Revision 52821774 of "Servilio Barea Sorano" on itwiki{{O|Storia|settembre 2012}}
{{Bio
|Nome = Servilio
|Cognome = Barea Sorano
|Sesso = M
|LuogoNascita = Sora
|GiornoMeseNascita =
|AnnoNascita = 10
|LuogoMorte = Roma
|GiornoMeseMorte =
|AnnoMorte = 66
|Attività = nobile
|Nazionalità = romano
|PostNazionalità =
|Immagine =
}}
Fu condannato a morte da [[Nerone]] nel [[66]] d.C. e non si conosce né il luogo, né la data certa della sua morte che comunque dovrebbe essere compresa fra il 66 ed il 68 d.C.
Padre di Servilia, lodata da [[Tacito]] per le sue virtù<ref name= Tacito> Tacito - GLI ANNALI e la vita di Agricola - Traduzione di Luigi Annibaletto - Istituto Editoriale Italiano - Milano - 1970 - dal LIBRO XVI pagg. 557 - 564</ref>, passò alla storia come esempio di tenace opposizione al malcostume e alla corruzione politica dei suoi tempi.
== Biografia ==
Nacque a [[Sora]] nell’anno 10 d.C., si trasferì a Roma ancora giovane, dopo aver intrapreso a Sora i primi studi di greco e di discipline umanistiche.<ref name=Descrizione_storico_filologica> Descrizione storico filologica delle antiche, e moderne città e castelli esistenti accosto de’ fiumi Liri, e Fibreno - Napoli MDCCCXXIV - Stamperia francese pagg. 24-143</ref>.
Qui si applicò prima allo studio della filosofia stoica, sotto la guida del greco P. Egnazio Celere, e poi allo studio dell’oratoria<ref name=Descrizione_storico_filologica/>.
Grazie alle sue capacità ed alla irreprensibile moralità, percorse rapidamente il “[[cursus honorum]]”, ricoprendo via via le cariche (magistrature) di [[Questore]], [[Edile]], e [[Pretore]]. Console suffectus nel 52 d.C.<ref> L’UNIVERSALE - LA GRANDE ENCICLOPEDIA TEMATICA - vol. 16 - Antichità Classica (vol. I) - pag. 169</ref> <ref name=Descrizione_storico_filologica/>
Sposò una nobile matrona romana da cui ebbe una sola figlia di nome Servilia, a sua volta moglie di Lucio Anneo Pollione, uomo molto bello ed erudito<ref name=Descrizione_storico_filologica/>.
Successivamente fu nominato da Nerone [[Proconsole]] (cioè Governatore) per la [[Asia (provincia romana)|"Provincia d'Asia"]]. Egli la governò con giustizia ed integrità<ref name=Descrizione_storico_filologica/>.
Accadde però che un tale Acrate, potente [[liberto]] di Nerone, tentò di spogliare la città di [[Pergamo]] delle sue pregevoli statue e pitture. La città, con l'appoggio di Barea Sorano, seppe resistere a tale rapacità. Ma ciò gli costò la benevolenza di Nerone<ref name=Descrizione_storico_filologica/>.
Nel 66 d.C. ritroviamo Barea Sorano a Roma, sottoposto a processo per non avere perseguito i complici della congiura ordita da [[Gaio Calpurnio Pisone]]<ref name=Descrizione_storico_filologica/>.
Contro di lui testimoniò il suo stesso maestro stoico P. Egnazio Celere.
Il processo è ampiamente descritto da Tacito e vi compaiono come accusati anche la figlia Servilia ed il [[senatore]] [[Trasea Peto]].
Riferisce Tacito<ref name= Tacito />:
"Quanto a Barea Sorano, il [[Ordine equestre|cavaliere romano]] Ostorio Sabino aveva chiesto di poterlo accusare all'uscita dal suo proconsolato d'Asia, durante il quale aveva esacerbato i rancori del principe con la sua giustizia e la sua attività, senza contare che s'era adoperato a rendere praticabile il porto di [[Efeso]] e aveva assicurato l'impunità alla città di Pergamo, che con la forza aveva impedito al liberto di Cesare, Aerato, di portarsene via statue e quadri.
Comunque, l'accusa si basava sul fatto che egli era amico di Plauto e che nutriva l'ambizioso proposito di attirarsi il favore della provincia in vista d'una rivoluzione. Per pronunciare la condanna fu scelto il momento in cui [[Tiridate I di Armenia|Tiridate]] doveva venire a Roma a ricevere la corona d'[[Armenia (provincia romana)|Armenia]], forse perché, essendo la curiosità tutta rivolta alla politica estera, passasse sotto silenzio il delitto interno, o forse per fare sfoggio della potenza imperiale che mandava a morte illustri personaggi, come fosse azione degna d'un re."
Come già accennato nel processo restò coinvolta anche Servilia, figlia di Barea Sorano, con l’accusa di empietà per aver compiuto dei riti magici contro la persona dell’[[Imperatore romano|Imperatore]].
Di nuovo Tacito:
"Poi, alla domanda dell'accusatore se fosse vero che aveva venduto i suoi regali di nozze e la collana che s'era tolta dal collo per raccogliere il danaro necessario a compiere i riti magici, prima di tutto, gettatasi a terra, scoppiò in un pianto lungo senza dire una parola; poi, aggrappandosi ai gradini dell'altare e abbracciando l'ara stessa : «No, - disse - nessuna divinità empia io ho invocato, nessun rito malefico ho compiuto e nient'altro con le malaugurate mie preghiere ho chiesto, se non che tu, o [[Cesare (titolo)|Cesare]], e voi, senatori, mi rendiate sano e salvo il migliore dei padri che è qui davanti. Cosi ho dato le mie perle, le mie vesti e i distintivi del mio grado, come avrei dato il sangue e la vita, se me l'avessero chiesta. Vedano essi, gli astrologi, a me prima sconosciuti, che nome hanno e quali pratiche esercitano: io non ho mai fatto il nome del principe, se non fra quelli degli dei. Ad ogni modo, nulla sa il mio infelicissimo padre e se colpa c'è, l'unica colpevole sono io!»." <ref name= Tacito />
Il processo si concluse con la condanna di Trasea, Sorano e Servilia, ai quali fu concessa la facoltà di scegliere il genere di morte. <ref name= Tacito />
== Curiosità ==
Il processo a Servilia ha ispirato un dramma di [[Lev Mej]] da cui [[Nikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov|Rimskij-Korsakov]] ha tratto il libretto dell'opera lirica in cinque atti "[[Servilia (opera)|Servilia]]" da lui stesso musicata.
== Note ==
<references/>
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