Revision 53100162 of "Vangelo" on itwiki

{{Avvisounicode}}
{{Nota disambigua}}
{{Libro
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|titolo = Vangelo
|titoloorig = ευ-αγγέλιον 
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|didascalia = 
|autore = [[Matteo apostolo ed evangelista|Matteo]], [[Marco evangelista|Marco]], [[Luca evangelista|Luca]], [[Giovanni apostolo ed evangelista|Giovanni]], [[Giacomo il Giusto|Giacomo]], [[Tommaso apostolo|Tommaso]], [[Caifa]], [[Ebioniti]], [[Apelle (gnostico)|Apelle]], [[Bardesane]], [[Basilide]], [[Filippo apostolo|Filippo]], [[Giuda Iscariota]], [[Mattia apostolo|Mattia]], [[Gamaliele]], [[Nicodemo (discepolo di Gesù)|Nicodemo]], [[Pietro apostolo|Pietro]], [[Giuseppe di Arimatea]], [[Barnaba apostolo|Barnaba]], [[Bartolomeo apostolo|Bartolomeo]], [[Giuda Taddeo]], [[Andrea apostolo|Andrea]], [[Cerinto]]
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I '''Vangeli''' sono libri che raccontano la vita e la predicazione di [[Gesù]] di Nazaret. "Vangelo" deriva dalla parola [[lingua greca|greca]] ευ-αγγέλιον (''eu anghélion''), che arriva all'[[lingua italiana|italiano]] attraverso il [[lingua latina|latino]] ''evangelium'' e significa letteralmente "lieto annunzio", "buona notizia".

Nell'arco di alcuni secoli furono composti numerosi testi designati come "vangeli", sebbene di genere letterario diverso. Alcuni di essi sono stati in parte riscoperti grazie ai ritrovamenti archeologici. I quattro vangeli più antichi che narrano la vita, morte e resurrezione di Gesù Cristo (''[[Vangelo secondo Matteo]]'', ''[[Vangelo secondo Marco]]'', ''[[Vangelo secondo Luca]]'' e ''[[Vangelo secondo Giovanni]]'') sono considerati [[vangeli canonici|canonici]]; gli altri sono detti [[vangeli apocrifi]].

== Vangeli canonici ==
Dei numerosi vangeli scritti nell'antichità, solo quattro sono entrati a far parte del [[canone della Bibbia]], dell'elenco, cioè, dei libri considerati "ispirati" da [[Dio]] e accettati dalle Chiese cristiane moderne: il ''[[Vangelo secondo Matteo]]'', il ''[[Vangelo secondo Marco]]'', il ''[[Vangelo secondo Luca]]'' e il ''[[Vangelo secondo Giovanni]]''.

Il primo a formare un canone del Nuovo Testamento fu il teologo [[Marcione]], attorno al [[140]]. Marcione, che riteneva che il Dio degli ebrei non fosse lo stesso Dio dei cristiani, formò un proprio canone composto dal "[[Vangelo di Marcione]]", una rielaborazione del ''Vangelo secondo Luca'' dal quale Marcione aveva rimosso tutte le parti non compatibili con il proprio insegnamento e che riteneva fossero interpolazioni successive<ref>Wilhelm Schneemelcher, Robert McLachlan Wilson, ''New Testament Apocrypha: Gospels and related writings'', Westminster, John Knox Press, 2003, ISBN 0-664-22721-X, p. 399.</ref> da alcune [[lettere di Paolo]].

Ad insistere che i vangeli dovessero essere quattro fu [[Ireneo di Lione]], un teologo del [[II secolo]], il quale affermò che come vi erano quattro angoli della terra e quattro venti, così non potevano esserci più di quattro o meno di quattro vangeli;<ref>Ireneo di Lione, ''Contro gli eretici'', 3.11.8.</ref> ancora al II secolo risale il ''[[Canone muratoriano]]'', il quale elenca i quattro vangeli poi inseriti nel canone cristiano. In particolare, il ''[[Canone muratoriano]]'' è un documento ecclesiale datato intorno al [[170]] e pervenutoci tramite un manoscritto incompleto dell'VIII secolo, in cui vengono citati come canonici i vangeli di Luca e Giovanni, oltre ad altri due di cui non sono più leggibili i nomi. 

Riferimenti ai vangeli e citazioni di loro passi sono presenti fin dalla prima letteratura cristiana: notizie sui vangeli di Marco e Matteo si hanno  ad esempio verso il [[120]], quando [[Papia di Ierapoli]], secondo quanto ritrovato nella ''Storia ecclesiastica'' di [[Eusebio di Cesarea]], riferisce che ''"Marco, divenuto interprete di Pietro, scrisse accuratamente, ma non in ordine, tutto ciò che ricordava delle cose dette o fatte dal Signore"'' e cita inoltre la presenza di una raccolta di detti di Gesù scritti in lingua ebraica da Matteo<ref>[[Giuseppe Ricciotti]], ''Vita di Gesù Cristo'', Mondadori, 1962.</ref>. Oltre che in Marcione ([[140]]), citazioni dal vangelo di Luca sono inoltre presenti negli scritti, datati [[150]]-[[160]], di [[Giustino di Nablus]], che riporta anche detti di Matteo e al termine ''vangelo'' preferisce l'espressione ''memorie degli apostoli''.<ref>Helmut Köster, ''Ancient Christian gospels: their history and development'', 1990.</ref><ref>Sulla terminologia utilizzata da Giustino, cfr. anche Stephen C. Barton, The Cambridge companion to the Gospels, 2006.</ref> 

La formazione definitiva del canone cristiano della Bibbia fu però un processo lungo, che avvenne nel corso del IV secolo: a seguito dei risultati del [[concilio di Roma]] ([[382]]), del [[sinodo di Ippona]] ([[393]]) e dei [[sinodi di Cartagine]] ([[397]] e [[419]]), [[papa Innocenzo I]] riconobbe i quattro vangeli nominati dal ''Muratoriano'' come canonici.

=== Storicità dei vangeli canonici ===
I cristiani affermano che i quattro vangeli canonici e gli altri scritti del [[Nuovo Testamento]] sono ispirati da Dio e raccontano fedelmente la vita e l'insegnamento di Gesù<ref>«La santa madre Chiesa ha ritenuto e ritiene con fermezza e costanza massima che i quattro vangeli, di cui afferma senza alcuna esitanza la storicità, trasmettono fedelmente quanto Gesù, Figlio di Dio, durante la sua vita tra gli uomini, effettivamente operò ed insegnò per la loro eterna salvezza». ([[Concilio Vaticano II]], [[Dei Verbum]], 19).</ref>; anche i [[miracolo|miracoli]] riportati dai vangeli  sarebbero, sempre secondo i cristiani, realmente avvenuti nonché l'evento della [[resurrezione]] di Gesù. Alcuni critici, invece, interpretano gli eventi soprannaturali narrati dai vangeli come racconti mitici elaborati dai primi cristiani.

È tuttora materia di discussione fra gli storici quali siano state, tra le parole che i vangeli attribuiscono a Gesù, quelle effettivamente da lui pronunciate. Generalmente sono accettate come storiche le parole presenti in vangeli che siano stati redatti sulla base di documenti indipendenti<ref name="veritàvinci">[[Bart Ehrman]], ''La verità sul Codice da Vinci'', Mondadori, ISBN 88-04-54792-8</ref>, come ad esempio il ''[[Vangelo secondo Giovanni]]''.

Una parte della critica rifiuta in blocco il valore storico dei vangeli, affermando che essi sono documenti "di parte" e quindi non attendibili, benché alcuni vangeli presentino riferimenti storici riportati anche da fonti indipendenti (come gli [[Annales (Tacito)|''Annali'']] di [[Tacito]], la vita di Gesù di [[Giuseppe Flavio]], le epistole di [[Plinio il Giovane]] all'imperatore [[Traiano]], il [[Vite dei Cesari|''De Vita Caesarum'']] di [[Svetonio]], l'orazione contro i cristiani di [[Marco Cornelio Frontone]] e altri) e fatti coerenti con la [[Palestina]] del [[I secolo]]<ref name="veritàvinci"/>. 

==== Manoscritti antichi ====
{{Vedi anche|Fonti del testo greco della Bibbia}}
Si conoscono diverse decine di manoscritti attribuiti ai vangeli, scritti su [[papiro]] e risalenti ai primi secoli del cristianesimo. Su alcuni i pareri degli studiosi sono discordi. I più antichi sono i seguenti:
* [[Papiro 52]] (Rylands): datato tra il [[120]]-[[130]], è un frammento di un singolo foglio contenente nel fronte e retro 5 versetti di Giovanni (18, 31-33; 37-38). Originario dell'[[Egitto]], è attualmente conservato a [[Manchester]]. Sebbene il Rylands P52 sia quasi universalmente considerato come il più antico frammento del [[Nuovo Testamento]] canonico,<ref>Si veda il papiro [[7Q5]] per un altro candidato possibile.</ref> la precisa datazione di questo papiro non è universalmente condivisa; le datazioni proposte vanno dall'inizio del II secolo, alla fine del II secolo,<ref>R. Alan Culpepper, ''John, the son of Zebedee: the life of a legend'', Continuum International Publishing Group, 2000, ISBN 0567087425, p. 108.</ref> all'inizio del III.<ref>Nongbri, «The Use and Abuse of P<sup>52</sup>», p. 46, citato in Albert L. A. Hogeterp, ''Expectations of the end: a comparative traditio-historical study of eschatological, apocalyptic and Messianic ideas in the Dead Sea scrolls and the New Testament'', BRILL, 2009, ISBN 9004171770, p. 194.</ref>
* [[Papiro 66]] (Bodmer II): datato al [[II secolo]], contiene in 104 pagine danneggiate parti del ''Vangelo secondo Giovanni'': i primi 14 capitoli quasi completi e parti degli altri 7. È attualmente conservato a [[Cologny]], presso [[Ginevra (città)|Ginevra]].
* [[Papiro 45]] (Chester Beatty I): datato alla metà del [[III secolo]], contiene in 30 fogli ampi frammenti dei vangeli. Conservato a [[Dublino]].
* [[Papiro 46]] (Chester Beatty II): datato all'inizio del [[III secolo]], contiene in 86 fogli frammenti del corpus paolino e della [[Lettera agli Ebrei]].
* [[Papiro 72]] (Bodmer VIII): datato tra il [[III secolo|III]] e il [[IV secolo]], contiene frammenti delle epistole cattoliche più altri testi patristici. I fogli delle lettere di Pietro sono presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, mentre il resto è conservato a [[Cologny]], presso [[Ginevra (città)|Ginevra]].
* [[Papiro 75]] (Bodmer XIV-XV): datato all'inizio del [[III secolo]], contiene in 27 fogli ampi frammenti di Luca e i primi 14 capitoli di Giovanni. È attualmente conservato a [[Cologny]], presso [[Ginevra (città)|Ginevra]].

Il [[7Q5|Papiro 7Q5]], ritrovato tra i [[manoscritti del Mar Morto]] delle grotte di [[Qumran]] e datato tra il [[50 a.C.]] e il [[50 d.C.]], contiene poche lettere (9 identificabili con certezza) che secondo [[José O'Callaghan]] (1972) corrispondono a ''Vangelo secondo Marco'' 6,52-53; l'ipotesi di O'Callaghan è stata tuttavia «rigettata praticamente universalmente» dagli studiosi.<ref>"... Qumran ms. 7Q5 ... is captioned as if it contains a fragment of Mark: it was of course O’Callaghan who made that controversial — and now virtually universally rejected - identication of this Dead Sea text as a piece of the New Testament ..." Elliot (2004), JK, ''Book Notes'', Novum Testamentum, Volume 45, Number 2, 2003 , pp. 203.</ref><ref>Gundry (1999), p. 698; Graham Stanton, ''Jesus and Gospel'', Cambridge University Press, 2004, ISBN 0-521-00802-6, p. 203; Joseph A. Fitzmyer, ''The Dead Sea scrolls and Christian origins'', Wm. B. Eerdmans Publishing, 2000, ISBN 0-8028-4650-5, p. 25 (si veda la nota 24 per altra bibliografia critica delle posizioni di O'Callagan e Thiede).</ref>

Vi sono inoltre centinaia di codici su [[pergamena]], i più antichi dei quali, il [[Codex Vaticanus|Codice Vaticano]] e il [[Codex Sinaiticus|Codice Sinaitico]], risalgono all'inizio del [[IV secolo]]. Entrambi contengono i quattro vangeli completi, oltre a gran parte dell'Antico e del Nuovo Testamento.

Nessuno di questi manoscritti contiene testi sostanzialmente diversi dagli altri o dalle copie dei vangeli più recenti.

==== Analisi storico-filologica ====
Così come per un importante sito archeologico esistono più strati ciascuno dei quali appartenente ad epoche diverse nel caso dei vangeli l'analisi storico-filologica ricava dall'esame dei testi una struttura "a strati".

In realtà qualcosa di simile è dichiarato dagli evangelisti stessi, ad esempio Luca, nel proemio, scrive:

:''Poiché molti hanno intrapreso ad esporre ordinatamente la narrazione delle cose che si sono verificate in mezzo a noi, come ce le hanno trasmesse coloro che da principio ne furono testimoni oculari e ministri della parola, è parso bene anche a me, dopo aver indagato ogni cosa accuratamente fin dall'inizio, di scrivertene per ordine, eccellentissimo Teofilo, affinché tu riconosca la certezza delle cose che ti sono state insegnate.''

Nei vangeli si possono riscontrare diverse componenti stratificate, talvolta articolate in varianti testuali, tra le quali:
* testi o tradizioni orali attribuiti a Gesù (vedi ipotesi [[fonte Q]]);
* testi o tradizioni orali basati risalenti alle sette cosiddette giudeo-cristiane (nelle lingue semitiche di allora e, in particolare, in aramaico);
* testi o tradizioni orali, ispirati dall'insegnamento di [[Paolo di Tarso]], talvolta anche in contrasto con alcuni [[apostoli]] ([[Simone]] e [[Giacomo]]) circa l'apertura del cristianesimo ai gentili e che operando in ambienti romano-ellenistici erano stati redatti nella lingua colta dell'epoca, il greco.

Stando ai frammenti a noi giunti e alle opere successive che ne parlano, il vescovo [[Papia di Ierapoli]], nella sua ''Esegesi delle parole del Signore'' (120/125 circa), cerca di raccogliere le testimonianze orali relative all'operato di Gesù: questo dimostrerebbe che, anche a distanza di un secolo dagli eventi narrati e di alcuni decenni dalla scrittura dei primi Vangeli, a fianco alle opere scritte, era ancora presente e diffusa nelle comunità cristiane una forte tradizione orale degli insegnamenti di Cristo<ref>[[Corrado Augias]], [[Mauro Pesce]], [[Inchiesta su Gesù]], [[Oscar Mondadori]], ISBN 978-88-04-57132-2, pag 15</ref>.

== Lingua ==
I più antichi manoscritti dei vangeli, come pure di tutto il Nuovo Testamento, ci sono pervenuti in greco ([[Koinè]]) e buona parte degli studiosi oggi ritiene che i quattro vangeli siano stati scritti originariamente in greco, la lingua franca dell'oriente romano.
Sulla traccia di alcuni commentatori antichi si è tuttavia avanzata l'ipotesi che Matteo abbia scritto originariamente in aramaico il suo vangelo (detto [[Vangelo degli ebrei]]) e che questo sia stato tradotto in greco con correzioni di Marco. 

In effetti già i [[Padri della Chiesa]] avevano parlato del Vangelo di Marco scritto in ebraico, e [[Papia]] lo attesta nel 130 <ref>{{it}}{{cita libro| Jean | Carmignac | La nascita dei vangeli sinottici| Edizioni Paoline | 1985 |}}</ref>. E' [[Eusebio]] a citare le parole di Papia: "Matteo raccolse quindi i detti di [[Gesù]] nella lingua degli Ebrei". All'inizio del III secolo [[Origene]], parlando dei Vangeli, fa riferimento a quello di Matteo, e riportando le sue parole Eusebio dice che "per primo fu scritto quello Secondo Matteo, il quale era stato un tempo publicano, poi apostolo di Gesù Cristo, nella lingua degli Ebrei" (Storia ecclesiastica, VI, XXV, 3-6).  Anche [[Girolamo]] scrisse nella sua opera [[De viris inlustribus]] che "Matteo scrisse il Vangelo di Cristo nella lingua degli Ebrei, per quelli che s’erano convertiti dal giudaismo".
Lo studioso Graham Stanton ritiene però probabile che l'espressione di Papia possa essere riferita ai lineamenti stilistici ebraici del vangelo di Matteo, oppure che possa trattarsi di un errore<ref>Graham Stanton, ''La verità del Vangelo'', San Paolo, Cinisello balsamo, 1998</ref>. Rafael Monasterio, vicedirettore accademico di Nuovo Testamento nella facoltà di Teologia dell'[[Università di Granada]], e Antonio Carmona, professore emerito della facoltà di Teologia dell'Università di [[Deusto]] e direttore dell'Associazione Biblica Spagnola, ritengono che «la letteratura del Nuovo Testamento nasce dall'incrocio culturale del mondo ellenistico e di quello semitico. Ciò si avverte particolarmente in Matteo, il più giudaico dei Vangeli, che tuttavia scrive in un greco più corretto di quello di Marco e che – diversamente da quanto si credeva in passato – non è una semplice traduzione dell'originale aramaico o ebraico, anche se ricorre a procedimenti stilistici semitici»<ref>R. Monasterio, A. Carmona, ''Vangeli sinottici e Atti degli apostoli'', Paideia, Brescia, 1995, p. 168</ref>. Inoltre la tesi della primogenitura di Matteo, seppur [[Ipotesi Griesbach|non del tutto abbandonata]], è oggi considerata sorpassata, secondo alcuni studiosi, da ipotesi [[Teoria delle due fonti|come quella delle due]] o delle [[Ipotesi delle quattro fonti|quattro fonti]], che vedono [[Priorità marciana|Marco come il primo ad essere scritto]] tra i quattro vangeli canonici insieme a fonti [[Fonte Q|di cui si è successivamente persa traccia]].

Non esiste comunque alcun manoscritto in aramaico che possa provare l'origine semitica dei vangeli, ma solo tarde traduzioni dal greco ([[Peshitta]]) e, al momento, si ritiene che chi li scrisse non fosse, verosimilmente, di lingua madre greca. Lo studio sulla lingua dei vangeli ha sollevato numerosi interrogativi in quanto, sia dal punto di vista linguistico che della coerenza interna, alcuni passi risultano ambigui. Sono perciò in corso numerosi tentativi di spiegare tali incongruenze lavorando su possibili traduzioni alternative.

===Ipotesi greca===

A sostenere la posizione dell'originalità greca dei vangeli, {{Citazione necessaria|tesi oggi maggioritaria}}, tra gli altri, lo studioso [[Randall Pittmann]], che spiegava così le differenze e i richiami semitici del greco evangelico: “Il greco del Nuovo Testamento era il greco parlato in quel periodo storico, ovvero il linguaggio della vita di tutti i giorni”. Dopo le conquiste di Alessandro Magno, è il ragionamento di Pittmann, “la lingua greca si è diffusa in lungo e in largo, fino a diventare una lingua universale, perdendo la sua antica dignità attica, modificandosi nel corso del tempo”. <ref>{{it}}{{cita libro| Randall T. | Pittmann | Words and their ways in the Greek New Testament | Marshall, Morgan & Scott | 1942 |}}</ref> Sulla stessa linea di Pittmann si era pronunciato anche [[James Hope Moulton]] che evidenziò le «molte imitazioni di Luca del greco del Vecchio Testamento» <ref>{{en}}{{cita libro| James Hope | Moulton | A Grammar of New Testament Greek | T. & T. Clark | 1906 |}}</ref> Prima di Moulton [[Gustav Adolf Deissmann]] cercò di dimostrare che le caratteristiche del greco biblico, un tempo ritenute semitismi, come per esempio l'uso abbondante della [[paratassi]], erano al contrario diffuse nella lingua popolare greca del tempo. Semitismi ed aramaismi sarebbero perciò legati a singoli vocaboli. <ref>{{en}}{{cita libro| Gustav Adolf | Deissmann | Bible Studies: Contributions Chiefly from Papyri and Inscriptions to the History of the Language, the Literature and the Religion of Hellenistic Judaism and Primitive Christianity | Ed. T&T Clark | 1901 |}}</ref> [[Archibald Thomas Robertson]], in linea con gli studi iniziati da Deissmann e Moluton, respinse l'ipotesi dei semitismi nel greco neotestamentario e li inquadrò in quel tipo di greco più vicino al parlato del tempo<ref>{{en}}{{cita libro| Archibald Thomas | Robertson | A Grammar of the Greek New Testament in the Light of Historical Research | 1914 |}}</ref>. Secondo il filologo [[Giovanni Maria Vian]] nell'ambito dei diversi cristianesimi dei primi due o tre secoli «dal punto di vista linguistico (e quindi culturale), insieme all’aramaico e all'ebraico (che sono la lingua parlata e quella originaria della quasi totalità delle scritture sacre nel giudaismo), fin dalle origini si impone sempre più il greco, la "lingua comune" (''koinè diàlektos'') dell'ecumene ellenizzata ormai da più di tre secoli e soggetta in gran parte al dominio di Roma». In greco sono anche tradotte (e in parte anche composte) le scritture giudaiche. «In questo ambiente linguisticamente e culturalmente misto - spiega Vian - si collocano le origini delle Scritture cristiane, forse in piccola parte risalenti a originali aramaici ma tutte composte in greco tra la metà del primo secolo e gli inizi del secondo. Soltanto di lingua greca è per oltre un secolo la produzione letteraria cristiana e, solo nella seconda metà del secondo secolo, con le prime traduzioni bibliche, iniziano quelle in siriaco e in latino»<ref>Giovanni Maria Vian, ''Bibliotheca divina. Filologia e storia dei testi cristiani'', Carocci, Roma, 2001, pp. 25-26</ref>.
Secondo il docente di Nuovo Testamento e curatore dell'edizione Nestle-Aland del ''[[Novum Testamentum Graece]]'' [[Kurt Aland]], «non vi è più alcun dubbio sul fatto che il greco è la lingua con la quale tutte le parti del Nuovo Testamento sono state originariamente scritte, sebbene testi aramaici cristiani possono aver circolato nel periodo antecedente la stesura dei Vangeli (ammesso che sia esistita una tradizione aramaica scritta anziché in forma orale)». La qualità di questo greco è varia, dal "greco ebraico" della [[Apocalisse di Giovanni|Rivelazione]] alle aspirazioni letterarie degli scritti lucani, sino al greco relativamente raffinato della [[Lettera agli Ebrei]]. Il Nuovo Testamento è stato scritto in greco ''koinè'', il greco utilizzato nelle conversazioni quotidiane. «Il fatto che dall'inizio tutti gli scritti del Nuovo Testamento sono stati scritti in greco è stato definitivamente dimostrato dalle loro citazioni dell'Antico Testamento, che sono tratte dalla [[Septuaginta]], la traduzione greca dell'Antico Testamento, e non dal testo originale ebraico». Il greco era la lingua del mondo di allora, parlata e compresa tanto in Occidente quanto in Oriente. Quando nel 95 dC circa, la chiesa romana ha scritto alla chiesa di Corinto (1 Clemente), lo fece naturalmente in greco, e quando l'autore del [[Pastore di Erma]] ha voluto condividere la sua comprensione della parusia con i suoi compagni cristiani a Roma, nel 150 circa, la lingua era ancora il greco<ref>Kurt Aland, Barbara Aland, ''The Text of the New Testament'', Eerdmans Publishing, Grand Rapids, Michigan 1989, p. 52 (Edizione originale: ''Der Text des Neuen Testaments'', Stuttgart, 1981</ref>.

===Ipotesi semitica===

Un recente contributo è stato proposto dalla "[[scuola esegetica di Madrid|scuola di Madrid]]". Secondo gli esperti di tale scuola il testo greco conosciuto sarebbe la traduzione di un testo precedente in aramaico, la lingua parlata da Gesù e dagli apostoli. Molte incongruenze si spiegherebbero quindi come errori di traduzione dall'aramaico al greco. Tale lavoro, che peraltro non modificherebbe la sostanza dei contenuti dei vangeli, è ancora all'esame della comunità scientifica. Uno degli esperti della "[[scuola esegetica di Madrid|scuola di Madrid]]", [[José Miguel Garcia]], ha evidenziato come l'ipotesi semitica sia in grado di offrire una spiegazione alla difficoltà dei testi e ha proposto quindi di approfondire gli studi e il confronto sul piano strettamente linguistico e filologico. <ref>José Miguel Garcia , ''Scritti in aramaico e poi tradotti in greco?'', pubblicato in Avvenire del 16 ottobre 2002, pag 26, e riportato da [http://www.totustuus.it/modules.php?name=News&file=print&sid=57 .totustuus.it]</ref>

Tra gli studiosi che si dedicarono alla ricerca dell'origine semitica dei vangeli ci fu [[Jean Carmignac]], che, retro-traducendo dal greco all’ebraico tutti i vangeli, ritenne che le loro parti poetiche, il Benedictus, il Magnificat, il Padre Nostro, il Prologo di Giovanni, non rispetterebbero nessuna delle leggi della poesia greca ma sarebbero costruiti secondo le leggi della poesia ebraica. <ref>{{it}}{{cita libro| Jean | Carmignac | La nascita dei vangeli sinottici | San Paolo Edizioni | 2009 |}}</ref>
Carmignac aveva attinto a una quantità di studi fatti per secoli da diversi studiosi, spesso ebrei, come Zvi Hirsch Perez Chajes, rabbino a Vienna e Trieste, che sostenne l’origine ebraica dei vangeli. <ref>{{it}}{{cita libro| Zvi Hirsch | P. Chajes | Judisches in den Evangelien | Moritz Rosenfeld ed. | 1919 |}}</ref>. Secondo Carmignac "le analisi linguistiche provano che tutti e tre i sinottici dipendono da documenti scritti originariamente in ebraico". Sulla base di questa considerazione Carmignac ha postulato l’esistenza di un proto Vangelo scritto in ebraico. Sulle sue tesi si ritrovano studiosi e filologi come, tra gli altri, Paolo Sacchi, [[Jean Héring]], [[Edwin Abbot]] ed [[Eberhard Nestle]]. In particolare Sacchi, biblista e professore di Filologia biblica all'Università di Torino, sostiene che dopo il 70 d.C. “non ci sono più motivi, per i cristiani, per usare l’ebraico”. Secondo Sacchi “che il testo greco derivi da una traduzione ebraica è semplicemente ovvio. Basta conoscere il greco e l’ebraico per accorgersene”. <ref>{{it}}{{cita libro| Antonio | Socci | Vangeli, parla così la storia, intervista a Paolo Sacchi | Vangelo e storicità | editore BUR Biblioteca Univ. Rizzoli | 1995 |}}</ref> [[Jean Héring]], in uno studio del 1966, dava per acquisito che il testo greco fosse una traduzione di un originale semitico. <ref>{{fr}}{{cita libro| Jean | Héring | Remarques sur les bases aramèennes et hébraiques des évangiles synoptoques| 1966 |}}</ref> [[Pinchas Lapide]], moderno studioso ebreo si è schierato per "l'ebraicità dei vangeli" e lo spiega con passi evangelici ritradotti che svelano il significato oscuro che avevano in greco. Per esempio Lapide svela l'arcano "del cammello che non passa per la cruna di un ago" (Mt 19,24). In realtà Gesù aveva parlato di una gomena, ma, "a causa di una consonante sbagliata nel testo originale ebraico la gomena (gamta) della parabola diventa un cammello (gamal) <ref>{{it}}{{cita libro| Pinchas | Lapide | Bibbia tradotta Bibbia tradita | EDB | 1999 |}}</ref> Anche [[David Flusser]], docente di Nuovo Testamento a Gerusalemme, ne è convinto.

Le maggiori obiezioni alle tesi di Carmignac vennero dal mondo cattolico, basti pensare allo scetticismo espresso, a quel tempo, da luminari come [[Gianfranco Ravasi]] e padre [[Pierre Grelot]]. Il libro di quest'ultimo era "contro Jean Carmignac" fin dal titolo. Per Grelot "la presenza dei semitismi può essere spiegata anche in altri modi: come traccia del fatto che l’autore ha l’aramaico come lingua madre, o come risultato di una cosciente imitazione dello stile della traduzione dei Settanta, che ricalca volutamente l’ebraico, per fedeltà al testo sacro". <ref>{{it}}{{cita libro| P. | Grelot | L’origine dei Vangeli. Controversia con J. Carmignac | Libreria ed. Vaticana | 1989 |}}</ref>

La questione non è di poco conto: ammettere infatti un originale semitico alla base dei vangeli significherebbe spostare la loro realizzazione a ridosso delle vicende di Gesù, ed accreditare gli evangelisti come testimoni diretti delle vicende narrate. Questo ha portato la tesi ad essere fortemente sostenuta da gruppi cristiano-conservatori<ref>Si veda per es la recensione di [[Gibert Pierre]], ''Breve storia dell'esegesi biblica'', fatta dal Prof. Gilberto Marconi, in Gregorianum, Volume 89, Edizione 2, pontificia università gregoriana, 2008, ISSN 0017-4114, pag [http://books.google.it/books?id=HkDTgFob84cC&pg=PA373&lpg=PA373&dq=retrodatazione+vangeli&source=bl&ots=Z4NFjF5wfQ&sig=7J-6OZs1fAK4wOh3oGMdD9Y33vM&hl=it&sa=X&ei=eu1yULZhhIyzBq_jgdgF&redir_esc=y#v=onepage&q&f=false 373]</ref> che, con la retrodatazione dei Vangeli, avrebbero un ulteriore sostegno alla tesi che vuole le vicende narrate in questi come storicamente accurate.

== Data di composizione ==
Per i vangeli canonici sono state proposte datazioni comprese tra la metà e la fine del [[I secolo]] - inizio del [[II secolo]], con una maggiore consenso per i decenni successivi al [[70]].

Secondo la datazione più comunemente accettata, il ''[[Vangelo secondo Marco]]'' sarebbe stato composto tra il [[65]] e l'[[80]], probabilmente dopo il [[70]] (il discrimine è dato dalla distruzione del [[Tempio di Gerusalemme]], di cui l'evangelista sembra essere a conoscenza);<ref>Randel Helms, ''Who Wrote the Gospels?'', Millennium Press, 1997, ISBN 0-9655047-2-7, p. 8;  John Dominic Crossan, ''The Historical Jesus: The Life of a Mediterranean Jewish Peasat'', HarperOne, 1993, ISBN 0-06-061629-6. Citati in Kirby.</ref> successivamente sarebbero stati composti il ''[[Vangelo secondo Matteo]]'' (dopo il [[70]] e prima della fine del [[I secolo]]]  e il ''[[Vangelo secondo Luca]]'' ([[80]]-[[90]] circa<ref name="Pesce">Pesce, in Augias-Pesce, "Inchiesta su Gesù", 2006</ref>). Il ''[[Vangelo secondo Giovanni]]'' sarebbe stato invece scritto tra il [[95]] e il [[110]] circa<ref name="Pesce"/> e avrebbe avuto una genesi in più fasi. Al tempo della stesura di Luca, come evidenziato dallo stesso autore, "molti altri" avevano scritto sulle vicende di Gesù: esisteva quindi una pluralità di fonti ed è ragionevolmente certo, in particolare, che Luca conoscesse il Vangelo di Marco<ref name="Pesce"/>. Alcuni studiosi hanno osservato come le prime comunità cristiane spesso si differenziassero anche in base a testi a cui davano maggiore importanza.<ref name="Inchiesta1e3">[[Corrado Augias]], [[Mauro Pesce]], ''[[Inchiesta su Gesù]]'', Oscar Mondadori, ISBN 978-88-04-57132-2, capitoli 1 e 3</ref> 

Nel periodo in cui venivano messi per iscritto i Vangeli sinottici, l'autore di ''Luca'', secondo alcuni studiosi probabilmente caratterizzato da un'impostazione filo-romana<ref>[[Corrado Augias]], [[Mauro Pesce]], [[Inchiesta su Gesù]], [[Oscar Mondadori]], ISBN 978-88-04-57132-2, pag 172</ref>, componeva anche gli [[Atti degli Apostoli]]<ref>Udo Schnelle, ''The History and Theology of the New Testament Writings'', p. 259.</ref>.

Numerosi studiosi<ref>Tra questi, in particolare, [[Gerd Theissen]], cfr. Theissen, ''Il Nuovo Testamento'', 2003.</ref> ipotizzano che la redazione dei vangeli sia stata preceduta da un periodo di alcuni decenni nel corso del quale la tradizione relativa a Gesù sarebbe stata trasmessa oralmente, o per mezzo di altri testi o documenti che non si sono conservati, tra cui l'ipotetica [[fonte Q]].

{{Citazione necessaria|Un'ipotesi minoritaria, relativa ad una scrittura dei testi in un tempo precedente rispetto a quanto comunemente accettato, si basa sul fatto che gli ''Atti degli Apostoli'' terminano improvvisamente con la prigionia di Paolo a [[Roma]], che viene generalmente datata al [[62]] circa. È stato suggerito che questa interruzione sia dovuta al fatto che Luca terminava di scriverli in quel momento. Ne conseguirebbe che il terzo vangelo, di cui gli Atti sono il seguito, sia stato scritto prima di quella data. Inoltre, secondo l'interpretazione ancora in esame da parte della comunità scientifica proposta dalla [[scuola esegetica di Madrid]], un passo della [[Seconda lettera ai Corinzi]] (2 Cor {{passo biblico|2Cor|8, 18}}), che è generalmente datata tra il [[54]] e il [[57]], indicherebbe che, quando Paolo scriveva, Luca aveva già composto il suo vangelo ed esso circolava "in tutte le Chiese". Ciò implicherebbe che una traduzione greca delle fonti del ''Vangelo secondo Luca'' (tra cui il ''Vangelo secondo Marco'') circolasse già nel decennio che va dal [[40]] al [[50]], e quindi ne conseguirebbe che la stesura in aramaico del ''Vangelo secondo Marco'' sia da datare tra il [[30]] e il [[40]], a ridosso della morte di Gesù. Tale datazione antica si appoggia anche sull'identificazione controversa del frammento di papiro [[7Q5]] trovato nelle grotte di [[Qumran]] (in cui gli [[Esseni]] avevano nascosto un gran numero di testi religiosi) con un brano del ''Vangelo secondo Marco''. Poiché il frammento in questione è databile tra il [[50 a.C.]] ed il [[50|50 d.C.]], se si accetta la sua identificazione, occorre ammettere che i testi sulla cui base il vangelo è stato composto risalgono a prima del 50. Inoltre, se, come sostiene la scuola di Madrid, i vangeli a conservatisi sono la traduzione di originali aramaici, questi devono essere stati composti nell'ambito della primitiva comunità cristiana di Gerusalemme, che si disperse prima del 70.}}

{{Citazione necessaria|Un'altra ipotesi minoritaria si basa invece sul fatto che i [[padri della Chiesa]] e gli altri scrittori cattolici non fanno riferimenti ai vangeli canonici prima della seconda metà del [[II secolo]], pur parlando di quelli apocrifi, il che farebbe ritenere che i vangeli risalgano al [[150]] circa. Tuttavia essi potrebbero essere stati composti a partire da testi preesistenti.}}

=== Vangelo secondo Matteo ===
{{vedi anche|Vangelo secondo Matteo}}

Il ''[[Vangelo secondo Matteo]]'' evidenzia la dimensione umana di Gesù e narra della vita e del ministero di [[Gesù]]: ne descrive la [[genealogia di Gesù|genealogia]], la [[Nascita di Gesù|nascita virginale]] e l'infanzia, il [[battesimo di Gesù|battesimo]] e la tentazione, il ministero di guaritore e predicatore in [[Galilea]], il viaggio a [[Gerusalemme]], segnato dalla [[cacciata dei venditori dal Tempio]] e, infine, la [[crocifissione di Gesù|crocifissione]] e [[risurrezione di Gesù|risurrezione]].
Il suo Vangelo è stato composto probabilmente ad Antiochia, in Siria, fra l'80 e il 90 d.C.

La tradizione cristiana attribuisce la composizione del vangelo a [[Matteo apostolo ed evangelista|Matteo]], uno degli [[apostolo|apostoli]] di Gesù.<ref name="Mills">Mills, p. 942.</ref><ref name="Ehrman44">Ehrman (2001), p. 44.</ref> A partire dal XVIII secolo, i biblisti hanno sempre più frequentemente messo in discussione la tradizione, e una parte degli studiosi moderni ritiene che Matteo non scrisse il vangelo che porta il suo nome;<ref name="Ehrman92">Ehrman (2004), p. 92</ref> l'autore è comunemente identificato con un anonimo cristiano che scrisse verso la fine del I secolo<ref name="Amy"/> un testo in [[lingua greca]], piuttosto che in [[aramaico]] o in [[lingua ebraica]].<ref name="Ehrman43">Ehrman (2001), p. 43.</ref> L'attribuzione è molto antica e poiché Matteo è una figura relativamente poco rilevante nella prima letteratura cristiana, l'attribuzione a Matteo ha comunque ancora i suoi sostenitori<ref>Tra questi, Gundry, (1982), cit. in Dal C. Allison Jr., "Matthew", in Muddiman e Barton, "The Gospels - The Oxford Bible Commentary", 2010.</ref>. Secondo R.T. France, ad esempio, l'apostolo Matteo, per i contenuti e il tono di questo vangelo, rimane il candidato più probabile.<ref>R. T. France, ''The Gospel of Matthew'', 2007.</ref>

La ricostruzione ampiamente prevalente tra gli esegeti biblici moderni è che l'autore del ''Vangelo secondo Matteo'' (come pure quello del ''[[Vangelo secondo Luca]]'') abbia usato come fonte la narrazione del ''[[Vangelo secondo Marco]]'' per la vita e la morte di Gesù, più l'ipotetica [[fonte Q]] per i suoi detti; una ricostruzione che ha avuto minore successo vuole che ''Matteo'' sia stato il primo vangelo ad essere scritto, che sia stato usato per la stesura di ''Luca'' e che ''Marco'' sia il risultato dell'unione di ''Matteo'' e ''Luca''.<ref name="Amy">Levine (2001), p.372-373.</ref><ref name="Cambridge3">Howard Clark Kee (1997), p. 448.</ref>

Dei quattro vangeli canonici, ''Matteo'' è quello più vicino all'[[Ebraismo]] del I secolo; una caratteristica di questo vangelo, ad esempio, è che si sottolinea ripetutamente come Gesù soddisfacesse le profezie ebraiche;<ref name="Harris">[[Stephen Harris|Harris, Stephen]], ''Understanding the Bible''. Palo Alto: Mayfield. 1985.</ref> gli studiosi concordano sul fatto che l'autore di ''Matteo'' fosse un [[Chiesa di Gerusalemme|giudeo cristiano]], piuttosto che un [[Gentili|gentile]].<ref name="PFoster">Paul Foster, "Why Did Matthew Get the Shema Wrong? A Study of Matthew 22:37", ''Journal of Biblical Literature'', Vol. 122, No. 2 (Summer, 2003), pp. 309-333.</ref> L'autore ha disposto gli insegnamenti di Gesù in cinque sezioni: il sermone della montagna (5-7), il discorso della missione (10), la raccolta di parabole (13), le istruzioni per la comunità (18) e infine gli insegnamenti sul futuro (24-25). Similmente agli altri due vangeli sinottici e a differenza del ''[[Vangelo secondo Giovanni]]'', in ''Matteo'' Gesù parla più del [[Regno dei Cieli]] che di sé stesso, e insegna principalmente attraverso brevi parabole o detti piuttosto che con lunghi discorsi.<ref name="Amyp373">Levine (2001), p. 373.</ref> Il racconto della nascita, con l'omaggio dei saggi, la [[fuga in Egitto]] e la [[strage degli innocenti]], non ha paralleli negli altri vangeli ed è differente dal corrispondente racconto in ''Luca''.

=== Vangelo secondo Marco ===
{{vedi anche|Vangelo secondo Marco}}
Il ''[[Vangelo secondo Marco]]'' è il secondo dei quattro [[vangeli canonici]] del [[Nuovo Testamento]], sebbene la maggior parte degli studiosi moderni concordino sul fatto che sia stato il primo ad essere scritto e sia poi stato usato come fonte dagli autori degli altri due [[vangeli sinottici]] (il ''[[Vangelo secondo Matteo]]'' e il ''[[Vangelo secondo Luca]]''), in accordo con la teoria della [[priorità marciana]]. Si tratta di un testo in [[lingua greca]] di autore anonimo,<ref name=autogenerato1>[[Stephen L Harris|Harris, Stephen L.]], ''Understanding the Bible''. Palo Alto: Mayfield. 1985.</ref> sebbene la tradizione lo attribuisca a [[Marco evangelista]], anche noto come Giovanni Marco, cugino di [[Barnaba]];<ref name="Bernd">Bernd Kollmann, ''Joseph Barnabas'' (Liturgical Press, 2004), page 30.</ref> esistono comunque alcuni indizi che potrebbero confermare che l'autore fosse un discepolo di [[Pietro apostolo]].<ref>[http://www.earlychristianwritings.com/mark.html Gospel of Mark<!-- Titolo generato automaticamente -->]</ref> Il vangelo racconta la vita di [[Gesù]] dal suo battesimo per mano di [[Giovanni Battista]] alla sua [[resurrezione di Gesù|resurrezione]] (o fino alla [[tomba vuota]] nella versione corta), ma si concentra principalmente sui fatti dell'ultima settimana della sua vita. La narrazione concisa rappresenta Gesù come un uomo d'azione,<ref name="Harris"/> un esorcista, un guaritore e un [[miracoli di Gesù|operatore di miracoli]]. Lo chiama "[[Figlio dell'Uomo]]",<ref>{{passo biblico|Mc|2,10}} (Gesù; ai dottori della legge), {{passo biblico|Mc|2,28}} (Gesù; ai Farisei), {{passo biblico|Mc|8,31}} (Gesù via Marco, ai discepoli), {{passo biblico|Mc|8,38}} (Gesù; ai discepoli e alla folla di Cesarea), {{passo biblico|Mc|9,9,12}} (Gesù via Marco; a Pietro, Giacomo e Giovanni), {{passo biblico|Mc|9,31}} (Gesù; ai discepoli), {{passo biblico|Mc|10,33}} (Gesù; ai discepoli), {{passo biblico|Mc|10,45}} (Gesù; ai discepoli), {{passo biblico|Mc|13,26}} (Gesù; to Peter, James, John, and Andrew), {{passo biblico|Mc|14,21}} (Gesù; ai discepoli), {{passo biblico|Mc|14,41}} (Gesù; a Pietro, Giacomo e Giovanni), {{passo biblico|Mc|14,62}} (Gesù; al sommo sacerdote con i preti, gli anziani e i dottori della legge)</ref> "[[Figlio di Dio]]",<ref>verbatim in {{passo biblico|Mc|3,11}} (spiriti maligni; a Gesù), {{passo biblico|Mc|5,7}} ("Legione", gli spiriti maligni; a Gesù), {{passo biblico|Mc|15,39}} (il centurione alla crocefissione); implicito nel contesto in {{passo biblico|Mc|1,11}} (voce dal cielo; a Giovanni Battista), {{passo biblico|Mc|8,38}} (Gesù come escatologia; ai discepoli e alla folla), {{passo biblico|Mc|9,7}} (voce da una nube; ai discepoli), {{passo biblico|Mc|12,6}} (Gesù come parabola; agli alti sacerdoti, scribi e anziani), {{passo biblico|Mc|13,32}} (Gesù come escatologia; ai discepoli), {{passo biblico|Mc|14,61}} (Gesù; all'alto sacerdote); presente in alcuni manoscritti in {{passo biblico|Mc|1,1}} (l'autore marciano come personaggio dell'introduzione; al lettore)</ref> e il "[[Gesù|Cristo]]"<ref>{{passo biblico|Mc|1,1}} (autore marciano; al lettore), {{passo biblico|Mc|8,29}} (Pietro; a Gesù), {{passo biblico|Mc|9,41}} (Gesù; a Giovanni), {{passo biblico|Mc|12,35}} (Gesù; ad una grande folla), {{passo biblico|Mc|13,21}} (Gesù; a Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea, v. 33), {{passo biblico|Mc|14,61-62}} (Gesù; al sommo sacerdote), {{passo biblico|Mc|15,31}} (alti sacerdoti e dottori della legge; a sé stessi per scherno)</ref> (traduzione in greco di "[[messia]]").

Due temi importanti del ''Vangelo secondo Marco'' sono il [[segreto messianico]] e l'ottusità dei [[discepoli]]. In questo vangelo Gesù ordina frequentemente di mantenere il segreto riguardo aspetti della sua identità e di particolari azioni.<ref>{{passo biblico|Mc|1,43-45}} (guarigione; al lebbroso), {{passo biblico|Mc|3,12}} (identità del Figlio di Dio; agli spiriti maligni), {{passo biblico|Mc|5,43}} (resurrezione di una ragazza; ai discepoli e ai genitori della ragazza), {{passo biblico|Mc|7,36}} (guarigione; al guarito e ad alcune persone), {{passo biblico|Mc|8,30}} (identità come Messia; a Pietro e a discepoli non meglio identificati), {{passo biblico|Mc|9,9}} (identità come Figlio di Dio; a Pietro, Giacomo e Giovanni); secondo alcuni manoscritti {{passo biblico|Mc|8,25}} (guarigione del cieco; al guarito).</ref>  [[Parabole di Gesù|Gesù utilizza parabole]] per spiegare il suo messaggio e realizzare profezie ({{passo biblico|Mc|4,10-12}}). Alle volte i discepoli hanno problemi a comprendere le parabole, ma Gesù ne spiega il significato, in segreto ({{passo biblico|Mc|4,13-20}}, {{passo biblico|Mc|4,33-34}}). Non riescono neanche a comprendere le conseguenze dei miracoli che egli compie dinanzi a loro.<ref name="Harris"/>

=== Vangelo secondo Luca ===
{{vedi anche|Vangelo secondo Luca}}
Il ''[[Vangelo secondo Luca]]'' (greco: {{Polytonic|Κατὰ Λουκᾶν εὐαγγέλιον}}) è uno dei [[vangeli canonici]] del [[Nuovo Testamento]] e il terzo e, con i suoi 24 capitoli, il più lungo dei [[vangeli sinottici]]. Narra della vita di [[Gesù]] e si apre con le nascite miracolose di [[Giovanni Battista]] e di Gesù, per poi descrivere il ministero di quest'ultimo in [[Galilea]], fatto di predicazione, esorcismi e miracoli; dopo aver rivelato ai discepoli la propria natura divina con la [[trasfigurazione di Gesù|trasfigurazione]], Gesù si reca a [[Gerusalemme]], dove è crocifisso per poi risorgere, comparire ai suoi discepoli e infine ascendere al cielo. Il testo contiene anche una [[Genealogia di Gesù|genealogia]], differente però da quella presentata nel vangelo di Matteo.

L'autore, tradizionalmente identificato con [[Luca evangelista]], è interessato a temi quali l'etica sociale, i diseredati, le donne e altri gruppi oppressi.<ref name=autogenerato2>Harris.</ref> Alcune storie popolari riguardanti questi temi, come le parabole del [[parabola del figlio prodigo|figlio prodigo]] e quella del [[parabola del buon samaritano|buon samaritano]], si trovano solo in questo vangelo, che pone una enfasi speciale sulla preghiera, le attività dello Spirito Santo e sulla gioia.<ref>Guthrie, p. 105.</ref> Secondo [[Donald Guthrie]] «è pieno di storie superbe e lascia il lettore con una profonda impressione della personalità e degli insegnamenti di Gesù».<ref>Guthrie, p. 102.</ref> L'autore intendeva scrivere un resoconto storico,<ref>N. B. Stonehouse, ''The Witness of Luke to Christ'' (1951), pp. 24-45; H. J. Cadbury, ''The Beginnings of Christianity'' II, 1922, pp. 489-510; R. Bauckham, ''Jesus and the Eyewitnesses'' (Eerdmans, 2006).</ref> mettendo in evidenza il significato teologico della storia.<ref>Guthrie, p. 107.</ref> Aveva inoltre intenzione di raffigurare la cristianità come divina, rispettabile, rispettosa delle leggi e internazionale.<ref name="Harris"/> Gli studiosi concordano ampiamente che l'autore del ''Vangelo secondo Luca'' scrisse anche gli ''[[Atti degli Apostoli]]''.<ref>[[Udo Schnelle]], ''The History and Theology of the New Testament Writings'', p. 259.</ref>

Secondo gli studiosi contemporanei, l'autore di ''Luca'', un [[gentili|gentile]] cristiano che scrisse intorno all'[[85]]-[[90]],<ref name="Harris Gospels">Harris, "The Gospels", pp. 266-268.</ref> utilizzò il ''[[Vangelo secondo Marco]]'' per la propria cronologia e la [[fonte Q]] per molti degli insegnamenti di Gesù; è possibile anche che abbia fatto uso di racconti scritti indipendenti.<ref name = "5GIntro">[[Robert W. Funk|Funk, Robert W.]], Roy W. Hoover, and the [[Jesus Seminar]]. ''The five gospels.'' HarperSanFrancisco. 1993. "Introduction," p 1-30.</ref>

=== Vangelo secondo Giovanni ===
{{vedi anche|Vangelo secondo Giovanni}}
Il ''[[Vangelo secondo Giovanni]]'', per stile e contenuto, è molto diverso dagli altri tre: ci sono meno parabole, meno "segni", non vi è accenno all'[[Eucaristia]], al [[Padre nostro]], alle [[beatitudini]], mentre sono aggiunti altri miracoli come quello delle nozze di Cana e della [[resurrezione di Lazzaro]]. Il motivo di tale diversità potrebbe essere spiegabile con una redazione di molto successiva a quella degli altri tre, risalente alla fine del I secolo: l'autore o gli autori, pertanto, non ritennero necessario riportare materiale già abbondantemente presente nei precedenti vangeli, mentre aggiunse o ampliò materiale da essi tralasciato o solo abbozzato.

Compaiono inoltre nuove espressioni per indicare Gesù, prima fra tutte quella di ''logos'' (letteralmente ''parola'', ma anche ''progetto'', ''senso''), resa poi con il latino ''verbum'', donde l'espressione [[Verbo divino|Verbo di Dio]]. Alcuni ritengono che questo vangelo abbia origini nell'ambito dello [[gnosticismo]].

Il testo fa intendere (cfr. Gv {{passo biblico|Gv|21,20-24}}) che ne sia autore il [[discepolo che Gesù amava]], che la tradizione identifica (seppur in maniera non unanime) con l'apostolo Giovanni, figlio di Zebedeo e fratello dell'altro apostolo Giacomo. Sempre la tradizione gli attribuisce anche le tre [[Lettere di Giovanni|lettere conosciute sotto il suo nome]] e l'[[Apocalisse di Giovanni]].

Secondo il [[presbitero]] [[Gaio]], Giovanni non sarebbe mai esistito e i suoi scritti (Apocalisse e Vangelo) in realtà sono del maestro gnostico Cerinto. Più in generale, all'interno della Chiesa primitiva si formò una fazione (gli [[Alogoi]]) che negava l'autenticità dei testi giovannei. Tale impostazione tuttavia non gode di alcuna fortuna presso gli esegeti moderni.

Secondo alcuni studiosi (Schonfield e altri), il ''Vangelo secondo Giovanni'' sarebbe stato redatto da un altro Giovanni, detto l'Anziano, un greco cristiano che basò i suoi testi su testi ebraici, e sui ricordi di un altro Giovanni, detto il Sacerdote. Il "discepolo che Gesù amava" sarebbe stato quest'ultimo, un sacerdote ebraico amico del Nazareno, che avrebbe ospitato nella sua casa l'ultima cena.

L'ipotesi tradizionale, che identificava l'anonimo autore del vangelo - il [[discepolo che Gesù amava]] -, con l'apostolo [[San Giovanni apostolo ed evangelista|Giovanni]], è attestata a partire dalla fine del [[II secolo]]. [[Ireneo di Lione|Ireneo]], vescovo di [[Lione]], fu il primo ad attribuirgli quel quarto vangelo che circolava nelle comunità dei nazareni.

[[Eusebio di Cesarea]], che riporta questa notizia, ritiene che Ireneo si basasse sulle testimonianze di [[Policarpo di Smirne|Policarpo]] [[vescovo]] di [[Smirne]] (morto [[martirio|martire]] a [[Roma]] nel [[155]]), il quale avrebbe conosciuto personalmente [[San Giovanni apostolo ed evangelista|Giovanni]] (stavolta ''l'apostolo'') essendone stato [[discepolo]].

Questo è anche confermato da [[Ireneo di Lione|Ireneo]] medesimo, che nella sua lettera a [[Florino]] ricorda il suo incontro con [[Policarpo di Smirne]], ed il fatto che Policarpo «raccontava della sua dimestichezza con Giovanni e con le altre persone che avevano visto il Signore» (''[[Storia ecclesiastica (Eusebio di Cesarea)|Storia ecclesiastica]]'' V, 20, 4).

=== Le analogie tra i vangeli sinottici ===
{{vedi anche|Vangeli sinottici}}
Tra i quattro vangeli, tre di essi, Matteo, Marco e Luca, sono detti [[Vangeli sinottici|"sinottici"]], perché mettendoli in colonna l'uno di fianco all'altro (''syn-opsis'' = "una sola vista" in [[lingua greca|greco]]) si scopre che hanno una struttura letteraria praticamente parallela, come se si fossero copiati l'uno dall'altro o avessero attinto a una fonte comune, mentre quello di Giovanni, composto alcuni decenni dopo, è completamente diverso:
* lo stile dei primi tre vangeli è in genere molto immediato, quello di Giovanni sembra più ponderato;
* Giovanni riporta pochi episodi, molto sviluppati, gli altri vangeli tantissimi episodi, spesso appena abbozzati;
* in particolare, Giovanni, nonostante dedichi molto del suo contenuto alla narrazione degli ultimi giorni di Cristo (8 capitoli su 21, di cui ben 5 incentrati sull'ultima cena) , non riporta l'istituzione dell'Eucaristia, mentre è l'unico a raccontare la lavanda dei piedi.

Fin dall'antichità cristiana si è preso atto di tale situazione. I vangeli sinottici probabilmente derivano questa loro somiglianza dai contatti che hanno avuto i loro autori quando sono stati scritti e da fonti comuni; tra le varie teorie che sono state addotte come spiegazione la più comunemente accettata è la [[teoria delle due fonti]].

== Vangeli apocrifi ==
{{Vedi anche|vangeli apocrifi}}

In un ampio lasso di tempo che va dal 50 circa al XIV secolo prendono forma altri vangeli, detti oggi [[vangeli apocrifi]], i più antichi dei quali sono scritti in greco. La loro datazione è spesso molto discussa: secondo alcuni studiosi il ''[[Vangelo di Tommaso]]'' e il ''[[Vangelo di Pietro]]'', come pure i frammenti di vangelo che prendono il nome di ''[[Vangelo Egerton]]'', daterebbero alla seconda metà del [[I secolo]].  La maggior parte di tali vangeli nascono nel contesto di correnti teologiche giudicate [[eresia|eretiche]] dalla Chiesa cristiana successiva, come quelle di stampo [[gnosticismo|gnostico]] ed [[Ermetismo (filosofia)|ermetico]], oppure sono stati esclusi perché davano una visione di Cristo troppo legata all'ebraismo.<ref>[[Corrado Augias]], [[Mauro Pesce]], [[Inchiesta su Gesù]], [[Oscar Mondadori]], ISBN 978-88-04-57132-2, pag 20 e 21</ref>

I vangeli apocrifi contengono le tipologie più disparate: i vangeli dell'infanzia narrano con episodi coloriti l'infanzia di Gesù, un tema non trattato dai vangeli canonici; i vangeli di stampo gnostico sono interessati ad aspetti più esoterici e misteriosofici; altri vangeli, invece, narrano episodi della vita di Gesù che non compaiono negli scritti canonici (ma la presenza o l'omissione di episodi tra testi differenti, come detto, riguarda anche i quattro canonici confrontati tra di loro).

Seppure queste opere non siano state accolte nel canone neotestamentario, i vangeli apocrifi hanno avuto una certa influenza nella tradizione e nell'iconografia: ad esempio la presenza del bue e dell'asinello nella grotta della natività e il nome dei genitori di Maria (Gioacchino e Anna) sono contenuti esclusivamente nel ''[[Protovangelo di Giacomo]]''.

== Confronto dei vangeli maggiori ==
Il materiale di questa tabella proviene da ''Gospel Parallels'' di B. H. Throckmorton, ''The five Gospels'' di R. W. Funk, ''The Gospel According to the Hebrews'' di E. B. Nicholson e ''The Hebrew Gospel and the Development of the Synoptic Tradition'' di J. R. Edwards.

{|class="wikitable"
|-
!  !! [[Vangeli sinottici|Matteo, Marco, Luca]] !! [[Vangelo di Giovanni|Giovanni]] !! [[Vangelo di Tommaso|Tommaso]] !! [[Vangelo degli Ebrei]]
|-
| Nuova Alleanza || Il tema centrale dei vangeli - Ama Dio con tutto il tuo cuore e il tuo vicino come te stesso<ref>"Nei vangeli sinottici questo è il più "grande comandamento" che riassume tutte le "leggi e i profeti"</ref> || Il tema centrale - Amare è il nuovo comandamento dato da Gesù<ref>Gv 13:34</ref> || Conoscenza segreta, ama i tuoi amici<ref>Tom 25</ref>||Il tema centrale  - Amarsi l'un l'altro<ref>Il Signore disse ai suoi discepoli: ”E non siate mai allegri, tranne quando vi guardate l'un l'altro con amore.” [[San Girolamo|Girolamo]], ''Commento agli Efesini''</ref>
|-
| Perdono || Molto importante - in particolare in Matteo e Luca<ref>Mt18:21, Lc17:4</ref> || Supposto<ref>Gv20:23</ref> || Non menzionato|| Molto importante - Il perdono è un tema centrale e questo vangelo entra nei maggiori dettagli<ref>[[San Girolamo]], ''Against Pelagius'' 3.2</ref>
|-
| [[Padre nostro]] || In Matteo e Luca ma non in Marco || Non menzionato  || Non menzionato  || Importante - “mahar” o "di domani"<ref>"Nel così detto ''Vangelo degli Ebrei'', per “pane essenziale all'esistenza” ho trovato “mahar”, che significa “di domani”; così il senso è: il nostro pane per domani, del futuro, dallo a noi questo giorno". San Girolamo, ''Commento a Matteo'' 1</ref><ref>Nel Vangelo degli Ebrei di Matteo è esposto: "Dacci oggi il nostro pane per domani" San Girolamo, ''On Psalm'' 135</ref>
|-
| Amare i poveri || Molto importante - Il giovane ricco<ref>Mt19:16,  Mr10:17 e Lc8:18</ref>|| Supposto<ref>Gv12:8</ref> || Importante<ref>Tm 54</ref>||Molto importante -  Il giovane ricco<ref>[[Origene di Alessandria]], ''Commento a Matteo'' 15:14</ref>
|-
| Inizio del ministero di Gesù || Gesù conosce [[Giovanni Battista]] ed è battezzato<ref>Mt3:1, Mr1:9, 3:21</ref>|| Gesù conosce Giovanni Battista<ref>Gv1:29</ref> ||Parla soltanto di Giovanni Battista<ref>Tm 46</ref> || Gesù incontro Giovanni Battista ed è battezzato. Questo vangelo espone i maggiori dettagli<ref name="Epiphanius, Panarion 30:13">Epifanio di Salamina, Panarion 30:13</ref>
|-
| Numero degli apostoli || Dodici<ref name="Mt10:1, Mr6:8, Lk 9:3">Mt10:1, Mr 6:8, Lc 9:3</ref> ||Dodici<ref name="Jn 13:23, 19:26, 20:2, 21:7, 21:20">Gv 13:23, 19:26, 20:2, 21:7, 21:20</ref>|| Non menzionato<ref name="Log 13">Tm 13</ref>  ||  Dodici<ref name="Epiphanius, Panarion 30:13"/>
|-
| Cerchia ristretta degli apostoli || Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni<ref name="Mt 10:1, Mc 6:8, Lc 9:3">Mt 10:1, Mc 6:8, Lc 9:3</ref> ||Pietro, Andrea, Giacomo e il discepolo amato<ref name="Jn 13:23, 19:26, 20:2, 21:7, 21:20"/>|| Tommaso<ref name="Log 13"/>  ||   Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni<ref name="Epiphanius, Panarion 30:13"/>
|-
| Altri apostoli ||
Filippo,
Bartolomeo,
Matteo,
Tommaso,
Giacomo,
Simone il Zelota,
Giuda Taddeo, e
Giuda<ref name="Jn 13:23, 19:26, 20:2, 21:7, 21:20"/>
||
Filippo,
Natanaele,
Matteo,
Tommaso,
Giacomo,
Simone il Zelota,
Giuda Taddeo, e
Giuda<ref name="Jn 13:23, 19:26, 20:2, 21:7, 21:20"/>
||
Matteo,
Tommaso,
Giacomo il Giusto (fratello di Gesù)<ref>Log 1- 114</ref>
||
Matteo,
Giacomo il Giusto (fratello di Gesù),
Simone il Zelota,
Giuda Taddeo,
Giuda<ref>Epiphanius, ''Panarion'' 30:13, Jerome, ''On Illustrious Men'', 2</ref>
|-
| Possibile autore || Sconosciuto;<ref>Sebbene diversi Padri della Chiesa dicono che Matteo scrisse il Vangelo degli Ebrei, non dicono nulla sul vangelo greco di Matteo che si trova nella [[Bibbia]]. Gli studiosi moderni sono in accordo sul fatto che Matteo non scrisse il vangelo greco di Matteo che è 300 righe più lungo del Vangelo degli Ebrei (Guarda James Edwards, Il Vangelo degli Ebrei)</ref> Marco l'evangelista e Luca l'evangelista || Il discepolo amato<ref>Suggerito per primo da [[Ireneo]]</ref> || Sconosciuto|| Matteo (l'evangelista)<ref>Epifanio di Salamina, Panarion 30:3</ref>
|-
| Verginità di Maria|| In Matteo e Luca, ma non in Marco<ref>Matt 1:18</ref>|| Non menzionata || N/A dato che è un vangelo di detti di Gesù || Non menzionata
|-
| Battesimo di Gesù || Descritto || Non menzionato|| N/A ||Descritto con molti dettagli<ref>[[Epifanio di Salamina]], Panarion 30:13</ref>
|-
| Stile di predicazione || Brevi battute; parabole || Saggio, [[Midrash]] ||  Detti, parabole<ref>Tm 107</ref> || Brevi battute; parabole
|-
|  Narrazione  || Parabole<ref>[http://books.google.ca/books?id=goq0VWw9rGIC&pg=PA643&dq=Metaphor+Parables+%22gospel+of+John%22&lr=&num=100&cd=4#v=onepage&q=Metaphor%20Parables%20%22gospel%20of%20John%22&f=false Parables]</ref>|| Linguaggio figurato e metafore<ref>[http://books.google.ca/books?id=iBorIHvdgb4C&pg=PR17&dq=%22about+figurative+language%22+Metaphors+%22gospel+of+John%22&lr=&num=100&cd=1#v=onepage&q=%22about%20figurative%20language%22%20Metaphors%20%22gospel%20of%20John%22&f=false  Language in the Gospel of John]</ref> || proto-[[gnosticismo|gnostico]], mascherato, parabole<ref>Tm 109</ref> ||Parabole<ref>[http://books.google.ca/books?id=wtphytF1ePQC&pg=PA232&dq=synoptic++%22gospel+of+the+hebrews%22+%22attempts+to+explain+the+third%22&lr=&cd=1#v=onepage&q=synoptic%20%20%22gospel%20of%20the%20hebrews%22%20%22attempts%20to%20explain%20the%20third%22&f=false Parabole di Gesù]</ref>
|-
| Teologia di Gesù || Giudaismo liberale del I secolo<ref name="Hillel">Simile alle convinzioni espresse da [[Hillel]] (ad esempio, la "regola d'oro") [http://www.jewishvirtuallibrary.org/jsource/Quote/hillel.html Hillel]</ref> || Critico delle autorità ebree<ref>Gv7:45 e Gv3:1</ref> ||  proto-gnostico || Giudaismo del I secolo<ref name="Hillel"/>
|-
| Miracoli || Molti miracoli || Sette segni miracolosi || N/A  || Pochi miracoli ma più credibili<ref>Girolamo, ''Commento a Matteo'' 2</ref>
|-
| Durata del ministero || Un anno? (Gli eventi fino alla Pasqua ebraica); questo assumendo il moderno metodo biografico lineare, non l'antico metodo ebraico) || Tre anni (Molteplici Pasque)  || N/A  || Un anno (Gli eventi fino alla Pasqua ebraica)
|-
| Luogo del ministero || Principalmente in [[Galilea]] || Principalmente in [[Giudea]], vicino [[Gerusalemme]] || N/A || Principalmente in Galilea
|-
| Pasto pasquale|| Corpo e sangue = pane e vino || Il pasto è interrotto dalla lavanda dei piedi || N/A || La Pasqua ebraica è celebrata ma i dettagli sono sconosciuti<ref>[[Epifanio di Salamina]],  Panarion 30:22</ref>
|-
| Sudario || Un singolo pezzo di stoffa || Molteplici pezzi di stoffa<ref>Come era la pratica ebraica a quel tempo. (Gv20:5-7)</ref> || N/A || Dato dall'Alto Sacerdote<ref name="Gerolamo, De viris illustribus, 2">Gerolamo, De viris illustribus, 2</ref>
|-
|Resurrezione|| Maria e le donne sono le prime a conoscere che Gesù è risorto<ref>Mt28:1 Mt16:1 Lc24:1</ref>|| Aggiunge dettagli circa l'esperienza di Maria della Resurrezione di Gesù<ref>Gv20:11</ref>|| N/A || Gesù appare a suo fratello, Giacomo il Giusto.<ref name="Gerolamo, De viris illustribus, 2"/>
|}

== La Chiesa e la lettura dei vangeli ==
{{vedi anche|Lettura e interpretazione della Bibbia}}
Nel corso del I millennio, la Chiesa cattolica non ha mai sentito la necessità di promulgare nessuna regola circa la lettura dei vangeli in particolare e della Bibbia in generale: a tal proposito, infatti, l'''Enchiridion Symbolorum'' (la raccolta dei documenti ufficiali della Chiesa cattolica, a cura di H. Denzinger) non riporta alcun intervento. Dato il diffuso analfabetismo tra il popolo (plebe ma anche nobili) e l'elevato costo dei supporti fàtici (dapprima papiri, poi pergamene), la lettura e la meditazione personale avvenivano perlopiù all'interno dei monasteri o delle biblioteche personali ad uso del clero.

Tendenzialmente, monaci e clero secolare erano incoraggiati a leggere le scritture secondo le loro necessità spirituali, come scrive [[Ireneo]] in ''Contro gli eretici'' (3, 4)<ref>[[Catholic Encyclopedia]], voce ''Scripture''</ref>.

Dall'inizio del II millennio cambia notevolmente il panorama teologico-sociale. Soprattutto nel sud della Francia e nel nord Italia compaiono le eresie di tipo gnostico, che sulla base di interpretazioni spiritualiste del messaggio dei vangeli, in particolare Giovanni, arrivavano a negare la bontà della materia in genere e delle sue manifestazioni concrete: matrimonio e procreazione, stato e potere temporale, sacramenti e Chiesa, erano tutti visti come frutti malvagi della corruzione del peccato originale. Il perfetto credente, in tale ottica, era l'asceta estraniato dal mondo e contrario alla corporeità, legato spesso a movimenti sociali che potevano sfociare in rivolte sociali.

La Chiesa pertanto, dietro pressante richiesta delle autorità politiche (Roberto II re di Francia, Guglielmo conte di Poitiers e duca di Aquitania, l'imperatore Enrico III)<ref>[[Rino Cammilleri]], Storia dell'inquisizione, 1997, ISBN 88-8183-885-0, p. 16.</ref>, inizia a contrastare la lettura personale della Bibbia in lingua volgare per evitare gli eccessi gnostici:
{{quote|Proibiamo che qualsiasi laico possieda i libri dell'Antico o del Nuovo Testamento tradotti in lingua volgare. Se una persona pia lo desidera, può avere un Salterio o un Breviario... ma in nessun caso dovrà possedere i libri sopra menzionati tradotti in lingua romanza.|[[Sinodo di Tolosa]], sud della [[Francia]], [[1229]], durante l'apice dell'uragano gnostico<ref>Citato da ''The Lollard Bible and Other Medieval Biblical Versions'', di Margaret Deanesly (1920), p. 36.</ref>}}
Da notare come:
* la lettura biblica in lingua latina (traduzione della [[Vulgata]]) era permessa, pertanto è inesatto sostenere che in tale occasione la Chiesa vietò la Bibbia;
* il Sinodo di Tolosa non era un Concilio Ecumenico, ma appunto un sinodo locale: le sue deliberazioni, tra cui quella sopra riportata, non avevano valenza universale ed eterna per tutta la Chiesa cattolica, ma solo per i territori rappresentati dai partecipanti al sinodo (nella fattispecie, il sud della Francia) e solo per un limitato periodo di tempo (il periodo dell'emergenza gnostica).

La Chiesa infatti, in seguito, non si è opposta a priori alla diffusione di traduzioni bibliche in lingue moderne, ma solo a quelle che, a suo giudizio, veicolavano giudizi eretici. Queste le principali traduzioni volgari la cui lettura era permessa ai cattolici:
* in spagnolo, la Bibbia Alfonsina, dedicata al re di Castiglia Alfonso X e realizzata in epoca pre-stampa nel 1280;
* in tedesco, una traduzione integrale a cura di John Rellach, pubblicata a Costanza nel 1450;
* in italiano, la Bibbia del Malermi (1471), ad opera del monaco camaldolese [[Nicolò Malermi]], soppiantata poi nel 1778 dalla Bibbia di [[Antonio Martini]];
* in francese, la Bibbia di [[Jacques Lefèvre d'Étaples]], pubblicata ad Anversa (1523-8);
* in inglese, la Bibbia di Douai o Reims (1582 NT, 1609 intera Bibbia), tuttora la Bibbia cattolica ufficiale di lingua inglese.
Va sottolineato come tali Bibbie cattoliche, che si basavano sulla Vulgata latina e non sui testi originali greci ed ebraici, contenevano numerosi errori sia di stile sia di significato originario.<ref>Ancora oggi ad esempio la versione della CEI, rifacendosi alla Vulgata, traduce il termine greco agape con carità. Che tale traduzione sia poco appropriato è confermato anche da [[papa Benedetto XVI]], che nell'enciclica
del gennaio 2006 "Deus caritas est" definisce agape come "l'amore fondato nella fede e da essa plasmato". Vedi Artur Noble "Può una Chiesa che ha bandito, bruciato e travisato la Bibbia essersi convertita fino a raccomandarne la lettura?" cit.</ref>

Dopo il sinodo di Tolosa, il divieto relativo alla traduzione, possesso e uso di traduzioni volgari non autorizzate venne ribadito molte volte da singole Chiese locali allorquando si avvertiva il pericolo della diffusione di idee giudicate [[eresia|eretiche]]. In varie parti d'Europa si verificarono dunque roghi di copie non autorizzate e sanzioni di natura spirituale ai lettori di tali versioni (non sono infatti documentati processi e pene civili ai semplici lettori). Circa gli autori di traduzioni non autorizzate sono attestate solo due condanne capitali, entrambe in Inghilterra, relative a [[John Wycliffe]] e [[William Tyndale]]. Va sottolineato tuttavia che, per Wycliffe, la condanna a morte per eresia fu postuma (nel [[1415]] venne riesumato il corpo, sepolto alla morte nel [[1384]], e ne vennero bruciati i resti), e per Tyndale la condanna fu sancita non da un tribunale cattolico ma da un tribunale inglese, dunque anglicano, nel [[1536]]. Non è pertanto corretto, dunque, sostenere che la Chiesa cattolica ha ucciso chi traduceva la Bibbia.

Nel corso del [[XVI secolo]] ebbe inizio in Europa la [[Riforma protestante]], che ha spaccato il mondo cristiano fino ad oggi. Per Lutero la Bibbia poteva essere letta e interpretata da qualunque cristiano, arrivando alle conclusioni che più reputava opportune (tale 'libertà' ermeneutica ha portato di fatto alla frammentazione della stessa Chiesa riformata). Fu in seguito a tale crisi che si ebbe un pronunciamento ufficiale della Chiesa cattolica con valenza [[dogma]]tica, dunque universale ed eterna. In particolare il problema fu affrontato al [[Concilio di Trento]] che così deliberò:

{{quote|Il sacrosanto concilio tridentino ecumenico e generale [...] sa che questa verità e disciplina è contenuta nei libri scritti [della Bibbia] e nelle tradizioni non scritte [...]. Seguendo l'esempio dei padri della vera fede, con uguale pietà e venerazione accoglie e venera tutti i libri, sia dell'Antico che del Nuovo Testamento, essendo Dio autore di entrambi [...]. Lo stesso sacrosanto sinodo [...] stabilisce e dichiara che l'antica edizione della Vulgata, approvata dalla stessa Chiesa da un uso secolare, deve essere ritenuta come autentica nelle lezioni pubbliche, nelle dispute, nella predicazione e spiegazione e che nessuno, per nessuna ragione, può avere l'audacia o la presunzione di respingerla. [...] Inoltre stabilisce che nessuno, fidandosi del proprio giudizio [...], deve osare distorcere la Scrittura secondo il proprio modo di pensare|Concilio di Trento, sessione IV, 8 aprile 1546, DS 1501-1508}}

Da notare come:
* non viene espresso un giudizio negativo sulla Bibbia;
* non viene vietata la lettura della Bibbia, ma solo vincolata alla sua traduzione ufficiale latina;
* non vengono vietate le traduzioni in lingue volgari per uso personale, che infatti continuarono a circolare liberamente, previa approvazione ecclesiastica.<ref>Suonano pertanto come infondate affermazioni come questa di [[Indro Montanelli]]: "da quando il Concilio di Trento aveva formalmente ribadito che il credente non aveva affatto il dovere, anzi non aveva il diritto di leggere e d'interpretare le sacre scritture. Di esse era perfino proibita la traduzione in lingua italiana appunto per riservare al prete il compito di decifrarle. Il verbo doveva restare un'esclusiva di casta..." in ''L'Italia giacobina e carbonara (1789-1831)'', [[Rizzoli]], 1998, pag 21</ref>

In tale ottica, dunque, non dovrebbe essere visto come in contrasto con le promulgazioni precedenti l'affermazione del [[Concilio Vaticano II]] nel 1965:

{{quote|È necessario che i [[fedele|fedeli]] abbiano largo accesso alla Sacra Scrittura.|''[[Dei Verbum]]'' 22}}

Secondo altri invece questa affermazione sarebbe una conversione piuttosto controversa.<ref>Ad esempio Arthur Noble dedica al tema l'articolo "Can a Church which has banned, burned and perverted the Bible now have been converted to recommending the reading of it?" ossia "Può una Chiesa che ha bandito, bruciato e travisato la Bibbia essersi convertita fino a raccomandarne la lettura?" http://www.ianpaisley.org/article.asp?ArtKey=connell</ref>

== Utilizzo del termine "vangelo" o Evangelo ==
{{Nota disambigua|il nome proprio| [[Evangelo (nome)]]|Evangelo}}

"Evangelo" è il termine migliore per tradurre il greco ''εὐαγγέλιον'' (lett. "buona notizia" o "lieta novella"). Indica come tale non tanto le quattro composizioni, pure chiamate "vangeli", ma il loro contenuto, il messaggio della [[redenzione (religione)|redenzione]] in [[Gesù Cristo]], quello che si ritrova nel [[Nuovo Testamento]] e della [[fede]] della Chiesa cristiana. Nel Nuovo Testamento esso è dapprima la proclamazione stessa di Gesù che il [[Regno di Dio]] si è avvicinato e poi la proclamazione dei Suoi [[apostoli]] che nella Sua vita, morte e risurrezione, il Regno di Dio è stato stabilito e che la [[salvezza (Bibbia)|salvezza]], il perdono dei [[peccato|peccati]], la risurrezione e la vita eterna sono offerti a tutti coloro che l'accolgono con fede.

È solo più tardi che questo termine è stato usato nei primi scritti cristiani che narrano la storia di quell'unica manifestazione della "buona notizia" nella persona e nell'opera di Gesù Cristo (cfr. [[Giustino di Nablus]], ''Apologia prima'' 66:3, [[Clemente di Alessandria]], ''Stromata'' 3:13).

Strettamente parlando, vi è solo un Evangelo, dato che i quattro scritti chiamati "vangeli" non sono che variazioni su un singolo tema. Sarebbe più esatto parlare del "quadruplice Vangelo" (come [[Sant'Ireneo di Lione|Ireneo]]) che dei "quattro Vangeli". L'apostolo Paolo in Galati 1:6,7 contesta a viva voce che vi possa essere un altro Evangelo: ''"Mi meraviglio che così presto voi passiate, da colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo, a un altro Vangelo. Ché poi non c'è un altro Vangelo; però ci sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il Vangelo di Cristo. Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi annunziasse un Vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia anatema"'''.

Il contesto dell'uso del [[sostantivo]] ''εὐαγγέλιον'' ed il verbo relativo ''εὐαγγελίζω'' nel Nuovo Testamento è la traduzione greca della seconda parte della profezia di [[Isaia]] ({{Passo biblico|Is|40,9}}; {{Passo biblico|Is|52,7}}; {{Passo biblico|Is|60,6}}; {{Passo biblico|Is|61,1}}) che è citata molte volte o si fa allusione nel Nuovo Testamento (es. Marco 1:3; Romani 10:15; Luca 4:17-21; Matteo 11:5; Luca 7:22).

Nella teologia [[Martin Lutero|luterana]] il termine Evangelo è usato per rappresentare la rivelazione del Nuovo Testamento in contrasto con [[Legge di Dio|la Legge]] (l'antica dispensazione).

=== Nell'Antico Testamento ===
In ''[[Libro di Isaia|Isaia]]'' {{Passo biblico|Is|52,7}} "משׂא דמשׂק הנה דמשׂק מוסר מעיר והיתה מעי מפלה" si parla del ''messaggero di buone notizie''. L'espressione "lieti annunci" contiene nella versione greca la stessa parola ''vangelo''. Il contesto è quello del ritorno a [[Gerusalemme]] degli esiliati in [[Babilonia]].

''Isaia'', {{Passo biblico|Is|61,1}} è un passo profetico ripreso da Gesù quando si presentò nella [[sinagoga]] di [[Nazaret]], sua città natale. Parla dell'azione dello [[Spirito Santo|Spirito]] di Dio sul ''consacrato'' ([[messia]]) del [[Yahweh|Dio ebraico]]. L'opera del messia sarà una ''buona notizia'' ("vangelo") per i poveri, consistendo nella loro liberazione. Appunto Gesù applicherà a sé e alla sua opera questo annuncio dell'antico testamento.

=== Nel Nuovo Testamento ===
==== Vangelo come annuncio del Regno ====
Troviamo il termine nei [[vangeli sinottici]], in bocca allo stesso [[Gesù]]:
{{quote biblico|Il tempo è compiuto, e il [[Regno di Dio]] è vicino: convertitevi e credete alla buona notizia (vangelo)|Mc|1,15}}
Qui la parola indica l'irruzione di Dio nella storia degli uomini attraverso la persona di Gesù di Nazaret. Lo stesso significato si trova in [[Paolo di Tarso]] nella [[Lettera ai Filippesi]], dove lungo tutta la lettera ritorna l'idea del vangelo-buona notizia che si è diffuso nella comunità di [[Filippi]]: parla della sua gioia per la loro "cooperazione alla diffusione del Vangelo" ({{Passo biblico|Filip|1,5}}) e della "grazia che mi è stata concessa sia nelle catene, sia nella difesa e nel consolidamento del Vangelo" ({{Passo biblico|Filip|1,7}}); riconosce che le sue "vicende si sono volte piuttosto a vantaggio del Vangelo" ({{Passo biblico|Filip|1,12}}); è cosciente di essere stato "posto per la difesa del Vangelo" ({{Passo biblico|Filip|1,16}}); invita i filippesi a comportarsi "da cittadini degni del Vangelo" ({{Passo biblico|Filip|1,27}}); ecc. ecc.

Lo stesso significato appare nella [[Lettera agli Efesini]], dove risalta che il vangelo è l'annunzio di Cristo, trasmesso dagli apostoli:
{{quote biblico|In lui ([[Gesù|Cristo]]) anche voi, dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza e avere in esso [[fede|creduto]], avete ricevuto il suggello dello [[Spirito Santo]] che era stato promesso|Ef|1,13}}
{{quote biblico|I pagani cioè sono chiamati, in Cristo Gesù, a partecipare alla stessa eredità, a formare lo stesso corpo, e ad essere partecipi della promessa per mezzo del Vangelo|Ef|3,6}}

==== Vangelo come ''kerigma'' ====
In altro contesto Paolo usa invece la parola riferendosi all'annunzio fondamentale (''[[kerigma]]'') che egli faceva nelle comunità cristiane, annuncio incentrato nella [[Pasqua]] di Gesù. Nella [[Prima Lettera ai Corinzi]] afferma:
{{quote biblico|Vi rendo noto, fratelli, il vangelo che vi ho annunziato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi, e dal quale anche ricevete la salvezza, se lo mantenete in quella forma in cui ve l'ho annunziato. Altrimenti, avreste creduto invano! Vi ho trasmesso, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto.|1Cor|15, 1-8}}
Appare già una leggera trasformazione semantica: dal messaggio della vicinanza di Dio e del suo regno siamo passati al contenuto della prima [[Credo (liturgia)|professione di fede]], centrato sulla [[morte di Gesù|morte]] e [[risurrezione di Gesù|risurrezione di Cristo]].
{{vedi anche|kerigma}}

==== Vangelo nella lettera ai Galati ====
Nella ''[[Lettera ai Galati]]'' di Paolo, scritta nel contesto del conflitto di Paolo contro l'obbligo della [[circoncisione]] e del rispetto globale della tradizione ebraica, come interpretata nelle chiese ellenistiche da lui fondate e diversamente dalla [[Chiesa di Gerusalemme]], "vangelo" significa la condizione di libertà dalla legge mosaica che Cristo avrebbe portato. Tale libertà, diversamente dalle chiese [[Giudeo-cristiano|giudeo-cristiane]], a suo parere permetteva l'abolizione totale della legge mosaica e dell'obbligo della circoncisione per i cristiani provenienti dal [[paganesimo]]:
{{quote biblico|Mi meraviglio che così in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate ad un altro Vangelo. In realtà, però, non ce n'è un altro; solo che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il Vangelo di Cristo. Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un Vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema!|Gal|1, 6-8}}

=== Nella letteratura ellenistica del I secolo ===
Nella [[letteratura]] [[ellenismo|ellenistica]] ''euaggélion'' significa "buon annuncio". Così in [[Giuseppe Flavio]], Beh. 2, 42 appare l'espressione ''deinòn euaggélion'' = "splendida notizia": quella data al procuratore [[Gessio Floro]] sull'aggravarsi della situazione in Gerusalemme all'inizio della [[prima guerra giudaica]] nel [[66]] d.C.

=== Vangelo come genere letterario ===
A partire dal [[II secolo]], ''vangelo'' passa ad indicare il [[genere letterario]] che racconta la vita di Gesù, i suoi insegnamenti, le sue opere, la sua morte e resurrezione.

Questo genere letterario si distingue da quello delle [[biografie]]: queste hanno di mira fornire un'informazione completa sulla vita di una persona; invece nei vangeli la finalità è trasmettere la predicazione della [[Chiesa (istituzione)|Chiesa]] dei tempi [[apostoli]]ci riguardante colui che considerava il suo Signore e Messia, Gesù di Nazaret, incarnato, morto e risorto per la salvezza degli uomini.

Non stupisce quindi il fatto che nei vangeli non compaiono le informazioni sui primi trent'anni di vita di Gesù. E dove [[Vangelo secondo Matteo|Matteo]] e [[Vangelo secondo Luca|Luca]] riportano alcuni episodi della sua infanzia, lo fanno in funzione teologica, per far risaltare l'identità di Gesù come Signore (Luca), e il compimento in lui delle scritture (Matteo).

== Note ==
{{references|2}}

== Voci correlate ==
* [[Bibbia]]
* [[Gesù]]
* [[Vangelo secondo Matteo]]
* [[Vangelo secondo Marco]]
* [[Vangelo secondo Luca]]
* [[Vangelo secondo Giovanni]]

== Altri progetti ==
{{interprogetto|commons=Category:Gospels|wikt}}

== Collegamenti esterni ==
* http://gesustorico.altervista.org/vangeli.htm Criteri di storicità dei vangeli
* [http://dubitando.no.sapo.pt/qevconn.htm Quattuor Evangeliorum Consonantia] - Armonia dei quattro vangeli in latino (1)
* [http://dubitando.no.sapo.pt/qevcon.htm Quattuor Evangeliorum Consonantia] - Armonia dei quattro vangeli in latino (2)

{{Portale|Bibbia|Cattolicesimo|Cristianesimo|Gesù|Letteratura}}

[[Categoria:Vangeli canonici| Vangelo]]
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