Revision 60356469 of "Remo Bertoncini" on itwiki

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{{C|se è morto nel marzo 1944 come faceva ad essere ancora vivo nell'estate dello stesso anno??|guerra|luglio 2013}}
{{Bio
|Nome = Remo  
|Cognome = Bertoncini
|Sesso = M
|LuogoNascita = Castelfranco di Sotto 
|GiornoMeseNascita = 
|AnnoNascita = 1925 
|LuogoMorte =  Pisa
|GiornoMeseMorte = 25 marzo 
|AnnoMorte = 1944
|Epoca=1900
|Attività = antifascista
|Nazionalità = italiano
|PostNazionalità =
|Immagine = 
}}

==Biografia==
Remo Bertoncini è nato a [[Castelfranco di Sotto]] nel [[1925]] da una famiglia di umili contadini. Nel periodo adolescenziale, Remo frequentò il [[seminario]].</br>Nell'estate del [[1944]]  si trovava a casa dei suoi, presso Castelfranco, quando arrivò la cartolina con la quale la Repubblica Sociale precettava tutti i giovani per prestare il servizio militare nella parte d'[[Italia]] ancora sotto il controllo dei [[nazismo|nazi]]-[[fascismo|fascisti]].
Diversi giovani di Castelfranco che avevano ricevuto la cartolina di precetto decisero allora di darsi appuntamento presso il campo sportivo comunale per decidere cosa fare: fu deciso di disertare la chiamata dei fascisti. Anche Remo decise di non rispondere alla chiamata alle armi.</br>Tuttavia, a differenza degli altri che decisero di nascondersi, Remo rimase nella propria casa. Fu lì che i fascisti locali lo prelevarono e lo portarono prima a [[Santa Croce]] (dove a lui si aggiunse un altro antifascista, il santacrocese Alberto Dani) e poi a [[Pisa]], dove venne interrogato. Nonostante i tentativi della famiglia di dimostrare l'assoluta innocenza del figlio, il tribunale condannò Remo Bertoncini e Alberto Dani alla pena di morte mediante fucilazione per essersi rifiutati di arruolarsi nella RSI.

Prima di essere fucilato, il 25 marzo del [[1944]], presso i macelli di Pisa, il giovane Remo scrisse una lettera ai familiari, che fu loro consegnata dopo la sua morte. Eccone il testo: 

"Cara mamma,
sento che sono agli estremi della mia vita, perciò ti prego di non abbandonarti se ti dirò che si avvicina per noi l'ora della nostra morte; dico della nostra perché insieme con me vi è un altro amico chiamato Alberto Dani, e in due ci si conforta a vicenda. 
Cara mamma, dato che nella vita sono stato tanto cattivo con te e con tutti, il Signore nostro Iddio ci ha chiamato. 
Mamma, non ho molto tempo per dedicare a te perché il plotone di esecuzione ci attende. 
Cara Rita, cerca di assistere mamma e di non farle mancare niente, cerca infine di essere una donna a posto. 
Caro Fernando, non pensare a me, dì a Maria Elena e Rina che io vi attendo lassù in cielo. 
Cari genitori vi saluto e vi bacio per l'ultima volta. Addio, dite a tutti che sono morto contento con la speranza che un giorno mi possiate vendicare.
Colui che mi fece la spia è in possesso di una pelle e di una borsa. Si chiama G.I e sta sui fossi a S.Croce sull'Arno, cercate di riprendere la roba; speriamo che Iddio faccia giustizia con tutti, speriamo che qualcuno ci vendichi.
Vi bacio e vi stringo per l'ultima volta. 
Il Vostro Remo".

Il testo della lettera è stato riportato su una lapide affissa sotto i loggiati del Palazzo Municipale, che ha sede nella piazza che oggi porta il nome di Remo Bertoncini.
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