Revision 53460509 of "Illuminismo" on itwiki{{quote|Illuminismo è l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità è l'incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stesso è questa minorità, se la causa di essa non dipende da difetto d'intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di far uso del proprio intelletto senza essere guidati da un altro. ''[[Sapere aude]]!'' Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! È questo il motto dell'Illuminismo.|[[Immanuel Kant]] da ''[[Risposta alla domanda: che cos'è l'Illuminismo?]]'', [[1784]]}}
L<nowiki>'</nowiki>'''illuminismo''' fu un movimento [[cultura]]le e [[Filosofia|filosofico]] sviluppatosi approssimativamente nel [[secolo XVIII]] in [[Europa]].
Il termine ''illuminismo'' è passato a significare genericamente ogni forma di pensiero che voglia "illuminare" la mente degli uomini, ottenebrata dall'[[ignoranza]] e dalla [[superstizione]], servendosi della [[critica]] della [[ragione]] e dell'apporto della [[scienza]].<ref>''Enciclopedia Garzanti di Filosofia'', alla voce corrispondente.</ref>
[[File:Salon de Madame Geoffrin.jpg|450px|thumb|[[Pittura|Dipinto]] di [[Charles Gabriel Lemonnier]] rappresentante la lettura della tragedia di [[Voltaire]], in quel tempo esiliato, ''L'orfano della Cina'' ([[1755]]), nel [[salotto letterario|salotto]] di [[Marie-Thérèse Rodet Geoffrin|madame Geoffrin]] a [[I arrondissement di Parigi|Rue Saint-Honoré]]. I personaggi più noti riuniti intorno al busto di Voltaire sono [[Jean-Jacques Rousseau|Rousseau]], [[Montesquieu]], [[Diderot]], [[Jean Baptiste Le Rond d'Alembert|d'Alembert]], [[Georges-Louis Leclerc de Buffon|Buffon]], [[François Quesnay|Quesnay]], [[Louis François Armand de Vignerot du Plessis de Richelieu|Richelieu]] e [[Étienne Bonnot de Condillac|Condillac]].<ref>Gli altri ospiti raffigurati nel dipinto sono [[Jean-Baptiste-Louis Gresset|Gresset]], [[Pierre Carlet de Chamblain de Marivaux|Marivaux]], [[Jean-François Marmontel|Marmontel]], [[Joseph-Marie Vien|Vien]], [[Charles Marie de La Condamine|La Condamine]], [[Guillaume-Thomas François Raynal|Raynal]], [[Jean-Philippe Rameau|Rameau]], [[mademoiselle Clairon]], [[Charles-Jean-François Hénault|Hènault]], [[Étienne François de Choiseul|Choiseul]], [[Edmé Bouchardon|Bouchardon]], [[Jacques-Germain Soufflot|Soufflot]], [[Jean-François de Saint-Lambert|Saint-Lambert]], il [[Anne-Claude-Philippe de Tubières, conte di Caylus|conte di Caylus]], [[Fortunato Felice|Felice]], il [[Anne Robert Jacques Turgot|barone di Aulne]], [[Chrétien-Guillaume de Lamoignon de Malesherbes|Malesherbes]], [[Pierre Louis Moreau de Maupertuis|Maupertis]], [[Jean Jacques Dortous de Mairan|Mairan]], [[Henri François d'Aguesseau|d'Aguesseau]], [[Alexis Clairault|Clairault]], la [[Sophie d'Houdetot|contessa di Houdetot]], [[Claude Joseph Vernet|Vernet]], [[Bernard le Bovier de Fontenelle|Fontenelle]], il [[Luigi Mancini|duca di Nivernais]], [[Prosper Jolyot de Crébillon|Crèbillon]], [[Charles Pinot Duclos|Duclos]], [[Claude-Adrien Helvétius|Helvètius]], [[Jean-Baptiste van Loo|Vanloo]], [[Le Kain|Lekain]], [[Jeanne Julie Éléonore de Lespinasse|Lespinasse]], [[Anne-Marie du Boccage|Boccage]], [[René-Antoine Ferchault de Réaumur|Réaumur]], [[Françoise de Graffigny|Graffigny]], [[Antoine de Jussieu|Jussieu]] e [[Louis Jean-Marie Daubenton|Daubenton]].</ref>]]
== L'Illuminismo come critica della ragione ==
[[File:Kant foto.jpg|thumb|left|150px|[[Immanuel Kant]]]]
In un senso più ampio si parla di "illuminismo" riferendolo anche al mondo greco antico nell'ambito, ad esempio, del pensiero dei [[sofisti]]<ref>Giuseppe Saitta, ''L'illuminismo della sofistica greca'', ed. Fratelli Bocca, 1938, pag.61 e sgg.</ref> autori di una critica corrosiva alle presunte leggi di origine divina e all'[[antropomorfismo]] religioso. Ugualmente illuministi ''ante litteram'' possono essere annoverati [[Democrito]] e gli [[atomisti]], gli [[scetticismo|scettici]] e gli [[stoicismo|stoici]] e soprattutto [[Epicuro]] che vuole liberare l'uomo dalla paura, indotta dalla religione, degli dei e della morte.<ref>Mauro Nervi, ''La chimica dell`anima: Illuminismo e consolazione nel III libro del"De rerum natura"'', ed. GRIN Verlag, 2010</ref>
Erede della ragione, intesa nel senso di [[John Locke|Locke]], l'illuminismo vuole adattare alla filosofia il metodo della fisica [[Isaac Newton|newtoniana]] affidando alla ragione la determinazione tanto delle proprie possibilità che dei propri limiti, indipendentemente da ogni verità che si presenti come [[Rivelazione|rivelata]] o [[Innatismo|innata]].
La fede nella ragione, coniugandosi con il modello [[metodo sperimentale|sperimentale della scienza]] newtoniana, sembrava rendere possibile la scoperta non solo delle leggi del mondo naturale, ma anche di quelle dello sviluppo sociale. Si pensò allora che, usando correttamente la ragione, sarebbe stato possibile un [[progresso]] indefinito della conoscenza, della tecnica e della morale: convinzione questa che verrà successivamente ripresa e rafforzata dalle dottrine [[Positivismo|positiviste]].
Fin dagli inizi gli illuministi presuppongono che la gran parte degli uomini, pur essendo stati creati liberi dalla [[Natura]] («''naturaliter maiorennes''») si accontentino molto volentieri di rimanere "minorenni" per tutta la vita. Questa condizione è dovuta o a comoda pigrizia o a viltà, al non avere cioè il coraggio di cercare la verità. In ogni caso il risultato di questa non-scelta è la facilità per i più scaltri e per i detentori del potere di erigersi a guide di costoro:
«Se io ho un libro che pensa per me, se ho un direttore spirituale che pensa per me...io non ho più bisogno di darmi pensiero di me. Non ho bisogno di pensare, purché possa solo pagare...».<ref>.Immanuel Kant, ''[[Risposta alla domanda: che cos'è l'Illuminismo?]]'', [[1784]]</ref>
Gli interessati tutori imprigionano dunque i vili e i pigri in una «carrozzina da bambini» paventando loro i rischi che si corrono a voler camminare da soli. Non s'impara a camminare senza cadere, ma questo li terrorizza, per cui rimarranno infanti per tutta la loro vita.<ref>I. Kant, ''Risposta alla domanda: che cos'è l'Illuminismo?'' in ''Scritti politici e di filosofia della storia e del diritto di Immanuel Kant'', a cura di N. Bobbio, L. Firpo e V. Mathieu, Torino, UTET, 1965, ''passim''.</ref>
L'illuminista dovrà tutelare l'uomo ammaestrandolo a diventare "maggiorenne" usando la propria ragione per liberarsi dalla credenza irriflessa nelle verità già date, siano esse quelle innate nel campo conoscitivo, siano quelle rivelate dalla religione.
La ragione rifiuterà tutto quello che non deriva da essa con il compito precipuo di stabilire i propri limiti: una ragione dunque programmaticamente finita e orgogliosa di essere tale poiché, in quell'ambito limitato, che è quello dell'[[esperienza]], essa potrà conoscere la verità sino in fondo.
Questo avverrà applicando la critica della ragione, attraverso cioè l'analisi, la discussione, il dibattito nei confronti di quell'esperienza che non è soltanto il complesso dei fatti fisici ma anche di quelli storici e sociali:
{{Quote|Dai principi delle scienze profane ai fondamenti della rivelazione, dalla metafisica ai problemi fondamentali del gusto, dalla musica alla morale, dalle controversie scolastiche dei teologi alle questioni economiche, dal diritto naturale a quello positivo, insomma ai problemi che ci riguardano più da vicino a quelli che ci toccano soltanto direttamente, tutto fu discusso, analizzato, dibattuto.<ref>D'Alembert, ''Elementi di filosofia'', I</ref>}}
== Il compito pedagogico dell'intellettuale ==
[[File:Jean-Jacques Rousseau (painted portrait).jpg|150px|thumb|[[Jean-Jacques Rousseau]]]]
Compito dell'[[intellettuale]] illuminista deve quindi essere il coraggioso uso della ragione:
{{Quote|Ma quale limitazione è d'impedimento all'illuminismo? Quale non lo è, anzi lo favorisce? Io rispondo il pubblico uso della ragione… l'uso che uno ne fa come studioso davanti all'intero pubblico di lettori.<ref>I. Kant, ''Op. cit.''</ref><ref>[[Jürgen Habermas]], studioso della formazione della ''ragione pubblica'', ha osservato che per l'illuminista borghese [[Kant]] questa diffusione della critica tramite, ad esempio, la stampa, avesse poca importanza poiché il filosofo prussiano quando parla di ''pubblico'' non si riferisce alla formazione di una generica e inconsulta [[opinione pubblica]], di cui non gli interessa il giudizio, ma a un pubblico scelto, esperto, un pubblico illuminato di dotti lettori, cittadini del mondo, accomunati dalla ragione universale garanzia di progresso. Quindi per questo l'uso pubblico della ragione sarà libero, in quanto la razionalità dell'uomo, nonostante le censure e i limiti della diffusione delle sue idee tramite i libri, è e sarà sempre libera. (Cfr. J. Habermas, ''Storia e critica dell’opinione pubblica'' trad. it., Bari, Laterza</ref>}}
Questa la responsabilità dell'intellettuale di fronte alla società in cui vive: un compito [[pedagogia|pedagogico]] di liberazione dalla metafisica, dall'oscurantismo religioso, dalla [[tirannia]] della [[monarchia assoluta]]. Questo programma educativo secondo [[Jean-Jacques Rousseau]] significherà riportare l'uomo al suo iniziale stato di natura trasformandone la spontanea bontà della condizione naturale in una conquista consapevole e definitiva della sua razionalità. Poiché
{{Quote|Ogni cosa è buona mentre lascia le mani del Creatore delle cose; ogni cosa degenera nelle mani dell'uomo.<ref>J.J. Rousseau, [[Emilio o dell'educazione|Émile]]''</ref>||Tout est bien sortant des mains de l'Auteur des choses, tout dégénère entre les mains de l'homme.|lingua=fr}}
== La ragione illuminista ==
La definizione illuministica della ragione è ormai lontana da quella classica prevalentemente contemplativa: ora è concepita come funzionale e operativa: la sua validità cioè è dimostrata dai risultati pratici che essa consegue: la razionalità è valida se è in grado di spiegare e ordinare i fatti in base a leggi di ordine razionale.
Ragione, natura, [[spontaneismo|spontaneità]] coincidono nella visione illuministica nella convinzione che la natura stessa abbia dotato ogni uomo della istintiva capacità di comprendere che lo rende uguale a tutti gli altri a condizione che esso sia liberato dalla corruzione della superstizione e dell'ignoranza. L'uomo, liberato dalle incrostazioni del potere, userà correttamente e spontaneamente, come secondo gli illuministi dimostrerebbe il comportamento naturale del cosiddetto "buon selvaggio", la sua ragione per procedere alla costruzione di uno Stato in cui le leggi, non più tiranniche, si fondino sul rispetto dei diritti naturali.
===Il mito del "buon selvaggio"===
Quello del "buon selvaggio" fu un mito basato sulla convinzione che l'uomo in origine fosse un "animale" buono e pacifico, solo successivamente corrotto dalla società e dal progresso. Nella cultura del [[Primitivismo]] del [[XVIII secolo]], il "buon selvaggio" era considerato più lodevole, più autenticamente nobile dei prodotti dell'educazione civilizzata.
Nonostante l'espressione "buon selvaggio" fosse già comparsa nel [[1672]] in ''La conquista di Granada'' di [[John Dryden]] (1672), la rappresentazione idealizzata di un "gentiluomo della natura" fu ripresa dal [[Sentimentalismo]] del secolo successivo.
Il concetto di "buon selvaggio" incarna la convinzione che senza i freni della civilizzazione gli uomini siano essenzialmente buoni, le sue fondamenta giacciono nella dottrina della bontà degli esseri umani, espressa nel primo decennio del Settecento da [[Anthony Ashley Cooper, III conte di Shaftesbury|Anthony Shaftesbury]], che incitava un aspirante autore «a cercare quella semplicità dei modi, e quel comportamento innocente, che era spesso noto ai meri selvaggi; prima che essi fossero corrotti dai nostri commerci.» <ref>A.Ashley Cooper,''Advice to an Author'', Part III</ref>
Il mito del buon selvaggio fu alimentato dall'azione missionaria dei [[Gesuiti]] <ref>Giuseppe Cocchiara, ''Il mito del buon selvaggio: introduzione alla storia delle teorie etnologiche'', ed. G. d'Anna, 1948, p.12 e sgg.</ref>, iniziata fin dal [[XVII secolo]] nelle loro [[reducciones]] del sud America, soprattutto nel [[Paraguay]], consistente nella realizzazione di centri (reducciones de indios) per l'evangelizzazione delle popolazioni indigene allo scopo di creare una società con i benefici e le caratteristiche della così detta società cristiana europea, però priva dei vizi e degli aspetti negativi. Gli indios apparivano specialmente adatti per questo progetto data la loro natura essenzialmente recettiva dell'educazione dei Gesuiti. Ma ciò che faceva pensare che essi incarnassero la primitiva bontà dell'uomo non civilizzato erano le loro naturali inclinazioni artistiche soprattutto per la musica.
Nell'illuminismo fu poi soprattutto Rousseau a propagandare la tesi del buon selvaggio, asserendo nel suo ''Contratto sociale'' che «l'uomo è nato libero e tuttavia ovunque è in catene». Voltaire gli rispose polemicamente con vena ironica che «a leggere il vostro libro vien voglia di camminare a quattro zampe, ma avendone sfortunatamente persa l'abitudine da più di sessant'anni mi è impossibile riprenderla ora».<ref>Da una lettera a Rousseau del 1755.</ref>
== L<nowiki>'</nowiki>''âge des lumières'' ==
L<nowiki>'</nowiki>''età dei lumi'': con questa espressione, che mette in evidenza l'originalità e la caratteristica di rottura consapevole nei confronti del passato, si diffuse in Europa il nuovo movimento di pensiero degli illuministi [[Francia|francesi]] che in effetti affondava le sue radici nella cultura [[Inghilterra|inglese]]. [[Voltaire]], [[Montesquieu]], [[Fontanelle]] riconoscevano infatti di essersi ispirati a quella filosofia inglese fondata sulla ragione empirica e sulla conoscenza scientifica, elementi essenziali del pensiero di [[John Locke|Locke]] e di [[Isaac Newton|Newton]] e [[David Hume]] che risalivano a loro volta a quello di [[Francesco Bacone]].<ref>Andrea Tagliapietra, Silvia Manzoni, ''Che cos'è l'Illuminismo: i testi e la genealogia del concetto'', Milano, Bruno Mondadori, 2000, pag. 186.</ref>
Se l'illuminismo assunse prevalentemente un'impronta francese questo si deve alle particolari condizioni storiche della Francia del [[XVIII secolo]]. Lo sviluppo della borghesia durante il regno di [[Luigi XIV]] è assicurato dall'assolutismo monarchico ed è fondato sulla distinzione tra l'uomo privato e quello pubblico. Il suddito potrà fare i suoi affari ed esprimere una certa libertà di pensiero ma questa non dovrà mai entrare in conflitto con l'autorità del sovrano.
Alla borghesia evoluta, alla [[fronda]] nobiliare e al movimento [[ugonotto]], che continuano nascostamente ad esercitare la loro critica, si aggiungono i nuovi finanzieri, creditori dello stato ma privi di potere politico che esprimono il loro dissenso nelle società segrete come quella della [[Massoneria]]. Quanto più repressa sarà la loro contestazione politica tanto più diverrà appariscente evidenziando così l'illuminismo francese che, rispetto a quello inglese, meno condizionato dal potere politico, diverrà il rappresentante dell'illuminismo in generale.
[[File:Jean-Marc Nattier - Madame Geoffrin.JPG|175px|left|thumb|Madame Geoffrin]]
=== I salotti letterari ===
Una particolare funzione sociale e politica venne svolta nel "Siècle des Lumières" dai salotti letterari: una tradizione culturale già presente in Francia dai tempi di [[Luigi XIV]] quando ci si riuniva a intervalli regolari presso una signora di mondo nei «bureaux d’esprit».<ref>Il termine "salotto letterario" apparirà soltanto nel [[XIX secolo]] ad opera della duchessa [[Laure Junot d'Abrantès]] (Cfr. Albert Tornezy, ''Un bureau d'esprit au 18e siècle: le salon de Madame Geoffrin (1895)'', Biblio Bazaar, 2009)</ref>
Gli incontri erano ora organizzati da altolocati membri dell'alta borghesia o dell'aristocrazia riformista francese che erano soliti invitare in casa loro [[intellettuali]] più o meno noti per conversare e dibattere temi d'attualità o argomenti particolarmente graditi all'anfitrione come accadeva nel salotto di [[Marie-Thérèse Rodet Geoffrin|Madame Geoffrin]] che invitava celebrità letterarie e filosofiche come [[Diderot]], [[Marivaux]], [[Grimm]], [[Helvétius]] o nel salotto del [[Paul Henri Thiry d'Holbach|barone d’Holbach]], «le premier maître d’hôtel de la philosophie», (primo direttore dell'albergo della filosofia)<ref>In una lettera dell'[[abate Galiani]] a lui inviata da Napoli il 7 aprile [[1770]]: «La philosophie, dont vous êtes le premier maître d'hôtel, mange-t-elle toujours de bon appétit?» (La filosofia, di cui voi siete il primo direttore d'albergo, mangia sempre con buon appetito?)</ref> nella cui casa si riunivano Diderot, [[Jean Baptiste Le Rond d'Alembert|d’Alembert]], Helvétius, Marmontel, Raynal, Grimm, l’abate Galiani e altri filosofi. In genere nei salotti si leggevano opere giudicate politicamente eretiche dall'assolutismo monarchico o si discuteva di cosa stesse accadendo fuori del mondo salottiero.
In questo ambiente culturale svolgono un ruolo preminente le donne, le "salonnièries" (salottiere) alle quali il nuovo ideale egualitario illuminista offriva l'opportunità di collaborare, mostrando le proprie doti intellettuali, ad un progetto radicalmente riformista non più riservato a una cultura soltanto maschile.<ref>Cfr. Maria Luisa Betri ed Elena Brambilla, a cura di, ''Salotti e ruolo femminile in Italia. Tra fine del Seicento e i primi del Novecento'', Marsilio, 2004.</ref>
== L'Encyclopédie e la diffusione del sapere ==
{{vedi anche|Encyclopédie}}
[[File:ENC 1-NA5 600px.jpeg|thumb|right|200px|Frontespizio dell' ''[[Encyclopédie]]'', la monumentale opera simbolo del nuovo sapere dell'Illuminismo]]
Emblema dell'illuminismo francese, assieme al pensiero di Voltaire, sarà la grandiosa opera dell<nowiki>'</nowiki>''Enciclopedia'' o ''Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri'' che in 35 volumi, pubblicati dal [[1751]] al [[1780]], da un consistente gruppo di [[intellettuale|intellettuali]] sotto la direzione di [[Diderot]] e [[Jean Baptiste Le Rond d'Alembert|D'Alembert]], diffonderà i principi illuministici non solo in Francia ma, attraverso numerose traduzioni, in tutta Europa.
L'opera si presenta come arditamente innovativa rispetto ai vecchi dizionari enciclopedici: essa vuole essere «un quadro generale degli sforzi dello spirito umano in tutti i generi e in tutti i secoli.»<ref>D'Alembert, ''Enciclopedia. Discorso preliminare''</ref>
Oltre ad essere un'opera di informazione, l'Enciclopedia era quindi anche un'opera di propaganda, tramite la quale i suoi autori si proponevano di convincere il vasto pubblico della validità delle idee illuministe.
{{Quote|Quest'opera produrrà certamente, col tempo, una rivoluzione negli animi ed io spero che i tiranni, gli oppressori, i fanatici e gli intolleranti non abbiano a trarne vantaggio. Avremo reso un servigio all'umanità.<ref>Lettera di Diderot a Sophie Volland del 26 settembre 1762</ref>}}
Dalla direzione dell'opera D'Alembert fu costretto a ritirarsi nel [[1759]] in seguito al divieto di pubblicazione del Consiglio di Stato. Diderot continuerà la preparazione clandestina di altri volumi.
La pubblicazione dell'Encyclopédie incontrò infatti diversi ostacoli e resistenze da parte dell'aristocrazia intellettuale di corte, vicina alla [[Sorbona]], e da parte della [[Chiesa cattolica]]: il governo francese ne bloccò per due volte la stampa e gli ultimi due volumi dovettero uscire clandestinamente. Ciò nonostante l'Enciclopedia fu interamente pubblicata negli anni fra il [[1751]] e il [[1772]], e ottenne un grande successo sia in Francia che nel resto d'Europa, dove il francese era ormai divenuto la lingua delle persone colte.
L'Enciclopedia si propone di eliminare dal sapere sino allora acquisito ogni connotazione non provata razionalmente e quindi ordinare con un criterio alfabetico le nostre conoscenze: questo compito
{{Quote|consiste nel riunirle nel piú piccolo spazio possibile, ponendo il filosofo al di sopra di questo vasto labirinto, in una prospettiva così elevata da poter considerare insieme le scienze e le arti principali, da poter vedere con un colpo d’occhio gli oggetti delle proprie speculazioni e le operazioni che può compiere su tali oggetti, e da poter distinguere i principali settori delle conoscenze umane, i punti che li separano e quelli che li uniscono, intravedendo anche, in qualche caso, i cammini segreti che li congiungono. [...]<ref>D’Alembert, ''Enciclopedia, Discorso preliminare''</ref>}}
I criteri di compilazione risponderanno a questi punti principali: il [[analisi (filosofia)|metodo analitico]] per la filosofia sulla base dell'empirismo lockiano e il metodo della fisica newtoniana sulla base del pensiero baconiano da cui D'Alembert, riprendendone la tripartizione di memoria, ragione e immaginazione, vi fa corrispondere storia, filosofia e arte.<ref>D'Alembert, ''Op. cit.'' cap. 2, 4</ref>
Gli articoli dell'Enciclopedia trattano i più svariati argomenti con un tono ora rivoluzionario ora apparentemente ingenuo: si parla di tolleranza, di guerra, di progresso, di privilegi ma anche di calze, di cinesi...
Emergono dall'opera anche le nuove concezioni dell'[[economia]] con la glorificazione della macchina, del nuovo [[Rivoluzione industriale|sistema industriale]] e le nuove teorie [[Fisiocrazia|fisiocratiche]] che fondano la ricchezza di una nazione su i beni e i prodotti naturali cioè sull'agricoltura.
{{Vedi anche|Fisiocrazia}}
[[File:Voltaire.jpg|thumb|160px|[[Voltaire]]]]
Come banditore del nuovo sapere si affianca all'Enciclopedia l'opera di Voltaire che inizia la sua carriera letteraria come [[drammaturgo]], poeta e autore di ''pamphlets'' (opuscoli satirici e polemici), saggi, satire e racconti brevi nei quali divulga la scienza e la filosofia della sua epoca. Il filosofo intrattiene inoltre una voluminosa corrispondenza con scrittori e sovrani europei.
Egli riprende tutti i temi tipici dell'illuminismo difendendoli con uno spirito caustico che non risparmia filosofi, clero e sovrani ma che non gli pone remore nell'accettare l'incarico di consigliere di [[Federico II di Prussia]].
Voltaire crede nel progresso annunciato dall'illuminismo ma non è disposto a farne un [[dogma]]: «un giorno tutto andrà meglio ecco la nostra speranza; ogni cosa va bene, ecco la nostra illusione»; critica il [[pessimismo]] ma beffeggia l'ingenuo [[ottimismo]] di [[Leibniz]]<ref>Cfr. Voltaire, ''Candido, o dell'ottimismo''</ref>
Al fondo del pensiero di Voltaire vi è la concezione dell'uomo ormai padrone della natura e facitore di un mondo né ottimisticamente esaltato né pessimisticamente condannato come il peggiore dei mondi possibili: occorre «lasciare andare il mondo come va, perché, se tutto non è bene, tutto è passabile».<ref>Voltaire, ''Le Monde comme il va'' racconto in ''Zadig e altri racconti filosofici'', trad.it. Feltrinelli, pp.93-112</ref>
== La conoscenza ==
[[File:Alembert.jpg|150px|thumb|[[Jean Baptiste Le Rond d'Alembert]]]]
[[File:Lavoisier cour Napoleon Louvre.jpg|thumb|150px|left|[[Lavoisier]]]]
La conoscenza fondata sulle potenzialità interiori della stessa ragione si svolge nel campo del finito e del limitato secondo l'insegnamento di Locke. Occorrerà fornire quindi la ragione di un metodo oggettivo rappresentato dall'analisi [[matematica]] che faccia affidamento più all'[[aritmetica]] che alla geometria poiché quest'ultima, come si è visto in [[Cartesio]], può portare a elaborazioni metafisiche sganciate da ogni esperienza.
L'aritmetica invece, è uno strumento di ricerca che deve necessariamente riferirsi all'esperienza fonte di ogni contenuto concreto. La stessa aritmetica permette di trovare tra i fatti analizzati dei principi invariabili e una legge:
{{Quote|La ricerca ci conduce ben presto all'aritmetica, cioè alla scienza dei numeri. Essa non è altro che l'arte di trovare, in modo abbreviato, l'espressione di un rapporto unico che risulta dalla comparazione di vari altri.<ref>D'Alembert, ''Enciclopedia, Discorso preliminare''</ref>}}
Il discorso iniziato da [[Galilei]] e concluso da Newton arriva dunque a compimento con l'illuminismo che estende il metodo analitico dai fatti fisici a quelli sociali, etici e psichici, in breve, a tutta le realtà umana:
{{Quote|Analizzare non è altro che osservare successivamente le qualità di un oggetto allo scopo di disporle nello spirito secondo l'ordine simultaneo in cui esistono...Nessun altro metodo può supplire all'analisi, nè può spandere la stessa luce: di ciò avremo la prova ogni volta che vorremo studiare un oggetto un po' complicato. Non abbiamo inventato questo metodo; l'abbiamo semplicemente trovato, e non abbiamo a temere che esso ci inganni.<ref>Condillac, ''Logica'', 1</ref>}}
L'illuminista si dichiara nemico del ''[[sistema]]'', inteso come la pretesa di definire una volta per tutte la realtà, partendo da principi fissi e determinati, com'era in Cartesio, ma adopera lo spirito sistematico iniziando dai fatti: un atteggiamento sistematico inteso come una ricerca razionale per la conoscenza dei fatti dopo averli analizzati rifiutando ogni impostazione [[apriori]]stica e arrivando alla definizione di leggi generali solo dopo l'accurato esame dei fatti stessi.
[[File:Louis-Michel van Loo 001.jpg|150px|thumb|left|[[Denis Diderot]]]]
{{Quote|Finché le cose sono soltanto nella nostra mente, esse sono nostre opinioni: esse cioè sono nozioni che possono essere vere o false, a cui si può consentire o che si può contraddire. Esse acquistano consistenza soltanto collegandosi agli oggetti esterni. Questo legame avviene in virtù di una catena ininterrotta di esperienze, oppure in virtù di una catena ininterrotta di ragionamenti connessi da un lato con l'osservazione e dall'altro con l'esperimento, oppure in virtù con una catena di esperimenti sparsi di luogo in luogo, in mezzo a determinati ragionamenti, come pesi disposti lungo un filo sospeso tra due estremità. Senza questi pesi il filo diverrebbe preda di qualsiasi agitazione che movesse l'aria.<ref>D. Diderot, ''Sull'interpretazione della natura'', § 7</ref>}}
Il mondo è una macchina che ha un ordinamento di leggi al suo interno che esclude qualsiasi teoria [[finalismo|finalistica]]:
{{Quote|Lo scienziato, la cui professione è quella di istruire e non già di edificare, lascerà da parte il perché, guardando solamente al come. Il come si trae dagli esseri, e il perché dal nostro intelletto...Quante idee assurde, quante false supposizioni, quante nozioni chimeriche si trovano negli inni che alcuni temerari difensori delle cause finali hanno osato comporre in onore del Creatore!<ref>D. Diderot, ''Op. cit''</ref>}}
Il rifiuto di ogni metafisica e la visione naturalistica della realtà non comporta per gli illuministi una concezione [[materialismo|materialista]], che anzi in genere essi rifiutano<ref>Un puro e semplice materialismo accompagnato da [[ateismo]] non è sempre chiaramente sostenuto da [[Claude-Adrien Helvetius]], mentre più radicali nella professione ateistica appaiono [[Julien Offray de La Mettrie]], e [[Paul-Henri Dietrich d'Holbach]]. (In Cornelio Fabro ''La preghiera nel pensiero moderno'', ed. di Storia e Letteratura, p.188)</ref>: «Voltaire non si sente l'animo di decidersi nè per il materialismo nè per lo [[spiritualismo]]. Egli ripete spesso:»
{{Quote|Come non sappiamo che cosa sia uno spirito, così ignoriamo cosa sia un corpo.<ref> in Gaetano Capone Braga, ''La filosofia francese e italiana del settecento'', Edizioni delle "Pagine critiche", 1920 p.63</ref>}}
Il materialismo infatti, secondo gli illuministi non è altro che un falso travestimento della vecchia metafisica che vuole offrire la facile spiegazione onnicomprensiva e totale dell'universo. Se essi sostengono talora il materialismo lo fanno per ragioni politiche e morali come polemica ed estrema protesta contro le imposizioni politiche e religiose del loro tempo. Solamente il [[D'Holbach]] sostiene in maniera convinta e scientifica la concezione materialistica<ref> C. Fabro, ''Ateismo illuministico'', in Introduzione all'ateismo moderno, Roma, Studium, 1969, pp. 390 e sgg.</ref>
== Storia ==
[[File:Paul Heinrich Dietrich Baron d'Holbach Roslin.jpg|thumb|right|150px|Il barone [[Paul Henri Thiry d'Holbach]]]]
Attraverso l'esame critico della [[storia]], l'illuminista può riconoscere la continuità dell'opera della ragione e denunciare gli errori e le contraffazioni con cui erano state tramandate sino ad allora le vicende umane allo scopo di mantenere gli uomini nella [[superstizione]] e nell'[[ignoranza]]. Nella storia così come sinora veniva presentata
{{Quote|si vedono gli errori e i pregiudizi susseguirsi via via e cacciare in bando la verità e la ragione.<ref>Centro piombinese di studi storici, ''Ricerche storiche'', Volume 29, ed. L. Olschki, 1999</ref>}}
[[Pierre Bayle]] per primo si dedicherà nel suo ''Dizionario storico e critico'' (1697) alla compilazione di una «raccolta degli errori e delle falsità» da cui deve essere epurata la storia come fino ad allora è stata presentata. Egli è un minuzioso e preciso raccoglitore di fatti attestati da documenti e testimonianze così numerose che [[Ernst Cassirer]] (1874–1945) lo considera il fondatore dell'[http://it.wiktionary.org/wiki/acribia acribia] storica.
{{Quote|[Lo storico] deve dimenticare che appartiene a un certo paese, che fu educato a una data fede, che deve riconoscenza a questo o a quello e che questi o quegli altri sono i suoi parenti o i suoi amici. Uno storico in quanto tale è come Melchisedec, senza padre, senza madre, senza genealogia. Se gli si domanda da dove viene deve rispondere...sono abitante del mondo; non sono al servizio dell'imperatore, né al servizio del re di Francia ma solo al servizio della verità...<ref>P. Bayle, ''Dizionario storico e critico'' in Società filosofica italiana, ''Rivista di filosofia'', Volume 46, Taylor editore, 1955</ref>}}
Il criterio sommo dunque della ricerca, per lo storico neutrale, è quello di scoprire come vera storia quella che segna la vittoria della ragione sull'ignoranza e per questo dall'illuminismo viene condannato in blocco il [[medioevo]] come età di fanatismo e oscurantismo religioso mettendo da parte gli aspetti positivamente culturali di quel periodo.
[[File:Pierre Bayle.jpg|thumb|left|150px|[[Pierre Bayle]]]]
La mutevolezza degli avvenimenti storici è solo apparente: al di là di queste differenze l'illuminista coglie il lento ma costante emergere sulla superstizione e l'errore l'elemento immutabile della ragione :
{{Quote|Tutto ciò che deriva dalla natura umana si assomiglia da una parte all'altra dell'universo; invece tutto ciò che può dipendere dalla consuetudine è differente, e può risultare simile soltanto per caso...invece la natura ha diffuso l'unità stabilendo ovunque un piccolo numero di princìpi invariabili: così il fondamento è ovunque lo stesso, mentre la cultura produce frutti diversi.<ref>Voltaire, ''Saggio sui costumu''</ref>}}
Per [[Gotthold Ephraim Lessing|Lessing]] la storia, come ricerca della verità comincia solo con l'Illuminismo, tutto ciò che l'ha preceduta è una sorta di "pre-istoria".<ref>Andrea Tagliapietra, ''Che cos'è l'illuminismo: i testi e la genealogia del concetto'', Pearson Italia S.p.a., 1997, p.65</ref>
Sarà il [[romanticismo]] a rilevare nella concezione illuminista della storia la mancanza di una visione unitaria e concreta che originava dall'astrattezza del concetto astorico di ragione che da loro viene identificato con la pura e semplice naturalità. Gli illuministi, cioè, non colgono l'interdipendenza tra l'uso della ragione che opera nella storia e le vicende economiche, sociali e culturali che realmente si sviluppano nella storia; essi riportano ogni differenza o sviluppo nella storia all'opposizione ragione-ignoranza.
== Politica ==
Da questa visione della storia dove prevale la ragione naturale universale ed eterna emergono i temi politici della [[tolleranza]], [[uguaglianza]] e [[libertà]] intesi come valori politici naturali ed universali.
Ma l'uguaglianza per gli illuministi non comporta uguaglianza sociale o politica: l'essenziale è che il sovrano rispetti i diritti naturali: è trascurabile che egli sia un sovrano assoluto. È vero che ogni uomo per natura è uguale agli altri ma questo non comporta la parità tra i cittadini:
{{Quote|Poiché la natura è la stessa in tutti gli uomini, è chiaro che secondo il diritto naturale, ognuno deve stimare e trattare gli altri come esseri che gli sono naturalmente uguali, cioè che sono uomini esattamente come lui...Tuttavia non mi si faccia il torto di supporre che per spirito di fanatismo io approvi in uno stato la chimera dell'uguaglianza assoluta che potrebbe appena nascere in una repubblica ideale; conosco troppo la necessità delle differenze di condizioni, di gradi, di onori, di distinzioni, di prerogative, di subordinazioni che devono regnare in tutte le formazioni sociali, e aggiungo anzi che non esiste incompatibilità tra queste differenze e l'uguaglianza naturale o morale.<ref>''Enciclopedia'', voce ''Uguaglianza naturale''</ref>}}
[[File:Ivoire Montesquieu.jpg|150px|thumb|Busto di [[Montesquieu]]]]
Così anche per il concetto della tolleranza l'illuminismo risente dei suoi limiti storici quando lo collega all'idea di emulazione e ai principi economici della libertà di scambio e della libera concorrenza:
{{Quote|Entrate nella borsa di Londra, questo luogo ben più rispettabile di tante corti; vi troverete riuniti i rappresentanti di tutte le nazioni, in vista dell'utilità degli uomini. L'ebreo, il maomettano e il cristiano trattano tra loro come se appartenessero alla medesima religione, e qualificano infedeli soltanto coloro che fanno bancarotta. Il presbiteriano si fida dell'anabattista, e l'anglicano accoglie la promessa del quacquero.<ref>Voltaire, ''Lettere filosofiche''</ref>}}
La libertà e l'uguaglianza sono riconosciute per gli illuministi solo a coloro che sanno "bene usare" della ragione e se "per natura" ne sono incapaci è giusto che nella vita civile essi siano sottoposti a chi sa ben governare: il "popolo" che ha dimostrato di fare cattivo uso della ragione non conseguendo la [[proprietà]] privata va rispettato nella sua umanità ma va guidato dall'alto:
{{Quote|come il cielo è distante dalla terra, così l'autentico spirito di uguaglianza è lontano dallo spirito di uguaglianza spinto all'estremo...Allora il popolo vuol far tutto da solo...e se non ci sarà più rispetto per gli anziani, non ce ne sarà per i padri; i mariti non otterranno più deferenza e i padroni non otterranno più sottomissione...Le donne, i bambini, gli schiavi non saranno più sottoposti a nessuno.<ref>Montesquieu, ''Lo spirito delle leggi''</ref>}}
[[File:Condorcet.jpg|150px|thumb|left| [[Jean-Antoine Caritat, marchese di Condorcet]]]]
La semplice ragione non fa tutti uguali allo stesso modo: «è la proprietà che fa il cittadino»<ref>Montesquieu, ''Lo spirito delle leggi'' in [[Furio Diaz]], ''Dal movimento dei lumi al movimento dei popoli: l'Europa tra illuminismo e rivoluzione'', Il Mulino, 1986 p.246</ref>
Le simpatie politiche degli illuministi sono rivolte alla [[monarchia costituzionale]] che per il suo carattere moderato dà garanzia di ordine e di pace favorendo l'uguaglianza oppure sono disposti a concedere fiducia anche al dispotismo illuminato:
{{Quote|La democrazia e l'aristocrazia non sono degli stati liberi per loro natura. La libertà politica si trova solo negli stati moderati, ma essa non esiste sempre negli stati moderati, essa c'è soltanto quando non si abusa del potere.<ref>Montesquieu, ''Lo spirito delle leggi''</ref>}}
La Natura e la ragione uguale per tutti rendono gli uomini fratelli al di là di ogni differenza etnica o nazionale. La fratellanza si traduce nell'ideale politico del [[cosmopolitismo]].
Quando però la parola ''cosmopolite'' fu immessa nel [[1762]] nel vocabolario dell'[[Accademia francese]] se ne dava una connotazione negativa<ref>[http://www.italica.rai.it/principali/lingua/bruni/schede/cosmopoli.htm F. Bruni, ''Storia della lingua italiana]</ref>:
{{quote|Colui che non si riferisce ad una patria. Un cosmopolita non è un buon cittadino||Celui qui n’adopte point de patrie. Un cosmopolite n’est pas un bon citoyen|lingua=fr}}
Il giudizio sul cosmopolitismo mutò radicalmente dopo gli avvenimenti della [[Rivoluzione francese]] e nell’edizione del vocabolario del [[1798]] appare scritto a proposito del termine ''cosmopolite'':
{{Quote|Cittadino del mondo. Il termine si riferisce a colui che non si riferisce a una patria. Un cosmopolita considera l'universo come la sua patria||Citoyen du monde. Il se dit de celui qui n’adopte pas de patrie. Un cosmopolite regarde l’univers comme sa patrie|lingua=fr}}
[[File:Cesare Beccaria 1738-1794.jpg|thumb|right|150px|[[Cesare Beccaria]]]]
Al di là dei limiti storici queste idee di libertà, uguaglianza tolleranza per merito degli illuministi divennero patrimonio comune della cultura della Francia che cercò di esprimerli nella Rivoluzione e poi di esportarle nel resto d'Europa.
Collegata alla visione illuministica della storia e alla fiducia nella ragione è l'idea fondamentale che il progresso dell'uomo, senza sottovalutare gli ostacoli posti dai diversi costumi e tradizioni, sia inarrestabile.
{{Quote|Le nostre speranze sul futuro del genere umano possono venire riassunte in tre punti importanti: la distruzione delle diseguaglianze tra le nazioni, i progressi dell'uguaglianza all'interno di uno stesso popolo, ed infine il perfezionamento reale dell'uomo...Affrontando questi tre problemi troveremo - nell'esperienza passata e nell'osservazione dei progressi finora compiuti dalle scienze e dalla civiltà, nonché dall'analisi del cammino dello spirito umano e dello sviluppo delle sue facoltà - i motivi più forti per ritenere che la natura non ha posto alcun termine alle nostre speranze.<ref>Condorcet, ''Saggio di un quadro storico dei progressi dello spirito umano'', Introduzione</ref>}}
Gli illuministi, inoltre, criticarono pesantemente l'uso della [[tortura]] e della [[pena di morte]] portando a radicali riforme giudiziarie come quelle di [[Maria Teresa d'Austria]] e di [[Pietro Leopoldo]]. La principale opera in questo senso è il libro ''[[Dei delitti e delle pene]]'' di [[Cesare Beccaria]], molto ammirato da Voltaire e Diderot.
== Religione e morale ==
Tipico del pensiero illuminista è il rifiuto di ogni religione [[Rivelazione|rivelata]] e in particolare del Cristianesimo, ritenuto origine degli errori e della superstizione. Da qui la scelta del [[deismo]] come religione naturale e l'identificazione della religione con la morale.
{{Vedi anche|Illuminismo in Inghilterra#Deismo{{!}}Il deismo nell'Illuminismo inglese}}
Non considerando le posizioni materialistiche ed [[ateismo|atee]], come quelle dell'ultima fase del pensiero di Diderot, il deismo si ritrova nella maggior parte dei pensatori illuministi i quali, attraverso argomentazioni scientifiche, cercano di dimostrare l'esistenza di un Dio all'origine dell'universo. La meravigliosa macchina del cosmo fa infatti pensare che debba esserci come [[Aristotele#La filosofia: scienza delle cause e ricerca delle essenze|causa efficiente, non causa finale]], un "eterno geometra":
{{Quote|Quando mi rendo conto dell'ordine, della prodigiosa abilità delle leggi meccaniche e geometriche che governano l'universo, dei mezzi e dei fini innumerevoli di tutte le cose, sono preso dall'ammirazione e dal rispetto...Io ammetto così quest'intelligenza suprema senza temere che mi si possa far cambiare opinione...Ma dov'è quest'eterno geometra? Esiste in qualche luogo oppure dovunque, senza occupare uno spazio? Non ne so nulla.<ref>Voltaire, ''Questioni sull'Enciclopedia'', articolo ''Ateo''</ref>}}
Un Dio quindi che non interverrà più nella creazione dell'universo che egli «lascia andare come va» e che non interferisce nella storia dell'uomo che alla fine non sarà né condannato né premiato per le sue azioni.
La guida dell'uomo nella sua condotta morale diviene una religiosità [[laicismo|laica]], trasformazione della religione in morale naturale i cui precetti sono uguali per tutti gli uomini:
{{Quote|Per religione naturale si devono intendere i principi morali comuni a tutto il genere umano.<ref>Voltaire in ''Enciclopedia Garzanti di Filosofia''</ref>}}
{{Quote|I doveri a cui siamo tutti tenuti nei confronti dei nostri simili appartengono essenzialmente ed unicamente al dominio della ragione, e pertanto sono uniformi presso tutti i popoli. La conoscenza di questi doveri costituisce ciò che si chiama morale e rappresenta uno degli oggetti piú importanti a cui la ragione possa riferirsi ...<ref>D'Alembert, ''Elementi di filosofia'', VII</ref>}}
Tra i doveri naturali va annoverato il nuovo concetto rivoluzionario di tolleranza che viene spesso riferito alla vita economica applicando il concetto illuministico della ragione operativa, nel senso di giudicare la razionalità dai suoi risultati pratici:
{{Quote|Se ognuno avesse la tolleranza che qui sostengo, in uno stato diviso tra dieci fedi religiose vi sarebbe la stessa concordia che sussiste in una città nella quale varie categorie di artigiani si sopportano reciprocamente, Il risultato sarebbe quello di una onesta emulazione a chi meglio riesce a segnalarsi per pietà, per buoni costumi, per coscienza.<ref>Bayle, ''Commentario filosofico''</ref>}}
Lo stesso valore di tolleranza non esclude che si possa professare la fede in una religione rivelata: questo però sarà consentito solo nell'ambito della morale privata e non in quello della morale pubblica:
{{Quote|Reprimete con severità coloro che col pretesto della religione mirano a turbare la società, a fomentare sedizioni, a scuotere il giogo delle leggi; noi non siamo i loro apolegeti; ma non confondete con questi colpevoli coloro che vi chiedono solo la libertà di pensare, di professare il credo che giudicano migliore e che, per il resto, vivono da fedeli cittadini dello stato... Noi predichiamo la tolleranza pratica non quella speculativa, e si comprende a sufficienza la differenza che esiste tra il tollerare una religione e l'approvarla.<ref>''Enciclopedia'' voce "Tolleranza"</ref>}}
=== La soppressione della Compagnia di Gesù ===
{{Quote|Schiacciate l'infame|Voltaire|Écrasez l'Infâme<ref> Voltaire in Giuseppe Fumagalli, ''Chi l'ha detto?'', Hoepli editore, 1980
p.456</ref>|lingua=fr}}
L'atteggiamento dell'Illuminismo nei confronti della religione cristiana e dei suoi rapporti col potere civile non furono uguali dappertutto: se in [[Inghilterra]] i problemi legati alla lotta contro l'assolutismo monarchico si erano già in parte risolti, seppure faticosamente, con l'editto di tolleranza del [[1689]], che poneva fine ufficialmente alle persecuzioni religiose e relegava la [[fede]] all'ambito soggettivo-individuale, nell'Europa continentale l'illuminismo «mantenne una dura avversione per la Chiesa Cattolica»<ref>Luigi Mezzadri, Paola Vismara Chiappa, Paola Vismara, ''La Chiesa tra Rinascimento e illuminismo'', pag. 346, Città Nuova, Roma 2006. Secondo questi studiosi di pensiero cattolico questo sarebbe «il grave limite dell'illuminismo [...] Anche nelle colonie americane si ha una forma di "multiprotestantesimo", che tende ad escludere la legittimità della professione religiosa cattolica» (''ivi'').</ref>: «gli Stati cominciarono ad assumere un atteggiamento indipendente ; si liberarono da ogni rispetto per la politica del Papato; rivendicarono per i loro affari interni, un'autonomia che concedeva alla curia un'influenza sempre minore, anche nelle questioni ecclesiastiche»<ref>Leopold von Ranke, ''Storia dei papi'', Sansoni, 1965 pp.930-943</ref>
{{Quote|In questo clima intellettuale e politico non sorprende che la Compagnia di Gesù, tradizionale assertrice dei diritti della Chiesa e del Pontificato, si sia trovata esposta ad una violentissima campagna di accuse, (non esclusa quella di tramare contro lo Stato) ed abbia finito per essere travolta. All'anticlericalismo trionfante...si affiancarono le correnti giurisdizionalistiche che sostenevano l'urgenza di smantellare i secolari privilegi di cui godeva ancora la Chiesa: dal diritto d'asilo al foro ecclesiastico.<ref>Antonio Desideri, ''Storia e storiografia'', vol.2, Casa editrice G. D'Anna, Firenze 1979, p.14</ref>}}
I [[gesuiti]], intransigenti difensori del primato papale, sulla spinta dei conflitti crescenti tra chiesa e stato, nonché di un'opinione pubblica che ne chiedeva l'annientamento, vennero espulsi da quasi tutti i paesi europei:<ref>Secondo J. Le R. D'Alembert, la cacciata dei gesuiti dall'Europa fu uno degli avvenimenti principali che contribuì a segnare il secolo illuminista (cfr. ''Sur la destruction des jésuites en France, par un auteur désintéressé'', Nabu Press, 2010).</ref> «Cominciò nel 1759 il Portogallo seguito dalla Francia (1762), dalla Spagna (1769), da Napoli e da Parma signoreggiate da principi borbonici. Non fu estranea a questa misura, per quanto riguarda le colonie spagnole e portoghesi, l'avversione dei coloni per le ''[[Riduzioni gesuite|reducciones de indios]]'', i villaggi costruiti dai gesuiti per raccogliervi gli indigeni e salvarli dallo sfruttamento degli ''[[encomienda|encomenderos]]''.<ref>A. Desideri, ''Op. cit. ibidem''</ref>»
Il papa [[Clemente XIV]] nel [[1773]] con il breve ''Dominus ac Redemptor'' risolse di [[Compagnia di Gesù#Soppressione e rinascita dell.27ordine|sopprimere]] la [[Compagnia di Gesù]].<ref>Alexis de Saint Priest, ''Historie de la chute des jésuites aux dix hiutième siecle (1750-1782)'', Capolago, Tipographie et librairie helvétique, 1845.</ref><ref>''Storia del mondo moderno'', Cambridge University Press, vol. VIII, ''Le rivoluzioni d'America e di Francia (1763-1793)'', Milano 1969.</ref><ref>Ludovico Von Pastor, ''Storia dei papi'', vol. XVI, ''Storia dei Papi nel periodo dell'assolutismo dall'elezione di Benedetto XIV sino alla morte di Pio VI (1740-1799)'', Roma 1953.</ref>
«I beni dell'ordine furono incamerati e destinati, in gran parte, alla creazione di opere pubbliche gestite dallo Stato, che presero il posto delle scuole gestite dai Gesuiti.<ref>A. Desideri, ''Op. cit. ibidem''</ref>». La compagnia tuttavia non scomparve del tutto in Europa, in quanto in Russia, [[Caterina II di Russia|Caterina la Grande]], pur essendo molto sensibile allo spirito illuminista, rifiutò la [[delibazione]] papale e mantenne vivo l'ordine.
=== Le controversie con la Chiesa cattolica ===
==== L'Inquisizione ====
Fu inoltre a seguito all'apertura del dibattito sulla religione e del suo ruolo nella società, che trovava un confronto con i pensatori [[giansenismo|giansenisti]] dell'epoca, che vennero scritti saggi critici sull'[[Inquisizione]], come la "Storia generale dell'Inquisizione" di [[Pietro Tamburini]]<ref>Libro inserito nell'[[Indice dei libri proibiti]] fino al [[Concilio Vaticano II]]</ref>.
L'Inquisizione venne descritta come il luogo per eccellenza nel quale, tramite ripetuti crimini e torture, si esprimeva l'autentica ortodossia cattolica, spesso peraltro resa un tutt'uno con quella protestante.<ref>Léo Moulin, ''L'Inquisizione sotto inquisizione'', a cura dell'Ass. Culturale ICARO, Cagliari 1992</ref>
Voltaire nel suo ''Dizionario filosofico'' introduce la voce "Inquisizione" scrivendo: {{Quote|L'Inquisizione è, come si sa, un'invenzione mirabile e autenticamente cristiana per rendere più potenti il papa e i monaci e per rendere ipocrita un intero regno}}
e, dopo una disamina della storia dell'inquisizione termina commentando le procedure del tribunale dell'inquisizione:
{{Quote|Si è imprigionati dietro la semplice denuncia delle persone più scellerate; un figlio può denunciare il padre, una donna il marito; non si è mai messi a confronto con i propri accusatori, i beni vengono confiscati a favore dei giudici: così almeno si è comportata l'Inquisizione fino ai giorni nostri. V'è in ciò qualcosa di divino, perché è incomprensibile che gli uomini abbiano sopportato con tanta pazienza questo giogo.<ref> Voltaire, ''Dizionario filosofico'', trad. it. di R. Lo Re e L. Sosio, Milano 2000, voce «Inquisizione», p. 286</ref>}}
Secondo due storici [[revisionismo|revisionisti]] [[Edward Peters]] ([[1988]])<ref>E. Peters. ''Inquisition''.[[New York]] 1988</ref> e [[Henry Kamen]] ([[1997]])<ref>H. Kamen. ''The Spanish Inquisition: A Historical Revision''. [[London]] 1997</ref> queste analisi, avrebbero operato uno stravolgimento dei dati storici sull'[[Inquisizione]], distorsione che chiamano [[leggenda nera dell'Inquisizione]] o del "secolo dell'intolleranza". Questa stortura storica sarebbe stata opera di ambienti [[protestanti]] e, a seguire, [[illuministi]], a partire almeno dal [[XVI secolo]], con l'obiettivo di screditare l'immagine sia della [[Chiesa cattolica]], sia dell'[[Impero spagnolo]].
==== La Riforma ====
Da parte della Chiesa cattolica si registrò la saldatura della polemica antilluministica con la controversia antiprotestante determinando la formulazione di un drastico giudizio sulla [[Riforma protestante|Riforma]]: la convinzione più diffusa tra gli esponenti del clero riguardava il fatto che la rivolta di [[Lutero]], introducendo il principio del [[Martin Lutero|libero esame]], avrebbe aperto sul piano filosofico la via a quella catena di errori che portano dal [[socinianesimo]], al [[deismo]] e da questo all’[[ateismo]], sul piano politico avrebbe generato uno spirito di ribellione che spingerebbe a resistere a ogni autorità socialmente costituita.<ref>Daniele Menozzi, ''La Chiesa cattolica e la secolarizzazione'', Einaudi, Torino, 1993</ref>.
Secondo una diffusa credenza, che attraversa tutta la storia della Chiesa e che si ritrova anche nel corso del Settecento, i mali di cui soffriva la società sarebbero effetto dei castighi inviati da Dio non solo per i peccati di singoli uomini, ma anche per quel peccato di natura politica e sociale che consisterebbe nel rifiuto del riconoscimento dei privilegi ecclesiastici.<ref>Fausto Fonzi, ''le relazioni fra Genova e Roma al tempo di Clemente XIII'', in "Annuario dell'Istituto storico Italiano per l'età moderna e contemporanea", n. 8, 1957, p. 233</ref>.
Il sacerdote gesuita e apologista Nicolas Joseph Albert de Diessbach, il futuro fondatore delle "''Amicizie cristiane''" - società segreta di propaganda cattolica reazionaria - manifestò nel suo libro ''Le chrétien catholique'' ([[1771]]), la convinzione che i "lumi" costituivano l'aberrante risultato dell'iniziale rifiuto [[Satana|satanico]] del protestantesimo di riconoscere la suprema autorità della Chiesa nella direzione degli uomini.<ref>N. A. Diessbach, ''Le chrétien catholique'', in ''Démonstration évangéliques'', a cura di J. P. Migne, XIII, Paris, 1843, pp. 182-184</ref>. Pur criticando l'illuminismo, Diessbach aveva adottato nei suoi scritti lo stile e il modo di sentire di [[Jean-Jacques Rousseau|Rousseau]], di cui del resto apprezzava esplicitamente la sincerità e la travagliata affettività.
L’abate veneziano [[Giovanni Maria Ortes]], nel suo trattato ''Della religione e del governo dei popoli'' ([[1780]]), in reazione alla modernità proponeva altresì un ritorno alla società cristiana [[Medioevo|medievale]]. Egli affermava infatti che il sistema realizzato da [[Carlo Magno]] e [[Papa Leone III|Leone III]], e restaurato poi da [[Papa Gregorio VII|Gregorio VII]], costituirebbe il pieno conseguimento dei principi politici e sociali del cristianesimo<ref>G. M. Ortes, ''Della religione e del governo dei popoli'', Venezia, 1780, pp. 183-186</ref>.
Queste tesi saranno avversate nella seconda meta' del [[secolo XX]] dallo storico austriaco Friedrich Heer - sostenuto dal teologo e sacerdote [[Domenicani|domenicano]] [[Marie-Dominique Chenu]] - che, nell’opera ''Das Experiment Europa'', asserì l'infondatezza dello schema intransigente sull'origine della secolarizzazione, che, secondo questi studiosi, dovrebbe essere individuata nel medioevo piuttosto che in una inesistente genealogia Riforma-Illuminismo-Rivoluzione francese.<ref>F. Heer, ''Das Experiment Europa''. Tausend Jahre Christenheit, Einsiedeln, Cologne, 1952</ref>.
== Diffusione dell'Illuminismo ==
L'Illuminismo fu anche un movimento profondamente cosmopolita: pensatori di nazionalità diverse si sentirono accomunati da una profonda unità d’intenti, mantenendo stretti contatti epistolari fra loro. Furono illuministi [[Pietro Verri]], [[Cesare Beccaria]] e [[Mario Pagano]] in Italia, [[Halle]], [[Christian Wolff (filosofo)|Wolff]], [[Gotthold Ephraim Lessing|Lessing]] in Germania, [[Benjamin Franklin]] e [[Thomas Jefferson]] nelle colonie americane.
Durante la prima metà del XVIII secolo, molti tra i principali esponenti dell'Illuminismo furono perseguitati per i loro scritti o furono messi a tacere dalla censura governativa e dagli attacchi della Chiesa, ma negli ultimi decenni del secolo, il movimento si affermò in Europa ed ispirò la [[rivoluzione americana]] e successivamente quella francese.
Il successo delle nuove idee, sorretto dalla pubblicazione di riviste e libri e da nuovi esperimenti scientifici inaugurò una moda diffusa persino tra i nobili e il clero. Alcuni sovrani europei adottarono le idee e il linguaggio dell'Illuminismo. Gli illuministi, attratti dal concetto di filosofo-re che illumina il popolo dall'alto, guardarono con favore alla politica dei cosiddetti despoti illuminati, come [[Federico II di Prussia]], [[Caterina II di Russia]] e [[Giuseppe II d'Austria]].<br />
{{Vedi anche|Dispotismo illuminato}}
La Rivoluzione francese, specie nel periodo compreso tra il 1792 e il 1794, espressione dell'ala più rivoluzionaria dell'Illuminismo, che è stato definito come "radicale"<ref>M. C. Jacob, ''L'Illuminismo radicale'', Bologna, Il Mulino, 1983 (Cfr. ''Rivista storica italiana'', Volume 115, Edizioni scientifiche italiane 2003 p.286 e sgg.)</ref> pose fine alla diffusione pacifica, ma talvolta anche solo elitaria, dell’Illuminismo e, per i suoi episodi più sanguinosi, viene citata come motivo per esprimere una valutazione negativa sull'Illuminismo.
{{Vedi anche|Illuminismo in Inghilterra|Illuminismo italiano|Illuminismo in Polonia|Illuminismo in Spagna|Haskalah|Illuminismo in Germania}}
== Letteratura critica ==
Nell'[[secolo XIX|800]] l'illuminismo fu giudicato come un movimento di pensiero che aveva rivoluzionato il mondo: [[Hegel]] e [[Marx]], pur avanzando critiche, considerano il pensiero illuminista come una conquista definitiva dell'umanità.
Hegel contesta però all'illuminismo il fatto di non aver colto il vero senso della storia dove veniva fatta agire una ragione astratta e non la realtà dello Spirito assoluto.
Marx esalta la critica illuminista della religione ma ne coglie i limiti legati alla classe borghese che l'ha espresso: esso infatti non ha colto i fondamenti economici del fatto storico.
Accese critiche vengono rivolte all'Illuminismo nel periodo della [[Restaurazione]] con autori come [[Louis de Bonald|De Bonald]] e [[De Maistre]] che negano che l'essenza dell'uomo sia la ragione: vale invece per determinare l'uomo una conoscenza religiosa. Infatti la critica individualistica della ragione che pretende di capire la realtà sulla base di principi immanenti non è altro che l'eterna presunzione dell'umanità: peccato di orgoglio che Dio può punire come ha fatto con il periodo del [[Terrore]] in Francia.<ref>«De Maistre, come cattolico di immacolata ortodossia che egli era e si credeva, giudicò il Terrore una punizione atroce, ma meritata, inflitta dalla Provvidenza alle colpe della Francia traviata...» (in Alfredo Galletti, ''L'opera di Giosuè Carducci: (il poeta- il critico- il maestro)'', Nicola Zanichelli, 1929)</ref>
Lo [[storicismo]] tedesco giudica positivamente la concezione illuminista della storia<ref>W. Dilthey, ''Il secolo XVIII e il mondo storico'', trad. it. Edizioni di Comunità, Milano 1967</ref> e così anche l'illuminismo in genere come «una nuova visione del mondo».
Nel [[XX secolo|'900]] [[Benedetto Croce|Croce]] riprende l'interpretazione hegeliana dell'Illuminismo riconsiderandola nell'ambito del neoidealismo italiano<ref>B. Croce, ''Teoria e storia della storiografia'' nel saggio ''La storiografia dell'Illuminismo'', Laterza, Bari 1916</ref> mentre la [[scuola di Francoforte]] con [[Max Horkheimer]], risentendo della tragica esperienza della [[seconda guerra mondiale]], ritiene che la portata rivoluzionaria dell'illuminismo sia fallita nel momento in cui l'uomo, che aveva imparato a padroneggiare il mondo con la sua ragione, ne sia stato poi dominato nel senso che la ragione soggettiva operava ormai senza chiedersi a quali fini si indirizzava limitandosi a trovare solo i mezzi più adatti per soddisfare quegli obiettivi che la società nel suo complesso aveva già indicato.<ref> M. Horkhemeier, ''Eclisse della ragione'', trad. it. Einaudi, Torino 1960, cap. ''I mezzi e i fini''</ref><ref>M. Horkhemeier- Th. Adorno, ''Dialettica dell'Illuminismo'', trad. it. Einaudi, Torino 1966 (originale tedesco 1946)</ref>
Sulla linea dell'interpretazione marxista [[Lucien Goldmann]] rileva i limiti della concezione illumista della storia ma esalta la funzione critica della ragione alla quale occorre rifarsi per una critica rivoluzionaria della società contemporanea.<ref>L. Goldmann, ''L'Illuminismo e la società moderna'', trad. it. Einaudi, Torino 1967</ref>
La [[Neokantismo|scuola neo-kantiana]] di [[Marburgo (Germania)|Marburgo]] evidenzia la positività della filosofia illumista della conoscenza che scopre lo strumento del tutto nuovo della funzione critica della ragione nell'interpretazione dell'esperienza.<ref>E. Cassirer, ''La filosofia dell'Illuminismo'', trad. it. La Nuova Italia, Firenze 1973</ref>
[[Paul Hazard]] mette in luce nelle sue opere, attraverso l'esame di diversi aspetti, da quello filosofico a quello letterario e culturale, il grande merito dell'illuminismo nell'aver messo in crisi il vecchio mondo; d'altra parte sono da ascrivere all'illuminismo le contraddizioni, ereditate dall'età successiva, insite nei concetti di natura e di progresso.<ref>P. Hazard, ''La crisi della coscienza europea'', Einaudi Torino 1946</ref>
Un aspetto particolare dell'illuminismo è trattato da [[Reinhart Koselleck]] che descrive la nascita di questo movimento nell'ambito della situazione politica europea con una speciale attenzione alla [[Massoneria]].<ref>R. Kosllech, ''Critica illuministica e crisi della società borghese'', Il Mulino, Bologna 1972</ref>
Nell'ambito della letteratura critica [[Cattolicesimo|cattolica]] sull'Illuminismo, sviluppatasi nella seconda metá del secolo XX, si sostiene come l'Illuminismo fosse caratterizzato dall'esaltazione di idee e principi (quali l'uguaglianza, la libertà, la fraternità) che sarebbero già stati storicamente proposti in Europa dal [[Cristianesimo]] e successivamente ripresi dagli illuministi e ripresentati avulsi dalla loro origine religiosa, se non addirittura in funzione anticristiana.
[[Joseph Ratzinger]], futuro pontefice della [[Chiesa cattolica]], scrive in proposito:
{{Quote|Il cristianesimo, fin dal principio, ha compreso se stesso come la religione del ''logos'', come la religione secondo ragione.
Non ha individuato i suoi precursori in primo luogo nelle altre religioni, ma in quell’Illuminismo filosofico che ha sgombrato la strada dalle tradizioni per volgersi alla ricerca della verità e verso il bene.... In quanto religione dei perseguitati, in quanto religione universale, al di là dei diversi Stati e popoli, ha negato allo Stato il diritto di considerare la religione come una parte dell’ordinamento statale, postulando così la libertà della fede.
Ha sempre definito gli uomini,... creature di Dio e immagine di Dio, proclamandone in termini di principio,... la stessa dignità.<br />
In questo senso l’Illuminismo è di origine cristiana ed è nato non a caso proprio ed esclusivamente nell’ambito della [[fede cristiana]]. Laddove il cristianesimo, contro la sua natura, era purtroppo diventato tradizione e religione di Stato.
[...] È stato ed è merito dell’Illuminismo aver riproposto questi valori originali del cristianesimo e aver ridato alla ragione la sua propria voce.<ref>[[Joseph Ratzinger]] da ''L’Europa di Benedetto nella crisi delle culture'', Cantagalli, Siena 2005</ref>}}
Secondo lo storico cattolico del Medioevo [[Franco Cardini]]:
{{Quote|Gli intellettuali dell'Enciclopedia, che già avevano avviato la demonizzazione delle Crociate, della civiltà medievale e che stavano gettando cumuli di calunnie sulla conquista delle Americhe da parte delle potenze cattoliche di Spagna e Portogallo, non si lasciarono sfuggire le opportunità che la vicenda legata a Galileo Galilei offriva in termini di polemica anticattolica: e quello che era, e poteva restare, un caso umano, ancorché doloroso e drammatico, fu trasformato in un caso - il caso Galileo appunto -, esemplare, nell'intenzione dei suoi formulatori, di una costitutiva inconciliabilità tra fede e ragione, tra religione e scienza, tra dogma e libertà di ricerca.<ref>Franco Cardini, [http://www.europaoggi.it/content/view/49/94/ ''Processi alla Chiesa. Mistificazione e apologia'', Piemme, 1994, pp.329-352].</ref>}}
La visione della Chiesa e della stessa storia del cristianesimo in generale presentate dagli illuministi come un'epoca buia e irta di superstizioni sono state variamente contestate dalla letteratura critica d'ispirazione religiosa.<ref>[[Régine Pernoud]], ''Medioevo. Un secolare pregiudizio'', Bompiani, Milano, 1983</ref><ref>[[Luigi Negri]], ''False accuse alla Chiesa'', Piemme, Casale Monferrato (AL), 1997.</ref><ref>«La propaganda menzognera che inizia nel Settecento, e forse anche prima, è riuscita ad ottenere la sua più grande vittoria, dando [a voi cattolici] una cattiva coscienza, persuadendovi che siete colpevoli di tutti i mali del mondo, che siete gli eredi di una storia da dimenticare», cfr. [[Léo Moulin]], intervistato da [[Vittorio Messori]] in ''Inchiesta sul cristianesimo'', Torino, SEI, 1987; 3ª ed. Milano, Oscar Mondadori, 1993, p. 368).</ref>
Si è anche sostenuto, in particolare da parte del filosofo [[Friedrich von Hayek]], che diversi furono gli aspetti e le eredità dell'Illuminismo, e cioè che andrebbero distinte delle forme di Illuminismo autenticamente laiche e liberali, ispirate alla scuola anglo-sassone e kantiana, e altre invece di stampo totalitario e giacobino, di ascendenza francese.<ref>F. A. von Hayek, ''Nuovi studi di filosofia, politica, economia e storia delle idee'', a cura di E. Coccia e G. Minotti, Roma, Armando, 1988.</ref>
Quale sia oggi l'eredità dell'illuminismo percepibile nella società del [[XXI secolo]] è il tema trattato da [[Eugenio Scalfari]] nell'opera ''Attualità dell'illuminismo'' (ed. Laterza, 2001)<ref>In Giuseppe Vottari, ''L'illuminismo. Un percorso alfabetico nell'età delle riforme'', ed. Alpha Test, 2003 p.36</ref>, una raccolta di tredici interventi tra i quali quelli di [[Umberto Eco]], [[Umberto Galimberti]], [[Norberto Bobbio]], [[Lucio Villari]] e [[Gianni Vattimo]] che si possono riassumere nella considerazione che «l'illuminismo in quanto "sistema culturale" ha prodotto una cesura nella storia dell'Occidente cristiano, un taglio netto che ha determinato epocali cambiamenti materiali e di mentalità...ma esso ha anche evocato spettri e alimentato illusioni, suscitato conflitti e inasprito contrasti, non da ultimo proprio perché con l'affermazione dell'illuminismo si è imposto definitivamente il processo di secolarizzazione sociopolitica e di laicizzazione culturale della società europea»<ref>G. Vottari, ''Op. cit. Ibidem'' </ref>
Nell'età contemporanea valgono quindi ancora
{{Quote|Il tentativo di Montesquieu di difendere la libertà contro le incursioni del dispotismo, la campagna di Voltaire contro la perversione della giustizia, il sostegno di Rousseau per i diritti dei diseredati, il dubitare di ogni autorità di Diderot inclusa quella stessa della ragione: queste le armi lasciate dagli intellettuali del XVIII secolo ai loro epigoni di duecento anni dopo.<ref>[[Robert Darnton]], ''La dentiera di Washington'', Donzelli 1997</ref>}}
== Note ==
{{references|2}}
== Bibliografia ==
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* B. Bongiovanni e L. Guerci (a cura di), ''L’albero della Rivoluzione'', Torino, Einaudi, 1989.
* C. Beccaria, ''Dei delitti e delle pene'', a cura di F. Venturi, Torino, Einaudi, 1965.
* P. Casini, ''Introduzione all'Illuminismo. Da Newton a Rousseau'', Roma-Bari, Laterza, 1980.
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* E. Cassirer, ''La filosofia dell’Illuminismo'', Firenze, La Nuova Italia, 1974
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* F. Minazzi e D. Ria (a cura di), ''Realismo, Illuminismo ed ermeneutica: percorsi della ricerca filosofica attuale'', FrancoAngeli, Milano, 2004.
* S. Moravia, ''La scienza dell’uomo nel Settecento'', Roma-Bari, Laterza, 1970.
* S. Moravia, ''Il tramonto dell’Illuminismo'', Roma-Bari, Laterza, 1986.
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* D. Rei, ''La rivoluzione scientifica'', Torino, SEI 1983.
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* G. Rudé, ''L’Europa del Settecento, storia e cultura'', Roma-Bari, Laterza, 1986.
* J.S.Spink, ''Il libero pensiero in Francia da Gassendi a Voltaire'', Firenze, Vallecchi, 1974.
* A.Tenenti, ''L’età moderna, XVI-XVIII secolo'', Bologna, Il Mulino, 1990.
* A.Vartanian, ''Diderot e Descartes'', Milano, Feltrinelli, 1956.
* F. Venturi, ''Settecento riformatore'', voll. IV.1 e IV.2, Torino, Einaudi, 1976.
* M. Vovelle, ''La mentalità rivoluzionaria'', Roma-Bari, Laterza, 1987.
* M. Vovelle, ''I giacobini e il giacobinismo'', Roma-Bari, Laterza, 1998.
* A.M.Wilson, ''Diderot: Gli anni decisivi'', Milano, Feltrinelli, 1984.
== Voci correlate ==
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* [[XVIII secolo]]
* [[Assolutismo illuminato]]
* [[Cosmopolitismo]]
* [[Deismo]]
* [[Encyclopédie]]
* [[Filantropia]]
* [[Filantropismo]]
* [[Illuminismo (letterario)]]
* [[Illuminismo in Inghilterra]]
* [[Illuminismo in Polonia]]
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* [[Libertà]]
* [[Razionalismo]]
* ''[[Risposta alla domanda: che cos'è l'Illuminismo?]]''
* [[Rivoluzione francese]]
* [[Sapere aude]]
* [[Tolleranza]]
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== Collegamenti esterni ==
* [http://www.ariannascuola.eu/joomla/filosofia/filosofia-barocca/lilluminismo/schema-che-cose-lilluminismo.html Schema sull'Illuminismo]
* [http://www.filosofico.net/kantillu.htm Immanuel Kant, ''Risposta alla domanda: che cos'è l'Illuminismo?'' (testo integrale)]
* [http://it.encarta.msn.com/encyclopedia_761571679/Illuminismo.html, Voce ''Illuminismo'' nell’enciclopedia Encarta online]
* [http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=23404 ''Contro l'Illuminismo'']
* [http://illuminismo.exactpages.com Analisi critica dell'Illuminismo]
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