Revision 53152244 of "7Q5" on itwiki[[Immagine:7Q5.jpg|thumb|right|250px|Il frammento 7Q5]]
'''7Q5''' è un frammento di un rotolo di [[papiro]] rinvenuto in una grotta di [[Qumran]], in [[Cisgiordania]] ("7Q5" sta per "grotta 7, Qumran, frammento 5"), e facente parte della collezione dei cosiddetti [[manoscritti del Mar Morto]], che contengono opere della biblioteca della comunità religiosa degli [[Esseni]]. Il frammento 7Q5 misura circa 39x27 mm e presenta su di un unico lato un testo in lingua greca, di cui sono visibili una decina di lettere, non tutte chiaramente identificabili, disposte su quattro righe; in base all'analisi [[paleografia|paleografica]], questo frammento fu scritto tra il [[50 a.C.]] e il [[50]] d.C.
L'importanza di questo frammento deriva dall'ipotesi, formulata nel [[1972]] dal papirologo gesuita spagnolo [[José O'Callaghan]] e riproposta negli anni '80 dal papirologo tedesco [[Carsten Peter Thiede]], che il testo visibile sul frammento 7Q5 sia parte del ''[[Vangelo secondo Marco]]'', precisamente dei versetti {{passo biblico|Mc|6,52-53}}, cosa che farebbe di 7Q5 il più antico manoscritto dei [[vangeli]] conservatosi, scritto al massimo 20 anni dopo la morte di [[Gesù]].<ref>O'Callaghan.</ref> L'ipotesi di O'Callaghan è stata tuttavia «rigettata praticamente universalmente» dagli studiosi<ref>«Il manoscritto di Qumran 7Q5 [...] è indicato come se contenesse un frammento di Marco: fu ovviamente O'Callaghan che pronunciò quella controversa — e ora quasi universalmente rigettata - identificazione di questo testo del Mar Morto come un pezzo del Nuovo Testamento.« Elliot (2004), JK, "Book Notes", ''Novum Testamentum'', Volume '''45''', Number 2, 2003 , pp. 203; Gundry (1999), p. 698; Graham Stanton, ''Jesus and Gospel'', Cambridge University Press, 2004, ISBN 0-521-00802-6, p. 203; Joseph A. Fitzmyer, ''The Dead Sea scrolls and Christian origins'', Wm. B. Eerdmans Publishing, 2000, ISBN 0-8028-4650-5, p. 25 (si veda la nota 24 per altra bibliografia critica delle posizioni di O'Callagan e Thiede)</ref><ref name="Fitzmyer"></ref><ref name="Boccaccini"></ref><ref name="Charlesworth"></ref>.
==Il dibattito==
[[File:Cave7Q.JPG|thumb|La grotta 7 di [[Qumran]], dove è stato trovato il frammento 7Q5.]]
Nel [[1972]] il papirologo gesuita spagnolo [[José O'Callaghan]] propose l'identificazione di alcuni frammenti ritrovati nella cava 7 di Qumran con piccoli brani del [[Nuovo Testamento]]; tra questi l'identificazione più ampia e importante era quella di 7Q5 con Marco 6,52-53, che richiedeva però di presupporre alcune eccezioni al testo normale del vangelo. Poiché C.H. Roberts aveva datato paleograficamente 7Q5 al periodo 50 a.C.-50 d.C., O'Callaghan datò 7Q5 al 50 d.C., facendo di 7Q5 il più antico manoscritto dei [[vangeli]] conservatosi, scritto al massimo vent'anni dopo la morte di Gesù.
Questa identificazione è molto importante nel dibattito sulla datazione dei vangeli, dato che con poche eccezioni gli studiosi datano il ''Vangelo secondo Marco'' ad un'epoca non anteriore al [[70]]; l'identificazione di O'Callaghan riscosse alcuni consensi, ma molti studiosi di rilievo le si schierarono nettamente contro, e il dibattito si spense con un sostanziale rigetto dell'ipotesi.
Alla metà degli [[anni 1980|anni 80]], il papirologo tedesco [[Carsten Peter Thiede]] avanzò l'ipotesi detta "il Nuovo Testamento a Qumran", secondo la quale, contrariamente a quanto sostenuto dalla maggioranza degli studiosi, a Qumran erano presenti anche opere del Nuovo Testamento, che Thiede affermava di aver trovato nei frammenti [[7Q4]] e 7Q11-14, oltre che nel 7Q5, riprendendo dunque l'ipotesi di O'Callaghan.
====L'intuizione di O'Callaghan====
Mentre trascorreva il tempo libero - come egli stesso dice - «a distrarsi», tentando una identificazione di un papiro inventariato con il numero 5, cercando cioè di determinare di quale libro dell'Antico Testamento facesse parte questo frammento di papiro, O'Callaghan restò colpito dalla combinazione di lettere greche “ννησ” ("NNES"), che apparivano chiaramente leggibili nella quarta riga del papiro. Inizialmente gli studiosi pensarono alla parola “ἐγέννησε[ν]”, ovvero “generò”, e che fosse quindi da attribuire ad una delle tante genealogie presenti nell’[[Antico Testamento]]. Non c’era però sintonia con le altre lettere del papiro, e soprattutto non c’era affinità con nessuno dei testi biblici, e addirittura con nessuno dei testi della letteratura greca. Nessun testo adattabile quindi, e ciò acuì la curiosità di O’Callaghan, che cercò tutte le parole greche che contengono al suo interno la sequenza di lettere “ννησ”, fino ad arrivare al nome del lago di Galilea: Γεννήσαρετ ([[Mar di Galilea|''Gennesaret'']]). Nell’Antico Testamento esiste una sola occorrenza di questa parola: nel primo libro dei [[Maccabei]] (1 Maccabei 11,67). In tutti gli altri passi dell’Antico Testamento si nomina il lago chiamandolo Cheneret o Chenara. Ma nessuna delle lettere del 7Q5 coincideva con quel passo dei Maccabei. Si provò allora, tra lo scetticismo generale, ad adattarlo con il Nuovo Testamento, e il papiro sembrò adattarsi al [[Vangelo secondo Marco]] 6:52-53. In seguito, dopo nuove e più rigorose interpretazioni, O'Callaghan pubblicò, nel 1972, un articolo, in cui spiegava i risultati del suo lavoro. <ref>{{es}}{{cita libro| José | O'Callaghan | "¿Papirios neotestamentarios en la cueva 7 de Qumran?"| Biblica 53 (1972) |}}</ref>
Fu l'inizio di una intensa e aspra polemica che coinvolse la comunità scientifica internazionale, dove spesso le congetture personali nei confronti di O'Callaghan prendevano il posto delle argomentazioni scientifiche. <ref>[http://www.nostreradici.it/un_papiro_rivoluzionario.htm nostreradici.it]</ref> Secondo O'Callaghan "l'apporto dell'identificazione di [[7Q5]] sta nell'esserci avvicinati al [[Gesù storico]], che questa identificazione permette. Secondo alcuni studiosi si era interrotta la linea di unione con il Cristo storico, perché - secondo costoro - non sapremmo niente di lui. Invece risulta che, se adesso siamo in possesso di un papiro dell'anno 50 d.C., e del Vangelo di Marco, significa che abbiamo stabilito il contatto, mediante la testimonianza di un papiro, con il Cristo storico".
====Tesi contrarie all'identificazione di O'Callaghan====
Il dibattito è andato avanti, con Thiede che ha perfezionato le sue identificazioni e ha avanzato ipotesi sulle modalità con le quali un testo cristiano sarebbe finito in un centro esseno, finché nel [[1999]] [[Stefan Enste]] ha pubblicato una revisione critica delle ipotesi di O'Callaghan e Thiede evidenziandone le debolezze;<ref>Enste.</ref> sebbene non abbia proposto alcuna identificazione alternativa tra quelle già avanzate da altri (come quella con il ''[[Libro di Enoch]]'' 15,9d-10 o con ''[[Libro di Zaccaria|Zaccaria]]'' 7,4-5), «è riuscito a confermare l'opinione generale degli studiosi che questa identificazione sia improbabile»<ref name="Harrington">Daniel J. Harrington, ''What are they saying about Mark?'', Paulist Press, 2004, ISBN 0-8091-4263-5, pp. 65-67.</ref>.
Secondo Graham Stanton i rotoli del Mar Morto non fanno riferimento a Gesù o ad alcuno dei suoi seguaci. Come potrebbero farlo, quando è ormai chiaro, al di là di ogni ragionevole dubbio, che quasi tutti furono scritti prima della nascita di Gesù? […] É possibile che un membro della comunità di Qumran abbia posto una copia di Marco, insieme agli altri testi in greco, in una grotta a parte rispetto ai testi in ebraico e in aramaico? Per due ragioni questo è molto improbabile: in primo luogo, la comunità di Qumran avrebbe avuto ben poco interesse sia per scritti in greco che per scritti religiosi che certamente non tollerava. Fatta eccezione per i frammenti della grotta 7, sono stati trovati solo pochi altri frammenti in greco fra i 15.000 della grotta 4. I rotoli greci furono quasi certamente portati a Qumran da altri posti. In secondo luogo, il Vangelo di Marco non avrebbe interessato affatto i membri della comunità di Qumran. Marco e Qumran erano agli estremi opposti dello spettro religioso del I secolo<ref>Graham Stanton, ''La verità del Vangelo'', San Paolo, Cinisello Balsamo, 1998</ref>.
Secondo Joseph Fitzmyer nel [[1972]] José O'Callaghan fece sussultare il mondo degli studiosi quando pubblicò un articolo “''Papiros neotestamentarios en la cueva 7 de Qumran?''”. La maggioranza degli altri studiosi, tuttavia, sono stati estremamente scettici circa la sua affermazione, ritenendo che essi siano piuttosto frammenti di una traduzione greca dell’AT, che non è stata ancora ben identificata. Il problema di questi frammenti della grotta 7 è che essi sono così piccoli e contengono così poche lettere che quasi rifiutano un'identificazione sicura<ref name="Fitzmyer">Joseph A. Fitzmyer, ''Qumran'', Queriniana, Brescia, 1994, pp. 37-38</ref>.
Secondo Gabriele Boccaccini la possibile identificazione nella grotta 7 di brevissimi frammenti dal Nuovo Testamento, che il papirologo spagnolo José O'Callaghan annunciò nel [[1972]], non è riuscita ad affermarsi ed è stata ormai quasi dimenticata a livello internazionale, nonostante i ripetuti tentativi di tenere in vita questa ipotesi. Come dice García Martínez, il contributo offerto dai manoscritti del Mar Morto alla conoscenza delle origini cristiane è eccezionale, tuttavia “non comporta l'averci fatto conoscere la copia più antica del Vangelo di Marco o di qualunque altro scritto compreso nel Nuovo Testamento”<ref name="Boccaccini">Gabriele Boccaccini, ''Oltre l’ipotesi essenica'', Morcelliana, Brescia, 2003, pp. 232-233</ref>.
Secondo James Charlesworth, Thiede sostiene che l'identificazione di O’Callaghan del testo di Marco 6,52-53 è confermata. «Ma la maggior parte degli studiosi seri di critica del testo non ne è affatto convinta. Le scritte in greco (solo 11 lettere certe e nove probabili!) sono troppo brevi per consentire un'identificazione sicura»<ref name="Charlesworth">James H. Charlesworth, ''Gesù nel giudaismo del suo tempo'', Claudiana, Torino, 1998, p. 82</ref>.
Secondo James C. Vanderkam questa proposta non è riuscita ad affermarsi. Pochi hanno accettato l'identificazione di uno di questi papiri (7Q5) sostenuta da O'Callaghan, e soprattutto i testi da lui identificati sono molto piccoli e in nessun caso una lettera di uno di quei frammenti coincide esattamente con i brani del Nuovo Testamento che dovrebbe contenere<ref>James C. Vanderkam, ''Manoscritti del Mar Morto'', Città Nuova, Roma, 1995, pp. 181 - 183</ref>.
Secondo Stephen Hodge, José O’Callaghan dichiarò di aver identificato alcuni minuscoli frammenti di papiri scritti in greco nella grotta 7, contenenti parti del Vangelo secondo Marco e di altri scritti neotestamentari, ma, nonostante i recenti sforzi di alcuni di resuscitare questa teoria, essa è stata completamente screditata<ref>Stephen Hodge, ''I manoscritti del Mar Morto'', Newton & Compton, Roma, 2002, p. 202</ref>.
Secondo Santi Grasso, J. O'Callaghan sostiene che Mc 6,52-53 sia stato trovato anche nel frammento 7Q5. Sulla stessa linea C. P. Thiede. Di conseguenza, l'identificazione porterebbe a una retrodatazione del Vangelo, sicuramente prima del 68 a. C., ma il numero troppo esiguo di lettere del testo qumranico non consente tale identificazione<ref>Santi Grasso, ''Vangelo di Marco'', Edizioni Paoline, Milano, 2003, p. 192</ref>.
====Tesi favorevoli all'identificazione di O'Callaghan====
Secondo l'elenco compilato da [[Gianluigi Bastia]], i pareri degli studiosi più autorevoli si dividono più o meno equamente tra favorevoli e contrari all'identificazione di O'Callaghan, “ma è significativo che gli esperti di papirologia greca sono in maggior parte favorevoli, mentre i pareri contrari si registrano soprattutto tra gli esperti di papirologia ebraica o di critica testuale” <ref>Cfr. [[Revue de Qumran]] n° 18, Gianluigi Bastia, Identificazione del frammento 7Q5, capitolo 4, 1997 </ref>.
Tra coloro che sostengono l'identificazione di [[7Q5]] con Mc 6,52-53 si possono citare: [[Herbert Hunger]], [[Ferdinand Rohrhirsch]], [[Hugo Staudinger]], [[Harald Riesenfeld]], [[Ignace de la Potterie]], [[Enrico Galbiati]], [[Giuseppe Ghiberti]], Luis Alonso Schockel, [[Joan Maria Vernet]] (si veda «Rivista Biblica» XLVI 1998, pp. 43-60), Marta Sordi, Aristide Malnati, e la presidentessa onoraria dell’Associazione Internazionale di papirologia [[Orsolina Montevecchi]].
Secondo il presidente dell'Associazione Biblica [[Giuseppe Ghiberti]] "O'Callaghan fu contestato perché la sua scoperta avrebbe mandato all'aria tutta la letteratura neotestamentaria". Per Ferdinand Rohrhirsch "la ricerca fatta da [[Kurt Aland]] a proposito dell'attribuzione di O'Callaghan, avrebbe dato esito negativo perché Aland avrebbe usato un programma sbagliato dove non erano inserite importanti caratteristiche del 7Q5". <ref>{{de}}{{cita libro| Ferdinand | Rohrhirsch | Markus in Qumran? | 1990 |}}</ref> Secondo [[Herbert Hunger]] i critici di O'Callaghan, "dovrebbero almeno proporre un altro testo teologico o profano a cui il papiro 7Q5 si attaglia come al Vangelo di Marco: ancora oggi, dopo 20 anni, stiamo aspettando".<ref>Antonio Socci, La guerra contro Gesù, Rizzoli, Milano, 2011</ref>. [[Orsolina Montevecchi]], ordinaria di papirologia all’Università Cattolica di Milano, è stata presidentessa della Association Internationale des Papyrologues dal 1983 al 1989 e presidentessa onoraria dal 1989. Nel 1994 disse sull’argomento: “Mi pare giunto il tempo di inserire il frammento 7Q5 nella lista ufficiale dei papiri del Nuovo Testamento” <ref>Cfr. [[Aegyptus]], rivista italiana di egittologia e papirologia, 74, pag. 207, 1994 </ref>. “Come papirologa posso asserire che l’identificazione mi pare sicura. Le cinque linee che sono visibili e che formano il frammento corrispondono al passaggio del sesto capitolo di Marco, vv. 52 e 53. E’ estremamente improbabile una corrispondenza con un’altro testo” <ref>Cfr. [[30 Giorni ]], anno VIII, n. 82-83, 1994, pag. 55-57</ref>. Secondo [[Albert Dou]], professore di matematica all’università di Madrid e membro dell’Accademia reale di Scienze, la possibilità che il 7Q5 non sia identico ai versetti 52-53 del cap. 6 del vangelo di Marco, è di 1 su 900 miliardi <ref> [[Albert Dou ]], El calculo de probabilidades y las posibles identificaciones de 7Q5, in O’Callaghan, Los primeros testimonios del Nuevo Testamento, pag. 116-139, Cordoba, 1995</ref>.
==Analisi filologica e sticometrica==
Secondo l'analisi del frammento effettuata da Rainer Riesner, l'identificazione di 7Q5 con il testo di Marco naufraga nel fatto che nella riga due non può leggersi ''αυ] TΩΝ Η [καρδια'' (“il loro cuore”), come sarebbe assolutamente necessario. Alla lettera ''Ω'' segue uno ''iota adscriptum'', come già venne proposto nella prima edizione. La stessa serie di lettere ''TΩI'' con il successivo spazio (!) si trova anche in 7Q15. Probabilmente anche la fine della riga 3 di 7Q5 deve completarsi con ''TΩ[I]''. I sostenitori dell'identificazione neotestamentaria legano la lettera ''I'' con il resto di una lettera situata dopo uno spazio in basso a destra, che risulterebbe un ''Ny'' (''N'') greco. {{Citazione necessaria|Ma proprio le immagini fortemente ingrandite di 7Q5, ottenute nel [[1992]] con tecnica da indagine criminale, mostrano un fatto fino ad allora non rilevato, che costituisce chiaramente un argomento contro l'ipotesi di una ''N''}}. Nel frammento della lettera a destra si tratta di vedere non il resto inferiore di un tratto diagonale, ma un nuovo inizio di lettera da parte dello scriba: questo nuovo inizio comincia come di consueto con un tratto tondeggiante e non è staccato, come ci si potrebbe aspettare in lettere parzialmente distrutte. Il resto della lettera potrebbe essere l'inizio di una ''A'', come viene ipotizzato dalla maggior parte degli studiosi. La riga 2 due di 7Q5 è quindi da leggere in parte sicuramente, in parte ipoteticamente (punteggiata), come ''TΩI A'', e da ritenere quindi inconciliabile con Marco 6,52<ref>R. Riesner, ''Esseni e prima comunità cristiana a Gerusalemme, Nuove scoperte e fonti'', Libreria Editrice Vaticana, 2001, pp. 186–187</ref>. La tesi di Riesner è però respinta dai sostenitori dell'ipotesi di O'Callaghan che, dopo aver fatto esaminare al microscopio il papiro 7Q5 dal [[Dipartimento di Investigazione e Scienza Forense della Polizia Nazionale di Israele]], nell'aprile del 1992, e dopo aver riscontrato che nel tratto verticale, nella parte superiore, discende parte del tratto obliquo corrispondente ad una «N», continuano ad affermare con maggiore convinzione il riconoscimento del papiro 7Q5 come parte del [[vangelo secondo Marco]].
Secondo l'analisi effettuata da James Charlesworth, sul piccolo frammento solo dieci lettere sono ben leggibili, esse sono sviluppate su quattro linee consecutive, e l'unica parola certa è un semplice "and" (''KAI'') [in italiano "e"]. L'identificazione con Marco 6:52-53 è stata ispirata dalla sequenza di lettere ''NNHΣ'', che potrebbe essere parte del nome locale "''Gennesaret''" (''NNHΣ'') o parte di una forma verbale greca come ''εγεννησεν'' o qualcosa d'altro. Se l'identificazione con Marco 6:52-53 fosse corretta, ci sarebbero almeno tre principali differenze testuali fra il testo del Vangelo e quella piccola porzione di testo contenuta nel frammento: le parole ''επί την γην'' (6:53) non possono trovare posto nello spazio a sinistra, la parola ''δίαπερασαντες'' (6:53) sarebbe risultata grossolanamente errata, poiché il frammento legge ''τ'' invece di ''δ'', ma una forma come ''τίαπερασαντες'' è del tutto improbabile. Infine, nella riga 2 la lettura proposta ''αυ] τωνη [καρδία'' è impossibile, perché il testo non può essere trascritto ''TΩN'', ma come ''TΩI'', con iota adscriptum, che costituisce una forma grammaticale completamente diversa da Marco 6:52-53. «Pertanto, è assolutamente impossibile che 7Q5 rappresenti il testo di Marco 6:52-53»<ref>James Charlesworth, ''The Bible and the Dead Sea Scrolls'', Vol. I, Baylor University Press, Waco, Texas, 2006, pp. 427-430</ref>.
Secondo l'analisi di Timothy Lim, la più discutibile supposizione di Thiede è che la sticometria o lunghezza delle linee di 7Q5 sia compresa tra 20 e 23 lettere, anche quando i margini sinistro e destro non consentono ciò, in una qualsiasi delle cinque linee del frammento. Thiede seguì O'Callaghan nel calcolo del numero delle lettere confrontando 7Q5 con 7Q1 (= Esodo 28,4-7) e 7Q2 (= Lettera di Geremia 6,43-44), che hanno linee di lunghezza compresa tra 16 e 23 lettere. Si tratta di una procedura estremamente dubbia. Solo perché i tre frammenti sono stati trovati nella stessa grotta, questo non giustifica in alcun modo l'ipotesi che abbiano avuto un'analoga ampiezza delle colonne. Vari testi presentano colonne di diversa lunghezza, anche quelli che sono stati copiati sulla medesima pergamena. Altri studiosi hanno identificato gli stessi frammenti come testi greci di 1 Enoch. La prudenza dovrebbe suggerire cautela nella lettura di una così convinta interpretazione, a fronte di una così scarsa quantità di prove<ref>Timothy H. Lim, ''The Dead Sea Scrolls: A Very Short Introduction'', Oxford University Press, 2005, pp. 108-109</ref>.
Anche l'analisi di Charlesworth viene però respinta dai sostenitori dell'ipotesi neotestamentaria, soprattutto in riferimento all'assenza delle parole ''επί την γην'' (6:53) e al cambio δ/τ (delta/tau) nella parola ''δίαπερασαντες''.
I sostenitori di O’Callaghan hanno avanzato diverse opinioni in merito, tra le quali quella dell’omissione delle parole ''επί την γην'' perché non necessarie per spiegare il concetto. Una tesi alla quale si oppose, tra gli altri, il cardinale [[Carlo Maria Martini]] <ref>{{it}}{{cita libro| Carlo Maria | Martini | Note sui papiri della grotta 7 di Qumran| Biblica 53 | 1972 |}}</ref>, così motivata però da O’Callaghan: “Omissioni analoghe a επί την γην sono casi conosciuti ed accettati. Lo stesso C.H. Roberts, quando pubblico il celebre [[papiro 52]], quello del [[vangelo secondo Giovanni]], realizzò l’identificazione omettendo alcune lettere. Nel testo originario di Giovanni, 18:37-38, c’è una ripetizione, che dice: ‘Io per questo ("eis touto") sono nato e per questo ("eis touto") sono venuto al mondo’. La seconda occorrenza di ‘eis touto’, che è la lettura ordinaria del testo oggi conservato, per ragione sticometriche fu omessa dallo stesso Roberts, guidato dalla verticalità delle lettere del testo nel margine destro del papiro, considerando il suo testo come una variante più breve. Nonostante ciò è nota l’accoglienza entusiasta e la generale accettazione del [[papiro 52]] datato al 125”. <ref>{{it}}{{cita libro| Vida y Espiritualidad | Intervista a O’Callaghan | 1995 |}}</ref>
Naturalmente l’omissione non deve pregiudicare il significato del testo, e in effetti, nel caso di “επί την γην”, queste parole sono ridondanti.
O’Callaghan cita tuttavia anche un altro caso, quello del [[papiro 45]] che corrisponde a Marco 5:21, dove sono omesse le parole “eis tò peràn”, ovvero “all’altra riva” rispetto al testo noto oggi. La traduzione letterale del passo è la seguente: “E passato in una barca di nuovo all’altra riva, si radunò una folla grande attorno a lui, ed egli stava presso il mare”. Ebbene nel papiro 45 mancano le parole “eis tò peràn”, le parole “su una barca” (“en tòi ploioi”), e la parola “di nuovo” (“pàlin”), quindi il testo è il seguente: “E passato, si radunò una folla grande attorno a lui, ed egli stava presso il mare”. Si noti che l’omissione di “eis tò peràn” è legata al verbo passare (“dieperasen”), lo stesso verbo del contestato papiro 7Q5. Claude Boismard si oppose a questa analisi ricordando che l’omissione in Marco 6:53-54 non è presente in nessun papiro e ricordando che quel passo ha un parallelo sinottico in Matteo 9,1, e anche qui i papiri trovati mostrano l’esistenza di “επί την γην” senza omissioni. <ref>{{it}}{{cita libro| Boismard | A propos de 7Q5 | Revue Biblique 102 | 1995 |}}</ref>
In riferimento invece al cambio δ/τ (delta/tau) nella parola ''δίαπερασαντες'', obiezione sollevata da quanti contestano l'attribuzione al [[vangelo secondo Marco]] del papiro 7Q5, i sostenitori dell'ipotesi di O'Callaghan ritengono di avere un asso nella manica. Siamo nella prima riga dopo il "kaì". Ci aspetteremmo il verbo ''δίαπερασαντες'' ("diaperàsantes", avendo compiuto la traversata), ma invece della delta iniziale si trova una tau greca. La risposta a questa obiezione viene da [[Gerusalemme]]: quando [[Erode il grande]] ricostruì il tempio fece collocare, sul secondo muro, un’iscrizione che proibiva l’entrata ai non giudei, pena la morte. L’iscrizione è menzionata da [[Giuseppe Flavio]] nella sua opera [[Antichità giudaiche]]. Due copie letterali di questa pietra sono state trovate dagli archeologi e si trovano una a Istanbul e una al Museo Rockefeller di New York. Alla linea 1 la parola greca “Medena” (“nessuno”) è scritta “Methena”, e alla linea 3, al posto di “dryphakton” (“balaustra”) è scritto “tryphakton”. Quest’ultima parola si adatta perfettamente al caso del 7Q5 di Qumran. <ref>Cfr. [[La tradizione cattolica]], Anno XVI - n. 3 (60)- 7Q5: una conferma alla storicità dei vangeli - 2005 </ref>
== Proposta di identificazione di O'Callaghan==
{| {{prettytable |align=center }}
! [[Vangelo secondo Marco]], 6,52-54
| rowspan=4 |[[Immagine:7q5measures.JPG|right|280px|Il frammento 7Q5]]
|-
| [ου γαρ] <br> [συνηκαν] ε[πι τοις αρτοις], <br> [αλλ ην α]υτων η[ καρδια πεπωρω-] <br> [μεν]η. και δι[απερασαντες] <br> [ηλθον εις γε]ννησ[αρετ και] <br> [προσωρμισ]θησα[ν. και εξελ-] <br> [θοντων αυτων εκ του πλοιου ευθυς] <br> [επιγνοντες αυτον.]
|-
! Traduzione CEI
|-
| perché non avevano <br> compreso il fatto dei pani: <br> il loro cuore era indurito. <br> Compiuta la traversata fino a terra, <br> giunsero a Gennèsaret e approdarono.<br> Scesi dalla barca, <br> la gente subito lo riconobbe;<br>
|}
Gli argomenti avanzati da O'Callaghan in favore dell'identificazione con il brano di ''Marco'' sono vari:
* lo spazio prima della parola και (''kai'', "e") è un segno di interruzione di paragrafo, che è coerente con lo stile di Marco nelle copie più antiche, come quella contenuta nel Codice Vaticano B. In 7Q5 ci sono tre spaziature visibili, di ampiezza diversa. La più evidente compare al centro della linea 3, tra il kaì e la lettera che lo precede. O’Callaghan spiega lo spazio col fatto che qui inizia un nuovo versetto e, in effetti, nella Bibbia odierna nel versetto 53 inizia un nuovo paragrafo. Il Codice Vaticano B, uno dei più antichi manoscritti della Bibbia, testimonia la presenza di una violazione della “scriptio continua” proprio in questo punto del vangelo di Marco. Inoltre la violazione della “scriptio continua” è un caso raro nei papiri greco romani e nei primi manoscritti del Nuovo testamento
*La combinazione delle lettere ννησ (''nnes'') presenti nella linea 4 è molto caratteristica e suggerisce la parola Γεννήσαρετ ([[Mar di Galilea|''Gennesaret'']]). Ipotizzare un'altra parola, come “ἐγέννησε[ν]”, ovvero “generò”, da attribuire ad una delle tante genealogie presenti nell’[[Antico Testamento]], non trova sintonia con le altre lettere del papiro, e soprattutto non c’è affinità con nessuno dei testi biblici e della letteratura greca. Nell'Antico Testamento esiste una sola occorrenza di questa parola: nel primo libro dei [[Maccabei]] (1 Maccabei 11,67). In tutti gli altri passi dell’Antico Testamento si nomina il lago chiamandolo Cheneret o Chenara. Ma nessuna delle lettere del 7Q5 coincide con quel passo dei Maccabei.
*L'omissione delle parole επί την γην, non necessarie per spiegare il concetto del testo, è un caso noto in papirologia, già studiato in casi come l'identificazione del [[papiro 52]] e del [[papiro 45]]
* Il cambio δ/τ (delta/tau) nella parola δίαπερασαντες, che per O'Callaghan diventerebbe nel papiro 7Q5 τίαπερασαντες, è spiegato da esempi come quello ritrovato dagli archeologi nell'iscrizione di [[Erode il Grande]] menzionata da [[Giuseppe Flavio]] nella sua opera [[Antichità giudaiche]]. Due copie letterali di questa pietra si trovano una a Istanbul e una al Museo Rockefeller di New York. Alla linea 1 la parola greca “Medena” (“nessuno”) è scritta “Methena”, e alla linea 3, al posto di “dryphakton” (“balaustra”) è scritto “tryphakton”.
*Seppur non sono stati trovati papiri neotestamentari scritti in rotoli ma solo in codici, esistono tuttavia documenti cristiani scritti in rotolo e non in codice, come il [[Pastore di Erma]], un apocrifo cristiano considerato quasi “canonico” tra il II e il V secolo. Anche il [[P.Oxy]] XVII 2070 contenente un’opera a apologetica cristiana in chiave anti ebraica, il [[P.Oxy]] L. 3525, contenente un vangelo apocrifo sconosciuto, e sempre su un rotolo è stato trovato il resto di “Adversus Aereses” di Ireneo e altri documenti ancora.
* una ricerca effettuata da Thiede al computer «sui testi greci più elaborati [...] non è riuscita ad evidenziare altro testo oltre a Marco 6,52-53 per la combinazione di lettere identificata da O'Callaghan et al. in 7Q5».<ref>Thiede n. 31, pp. 40-41</ref> Tuttavia, come affermato da Graham Stanton: «questo sembrò fornire un impressionante sostegno alla teoria di O’Callaghan finché non si venne a sapere che la ricerca di Cambridge non aveva tenuto conto di tutti i modi possibili di leggere le lettere danneggiate in 7Q5. Nelle ricerche fatte al computer c'è una seria limitazione che nel nostro caso risulta ancora più grave. Sebbene i computer possano scorrere rapidamente ''data base'' che incorporano edizioni selezionate di testi, nemmeno il TLG<ref>Thesaurus Linguae Graecae</ref> CD-ROM è completo. Esso non include tutte le possibili letture delle lettere danneggiate, senza considerare le varianti testuali dei manoscritti. Soprattutto né il TLG CD-ROM né alcun altro ''data base'' può includere gli scritti perduti o le sezioni mancanti dei testi! Molti scritti giudaici in greco sono sopravvissuti solo in parte o tradotti in altre lingue o non sono proprio sopravvissuti. 7Q5, quasi certamente, è un frammento di uno di questi scritti»<ref>Graham Stanton, ''La verità del Vangelo'', San Paolo, Cinisello Balsamo, 1998, pp. 46-47</ref>
Di contro, esistono diverse argomentazioni contro tale identificazione:
* lo spazio presente prima del ''kai'' potrebbe semplicemente essere una delle tante violazioni della ''scriptio continua'' che compaiono in molti documenti greci biblici (Pap. Bodmer XXIV, tavola 26; in Qumran nel frammento 4Q122). Altri esempi nei testi di Qumran mostrano la parola και separata in molti casi con degli spazi, e in molti casi senza che questo abbia a che fare con la struttura del testo;
* sebbene le lettere ννησ siano molto infrequenti in greco, esse fanno parte della parola εγεννησεν ("generò"). Questa fu infatti la proposta degli autori della prima edizione (''editio princeps'') pubblicata nel [[1962]], che indica nel frammento una parte di una [[genealogia]];
* nel testo di ''Marco'' 6,52-53, al posto della lettera δ (delta) alla linea 3 vi è una τ (tau). Questa variante non compare in alcun'altra copia nota di questo passo, ma tuttavia si tratta di una variante ortografica non impossibile;<ref name="wallace">Daniel Wallace, «[http://www.bible.org/page.php?page_id=1196 7Q5: 'The Earliest NT Papyrus?']», ''Biblical Studies'', 2000, citato in {{Cita libro |pagine=252
|url=http://books.google.com/books?id=o7futW840scC&pg=PA252&vq=7q5&dq=7q5&sig=8F58TRztNf3hmnzAc2WveVI8v9U |nome=Stephen L. |cognome=Cox |coautori=Kendell H. Easley |titolo=Harmony of the Gospels |editore=Broadman & Holman |data=2007 |id=ISBN 0805494448 }}</ref>
* esaminando la lunghezza delle righe di testo, si deve assumere che le parole επι την γην (''epi ten gen'', "verso la terra") furono omesse sul papiro. Anche questa variante non compare in alcuna copia nota di Marco 6,52-53;<ref name="wallace" />
* l'identificazione dell'ultima lettera nella linea 2 con ν (''ni'') è dubbia, perché non corrisponde al simbolo di questa lettera greca, scritto chiaramente alla linea 4;<ref>Gundry (1999)</ref>
* nella sua ricerca testuale al computer, Thiede assumeva sempre come corretta l'identificazione di O'Callaghan per tutte le lettere dubbie; quando Daniel Wallace ha rifatto la ricerca permettendo identificazioni alternative per le lettere dubbie ha trovato sedici corrispondenze;<ref name="wallace" />
* la datazione paleografica di C.H. Roberts era tra il 50 a.C. e il 50 d.C., con la prima data come più probabile;<ref name="Harrington" />
* in base a quanto le altre opere conservate a Qumran dicono della comunità che vi viveva, è improbabile che essi conservassero opere del Nuovo Testamento;<ref name="Harrington" />
* la lettura ''autōn'' per ''autoi'' non è attestata;<ref name="Harrington" />
* le copie più antiche del Nuovo Testamento erano conservate in codici, non in rotoli.<ref name="Harrington" />
Il vero problema dell'attribuzione di O'Callaghan non sono tanto le singole contestazioni di cui sopra che, singolarmente prese sono tutte spiegabili e note in papirologia, ma piuttosto il fatto che così tante eccezioni dovrebbero coesistere in un frammento di dieci lettere appena.
== Restauro digitale del frammento==
L'originale papiro 7Q5, in seguito alla controversia sulla presunta lettera ν ("ny") del secondo rigo, che O'Callaghan interpretava come lettera finale del pronome αυτων, fu sottoposto nell'aprile del 1992 al controllo del [[Dipartimento di Investigazione e Scienza Forense della Polizia Nazionale di Israele]]. In quel contesto, con gli apparati della tecnologia moderna, concretamente con lo stereomicroscopio, si stabilì che nel tratto verticale, nella parte superiore, discende parte del tratto obliquo corrispondente ad una «N». Una constatazione che portò lo stesso O'Callaghan ad affermare: "E' dunque scientificamente provato che nel tratto verticale a cui ci riferiamo, nella parte superiore, discendeva parte del tratto obliquo discendente corrispondente ad una «N»". <ref>[http://www.nostreradici.it/un_papiro_rivoluzionario.htm nostreradici.it]</ref>
Nel 2009 la professoressa Amelia Sparavigna del Dipartimento di Fisica del Politecnico di Torino<ref>[http://staff.polito.it/amelia.sparavigna/ Amelia Carolina Sparavigna - Politecnico di Torino<!-- Titolo generato automaticamente -->]</ref> ha provveduto a sottoporre una immagine del frammento 7Q5 ad un'analisi digitale. L'analisi, che si è concentrata sempre sulla lettera che O'Callaghan interpretava come finale del pronome αυτων, tende ad escludere questa identificazione (fondamentale per l'attribuzione a Marco): il tratto diagonale interpretato come "ni" sarebbe in realtà un difetto del papiro e non conterrebbe inchiostro.<ref>Amelia Sparavigna, «Digital Restoration of Ancient Papyri», ''ArXiv e-prints'', 2009, http://arxiv.org/abs/0903.5045</ref>
==Note==
<references />
== Bibliografia ==
*{{Cita libro
|nome=Carsten Peter
|cognome=Thiede
|titolo=The Earliest Gospel Manuscript?: the Qumran Papyrus 7Q5 and its Significance for New Testament Studies
|editore=Paternoster Press
|data=1992
|id=ISBN 0853645078
|città=Exeter
}}
* Stefan Enste, ''Kein Markustext in Qumran. Eine Untersuchung der These: Qumran-Fragment 7Q5 = Mk 6,52-53'', Freiburg/Göttingen 2000 (NTOA 45).
* {{citation
|first=Robert H.
|last=Gundry
|title=No NU in Line 2 of 7Q5: A Final Disidentification of 7Q5 With Mark 6:52-53
|journal=Journal of Biblical Literature
|volume=118
|pages=698–707
|date=1999
|url=http://links.jstor.org/sici?sici=0021-9231%28199924%29118%3A4%3C698%3ANNIL2O%3E2.0.CO%3B2-B
|month=Dec
|year=1999
|issue=4
|doi=10.2307/3268112
}}
* José O'Callaghan, "¿Papirios neotestamentarios en la cueva 7 de Qumran?", ''Biblica'' 53 (1972), Roma. pp. 91-100.
==Voci correlate==
* [[7Q4]]
* [[Manoscritti del Mar Morto]]
* [[Qumran]]
* [[Fonti del testo greco della Bibbia]]
== Altri progetti ==
{{interprogetto|commons=Category:7Q5}}
==Collegamenti esterni==
* [http://www.nostreradici.it/un_papiro_rivoluzionario.htm "Un Papiro rivoluzionario: 7Q5"], intervista a José O'Callaghan
* [http://www.donatocalabrese.it/jesus/archeo1.htm Un articolo di Carsten Peter Thiede]
* [http://www.etanali.it/mar_morto/files/7q5.htm "7Q5 - il frammento della discordia"]
* [http://www.christianismus.it/modules.php?name=News&file=article&sid=9&page=7 "Frammenti del Vangelo o delle lettere di Paolo a Qumràn?"], di Andrea Nicolotti, da ''Christianismus''.
* [http://www.gliscritti.it/approf/mbibbia/ca1se1/sez1_14.htm "7Q5: il Vangelo di Marco a Qumran?"]
* http://digilander.libero.it/Hard_Rain/7Q5/7Q5_1.htm
* [http://www.animefiammeggianti.it/7Q5.pdf Analisi della controversia secondo Adriano Stagnaro (2008)]
[[Categoria:Manoscritti del Mar Morto]]
[[Categoria:Manoscritti del I secolo a.C.]]
[[Categoria:Papiri]]
[[ca:7Q5]]
[[de:Papyrus 7Q5]]
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