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Nato attorno al 125 d.C. a Madauro, nella Numidia (odierna Algeria), Apuleio, il cui prenome è sconosciuto, forse Lucio,  apparteneva ad una famiglia benestante, anche se non ricchissima, che gli permise di avere una raffinata educazione letteraria e filosofica. Cominciati gli studi a Cartagine, lì perfezionò in seguito ad Atene, dove fu iniziato ad alcuni culti misterici, per dedicarsi quindi all’attività di conferenziere itinerante, svolgendo la quale visitò numerose città dell’impero, tra cui Alessandria e forse Roma. L’unico avvenimento ben conosciuto della sua vita è noto tramite l’ “apologĭa” o  “De Magīa”, la sola orazione giudiziaria di epoca imperiale giunta sino a noi: da essa si ricava che, durante uno dei suoi viaggi, Apuleio si era fermato per qualche tempo ad Oea, odierna Tripoli in Libia, dove aveva finito per sposare Pudentilla, una ricca vedova più vecchia di lui. Alcuni parenti della donna però intentarono un processo contro Apuleio, accusandolo di aver fatto ricorso alle arti magiche per costringere Pudentilla ad acconsentire alle nozze dopo 14 anni di vedovanza, allo scopo di carpirne il patrimonio. Il processo celebrato a Sabrata nel 158-159, vide quasi certamente la vittoria di Apuleio, che riuscì a ridicolizzare labilmente i suoi avversari minimizzando le accuse, ma al contempo riconoscendo di essere dedito alla magia, intesa come una sorta di mistica filosofica di ascendenza platonica.