Revision 58151160 of "Remo Bertoncini" on itwiki

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{{Bio
|Nome = Remo  
|Cognome = Bertoncini
|Sesso = M
|LuogoNascita = Castelfranco di Sotto 
|GiornoMeseNascita = 
|AnnoNascita = 1925 
|LuogoMorte =  Pisa
|GiornoMeseMorte = 25 marzo 
|AnnoMorte = 1944
|Epoca=1900
|Attività = antifascista
|Nazionalità = italiano
|PostNazionalità = {{sp}}fucilato dai repubblichini a Pisa
|Immagine = 
}}

==Biografia==
Nato a Castelfranco da una famiglia di umili contadini, nell'adolescenza Remo frequentò il seminario. Nell'estate del 1944 si trovava a casa dei suoi, presso Castelfranco, quando arrivò la cartolina con la quale la Repubblica Sociale precettava tutti i giovani per prestare il servizio militare nella parte d'Italia ancora sotto il controllo dei nazifascisti. Diversi giovani di Castelfranco che avevano ricevuto la cartolina di precetto decisero allora di darsi appuntamento presso il campo sportivo comunale per decidere cosa fare: c'erano tra loro Velio Baldasserini (Castelfranco di Sotto 1 marzo 1925 - Castelfranco di Sotto, 13 Febbraio 2010) e Asmaro Bilanceri (Castelfranco di Sotto, 1925): fu deciso di disertare la chiamata dei fascisti. Anche Remo decise di non rispondere alla chiamata alle armi. Tuttavia, a differenza degli altri che decisero di nascondersi, Remo rimase nella propria casa. Fu lì che i fascisti locali lo prelevarono e lo portarono prima a Santa Croce (dove a lui si aggiunse un altro antifascista, il santacrocese Alberto Dani) e poi a Pisa. Lì fu interrogato. Nonostante i tentativi della famiglia di dimostrare l'assoluta innocenza del figlio, il tribunale condannò Remo Bertoncini e Alberto Dani alla pena di morte mediante fucilazione per essersi rifiutati di arruolarsi nella RSI. Prima di essere fucilato, il 25 marzo del 1944 presso i macelli di Pisa, il giovane Remo scrisse una lettera ai familiari, che fu loro consegnata dopo la sua morte. Eccone il testo: 

"Cara mamma,
sento che sono agli estremi della mia vita, perciò ti prego di non abbandonarti se ti dirò che si avvicina per noi l'ora della nostra morte; dico della nostra perché insieme con me vi è un altro amico chiamato Alberto Dani, e in due ci si conforta a vicenda. 
Cara mamma, dato che nella vita sono stato tanto cattivo con te e con tutti, il Signore nostro Iddio ci ha chiamato. 
Mamma, non ho molto tempo per dedicare a te perché il plotone di esecuzione ci attende. 
Cara Rita, cerca di assistere mamma e di non farle mancare niente, cerca infine di essere una donna a posto. 
Caro Fernando, non pensare a me, dì a Maria Elena e Rina che io vi attendo lassù in cielo. 
Cari genitori vi saluto e vi bacio per l'ultima volta. Addio, dite a tutti che sono morto contento con la speranza che un giorno mi possiate vendicare.
Colui che mi fece la spia è in possesso di una pelle e di una borsa. Si chiama G.I e sta sui fossi a S.Croce sull'Arno, cercate di riprendere la roba; speriamo che Iddio faccia giustizia con tutti, speriamo che qualcuno ci vendichi.
Vi bacio e vi stringo per l'ultima volta. 
Il Vostro Remo".

Il testo della lettera è stato riportato su una lapide affissa sotto i loggiati del Palazzo Municipale, che ha sede nella piazza che oggi porta il nome di Remo Bertoncini.
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