision 51835320 of "Chiesa di San Zeno (Cellore)" on itwiki{{O|architettura|agosto 2012}}
{{Infobox edifici religiosi
|NomeEdificio= Chiesa di San Zeno
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|Didascalia=
|Larghezza=
|Città= [[Cellore]]
|Stato= {{ITA}}
|Regione= [[Veneto]]
|Religione= [[Chiesa cattolica|Cattolica]]
|Diocesi= [[Diocesi di Verona]]
|AnnoConsacr=
|StileArchitett= [[neoclassico]]
|InizioCostr= 1878
|FineCostr= 1880
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}}
L'attuale '''chiesa parrocchiale di San Zeno''' di [[Cellore]] venne iniziata nel 1878 ed ultimata nel 1880, su disegno del professor [[Don Angelo Gottardi]] di [[Verona]]. Fu consacrata nel 1883, anno in cui fu collocato l'[[altare maggiore]] proveniente dall'[[Abbazia]] (oggi nella chiesa di [[Pai]], come detto in precedenza). Tale altare venne rimosso nel 1918, quando venne installato quello attuale, proveniente dalla scomparsa (rimane solo il campanile) chiesa di [[San Sebastiano]] in [[Verona]]. Progettato da [[Andrea Pozzo]], colpisce per la sua maestosa grandezza, a tratti compressa dai limiti circostanti dell'attuale collocazione, in origine posto nella chiesa omonima a Verona in via Cappello, distrutta nei bombardamenti dell'[[seconda guerra mondiale|ultima guerra mondiale]].
La linea curva evidenzia l'insieme e ricorre su tutti i piani di profondità: dalle balaustre, alle porte laterali con volute, all'abside centrale, fino agli elementi che sovrastano le colonne. Quest'ultime dominanti sono posizionate sfalsate su basamenti ruotati di 45 gradi, a spigolo vivo, per accentuare il senso della profondità e le vibrazioni luminose scendono con i loro fusti e lesene fino al piano della mensa dell'altare. Nel contempo accentuano la verticalità dell'insieme, terminanti nei raffinati capitelli [[ordine corinzio|corinzi]] con volute e foglie d'[[acanto]], che si avvitano nella fascia più alta e ne scaricano il peso.
Il risultato estetico dei marmi policromi, pregiati nella materia, che con i loro colori sottolineano tutte le bande compositive dell'altare, rimarcando quadri modulari in successione ritmica, invitando l'occhio a percorrere lo spazio dal basso verso l'alto, è notevole così come la sensazione che si prova muovendosi nel presbiterio, nel leggerlo nelle sue parti compositive da posizioni ravvicinate o dal basso verso l'alto dove si percepisce il suo dominio sullo spazio e sulle persone.
Al centro vi era collocata una grande tela del pittore veronese [[Antonio Balestra]], ora nel [[Museo di Castelvecchio]], al suo posto la statua di [[San Sebastiano]] opera del vicentino [[Orazio Marinali]]. La figura scolpita è in marmo bianco, si richiama nell'impostazione alla classicità, ma del barocco raccoglie l'inquietudine, le tensioni della tragicità dell'evento che si compie, le vigorose anatomie che creano a contatto con la luce effetti chiaroscurali morbidi o accesi, fanno risaltare la massa acromatica in netto contrasto con la varietà dei colori che la circondano.
La figura del santo è originata da direttrici circolari concave e convesse che determinano l'ossatura compositiva, la trasformano da blocco statico in dinamico. La testa è ruotata leggermente all'indietro, il volto verso l'alto sottolinea mirabilmente l'accettazione al martirio. La luce percorre le superfici esaltando le decorazioni con risultati dati proprio dall'insieme delle rientranze e delle sporgenze. Nelle scenografie barocche il tutto doveva concorrere a un vitale rapporto con lo spazio circostante, dove tutte le arti si fondono con risultati di notevole efficacia ed esuberanza come nell'altare di San Luca a Verona di [[Andrea Zanoni]] datato 1702. Sull'asse centrale di simmetria del nostro altare gli emblemi, segni rappresentativi dei valori cristiani.
In basso l'urna delle reliquie testimonia la fede vissuta, la mensa con il tabernacolo impronta dell'[[Eucarestia]] viva, il tempietto-ciborio sorretto da angeli è la Gloria e nella parte più in alto lo Spazio Divino rappresentato dalla [[Maria (madre di Gesù)|Madonna]] tra gli angeli sovrastato dal medaglione con il [[Bambino Gesù]]. Le sculture, che ornano l'altare in marmo bianco, dai putti reggi medaglioni, agli angeli berniniani, ai decori, alle volute ad onda, ai cartigli, alle colombe, alle corone vegetali o alle nuvole creano e completano lo spettacolo scenico.
Nonostante il tempo, in questo luogo sacro si rigenera l'incanto di questa realizzazione marmorea che signorilmente nel suo sfarzo rende maestosa tutta la chiesa, non la sottrae alla preghiera e al silenzio della meditazione. Altro aspetto di non secondaria importanza è il fatto inimmaginabile che un altare di questa sorta possa trovarsi in un piccolo paese e l'abilità che i nostri nonni hanno avuto nel condurlo fin qui. Le ragioni che motivarono la Chiesa del XVII secolo verso questi monumentali allestimenti sono in parte superate, ma conservano inalterato tutto l'impatto emotivo e scenico che lo spettatore avverte nella loro grandezza, la bellezza della creatività dell'uomo tradotta in immagini e volumi.
Nel 1907 la chiesa venne decorata dal pittore [[Vincenzo Carton]]. Nel 1989 venne posato il nuovo pavimento, mentre recente è il restauro della facciata decorata da un [[rosone]] e da due [[bifore]] laterali.
Nella chiesa si conservano importanti opere d'arte come il ''Gruppo del [[Calvario]]'' (XIV secolo), di cui due statue di donna son copie (originali al [[Museo civico di Castelvecchio]] a Verona), oppure il ''[[Cristo]] detto Moro'' perché una patina nera lo ricopriva fino a un restauro recente che ne ha rivelato il sorprendente color carne sottostante e che viene datato al XV secolo, o ancora una statua in legno di [[San Zeno]] pure del [[secolo XVII|Seicento]].
==Bibliografia==
*Pierluigi Zorzi, ''Cellore d'Illasi - Documenti e storia fino al 1800'', Edizioni Taucias Gareida, [[Giazza]]-[[Verona]], 1991.
*Pierluigi Zorzi, "Le Origini di Illasi", Jago Edizioni (Verona), 2009.
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