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{{F|biografie|novembre 2012}}
{{Bio
|Nome = Delio
|Cognome = Cantimori
|Sesso = M
|LuogoNascita = Russi
|LuogoNascitaLink = Russi (Italia)
|GiornoMeseNascita = 30 agosto
|AnnoNascita = 1904
|LuogoMorte = Firenze
|GiornoMeseMorte = 13 settembre
|AnnoMorte = 1966
|Epoca = 1900
|Attività = storico
|Attività2 = politico
|Nazionalità = italiano
|Immagine = Delio Cantimori.jpg
|DimImmagine = 140
}}

== Biografia ==
Delio Cantimori fu il primogenito dei tre figli di Carlo e Silvia Sintini. Frequentò il ginnasio a [[Forlì]] e il liceo "Dante Alighieri" a [[Ravenna]], dove ebbe per insegnante di filosofia [[Galvano Della Volpe]], conseguendovi la maturità nel [[1924]]. Nel novembre di quello stesso anno vinse il concorso per allievo interno alla [[Scuola Normale Superiore]] di [[Pisa]], iscrivendosi alla facoltà di lettere e filosofia. Cantimori vi stabilì duraturi rapporti di amicizia con molti normalisti e professori, tra i quali [[Aldo Capitini]], [[Umberto Segre]] e il [[Giovanni Gentile|gentiliano]] [[Giuseppe Saitta]], suo insegnante di storia della filosofia. 

Dal [[mazzinianesimo]] familiare, Cantimori aderì in questi anni a un [[fascismo]] di impronta [[Repubblicanesimo|repubblicana]] e [[anticlericale]], rappresentate dal mensile, fondata da Saitta e [[Leandro Arpinati]], «Vita Nova», al quale collaborò dal [[1927]] al [[1932]]. Il fascismo era visto come il coronamento della vicenda [[risorgimentale]] italiana. In seguito, durante gli anni trenta avrebbe manifestato sempre più interesse per il nazionalsocialismo tedesco, sulle cui origini progettò di scrivere un libro, che fu quasi completato nel 1939. Si trattava di un'evoluzione ideologica coerente, nell'interpretazione recente di diversi storici (Di Rienzo, Simoncelli, D'Elia), che non si stupiscono del successivo passaggio di Cantimori al comunismo. D'altronde, come ha affermato Piero Craveri, fin dalla giovinezza Cantimori mostrò un "interesse continuo per il tema della "rivoluzione nazionale", che sarebbe filtrato, attraverso una costante e contradittoria evoluzione, dal binomio mazziniano di rivoluzione-repubblica nell'adesione giovanile a talune analisi sul rapporto tra strutture sociali e Stato, proprie della pubblicistica fascista e nazionalsocialista, e infine nel contributo del C. dopo la liberazione alle polemiche ideologiche della cultura di sinistra"<ref> P. Craveri [http://www.treccani.it/enciclopedia/delio-cantimori_(Dizionario-Biografico)/ ''Delio Cantimori''] in ''[[Dizionario Biografico degli Italiani]]'', vol. 18, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Roma 1975]</ref>. 

Durante gli anni passati come studente alla Normale, Cantimori si legò molto a Giovanni Gentile e famiglia (ai rapporti molto stretti con il maestro, si aggiunse la frequentazione assidua di suo figlio Giovannino Gentile, allora studente in Fisica alla Normale). Il legame con la famiglia Gentile è stato giustificato da alcuni storici con l'entusiasmo del giovane Cantimori per la filosofia attualista, per altri vi era anche una componente di opportunismo.
 
Si [[laurea|laureò]] il [[21 giugno]] [[1928]] discutendo con Saitta la [[tesi]] ''[[Ulrich von Hutten|Ulrico di Hutten]] e le relazioni tra Rinascimento e [[Riforma protestante|Riforma]]'', che [[pubblicazione|pubblicò]] nel [[1930]] con qualche rimaneggiamento e con il titolo ''[[Ulrich von Hutten]] e i rapporti tra Rinascimento e Riforma''. Rappresentava il deciso virare degli interessi del Cantimori allo studio del [[Rinascimento]], già annunciato nel [[1927]] con ''Il caso Boscoli e la vita del Rinascimento'', pubblicato nel «[[Giornale critico della filosofia italiana]]», e alle ricerche sul [[Movimenti ereticali|movimento ereticale]] sviluppatosi nel Rinascimento italiano, espressione della complessità conflittuale del rapporto che univa nel [[XVI secolo|Cinquecento]] la [[cultura]] alla [[società civile]]. Nello stesso segno vanno le sue ''Osservazioni sui concetti di cultura e di storia della cultura'' ([[1928]]), il ''[[Bernardino Ochino]], uomo del Rinascimento e [[riformatore]]'' ([[1929]]), e il saggio ''Sulla storia del [[concetto]] di Rinascimento'' ([[1932]]). 

Nel [[1929]] vinse il concorso per la [[cattedra]] di storia e filosofia per i licei e divenne insegnante al [[liceo classico]] Dettòri di [[Cagliari]], dove ha, tra i suoi allievi, il futuro [[romanziere]] [[Giuseppe Dessì]]. Nel [[1931]] prese la seconda laurea in [[Letteratura tedesca]] presso l'[[Università di Pisa]], e si trasferì al liceo classico "Ugo Foscolo" di [[Pavia]]. Ottenuta una [[borsa di studio]], si trasferì a [[Basilea]] per studiarvi [[teologia]] all'[[Università di Basilea|Università]], dove conobbe tra gli altri il teologo [[protestantesimo|protestante]] [[Karl Barth]]. Tornò in Italia nel luglio del [[1932]] e, grazie a un'altra borsa di studio, nel [[1933]] partì per un soggiorno di un anno in [[Svizzera]], in [[Austria]], in [[Germania]], in [[Polonia]] e in [[Inghilterra]], raccogliendo molto materiale [[Documentazione|documentario]] per il suo progetto di uno studio sugli [[eretici]] italiani del Cinquecento. 

Nel [[1934]] [[Giovanni Gentile]] gli offrì il posto di assistente all'[[Istituto Italiano di Studi Germanici]] di [[Roma]], come redattore della rivista dell'Istituto e [[direttore]] della [[biblioteca]]. Nel [[1936]] pubblicò per ''Sansoni'' una serie di scritti di [[Carl Schmitt]], aperti da un suo saggio, titolandoli "Principi politici del nazionalsocialismo". Verso la fine del 1939 abbandonò la stesura del suo libro sulle origini del movimento nazionalsocialista tedesco. Nel frattempo completò alcuni articoli per il Dizionario di Politica del Partito Nazionale Fascista, pubblicato dalla Treccani nel 1940, tra cui la voce "Onore", molto discussa nel più recente dibattito storiografico poiché, secondo alcuni storici (Di Rienzo e D'Elia in particolare) rappresenterebbe una prova evidente della convinta adesione di Cantimori alle teorie razziste nazionalsocialiste.

Nel [[1939]] Cantimori vinse il concorso alla cattedra di [[Storia Moderna]] alla Facoltà di Magistero dell'[[Università di Messina]]. Nel [[1940]] avveniva il tanto agognato ritorno alla Normale, su chiamata di Gentile.

Sposatosi con [[Emma Mezzomonti]], [[militante]] comunista, l'influenza di questa ebbe una certo peso nel lento e graduale avvicinarsi di Cantimori al [[Partito Comunista Italiano]]. Alla caduta del Fascismo nel 1943 Gentile offerse a Cantimori il posto di vice-direttore della Normale, ma stavolta egli rifiutò, rispondendo sprezzantemente all'antico maestro che appena tre anni prima lo aveva fatto rientrare a Pisa e all'ombra del quale si era svolta tutta la sua carriera fino a quel momento. Interrotto l'insegnamento nel periodo della [[Repubblica di Salò]], riprese il suo posto alla Normale nel [[1944]], con la nomina di [[Luigi Russo]] a direttore della Scuola. I rapporti col PCI, cui si iscrisse ufficialmente nel [[1948]], ebbero un certo peso nell'evitare a Cantimori la perdita della cattedra e altre sanzioni da parte della [[commissione di epurazione]] per il suo passato di attivista fascista e intellettuale di regime. Nel dopoguerra Cantimori fu una personalità di spicco tra gli intellettuali legati al PCI e di sinistra. Uscì tuttavia dal PCI nel [[1956]] in seguito ai [[Rivoluzione ungherese del 1956|fatti d'Ungheria]]. In questo periodo fu [[consulente]] editoriale per [[Einaudi]], scrisse sul "[[Il Politecnico (rivista)|Politecnico]]" e su "[[Società (rivista)|Società]]". Tra il [[1951]] e il [[1952]] tradusse con la moglie il primo libro del ''[[Il Capitale|Capitale]]'' di [[Karl Marx]]. Dopo l'uscita dal PCI i suoi interessi si allontanarono sempre più dall'attualità e si orientarono di nuovo allo studio del [[XVI secolo|Cinquecento]].

Morì cadendo accidentalmente dalle scale della biblioteca della sua abitazione di Firenze il 13 settembre 1966.

== Eredità storiografica ==

=== Allievi ===
Anche se non è esistita una "scuola" cantimoriana in senso stretto, molti storici che hanno ricoperto o ricoprono importanti posizioni accademiche sono stati suoi allievi a Pisa, e si sono costantemente richiamati alla sua figura e al suo modello di insegnamento e ricerca. Tra questi: [[Armando Saitta]], [[Giovanni Miccoli]], [[Carlo Ginzburg]], [[Adriano Prosperi]], Silvana Seidel Menchi.

=== Cantimori nel dibattito storiografico ===
{{Vedi anche|Adriano Prosperi#La polemica storiografica su Delio Cantimori}}

== Opere ==
*''Eretici italiani del Cinquecento. Ricerche storiche'', Sansoni, Firenze, 1939 (1ª edizione). Cfr. anche la terza edizione, con introduzione e note di Adriano Prosperi, pubblicata da Einaudi nel 1992, nella collana Biblioteca di cultura storica.
*''Utopisti e riformatori italiani. 1794-1847. Ricerche storiche'', Firenze, Sansoni, 1943 (1ª edizione).
*''The correspondence of Roland H. Bainton and Delio Cantimori, 1932-1966: an enduring transatlantic friendship between two historians of religious toleration'' with an appendix of documents; edited by John Tedeschi, Firenze, L. S. Olschki, 2002  
*''Il 1848-1849. Conferenze fiorentine di C. Barbagallo, G. Sereni, L. Russo, I. Pizzetti, A. Levi, R. Baccelli, A. C. Temolo, D. Cantimori, R. Salvatorelli'', con introduzione di G. Calò, Firenze, Sansoni, 1950 (1ª edizione).
*''Politica e storia contemporanea. Scritti 1927-1943'', Einaudi, 1991
*''Umanesimo e religione nel Rinascimento'', Einaudi, 1980
*''Studi di storia vol. 1 - Divagazioni sullo storicismo. Approssimazioni marxiste'', Einaudi, 1976
*''Studi di storia vol. 2 - Umanesimo, Rinascimento, Riforma'', Einaudi, 1976 
*''Studi di storia vol. 3 - Critici, rivoluzionari, utopisti e riformatori sociali. Commenti, lettere'', Einaudi, 1976
*''Storici e storia'', Einaudi, 1971
*''Giacobini italiani'' (con Renzo De Felice), Laterza, 1964

== Note ==
<references/>

== Bibliografia ==
*[[Giovanni Miccoli]], ''Delio Cantimori: La ricerca di una nuova critica storiografica'', Torino, Einaudi, 1970
* [[Michele Ciliberto]], ''Intellettuali e fascismo: saggio su Delio Cantimori'', Bari, De Donato, 1977
*[[Roberto Pertici]], ''Mazzinianesimo, fascismo, comunismo: l'itinerario politico di Delio Cantimori (1919-1943)'', in «Storia della storiografia», 31, 1997
* Paolo Simoncelli, ''La Normale di Pisa. Tensioni e consensi (1928-1938): appendice, 1944-1949'', Franco Angeli, Milano 1998
*[[Albertina Vittoria]], ''Il PCI, le riviste e l'amicizia: corrispondenza fra Gastone Manacorda e Delio Cantimori'', in «Studi storici», 2003, n. 3-4, pp. 745-888
*Eugenio Di Rienzo, ''Un dopoguerra storiografico. Storici italiani tra guerra civile e prima Repubblica. 1943-1960'', Le Lettere, Firenze 2004 
*Eugenio Di Rienzo, [http://www.giornaledifilosofia.net/public/filosofiaitaliana/pdf/saggi/Rienzo_dopoguerra_storiografico.pdf ''Un dopoguerra storiografico: due o tre cose che so di lui''] in  "Nuova storia contemporanea", 4, 2005
*[[Gennaro Sasso]], ''Delio Cantimori: filosofia e storiografia'', Pisa, Edizioni della Normale, 2005
*Nicola D'Elia, ''Delio Cantimori e la cultura politica tedesca (1927-1940)'', Roma, Viella, 2007
*Paolo Simoncelli, ''Cantimori e il libro mai edito. Il movimento nazionalsocialista dal 1919 al 1933'', Le Lettere, 2008, ISBN 8860872081
*''Delio Cantimori e la cultura politica del novecento'', a cura di Eugenio Di Rienzo e Francesco Perfetti, Firenze, Le Lettere, 2009

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