Revision 55524793 of "Utente:WalrusMichele/Sandbox2" on itwiki

{{Libro
|tipo = 
|titolo = Alla ricerca del tempo perduto
|titoloorig = À la recherche du temps perdu
|titolialt = 
|titoloalfa = Ricerca del tempo perduto, Alla
|immagine = Proust - Du côté de chez Swann.djvu
|didascalia = 
|autore = [[Marcel Proust]]
|annoorig = [[1913]] - [[1927]]
|forza_cat_anno = 1913
|annoita = 
|genere = [[romanzo]]
|sottogenere = 
|lingua = fr
|ambientazione = 
|personaggi = 
|protagonista = 
|coprotagonista = 
|antagonista = 
|altri_personaggi = 
|serie = 
|preceduto = 
|seguito = 
}}
{{quote|A lungo, mi sono coricato di buonora.|incipit ''Dalla parte di Swann'', traduzione di Giovanni Raboni, Mondadori.|Longtemps, je me suis couché de bonne heure.|lingua=fr}}
'''''[[Alla ricerca del tempo perduto]]''''' (''À la recherche du temps perdu'') è l'opera più importante di [[Marcel Proust]], scritta tra il [[1909]] e il [[1922]], pubblicata in sette volumi tra il [[1913]] e il [[1927]]. Si colloca tra i massimi capolavori della letteratura universale per vari motivi, ma soprattutto per l'ambizione letteraria e filosofica che l'autore ha riposto in quest'opera (intuire di cosa il tempo è composto per cercare di fuggire il suo corso). 
In essa è racchiusa tutta l'evoluzione del pensiero dell'artista.
Tra i moltissimi temi trattati spicca il ritrovamento del tempo perduto, del ricordo, della rievocazione malinconica del passato perduto. L'opera per la sua struttura compositiva è stata definita ''L'oeuvre cathédrale''.<ref>Luc Fraisse, L'oeuvre cathédrale.</ref>

== Struttura dell'opera ==
Il primo volume della ''Ricerca'' apparve il [[14 novembre]] 1913.
La pubblicazione dei volumi seguenti venne interrotta dallo scoppio della [[prima guerra mondiale]].
Il lavoro febbrile di Proust sulla propria opera è ininterrotto e continuo: ad ogni bozza di stampa inviata da parte dell'editore, l'autore aggiunge nuove parti sui margini e su foglietti che incolla alle pagine (i famosi ''paperoles'').
Nel periodo della guerra e del [[primo dopoguerra]], quello che doveva essere l'ultimo volume dell'opera si espanse fino ad arrivare a comprenderne tre, che vennero pubblicati solo postumi.

L'opera è suddivisa, per motivi editoriali, in sette volumi:
* ''[[Dalla parte di Swann]]'' o ''La strada di Swann'' (''Du côté de chez Swann'', [[1913]])
* ''[[All'ombra delle fanciulle in fiore]]'' (''À l'ombre des jeunes filles en fleurs'', [[1919]], [[premio Goncourt]])
* ''[[I Guermantes]]'' (''Le côté de Guermantes'', [[1920]])
* ''[[Sodoma e Gomorra]]'' (''Sodome et Gomorrhe'', [[1921]]-[[1922]])
* ''[[La prigioniera]]'' (''La prisonnière'', [[1923]])
* ''[[La fuggitiva (romanzo)|La fuggitiva]]'' o anche ''Albertine scomparsa'' (''La fugitive'' ossia ''Albertine disparue'', [[1927]])
* ''[[Il tempo ritrovato]]'' (''Le temps retrouvé'', [[1927]])

In ''Dalla parte di Swann'' Proust ha inserito un vero e proprio "romanzo nel romanzo" col titolo ''Un amore di Swann'', spesso pubblicato separatamente.

== Trama ==
[[File:Eugène Boudin 011.jpg|thumb|Testo della didascalia]]

== Personaggi principali ==
[[File:Haas, Charles.jpg|thumb|Testo della didascalia]]
[[File:Montesquiou, Robert de - Boldini.jpg|thumb|Testo della didascalia]]
* il '''narratore''' (colui che dice "je"), assai raramente chiamato Marcel (da Albertine ne ''La prigioniera'');
* la '''madre''' del narratore, che Odette dirà gli assomiglia;
* il '''padre''' del narratore, che lavora al ministero degli affari esteri e nonostante appaia poco ha figura onesta e generosa;
* la '''nonna''' del narratore, Mathilde, che ha un'importanza fondamentale nell'infanzia del narratore e che lo inizia alla lettura delle lettere di [[Madame de Sévigné]];
* la '''zia Léonie''', detta anche Octave, che vive quasi esclusivamente a letto e offre al narratore il tè con il famoso biscotto «madeleine», scatentante i ricordi; alla morte il narratore ne erediterà la fortuna;
* '''Françoise''', cuoca della zia Léonie a Combray, poi a servizio della famiglia del narratore;
* '''Charles Swann''', vicino invitato regolarmente a Combray, possiede la tenuta di Tansonville;
* '''Odette''', poi Madame de Crécy, Madame de Swann e Madame de Fourcheville, già «cocotte», poi grande amore di Charles Swann;
* '''Gilberte''', figlia di Charles e Odette Swann, amica del narratore, sposerà Robert de Saint-Loup, duca di Guermantes;
* '''Madame Verdurin''', borghese ricca e ipocrita, «parvenue» che riunisce un «petit clan» nei suoi salotti, poi vedova, diverrà duchessa di Duras, poi principessa di Guermantes e verrà chiamata Sidonie;
* '''Monsieur''' Gustave Auguste '''Verdurin''', suo marito, critico d'arte, rende martire Saniette, un archivista fedele alla famiglia;
* '''Albertine''' Simonet, una delle «fanciulle in fiore», di cui il narratore si innamora, pur sospettando che lei abbia relazioni strane con le sue amiche;
* '''Andrée''', altra ragazza della banda di Balbec, il narratore la usa per ingelosire Albertine, ma non l'ama; lei più tardi sposerà Octave, nipote dei Verdurin;
* Madame '''Bontemps''', zia di Albertine che cerca di sbarazzarsi della nipote sperando che sposi il narratore;
* Barone di '''Charlus''', personaggio ambiguo e pieno di enfasi che affascina per la sua complessità il narratore, il quale ne scoprirà il segreto: è omosessuale, masochista, e ha per amanti il proprietario di un bordello, Jupien, poi il violinista e suo segretario '''Morel''', del quale è gelosissimo, infine un certo Maurice dal quale si fa frustare solo perché somiglia a Morel; il personaggio, pur non essendo del tutto ridicolo, ha spunti comici;
* '''Robert de Saint-Loup''', nipote del barone di Charlus e del duca di Guermantes, sottufficiale, amico del narratore, amante di Rachel, sposerà Gilberte, morirà al fronte;
* '''Mademoiselle de Saint-Loup''', figlia di Robert e Gilberte, al quale il narratore paragona la propria giovinezza;
* '''Rachel''', attrice e amante di Saint-Loup, al narratore non piace;
* '''Jupien''', sarto, sorta di parassita che vive nel cortile di casa Villeparisis, e durante la guerra del [[1914]] ha un bordello;
* il marchese di '''Norpois''', collega del padre del narratore, diplomatico vanitoso, amante della marchesa di Villeparisis;
* il '''duca di Guermantes''', fratello di Charlus, opportunista, abbandona la moglie il giorno dopo il matrimonio;
* il '''principe di Guermantes''', suo cugino, rovinato economicamente, sposerà Madame Verdurin in seconde nozze;
* '''Oriane''' di Guermantes, sposa del duca di Guermantes, per la quale il narratore prova un'infatuazione destinata a disilludersi quando ne scoprirà l'ipocrisia; il personaggio è ispirato da [[Geneviève Halévy|Mme Straus]] e dalla [[Élisabeth de Riquet de Caraman|Contessa de Greffulhe]];
* la marchesa Madeleine de '''Villeparisis''', zia dei Guermantes e del barone di Charlus, vecchia aristocratica decaduta e «blasée»
* '''Bergotte''', incarnazione dello scrittore di successo, «habitué» di salotti parigini, nonostante la malattia che lo porterà progressivamente a morire davanti a un quadro di [[Jan Vermeer|Vermeer]]. Si dice ispirato in parte ad [[Anatole France]];
* '''Elstir''', pittore moderno che frequenta i Verdurin, e il cui «atelier» verrà visitato dal narratore. I critici davanti alla descrizione delle sue opere l'hanno paragonato a [[James Abbott McNeill Whistler|Whistler]], [[William Turner|Turner]], [[Claude Monet|Monet]], [[Jean-Baptiste-Siméon Chardin|Chardin]], [[Pierre-Auguste Renoir|Renoir]] e [[Édouard Manet|Manet]];
* '''Vinteuil''', musicista, insegnante di pianoforte, soffre per il comportamento apertamente omosessuale della figlia; in parte ispirato a [[César Franck]] e a [[Gabriel Fauré]];
* '''Berma''', attrice famosa e ammirata da Norpois e da Bergotte, anche il narratore ne resta colpito, vedendo una rappresentazione della ''[[Fedra (Racine)|Fedra]]'';
* '''Albert Bloch''', studente ebreo amico del narratore che lo introdurrà alla letteratura e ai bordelli, poi giudicato troppo snob;
* docteur '''Cottard''', medico, fedele ai Verdurin, ingenuo;
* '''Brichot''', professore della [[Sorbonne]], appassionato di etimologia, morfinomane;
* '''Céleste Albaret''', cameriera al Grand Hôtel di Balbec, porta il nome della vera cameriera di Proust.

== Genesi dell'opera ==
[[File:Marcel Proust 1900.jpg|thumb|Testo della didascalia]]
Da sempre Proust desiderava essere un romanziere, ma questo desiderio rimaneva irrealizzato: sarà questo il tema di À la Recherche du temps perdu. Pigrizia, malattia, lutti, e impotenza a scrivere saranno gli ostacoli che si frappongono all’opera sognata.<ref>{{cita web|url=http://www.proust.it/introduzione/vocazione/uno.htm|titolo=La vocazione come destino|opera=Proust.it|pagina=1|accesso=16-01-2013}}</ref>

Ora, per scrivere la Recherche, Proust ha vissuto di persona questo iter iniziatico; al desiderio precocissimo di scrivere … ha fatto seguito un lungo periodo, fatto certamente non di insuccessi, ma di brancolamenti, come se la vera e unica opera si cercasse, si abbandonasse, si riprendesse senza mai trovarsi; e come quella del narratore, questa iniziazione negativa è andata compiendosi, se così si può dire, attraverso una certa quale esperienza della letteratura: i libri degli altri hanno prima affascinato e poi deluso Proust … questa “traversata della letteratura” … così simile all’itinerario iniziatico, pieno di tenebre e d’illusioni, si è potuta compiere per mezzo del pastiche (quale migliore testimonianza di fascinazione di demistificazione del pastiche?), dell’entusiasmo sconfinato (Ruskin) e della contestazione (Sainte-Beuve). Proust andava così avvicinandosi alla Recherche (di cui, come si sa, certi frammenti si trovano già nel Sainte-Beuve), ma l’opera non riusciva a “ingranare”. Le unità principali erano già lì … esse provavano a combinarsi in vario modo, come in un caleidoscopio, ma mancava ancora l’atto federatore che doveva permettere a Proust di scrivere la Recherche senza mai interrompersi, dal 1909 alla sua morte, a prezzo d’una segregazione di cui si sa bene quanto essa ricordi quella del narratore stesso, alla fine de Il tempo ritrovato.<ref>{{cita libro|autore=[[Roland Barthes]]|titolo=Il grado zero della scrittura|editore=[[Giulio Einaudi Editore|Einaudi]]|anno=[[2011]] (''4. rist.'')|id=<small>ISBN  978-88-06-16621-2</small>|lingua=[[lingua francese|francese]]}}</ref>

Composto tra il 1895 e il 1899, Jean Santeuil, un amalgama di frammenti,  rappresenta il tentativo di Proust di analizzare il passaggio dalla vita all’arte. Il romanzo mancava di composizione, cioè di una fine, che farà dell’arte una teoria della memoria nella Recherche, e una tensione verso questa fine, nella ricerca esitante e ininterrotta della verità che sarà condotta dal protagonista. Nel Santeuil l’impiego dei sensi rispetto alla memoria involontaria, architrave dell’etica e dell’estetica proustiane, è limitato al solo olfatto: è solo nella Recherche che anche gli altri sensi, la vista e il suo rapporto con la pittura,  l’udito nel suo rapporto con la musica, e il tatto entrano attivamente a far parte di quel corredo percettivo che solo consente l’accesso involontario alla memoria, e dunque alla verità e all’arte.<ref>{{cita web|url=http://www.proust.it/introduzione/vocazione/tre.htm|titolo=La vocazione come destino|opera=Proust.it|pagina=3|accesso=16-01-2013}}</ref>

Proust abbandona definitivamente Jean Santeuil nel 1902: a quell’epoca egli manca ancora della cultura e della potenza creativa necessarie a un capolavoro. Romanzo autobiografico in terza persona, il Santeuil riflette nella figura del protagonista tutte le insufficienze stilistiche e personali di un romanziere ancora immaturo, incapace di completare un’opera. Conscio dei propri limiti e nell’intento di superarli, Proust si dedica allo studio sistematico e appassionato dell'opera di Ruskin, filosofo e critico d'arte inglese da cui Proust trae le lezioni di architettura di cui troveremo i frutti già nelle prime pagine della Recherche, fino al paragone della Recherche con una cattedrale (“Quante grandi cattedrali restano incompiute” scrive Proust a proposito delle imperfezioni del suo edificio) e attraverso il quale Proust chiarirà, ne Le Temps retrouvé, l’impianto della sua opera. Nel 1904 Proust prenderà le distanze da Ruskin e dal suo culto della bellezza e soprattutto della lettura, dato che “la nostra saggezza comincia dove quella dell’autore finisce, e noi vorremmo che egli ci desse delle risposte, quando tutto ciò che egli può fare è darci dei desideri”. Credendo che la verità sia deposta tra le pagine dei libri, l’artista si condanna alla sterilità. Swann, la cui personalità e cultura affascinano per anni il protagonista, illustrerà bene nella Recherche il rischio di questo scacco.<ref>{{cita web|url=http://www.proust.it/introduzione/vocazione/quattro.htm|titolo=La vocazione come destino|opera=Proust.it|pagina=4|accesso=16-01-2013}}</ref>

Proust è convinto – sulla scia che va da Baudelaire al Surrealismo – che compito dell’artista è “liberare l’essenza delle sensazioni componendole, per sottrarle alla contingenza del tempo, in una metafora”; anche Proust, assegnando all’arte il compito di cogliere segrete “corrispondenze”, dichiara che “dipende da noi rompere l’incanto che tiene prigioniere le cose, portarle sino a noi e impedire che cadano per sempre nel nulla”. Ma le sensazioni e le cose sono immersi nel flusso della transitorietà, sommersi dal tempo.; si tratta allora di ingaggiare una strenua lotta col tempo per scavare nel proprio intimo e recuperare il prezioso patrimonio del proprio io più autentico.<ref>{{cita web|url=http://www.proust.it/introduzione/canoni_poetici/tre.htm|titolo=Canoni poetici|opera=Proust.it|pagina=3|accesso=16-01-2013}}</ref>

Già Bergson – che Proust amava – aveva parlato di una coesistenza di passato e presente nella nostra coscienza, di un “tempo interiore” che dissolve le normali categorie spazio-temporali,  dilata un momento e annulla, invece, un anno. Anche Proust si muove in questo senso, affidandosi, per il recupero della memoria, alle risorse dell’inconscio, alle sollecitazioni dei rapporti analogici. Sono i passaggi da memoria volontaria a memoria involontaria a costituire le famose “intermittenze del cuore” – titolo che inizialmente Proust intendeva dare alla Recherche, e sui quali tutta l’opera è basata.<ref>{{cita web|url=http://www.proust.it/introduzione/canoni_poetici/tre.htm|titolo=Canoni poetici|opera=Proust.it|pagina=3|accesso=16-01-2013}}</ref>

Da ''Contre Saint-Beuve'' a ''La Recherche''.<ref>{{cita web|url=http://www.proust.it/introduzione/valore_intelligenza/due.htm|titolo=Il valore dell'intelligenza|opera=Proust.it|pagina=2|accesso=16-01-2013}}</ref>

Nerval e Baudelaire forniscono a Proust degli esempi di scrittori che hanno esitato a lungo sulla forma delle loro opere: Sylvie e Les Chimères, o Les Fleurs du Mal e i Petits poèmes en prose costituiscono, per Proust, “tentativi diversi di esprimere la stessa cosa”. Questa debolezza da parte di artisti la cui “visione interiore è ben certa e ben forte”, Proust la mette curiosamente in conto a un possibile “predominio dell’intelligenza che indica piuttosto le vie diverse che il passare per una sola”. Lui stesso esitante sulla forma che darà alla sua opera, Proust approfondisce la sua analisi dell’intelligenza in un testo che i due editori del Contre Sainte-Beuve hanno proposto come prefazione al saggio (di cui un estratto è qui riportato alla voce “Il valore dell’intelligenza”). In esso sono esposte molte reminiscenze involontarie: il gusto del pane tostato inzuppato in una tazza di tè; la sensazione del pavimento sconnesso di un cortile, che ricorda Venezia allo scrittore; il rumore di un cucchiaio su un piatto che evocando quello del martello degli operai battuto sulle ruote di un treno, restituiscono a Proust una giornata di viaggio che egli aveva invano tentato di ritrovare attraverso le annotazioni letterarie tradizionali. Questo testo sottolinea soprattutto l’impotenza dell’intelligenza ad afferrare la realtà del passato.<ref>{{cita web|http://www.proust.it/introduzione/teoria_memoria/otto.htm|titolo=La teoria della memoria|opera=Proust.it|pagina=8|accesso=16-01-2013}}</ref>

Molti temi e contenuti dell'opera sono già apparsi in precedenti lavori dello scrittore. Il romanzo incompiuto ''[[Jean Santeuil]]'', scritto tra il [[1895]] e [[1901]] contiene una serie di elementi che si troveranno in seguito nel grande ciclo. Allo stesso modo il romanzo è in parte autobiografico, però, è scritto in terza persona, e l'eroe è altamente idealizzato, l'azione si concentra sui successi sociali e sui suoi numerosi viaggi. La ''Recherche'' assume la forma di narrazione in prima persona, e tratta da vicino il tema dell'amore, con le tre grandi passioni del protagonista - per Gilberte, Madame de Guermantes e Albertine.

Altri contenuti della ''Recherche'' sono individuabili già in un'altra opera di Proust, iniziata a comporre prima, ma pubblicata postuma: ''[[Contro Sainte-Beuve]]''. Proust ne ha iniziato la scrittura nel [[1908]].

Nel febbraio del 1907, pubblica su "le Figaro" un articolo intitolato  Sentimenti filiali di un matricida, in cui analizza due elementi fondamentali della sua futura psicologia: la memoria ed il senso di colpa.<ref>{{cita web|http://www.marcelproust.it/proust/bioip2.htm|titolo=Una biografia ipertestuale|opera=Marcelproust.it|pagina=2|accesso=17-01-2013}}</ref>

Contemporaneamente si mette a lavorare ad un romanzo, progettando di scrivere parecchi saggi di critica letteraria, artistica e sociologica. Uno di questi saggi dovrà essere consacrato a Sainte-Beuve. A poco a poco tutti questi progetti si fonderanno in uno solo. Durante l'estate del 1909, il saggio "Contro Sainte-Beuve" è diventato un romanzo, che Proust non cesserà di scrivere che alla sua morte. Nel maggio del 1913, adotta come titolo generale "Alla ricerca del tempo perduto".<ref>{{cita web|http://www.marcelproust.it/proust/bioip2.htm|titolo=Una biografia ipertestuale|opera=Marcelproust.it|pagina=3|accesso=17-01-2013}}</ref>

Sur la lecture – On reading – the preface to Sesame, contains a number of themes which appear later in Swann’s Way, including wonderful observations like this: 
In reading, [Proust writes], friendship is suddenly brought back to its first purity. With books, no amiability. These friends, if we spend an evening with them, it is truly because we desire them. In their case, at least, we leave only with regret. 
During the period 1907-1908 he published various articles in Le Figaro that can be seen as preliminary to material that will eventually be incorporated into his novel. In one of these, “Fillial Sentiments of a Parricide,” – published in February, 1907 – Proust analyzes the phenomenon of memory, which will later figure so prominently in his work. 
Also, at this time, he began what would turn out to be a hybrid work – part essay, part fiction – which is directed against the critical approach of Saint- Beauve, who he faults for failing to understand that a literary work is created by a writer's inner consciousness and is not explainable by the author’s external life. 
"A book," Proust claims, "is the product of a different self than the one we manifest in our habits, in our social life, or in our vices" 
These explorations, not published separately until long after Proust’s death, as Contre Saint-Beauve, will serve Proust as a first version of the Combray section of Swann’s Way; and also of his final volume, Time Regained. Most distinctive in Contre-Saint Beauve is the focus on the being of different kinds of time – inner time, which is experienced through reminiscence and outer time, which can be experienced though awareness of aging appearances, especially those of other people.<ref>{{cita web|http://www.proustian.com/lectures.html|titolo=About Proust's In Search of Lost Time: Swann's Way|autore=Joel Rich|opera=Proustian.com|formato=pdf|accesso=17-01-2013|lingua=en}}</ref>

Dans Jean Santeuil, auquel il travaille par intermittence de 1895 à 1899, Proust affronte la réalité : scandales politiques (« affaire Marie »), vie dans les villes de garnison, affaire Dreyfus. Certes, ces épisodes alternent avec des scènes de la vie mondaine et intellectuelle, qui voient le héros fréquenter des écrivains « géniaux », des collectionneurs, des attachés d’ambassade, l’aristocratie la plus prestigieuse, comme dans les rêves snobs de Marcel, comme dans les salons dont on lui entrouvre les portes. Certes, il y a des lilas en fleur, des rêveries, des paons arpentant les pelouses, comme dans Les Plaisirs et les Jours. Certes, il y a le baiser du soir, des aubépines, la lanterne magique, comme, bientôt, dans Du côté de chez Swann.<ref>{{cita web|http://archive.wikiwix.com/cache/?url=http://www.institutfrancais.com/adpf-publi/folio/proust/journee.html&title=Journ%C3%A9es%20de%20lecture|titolo=Marcel Proust - Journées de lecture|opera=Wikiwix.com|accesso=17-01-2013|lingua=fr}}</ref>

== Elaborazione e pubblicazione ==
=== Storia editoriale ===
[[File:MS A la recherche du temps perdu.jpg|thumb|Prime pagine di ''Dalla parte di Swann'', con le correzioni e revisioni fatte a mano dall'autore]]
[[File:Derniere proust.jpg|thumb|Testo della didascalia]]

La storia editoriale de ''Alla ricerca del tempo perduto'' è lunga e complessa.

Nell'estate del [[1912]] Proust preparò una copia dattiloscritta di quello che sarebbe dovuto diventare il primo volume del suo romanzo.
Ad ottobre, su suggerimento di [[Gaston Calmette]], all'epoca direttore di [[Le Figaro]], mandò il dattiloscritto a Fasquelle, editore tra gli altri di [[Émile Zola]] e di [[Edmond Rostand]]. L'incaricato alla lettura dette parere negativo di fronte ad un'opera così sconcertante per l'epoca. In questo rapporto si legge: 
{{quote|Dopo settecentododici pagine di questo manoscritto - dopo infinite desolazioni per gli sviluppi insondabili in cui ci si deve sprofondare ed esasperanti momenti d'impazienza per l'impossibilità di risalire alla superficie - non si ha nessuna idea di quello di cui si tratta. Che scopo ha tutto questo? Che cosa significa? Dove ci vuole condurre? - Impossibile saperne e dirne nulla.}}

Proust pensava che l'editore Fasquelle avrebbe dato al suo lavoro "risonanza più vasta" ma, per una "presentazione più artistica", Proust pensava alla [[Nouvelle Revue Française]], fondata da un gruppo di intellettuali tra cui [[André Gide]] e l'amministratore [[Gaston Gallimard]]. Gide, incaricato della lettura, lo scorse appena e lo bocciò, contrariato anche dalla nomea di mondano e snob che accompagnava Proust.

Anche se in pochi giorni aveva ricevuto due bocciature, Proust non si dette per vinto e mandò il dattiloscritto alla casa editrice Ollendorf. Il lettore incaricato dette parere negativo con una frase rimasta famosa: «Sarò particolarmente tonto, ma non riesco a capire come questo signore possa impiegare trenta pagine a descrivere come si gira e si rigira nel letto prima di prendere sonno».

Dopo queste bocciature, nel febbraio del [[1913]], Proust si rivolse al giovane editore [[Bernard Grasset]] offrendogli di pagare le spese di pubblicazione e di pubblicità, mentre all'editore sarebbe spettata una percentuale sui guadagni. Grasset accettò senza aver nemmeno letto le bozze del romanzo. Così la ricerca dell'editore aveva fine e la ''Recherche'' poteva iniziare il suo viaggio nella [[letteratura]]. Nel ''Tempo ritrovato'', Proust ricorda questo periodo scrivendo: «Presto fui in grado di mostrare qualche abbozzo. Nessuno ci capì niente».

Solo al termine della [[prima guerra mondiale]], dopo l'uscita del primo volume, Gide capì di aver commesso un grosso errore e convinse Gallimard a pubblicare tutte le parti successive, di cui le ultime tre postume curate dal fratello di Proust, Robert, e da [[Jacques Rivière]], critico letterario.

=== I luoghi della ''Recherche'' ===
[[File:Illiers-Combray.jpg|thumb|Testo della didascalia]]
[[File:Casino Cabourg.JPG|thumb|Testo della didascalia]]
[[File:CabourgPlage.jpg|thumb|Testo della didascalia]]
<ref>{{cita web|url=http://www.marcelproust.it/luoghi/luoghi_rech_2.htm|titolo=Luoghi della Recherche|opera=Marcelproust.it|accesso=16-01-2013}}</ref>

=== Traduzioni ===

== Stile ==
=== La struttura narrativa del romanzo ===
La struttura della ''Recherche'' è circolare. Le tremila pagine del [[romanzo]] (sarebbero state molte di più se Proust non fosse morto prima di correggere gli ultimi volumi) sono state sintetizzate in tre parole: «Marcel diventa scrittore».

Per tremila pagine Marcel, [[io narrante]], combatte contro la sua mancanza di [[volontà]], la sua bassa autostima, la sua fragilità fisica e psichica, il tempo che scorre troppo veloce, per arrivare finalmente a prendere la grande decisione: scriverà un romanzo sugli uomini e sul tempo.<br />
Ma il romanzo che scriverà non è un'altra ''Alla ricerca del tempo perduto'', bensì proprio quelle tremila pagine di cui si è arrivati alla fine. Quindi la ''Recherche'' si trova ad essere sia il libro che si è appena letto, sia, in seconda lettura, il romanzo che Marcel ha trovato finalmente la forza di scrivere.

A simbolo di questa circolarità, Proust comincia il suo romanzo con le parole: «Longtemps, je me suis couché», e lo termina con le parole «dans le Temps». Proust ha sempre affermato che l'inizio e la fine dell'opera erano stati scritti simultaneamente. Essi infatti risultano legati proprio come in un percorso che torna su sé stesso.

== Temi narrativi ==
=== I temi dell'opera ===
La ''Recherche'' ha luogo in un tempo che va dall'[[affaire Dreyfus]] alla [[prima guerra mondiale]], ma il tempo personale del suo narratore è irregolare e ripetutamente sfalsato rispetto agli altri.<br />
Il titolo dell'opera indica già al lettore qual è il nucleo duro dell'opera proustiana: la ricerca di un tempo perduto. Che sia un tempo interiore o un tempo esteriore, è un tempo che si è perduto; esso è, quindi, legato al passato, ma al contempo è un tempo verso il quale tende il presente.

Nelle prime pagine Marcel riferisce l'episodio in cui fece in modo di avere dalla madre il bacio della buona notte e ottenne che ella rimanesse tutta la notte. Quella notte capisce che la sua solitudine e sofferenza recenti erano parte della vita: era l'inizio dell'erosione della felicità infantile, che è il contenuto del tempo perduto. Questo ritrovamento necessario passa attraverso due elementi entrambi necessari: la [[memoria]] e l'[[arte]].<br />
La memoria ci dà la possibilità di rivivere momenti passati che associamo a determinate sensazioni: il sapore della ''[[Madeleine (gastronomia)|madeleine]]'', riassaporato dopo anni, ricorda al protagonista le giornate d'infanzia passate a casa della zia malata a Combray.<br />
Per Proust, però, il recupero del passato non è sempre possibile. Distingue due tecniche o gradi di recupero: memoria volontaria e memoria spontanea. La "memoria volontaria" richiama alla nostra intelligenza tutti i dati del passato ma in termini logici, senza restituirci l'insieme di sensazioni e sentimenti che contrassegnano quel momento come irripetibile; la "memoria spontanea" o involontaria (''epifania'' secondo la tradizione decadente) è quella sollecitata da una casuale sensazione e che ci rituffa nel passato con un procedimento alogico, che permette di "sentire" con contemporaneità quel passato, di rivederlo nel suo clima: è "l'intermittenza del cuore" la tecnica da seguire per il recupero memoriale basato sull'analogia-identità tra la casuale sollecitazione del presente e ciò che è sepolto nel tempo perduto.<br />
La memoria involontaria cattura con un'impressione o una sensazione l'essenza preziosa della vita, che è l'''io'' e serve a spiegare il valore assoluto di un ricordo abbandonato dall'infanzia, risvegliato attraverso il sapore di un dolce o un sorso di tè. Questo procedimento porta alla vittoria sul [[tempo]] e sulla [[morte]], cioè ad affermare noi stessi come esseri capaci di recuperare il tempo e la coscienza come unico elemento che vince la materia e porta alla Verità e alla felicità. Ricordare è creare. Ri-cordare è ri-creare:
{{quote|No, se non avessi convinzioni intellettuali, se cercassi soltanto di ricordare il passato e di duplicare con questi ricordi l'esperienza, non mi prenderei, malato come sono, la briga di scrivere.}} 
Ma questa evoluzione del pensiero non ho voluto analizzarla astrattamente bensì ricrearla, farla vivere un lacerto di tempo che è un nuovo Tempo, una nuova Realtà, una nuova Verità. Ossia in una parola, una vecchia e nuova Eternità. Partendo da una dimensione di un tempo contingenza, occasione, finisce con lo stratificarsi e con l'illuminarsi come eterno frammento di Tempo Puro, che non è mai stato un vero passato. Il Tempo Perduto non è un tempo passato perché è un tempo da ricercare e da ritrovare. In quanto ritrovata quell'infanzia ritrovata è eterna, universale. L'essenza pura della vita giace nel suo essere Ritrovata, nel suo essere Ripetuta o Ripresa, l'essenza che si dà nella cosiddetta apparenza, nel fenomeno, nell'esperienza sensibile.<br />
Proust vede l'esperienza epifanica come esperienza già ‘ideale’. L'idea o l'essenza dell'esperienza si dà nell'esperienza stessa. Non c'è una madeleine pura dietro la madeleine immersa nel tè caldo di Marcel. Quell'esperienza è già ideale, è già una briciola di tempo puro, una scheggia di eternità che salva la vita dalla sua transitorietà. Perché dietro la ricerca del Tempo perduto e gli infiniti errori, deformazioni, fraintendimenti di questa peripezia, si manifesta il volto di quella Verità che invano si cercherebbe avanti, prima di tutto, all'origine o a priori.

L'arte, rappresentata nel romanzo dalla stessa attività scritturale del narratore che narra la propria esperienza, fissa in eterno quel risveglio di sensazioni che permette alla nostra memoria di riandare al passato. Il tempo che viene così ritrovato dalla memoria e fissato dall'arte è dunque un tempo interiore, e non esteriore, un tempo assolutamente soggettivo. Per questa ragione Proust dà un'importanza notevole agli spazi chiusi, come può esserlo una camera, e al rinchiudersi in sé stessi per poter "ascoltare" meglio le voci interne del nostro io. L'importanza del tema della chiusura in una camera si fa più chiaro se si tiene presente che lo stesso autore, affetto dalla malattia, passa la sua breve giovinezza rinchiuso, come Noe nell'arca: 
{{quote|Più tardi, mi ammalai molto spesso, e per molti giorni dovetti rimanere nell' "arca". Capii allora che mai Noè poté vedere il mondo così bene come dall'arca, nonostante fosse chiusa e che facesse notte in terra.}}
La grandezza dell'arte vera, consiste nel ritrovare, nel riafferrare, nel farci conoscere quella realtà da cui viviamo lontani, da cui ci scostiamo sempre più via via che acquista maggior spessore e impermeabilità la conoscenza convenzionale che le sostituiamo: quella realtà che noi rischieremmo di far morire senza aver conosciuta, e che è semplicemente la nostra vita. La vita vera, la vita finalmente scoperta e tratta alla luce, la sola vita quindi realmente vissuta, è la [[letteratura]]; vita che, in un certo senso, dimora in ogni momento in tutti gli uomini altrettanto che nell'artista grazie all'arte, anziché vedere un solo mondo, il nostro, noi lo vediamo moltiplicarsi; l'opera d'arte, come il tempio che è segno e partecipazione tra gli uomini della terra della divinità ultraterrena, è il mezzo più adatto ad oggettivare e manifestare agli altri l'intensa soggettività di chi è stato ispirato ed evitarle il rischio di farla apparire soltanto una teoria.<br />
Artista è stato reso dalle proprie meditazioni quell'uomo che da giovane aveva scoperto occasionalmente che il tempo passato non era per lui perduto. Per il suo animo il reale era divenuto figurazione di valori ideali, eterni, segno di verità che si trovavano a grande distanza e che da esso potevano differire. Unicamente allo spirito era concesso raggiungerle e partecipare della loro eternità. Ciò che fuori dell'azione dello spirito rimaneva limitato alla materia non poteva, per Proust, rispondere a verità poiché non era parte dell'eternità. La verità, come la vita, dura eternamente e sta in una dimensione diversa dalle altre generalmente note non essendo, come queste, contaminata dal tempo, dalle convenzioni, dalle apparenze né accessibile a tutti. Esiste lontano dalla compiutezza della materia nell'incompiutezza ed eternità dello spirito. Solo all'artista, diverso come essa dalla norma, sarà possibile conoscerne il segreto e solo all'arte esprimerlo. 
Si tratta della storia di una coscienza in cerca della sua identità; ne ''Il tempo ritrovato'' il narratore scopre infine la verità, cioè la vita scopre il suo significato grazie all'Arte, che fissa il passato che altrimenti sarebbe condannato alla distruzione. Per Proust la resurrezione del passato si compie attraverso la letteratura che fissa la realtà transitoria, rende possesso stabile dell'epifania momentanea.

=== Omosessualità ===
{{quote|Non sempre la [[misoginia]] è indizio di spirito critico e di intelligenza. Talvolta è solo il frutto dell'omosessualità.|Marcel Proust, ''All'ombra delle fanciulle in fiore''}}
{{quote|Non c'erano anormali quando l'omosessualità era la norma.|Marcel Proust, ''Sodoma e Gomorra''}}

Le questioni sollevate dalla [[omosessualità]] maschile e femminile di alcuni personaggi vengono ampiamente rappresentate in varie parti del romanzo, in particolare negli ultimi volumi. Il primo annuncio di questo tema è già presente nella sezione "Combray" di ''[[Dalla parte di Swann]]'', dove la figlia del maestro di pianoforte e compositore Vinteuil, recentemente scomparso, viene sedotta da una sua compagna, mentre Marcel osserva la relazione lesbica, che avviene di fronte e in spregio al ritratto del padre della ragazza. Marcel sospetta sempre le sue amanti di legami con altre donne, come Charles Swann sospetterà la futura moglie, Odette, ne ''Dalla parte di Swann''. Un racconto dettagliato e grottesco di un legame tra M. de Charlus, omosessuale per il momento celato ma che poi quasi inconsciamente si rivelerà, e il suo sarto, si trova già in ''[[Sodoma e Gomorra]]''. La stessa iniziale celebre ripulsa del manoscritto, presentatogli da Proust per la pubblicazione sulla [[Nouvelle Revue Française|NRF]], da parte di [[André Gide]], potrebbe essere fondata su tale ambiguita: Gide, omosessuale dichiarato – contrariamente a Proust&nbsp;– gli rimproverava la rappresentazione sordida data dell’omosessualità in Charlus, così distante da quella idealizzante che ne faceva il mondo classico e come intesa da Gide nel ''[[Corydon (libro)|Corydon]]''. E ancora, gli riusciva intollerabile l’idea che Proust si fosse ispirato ai suoi amori per gli uomini per tratteggiare i suoi personaggi femminili, e in particolare quello di Albertine <ref>http://www.proust.it/introduzione/odissea_accoglienza/due.htm.</ref>.

A sedici anni Marcel aveva compreso il proprio orientamento gay e aveva scritto tre lettere d'amore al coetaneo Jacques Bizet, orfano del celebre autore della ''[[Carmen]]'', [[Georges Bizet]], e suo compagno di liceo. Jacques Bizet non ricambiò l'amore di Marcel, ma i due restarono amici per tutta la vita. Poco più che ventenne Marcel s'innamorò di un ragazzo poco più giovane di lui, un tenore di talento, [[Reynaldo Hahn]], nato a [[Caracas]] da madre venezuelana e padre tedesco<ref>[http://www.culturagay.it/cg/biografia.php?id=164 Biografia di Marcel Proust<!-- Titolo generato automaticamente -->]</ref>.

Al di là di ogni tentativo di ipotesi psicologica, forse errata, è interessante notare come nel "mondo artistico" di Marcel la figura di una lesbica esistesse prima della conoscenza reale con colui che è considerato il principale ispiratore del personaggio di Albertine: Alfred Agostinelli. Fu solo dopo la sua morte che André Gide, nella pubblicazione della corrispondenza con Proust, rese pubblica l'omosessualità di Proust. La natura dei rapporti intimi di Proust con persone come Agostinelli e Reynaldo Hahn sono ben documentati, anche se Proust non ha mai fatto alcun "[[coming out]]" eccetto forse con gli amici più intimi. Nel [[1949]], il critico Justin O'Brien ha pubblicato un articolo su "PMLA"<ref>http://www.mla.org/pmla</ref> chiamato "Albertine o l'ambiguità: Note sulla sensibilità sessuale di Proust<ref>http://www.jstor.org/discover/10.2307/459660?uid=3738296&uid=2129&uid=2&uid=70&uid=4&sid=47699042516527</ref>" in cui sostiene che alcuni personaggi femminili del romanzo sono in realtà ragazzi. Questa teoria è nota come la "trasposizione della teoria dei sessi". Raymonde Coudert, parlando di Proust, parte dal principio che i modi di lettura sono sessuati e che, se non esiste una scrittura femminile, esistono però modi di scrittura "del" femminile. La domanda è: in che cosa Proust fa consistere il femminile e la femminilità? Quali catene significanti collegano personaggi femminili proustiani come Odette, Oriane, Albertine?<ref>http://www.marcelproust.it/note/coudert.htm.</ref> Tale tesi è stata contestata nella critica di Eve Kosofsky Sedgwick la quale sostiene che, se da una lettura psicoanalitica strutturata esce un romanzo apparentemente soffocante e misogino, "tuttavia, sotto la lente [[Melanie Klein|kleiniana]], l'omosessualtà dell'autore è una paura almeno tanto quanto è un desiderio".<ref>http://books.google.it/books/about/The_Weather_in_Proust.html?id=PEdMOAOIMLIC&redir_esc=y</ref>

=== La felicità e il tempo ===
La ricerca di Proust è anche una speranza e una promessa di felicità: ritrovare il tempo non è impossibile, a patto che il mondo ricreato sia un mondo letterario, un mondo interiore, mistico, costruito su questo gioco di memoria e tempo. La struttura si basa sulla contrapposizione Tempo perduto-Tempo ritrovato, attraverso la memoria involontaria che è il ricordo improvviso e spontaneo di una sensazione provata nel passato, suscitata dalla stessa sensazione nel presente. 

L'intelligenza e lo spirito hanno il compito di riavvicinare queste due sensazioni e di riportare la sensazione che sfugge. Questa esperienza, che non appartiene né al passato né al presente ed è dunque extratemporale, è motivo di grande felicità perché elimina la sensazione di perdita del tempo e permette al soggetto stesso di uscire dalla dimensione del tempo reale e riscoprire la verità di un momento della sua esistenza. Anche lo stile, musicale, molto dettagliato e metaforico, è l'espressione di una sorta di eternità e vittoria sul tempo e di fede nell'Assoluto che vive nell'interiorità umana. Le pagine di Proust, fatte di frasi lunghe e sinuose, spiegano simultaneamente gli aspetti del mondo e la profondità dell'anima. Proust concepisce inoltre l'artista come il portatore di una rivelazione. La vita degli uomini consiste dunque in una lotta disperata contro l'inevitabile scorrere del tempo che passando trasforma o distrugge gli esseri, i sentimenti, le idee e questa lotta è condotta grazie alla memoria involontaria. Infatti non si tratta di ricostruire il passato in modo intellettuale con documenti o ricordi, ma bisogna attendere una sensazione particolare che ne evochi una passata, un ricordo. 

L'autore spiega che la grande felicità non consiste nel semplice elemento memoriale, bensì nella felicità alla quale conduce, cioè il primato dello spirito sulla materia e il ritrovamento della sua identità. La meravigliosa sensazione di felicità che accompagna l'autore nelle sue indescrivibili esperienze, infatti, è dovuta alla capacità di queste di trasportare il soggetto in una realtà extratemporale, che gli aveva dunque permesso di sfuggire dal presente e di gioire nell'essenza delle cose, cioè fuori del tempo. Queste impressioni pervenivano a far combaciare il passato con il presente, a renderlo titubante nel definire in quale dei due si trovasse. Il linguaggio metaforico, analitico e lirico e le metafore rendono la corrispondenza tra il livello reale delle sensazioni e quello ideale dell'interiorità.

== Critiche ==
=== Primi critici ===

=== Critica attuale ===

== Influsso culturale ==
Il libro è considerato il romanzo più lungo del mondo secondo il [[Guinness dei Primati]], con circa 9.609.000 caratteri, scritti in 3724 pagine<ref>{{Cita web|url=http://www.guinnessworldrecords.com/world-records/1/longest-novel|titolo=Longest novel|opera=Guinness World Records|accesso=04-01-2013|lingua=en}}</ref>.

== Trasposizioni ==

== Edizioni complete ==
*{{Cita libro
|autore= Marcel Proust
|altri= a cura di Mariolina Bongiovanni Bertini, traduzione di [[Natalia Ginzburg]], Franco Calamandrei, Nicoletta Neri, Mario Bonfantini, Elena Giolitti, Paolo Serini, [[Franco Fortini]], [[Giorgio Caproni]]
|titolo= Alla ricerca del tempo perduto
|anno= [[1950]]
|editore= Torino: [[Giulio Einaudi Editore|Einaudi]]
|id=<small>ISBN 978-88-06-17747-8</small>
}}

*{{Cita libro
|autore= Marcel Proust
|altri= a cura di Paolo Pinto e Giuseppe Grasso, traduzioni di Paolo Pinto, [[Maura Del Serra]], Maurizio Enoch, Giovanni Marchi, Giovanna Parisse, Rita Stajano, Giuseppe Grasso 
|titolo= Alla ricerca del tempo perduto
|anno= [[1990]]
|luogo di edizione = Roma
|editore= [[Newton Compton]]
|edizione= "[[Grandi Tascabili Economici Newton]]"
|id=<small>ISBN 88-8183-661-0</small>
}}

*{{Cita libro
|autore= Marcel Proust
|altri= a cura di Lorenzo De Maria, edizione annotata da Alberto Beretta Anguissola e Daria Galateria, traduzione di [[Giovanni Raboni]]
|titolo= Alla ricerca del tempo perduto
|anno= [[1983]] e [[1989]]-[[2001]]
|editore= [[Arnoldo Mondadori Editore|Mondadori]]
|edizione= "[[I Meridiani|Meridiani]]" in 4 volumi o "[[Oscar Mondadori|Oscar]]" in 8 volumi
|id= <small>ISBN 978-88-04-18542-0</small>
}}

*{{Cita libro
|autore= Marcel Proust
|altri= a cura di Giovanni Bogliolo, traduzione di Maria Teresa Messi Somaini
|titolo= Alla ricerca del tempo perduto
|anno= [[2006]]
|editore= [[Biblioteca Universale Rizzoli|BUR]]
|edizione= "I grandi romanzi"
|pagine= pp. 3 724 (complessive dei 7 volumi)
|id= <small>ISBN 8817013269</small>
}}

== Note ==
{{references|2}}

== Bibliografia ==
{{div col}}
*{{cita libro | autore=[[Giacomo Debenedetti]] | titolo=Proust | anno=2005 | editore=Bollati Boringhieri}}
*{{cita libro | cognome=Collier | nome=Peter | titolo=Mosaici proustiani. Venezia nella Recherche | anno=1986 | editore=Il Mulino}}
*{{cita libro | cognome=Compagnon | nome=Antoine | titolo=Proust tra due secoli. Miti e clichés del Decadentismo nella Recherche | anno=2005 | editore=Bollati Boringhieri}}
*{{cita libro | cognome=Debenedetti | nome=Giacomo | titolo=Il romanzo del novecento. La letteratura del novecento in un grande racconto critico | anno=1998 | editore=Garzanti}}
*{{cita libro | cognome=Debenedetti | nome=Giacomo | titolo=Rileggere Proust e altri racconti proustiani | anno=1994 | editore=Garzanti Libri}}
*{{cita libro | cognome=Gros | nome=Bernard | titolo=À la recherche du temps perdu. Analyse critique | anno=2003 | editore=Hatier | id=<small>ISBN 2-218-05326-8</small>}}
*{{cita libro | cognome=Cacciavillani | nome=Giovanni | titolo=Proust e l'adorazione perpetua. Il racconto della Recherche | anno=2004 | editore=Donzelli | id=<small>ISBN 978-88-7989-910-9</small>}}
*{{cita libro | autore=[[Pietro Citati]] | titolo=La colomba pugnalata. Proust e la Recherche | anno=2008 | editore=Adelphi | id=<small>ISBN 978-88-459-2290-9</small>}}
*{{cita libro | cognome=Del Serra | nome=Maura| titolo=Introduzione a All'ombra delle fanciulle in fiore | anno=1990 |editore=Newton Compton}}
*{{cita libro | cognome=Paolo Pinto | nome=Giuseppe Grasso -| titolo=Proust e la critica italiana | anno=1990 | editore=Newton Compton}}
*{{cita libro | cognome=Grasso | nome=Giuseppe | titolo=Postfazione alla "Recherche" | anno=1990 | editore Newton Compton}}
*{{cita libro | cognome=Belleli | nome=Maria Luisa | titolo=Invito alla lettura di Marcel Proust | anno=1976 | editore=Mursia}}
*{{cita libro | cognome=Bongiovanni Bertini | nome=Mariolina | titolo=Guida a Proust | anno=1981 | editore=Mondadori}}
*{{cita libro | cognome=Scaraffia | nome=Giuseppe | titolo=Marcel Proust. Alla ricerca di Swann | anno=1986 | editore=Studio Tesi}}
*{{cita libro | autore=[[André Maurois]] | titolo=Alla ricerca di Marcel Proust | anno=1956 | editore=Mondadori}}
*{{cita libro | autore=[[Ernst Robert Curtius]] | titolo=Marcel Proust | anno=1985 | editore=Il Mulino}}
*{{cita libro | cognome=Tadié | nome=Jean-Yves | titolo=Proust | anno=1985 | editore=Il Saggiatore}}
*{{cita libro | autore=[[Samuel Beckett]] | titolo=Proust | anno=1990 | editore=Sugarco}}
*{{cita libro | cognome=Richard | nome=Jean-Pierre | titolo=Proust e il mondo sensibile | anno=1976 | editore=Garzanti}}
*{{cita libro | autore=[[Leo Spitzer]] | titolo=Marcel Proust e altri saggi di letteratura francese moderna | anno=1971 | editore=Einaudi}}
*{{cita libro | cognome=Pecchioli Temperani | nome=Alessandra | titolo=Marcel Proust e le reminescenze anticipate | anno=1985 | editore=Bulzoni}}
*{{fr}}{{cita libro | autore=[[Luc Fraisse]] | titolo= L'oeuvre-cathedrale | anno=1990 | editore=Corti - Paris}}
*{{cita libro | autore=[[Jonah Lehrer]] | titolo= [[Proust era un neuroscienziato]] | anno=2008 | editore=Codice Edizioni | id= <small>ISBN 978-88-7578-096-8</small>}}
{{div col end}}

== Voci correlate ==

== Altri progetti ==
{{interprogetto|s=fr:À la recherche du temps perdu|q=Marcel Proust|q_preposizione=da|etichetta=''Alla ricerca del tempo perduto''}}
{{Opereproust}}

== Collegamenti esterni ==

[[Categoria:Serie di romanzi]]
[[Categoria:Alla ricerca del tempo perduto| ]]