Revision 56853795 of "Palazzo San Gervasio" on itwiki{{Divisione amministrativa
|Nome=Palazzo San Gervasio
|Panorama=
|Didascalia=
|Bandiera=Palazzo_San_Gervasio-Stemma.png
|Voce bandiera=
|Stato=ITA
|Grado amministrativo=3
|Divisione amm grado 1=Basilicata
|Divisione amm grado 2=Potenza
|Amministratore locale=Michele Mastro<!--nome, cognome SENZA titoli-->
|Partito=lista civica
|Data elezione=09/05/2012 <!--DATA DI ELEZIONE, usare il formato GG/MM/AAAA-->
|Data istituzione=
|Latitudine gradi=40
|Latitudine minuti=55
|Latitudine secondi=56
|Latitudine NS=N
|Longitudine gradi=15
|Longitudine minuti=58
|Longitudine secondi=53
|Longitudine EW=E
|Altitudine=485
|Superficie=62.26
|Note superficie=
|Abitanti=6031
|Note abitanti=[http://demo.istat.it/bil2010/index.html Dato Istat] - Popolazione residente al 31 dicembre 2011.
|Aggiornamento abitanti=31-12-2011
|Sottodivisioni=
|Divisioni confinanti= [[Spinazzola]] (BT), [[Lavello]], [[Montemilone]], [[Venosa]], [[Banzi]], [[Genzano di Lucania]], [[Maschito]], [[Acerenza]], [[Forenza]]
|Codice postale=85026
|Prefisso=[[0972]]
|Fuso orario=+1
|Targa=PZ
|Zona sismica=2
|Gradi giorno=
|Diffusività=
|Nome abitanti=palazzesi
|Patrono=[[Sant'Antonio da Padova]]
|Festivo=[[13 giugno]]
|PIL=
|PIL procapite=
|Mappa=Map_of_comune_of_Palazzo_San_Gervasio_(province_of_Potenza,_region_Basilicata,_Italy).svg
}}
'''Palazzo San Gervasio''' (''Palazz'' in dialetto locale) è un [[comune italiano]] di 6.031 abitanti<ref>[http://demo.istat.it/bilmens2011gen/index.html Dato Istat al 31/08/2011]</ref> della [[provincia di Potenza]] in [[Basilicata]].
==Geografia e clima==
Palazzo San Gervasio, cittadina situata nel nord-est della Basilicata su un altopiano compreso tra due valli, è circondata da una rigogliosa vegetazione e da numerose alture. Si trova a 482 m. s.l.m.
Il clima è di tipo temperato-sublitoraneo con estati calde e secche ed inverni piuttosto freddi e umidi. Non è raro superare i 40° in estate ed andare al di sotto dello zero in inverno. La media pluviometrica si aggira intorno ai 700mm annui, con i picchi precipitativi nel periodo autunnale ed invernale. I mesi estivi, invece, sono quelli più secchi.La neve fa la sua comparsa ogni inverno con una media di 20 cm/anno circa.
==Storia==
Lo studioso Bozza afferma che Palazzo San Gervasio sorse quando i [[saraceni]] distrussero [[Banzi]] e cita la Fonte Bandusia, che, secondo i suoi studi, pare sorgesse ad un chilometro circa dal paese.
Le origini di Palazzo San Gervasio sono imprescindibilmente connesse a quelle del suo castello [[Normanni|normanno]]-[[Svevi|svevo]], il Palatium Regium, dal quale il paese prende il nome, così come ne seguì le vicende storiche. Il borgo infatti, si è sviluppato intorno al [[XI secolo]], proprio a partire dal maniero, con la costruzione delle abitazioni per la gente che prestava i propri servigi ai signori che lo abitavano. Il primo rione fu quello dello ''[[Spirito Santo]]'', così denominato perché vi sorgeva una chiesetta, Santo Spirito appunto, che diede il nome a questo originario nucleo abitativo nel quale sorgeva un altro piccolo edificio sacro, la chiesa dei santi Gervasio e Protasio, come si evince da due [[bolle papali]] del [[1103]] e del [[1106]].
Proprio di un "casale Gervasii" si parla in un documento del [[1082]] a proposito della donazione del paese da parte del figlio di Roberto il Guiscardo, conte Ruggero, al [[Complesso della Santissima Trinità|Monastero della SS. Trinità]] di [[Venosa]] e infine, la bolla pontificia di [[papa Innocenzo II]] chiama "Palatium Sancti Gervasii", nel [[1201]], la cittadina. Durante la dominazione [[angioini|angioina]], nel [[1267]], [[Carlo d'Angiò]] rese il "tenimento di [[San Gervasio]]" un avamposto difensivo dell'intera [[Basilicata]], affidando l'incarico di custode a Nicola Frezzano da Venosa.
Alcuni documenti risalenti al [[1281]] testimoniano come la "marescallia di San Gervasio" fosse la sede delle migliori razze equine, allevate dai sovrani angioini. Sotto [[Carlo II d'Angiò]] custode delle foreste di San Gervasio fu [[Filippo di Grandiprato]], che ebbe in affidamento anche il castello. Re [[Roberto d'Angiò]] invece, nel [[1134]] nominò nei territori di San Gervasio e [[Lagopesole]] "custode delle foreste e delle difese" [[Bertranda del Balzo]], principe di [[Altamura]]. La trasformazione delle regie difese in feudi, iniziata sotto il regno di [[Giovanna I d'Angiò]], proseguì con il suo discendente [[Carlo III di Napoli|Carlo III]] e con suo figlio Ladislao.
Nel [[1434]] si ha il primo atto di infeudazione. La regina [[Giovanna II d'Angiò]] cede infatti il feudo di palazzo San Gervasio alla parente Novella (o Corbella) Ruffo. È il periodo in cui sorge il rione Piano e l'originario Spirito Santo si amplia notevolmente.
Agli inizi del [[XVI secolo]] il feudo con tutte le sue pertinenze, che rientravano tra i possedimenti regi, vengono dati in concessione a Nicola Maria Caracciolo, marchese di [[Castellaneta]], da Ferdinando il Cattolico. Si hanno dati certi che, nel [[1531]], il castello fosse in buono stato di conservazione, mentre il paese annoverava una popolazione di 90 fuochi.
Nel [[1532]] [[Carlo V d'Asburgo]], [[imperatore]] d'[[Austria]], concesse in feudo palazzo San Gervasio al barone Ferrante D'Alarcon de Mendoza, inizia per il paese un'epoca di avvicendamenti nella dominazione. Già nel [[1544]] fu completata l'edificazione della chiesa madre adiacente al castello. Nel [[1564]] subentra al barone spagnolo Donna Lucrezia della Tolfa, alla quale, nel [[1569]] seguono i figli Giovannantonio e Girolamo e, nel [[1587]], Carlo del Tufo. Nel [[1595]] Casale San Gervasio ottenne il titolo di università. Acquistato nel [[1597]] dal duca di Aderenza, Galeazzo Pinelli, nel [[1600]] venne ereditato dal figlio di questi, Cosimo, e poi dal nipote Galeazzo Francesco. Fu ancora venduto dai Pinelli ad Antonio Cattaneo di [[Genova]], nel [[1615]] e passò alle due sorelle Ippolita e poi Costanza, che aveva sposato il feudatario di [[Genzano di Lucania]], Giovanni De Marinis. Ultimo feudatario fu Giovanni Andrea De Marinis, nei cui possedimenti Palazzo San Gervasio rimase fino al [[2 agosto]] [[1806]], anno di eversione della feudalità.
All'epoca dei moti partenopei il paese aderì piantando l'albero della libertà in piazza e subendone le conseguenze. Molti patrioti furono assassinati e la cittadina saccheggiata e incendiata per rappresaglia. Il [[1809]] fu un anno segnato dall'attacco dei briganti, bloccati però prima di arrivare in paese, in via Difesa, dalla Milizia Civile coadiuvata dagli ausiliari e da truppe francesi a cavallo. Un annoso contenzioso tra l'ultimo feudatario, De Marinis, e la popolazione, conclusosi nel [[1810]] a favore del signorotto che produsse documenti falsi per accaparrarsi la colonia sui Casaleni e sui Castellani, nonché l'uso civico su altre contrade nel bosco, causò gravissimi disagi alla popolazione per trent'anni, mettendone in pericolo la sopravvivenza. Per far fronte alla drammatica situazione furono occupate le terre del latifondo con la violenza e dolosamente incendiate dai palazzesi esasperati.
== Principali luoghi di interesse ==
Percorrendo le vie del paese si possono ammirare vari palazzi come ''Palazzo Mancinelli, Palazzo Lancellotti'' con la cappella di famiglia, ''Palazzo Pizzuti'' e ''Palazzo D’Errico'' che costruito intorno al 1800, conserva interessanti affreschi e dipinti.
==== "Palatium Regium": il castello marchesale ====
Il castello di Palazzo San Gervasio risale all’epoca normanna, mentre il suo riattamento fu quasi certamente fatto eseguire su progetto di Federico II, che oltre ad essere un grande condottiero ed un sagace ed accorto politico, fu pure un valente ingegnere.
La sua costruzione, come palatium regium ,risale al 1050 circa; esso aveva prima forma quadrata, che è la forma tipica degli edifici militari normanni, con due torrioni ai lati a pianta quadrata e che, con il tempo e l’opera vandalica degli uomini, sono andati del tutto distrutti. Vi erano anche quattro bifore e una trifora centrali simili ad una loggia, che ancor oggi si possono scorgere, anche se murate; in seguito il primitivo disegno architettonico fu completamente modificato.
Il castello fu prima destinato a residenza di campagna dei principi normanni e come luogo di caccia e di svago degli Svevi: domus solatiorum; in seguito come posto di vedetta e di difesa del territorio ricco di boschi e di pascoli contro i Saraceni che scorazzavano ancora nella vicina Puglia o contro i Bizantini o Greci che combattevano contro i Normanni, i quali volevano a qualsiasi costo soppiantarli, come attestano i cronisti coevi.
Intorno e vicino all’ostello vennero costruite di poi delle casette per il personale dipendente, le quali cominciarono a formare quel rione che si chiamò Santo Spirito e che aveva al suo centro una chiesetta, non più esistente sin dalla fine del cinquecento, costruita probabilmente, ad opera di devoti lombardi, al servizio dei Normanni (altrimenti non si riuscirebbe a spiegare l’intitolazione della chiesa, nel bel sud d’Italia, a martiri cristiani del nord) dedicata ed intitolata ad uno dei santi martiri del cristianesimo: Gervasio fratello gemello di Protasio, di cui si parla in due Bolle pontificie di Pasquale II (1099-1118): datata, dal Laterano, la prima, 22.5.1103, in cui si accenna all’esistenza di detta Chiesa: «Ecclesiam Sanctorum martyrum Gervasii et Protasii in Bandusino fonte apud Venusiam»; la seconda, datata da Albano il 16.6.1106, in cui si pone la stessa alle dipendenze dell’Arcivescovo di Acerenza.
L’imperatore Federico Il fece riattare il castello che gli doveva servire prima come luogo di caccia — che era il suo hobby preferito — e dopo come posto ideale — a causa dei ricchi pascoli ivi esistenti — per l’allevamento della razza dei cavalli, cosiddetti murgesi, allora molto richiesti, e specie quella dei cavalli arabi che l’augusto sovrano, tra le altre, preferiva. In queste scuderie venivano anche selezionati, a cura di un magister aratiarum, i superbi stalloni di razza reale che facevano spicco durante i fastosi cortei imperiali.
Ma il castello fu più frequentato e divenne molto più celebre al tempo di re Manfredi (1232-1266), figlio naturale di Federico II e di Bianca, il quale, dopo la vittoria conseguita durante la battaglia di Foggia, nell’estate del 1255, vi soggiornò a lungo.
Infatti il valoroso principe, ancora ventitreenne, in quel castello, dopo la suddetta vittoria sull’esercito pontificio comandato dal cardinale di Santa Maria in Lata, Ottaviano degli Ubaldini, legato del papa Alessandro IV (1254-1261) e considerato a torto dalla opinione pubblica del tempo come il traditore della causa guelfa per aver stipulato, dopo la sconfitta di Foggia, un trattato con Manfredi in cui egli assecondava i disegni del principe a discapito della causa pontificia (la logica delle cose vuole, però, che chi perde deve sottostare alle proposte del vincitore, pena la ripresa delle ostilità che il Cardinale in quel momento non era in grado, in nessun modo, di affrontare), si ritirò con il suo seguito per ristorarsi dalle fatiche della guerra. Il luogo, d’altronde, era ameno per la salubrità dell’aria e per la copiosità delle acque limpide e salutari e venationibus delectabilem — secondo scrive il cronista Jamsilla, ma, tra i sollazzi della caccia al cinghiale, al cervo e al daino e i refrigeri del bosco33 vicino, il giovane principe, aliquantum aegrotavit, si ammalò molto probabilmente di broncopolmonite tanto che fu prossimo alla morte.
==== La Pinacoteca e Biblioteca "Camillo d’Errico" ====
Il 2 novembre 1897, due giorni dopo la sua morte,Camillo d'Errico lasciava alla comunità di Palazzo San Gervasio la più grande raccolta d’arte privata del Meridione: 298 tele del XVII e XVIII sec., 500 stampe dello stesso periodo, 8.000 volumi delle sua biblioteca (alcune serie uniche al mondo), più due palazzi prospicienti, alla collettività di questo paese. Camillo d'Errico fu uno dei più illuminati esponenti della sua famiglia, di nobili e antiche origini, proveniente da San Chirico nel Lagonegrese. Sindaco di Palazzo nel periodo postunitario, favorì il miglioramento delle condizioni di vita dei suoi concittadini con una serie di provvedimenti: introdusse l'illuminazione elettrica (uno dei primi comuni del Sud a esserne dotato); sistemò le strade; ampliò il cimitero; fondò una biblioteca comunale nel 1893.
Camillo d'Errico non fu, però, soltanto un brillante amministratore, ma è soprattutto un cultore dell'arte e del sapere. La grande raccolta dei dipinti da lui allestita si arricchiva di quadri provenienti sia dal Castello di Palazzo “Palatium Regium” sia da Napoli. La sua pinacoteca annovera tele tra cui opere della scuola napoletana di Salvator Rosa, Massimo Stanzioni, Luca Giordano, Micco Spadaro; della scuola romana di Guido Reni, Carlo Dolci, Carlo Maratta; della scuola bolognese del Guercino e i fratelli Agostino e Annibale Caracci; della scuola fiamminga di Antonio Van Dick, Pieter Brueghel il Vecchio, Pieter Snayers; della scuola spagnola di Diego Rodriguez de Silva y Velásquez e josé de Ribera detto lo Spagnoletto. Non mancano, infine, dipinti delle scuole francese e tedesca. La biblioteca contiene circa 8.000 volumi, fra cui stampe e cronache antiche, testi letterari, giuridici e storici, appunti sulla storia delle chiese presi e mai utilizzati; le carte di famiglia ordinate in un archivio ricchissimo, depauperato, però, dal tempo, dall'incuria e dai numerosi trasferimenti del materiale.
Nel 1939, adducendo ragioni di sicurezza, con legge n.1082 del 13 luglio 1939 cui seguiva Regolamento di esecuzione (R.D. 2 ottobre 1940, n.1588) l’allora Ministero dell’Educazione Nazionale, Giuseppe Bottai, disponeva lo spostamento dell’ingente patrimonio nella città di Matera. Questo quanto risulta dagli atti ufficiali. Esaminando però il numeroso carteggio, all’epoca intercorso tra i protagonisti della vicenda, la questione assume ben altro aspetto. Si trattò, in effetti, di un piacere reso dal Governo dell’epoca, ai gerarchi lucani: non avendo mezzi finanziari per mandare il chinino alla città di Matera dove, come riferisce in Cristo si è fermato ad Eboli, un certo Carlo Levi, turista lì non certo per caso, i bambini morivano come mosche a causa della malaria, gli inviarono i quadri ed i libri della raccolta d’Errico.
Poiché tuttavia si tratta di una legge, la 1082/39, chiaramente in violazione del diritto testamentario, inviolabile nei paesi civili, più volte, nel dopoguerra, si fu vicini al ritorno della Pinacoteca nella sua sede naturale: a Palazzo San Gervasio, in Corso Manfredi, dove la volle Camillo d’Errico. Il 1958 l’allora Ministro proibiva al direttore del Ridola, museo materano di esporre i quadri della raccolta, perché dovevano ritornare a Palazzo S.G., il 1975 il Ministero finanziava addirittura il restauro della sede della Pinacoteca. Non se ne fece mai niente da un lato per l’opposizione della città di Matera, un suo Sindaco, tal Pasquale Lamacchia giunse a minacciare barricate, dall’altro per l’atteggiamento politicamente compiacente, quando non complice, di molti amministratori locali che, sull’apparente disinteresse per la questione, costruivano le loro fortune politiche e personali.Oggi presso il palazzo d’Errico sono in atto dei lavori di miglioramento, poiché nel 2004 la Soprintendenza di Potenza ha inteso adeguare la sede museale palazzese, con un impianto di climatizzazione adatto al mantenimento climatico dei locali che custodiranno le pregiate opere. Detto lavoro verrà concluso dopo un ritardo tecnico di quasi un anno e mezzo entro giugno 2008 come assicurato dal direttore dei lavori.
Il 05 marzo 2008 l’Ente Morale Camillo d’Errico è stata accolta ufficialmente nella fondazione Euro mediterranea Anna Lindh per il “Dialogo tra le Culture”, con sede nelle Biblioteche Alessandrine in Egitto. Questo primo grande riconoscimento dà lustro non solo a Palazzo San Gervasio ma a tutta la regione Basilicata, il nuovo consiglio d’amministrazione dell’ente morale apre le porte non solo all’Italia, ma a tutto il bacino euro mediterraneo per far visionare il proprio patrimonio artistico nel circuito culturale europeo.
Il 24 novembre 2009 il Consiglio Regionale della Basilicata approva all'unanimità la legge regionale 29/09, sulle "Norme per la valorizzazione della biblioteca e pinacoteca Camillo d'Errico".
==== La biblioteca "Joseph and Mary Agostine" ====
Nel 1978,si destinava la somma di un milione di dollari per l’istituzione in Palazzo San Gervasio, di una biblioteca intestata a “ Joseph and Mary Agostine Memorial Library ”. Ben due testamenti, con uguale contenuto, toccarono,questa collettività nel Nord-Est della Basilicata.
Oggi la biblioteca è stata inaugurata presso l’ex piazzetta coperta,in Vicolo Veglia 1.
==== Luoghi di culto ====
-Chiesa di "San Nicola" del XIX sec. in stile romanico pugliese.
-Chiesa di "San Rocco" risalente al 1753.
-Chiesa del "Santissimo Crocifisso" del 1500 con interno a tre navate in stile romanico.
-Chiesa di "San Sebastiano" (del Settecento)
-Chiesa del Rosario (XVII secolo)
-Santuario della Madonna di Francavilla
== Cultura ==
==== Istruzione ====
A Palazzo San Gervasio è presente ''l'Istituto d'Istruzione Secondaria Superiore "Camillo d'Errico"'' che comprende il Liceo linguistico e l'Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri.
La scuola è dedicata a Camillo d’Errico (1821-1897), rappresentante del popolo palazzese, membro di una delle famiglie borghesi più potenti ed illustri della Basilicata nel periodo compreso tra la fine del ’700 e ’800.
Studioso e umanista, fedele alla tradizione dei suoi antenati, collezionò nella sua casa una ricca raccolta di libri, conservati nella Biblioteca provinciale di Matera, ed una interessante pinacoteca, donate nel 1897 al Comune di Palazzo San Gervasio, attraverso l’istituzione di un Ente morale.
Alla metà degli anni ’90, in piena sintonia con la vocazione dell’Istituto ad offrire risposte alle esigenze di una società sempre più complessa, fu istituito il Progetto SIRIO che, in linea con le direttive dell’Unione Europea offre soluzioni per il recupero delle carenze nella formazione di base, per la riconversione professionale e per l’educazione permanente, così da andare incontro alle nuove esigenze di cultura avanzate da strati sempre più vasti della cittadinanza.
A Palazzo San Gervasio sono inoltre presenti tre scuole materne,di cui due statali e una privata,la scuola elementare "Don Bosco" e la scuola media "Galileo Galilei".
==== Dialetto ====
Il dialetto palazzese fa parte dei dialetti dell'area apulo-lucana, riscontrabili nella zona orientale e nord-orientale della Basilicata.Caratteristica del dialetto del Vulture-Melfese è la fonetica composta da vocali, in genere aperte,e la totale assenza del passato remoto dei verbi, che viene sempre sostituito con il passato prossimo.
==== Gastronomia ====
Prodotti tipici di Palazzo sono i dolci come i ''Couzuncighj'' (calzoncelli),u' ''Còzon'' (il calzone),i ''Crspeghj'' (le crespelle),le ''Pèttëlë'' (pettole) ossia frittelle fatte con pasta di farina lievitata e lavorata,tutti dolci tipici del periodo natalizio. Sempre tra i dolci, si ricordano la ''Scarceghj'' (la scarcella) e i ''Lag'n c'la mgghjeic'' (lagane con la mollica)tipici invece delle feste pasquali.
Tra le specialità gastronomiche palazzesi troviamo inoltre il Sanguinaccio dolce:crema fatta con sangue di maiale con l'aggiunta di ingredienti come vaniglia e cacao amaro e i ''Ciambelleinë'' (ciambelline):una ciambella glassata,tipico dolce nuziale.
Fra i primi piatti invece vanno menzionate le orecchiette al sugo di coniglio ,e i ''Capond''' (capunti): particolare tipo di pasta fatta in casa.
Un'altra specialità caratteristica del paese sono i peperoni cruschi, cioè croccanti(chiamati in dialetto, ''Iavlécchj''). Sono peperoni rossi essiccati che vengono scottati nell'olio d'oliva, spesso utilizzati come condimento nella pasta o in altri cibi.
== Manifestazioni ed eventi ==
*1ª domenica dopo Pasqua - Festa in onore della Madonna di Francavilla (in paese)
*13 giugno - Festa patronale in onore di Sant'Antonio da Padova
*16 agosto - Festa in onore di San Rocco
*1ª domenica di settembre - Festa in onore della Madonna di Francavilla (al Santuario)
==Evoluzione demografica==
{{Demografia/Palazzo San Gervasio}}
== Personalità legate a Palazzo San Gervasio ==
*[[Vincenzo d'Errico]], avvocato e patriota.
*[[Camillo d'Errico]], mecenate e collezionista.
*[[Francesco Ciccotti Scozzese]], giornalista, politico e antifascista.
*[[Lina Wertmüller]], regista.
*[[Antonio Cripezzi]] detto "Tonino", musicista, tastierista e Cantante dei [[Camaleonti]].
*[[Giovanni Tritto]], editore e imprenditore italiano, fondatore della casa editrice [[Gitti Europa]].
*[[Giuseppe Memeo]], ex terrorista dei [[Proletari Armati per il Comunismo]].
*[[Massimo Loviso]], calciatore.
*[[Michele Saponara]], avvocato e politico, già sottosegretario di Stato.
==Cultura e media==
A metà degli anni '80 a Palazzo San Gervasio operò un'emittente radiofonica che curiosamente era denominata come una milanese: Radio Peter Flowers. Fondata e diretta da Giuseppe Saponara, l'emittente aveva sede in Via Cuspide 27.
=== Cinema ===
Nel 1963 fra Palazzo San Gervasio e la vicina cittadina di Spinazzola è stato girato ed ambientato il film [[I basilischi]], per la regia di [[Lina Wertmüller]]. Nel 1995 è stato invece girato il film [[Ninfa plebea]], regia di Lina Wertmüller con [[Stefania Sandrelli]], [[Raoul Bova]], [[Lorenzo Crespi]], musiche di [[Ennio Morricone]].
== Trasporti ==
==== Ferrovie ====
[[Ferrovia Rocchetta Sant'Antonio-Gioia del Colle|Stazione di Palazzo S. Gervasio - Montemilone]].
==== Autobus ====
*[[Sita S.p.A.|Sita]], Liscio e Moretti: da [[Potenza (Italia)|Potenza]] e da tutti i comuni limitrofi.
*Linea Marino: da [[Milano]], [[Bologna]], [[Firenze]], [[Roma]] e [[Napoli]].
== Note ==
<references/>
==Voci correlate==
*[[Comunità Montana Alto Bradano]]
*[[Stazione meteorologica di Palazzo San Gervasio]]
==Collegamenti esterni==
*[http://www.comune.palazzo.pz.it/palazzo/home.jsp Sito istituzionale]
{{Provincia di Potenza}}
{{Portale|Basilicata}}
[[Categoria:Comuni della provincia di Potenza]]All content in the above text box is licensed under the Creative Commons Attribution-ShareAlike license Version 4 and was originally sourced from https://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=56853795.
![]() ![]() This site is not affiliated with or endorsed in any way by the Wikimedia Foundation or any of its affiliates. In fact, we fucking despise them.
|