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{{quote|Illuminismo è l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità è l'incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stesso è questa minorità, se la causa di essa non dipende da difetto d'intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di far uso del proprio intelletto senza essere guidati da un altro. ''[[Sapere aude]]!'' Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! È questo il motto dell'Illuminismo.|[[Immanuel Kant]] da ''[[Risposta alla domanda: che cos'è l'Illuminismo?]]'', [[1784]]}}

L<nowiki>'</nowiki>'''illuminismo''' fu un movimento [[cultura]]le e [[Filosofia|filosofico]] sviluppatosi approssimativamente nel [[secolo XVIII]] in [[Europa]]. 
Il termine ''illuminismo'' è passato a significare genericamente ogni forma di pensiero che voglia "illuminare" la mente degli uomini, ottenebrata dall'[[ignoranza]] e dalla [[superstizione]], servendosi della [[critica]] della [[ragione]] e dell'apporto della [[scienza]].<ref>''Enciclopedia Garzanti di Filosofia'', alla voce corrispondente.</ref>
Di [[Charles Gabriel Lemonnier]] rappresentante la lettura della tragedia di [[Voltaire]], in quel tempo esiliato, ''L'orfano della Cina'' ([[1755]]), nel [[salotto letterario|salotto]] di [[Marie-Thérèse Rodet Geoffrin|madame Geoffrin]] a [[I arrondissement di Parigi|Rue Saint-Honoré]]. I personaggi più noti riuniti intorno al busto di Voltaire sono [[Jean-Jacques Rousseau|Rousseau]], [[Montesquieu]], [[Diderot]], [[Jean Baptiste Le Rond d'Alembert|d'Alembert]], [[Georges-Louis Leclerc de Buffon|Buffon]], [[François Quesnay|Quesnay]], [[Louis François Armand de Vignerot du Plessis de Richelieu|Richelieu]] e [[Étienne Bonnot de Condillac|Condillac]].<ref>Gli altri ospiti raffigurati nel dipinto sono [[Jean-Baptiste-Louis Gresset|Gresset]], [[Pierre Carlet de Chamblain de Marivaux|Marivaux]], [[Jean-François Marmontel|Marmontel]], [[Joseph-Marie Vien|Vien]], [[Charles Marie de La Condamine|La Condamine]], [[Guillaume-Thomas François Raynal|Raynal]], [[Jean-Philippe Rameau|Rameau]], [[mademoiselle Clairon]], [[Charles-Jean-François Hénault|Hènault]], [[Étienne François de Choiseul|Choiseul]], [[Edmé Bouchardon|Bouchardon]], [[Jacques-Germain Soufflot|Soufflot]], [[Jean-François de Saint-Lambert|Saint-Lambert]], il [[Anne-Claude-Philippe de Tubières, conte di Caylus|conte di Caylus]], [[Fortunato Felice|Felice]], il [[Anne Robert Jacques Turgot|barone di Aulne]], [[Chrétien-Guillaume de Lamoignon de Malesherbes|Malesherbes]], [[Pierre Louis Moreau de Maupertuis|Maupertis]], [[Jean Jacques Dortous de Mairan|Mairan]], [[Henri François d'Aguesseau|d'Aguesseau]], [[Alexis Clairault|Clairault]], la  [[Sophie d'Houdetot|contessa di Houdetot]], [[Claude Joseph Vernet|Vernet]], [[Bernard le Bovier de Fontenelle|Fontenelle]], il [[Luigi Mancini|duca di Nivernais]], [[Prosper Jolyot de Crébillon|Crèbillon]], [[Charles Pinot Duclos|Duclos]], [[Claude-Adrien Helvétius|Helvètius]], [[Jean-Baptiste van Loo|Vanloo]], [[Le Kain|Lekain]], [[Jeanne Julie Éléonore de Lespinasse|Lespinasse]], [[Anne-Marie du Boccage|Boccage]], [[René-Antoine Ferchault de Réaumur|Réaumur]], [[Françoise de Graffigny|Graffigny]], [[Antoine de Jussieu|Jussieu]] e [[Louis Jean-Marie Daubenton|Daubenton]].</ref>]]

== La ragione illuminista ==
La definizione illuministica della ragione è ormai lontana da quella classica prevalentemente contemplativa: ora è concepita come funzionale e operativa: la sua validità cioè è dimostrata dai risultati pratici che essa consegue: la razionalità è valida se è in grado di spiegare e ordinare i fatti in base a leggi di ordine razionale. 
Ragione, natura, [[spontaneismo|spontaneità]] coincidono nella visione illuministica nella convinzione che la natura stessa abbia dotato ogni uomo della istintiva capacità di comprendere che lo rende uguale a tutti gli altri a condizione che esso sia liberato dalla corruzione della superstizione e dell'ignoranza. L'uomo, liberato dalle incrostazioni del potere, userà correttamente e spontaneamente, come secondo gli illuministi dimostrerebbe il comportamento naturale del cosiddetto "buon selvaggio", la sua ragione per procedere alla costruzione di uno Stato in cui le leggi, non più tiranniche, si fondino sul rispetto dei diritti naturali.

== La conoscenza ==
La conoscenza fondata sulle potenzialità interiori della stessa ragione si svolge nel campo del finito e del limitato secondo l'insegnamento di Locke. Occorrerà fornire quindi la ragione di un metodo oggettivo rappresentato dall'analisi [[matematica]] che faccia affidamento più all'[[aritmetica]] che alla geometria poiché quest'ultima, come si è visto in [[Cartesio]], può portare a elaborazioni metafisiche sganciate da ogni esperienza.

L'aritmetica invece, è uno strumento di ricerca che deve necessariamente riferirsi all'esperienza fonte di ogni contenuto concreto. La stessa aritmetica permette di trovare tra i fatti analizzati dei principi invariabili e una legge:
{{Quote|La ricerca ci conduce ben presto all'aritmetica, cioè alla scienza dei numeri. Essa non è altro che l'arte di trovare, in modo abbreviato, l'espressione di un rapporto unico che risulta dalla comparazione di vari altri.<ref>D'Alembert, ''Enciclopedia, Discorso preliminare''</ref>}}

Il discorso iniziato da [[Galilei]] e concluso da Newton arriva dunque a compimento con l'illuminismo che estende il metodo analitico dai fatti fisici a quelli sociali, etici e psichici, in breve, a tutta le realtà umana: 
{{Quote|Analizzare non è altro che osservare successivamente le qualità di un oggetto allo scopo di disporle nello spirito secondo l'ordine simultaneo in cui esistono...Nessun altro metodo può supplire all'analisi, nè può spandere la stessa luce: di ciò avremo la prova ogni volta che vorremo studiare un oggetto un po' complicato. Non abbiamo inventato questo metodo; l'abbiamo semplicemente trovato, e non abbiamo a temere che esso ci inganni.<ref>Condillac, ''Logica'', 1</ref>}} 

L'illuminista si dichiara nemico del ''[[sistema]]'', inteso come la pretesa di definire una volta per tutte la realtà, partendo da principi fissi e determinati, com'era in Cartesio, ma adopera lo spirito sistematico iniziando dai fatti: un atteggiamento sistematico inteso come una ricerca razionale per la conoscenza dei fatti dopo averli analizzati rifiutando ogni impostazione [[apriori]]stica e arrivando alla definizione di leggi generali solo dopo l'accurato esame dei fatti stessi.
{{Quote|Finché le cose sono soltanto nella nostra mente, esse sono nostre opinioni: esse cioè sono nozioni che possono essere vere o false, a cui si può consentire o che si può contraddire. Esse acquistano consistenza soltanto collegandosi agli oggetti esterni. Questo legame avviene in virtù di una catena ininterrotta di esperienze, oppure in virtù di una catena ininterrotta di ragionamenti connessi da un lato con l'osservazione e dall'altro con l'esperimento, oppure in virtù con una catena di esperimenti sparsi di luogo in luogo, in mezzo a determinati ragionamenti, come pesi disposti lungo un filo sospeso tra due estremità. Senza questi pesi il filo diverrebbe preda di qualsiasi agitazione che movesse l'aria.<ref>D. Diderot, ''Sull'interpretazione della natura'', § 7</ref>}}

Il mondo è una macchina che ha un ordinamento di leggi al suo interno che esclude qualsiasi teoria [[finalismo|finalistica]]:
{{Quote|Lo scienziato, la cui professione è quella di istruire e non già di edificare, lascerà da parte il perché, guardando solamente al come. Il come si trae dagli esseri, e il perché dal nostro intelletto...Quante idee assurde, quante false supposizioni, quante nozioni chimeriche si trovano negli inni che alcuni temerari difensori delle cause finali hanno osato comporre in onore del Creatore!<ref>D. Diderot, ''Op. cit''</ref>}}

Il rifiuto di ogni metafisica e la visione naturalistica della realtà non comporta per gli illuministi una concezione [[materialismo|materialista]], che anzi in genere essi rifiutano<ref>Un puro e semplice materialismo accompagnato da [[ateismo]] non è sempre chiaramente sostenuto da [[Claude-Adrien Helvetius]], mentre più radicali nella professione ateistica appaiono [[Julien Offray de La Mettrie]], e [[Paul-Henri Dietrich d'Holbach]]. (In Cornelio Fabro ''La preghiera nel pensiero moderno'', ed. di Storia e Letteratura, p.188)</ref>: «Voltaire non si sente l'animo di decidersi nè per il materialismo nè per lo [[spiritualismo]]. Egli ripete spesso:»
{{Quote|Come non sappiamo che cosa sia uno spirito, così ignoriamo cosa sia un corpo.<ref> in Gaetano Capone Braga, ''La filosofia francese e italiana del settecento'', Edizioni delle "Pagine critiche", 1920 p.63</ref>}}
 
Il materialismo infatti, secondo gli illuministi non è altro che un falso travestimento della vecchia metafisica che vuole offrire la facile spiegazione onnicomprensiva e totale dell'universo. Se essi sostengono talora il materialismo lo fanno per ragioni politiche e morali come polemica ed estrema protesta contro le imposizioni politiche e religiose del loro tempo. Solamente il [[D'Holbach]] sostiene in maniera convinta e scientifica la concezione materialistica<ref> C. Fabro, ''Ateismo illuministico'', in Introduzione all'ateismo moderno, Roma, Studium, 1969, pp. 390 e sgg.</ref>

== Storia ==
Attraverso l'esame critico della [[storia]] l'illuminista può riconoscere la continuità dell'opera della ragione e denunciare gli errori e le contraffazioni con cui erano state tramandate sino ad allora le vicende umane allo scopo di mantenere gli uomini nella [[superstizione]] e nell'[[ignoranza]]. Nella storia così come sinora veniva presentata
{{Quote|si vedono gli errori e i pregiudizi susseguirsi via via e cacciare in bando la verità e la ragione.<ref>Centro piombinese di studi storici, ''Ricerche storiche'', Volume 29, ed. L. Olschki, 1999</ref>}}
[[Pierre Bayle]] per primo si dedicherà nel suo ''Dizionario storico e critico'' (1697) alla compilazione di una «raccolta degli errori e delle falsità» da cui deve essere epurata la storia come fino ad allora è stata presentata. Egli è un minuzioso e preciso raccoglitore di fatti attestati da documenti e testimonianze così numerose che [[Ernst Cassirer]] (1874–1945) lo considera il fondatore dell'[http://it.wiktionary.org/wiki/acribia acribia] storica.
{{Quote|[Lo storico] deve dimenticare che appartiene a un certo paese, che fu educato a una data fede, che deve riconoscenza a questo o a quello e che questi o quegli altri sono i suoi parenti o i suoi amici. Uno storico in quanto tale è come Melchisedec, senza padre, senza madre, senza genealogia. Se gli si domanda da dove viene deve rispondere...sono abitante del mondo; non sono al servizio dell'imperatore, né al servizio del re di Francia ma solo al servizio della verità...<ref>P. Bayle, ''Dizionario storico e critico'' in Società filosofica italiana, ''Rivista di filosofia'', Volume 46, Taylor editore, 1955</ref>}} 

Il criterio sommo dunque della ricerca, per lo storico neutrale, è quello di scoprire come vera storia quella che segna la vittoria della ragione sull'ignoranza e per questo dall'illuminismo viene condannato in blocco il [[medioevo]] come età di fanatismo e oscurantismo religioso mettendo da parte gli aspetti positivamente culturali di quel periodo.
La mutevolezza degli avvenimenti storici è solo apparente: al di là di queste differenze l'illuminista coglie il lento ma costante emergere sulla superstizione e l'errore l'elemento immutabile della ragione :
{{Quote|Tutto ciò che deriva dalla natura umana si assomiglia da una parte all'altra dell'universo; invece tutto ciò che può dipendere dalla consuetudine è differente, e può risultare simile soltanto per caso...invece la natura ha diffuso l'unità stabilendo ovunque un piccolo numero di princìpi invariabili: così il fondamento è ovunque lo stesso, mentre la cultura produce frutti diversi.<ref>Voltaire, ''Saggio sui costumu''</ref>}} 
Per [[Gotthold Ephraim Lessing|Lessing]] la storia, come ricerca della verità comincia solo con l'Illuminismo, tutto ciò che l'ha preceduta è una sorta di "pre-istoria".<ref>Andrea Tagliapietra, ''Che cos'è l'illuminismo: i testi e la genealogia del concetto'', Pearson Italia S.p.a., 1997, p.65</ref> 

Sarà il [[romanticismo]] a rilevare nella concezione illuminista della storia la mancanza di una visione unitaria e concreta che originava dall'astrattezza del concetto astorico di ragione che da loro viene identificato con la pura e semplice naturalità. Gli illuministi, cioè, non colgono l'interdipendenza tra l'uso della ragione che opera nella storia e le vicende economiche, sociali e culturali che realmente si sviluppano nella storia; essi riportano ogni differenza o sviluppo nella storia all'opposizione ragione-ignoranza.


== Politica ==
Da questa visione della storia dove prevale la ragione naturale universale ed eterna emergono i temi politici della [[tolleranza]], [[uguaglianza]] e [[libertà]] intesi come valori politici naturali ed universali. 

Ma l'uguaglianza per gli illuministi non comporta uguaglianza sociale o politica: l'essenziale è che il sovrano rispetti i diritti naturali: è trascurabile che egli sia un sovrano assoluto. È vero che ogni uomo per natura è uguale agli altri ma questo non comporta la parità tra i cittadini:
{{Quote|Poiché la natura è la stessa in tutti gli uomini, è chiaro che secondo il diritto naturale, ognuno deve stimare e trattare gli altri come esseri che gli sono naturalmente uguali, cioè che sono uomini esattamente come lui...Tuttavia non mi si faccia il torto di supporre che per spirito di fanatismo io approvi in uno stato la chimera dell'uguaglianza assoluta che potrebbe appena nascere in una repubblica ideale; conosco troppo la necessità delle differenze di condizioni, di gradi, di onori, di distinzioni, di prerogative, di subordinazioni che devono regnare in tutte le formazioni sociali, e aggiungo anzi che non esiste incompatibilità tra queste differenze e l'uguaglianza naturale o morale.<ref>''Enciclopedia'', voce ''Uguaglianza naturale''</ref>}}
Così anche per il concetto della tolleranza l'illuminismo risente dei suoi limiti storici quando lo collega all'idea di emulazione e ai principi economici della libertà di scambio e della libera concorrenza:
{{Quote|Entrate nella borsa di Londra, questo luogo ben più rispettabile di tante corti; vi troverete riuniti i rappresentanti di tutte le nazioni, in vista dell'utilità degli uomini. L'ebreo, il maomettano e il cristiano trattano tra loro come se appartenessero alla medesima religione, e qualificano infedeli soltanto coloro che fanno bancarotta. Il presbiteriano si fida dell'anabattista, e l'anglicano accoglie la promessa del quacquero.<ref>Voltaire, ''Lettere filosofiche''</ref>}}

La libertà e l'uguaglianza sono riconosciute per gli illuministi solo a coloro che sanno "bene usare" della ragione e se "per natura" ne sono incapaci è giusto che nella vita civile essi siano sottoposti a chi sa ben governare: il "popolo" che ha dimostrato di fare cattivo uso della ragione non conseguendo la [[proprietà]] privata va rispettato nella sua umanità ma va guidato dall'alto:
{{Quote|come il cielo è distante dalla terra, così l'autentico spirito di uguaglianza è lontano dallo spirito di uguaglianza spinto all'estremo...Allora il popolo vuol far tutto da solo...e se non ci sarà più rispetto per gli anziani, non ce ne sarà per i padri; i mariti non otterranno più deferenza e i padroni non otterranno più sottomissione...Le donne, i bambini, gli schiavi non saranno più sottoposti a nessuno.<ref>Montesquieu, ''Lo spirito delle leggi''</ref>}}
La semplice ragione non fa tutti uguali allo stesso modo: «è la proprietà che fa il cittadino»<ref>Montesquieu, ''Lo spirito delle leggi'' in [[Furio Diaz]], ''Dal movimento dei lumi al movimento dei popoli: l'Europa tra illuminismo e rivoluzione'', Il Mulino, 1986 p.246</ref>

Le simpatie politiche degli illuministi sono rivolte alla [[monarchia costituzionale]] che per il suo carattere moderato dà garanzia di ordine e di pace favorendo l'uguaglianza oppure sono disposti a concedere fiducia anche al dispotismo illuminato:
{{Quote|La democrazia e l'aristocrazia non sono degli stati liberi per loro natura. La libertà politica si trova solo negli stati moderati, ma essa non esiste sempre negli stati moderati, essa c'è soltanto quando non si abusa del potere.<ref>Montesquieu, ''Lo spirito delle leggi''</ref>}}

La Natura e la ragione uguale per tutti rendono gli uomini fratelli al di là di ogni differenza etnica o nazionale. La fratellanza si traduce nell'ideale politico del [[cosmopolitismo]]. 

Quando però la parola ''cosmopolite'' fu immessa nel [[1762]] nel vocabolario dell'[[Accademia francese]] se ne dava una connotazione negativa<ref>[http://www.italica.rai.it/principali/lingua/bruni/schede/cosmopoli.htm F. Bruni, ''Storia della lingua italiana]</ref>:
{{quote|Colui che non si riferisce ad una patria. Un cosmopolita non è un buon cittadino||Celui qui n’adopte point de patrie. Un cosmopolite n’est pas un bon citoyen|lingua=fr}} 
Il giudizio sul cosmopolitismo mutò radicalmente dopo gli avvenimenti della [[Rivoluzione francese]] e nell’edizione del vocabolario del [[1798]] appare scritto a proposito del termine ''cosmopolite'':
{{Quote|Cittadino del mondo. Il termine si riferisce a colui che non si riferisce a una patria. Un cosmopolita considera l'universo come la sua patria||Citoyen du monde. Il se dit de celui qui n’adopte pas de patrie. Un cosmopolite regarde l’univers comme sa patrie|lingua=fr}}
Al di là dei limiti storici queste idee di libertà, uguaglianza tolleranza per merito degli illuministi divennero patrimonio comune della cultura della Francia che cercò di esprimerli nella Rivoluzione e poi di esportarle nel resto d'Europa.

Collegata alla visione illuministica della storia e alla fiducia nella ragione è l'idea fondamentale che il progresso dell'uomo, senza sottovalutare gli ostacoli posti dai diversi costumi e tradizioni, sia inarrestabile.
{{Quote|Le nostre speranze sul futuro del genere umano possono venire riassunte in tre punti importanti: la distruzione delle diseguaglianze tra le nazioni, i progressi dell'uguaglianza all'interno di uno stesso popolo, ed infine il perfezionamento reale dell'uomo...Affrontando questi tre problemi troveremo - nell'esperienza passata e nell'osservazione dei progressi finora compiuti dalle scienze e dalla civiltà, nonché dall'analisi del cammino dello spirito umano e dello sviluppo delle sue facoltà - i motivi più forti per ritenere che la natura non ha posto alcun termine alle nostre speranze.<ref>Condorcet, ''Saggio di un quadro storico dei progressi dello spirito umano'', Introduzione</ref>}}

Gli illuministi, inoltre, criticarono pesantemente l'uso della [[tortura]] e della [[pena di morte]] portando a radicali riforme giudiziarie come quelle di [[Maria Teresa d'Austria]] e di [[Pietro Leopoldo]]. La principale opera in questo senso è il libro ''[[Dei delitti e delle pene]]'' di [[Cesare Beccaria]], molto ammirato da Voltaire e Diderot.

==== La Riforma ====
Da parte della Chiesa cattolica si registrò la saldatura della polemica antilluministica con la controversia antiprotestante determinando la formulazione di un drastico giudizio sulla [[Riforma protestante|Riforma]]: la convinzione più diffusa tra gli esponenti del clero riguardava il fatto che la rivolta di [[Lutero]], introducendo il principio del [[Martin Lutero|libero esame]], avrebbe aperto sul piano filosofico la via a quella catena di errori che portano dal [[socinianesimo]], al [[deismo]] e da questo all’[[ateismo]], sul piano politico avrebbe generato uno spirito di ribellione che spingerebbe a resistere a ogni autorità socialmente costituita.<ref>Daniele Menozzi, ''La Chiesa cattolica e la secolarizzazione'', Einaudi, Torino, 1993</ref>.

Secondo una diffusa credenza, che attraversa tutta la storia della Chiesa e che si ritrova anche nel corso del Settecento, i mali di cui soffriva la società sarebbero effetto dei castighi inviati da Dio non solo per i peccati di singoli uomini, ma anche per quel peccato di natura politica e sociale che consisterebbe nel rifiuto del riconoscimento dei privilegi ecclesiastici.<ref>Fausto Fonzi, ''le relazioni fra Genova e Roma al tempo di Clemente XIII'', in "Annuario dell'Istituto storico Italiano per l'età moderna e contemporanea", n. 8, 1957, p. 233</ref>.

Il sacerdote gesuita e apologista Nicolas Joseph Albert de Diessbach, il futuro fondatore delle "''Amicizie cristiane''" - società segreta di propaganda cattolica reazionaria - manifestò nel suo libro ''Le chrétien catholique'' ([[1771]]), la convinzione che i "lumi" costituivano l'aberrante risultato dell'iniziale rifiuto [[Satana|satanico]] del protestantesimo di riconoscere la suprema autorità della Chiesa nella direzione degli uomini.<ref>N. A. Diessbach, ''Le chrétien catholique'', in ''Démonstration évangéliques'', a cura di J. P. Migne, XIII, Paris, 1843, pp. 182-184</ref>. Pur criticando l'illuminismo, Diessbach aveva adottato nei suoi scritti lo stile e il modo di sentire di [[Jean-Jacques Rousseau|Rousseau]], di cui del resto apprezzava esplicitamente la sincerità e la travagliata affettività. 

L’abate veneziano [[Giovanni Maria Ortes]], nel suo trattato ''Della religione e del governo dei popoli'' ([[1780]]), in reazione alla modernità proponeva altresì un ritorno alla società cristiana [[Medioevo|medievale]]. Egli affermava infatti che il sistema realizzato da [[Carlo Magno]] e [[Papa Leone III|Leone III]], e restaurato poi da [[Papa Gregorio VII|Gregorio VII]], costituirebbe il pieno conseguimento dei principi politici e sociali del cristianesimo<ref>G. M. Ortes, ''Della religione e del governo dei popoli'', Venezia, 1780, pp. 183-186</ref>.

Queste tesi saranno avversate nella seconda meta' del [[secolo XX]] dallo storico austriaco Friedrich Heer - sostenuto dal teologo e sacerdote [[Domenicani|domenicano]] [[Marie-Dominique Chenu]] - che, nell’opera ''Das Experiment Europa'', asserì l'infondatezza dello schema intransigente sull'origine della secolarizzazione, che, secondo questi studiosi, dovrebbe essere individuata nel medioevo piuttosto che in una inesistente genealogia Riforma-Illuminismo-Rivoluzione francese.<ref>F. Heer, ''Das Experiment Europa''. Tausend Jahre Christenheit, Einsiedeln, Cologne, 1952</ref>.

== Diffusione dell'Illuminismo ==
L'Illuminismo fu anche un movimento profondamente cosmopolita: pensatori di nazionalità diverse si sentirono accomunati da una profonda unità d’intenti, mantenendo stretti contatti epistolari fra loro. Furono illuministi [[Pietro Verri]] e [[Cesare Beccaria]] in Italia, [[Halle]], [[Christian Wolff (filosofo)|Wolff]], [[Gotthold Ephraim Lessing|Lessing]] in Germania, [[Benjamin Franklin]] e [[Thomas Jefferson]] nelle colonie americane. 

Durante la prima metà del XVIII secolo, molti tra i principali esponenti dell'Illuminismo furono perseguitati per i loro scritti o furono messi a tacere dalla censura governativa e dagli attacchi della Chiesa, ma negli ultimi decenni del secolo, il movimento si affermò in Europa ed ispirò la [[rivoluzione americana]] e successivamente quella francese. 

Il successo delle nuove idee, sorretto dalla pubblicazione di riviste e libri e da nuovi esperimenti scientifici inaugurò una moda diffusa persino tra i nobili e il clero. Alcuni sovrani europei adottarono le idee e il linguaggio dell'Illuminismo. Gli illuministi, attratti dal concetto di filosofo-re che illumina il popolo dall'alto, guardarono con favore alla politica dei cosiddetti despoti illuminati, come [[Federico II di Prussia]], [[Caterina II di Russia]] e [[Giuseppe II d'Austria]].<br />
{{Vedi anche|Dispotismo illuminato}}
La Rivoluzione francese, specie nel periodo compreso tra il 1792 e il 1794, espressione dell'ala più rivoluzionaria dell'Illuminismo, che è stato definito come "radicale"<ref>M. C. Jacob, ''L'Illuminismo radicale'', Bologna, Il Mulino, 1983 (Cfr. ''Rivista storica italiana'', Volume 115, Edizioni scientifiche italiane 2003 p.286 e sgg.)</ref> pose fine alla diffusione pacifica, ma talvolta anche solo elitaria, dell’Illuminismo e, per i suoi episodi più sanguinosi, viene citata come motivo per esprimere una valutazione negativa sull'Illuminismo.
{{Vedi anche|Illuminismo in Inghilterra|Illuminismo italiano|Illuminismo in Polonia|Illuminismo in Spagna|Haskalah|Illuminismo in Germania}}