Difference between revisions 50390941 and 50391040 on itwiki

{{nota disambigua}}
{{Avvisounicode}}
{{Divisione amministrativa
|Nome = Sardegna
|Nome ufficiale = {{it}} Regione Autonoma della Sardegna<br />{{sc}} Regione Autònoma de Sardigna<br />{{sdc}}{{sdn}} Regioni Autónoma di la Sardigna<br />{{ca}} Regió Autònoma de la Sardenya
|Panorama = Sardinia satellite.jpg
|Didascalia = La Sardegna vista dal [[Satellite artificiale|satellite]].
|Bandiera = Bandiera_ufficiale_RAS.svg
(contracted; show full)p;m) e i [[Monti del Sulcis|Monti dell'Iglesiente]] che digradano verso il mare con minori altitudini.<ref>{{cita web|nome= Ignazio|cognome= Camarda|coautori=|url= http://www.sardegnadigitallibrary.it/documenti/17_81_20080411102014.pdf|titolo= Montagne di Sardegna|accesso= 09 febbraio 2011|formato=PDF|opera= www.sardegnadigitallibrary.it |editore= Carlo Delfino|}}</ref>

[[File:Coghinas04.jpg|thumb|left|Il fiume [[Coghinas]] presso [[Santa Maria Coghinas]] ([[Provincia di Sassari|SS]]).]]



=== Pianure, fiumi e laghi ===
Le zone pianeggianti occupano il 18,5% del territorio (per 3.287&nbsp;km²); la pianura più estesa è il [[Campidano]] che separa i rilievi centro settentrionali dai monti dell'Iglesiente, mentre la piana della [[Nurra]] si trova nella parte nord-occidentale tra le città di [[Sassari]], [[Alghero]] e [[Porto Torres]]. I fiumi hanno prevalentemente carattere torrentizio. I più importanti sono il [[Tirso]], il [[Flumendosa]], il [[Coghinas]], il [[Cedrino]], il [[Temo]], (contracted; show full)

Di seguito sono evidenziati solo tre periodi fra tanti della storia della Sardegna, data la loro peculiarità: quello [[Civiltà nuragica|nuragico]], quello [[Storia della Sardegna giudicale|giudicale]] e quello successivo del [[Regno di Sardegna|regno sardo]].

[[File:Wiki corbos 0801.jpg|thumb|righr|[[Silanus]], nuraghe Corbos]]



===Sardegna nuragica===
{{vedi anche|Civiltà nuragica|Nuraghe|Pozzo sacro|Tomba dei giganti|Giganti di Monti Prama|Bronzetto sardo}}
Circa 8.000 [[nuraghe|nuraghi]], mediamente uno ogni 3&nbsp;km², (7.000 disseminati nel territorio sardo) centinaia di villaggi e tombe [[Megalito|megalitiche]] sono la testimonianza di una singolare civiltà che si è sviluppata nell'isola a partire dal [[II millennio a.C.]] Il nuraghe era il centro della vita sociale degli antichi Sardi, ma oltre alle torri, altre str(contracted; show full)

[[File:Palazzo regio affresco.png|thumb|right|"''La Sardegna custodisce lo scudo di Savoia''", affresco di [[Domenico Bruschi]] nel [[Palazzo Reale (Cagliari)|Palazzo Reale]] di [[Cagliari]].]]



===Regno di Sardegna===
{{vedi anche|Regno di Sardegna|Stato sardo|Regno di Sardegna (1324-1720)|Regno di Sardegna (1720-1861)}}
Il Regno di Sardegna fu istituito nel [[1297]] da [[papa Bonifacio VIII]] in ottemperanza al [[trattato di Anagni]] del [[24 giugno]] [[1295]]; venne istituito per risolvere la crisi politica e diplomatica, sorta tra la [[Corona d'Aragona]] e il ducato d'[[Angiò]] a seguito della [[Guerra del Vespro]] per il controllo della [[Regno di Sicilia|Sicilia]]. L'atto di [[(contracted; show full)Italia]],<ref>Su tale fase conclusiva della storia del regno di Sardegna si vedano: G. Sotgiu, ''Storia della Sardegna sabauda'', Roma-Bari, 1984, e Id., ''Storia della Sardegna dopo l'Unità'', Roma-Bari, 1986; F.C. Casula, ''La storia di Sardegna'', Sassari-Pisa, 1994;</ref> il cui inno sarebbe restato (unitamente alla [[Marcia Reale]]) [[S'hymnu sardu nationale]].

[[File:Piedra de nora224.jpg|thumb|left|La stele di Nora]]



==Toponimo==
{{Vedi anche|Stele di Nora}}
Ben conosciuta nell'antichità sia dai [[Fenici]] che dai [[Greci]], fu da questi ultimi chiamata ''Hyknusa'' o ''Ichnussa'' (''Ιχνουσσα''), o ancora ''Sandalyon'' per la somiglianza dell'intera conformazione costiera all'impronta di un piede<ref>{{cita web|nome= G. F.|cognome= Chiai|url= http://www.google.it/url?sa=t&source=web&cd=5&ved=0CCUQFjAE&url=(contracted; show full)onianza che tale toponimo era già presente sull'Isola all'arrivo dei mercanti fenici. La stele di Nora è considerata il più antico documento scritto della storia occidentale<ref>{{cita web|nome=Salvatore|cognome=Dedòla|coautori=|url= http://www.linguasarda.com/htm/Linguista/La%20stele%20di%20Nora.htm|titolo=La Stele di Nora|accesso= 03 marzo 2011|opera= www.linguasarda.com|editore=Linguasarda.com|}}</ref>.

[[File:Regione Sardegna-Gonfalone.png|thumb|right|100px|Gonfalone regionale]]



=== Stemma e bandiera ===
{{Vedi anche|Bandiera dei quattro mori}}
Il [[Decreto del presidente della Repubblica|DPR]] del [[5 luglio]] [[1952]] concede alla Regione autonoma la possibilità di fregiarsi di uno [[stemma]] e di un [[gonfalone]]. La [[legge regionale]] [[15 aprile]] [[1999]], n. 10 stabilisce all'Art. 1: ''La Regione adotta quale sua bandiera quella tradizionale della Sardegna: campo bianco crociato di rosso con in ciascun quarto una testa di moro bendata sulla fronte rivolta in (contracted; show full)ri=|url= http://www.regione.sardegna.it/j/v/86?v=9&c=72&s=1&file=1989031|titolo=Legge Regionale 7 giugno 1989, n. 31|accesso=28 febbraio 2011|opera=www.sardegnadigitallibrary.it|editore= Regione Autonoma della Sardegna|}}</ref>. Dal 1985 la Sardegna è dotata di un corpo forestale proprio, denominato ''[[Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale]] della Regione Sardegna''.

[[File:Mufflon-01.jpg|200px|thumb|[[Ovis musimon|Muflone]], uno dei simboli della fauna sarda.]]



=== Fauna terrestre ===
{{vedi anche|Fauna della Sardegna|Mammofauna della Sardegna|}}
Il patrimonio faunistico annovera diversi esempi di specie di grande interesse. La fauna dei [[Vertebrati]] superiori mostra analogie e differenziazioni rispetto a quella del continente europeo. Le analogie si devono alla migrazione nel corso delle [[glaciazione|glaciazioni]] oppure all'introduzione da parte dell'uomo nel [[Neolitico]] o in epoche più recenti. Le differenziazioni si devono invece al lungo isolam(contracted; show full) rosso maggiore (d. m. ssp. harterti)]], la [[Parus major|cinciallegra (P. m. ssp. ecki)]] e la [[Garrulus glandarius|ghiandaia (g.g. ssp ichnusae)]].I vertebrati terrestri minori comprendono [[Reptilia|Rettili]] e [[Amphibia|Anfibi]] fra i quali si annoverano molti importanti endemismi tirrenici, sardo-corsi o sardi. Di questi, alcuni hanno una marcata ed esclusiva localizzazione geografica. 

[[File:Urospermum dalechampii Sardinia LM.jpg|200px|thumb|right|''Urospermum dalechampii'']]



=== Flora terrestre ===
{{vedi anche|Flora della Sardegna|Specie botaniche in Sardegna}}
La vegetazione spontanea è tipicamente mediterranea. Le [[zone fitoclimatiche]] presenti in Sardegna si limitano al ''[[Lauretum]]'' e alla sottozona calda del ''[[Castanetum]]'', quest'ultima limitata alle aree interne e montuose più fredde. La vegetazione boschiva è perciò rappresentata in gran parte da [[macchia mediterranea]] e [[Foresta mediterranea sempreverde|foresta s(contracted; show full)ghe]] che talvolta si trovano abbondanti sulle spiagge. Un cenno particolare va fatto alla [[Monachus monachus|foca monaca]]. A lungo perseguitata dai pescatori e disturbata dai vacanzieri, si ritiene ormai estinta. L'ultima riproduzione documentata risale al [[1978]], mentre in seguito sono stati documentati avvistamenti attribuibili a giovani in deriva. 

[[File:Plecotus-sardus.png|180px|thumb|right|''[[Plecotus sardus]]'', l'unico pipistrello endemico presente in Italia.]]



=== Gli endemismi ===
{{vedi anche|Plecotus sardus|Euproctus platycephalus|Centaurea horrida|}}
L'ambiente naturale sardo è caratterizzato da un elevato numero di [[Endemismo|endemismi]]. Alcuni di questi sono ''paleoendemismi'' ossia relitti della fauna e della flora ancestrale risalente al [[Cenozoico]] prima del distacco della placca sardo-corsa dal continente europeo; queste specie, veri e propri fossili viventi, si sono anticamente estinte nelle terre continentali mentre sono sopravvissute in condizioni particolari in Sardegna. 
La maggior parte delle specie endemiche sono invece ''neoendemismi'', prodotti da un'evoluzione differenziale a partire dal [[Quaternario (geologia)|Neozoico]] o da epoche più recenti, grazie all'isolamento geografico. Gli endemismi botanici accertati sono oltre 220 e rappresentano circa il 10% di tutta la flora sarda. Alcuni di questi sono delle vere rarità anche per il basso numero di esemplari e per la limitatissima estensione dell'areale, in alcuni casi ridotto a pochi ettari. Nel 2002 nelle grotte del [[Gennargentu]] è stato scoperto il [[Plecotus sardus]], una specie endemica di pipistrello.<ref>{{cita web|nome=Centro|cognome=Pipistrelli Sardegna |url= http://www.pipistrellisardegna.org/|titolo=Plecotus Sardus: un pipistrello tutto sardo|accesso= 28 febbraio 2011|opera= www.pipistrellisardegna.org|editore= |}}</ref>

[[File:Grotta di nettuno sardinien.jpg|200px|thumb|left|[[Grotte di Nettuno]] ad [[Alghero]].]]


=== Grotte naturali ===
{{Vedi anche|Grotte di Alghero}}
Le rocce della Sardegna sono ritenute tra le più antiche d'Italia. Le formazioni carsiche coprono un'area abbastanza ristretta in rapporto a quelle granitiche o metallifere e costituiscono il 6% della superficie totale, ossia 1500&nbsp;km². Le formazioni geologiche più antiche risalgono al periodo [[Paleozoico]], ma altre formazioni sono apparse in periodi successivi, nel [[Mesozoico]], nel [[Cenozoico|Terziario]] e nel [[Quaternario]], (contracted; show full)gt;[http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=615&s=17&v=9&c=4461&id=103007 Immagine grotta Ispinigòli]</ref> presso [[Dorgali]], di [[Grotte di San Giovanni|San Giovanni]] presso [[Domusnovas]], per citarne alcune.<ref>{{cita web|nome=Regione autonoma|cognome=della Sardegna|coautori=|url= http://www.sardegnaturismo.it/offerta/montagna/grotte.html|titolo=Grotte|accesso=02 maggio 2011|opera=www.sardegnaturismo.it|editore=Regione Autonoma della Sardegna|}}</ref>

==
Politica==
=== Suddivisione amministrativa ===
====Suddivisioni territoriali storiche====
{{vedi anche|Curatoria|Giudicato|Storiche suddivisioni amministrative in Sardegna}}
La Sardegna ha avuto nel tempo diverse suddivisioni amministrative e territoriali. Inizialmente, già in periodo romano, il territorio sardo era stato suddiviso in [[diocesi]] ecclesiastiche, successivamente, nel periodo medioevale, la Sardegna era ripartita in [[giudicati]] e in [[curatorie]], con dei brevi intermezzi [[Signore (titolo nobiliare)|signorili]] e [[Comune medievale|comunali]]. Poi durante il dominio aragonese e spagnolo, l'isola venne divisa in vari [[Feudalesimo|feudi]] con [[Marchese|marchesati]], [[Barone|baronie]] e [[Contado|contee]], che lasciarono tracce profonde come dal nome della regione storica delle [[Baronie]]. Nel [[XIX secolo]] la Regione era già organizzata con [[prefetture]], [[province]], [[tribunali]], [[mandamenti]] e [[comuni d'Italia|comuni]].

La Sardegna è suddivisa in regioni storiche che derivano direttamente, sia nella denominazione che nell'estensione, dai distretti amministrativi, giudiziari ed elettorali dei [[Storia della Sardegna dei Giudicati|regni giudicali]], le [[curatorie]] (in sardo ''curadorias'' o ''partes'') che probabilmente ricalcavano una suddivisione territoriale ben più antica operata dalle tribù nuragiche.<ref>Secondo lo storico F.C. Casula: «… I confini dei territori tribali (Cantoni) erano protetti da piccoli nuraghi d'avvistamento del nemico collocati in punti strategici alti. Oggi si contano in Sardegna circa 7000 nuraghi i quali contraddistinguono zone agricole e pastorali non molto dissimili, per vastità e forma, da quelle che saranno, nel Medioevo, le curatorìe medioevali…» ''Breve storia di Sardegna'', pag. 25</ref> Alcune denominazioni non sono più in uso, mentre altre hanno resistito dal Medioevo fino ad oggi e sono ancora correntemente utilizzate. Ecco quelle più conosciute: [[Anglona]], [[Barbagia]], [[Barigadu]], [[Baronie]], [[Campidano]], [[Logudoro]], [[Gallura]], [[Goceano]], [[Mandrolisai]], [[Marghine]], [[Marmilla]], [[Meilogu]], [[Monteacuto]], [[Montiferru]], [[Nurra]], [[Ogliastra]], [[Planargia]], [[Quirra]], [[Romangia]], [[Sarcidano]], [[Sarrabus-Gerrei]], [[Sulcis Iglesiente]], [[Trexenta]].

[[File:Map of region of Sardinia, Italy, with provinces-it.svg|170px|thumb|right|Le otto province sarde.]]

==== Suddivisione amministrativa attuale ====
{{vedi anche|Istituzione di nuove province in Sardegna nel 2001}}
Nel [[1848]] durante il [[Regno di Sardegna]] l'Isola fu suddivisa in 3 divisioni (Cagliari, Nuoro e Sassari), in 11 province (Alghero, Cagliari, Cuglieri, Iglesias, Isili, Lanusei, Nuoro, Oristano, Ozieri, Sassari e Tempio Pausania), in 84 mandamenti e 363 comuni. Sempre durante il regno sardo-piemontese nel [[1859]] la Sardegna fu suddivisa in 2 province (Cagliari e Sassari), in 9 circondari (Alghero, Cagliari, Iglesias, Lanusei, Nuoro, Oristano, Ozieri, Sassari e Tempio Pausania), in 91 mandamenti e 371 comuni. Questa suddivisione si mantenne fino al 1927 quando furono eliminati tutti i circondari in Italia.

Dal gennaio 1927 fino al luglio 1974 la Sardegna fu suddivisa in 3 province: Cagliari, Nuoro e Sassari. Nel 1974 fu istituita la Provincia di Oristano, così si ebbero 4 province fino al maggio 2005, quando divennero operative altre 4 nuove province: Carbonia-Iglesias, Medio Campidano, Ogliastra e Olbia-Tempio. 

Allo stato attuale la Sardegna è la regione italiana con più capoluoghi di provincia (12, a fronte di 8 province). In base ai dati del censimento del 2001 nell'isola c'è una provincia ogni 203.985 abitanti, e la media degli abitanti per capoluogo è di circa 42.493 residenti.

L'attuale suddivisione amministrativa della Sardegna è perciò costituita da:

* [[Provincia di Cagliari]] (capoluogo [[Cagliari]], con 71 comuni)
* [[Provincia di Carbonia-Iglesias]] (capoluoghi [[Carbonia]] e [[Iglesias]], con 23 comuni)
* [[Provincia del Medio Campidano]] (capoluoghi [[Sanluri]] e [[Villacidro]], con 28 comuni)
* [[Provincia di Nuoro]] (capoluogo [[Nuoro]], con 53 comuni)
* [[Provincia dell'Ogliastra]] (capoluoghi [[Lanusei]] e [[Tortolì]], con 23 comuni)
* [[Provincia di Olbia-Tempio]] (capoluoghi [[Olbia]] e [[Tempio Pausania]], 26 comuni)
* [[Provincia di Oristano]] (capoluogo [[Oristano]], con 88 comuni)
* [[Provincia di Sassari]] (capoluogo [[Sassari]], con 66 comuni)

Tuttavia, in seguito ai [[referendum del 2012 in Sardegna|referendum regionali abrogativi del 2012]], è stata sancita l'abolizione delle province di Carbonia-Iglesias, del Medio Campidano, dell'Ogliastra e di Olbia-Tempio. L'esito del referendum ha dato il via a un processo di riorganizzazione amministrativa della regione: il [[24 maggio]] 2012<ref>{{cita web|url=http://www.regione.sardegna.it/xml/getpage.php?cat=7874|titolo=Referendum, Cappellacci firma decreti. Il Presidente: "Riforme condivise per ripresa morale, sociale e culturale della Sardegna"|editore=Regione Autonoma della Sardegna|data=25 maggio 2012|accesso=27 maggio 2012}}</ref> il Consiglio Regionale ha approvato una legge che prevede per il [[1º marzo]] [[2013]] la cessazione dell'attività di tutte le 8 province sarde(in carica sino al [[28 febbraio]] [[2013]])<ref name="Nuova_province">{{cita news|url=http://www.regione.sardegna.it/j/v/491?s=197867&v=2&c=1489&t=1|titolo=Politica: Province, via tutte ma tra nove mesi|pubblicazione=[[La Nuova Sardegna]]|data=25 maggio 2012|accesso=27 maggio 2012}}</ref><ref>{{cita news|url=http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/274564|titolo=Province, inizia il conto alla rovescia Gli enti scompariranno a febbraio 2013|pubblicazione=[[L'Unione Sarda]]|data=26 maggio 2012|accesso=27 maggio 2012}}</ref><ref name="rpress">{{cita web|url=http://www.radiopress.it/2012/05/province-in-vita-per-altri-9-mesi-il-consiglio-regionale-approva-la-legge-in-aula-rissa-stochino-manincheddaa/|titolo=Province in vita per altri 9 mesi, il Consiglio approva la legge. In Aula rissa Maninchedda-Stochino|opera=Radiopress.it|accesso=27 maggio 2012}}</ref>, che trasferiranno i loro poteri ad altri enti, come le [[Unione di comuni|unioni dei comuni]]<ref name="Nuova_province" /><ref name="rpress" />, che saranno varati nel periodo precedente tale data.

==== Circoscrizioni giudiziarie e sedi di tribunale (circondari) ====
{{vedi anche|Ordinamento della giustizia in Italia}}
L'intero territorio regionale della Sardegna costituisce il distretto della [[Corte d'appello (Italia)|Corte di appello]] di Cagliari (con sezione staccata di Sassari), all'interno del quale si trovano i sei [[tribunale|Tribunali]] (Cagliari, Lanusei, Nuoro, Oristano, Sassari e Tempio Pausania), la cui circoscrizione territoriale di ciascuno viene definita [[circondario]]. I sei tribunali sono organizzati, inoltre, con sezioni distaccate nei principali centri del circondario (Alghero, Carbonia, Iglesias, La Maddalena, Macomer, Olbia, Sanluri e Sorgono), spesso corrispondenti con la sede delle soppresse [[pretore (ordinamenti moderni)|Preture]], il cui territorio veniva definito [[mandamento (diritto)|mandamento]].

=== Suddivisione ecclesiastica della Sardegna ===
{{vedi anche|Regione ecclesiastica Sardegna}}
La [[Regione ecclesiastica Sardegna]] è una delle [[Regione ecclesiastica|regioni ecclesiastiche]] della [[Chiesa cattolica in Italia]]. In Sardegna vi sono tre [[arcidiocesi]], i cui territori costituiscono le relative province ecclesiastiche, e sette [[diocesi]]. L'intero territorio dell'Isola costituisce la [[Regione ecclesiastica Sardegna]], suddivisa nel seguente modo: [[Provincia ecclesiastica|Provincia ecclesiastica di Cagliari]] ([[Arcidiocesi di Cagliari]], [[Diocesi di Iglesias]], [[Diocesi di Lanusei]] e [[Diocesi di Nuoro]]); [[Provincia ecclesiastica|Provincia ecclesiastica di Oristano]] ([[Arcidiocesi di Oristano]] e [[Diocesi di Ales-Terralba]]); [[Provincia ecclesiastica|Provincia ecclesiastica di Sassari]] ([[Arcidiocesi di Sassari]], [[Diocesi di Alghero-Bosa]], [[Diocesi di Ozieri]] e [[Diocesi di Tempio-Ampurias]]).

[[File:Field hockey.jpg|right|thumb|La squadra italiana di [[Hockey su prato]] che vanta il più ricco [[palmarès]], è la [[Società Ginnastica Amsicora|S. G. Amsicora]] di [[Cagliari]].]]

=== Amministrazione ===
La Sardegna è una delle cinque [[Regione a statuto speciale|regioni autonome a statuto speciale]] d'[[Italia]] e una delle due regioni, ma l'unica a statuto speciale, (a parte la [[Valle d'Aosta]] nel vecchio [[statuto speciale]]) il cui Statuto utilizza l'espressione «Popolo Sardo», formula condivisa dal [[1971]] con gli abitanti del [[Veneto]], ossia «Popolo Veneto»,<ref>[http://www.consiglioveneto.it/crvportal/leggi/1971/71ls0340.html Statuto della Regione Veneto]</ref> tutti comunque ugualmente [[cittadinanza italiana|cittadini italiani]] ed [[Cittadinanza dell'Unione europea|europei]]. Lo Statuto è stato approvato con [[Legge costituzionale]] 26 febbraio 1948 n. 3, recante ''Approvazione dello Statuto speciale per la Sardegna'', variamente modificato nel corso dei decenni, da ultimo con la Legge costituzionale n. 2 del 31 gennaio 2001, e legge costituzionale 18 ottobre 2001 n. 3, che hanno introdotto rispettivamente l'elezione diretta del Presidente della Regione e forme più ampie di autonomia. Sono organi della Regione: il Presidente della Regione, la Giunta regionale, il Consiglio regionale. La Legge Regionale Statutaria n. 1/2008 (espunta dall'ordinamento a seguito della sentenza 149/2009 della Corte costituzionale, che ne ha decretato l'illegittimità costituzionale), dà attuazione alle predette norme ed in particolare allo ''Statuto della Regione Autonoma della Sardegna''.<ref>{{cita web|nome= Regione|cognome= Sardegna|coautori=|url= http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_39_20050318114805.pdf|titolo= Statuto speciale per la Sardegna. L.Cost. 26 febbraio 1948 n. 3|accesso= 02 marzo 2011|formato= Pdf|opera= www.regione.sardegna.it|editore= Regione Sardegna|lingua=|pagina=|}}</ref>

==== Il Presidente ====
{{Vedi anche|Presidenti della Sardegna}}
Il Presidente della Regione Autonoma della Sardegna, con l'elezione diretta prevista dalla legge costituzionale n. 2 del 2001, ha il ruolo di garante dell'autonomia regionale e di rappresentante della Regione Sardegna in tutti gli ambiti, compreso quello dei rapporti internazionali. Ha la responsabilità di formare la Giunta regionale e dirigerne l´operato: nomina e revoca i componenti della Giunta, gli assessori; convoca, presiede e fissa l'ordine del giorno delle riunioni della Giunta; vigila sull'attuazione delle deliberazioni della Giunta; assicura l´indirizzo politico amministrativo dell'esecutivo. Egli assomma in sé i poteri tipici negli ordinamenti presidenziali. Infatti, indice le elezioni del Consiglio regionale, del Presidente della Regione e i referendum regionali. Convoca la prima seduta del Consiglio regionale e può richiederne la convocazione in via straordinaria. Cura i rapporti con l´Assemblea legislativa e promulga le leggi regionali e i regolamenti. In qualità di presidente è componente della [[Conferenza Stato-Regioni]], della [[Conferenza Stato-Città ed Autonomie locali]]; convoca e presiede la Conferenza permanente Regione-Enti locali. In ambito internazionale sottoscrive accordi internazionali e transfrontalieri, con altri Stati e le intese con enti territoriali interni ad altri stati; fa parte della delegazione italiana chiamata a definire la posizione dell'[[Unione europea]] rispetto alle posizioni dell'Isola.

==== La Giunta regionale ====
{{Vedi anche|Giunta regionale della Sardegna}}
La Giunta regionale è l'organo di governo della Regione. Essa è formata dal Presidente e da 12 Assessori, nominati dal Presidente. Dal 2004, cioè da quando il Presidente della Regione è stato eletto direttamente dai cittadini e non dal Consiglio regionale, sulla base della legge costituzionale n. 2/2001, dello Statuto Regionale e della Legge Statutaria n. 1/2008 (particolare legge rinforzata di attuazione dello Statuto Regionale), Presidente e Giunta non devono più ottenere il voto di fiducia dell'Assemblea per esercitare le proprie funzioni.

Attualmente governa la Regione la Giunta del Presidente [[Ugo Cappellacci]] del [[Il Popolo della Libertà|PdL]], appoggiato da una coalizione comprendente [[Unione di Centro (2008)|UdC]], [[Riformatori Sardi|Riformatori]], [[Partito Sardo d'Azione|PSd'Az]], [[Unione Democratica Sarda|UdS]] e [[Movimento per le Autonomie|MpA]], che ha prevalso sulla coalizione uscente di centro-sinistra guidata da [[Renato Soru]] nelle [[Elezioni regionali in Sardegna del 2009|elezioni regionali del 2009]].

==== Il Consiglio regionale ====
Il [[Consiglio Regionale della Sardegna|Consiglio regionale]] è l'[[organo legislativo]] della Regione Sardegna: approva le leggi regionali e ha la facoltà di modificare lo Statuto della Regione. È eletto ogni 5 anni, ed è costituito da 80 consiglieri, che rappresentano, in maniera proporzionale alla popolazione, le 8 circoscrizioni provinciali in cui è ripartita la Sardegna.

Oltre alla funzione più propriamente legislativa, il Consiglio ha il compito di indirizzare e controllare l´attività esecutiva della Giunta.

==== Partiti politici ====
A fianco allo Statuto Regionale di Autonomia sono presenti nell'isola, oltre ai [[partiti politici italiani|partiti politici nazionali]], diversi partiti regionali, fra cui movimenti di ispirazione [[autonomismo|autonomista]] o [[indipendentismo|indipendentista]]. Il partito di più lunga tradizione autonomista è il [[Partito Sardo d'Azione]], fondato da [[Emilio Lussu]] e [[Camillo Bellieni]] e che nella persona di [[Mario Melis (politico)|Mario Melis]] negli [[Anni 1980|anni ottanta]] espresse il Presidente della Giunta Regionale. Altri partiti locali presenti con propri eletti in Consiglio Regionale sono i [[Riformatori Sardi|Riformatori Sardi - Liberaldemocratici]] e l'[[Unione Democratica Sarda]], e sono attivi diversi [[indipendentismo sardo|movimenti e gruppi politici indipendentisti]].
[[File:SAR-Subregioni.jpg|thumb|left|150px|Regioni storico-geografiche della Sardegna]]

== Demografia ==
{{Vedi anche|Demografia della Sardegna}}

{| class="wikitable" style="float: left;"
|+ Superficie e abitanti delle 8 province della Sardegna<br /><small>(novembre 2011)</small><ref name="istat"/>
!Provincia
!Comuni 
!Superficie 
!Abitanti
|-
| [[Provincia di Cagliari|Cagliari]] [CA] || 71 || 4.596 || 563.918
|-
| [[Provincia di Carbonia-Iglesias|Carbonia-Iglesias]] [CI] || 23 || 1.495 || 129.597
|-
| [[Provincia del Medio Campidano|Medio Campidano]] [VS] ||  28 || 1.516 || 102.010
|-
| [[Provincia di Nuoro|Nuoro]] [NU] || 53 || 3.934 || 160.040
|-
| [[Provincia dell'Ogliastra|Ogliastra]] [OG] ||  23 || 1.854 || 57.959
|-
| [[Provincia di Olbia-Tempio|Olbia-Tempio]] [OT] || 26 || 3.397 || 159.141
|-
| [[Provincia di Oristano|Oristano]] [OR] || 88 || 3.040 || 165.531
|-
| [[Provincia di Sassari|Sassari]] [SS] || 66 || 4.281 || 336.977
|-
| '''[[Regione Autonoma della Sardegna]]''' || 377 || 24.090 || 1.675.173
|}

Nonostante una civilizzazione plurimillenaria e una popolazione residente quasi triplicatasi negli ultimi 140 anni, la Sardegna è una delle poche regioni europee in cui un'economia moderna e diversificata convive con un ecosistema naturale ancora intatto, se non vergine, in vaste aree del territorio; questo fatto è spiegabile demograficamente grazie alla bassa densità abitativa, pari a 70 ab./km². Il milione e settecentomila sardi risiedono nell'isola consegnando il territorio al terzultimo posto per la densità fra le regioni italiane, preceduto solo dalla [[Valle d'Aosta]] con 37 ab./km² e dalla [[Basilicata]] con 60 ab./km². Inoltre questa densità si ritrova equamente distribuita fra le province che presentano tutte valori simili (41, 87, 68, 31, 46, 55, 79 ab./km² per le province di [[Provincia di Nuoro|Nuoro]], [[Provincia di Carbonia-Iglesias|Carbonia-Iglesias]], [[Provincia del Medio Campidano|Medio Campidano]], [[Provincia dell'Ogliastra|Ogliastra]], [[Provincia di Olbia-Tempio|Olbia-Tempio]], [[Provincia di Oristano|Oristano]] e [[Provincia di Sassari|Sassari]] rispettivamente), tranne nel caso della [[Provincia di Cagliari]] che tocca i 122 ab./km², dato comunque sempre sensibilmente inferiore alla densità media italiana di 200 ab./km². Nel 2008 i nati sono stati 13.470 (8,1‰), i morti 14.474 (8,7‰) con un decremento naturale di 1.004 unità. Il 31 dicembre 2008, su una popolazione di 1.671.001 abitanti, si contavano 30.115 stranieri (1,8%). Le famiglie contano in media 2,5 componenti.
{{-}}

[[File:Città Sardegna collage.png|340px|thumb|left|Panoramica di alcune delle più importanti città sarde (dall'alto a sinistra: [[Cagliari]], [[Alghero]], [[Sassari]], [[Nuoro]], [[Oristano]], [[Olbia]])]]
=== Città e aree urbane ===
[[File:Città della Sardegna.jpg|190px|thumb|right|Le due aree metropolitane, i principali centri fra 60.000 e 25.000 abitanti, e quelli oltre i 10.000 abitanti.]]
{{Vedi anche|Area metropolitana di Cagliari|Area metropolitana di Sassari|}}
I centri urbani più importanti sono [[Cagliari]], capoluogo regionale, e [[Sassari]], secondo polo di rilevanza regionale.
[[Cagliari]] (156.033 ab.) è al centro di una [[conurbazione]] di 485.000 abitanti circa, i cui principali centri sono [[Quartu Sant'Elena]] (71.882 ab.), [[Selargius]] (29.172 ab.), [[Assemini]] (27.144 ab.), [[Capoterra]] (23.975 ab.), [[Sestu]] (20.158 ab.), [[Monserrato]] (20.136 ab.), [[Sinnai]] (16.873 ab.) e [[Quartucciu]] (12.948 ab.).

[[Sassari]] (130.588 ab.), [[Alghero]] (40.985 ab.) e [[Porto Torres]] (22.648 ab.) sono i poli di un'area vasta (della quale il capoluogo sassarese è il centro catalizzatore) che si espande soprattutto verso la [[Nurra]] e il [[golfo dell'Asinara]] e che include anche [[Sorso]] (14.891 ab.) e altri centri come [[Ittiri]] (8.904 ab.) e [[Sennori]] (7.410 ab.) e  [[Castelsardo]] (5.869 ab.) per un totale di 275.000 abitanti circa.

I centri urbani rimanenti svolgono funzione di ''polarità locale'' e hanno tutti una popolazione compresa tra 10.000 e 60.000 abitanti: [[Olbia]] (57.041 ab.), [[Nuoro]] (36.176 ab.), [[Oristano]] (31.893 ab.), [[Carbonia]] (29.749 ab.), [[Iglesias (Italia)|Iglesias]] (27.445 ab.), [[Villacidro]] (14.461 ab.), [[Tempio Pausania]] (14.289 ab.), [[Arzachena]] (13.470 ab.), [[Guspini]] (12.395 ab.), [[La Maddalena]] (11.862 ab.), [[Siniscola]] (11.749 ab.), [[Sant'Antioco (Italia)|Sant'Antioco]] (11.594 ab.), [[Ozieri]] (10.963 ab.), [[Tortolì]] (10.937 ab.), [[Macomer]] (10.572 ab.) e [[Terralba]] (10.317 ab.). Tra i ''centri minori'' con meno di 10.000 abitanti sono inclusi anche due capoluoghi di provincia, [[Sanluri]] (8.519 ab.) e [[Lanusei]] (5.675 ab.), e l'antica cittadina di [[Bosa]] (8.120 ab.). Dei 377 comuni sardi, 17 possono fregiarsi ufficialmente del [[titolo di città]]: [[Alghero]], [[Bosa]], [[Cagliari]], [[Carbonia]], [[Castelsardo]], [[Iglesias]], [[Ittiri]], [[Lanusei]], [[Macomer]], [[Nuoro]], [[Olbia]], [[Oristano]], [[Ozieri]], [[Quartu Sant'Elena]], [[Sassari]], [[Tempio Pausania]], e [[Tortolì]]. Gli altri comuni che si attribuiscono tale titolo in diverse manifestazioni lo fanno in maniera arbitraria.

=== Immigrazione ===
{{Vedi anche|Flussi migratori in Sardegna}}
La particolare posizione geografica, inserita al centro del Mediterraneo, le ricchezze minerarie e le fertili pianure, hanno fatto della Sardegna, sin dall'antichità, un'isola molto ambita dalle potenze coloniali antiche. Sempre in guerra con i nuragici, mai assoggettati, sia i Cartaginesi che i Romani deportarono nell'isola un vasto numero di schiavi, utilizzati per lavorare nelle miniere e nelle pianure come agricoltori, per la produzione intensiva di [[Cereale|cereali]]<ref>Lo storico Piero Meloni, nel libro ''La società in Sardegna nei secoli'' (Edizioni ERI, Torino, 1967), nel capitolo intitolato ''dalla conquista romana alla fine della Repubblica'', a pagina 77 parlando dei fiorenti scali commerciali nelle città costiere e delle fertili pianure dell'entroterra dell'Isola considerate un granaio strategico prima dai Cartaginesi e poi anche dai Romani, e parlando di coloro che lavoravano nelle campagne scrive: «Così, in esse (''le città costiere'') su commercianti e piccoli artigiani avevano finito per prevalere i proprietari terrieri, soprattutto i grandi latifondisti Sardo-punici, i quali avevano la disponibilità delle fertili pianure del retroterra..[…]..la manodopera era costituita in prevalenza da coloni o schiavi libici trasferiti d'autorità dall'Africa, oppure da Sardi sottomessi» […]»{{Cita|P. Meloni|p. 77|P. Meloni}}</ref>. Importante fu anche l'afflusso di [[Spagna|genti iberiche]] durante la dominazione aragonese e spagnola, mentre in epoca moderna, nel [[XVIII secolo|XVIII]] e [[XIX secolo]], ci fu un piccolo insediamento di [[Liguri nell'isola di San Pietro]]. Arrivarono poi alcune [[Veneto|popolazioni venete]], chiamate da [[Benito Mussolini|Mussolini]] ad insediarsi nelle bonifiche dell'oristanese e che nel [[1928]] fondarono ''Mussolinia'', in seguito rinominata [[Arborea (comune)|Arborea]]. Molti minatori giunsero da diverse parti d'Italia per popolare il grosso [[Miniera|centro minerario]] di [[Carbonia]], nel Sulcis ([[1938]]). Nel [[1946]] arrivarono molti esuli [[Esodo istriano|istriano]]-[[Venezia Giulia|giuliano]]-[[Dalmati italiani|dalmati]] scampati all'[[Massacri delle foibe|epurazione etnica]] perpetrata in [[Dalmazia]] e nell'[[Istria]], che si stabilirono a [[Fertilia]], nella [[Nurra]] di [[Alghero]].<ref>{{cita web|nome=Enrico|cognome=Moretti|coautori=Cinegiornale Rai|url= http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&s=17&v=9&c=4460&id=221945|titolo=Giuliani in Sardegna|accesso=04 marzo 2011|formato= Video|opera= www.sardegnadigitallibrary.it|editore=Archivio Istituto Luce|lingua=|pagina=|}}</ref><ref>{{cita web|nome= Cinegiornale|cognome= Rai|coautori=|url= http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&s=17&v=9&c=4460&id=91860|titolo=A Fertilia rivive Pola|accesso=02 marzo 2011|formato= Video|opera= www.sardegnadigitallibrary.it|editore=Archivio Istituto Luce|lingua=|pagina=|}}</ref> Negli ultimi decenni si è registrato un discreto flusso immigratorio di cittadini provenienti da altri paesi europei ed extra-europei. La popolazione straniera al 31-12-2010 ammontava a circa 37.000 persone, il 2,2% della popolazione totale sarda.<ref name= Istat2010>[http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/inddemo/20110124_00/testointegrale20110124.pdf Istat - Indicatori demografici Anno 2010]</ref> Altro dato rilevante è quello relativo alle rimesse degli immigrati, cioè il denaro che i lavoratori extracomunitari spediscono dall'Italia ai loro paesi d'origine, che nel 2009 ha visto la Sardegna, fra tutte le regioni italiane, al quarto posto per il valore delle rimesse pro-capite.<ref>{{cita web|nome=Cinegiornale|cognome= RAI|coautori=|url= http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/179153|titolo=Immigrazione, rimesse pro-capite:la Sardegna è al quarto posto|accesso= 02 marzo 2011|formato=|opera= www.unionesarda.it|editore= Unione sarda Spa|lingua=|pagina=|}}</ref>.

=== Emigrazione ===
{{Vedi anche|Emigrazione sarda}}
I primi flussi emigratori considerevoli si registrano verso la fine dell'[[XIX secolo|ottocento]], correlato anche all'interruzione del trattato commerciale con la Francia nel [[1877]]. Considerando il periodo dal [[1876]] al [[1903]] gli espatri sardi furono verso il bacino del Mediterraneo e l'Europa (64,1% di cui il 33,1% verso la Francia), mentre il rimanente era destinato verso le Americhe (di cui il 17% verso l'[[Argentina]] e l'11,4% verso gli [[Stati Uniti d'America]]). Dai primi anni del [[1900|Novecento]] il flusso divenne costante, dal [[1901]] al [[1905]] la destinazione principale fu l'[[Africa]]. Dal [[1906]] al [[1914]] la media annuale crebbe in maniera considerevole e anche le destinazioni cambiarono infatti l'America divenne la meta più ambita seguita dall'Europa, mentre in Africa si indirizzò il flusso minore. Dopo l'intervallo della I guerra il flusso riprese e nell'intervallo fra il [[1919]] ed il [[1925]] l'Europa assorbì la maggioranza degli emigranti. In totale considerando l'intervallo dal 1876 al 1925 si contano 44.691 emigrati verso l'Europa, 44.095 verso l'America e 34.083 verso l'Africa. In anni recenti, dal [[1987]] al [[1999]], secondo le statistiche, sono emigrati 15.647 isolani (82% in Europa, 16% nelle Americhe), mentre ne sono rientrati 12.869, con una differenza di 2.598 unità. La maggior parte degli emigrati degli ultimi anni proviene dalla [[provincia di Cagliari]] ed hanno lasciato l'isola diretti per il 70% verso i grandi paesi europei ([[Francia]], [[Inghilterra]], [[Germania]], [[Svizzera]]), mentre il 30% verso altre nazioni come [[Olanda|Paesi Bassi]], [[Belgio]], [[Spagna]], [[Argentina]] e [[Venezuela]]. Fra questi un numero cospicuo è costituito da giovani laureati. I sardi che vivono al di fuori della Sardegna, secondo le ultime statistiche, sono circa 500.000.{{Citazione necessaria}} Una caratteristica particolare del movimento migratorio sardo fu quello dell'emigrazione femminile che in alcuni periodi, come negli [[Anni 1960|anni sessanta]] era pari come numero a quella maschile. Cultura ==
{{Vedi anche|Protosardi|Lingua protosarda|Sardi}}
Varie ipotesi si sono fatte sull'origine dei primi abitanti dell'Isola. L'interpretazione della variabilità genetica li fa derivare in larga parte da gruppi di genti giunte in Sardegna dal [[continente europeo]] attraverso varie migrazioni nel [[paleolitico]] e nel [[neolitico]]. Secondo alcune interpretazioni linguistiche gli antichi Sardi erano eredi, come i baschi, dell'antica cultura pre-indoeuropea della cosiddetta [[Europa Antica|vecchia Europa]]; secondo altre, corroborate anche da recenti ritrovamenti archeologici, nell'Isola erano presenti popolazioni contraddistinte sia da parlate [[indoeuropee]] che pre-indoeuropee<ref>Giovanni Ugas - ''L'Alba dei Nuraghi'' pg.241,254 - Cagliari, 2005</ref> fra cui la [[lingua sardiana]] che alcune teorie descrivono come una lingua affine a quella [[lingua etrusca|etrusca]];<ref>{{cita web|nome= Massimo|cognome= Pittau|url= http://www.pittau.it/Sardo/sardiana.html|titolo= La lingua sardiana o dei proto-sardi|accesso= 28 febbraio 2011|opera=www.pittau.it |editore=Ettore Gasperini Editore|Lingua=|}}</ref><ref>{{cita web|nome= Massimo|cognome= Pittau|url= http://www.pittau.it/Sardo/indoeuropeo.html|titolo= Appellativi nuragici di matrice indoeuropea|accesso= 28 febbraio 2011|opera=www.pittau.it|editore= |Lingua=|}}</ref> Queste popolazioni, benché differenti fra loro per usi e costumi, col passare dei secoli svilupparono una certa uniformità, alterata di volta in volta dall'arrivo di genti [[fenici]]o-[[Cartagine|puniche]], [[Latini|romane]] e [[vandali]]che.

[[File:Sardinia Language Map.png|right|thumb|180px|Mappa delle lingue e dei dialetti parlati in Sardegna.]]
=== Lingue e dialetti ===
{{Vedi anche|Lingua sarda|Lingua sassarese|Lingua gallurese|Dialetto algherese|Dialetto tabarchino|Italiano regionale della Sardegna}}
In Sardegna si parlano diverse [[lingue romanze]]: oltre all'[[Lingua italiana|italiano]], spesso espresso nella sua [[Italiano regionale della Sardegna|variante regionale]], la lingua più diffusa nell'Isola è il [[lingua sarda|sardo]], considerato una lingua autonoma appartenente al gruppo indoeuropeo e la più conservativa tra le [[lingue romanze|lingue neolatine]].<ref>{{cita web|nome= Manlio|cognome= Brigaglia|url=http://209.85.135.104/search?q=cache:r3FBO3JZIjYJ:www.mclink.it/com/lol/sardegna/g_tour/bri_i.htm+%C2%ABpone+mihi+tres+panes+in+bertula&hl=it&ct=clnk&cd=2&gl=it|titolo= Sardegna isola del silenzio|accesso= 28 febbraio 2011|opera= www.mclink.it |editore=Italo Innocenti Edizioni|Lingua=|}}. Nel suo libro [[Manlio Brigaglia]] rileva che se ai tempi di [[Gaio Giulio Cesare|Giulio Cesare]], un cittadino romano, prima di partire per un breve viaggio avesse chiesto alla moglie di preparargli una bisaccia, avrebbe detto «''pone mihi tres panes in bertula''» e cioè la stessa frase che è tuttora in uso nel sardo corrente</ref> Parlata in larga parte dell'isola,<ref>{{cita web|nome= Giovanni|cognome= Lupinu|coautori=''Alessandro Mongili'', ''Anna Oppo'', ''Riccardo Spiga'', ''Sabrina Perra'', ''Matteo Valdes''|url=http://www.sardegnacultura.it/documenti/7_88_20070514130939.pdf|titolo= Le lingue dei Sardi, una ricerca sociolinguistica|accesso= 01 marzo 2011|formato=PDF|opera=www.sardegnacultura.it|editore=Regione Autonoma della Sardegna|Lingua=|}}</ref><ref>{{cita web|nome= Cristina|cognome= Maccioni|coautori=Manlio Brigaglia|url= http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&s=17&v=9&c=4462&id=37211|titolo= Intervento di Michelangelo Pira su "La lingua"|accesso= 01 marzo 2011|formato=Audio|opera=www.sardegnacultura.it|editore=RAI Sardegna|Lingua=|}}</ref> è generalmente ripartita dai glottologi in due varianti fondamentali, benché risulti oggettivamente difficile tracciarne un confine netto per via di numerosi dialetti (es. [[Sardo campidanese#Arborense|arborense]], [[Sardo campidanese#Barbaricino centro-meridionale|barbaricino meridionale]], [[Sardo campidanese#Ogliastrino|ogliastrino]] etc.) che presentano delle caratteristiche appartenenti ora all'uno, ora all'altro macro-gruppo:
* nel cosiddetto "[[capo di sopra]]" il [[sardo logudorese]] (''sardu logudoresu'') comprende anche la [[Sardo logudorese#Nuorese|variante nuorese e barbaricina]] ('' sardu nugoresu'' e ''sardu barbaritzinu''), caratterizzata per maggiore conservazione e fedeltà a forme linguistiche arcaiche. Il logudorese è generalmente considerato la variante di maggior prestigio letterario della Sardegna. Nella regione del [[Guilcer]] sono diffuse parlate di transizione col campidanese, a cui si sono ispirati gli studiosi che hanno elaborato la variante scritta della [[Limba Sarda Comuna]], adottata dalla Regione nel 2006.
* nel cosiddetto "[[capo di sotto]]" il [[sardo campidanese]] (''sardu campidanesu'') presenta vocaboli di matrice fenicio-punica oltre che nuragica, ed è parlato nell'intero meridione isolano, costituendone anche la variante più diffusa; nell'[[Ogliastra]] la parlata ha una matrice campidanese arcaica, con molti vocaboli barbaricini e logudoresi.

Accanto alla lingua sarda propriamente detta, nel nord dell'isola sono parlati due idiomi romanzi di derivazione [[lingua corsa|corso]]-[[Dialetto toscano|toscana]]:
* nella regione nord-occidentale dell'isola, il [[Lingua sassarese|sassarese]] (''sassaresu'') è parlato a Sassari e con piccole variazioni nella [[Nurra]], [[Romangia]] e [[Anglona]]. È un idioma nato dalla commistione fra [[lingua corsa|còrso]], [[Dialetto toscano|pisano]], [[lingua ligure|ligure]] e la successiva forte influenza del sardo logudorese;
* nella regione nord-orientale dell'isola, la [[Gallura]], è parlato il [[lingua gallurese|gallurese]] (''gadduresu'' {{IPA|/gaɖːu'rezu/}}) che si avvicina particolarmente al [[Lingua corsa#Còrso oltramontano|dialetto]] parlato nella [[Corsica del Sud]], frutto e testimonianza dei contatti fra le due isole e delle migrazioni nello [[Stretto di Bonifacio]] avvenute dalla preistoria fin quasi ai giorni nostri.

Vi sono infine delle [[isola linguistica|isole linguistiche]], presenti nel versante occidentale dell'isola:
* nella città di [[Alghero]] dal [[XIV secolo]] è parlata una variante arcaica del [[lingua catalana|catalano]] orientale, l'[[dialetto algherese|algherese]] (''alguerès''), che risulta lingua co-ufficiale nel Comune;
*nel [[Sulcis]], nell'[[isola di San Pietro]] ([[Carloforte]]) e nella parte settentrionale dell'[[isola di Sant'Antioco]] ([[Calasetta]]) è parlato un [[dialetto ligure coloniale]], denominato [[tabarchino]] (''tabarchin'') perché portatovi dagli immigrati di origine ligure ([[Pegli]]) esiliati dall'isola di [[Tabarka]] ([[Tunisia]]) nel [[XVIII secolo]];
[[File:Statuti Sassaresi XIV century 1a.png|thumb|left|[[Statuti Sassaresi]] [[XII secolo|XII]] - [[XIII secolo]] scritti in [[lingua sarda]].]] 
* costituiscono poi testimonianza delle recenti migrazioni i casi di [[Arborea (comune)|Arborea]] e [[Tanca Marchese]], dov'è anche parlato il [[lingua veneta|veneto]] dei coloni ivi giunti per le [[Storia_dell'Italia_fascista#Le_bonifiche|bonifiche del fascismo]], e della frazione di [[Fertilia]], che ospita nuclei di origine [[Provincia di Ferrara|ferrarese]] e [[Esodo istriano|esuli istriani]] giunti nel dopoguerra.

Il sardo è stato utilizzato in diverse epoche come lingua istituzionale; tra i documenti più importanti vi sono i [[Condaghe|condaghi]], gli [[Statuti Sassaresi]] e la [[Carta de Logu]]. Di recente, con l'approvazione della legge 482/99, il sardo e il catalano sono stati riconosciuti e tutelati a livello statale come minoranze linguistiche storiche, mentre la tutela di sassarese, gallurese e tabarchino è riconosciuta dalla legge regionale 26/97. Nell'ambito delle iniziative per la lingua sarda, la Regione ha avviato dei progetti denominati LSU ([[Limba Sarda Unificada]]) e LSC ([[Limba Sarda Comuna]]) al fine di definire e normalizzare trascrizione e grammatica di una lingua unificata che comprenda le caratteristiche comuni di tutte le varianti. Nell'aprile del [[2006]] la [[Limba Sarda Comuna]] è diventata lingua ufficiale per le comunicazioni dell'amministrazione regionale.

[[File:Cuccurru s'arriu1.JPG|150px|thumb|Statuina muliebre esposta al [[Museo archeologico nazionale (Cagliari)|Museo Arch. Naz. di Cagliari]]]]

=== Cultura materiale ===
{{Vedi anche|Musei della Sardegna}}
Attraverso un lungo ed elaborato percorso storico, alle iniziali culture indigene si aggregarono molteplici apporti di civiltà provenienti dal vasto mondo mediterraneo, contribuendo in tal modo a formare una sorta di eterogeneità culturale dai tratti fortemente originali. L'archeologia ha evidenziato chiaramente questa lunga evoluzione, ritrovandone tracce nel variare dell'architettura delle costruzioni attraverso i secoli, ma questo lungo cammino si riscontra anche nelle tradizioni legate intimamente all'arte delle produzioni artigianali, alle variegate espressioni musicali, alle regole interne del mondo agro-pastorale, alla cultura sarda in generale. I ritrovamenti e le preziose testimonianze del passato sono raccolte e custodite in numerosi musei e nei parchi archeologici sparsi sul territorio. Da diversi anni è in vigore una legge emanata dalla Regione autonoma della Sardegna,<ref>Legge Regionale n. 14 del 20/09/2006, in attuazione degli art. 2 e 5 dello Statuto sardo, che concede potere alla Regione di legiferare per la tutela della cultura e dell'identità del popolo sardo''</ref> che ha dato nuovo impulso alla riorganizzazione dei luoghi preposti alla custodia delle testimonianze del passato. Oltre ai musei, alle biblioteche ed agli archivi storici, sono stati riorganizzati anche i parchi archeologici e gli ecomusei, espressione viva della memoria storica del territorio.<ref>{{cita web|nome= Regione Autonoma|cognome= della Sardegna|coautori=|url= http://www.regione.sardegna.it/j/v/80?v=2&t=1&c=2133&s=29284|titolo= Legge regionale 20 settembre 2006, n. 14|accesso= 01 marzo 2011|opera=www.regione.sardegna.it|editore=Regione Sardegna|Lingua=|}}</ref>

[[File:Colonne a tharros.jpg|200px|thumb|left|Colonne romane a [[Tharros]].]]
=== Archeologia ===
I primi insediamenti preistorici della Sardegna risalgono al [[Paleolitico|Paleolitico Inferiore]] (500.000-350.000 anni fa) secondo gli archeologi che nel [[1979]]-[[1980]] scoprirono un'industria litica presso il ''rio Altana'' a [[Perfugas]] in [[Anglona]]. Nel [[IV millennio a.C.]] si sviluppò la prima espressione culturale, di cui si trovano tracce in tutta l'isola, la [[Cultura di Ozieri]]. I ritrovamenti archeologici conservati nei più importanti musei isolani, hanno messo in risalto quale notevole progresso sociale e culturale conseguirono le popolazioni preistoriche sarde. Nel [[II millennio a.C.]] le [[Archeologia|testimonianze archeologiche]] della [[civiltà nuragica]] sono innumerevoli e lo sviluppo di una civiltà frammentata in cantoni hanno lasciato sull'isola importanti e numerose vestigia. I Fenici frequentarono assiduamente la Sardegna introducendovi [[urbanesimo]] e [[scrittura]]. Cartagine e Roma se la contesero lasciandovi tracce indelebili. Sin dalla nascita dell'archeologia il territorio sardo fu ritenuto di grande interesse per i primi ricercatori. Nell'[[XIX secolo|Ottocento]], il canonico [[Giovanni Spano]] diede inizio all'esplorazione dei maggiori siti, descrivendo poi le sue scoperte nel ''Bullettino archeologico sardo''. Nei primi del [[XX secolo|Novecento]], l'archeologo [[Antonio Taramelli]] intraprese una serie di scavi nel sud dell'isola, e la sua attività di recupero ed individuazione di nuovi siti continuò per circa trent'anni. Nel dopoguerra [[Giovanni Lilliu]] con diverse campagne di scavo aveva portato alla luce il villaggio nuragico [[Su Nuraxi]], concorrendo ad aprire nuove prospettive e conoscenze sulla storia degli antichi Sardi. Attualmente sono in corso su tutto il territorio numerose campagne di scavi, ma la carenza di finanziamenti e la mole enorme dei siti ancora da riportare alla luce scontentano non poco gli isolani, desiderosi di conoscere meglio la loro antichissima storia, in parte ancora avvolta nel mistero.<ref>{{cita web|nome=Regione autonoma|cognome=della Sardegna|coautori=|url= http://www.sardegnacultura.it/argomenti/archeologia/|titolo= Archeologia|accesso=02 maggio 2011|opera=www.sardegnacultura.it|editore=Regione Autonoma della Sardegna|}}</ref>

[[File:Alghero Cathedral Catalan Gothic.jpg|thumb|170px|Architettura gotico-catalana, campanile della [[cattedrale di Santa Maria (Alghero)|cattedrale di Santa Maria]] ad Alghero]]

=== Architettura ===
[[File:Chiesa di Nostra Signora di Tergu 2009.jpg|thumb|left|170px|Particolare della facciata della [[Chiesa di Nostra Signora di Tergu]] (SS)]]
{{Vedi anche|Nuraghe|Architettura romanica in Sardegna|Pinnetta}}
Dell'architettura preistorica in Sardegna sono presenti numerose testimonianze come le [[Domus de janas]] (''tombe ipogeiche''), le [[tombe dei giganti]], i circoli megalitici, e poi [[menhir]], [[dolmen]], [[Pozzo sacro|templi a pozzo]]. Tuttavia l'elemento che più di ogni altro caratterizza il paesaggio preistorico sardo sono i [[nuraghe|nuraghi]] che si trovano numerosi e in varie tipologie. Si stima che vi siano all'incirca 500 villaggi nuragici, in genere fortificati, di cui l'esempio prominente è [[Su Nuraxi]] di Barumini. Numerose sono anche le tracce lasciate dai [[fenici]] che introdussero sulle coste nuove forme urbane. I [[Civiltà romana|Romani]] diedero un assetto organizzativo all'intera isola con la realizzazione di una rete stradale, la strutturazione di diverse città e la realizzazione di numerose infrastrutture di cui rimangono i resti di [[Teatro|teatri]], [[terme]], templi religiosi, ponti, ecc. Anche dell'epoca protocristiana e bizantina rimangono diverse testimonianze in tutto il territorio sia sulle coste che all'interno. Una particolare attenzione merita il periodo giudicale durante il quale, grazie alla sicurezza del Mediterraneo garantita dalle flotte delle [[Repubbliche Marinare]], a seguito del prosperare delle attività commerciali, si sviluppò il [[Architettura romanica in Sardegna|romanico]]. Il primo edificio romanico dell'isola fu la [[basilica di San Gavino]] a [[Porto Torres]] nel [[Regno di Torres|Giudicato di Torres]]. La costruzione voluta dal giudice [[Gonnario Comita de Lacon-Gunale]] ebbe inizio prima del [[1038]], e nell'occasione furono impiegate maestranze provenienti da [[Pisa]]. La basilica fu completata durante il regno del figlio [[Torchitorio Barisone I de Lacon-Gunale]] intorno al [[1065]]. I sovrani dei regni giudicali, dal [[1063]] in poi, attraverso cospicue donazioni, favorirono l'arrivo nell'isola di monaci di diversi ordini da varie regioni della penisola italiana e della [[Francia]]. Queste circostanze portarono in breve tempo ad operare nell'isola maestranze di diversa provenienza: [[Romanico pisano|pisani]], [[Romanico lombardo|lombardi]] e [[provenzale|provenzali]], ma anche di cultura araba, provenienti dalla penisola iberica, dando luogo al manifestarsi di espressioni artistiche inedite, caratterizzate dalla fusione di queste esperienze. Dopo la metà del XII secolo, l'architettura romanica sarda sarà contrassegnata sempre più dallo stretto legame con Pisa, tendente a farsi più esclusivo a causa della maggiore ingerenza dei mercanti pisani nell'economia sarda e nelle politiche interne dei sovrani giudicali. Successivamente gli [[Aragonesi]] introdurranno forme di [[Architettura gotica|architettura gotico-catalane]], di cui il [[Santuario di Nostra Signora di Bonaria]] ne costituì il primo esempio. L'[[architettura rinascimentale]] è scarsamente rappresentata in Sardegna, al contrario quella [[Architettura barocca|barocca]] ha trovato ampio risalto,<ref>{{cita web|nome=Regione Autonoma|cognome=della Sardegna|coautori=|url= http://www.sardegnaturismo.it/index.php?xsl=14&s=1&v=9&c=2409&nodesc=1|titolo= Un viaggio nel Barocco in Sardegna|accesso= 01 marzo 2011|opera=www.sardegnaturismo.it|editore=Regione Sardegna|Lingua=|}}</ref> esempi interessanti sono la [[Collegiata di Sant'Anna]] a Cagliari e la facciata della [[Cattedrale di San Nicola (Sassari)|cattedrale di San Nicola]] a Sassari. A partire dal [[XIX secolo]], grazie alle nuove idee ed esperienze importate da alcuni architetti sardi formatisi a [[Torino]], si diffondono nell'isola nuove forme architettoniche di ispirazione [[Architettura neoclassica|neoclassica]].<ref>{{cita web|nome= Regione Autonoma|cognome= della Sardegna|coautori=|url= http://www.sardegnacultura.t/j/v/258?s=20855&v=2&c=2662&t=7|titolo= Architettura neoclassica|accesso= 01 marzo 2011|opera=www.sardegnacultura.it|editore=Regione Sardegna|Lingua=|}}</ref> Tra le figure più importanti di questa fase architettonica e urbanistica è da citare quella dell'architetto cagliaritano [[Gaetano Cima]], le cui opere sono disseminate in tutto il territorio sardo<ref>{{cita web|nome= Regione Autonoma|cognome= della Sardegna|coautori=|url= http://www.sardegnacultura.it/j/v/258?s=20856&v=2&c=2662&t=7|titolo= Gaetano Cima|accesso= 01 marzo 2011|opera=www.sardegnacultura.it|editore=Regione Sardegna|Lingua=|}}</ref>. Nella seconda metà dell'Ottocento a Sassari fu realizzato il [[Architettura neogotica|neogotico]] [[palazzo Giordano]] (1878) che rappresenta uno dei primi esempi di [[Revivalismo (architettura)|revivalismo]] nell'isola, mentre risale al [[1933]] la facciata [[Architettura neoromanica|neoromanica]] della [[Cattedrale di Santa Maria (Cagliari)|cattedrale]] di Cagliari. Un interessante realizzazione di gusto [[Eclettismo (arte)|eclettico]], derivato dal connubio fra ispirazioni a modelli revivalisti e [[liberty]], risulta essere il [[Palazzo Civico (Cagliari)|palazzo Civico]] di Cagliari, completato nei primi del [[XX secolo|novecento]]. Il liberty e il [[Art Decò|Decò]] troveranno spazio soprattutto nei nuovi palazzi delle famiglie alto-borghesi oltreché negli edifici pubblici. L'avvento del [[fascismo]] influenzerà fortemente negli [[Anni 1920|anni venti]] e [[Anni 1930|trenta]] l'architettura italiana; anche in Sardegna, in particolar modo nelle città di [[Città di fondazione nel periodo fascista|nuova fondazione]]<ref>{{cita web|nome= Regione Autonoma|cognome= della Sardegna|coautori=|url=http://www.sardegnacultura.it/j/v/258?s=20862&v=2&c=2663&t=7 |titolo= Le città di fondazione fascista|accesso= 01 marzo 2011|opera=www.sardegnacultura.it|editore=Regione Sardegna|Lingua=|}}</ref>, verranno realizzate diverse costruzioni di stile [[Razionalismo italiano|razionalista]] e [[Monumentalismo|monumentale]]. Esistono inoltre diverse tipologie abitative tradizionali come la casa alta delle zone collinari e montane, costruite in pietra e legno, e le case a corte in ''ladiri'' (mattone in terra cruda)<ref>Da ''later'', matrice latina dalla quale deriva la parola italiana laterizio</ref> del Campidano. E diverse tipologie insediative come per esempio gli [[Stazzo|stazzi]] in Gallura, i [[furriadroxus]] e i [[medaus]] nel Sulcis Iglesiente.<ref>{{cita web|nome= Montessu|cognome=(Villaperuccio)|coautori=|url= http://www.montessu.it/montessu/export/sites/default/italiano/Schedario/Santadi/FurriadroxiusMedaus.html|titolo=Furriadroxius e Medaus|accesso=01 marzo 2011|opera=www.montessu.it|editore=ConsulMedia2007|Lingua=|}}</ref>

[[File:Nuoro - piazza Satta 3.JPG|170px|thumb|right|Sculture di [[Costantino Nivola]] in [[Piazza Sebastiano Satta]] a [[Nuoro]]]]

=== Arte ===
Il [[Neolitico]] fu il periodo in cui si rilevano le prime manifestazioni artistiche. Numerosi ritrovamenti delle tipiche statuine della [[Dea Madre]] e di ceramiche incise con disegni geometrici testimoniano le espressioni artistiche della preistoria sarda. Successivamente la [[Civiltà nuragica|Cultura nuragica]] produrrà le innumerevoli statuine in bronzo e l'enigmatica statuaria in pietra dei [[Giganti di Monti Prama]]. Il connubio tra le popolazioni nuragiche e i mercanti fenici portò ad una raffinata produzione di gioielli in oro, anelli, orecchini e monili di ogni genere, ma anche ceramiche, stele votive e decorazioni parietali. Oltre all'architettura legata alle opere pubbliche, i Romani introdussero i [[mosaico|mosaici]] e ornarono con sculture e pitture le ricche ville dei patrizi. Nel [[Medioevo]], durante il periodo giudicale, le architetture delle chiese romaniche furono arricchite di [[Capitello|capitelli]], di [[Sarcofago|sarcofagi]], di [[Affresco|affreschi]], di [[Altare|altari]] in marmo impreziositi successivamente da [[retablo|retabli]], dipinti da importanti pittori come il [[Maestro di Castelsardo]] e il [[Maestro di Ozieri]]. Nel XIX secolo, per poi proseguire nel [[XX secolo|Novecento]], si affermano nell'immaginario collettivo i miti della genuinità del popolo sardo, di un'isola incontaminata e fuori dal tempo, raccontata dai tanti viaggiatori che visitarono la Sardegna in quel periodo, tali miti verranno celebrati prevalentemente da molti artisti sardi, quali [[Giuseppe Biasi]], [[Francesco Ciusa]], [[Filippo Figari]], [[Mario Delitala]]. Nelle loro opere racconteranno i valori autoctoni del mondo agro pastorale, non ancora omologati alla modernità che premeva dall'esterno<ref>{{cita web|nome=Regione Autonoma|cognome=della Sardegna|coautori=|url=http://www.sardegnacultura.it/j/v/258?s=20838&v=2&c=2677&t=7|titolo=Pittori e scultori alla ricerca dell'identità sarda|accesso=01 marzo 2011|opera=www.sardegnacultura.it|editore=Regione Sardegna|Lingua=|}}La ricerca dell'identità sarda da parte di pittori e scultori che operarono tra la fine del XIX secolo e la prima metà del XX secolo, descritta nel sito di Sardegna Cultura</ref>. Altri artisti importanti della seconda metà del Novecento sardo sono [[Costantino Nivola]], [[Maria Lai]] e [[Pinuccio Sciola]].

=== Letteratura ===
{{Vedi anche|Letteratura sarda|Poesia estemporanea sarda}}
Non esiste una letteratura in [[lingua sarda|sardo]] risalente al Medioevo. Dell'epoca giudicale infatti esistono diversi documenti in lingua sarda costituita da atti e documenti giuridici<ref>{{cita web|nome=Regione Autonoma|cognome=della Sardegna|coautori=|url=http://www.sardegnacultura.it/argomenti/letteratura/giudicale/|titolo=Letteratura giudicale|accesso= 01 marzo 2011|opera=www.sardegnacultura.it|editore=Regione Sardegna|Lingua=|}}</ref>. Fra questi un cospicuo patrimonio è costituito dai [[condaghes]]. La prima opera [[letteratura|letteraria]] in sardo risale alla seconda metà del [[XV secolo|Quattrocento]], si tratta di un poemetto ispirato alla vita dei santi martiri turritani ad opera dall'arcivescovo di Sassari [[Antonio Cano]]. Il religioso parlava e scriveva anche altre lingue e questo plurilinguismo era comune anche ad [[Antonio Lo Frasso]], [[Sigismondo Arquer]], [[Giovanni Francesco Fara]], [[Pietro Delitala]]. Così mentre Lo Frasso scrive i suoi poemi in [[lingua spagnola|spagnolo]], Delitala sceglie di scrivere in [[lingua italiana]], o per meglio dire, [[toscana]] e [[Gerolamo Araolla]] scrive nelle tre lingue.<ref name=Letteratura>{{citaweb|cognome=Cultura|nome=Sardegna|url=http://www.sardegnacultura.it/argomenti/letteratura/|titolo=Letteratura|accesso= 03 maggio 2011|formato=|lingua=|editore=Regione Sardegna|opera=sardegnacultura.it|data=|anno=|mese=}}</ref> [[File:Grazia Deledda 1926.jpg|thumb|left|200px|[[Grazia Deledda]], [[premio Nobel]] per la letteratura nel [[1926]].]] Nel [[XVII secolo|Seicento]] si ha una maggiore integrazione nel mondo iberico come dimostrato dalle opere in spagnolo del poeta [[Giuseppe Delitala y Castelvì]] e [[Josè Zatrilla y Vico Dedoni y Manca|Josè Zatrilla]], mentre quelle di [[Francesco Vidal]] mostrano interesse verso la lingua sarda. Nel [[XVIII secolo|Settecento]] la crisi dell'Impero spagnolo allontana dopo secoli il [[mezzogiorno]] con la Sardegna dall'orbita iberica.<ref name="Letteratura"/> La corona del regno passa ai [[Casa Savoia|Savoia]] che diventano re, mentre le idee dell'[[Illuminismo]], insieme all'aumento dell'istruzione e della cultura, grazie anche a strutture pubbliche, formano una generazione che darà vita successivamente ai [[moti rivoluzionari sardi]].<ref name=Letteratura>{{citaweb|cognome=Cultura|nome=Sardegna della Sardegna|url=http://www.sardegnacultura.it/argomenti/letteratura/|titolo=Letteratura|accesso= 03 maggio 2011|formato=|lingua=|editore=Regione Sardegna|opera=sardegnacultura.it|data=|anno=|mese=}}</ref> Nell'[[XIX secolo|Ottocento]] i sardi riscoprono la Sardegna. [[Giovanni Spano]] intraprende i primi scavi archeologici, [[Giuseppe Manno]] scrive la prima grande storia generale dell'isola, [[Pasquale Tola]] pubblica importanti documenti del passato, [[Pietro Martini]] scrive biografie di sardi illustri. [[Alberto La Marmora]] percorre l'isola in lungo in largo, studiandola nei particolari e scrivendo un'imponente opera in quattro parti intitolata ''Voyage en Sardaigne'', pubblicata a [[Parigi]] e poi introdotta negli ambienti colti europei. È questo il periodo in cui numerosi viaggiatori visitano le città e le contrade isolane. Nel corso del secolo giungono in Sardegna [[Alphonse de Lamartine]], [[Honoré de Balzac]], [[Antonio Bresciani]], [[Emanuel Domenech]], [[Paolo Mantegazza]], [[Gustave Jourdan]] per citarne alcuni.<ref name="Letteratura"/> Nei primi del [[XX secolo|Novecento]] la società sarda viene mirabilmente raccontata da [[Enrico Costa]], dal poeta [[Sebastiano Satta]] e da [[Grazia Deledda]], quest'ultima insignita del [[Premio Nobel|Nobel]] per la letteratura nel [[1926]]. In questo secolo accanto alla produzione letteraria va ricordata l'esperienza politica di personaggi di grande valore come [[Antonio Gramsci]] ed [[Emilio Lussu]]. Nel secondo dopoguerra emersero figure come [[Giuseppe Dessì]] con il suo [[Paese d'ombre]]. In anni più recenti vasta eco ebbero i romanzi autobiografici di [[Gavino Ledda]] [[Padre padrone (romanzo)|Padre padrone]] e di [[Salvatore Satta]] [[Il giorno del giudizio (Salvatore Satta)|Il giorno del giudizio]], oltre alle opere di [[Sergio Atzeni]], [[Salvatore Mannuzzu]], [[Giulio Angioni]], [[Maria Giacobbe]], [[Salvatore Niffoi]], [[Marcello Fois]] per citarne alcuni.<ref name="Letteratura"/>

[[File:Launeddas3.jpg|200px|thumb|Le launeddas]]

=== Musica ===
{{Vedi anche|Ballo sardo|Launeddas|Canto a tenore|Canto sardo a chitarra}}
La musica tradizionale sarda, sia cantata che strumentale, è molto antica. In un vaso risalente alla [[cultura di Ozieri]], circa 3.000 anni a.C., sono raffigurante scene di danza.<ref>{{cita web|nome= Fulvia|cognome= Lo Schiavo|coautori=|url= http://www.sardegnacultura.it/documenti/7_4_20060402095130.pdf|titolo=Il Museo archeologico G.A. Sanna|accesso= 01 marzo 2011|formato=PDF|opera=www.sardegnacultura.it|editore=Carlo Delfino|lingua=|pagina= 35 (PDF 36)|}} A pagina 35 (36) si può vedere il vaso risalente alla Cultura Ozieri con la scena del ballo</ref> La caratteristica danza sarda chiamata ''su ballu tundu'' viene accompagnata dal suono delle [[launeddas]], un antico strumento formato essenzialmente da tre canne palustri e suonato con la tecnica del fiato continuo. L'origine delle [[launeddas]], in base al ritrovamento nelle campagne di [[Ittiri]] di un [[Bronzetto sardo|bronzetto]] raffigurante un suonatore, viene fatta risalire ad un'epoca antecedente all'[[VIII secolo a.C.]] Su questo strumento sono stati fatti diversi studi negli anni [[1957]]-[[1958|58]] e [[1962]] dal musicologo danese [[Andreas Fridolin Weiss Bentzon|Andreas F. Weis Bentzon]], il quale ha registrato e filmato diverse esecuzioni musicali che poi ha catalogato e trascritto su pentagramma. Le launeddas sono tradizionalmente diffuse soprattutto nel [[Sarrabus]], nel [[Campidano]], e in [[Ogliastra]]. Il ''[[Canto a tenore]]'' è tipico delle zone interne della [[Barbagia]] ed è ritenuto un'espressione artistica peculiare e unica al mondo. La prima testimonianza potrebbe risalire ad un bronzetto del VII secolo a.C. dove è raffigurato un cantore nella tipica posa dei ''tenores''. Questo tipo di canto nel [[2005]] è stato riconosciuto dall'[[Unesco]] come [[Patrimoni orali e immateriali dell'umanità|Patrimonio orale e immateriale dell'Umanità]]<ref>{{cita web|nome= Sardegna|cognome= Cultura|coautori=|url= http://www.sardegnacultura.it/j/v/258?s=20336&v=2&c=2700&t=7|titolo= Canto a tenore|accesso= 01 marzo 2011|formato=|opera=www.sardegnacultura.it|editore=Regione Autonoma della Sardegna|lingua=|pagina=|}}</ref>. Il [[canto sardo a chitarra]] (''cantu a chiterra'') è una tipica espressione artistica nata in [[Logudoro]] (probabilmente a [[Ozieri]]) e sviluppatosi successivamente anche in [[Gallura]] e [[Planargia]], dove ha avuto grande diffusione. Il canto nella forma attuale è il risultato dell'incontro con le tradizioni melodie locali con la chitarra portata in Sardegna dagli spagnoli. Questo canto ha avuto una gran diffusione a partire dal [[XX secolo]] grazie alle numerose feste paesane durante le quali si svolgevano (e si svolgono attualmente) delle vere e proprie competizioni tra ''cantadores'', in genere maschi, accompagnati da un chitarrista e spesso anche da un fisarmonicista.<ref>{{cita web|nome= Sardegna|cognome= Digital Library|coautori=|url= http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&id=66270|titolo= Cantu a la corsicana|accesso= 01 marzo 2011|formato=Audio|opera= www.sardegnadigitallibrary.it|editore= Enneelle srl. Cagliari|lingua=|pagina=|}}Documento audio sul canto alla ''corsicana'</ref> Questo canto ha avuto notevole diffusione a livello internazionale grazie all'attività di [[Maria Carta]].

[[File:Festa redentore 2009 084.JPG|120px|left|thumb|Donna in costume tradizionale.]]

=== Costumi ===
{{Vedi anche|Berritta|}}
Dai colori vivaci e dalle forme più svariate e originali, i costumi tradizionali rappresentano un chiaro simbolo di appartenenza a specifiche identità collettive. Sono considerati uno scrigno di [[Etnografia|tradizioni etnografiche]] e culturali dalle caratteristiche molto peculiari, frutto di secolari stratificazioni storiche.<ref>{{cita web|nome= Sardegna|cognome= Cultura|coautori=|url= http://www.sardegnacultura.it/documenti/7_49_20060414130246.pdf|titolo=Costumi. Storia, linguaggio e prospettive del vestire in Sardegna|accesso= 01 marzo 2011|formato= PDF|opera=www.sardegnacultura.it|editore= Ilisso|lingua=|pagina=|}}</ref> Sebbene il modello base sia omogeneo e comune in tutta l'isola, ogni paese ha un proprio abbigliamento tradizionale, maschile e femminile, che lo differenzia dagli altri paesi. Nel passato gli abiti si diversificavano anche all'interno delle comunità, svolgendo una precisa funzione di comunicazione in quanto rendevano immediatamente palese lo stato anagrafico e il ruolo di ciascun membro in ambito sociale, la regione storica o il paese di appartenenza, un particolare stato civile (''baghiàna/u'', ''gathìa/u''). Ancora oggi a [[Desulo]] e [[Atzara]], in Barbagia, si possono incontrare persone anziane vestite ''in costumene'', ma fino a circa sessant'anni fa in buona parte dell'isola il costume rappresentava il vestiario quotidiano.<ref>{{cita web|nome= Fiorenzo|cognome= Serra|coautori=|url= http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&s=17&v=9&c=4460&id=190987|titolo= Realtà del costume|accesso= 01 marzo 2011|formato= Video|opera=www.sardegnacultura.it|editore= Ilisso Edizioni srl.|lingua=|pagina=|}}In questo documentario viene descritta la varietà dei costumi sardi e il loro rapporto con la cultura</ref>

I materiali usati per la loro confezione sono tra i più vari: si va dall'[[orbace]] alla [[seta]], al [[lino (fibra)|lino]], dal [[bisso]] al [[cuoio]]. I vari componenti dell'abito femminile sono: il copricapo (''mucadore''), la camicia (''camisa''), il corpetto (''palas'', ''cossu''), il giubbetto (''coritu'', ''gipone''), la gonna (''unnedda'', ''sauciu''), il grembiule (''farda'', ''antalena'', ''defentale''), in Ogliastra le donne di alcuni paesi hanno dei particolari ganci ''angancerias de prata'' sul copricapo. Quelli dell'abito maschile sono: il copricapo (''[[Sa Berritta|berritta]]''), la camicia (''bentone'' o ''camisa''), il giubbetto (''gipone''), i calzoni (''cartzones'' o ''bragas''), il gonnellino (''bragas'' o ''bragotis''), il soprabito (''gabbanu'', ''colletu''), la ''mastruca'', una sorta di giacca in pelle di agnello o di pecora priva di maniche (''mastrucati latrones'' ovvero "briganti coperti di pelli" era l'appellativo con il quale [[Cicerone]] denigrava i Sardi ribelli al potere romano).

[[File:Cumponidori Falegnami.jpg|200px|right|thumb|Su '''''cumponidori''''' della [[Sartiglia]]]]

=== Feste ===
{{Vedi anche|Sagre principali in Sardegna}}
Le feste scandiscono da sempre la vita delle comunità isolane e oggi più che mai, soprattutto con la rivalutazione di molte sagre minori, sono legate al desiderio (ed alla necessità) di riaffermare la propria unica identità culturale<ref>{{cita web|nome= Lazzaro|cognome= Cocomazzi|coautori=|url= http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&s=17&v=9&c=4460&id=93349|titolo= Sardegna: le tradizioni|accesso= 01 marzo 2011|formato= Video|opera=www.sardegnacultura.it|editore= Sardegna TV Srl.|lingua=|pagina=|}}</ref>. In Sardegna, ''andare per feste'' significa immergersi in una cultura antica alla scoperta di suoni e di [[Launeddas|armonie sconosciute]], di [[ballo sardo|balli ritmici]] con ricchi costumi tradizionali, di gare poetiche fuori dal tempo, di sfrenate corse di cavalli, di sfilate folcloristiche - a piedi o a cavallo - con preziosi e coloratissimi abiti d'altri tempi.<ref>{{cita web|nome= Franco Stefano|cognome= Ruiu|coautori=|url= http://www.sardegnadigitallibrary.it/mmt/fullsize/2008120919582500006.pdf|titolo= Ardias e Parillas in Sardegna|accesso= 01 marzo 2011|formato= PDF|opera=www.sardegnadigitallibrary.it|editore= Imago|lingua=|pagina=|}}</ref>
 
Spesso le feste durano diversi giorni e coinvolgono tutta la comunità; molte volte, per l'occasione, vengono preparati dolci speciali e organizzati banchetti con pietanze tradizionali a cui tutti possono partecipare. Le feste popolari più conosciute sono: [[Sagra di Sant'Efisio|Sant'Efisio]] a [[Cagliari]], la [[Sagra del Redentore]] a [[Nuoro]], [[Ardia|S'Ardia]] a [[Sedilo]], [[Pozzomaggiore]] e [[Illorai]], la [[Cavalcata sarda]] e la [[Faradda]] a [[Sassari]], [[Sa Sartiglia]] a [[Oristano]], [[San Gavino]] a [[Porto Torres]], [[Arcangelo Michele|San Michele]] ad [[Alghero]], la nota Festa del Rimedio, la più antica in Sardegna che si svolge dal 1893, ad [[Ozieri]], [[Simplicio di Olbia|San Simplicio]] a [[Olbia]], i festeggiamenti del carnevale in Barbagia e Ogliastra, il carnevale allegorico di [[Tempio Pausania]] e i [[Riti della Settimana Santa in Sardegna|riti della Settimana Santa]] in varie parti dell'isola.

[[File:Tenores.jpg|200px|right|thumb|[[Tenore di Bitti "Mialinu Pira"]]. Per la sua unicità, il canto a tenore è stato inserito dall'UNESCO tra i Patrimoni orali e immateriali dell'umanità.]]

=== Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO ===
* [[Nuraghe|Nuraghi]] e le espressioni della [[civiltà nuragica]], rappresentati da ''[[Su Nuraxi]]'' di Barumini, dal [[1997]];
* [[Parco Geominerario Storico ed Ambientale della Sardegna]], il primo al mondo a ricevere questo riconoscimento per via del rilevante carattere storico-ambientale che le aree minerarie hanno rivestito e tuttora rivestono nella storia millenaria dell'isola, dal [[1998]];
* [[Canto a tenore]], [[Patrimoni orali e immateriali dell'umanità|patrimonio orale e immateriale]] dal [[2005]];
* [[Dieta mediterranea]], [[Patrimoni orali e immateriali dell'umanità|patrimonio orale e immateriale]] dal [[2010]];
* [[Canto della Sibilla]] (''Cant de la Sibil·la''), [[canto gregoriano]] in [[lingua catalana|catalano]] eseguito la [[notte di Natale]] solo nella [[Cattedrale di Santa Maria (Alghero)|Cattedrale di Alghero]] e di [[Cattedrale di Santa Maria (Palma di Maiorca)|Palma di Maiorca]], [[Patrimoni orali e immateriali dell'umanità|patrimonio orale e immateriale]] dal [[2010]].

== Enogastronomia ==
{{Vedi anche|Cucina sarda|Prodotti agroalimentari tradizionali sardi}}
La cucina sarda è molto varia ed è basata su ingredienti semplici e originali, derivati sia dalla tradizione pastorale e contadina, che da quella marinara. Cambia da regione a regione non solo nel nome delle pietanze ma anche nei componenti utilizzati<ref>{{cita web|nome=Lazzaro|cognome=Coccomazzi|coautori=|url= http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&s=17&v=9&c=4460&id=37729&ric=1&ni=45&c1=Enogastronomia&mtd=7&xctl=1&o=20&n=47&urlrif=http://www.sardegnadigitallibrary.it/xml/datidl.php?idtipo=2%26n=15%26p=2%26xctl=1%26cerca=Enogastronomia%26mtd=7%26order=20|titolo=La gastronomia della Sardegna|accesso= 01 marzo 2011|formato= Video|opera=www.sardegnadigitallibrary.it|editore= Sardegna TV Srl.|lingua=|pagina=|}}</ref>. Come antipasti sono diffusi i prosciutti di cinghiale e di maiale, le salsicce, accompagnati da olive e funghi, mentre per i piatti a base di pesce sono svariati gli antipasti di mare. Alcuni primi piatti tipici sono i [[malloreddus]], i [[culurgiones]] ogliastrini, i cui ingredienti cambiano da paese a paese, il [[pane frattau]], la [[fregula]], la [[zuppa gallurese]] e le [[lorighittas]]. Come secondi piatti, gli arrosti costituiscono una peculiare caratteristica, tanto che quello del maialetto è considerato l'emblema della cucina sarda.

[[File:Pane Sardo Pane di Villaurbana (Oristano) o.jpg|thumb|left|200px|Pane di Villaurbana (Oristano)]]
=== Il pane ===
Diverse tecniche, trasmesse di generazione in generazione per lavorare la pasta, insieme ai molteplici procedimenti per farla lievitare, contribuiscono ad offrire una vasta scelta di originali forme di pane in ogni regione dell'isola.<ref>{{cita web|nome= AA.|cognome= VV.|coautori=Anna Pau, Paolo Piquereddu (a cura di)|url=http://www.sardegnacultura.it/documenti/7_49_20060414131202.pdf|titolo= Pani. Tradizione e prospettive della panificazione in Sardegna|accesso= 01 marzo 2011|formato= PDF|opera=www.sardegnacultura.it|editore= Ilisso Edizioni Nuoro|lingua=|pagina=|}}</ref> Alcuni tipi di pane più diffusi sono: il [[Pane carasau]], tipico pane della [[Barbagia]], composto da una sfoglia croccante, rotonda e piatta, il nome deriva da ''carasare'' che in sardo significa ''tostare'', cosparso d'olio, salato e scaldato al forno viene chiamato ''[[Pane gutiau]]''<ref>{{cita web|nome= Antonello|cognome= Cau|coautori=|url= http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&s=17&v=9&c=4460&id=190962|titolo=Pani carasau|accesso= 01 marzo 2011|formato= Video|opera= www.sardegnadigitallibrary.it|editore= Telesat broadcast S.r.l|lingua=|pagina=|}}</ref>; il ''[[Pistoccu]]'' (tipico ogliastrino), di spessore maggiore della sfoglia di ''Pane carasau''; la ''Spianada'', conosciuta anche come ''Cogones'' o ''Cogoneddas'', pagnotta di semola di grano duro, dalla forma rotonda e non molto spessa<ref>{{cita web|nome= Antonello|cognome= Cau|coautori=|url= http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&s=17&v=9&c=4460&id=189387&ric=1&ni=13&c1=Enogastronomia&mtd=7&xctl=1&o=20&n=47&urlrif=http://www.sardegnadigitallibrary.it/xml/datidl.php?idtipo=2%26n=15%26p=0%26xctl=1%26cerca=Enogastronomia%26mtd=7%26order=20|titolo= La spianata sarda|accesso= 01 marzo 2011|formato= Video|opera= www.sardegnadigitallibrary.it|editore= Telesat broadcast S.r.l|lingua=|pagina=|}}</ref>; in Ogliastra è tipico il ''Pani pintau'', i prodotti più significativi provengono da [[Tertenia]] e [[Ulassai]], in quest'ultimo paese si realizza anche un pane unico nel suo genere il ''Pani de binu cotu'', per le feste. Il ''[[Civraxu]]'', tipico del [[Campidano]], è una grande pagnotta che si consuma a fette; il ''[[Coccoi a pitzus]]'', pagnotta decorata di semola di grano duro; il ''Pane de poddine'', tipico del [[Logudoro]] e dell'[[Anglona]], dal diametro di circa 40&nbsp;cm, e noto anche con il nome di ''Pane di Ozieri'' o anche ''Pane ladu'', è molto simile al pane che i [[greci]], gli [[arabi]] e gli [[ebrei]] chiamano [[pita]].

[[File:Torta degli sposi.jpg|thumb|right|160px|Torta nuziale ([[Quartucciu]])]]

=== Dolci e pani votivi ===
Legata a particolari ricorrenze, la lavorazione dei pani votivi e la preparazione dei dolci — in certe regioni dell'isola — può diventare un'arte. Gli ingredienti sono semplici e vanno dalla [[Semola|farina di grano duro]] alle [[mandorla|mandorle]], al [[miele]]. In alcuni dolci si usa come ingrediente anche il [[formaggio]] o la [[ricotta]]<ref>{{cita web|nome= Sardegna|cognome= Turismo|coautori=|url= http://www.sardegnaturismo.it/index.php?xsl=20&s=1&v=9&c=2969&o=1&n=10|titolo= Dolci|accesso= 01 marzo 2011|formato= PDF|opera=www.sardegnaturismo.it|editore= Regione Sardegna|lingua=|pagina=|}}</ref>. A gennaio in alcune regioni, per i falò di [[Sant'Antonio abate|Sant'Antonio]], vengono preparati come dolci le ''[[Cotzuleddas]]'', i ''[[Pirichitos]]'' e il ''[[Pistiddu]]''. Per [[Carnevale]] si preparano le ''[[Frisolas]]'', le ''[[Catas]]'', le ''[[Orilletas]]'', e le ''[[Tzìpulas]]''. Per la festa di [[San Marco]] sono tipici i pani votivi artistici, gialli per la presenza dello [[Crocus sativus|zafferano]], decorati con delle particolari fantasie floreali viste come delle vere e proprie effimere opere d'arte. Per la [[Pasqua]] si preparano le ''Pitzinnas de ou'', le ''[[Pardulas|Casadinas]]'' e la ''[[Pischedda]]''. Per [[Ognissanti]] dolci caratteristici sono il ''[[Saba (gastronomia)|Pane de saba]]'' e i vari ''[[Pabassinas|Pabassinos]]''. Per i matrimoni si preparano dolci molto variegati e ricchi di decorazioni come i singolari ''[[Gatò]]'', ''sos Coros'', ''s'[[Aranzada]]''. In altre occasioni sono comunemente diffusi il [[torrone]], le [[Seadas]], i ''[[Rujolos]]'', i [[Mostaccioli]], ''i [[Sospiri]]'', particolarmente delicate e pregiate le Copulete di Ozieri.

[[File:Formaggi e salumi sardi-2.jpg|thumb|left|160px|Forme di [[Pecorino sardo]].]]

=== I formaggi ===
{{Vedi anche|Formaggi sardi}}
La Sardegna ha un'antica tradizione pastorale e offre una vasta produzione di formaggi pecorini esportati ed apprezzati ovunque, soprattutto in [[America del Nord|Nord America]]. Attualmente sono tre i formaggi [[Denominazione di origine protetta|D.O.P.]]: il [[Fiore Sardo]], il [[Pecorino Sardo]] ed il [[Pecorino Romano|pecorino romano]] che, nonostante il nome, è prodotto per il 90% nell'isola.<br />
Altri formaggi noti sono: il ''Casizolu'' (o ''Casu conzeddu''), una peretta fatta con latte vaccino prodotta nel Nord Sardegna; la ''Frue'' (o ''Casu agedu''), simile alla [[Feta]] greca, presenti solo in tutta l'[[Ogliastra]] e in alcuni centri della [[Barbagia]]; l<nowiki>'</nowiki>''Arrescotu sicau'' (una ricotta secca), l<nowiki>'</nowiki>''Arrescotu friscu'' (la ricotta fresca ovina) chiamato anche ''Brotzu'' o ''Brociu'' nella Gallura, il ''Gioddu'' è invece un tipico yogurt di pecora. Un prodotto molto singolare è il [[Casu martzu]] o ''Casu frazigu'', ottenuto dalle forme di pecorino contaminate dalle larve della [[Piophilidae|mosca casearia]] (nonostante sia prodotto per uso familiare, in base alle leggi vigenti questo formaggio non è commerciabile). Tradizionalmente nell'[[Ogliastra]] (ma oggi l'area di produzione si è estesa) si produce il ''Cagliu'', formaggio caprino dal sapore molto intenso, piccante e particolare ottenuto dal rumine di un capretto pieno di latte materno, essiccato dopo la macellazione e solitamente affumicato.<ref>{{cita web|nome= Massimo|cognome=Demontis|coautori=|url=http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&s=17&v=9&c=4460&id=128850&ric=1&ni=18&c1=Enogastronomia&mtd=7&xctl=1&o=20&n=47&urlrif=http://www.sardegnadigitallibrary.it/xml/datidl.php?idtipo=2%26n=15%26p=1%26xctl=1%26cerca=Enogastronomia%26mtd=7%26order=20|titolo= I formaggi|accesso= 01 marzo 2011|formato=Video|opera= www.sardegnadigitallibrary.it|editore= Ersat|lingua=|pagina=|}}</ref>

=== Vini e liquori ===
{{Vedi anche|Vini della Sardegna|Filu 'e ferru|Liquore di mirto}}
Come evidenziato da alcune ricerche archeologiche, la coltura della [[Vitis|vite]] in Sardegna risale all'epoca della [[civiltà nuragica]]<ref>{{cita web|nome=Mario|cognome=Sanges|coautori=|url=http://www.sardegnaagricoltura.it/documenti/14_43_20080505182810.pdf|titolo=La vite e il vino in Sardegna dalla preistoria alla fine del mondo antico|accesso=01 marzo 2011|formato=PDF|opera=www.sardegnaagricoltura.it|editore=Soprintendenza ai Beni Archeologici per le Province di Sassari e Nuoro|lingua=|pagina=|}}</ref>. Tale tradizione è continuata con i Romani e poi attraverso le varie occupazioni straniere si è ancora arricchita. Tra i vini rossi si annoverano il [[Cannonau di Sardegna|Cannonau]], il [[Monica di Sardegna|Monica]], il [[Carignano del Sulcis rosso|Carignano del Sulcis]], il [[Girò di Cagliari|Girò]], mentre tra i bianchi vi sono il [[Vermentino di Gallura]] (DOCG), la [[Malvasia di Bosa secco|Malvasia di Bosa]], il [[Nasco di Cagliari|Nasco]], il [[Alghero Torbato|Torbato]] di [[Alghero]], il [[Nuragus di Cagliari]], il [[Moscato di Sardegna|Moscato]], la [[Vernaccia di Oristano]]. Negli ultimi anni diversi vitigni minori sono stati riscoperti ed al momento sono oggetto di un'importante valorizzazione da parte di diversi produttori sardi. È il caso di vitigni come il ''Cagnulari'' (che era in via di estinzione), del ''Caddiu'' (valle del Tirso), del ''Semidano'' e altri. Vista la lunga tradizione, molti vini sono D.O.C., come il Cannonau e variano di gusto e di gradazione a secondo delle regioni in cui vengono prodotti: quello di [[Cannonau di Sardegna Jerzu|Jerzu]] in [[Ogliastra]] è uno dei più conosciuti insieme al [[Cannonau di Sardegna Nepente di Oliena|Nepente]] di [[Oliena]]. Si produce l'acquavite che è nota con il nome di [[Filu 'e ferru]] o ''Abbardente''. Tra i liquori il [[Liquore di mirto|''Mirto'']] (sia bianco che rosso) ed il ''Villacidro'' sono tra i più diffusi; negli ultimi anni nella zona di [[Siniscola]] ha fatto la sua comparsa il liquore di [[Pompia]] (distillato dalle bucce dell'omonimo agrume).<ref>{{cita web|nome=Antonella|cognome=Casu|coautori=Renzo Peretto|url=http://www.sardegnadigitallibrary.it/documenti/17_43_20100215114610.pdf|titolo=Vini di Sardegna|accesso=04 marzo 2011|formato=PDF|opera=www.sardegnadigitallibrary.it|editore=Agenzia LAORE Sardegna|lingua=|pagina=|}}</ref>

== Economia ==
Il decollo industriale della Sardegna si ebbe a partire dal [[1951]] quando una particolare commissione di studi, lungamente attesa e prevista negli accordi inerenti allo ''Statuto speciale'' (art.13), fu incaricata di elaborare un piano di sviluppo economico nei vari settori produttivi dell'economia sarda. Molto lentamente tale commissione si mise in moto e solo nel [[1958]] presentò il rapporto finale, o meglio un'ipotesi di sviluppo. Le conclusioni di tale o(contracted; show full) diffusione le nuove tecnologie informatiche e digitali e la Sardegna è stata la prima regione italiana ed europea ad avere la copertura televisiva con l'utilizzo esclusivo della tecnologia del [[digitale terrestre]], mentre il quotidiano [[L'Unione sarda]] è stato il primo quotidiano europeo a dotarsi di un [[sito web|sito Internet]], sin dal [[1994]].

[[File:Percentualesettorioccupazionalisardegna.png|thumb|right|200px|Ripartizione in percentuale degli addetti nei diversi settori economici.]]



=== Dati economici ===
Oltre al [[commercio]], al pubblico impiego e alle [[information technology|nuove tecnologie]], l'attività trainante dell'economia è il [[turismo]], sviluppatosi inizialmente lungo le coste settentrionali dell'isola. Il [[Settore terziario|terziario]] è il settore che occupa il maggior numero di addetti; gli occupati sono ripartiti nei tre settori nelle seguenti percentuali:
* 8,7% al [[Settore primario|primario]];
* 23,5% al [[Settore secondario|secondario]];
(contracted; show full)si menziona il gruppo di centrali elettriche nell'area di Fiume Santo, che sorge su un'area di circa 150 ettari sul golfo dell'Asinara, con una potenza installata di 1.044&nbsp;MW. L'area circostante, fortemente inquinata e adiacente a zone di indubbio interesse ambientale, non è stata ancora sottoposta alle bonifiche necessarie richieste dalla popolazione e dagli organi competenti.

[[File:Montevecchio.jpg|thumb|200px|left|La miniera di [[Montevecchio]], nel [[Medio Campidano]].]]



=== Miniere ===
{{Vedi anche|Storia mineraria della Sardegna}}
La Sardegna è la regione italiana con il sottosuolo più ricco di minerali. Prima l'[[ossidiana]], poi l'[[argento]], lo [[zinco]] e il [[rame]] sono stati fin dall'antichità una vera ricchezza per l'isola, posizionandola al centro di intensi traffici commerciali. Molti centri minerari erano sfruttati per l'estrazione di [[piombo]], zinco, rame e argento (la galena argentifera conteneva fino a 10&nbsp;kg d'argent(contracted; show full)sicurezza e preservazione dell'ambiente.<ref>{{cita web|nome= Giosi|cognome= Moccia|coautori= Luca Portas|url= http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&s=17&v=9&c=4460&id=202257|titolo= La fusione del primo lingotto d'oro a Furtei|accesso= 02 marzo 2011|formato= Video|opera= sardegnadigitallibrary.it|editore= Regione Sardegna|lingua=|pagina=|}}</ref>

[[File:Sheep near lula sardinia.jpg|200px|right|thumb|Gregge nelle campagne di [[Lula (Italia)|Lula]].]]



=== Agricoltura e Allevamento ===
L'agricoltura sarda è oggi legata a produzioni specializzate come quelle vinicole e olivicoltura quelle del carciofo, unico prodotto agricolo di esportazione. Le bonifiche hanno aiutato ad estendere le colture e di introdurre alcune coltivazioni specializzate quali ortaggi e frutta, accanto a quelle storiche dell'ulivo e della vite che sono presenti nelle zone collinari.
(contracted; show full)|8|| [[Carbonia]] ||  29.749
|-
|9|| [[Selargius]] ||  29.172
|-
|10|| [[Iglesias (Italia)|Iglesias]] ||  27.445
|}

== 
Cultura ==
{{Vedi anche|Protosardi|Lingua protosarda|Sardi}}
Varie ipotesi si sono fatte sull'origine dei primi abitanti dell'Isola. L'interpretazione della variabilità genetica li fa derivare in larga parte da gruppi di genti giunte in Sardegna dal [[continente europeo]] attraverso varie migrazioni nel [[paleolitico]] e nel [[neolitico]]. Secondo alcune interpretazioni linguistiche gli antichi Sardi erano eredi, come i baschi, dell'antica cultura pre-indoeuropea della cosiddetta [[Europa Antica|vecchia Europa]]; secondo altre, corroborate anche da recenti ritrovamenti archeologici, nell'Isola erano presenti popolazioni contraddistinte sia da parlate [[indoeuropee]] che pre-indoeuropee<ref>Giovanni Ugas - ''L'Alba dei Nuraghi'' pg.241,254 - Cagliari, 2005</ref> fra cui la [[lingua sardiana]] che alcune teorie descrivono come una lingua affine a quella [[lingua etrusca|etrusca]];<ref>{{cita web|nome= Massimo|cognome= Pittau|url= http://www.pittau.it/Sardo/sardiana.html|titolo= La lingua sardiana o dei proto-sardi|accesso= 28 febbraio 2011|opera=www.pittau.it |editore=Ettore Gasperini Editore|Lingua=|}}</ref><ref>{{cita web|nome= Massimo|cognome= Pittau|url= http://www.pittau.it/Sardo/indoeuropeo.html|titolo= Appellativi nuragici di matrice indoeuropea|accesso= 28 febbraio 2011|opera=www.pittau.it|editore= |Lingua=|}}</ref> Queste popolazioni, benché differenti fra loro per usi e costumi, col passare dei secoli svilupparono una certa uniformità, alterata di volta in volta dall'arrivo di genti [[fenici]]o-[[Cartagine|puniche]], [[Latini|romane]] e [[vandali]]che.

[[File:Sardinia Language Map.png|right|thumb|180px|Mappa delle lingue e dei dialetti parlati in Sardegna.]]

=== Lingue e dialetti ===
{{Vedi anche|Lingua sarda|Lingua sassarese|Lingua gallurese|Dialetto algherese|Dialetto tabarchino|Italiano regionale della Sardegna}}
In Sardegna si parlano diverse [[lingue romanze]]: oltre all'[[Lingua italiana|italiano]], spesso espresso nella sua [[Italiano regionale della Sardegna|variante regionale]], la lingua più diffusa nell'Isola è il [[lingua sarda|sardo]], considerato una lingua autonoma appartenente al gruppo indoeuropeo e la più conservativa tra le [[lingue romanze|lingue neolatine]].<ref>{{cita web|nome= Manlio|cognome= Brigaglia|url=http://209.85.135.104/search?q=cache:r3FBO3JZIjYJ:www.mclink.it/com/lol/sardegna/g_tour/bri_i.htm+%C2%ABpone+mihi+tres+panes+in+bertula&hl=it&ct=clnk&cd=2&gl=it|titolo= Sardegna isola del silenzio|accesso= 28 febbraio 2011|opera= www.mclink.it |editore=Italo Innocenti Edizioni|Lingua=|}}. Nel suo libro [[Manlio Brigaglia]] rileva che se ai tempi di [[Gaio Giulio Cesare|Giulio Cesare]], un cittadino romano, prima di partire per un breve viaggio avesse chiesto alla moglie di preparargli una bisaccia, avrebbe detto «''pone mihi tres panes in bertula''» e cioè la stessa frase che è tuttora in uso nel sardo corrente</ref> Parlata in larga parte dell'isola,<ref>{{cita web|nome= Giovanni|cognome= Lupinu|coautori=''Alessandro Mongili'', ''Anna Oppo'', ''Riccardo Spiga'', ''Sabrina Perra'', ''Matteo Valdes''|url=http://www.sardegnacultura.it/documenti/7_88_20070514130939.pdf|titolo= Le lingue dei Sardi, una ricerca sociolinguistica|accesso= 01 marzo 2011|formato=PDF|opera=www.sardegnacultura.it|editore=Regione Autonoma della Sardegna|Lingua=|}}</ref><ref>{{cita web|nome= Cristina|cognome= Maccioni|coautori=Manlio Brigaglia|url= http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&s=17&v=9&c=4462&id=37211|titolo= Intervento di Michelangelo Pira su "La lingua"|accesso= 01 marzo 2011|formato=Audio|opera=www.sardegnacultura.it|editore=RAI Sardegna|Lingua=|}}</ref> è generalmente ripartita dai glottologi in due varianti fondamentali, benché risulti oggettivamente difficile tracciarne un confine netto per via di numerosi dialetti (es. [[Sardo campidanese#Arborense|arborense]], [[Sardo campidanese#Barbaricino centro-meridionale|barbaricino meridionale]], [[Sardo campidanese#Ogliastrino|ogliastrino]] etc.) che presentano delle caratteristiche appartenenti ora all'uno, ora all'altro macro-gruppo:
* nel cosiddetto "[[capo di sopra]]" il [[sardo logudorese]] (''sardu logudoresu'') comprende anche la [[Sardo logudorese#Nuorese|variante nuorese e barbaricina]] ('' sardu nugoresu'' e ''sardu barbaritzinu''), caratterizzata per maggiore conservazione e fedeltà a forme linguistiche arcaiche. Il logudorese è generalmente considerato la variante di maggior prestigio letterario della Sardegna. Nella regione del [[Guilcer]] sono diffuse parlate di transizione col campidanese, a cui si sono ispirati gli studiosi che hanno elaborato la variante scritta della [[Limba Sarda Comuna]], adottata dalla Regione nel 2006.
* nel cosiddetto "[[capo di sotto]]" il [[sardo campidanese]] (''sardu campidanesu'') presenta vocaboli di matrice fenicio-punica oltre che nuragica, ed è parlato nell'intero meridione isolano, costituendone anche la variante più diffusa; nell'[[Ogliastra]] la parlata ha una matrice campidanese arcaica, con molti vocaboli barbaricini e logudoresi.

Accanto alla lingua sarda propriamente detta, nel nord dell'isola sono parlati due idiomi romanzi di derivazione [[lingua corsa|corso]]-[[Dialetto toscano|toscana]]:
* nella regione nord-occidentale dell'isola, il [[Lingua sassarese|sassarese]] (''sassaresu'') è parlato a Sassari e con piccole variazioni nella [[Nurra]], [[Romangia]] e [[Anglona]]. È un idioma nato dalla commistione fra [[lingua corsa|còrso]], [[Dialetto toscano|pisano]], [[lingua ligure|ligure]] e la successiva forte influenza del sardo logudorese;
* nella regione nord-orientale dell'isola, la [[Gallura]], è parlato il [[lingua gallurese|gallurese]] (''gadduresu'' {{IPA|/gaɖːu'rezu/}}) che si avvicina particolarmente al [[Lingua corsa#Còrso oltramontano|dialetto]] parlato nella [[Corsica del Sud]], frutto e testimonianza dei contatti fra le due isole e delle migrazioni nello [[Stretto di Bonifacio]] avvenute dalla preistoria fin quasi ai giorni nostri.

Vi sono infine delle [[isola linguistica|isole linguistiche]], presenti nel versante occidentale dell'isola:
* nella città di [[Alghero]] dal [[XIV secolo]] è parlata una variante arcaica del [[lingua catalana|catalano]] orientale, l'[[dialetto algherese|algherese]] (''alguerès''), che risulta lingua co-ufficiale nel Comune;
*nel [[Sulcis]], nell'[[isola di San Pietro]] ([[Carloforte]]) e nella parte settentrionale dell'[[isola di Sant'Antioco]] ([[Calasetta]]) è parlato un [[dialetto ligure coloniale]], denominato [[tabarchino]] (''tabarchin'') perché portatovi dagli immigrati di origine ligure ([[Pegli]]) esiliati dall'isola di [[Tabarka]] ([[Tunisia]]) nel [[XVIII secolo]];
[[File:Statuti Sassaresi XIV century 1a.png|thumb|left|[[Statuti Sassaresi]] [[XII secolo|XII]] - [[XIII secolo]] scritti in [[lingua sarda]].]] 
* costituiscono poi testimonianza delle recenti migrazioni i casi di [[Arborea (comune)|Arborea]] e [[Tanca Marchese]], dov'è anche parlato il [[lingua veneta|veneto]] dei coloni ivi giunti per le [[Storia_dell'Italia_fascista#Le_bonifiche|bonifiche del fascismo]], e della frazione di [[Fertilia]], che ospita nuclei di origine [[Provincia di Ferrara|ferrarese]] e [[Esodo istriano|esuli istriani]] giunti nel dopoguerra.

Il sardo è stato utilizzato in diverse epoche come lingua istituzionale; tra i documenti più importanti vi sono i [[Condaghe|condaghi]], gli [[Statuti Sassaresi]] e la [[Carta de Logu]]. Di recente, con l'approvazione della legge 482/99, il sardo e il catalano sono stati riconosciuti e tutelati a livello statale come minoranze linguistiche storiche, mentre la tutela di sassarese, gallurese e tabarchino è riconosciuta dalla legge regionale 26/97. Nell'ambito delle iniziative per la lingua sarda, la Regione ha avviato dei progetti denominati LSU ([[Limba Sarda Unificada]]) e LSC ([[Limba Sarda Comuna]]) al fine di definire e normalizzare trascrizione e grammatica di una lingua unificata che comprenda le caratteristiche comuni di tutte le varianti. Nell'aprile del [[2006]] la [[Limba Sarda Comuna]] è diventata lingua ufficiale per le comunicazioni dell'amministrazione regionale.

[[File:Cuccurru s'arriu1.JPG|150px|thumb|Statuina muliebre esposta al [[Museo archeologico nazionale (Cagliari)|Museo Arch. Naz. di Cagliari]]]]

=== Cultura materiale ===
{{Vedi anche|Musei della Sardegna}}
Attraverso un lungo ed elaborato percorso storico, alle iniziali culture indigene si aggregarono molteplici apporti di civiltà provenienti dal vasto mondo mediterraneo, contribuendo in tal modo a formare una sorta di eterogeneità culturale dai tratti fortemente originali. L'archeologia ha evidenziato chiaramente questa lunga evoluzione, ritrovandone tracce nel variare dell'architettura delle costruzioni attraverso i secoli, ma questo lungo cammino si riscontra anche nelle tradizioni legate intimamente all'arte delle produzioni artigianali, alle variegate espressioni musicali, alle regole interne del mondo agro-pastorale, alla cultura sarda in generale. I ritrovamenti e le preziose testimonianze del passato sono raccolte e custodite in numerosi musei e nei parchi archeologici sparsi sul territorio. Da diversi anni è in vigore una legge emanata dalla Regione autonoma della Sardegna,<ref>Legge Regionale n. 14 del 20/09/2006, in attuazione degli art. 2 e 5 dello Statuto sardo, che concede potere alla Regione di legiferare per la tutela della cultura e dell'identità del popolo sardo''</ref> che ha dato nuovo impulso alla riorganizzazione dei luoghi preposti alla custodia delle testimonianze del passato. Oltre ai musei, alle biblioteche ed agli archivi storici, sono stati riorganizzati anche i parchi archeologici e gli ecomusei, espressione viva della memoria storica del territorio.<ref>{{cita web|nome= Regione Autonoma|cognome= della Sardegna|coautori=|url= http://www.regione.sardegna.it/j/v/80?v=2&t=1&c=2133&s=29284|titolo= Legge regionale 20 settembre 2006, n. 14|accesso= 01 marzo 2011|opera=www.regione.sardegna.it|editore=Regione Sardegna|Lingua=|}}</ref>

[[File:Colonne a tharros.jpg|200px|thumb|left|Colonne romane a [[Tharros]].]]

=== Archeologia ===
I primi insediamenti preistorici della Sardegna risalgono al [[Paleolitico|Paleolitico Inferiore]] (500.000-350.000 anni fa) secondo gli archeologi che nel [[1979]]-[[1980]] scoprirono un'industria litica presso il ''rio Altana'' a [[Perfugas]] in [[Anglona]]. Nel [[IV millennio a.C.]] si sviluppò la prima espressione culturale, di cui si trovano tracce in tutta l'isola, la [[Cultura di Ozieri]]. I ritrovamenti archeologici conservati nei più importanti musei isolani, hanno messo in risalto quale notevole progresso sociale e culturale conseguirono le popolazioni preistoriche sarde. Nel [[II millennio a.C.]] le [[Archeologia|testimonianze archeologiche]] della [[civiltà nuragica]] sono innumerevoli e lo sviluppo di una civiltà frammentata in cantoni hanno lasciato sull'isola importanti e numerose vestigia. I Fenici frequentarono assiduamente la Sardegna introducendovi [[urbanesimo]] e [[scrittura]]. Cartagine e Roma se la contesero lasciandovi tracce indelebili. Sin dalla nascita dell'archeologia il territorio sardo fu ritenuto di grande interesse per i primi ricercatori. Nell'[[XIX secolo|Ottocento]], il canonico [[Giovanni Spano]] diede inizio all'esplorazione dei maggiori siti, descrivendo poi le sue scoperte nel ''Bullettino archeologico sardo''. Nei primi del [[XX secolo|Novecento]], l'archeologo [[Antonio Taramelli]] intraprese una serie di scavi nel sud dell'isola, e la sua attività di recupero ed individuazione di nuovi siti continuò per circa trent'anni. Nel dopoguerra [[Giovanni Lilliu]] con diverse campagne di scavo aveva portato alla luce il villaggio nuragico [[Su Nuraxi]], concorrendo ad aprire nuove prospettive e conoscenze sulla storia degli antichi Sardi. Attualmente sono in corso su tutto il territorio numerose campagne di scavi, ma la carenza di finanziamenti e la mole enorme dei siti ancora da riportare alla luce scontentano non poco gli isolani, desiderosi di conoscere meglio la loro antichissima storia, in parte ancora avvolta nel mistero.<ref>{{cita web|nome=Regione autonoma|cognome=della Sardegna|coautori=|url= http://www.sardegnacultura.it/argomenti/archeologia/|titolo= Archeologia|accesso=02 maggio 2011|opera=www.sardegnacultura.it|editore=Regione Autonoma della Sardegna|}}</ref>

[[File:Alghero Cathedral Catalan Gothic.jpg|thumb|170px|Architettura gotico-catalana, campanile della [[cattedrale di Santa Maria (Alghero)|cattedrale di Santa Maria]] ad Alghero]]

=== Architettura ===
[[File:Chiesa di Nostra Signora di Tergu 2009.jpg|thumb|left|170px|Particolare della facciata della [[Chiesa di Nostra Signora di Tergu]] (SS)]]
{{Vedi anche|Nuraghe|Architettura romanica in Sardegna|Pinnetta}}
Dell'architettura preistorica in Sardegna sono presenti numerose testimonianze come le [[Domus de janas]] (''tombe ipogeiche''), le [[tombe dei giganti]], i circoli megalitici, e poi [[menhir]], [[dolmen]], [[Pozzo sacro|templi a pozzo]]. Tuttavia l'elemento che più di ogni altro caratterizza il paesaggio preistorico sardo sono i [[nuraghe|nuraghi]] che si trovano numerosi e in varie tipologie. Si stima che vi siano all'incirca 500 villaggi nuragici, in genere fortificati, di cui l'esempio prominente è [[Su Nuraxi]] di Barumini. Numerose sono anche le tracce lasciate dai [[fenici]] che introdussero sulle coste nuove forme urbane. I [[Civiltà romana|Romani]] diedero un assetto organizzativo all'intera isola con la realizzazione di una rete stradale, la strutturazione di diverse città e la realizzazione di numerose infrastrutture di cui rimangono i resti di [[Teatro|teatri]], [[terme]], templi religiosi, ponti, ecc. Anche dell'epoca protocristiana e bizantina rimangono diverse testimonianze in tutto il territorio sia sulle coste che all'interno. Una particolare attenzione merita il periodo giudicale durante il quale, grazie alla sicurezza del Mediterraneo garantita dalle flotte delle [[Repubbliche Marinare]], a seguito del prosperare delle attività commerciali, si sviluppò il [[Architettura romanica in Sardegna|romanico]]. Il primo edificio romanico dell'isola fu la [[basilica di San Gavino]] a [[Porto Torres]] nel [[Regno di Torres|Giudicato di Torres]]. La costruzione voluta dal giudice [[Gonnario Comita de Lacon-Gunale]] ebbe inizio prima del [[1038]], e nell'occasione furono impiegate maestranze provenienti da [[Pisa]]. La basilica fu completata durante il regno del figlio [[Torchitorio Barisone I de Lacon-Gunale]] intorno al [[1065]]. I sovrani dei regni giudicali, dal [[1063]] in poi, attraverso cospicue donazioni, favorirono l'arrivo nell'isola di monaci di diversi ordini da varie regioni della penisola italiana e della [[Francia]]. Queste circostanze portarono in breve tempo ad operare nell'isola maestranze di diversa provenienza: [[Romanico pisano|pisani]], [[Romanico lombardo|lombardi]] e [[provenzale|provenzali]], ma anche di cultura araba, provenienti dalla penisola iberica, dando luogo al manifestarsi di espressioni artistiche inedite, caratterizzate dalla fusione di queste esperienze. Dopo la metà del XII secolo, l'architettura romanica sarda sarà contrassegnata sempre più dallo stretto legame con Pisa, tendente a farsi più esclusivo a causa della maggiore ingerenza dei mercanti pisani nell'economia sarda e nelle politiche interne dei sovrani giudicali. Successivamente gli [[Aragonesi]] introdurranno forme di [[Architettura gotica|architettura gotico-catalane]], di cui il [[Santuario di Nostra Signora di Bonaria]] ne costituì il primo esempio. L'[[architettura rinascimentale]] è scarsamente rappresentata in Sardegna, al contrario quella [[Architettura barocca|barocca]] ha trovato ampio risalto,<ref>{{cita web|nome=Regione Autonoma|cognome=della Sardegna|coautori=|url= http://www.sardegnaturismo.it/index.php?xsl=14&s=1&v=9&c=2409&nodesc=1|titolo= Un viaggio nel Barocco in Sardegna|accesso= 01 marzo 2011|opera=www.sardegnaturismo.it|editore=Regione Sardegna|Lingua=|}}</ref> esempi interessanti sono la [[Collegiata di Sant'Anna]] a Cagliari e la facciata della [[Cattedrale di San Nicola (Sassari)|cattedrale di San Nicola]] a Sassari. A partire dal [[XIX secolo]], grazie alle nuove idee ed esperienze importate da alcuni architetti sardi formatisi a [[Torino]], si diffondono nell'isola nuove forme architettoniche di ispirazione [[Architettura neoclassica|neoclassica]].<ref>{{cita web|nome= Regione Autonoma|cognome= della Sardegna|coautori=|url= http://www.sardegnacultura.t/j/v/258?s=20855&v=2&c=2662&t=7|titolo= Architettura neoclassica|accesso= 01 marzo 2011|opera=www.sardegnacultura.it|editore=Regione Sardegna|Lingua=|}}</ref> Tra le figure più importanti di questa fase architettonica e urbanistica è da citare quella dell'architetto cagliaritano [[Gaetano Cima]], le cui opere sono disseminate in tutto il territorio sardo<ref>{{cita web|nome= Regione Autonoma|cognome= della Sardegna|coautori=|url= http://www.sardegnacultura.it/j/v/258?s=20856&v=2&c=2662&t=7|titolo= Gaetano Cima|accesso= 01 marzo 2011|opera=www.sardegnacultura.it|editore=Regione Sardegna|Lingua=|}}</ref>. Nella seconda metà dell'Ottocento a Sassari fu realizzato il [[Architettura neogotica|neogotico]] [[palazzo Giordano]] (1878) che rappresenta uno dei primi esempi di [[Revivalismo (architettura)|revivalismo]] nell'isola, mentre risale al [[1933]] la facciata [[Architettura neoromanica|neoromanica]] della [[Cattedrale di Santa Maria (Cagliari)|cattedrale]] di Cagliari. Un interessante realizzazione di gusto [[Eclettismo (arte)|eclettico]], derivato dal connubio fra ispirazioni a modelli revivalisti e [[liberty]], risulta essere il [[Palazzo Civico (Cagliari)|palazzo Civico]] di Cagliari, completato nei primi del [[XX secolo|novecento]]. Il liberty e il [[Art Decò|Decò]] troveranno spazio soprattutto nei nuovi palazzi delle famiglie alto-borghesi oltreché negli edifici pubblici. L'avvento del [[fascismo]] influenzerà fortemente negli [[Anni 1920|anni venti]] e [[Anni 1930|trenta]] l'architettura italiana; anche in Sardegna, in particolar modo nelle città di [[Città di fondazione nel periodo fascista|nuova fondazione]]<ref>{{cita web|nome= Regione Autonoma|cognome= della Sardegna|coautori=|url=http://www.sardegnacultura.it/j/v/258?s=20862&v=2&c=2663&t=7 |titolo= Le città di fondazione fascista|accesso= 01 marzo 2011|opera=www.sardegnacultura.it|editore=Regione Sardegna|Lingua=|}}</ref>, verranno realizzate diverse costruzioni di stile [[Razionalismo italiano|razionalista]] e [[Monumentalismo|monumentale]]. Esistono inoltre diverse tipologie abitative tradizionali come la casa alta delle zone collinari e montane, costruite in pietra e legno, e le case a corte in ''ladiri'' (mattone in terra cruda)<ref>Da ''later'', matrice latina dalla quale deriva la parola italiana laterizio</ref> del Campidano. E diverse tipologie insediative come per esempio gli [[Stazzo|stazzi]] in Gallura, i [[furriadroxus]] e i [[medaus]] nel Sulcis Iglesiente.<ref>{{cita web|nome= Montessu|cognome=(Villaperuccio)|coautori=|url= http://www.montessu.it/montessu/export/sites/default/italiano/Schedario/Santadi/FurriadroxiusMedaus.html|titolo=Furriadroxius e Medaus|accesso=01 marzo 2011|opera=www.montessu.it|editore=ConsulMedia2007|Lingua=|}}</ref>

[[File:Nuoro - piazza Satta 3.JPG|170px|thumb|right|Sculture di [[Costantino Nivola]] in [[Piazza Sebastiano Satta]] a [[Nuoro]]]]

=== Arte ===
Il [[Neolitico]] fu il periodo in cui si rilevano le prime manifestazioni artistiche. Numerosi ritrovamenti delle tipiche statuine della [[Dea Madre]] e di ceramiche incise con disegni geometrici testimoniano le espressioni artistiche della preistoria sarda. Successivamente la [[Civiltà nuragica|Cultura nuragica]] produrrà le innumerevoli statuine in bronzo e l'enigmatica statuaria in pietra dei [[Giganti di Monti Prama]]. Il connubio tra le popolazioni nuragiche e i mercanti fenici portò ad una raffinata produzione di gioielli in oro, anelli, orecchini e monili di ogni genere, ma anche ceramiche, stele votive e decorazioni parietali. Oltre all'architettura legata alle opere pubbliche, i Romani introdussero i [[mosaico|mosaici]] e ornarono con sculture e pitture le ricche ville dei patrizi. Nel [[Medioevo]], durante il periodo giudicale, le architetture delle chiese romaniche furono arricchite di [[Capitello|capitelli]], di [[Sarcofago|sarcofagi]], di [[Affresco|affreschi]], di [[Altare|altari]] in marmo impreziositi successivamente da [[retablo|retabli]], dipinti da importanti pittori come il [[Maestro di Castelsardo]] e il [[Maestro di Ozieri]]. Nel XIX secolo, per poi proseguire nel [[XX secolo|Novecento]], si affermano nell'immaginario collettivo i miti della genuinità del popolo sardo, di un'isola incontaminata e fuori dal tempo, raccontata dai tanti viaggiatori che visitarono la Sardegna in quel periodo, tali miti verranno celebrati prevalentemente da molti artisti sardi, quali [[Giuseppe Biasi]], [[Francesco Ciusa]], [[Filippo Figari]], [[Mario Delitala]]. Nelle loro opere racconteranno i valori autoctoni del mondo agro pastorale, non ancora omologati alla modernità che premeva dall'esterno<ref>{{cita web|nome=Regione Autonoma|cognome=della Sardegna|coautori=|url=http://www.sardegnacultura.it/j/v/258?s=20838&v=2&c=2677&t=7|titolo=Pittori e scultori alla ricerca dell'identità sarda|accesso=01 marzo 2011|opera=www.sardegnacultura.it|editore=Regione Sardegna|Lingua=|}}La ricerca dell'identità sarda da parte di pittori e scultori che operarono tra la fine del XIX secolo e la prima metà del XX secolo, descritta nel sito di Sardegna Cultura</ref>. Altri artisti importanti della seconda metà del Novecento sardo sono [[Costantino Nivola]], [[Maria Lai]] e [[Pinuccio Sciola]].

=== Letteratura ===
{{Vedi anche|Letteratura sarda|Poesia estemporanea sarda}}
Non esiste una letteratura in [[lingua sarda|sardo]] risalente al Medioevo. Dell'epoca giudicale infatti esistono diversi documenti in lingua sarda costituita da atti e documenti giuridici<ref>{{cita web|nome=Regione Autonoma|cognome=della Sardegna|coautori=|url=http://www.sardegnacultura.it/argomenti/letteratura/giudicale/|titolo=Letteratura giudicale|accesso= 01 marzo 2011|opera=www.sardegnacultura.it|editore=Regione Sardegna|Lingua=|}}</ref>. Fra questi un cospicuo patrimonio è costituito dai [[condaghes]]. La prima opera [[letteratura|letteraria]] in sardo risale alla seconda metà del [[XV secolo|Quattrocento]], si tratta di un poemetto ispirato alla vita dei santi martiri turritani ad opera dall'arcivescovo di Sassari [[Antonio Cano]]. Il religioso parlava e scriveva anche altre lingue e questo plurilinguismo era comune anche ad [[Antonio Lo Frasso]], [[Sigismondo Arquer]], [[Giovanni Francesco Fara]], [[Pietro Delitala]]. Così mentre Lo Frasso scrive i suoi poemi in [[lingua spagnola|spagnolo]], Delitala sceglie di scrivere in [[lingua italiana]], o per meglio dire, [[toscana]] e [[Gerolamo Araolla]] scrive nelle tre lingue.<ref name=Letteratura>{{citaweb|cognome=Cultura|nome=Sardegna|url=http://www.sardegnacultura.it/argomenti/letteratura/|titolo=Letteratura|accesso= 03 maggio 2011|formato=|lingua=|editore=Regione Sardegna|opera=sardegnacultura.it|data=|anno=|mese=}}</ref> [[File:Grazia Deledda 1926.jpg|thumb|left|200px|[[Grazia Deledda]], [[premio Nobel]] per la letteratura nel [[1926]].]] Nel [[XVII secolo|Seicento]] si ha una maggiore integrazione nel mondo iberico come dimostrato dalle opere in spagnolo del poeta [[Giuseppe Delitala y Castelvì]] e [[Josè Zatrilla y Vico Dedoni y Manca|Josè Zatrilla]], mentre quelle di [[Francesco Vidal]] mostrano interesse verso la lingua sarda. Nel [[XVIII secolo|Settecento]] la crisi dell'Impero spagnolo allontana dopo secoli il [[mezzogiorno]] con la Sardegna dall'orbita iberica.<ref name="Letteratura"/> La corona del regno passa ai [[Casa Savoia|Savoia]] che diventano re, mentre le idee dell'[[Illuminismo]], insieme all'aumento dell'istruzione e della cultura, grazie anche a strutture pubbliche, formano una generazione che darà vita successivamente ai [[moti rivoluzionari sardi]].<ref name=Letteratura>{{citaweb|cognome=Cultura|nome=Sardegna della Sardegna|url=http://www.sardegnacultura.it/argomenti/letteratura/|titolo=Letteratura|accesso= 03 maggio 2011|formato=|lingua=|editore=Regione Sardegna|opera=sardegnacultura.it|data=|anno=|mese=}}</ref> Nell'[[XIX secolo|Ottocento]] i sardi riscoprono la Sardegna. [[Giovanni Spano]] intraprende i primi scavi archeologici, [[Giuseppe Manno]] scrive la prima grande storia generale dell'isola, [[Pasquale Tola]] pubblica importanti documenti del passato, [[Pietro Martini]] scrive biografie di sardi illustri. [[Alberto La Marmora]] percorre l'isola in lungo in largo, studiandola nei particolari e scrivendo un'imponente opera in quattro parti intitolata ''Voyage en Sardaigne'', pubblicata a [[Parigi]] e poi introdotta negli ambienti colti europei. È questo il periodo in cui numerosi viaggiatori visitano le città e le contrade isolane. Nel corso del secolo giungono in Sardegna [[Alphonse de Lamartine]], [[Honoré de Balzac]], [[Antonio Bresciani]], [[Emanuel Domenech]], [[Paolo Mantegazza]], [[Gustave Jourdan]] per citarne alcuni.<ref name="Letteratura"/> Nei primi del [[XX secolo|Novecento]] la società sarda viene mirabilmente raccontata da [[Enrico Costa]], dal poeta [[Sebastiano Satta]] e da [[Grazia Deledda]], quest'ultima insignita del [[Premio Nobel|Nobel]] per la letteratura nel [[1926]]. In questo secolo accanto alla produzione letteraria va ricordata l'esperienza politica di personaggi di grande valore come [[Antonio Gramsci]] ed [[Emilio Lussu]]. Nel secondo dopoguerra emersero figure come [[Giuseppe Dessì]] con il suo [[Paese d'ombre]]. In anni più recenti vasta eco ebbero i romanzi autobiografici di [[Gavino Ledda]] [[Padre padrone (romanzo)|Padre padrone]] e di [[Salvatore Satta]] [[Il giorno del giudizio (Salvatore Satta)|Il giorno del giudizio]], oltre alle opere di [[Sergio Atzeni]], [[Salvatore Mannuzzu]], [[Giulio Angioni]], [[Maria Giacobbe]], [[Salvatore Niffoi]], [[Marcello Fois]] per citarne alcuni.<ref name="Letteratura"/>

[[File:Launeddas3.jpg|200px|thumb|Le launeddas]]

=== Musica ===
{{Vedi anche|Ballo sardo|Launeddas|Canto a tenore|Canto sardo a chitarra}}
La musica tradizionale sarda, sia cantata che strumentale, è molto antica. In un vaso risalente alla [[cultura di Ozieri]], circa 3.000 anni a.C., sono raffigurante scene di danza.<ref>{{cita web|nome= Fulvia|cognome= Lo Schiavo|coautori=|url= http://www.sardegnacultura.it/documenti/7_4_20060402095130.pdf|titolo=Il Museo archeologico G.A. Sanna|accesso= 01 marzo 2011|formato=PDF|opera=www.sardegnacultura.it|editore=Carlo Delfino|lingua=|pagina= 35 (PDF 36)|}} A pagina 35 (36) si può vedere il vaso risalente alla Cultura Ozieri con la scena del ballo</ref> La caratteristica danza sarda chiamata ''su ballu tundu'' viene accompagnata dal suono delle [[launeddas]], un antico strumento formato essenzialmente da tre canne palustri e suonato con la tecnica del fiato continuo. L'origine delle [[launeddas]], in base al ritrovamento nelle campagne di [[Ittiri]] di un [[Bronzetto sardo|bronzetto]] raffigurante un suonatore, viene fatta risalire ad un'epoca antecedente all'[[VIII secolo a.C.]] Su questo strumento sono stati fatti diversi studi negli anni [[1957]]-[[1958|58]] e [[1962]] dal musicologo danese [[Andreas Fridolin Weiss Bentzon|Andreas F. Weis Bentzon]], il quale ha registrato e filmato diverse esecuzioni musicali che poi ha catalogato e trascritto su pentagramma. Le launeddas sono tradizionalmente diffuse soprattutto nel [[Sarrabus]], nel [[Campidano]], e in [[Ogliastra]]. Il ''[[Canto a tenore]]'' è tipico delle zone interne della [[Barbagia]] ed è ritenuto un'espressione artistica peculiare e unica al mondo. La prima testimonianza potrebbe risalire ad un bronzetto del VII secolo a.C. dove è raffigurato un cantore nella tipica posa dei ''tenores''. Questo tipo di canto nel [[2005]] è stato riconosciuto dall'[[Unesco]] come [[Patrimoni orali e immateriali dell'umanità|Patrimonio orale e immateriale dell'Umanità]]<ref>{{cita web|nome= Sardegna|cognome= Cultura|coautori=|url= http://www.sardegnacultura.it/j/v/258?s=20336&v=2&c=2700&t=7|titolo= Canto a tenore|accesso= 01 marzo 2011|formato=|opera=www.sardegnacultura.it|editore=Regione Autonoma della Sardegna|lingua=|pagina=|}}</ref>. Il [[canto sardo a chitarra]] (''cantu a chiterra'') è una tipica espressione artistica nata in [[Logudoro]] (probabilmente a [[Ozieri]]) e sviluppatosi successivamente anche in [[Gallura]] e [[Planargia]], dove ha avuto grande diffusione. Il canto nella forma attuale è il risultato dell'incontro con le tradizioni melodie locali con la chitarra portata in Sardegna dagli spagnoli. Questo canto ha avuto una gran diffusione a partire dal [[XX secolo]] grazie alle numerose feste paesane durante le quali si svolgevano (e si svolgono attualmente) delle vere e proprie competizioni tra ''cantadores'', in genere maschi, accompagnati da un chitarrista e spesso anche da un fisarmonicista.<ref>{{cita web|nome= Sardegna|cognome= Digital Library|coautori=|url= http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&id=66270|titolo= Cantu a la corsicana|accesso= 01 marzo 2011|formato=Audio|opera= www.sardegnadigitallibrary.it|editore= Enneelle srl. Cagliari|lingua=|pagina=|}}Documento audio sul canto alla ''corsicana'</ref> Questo canto ha avuto notevole diffusione a livello internazionale grazie all'attività di [[Maria Carta]].

[[File:Festa redentore 2009 084.JPG|120px|left|thumb|Donna in costume tradizionale.]]

=== Costumi ===
{{Vedi anche|Berritta|}}
Dai colori vivaci e dalle forme più svariate e originali, i costumi tradizionali rappresentano un chiaro simbolo di appartenenza a specifiche identità collettive. Sono considerati uno scrigno di [[Etnografia|tradizioni etnografiche]] e culturali dalle caratteristiche molto peculiari, frutto di secolari stratificazioni storiche.<ref>{{cita web|nome= Sardegna|cognome= Cultura|coautori=|url= http://www.sardegnacultura.it/documenti/7_49_20060414130246.pdf|titolo=Costumi. Storia, linguaggio e prospettive del vestire in Sardegna|accesso= 01 marzo 2011|formato= PDF|opera=www.sardegnacultura.it|editore= Ilisso|lingua=|pagina=|}}</ref> Sebbene il modello base sia omogeneo e comune in tutta l'isola, ogni paese ha un proprio abbigliamento tradizionale, maschile e femminile, che lo differenzia dagli altri paesi. Nel passato gli abiti si diversificavano anche all'interno delle comunità, svolgendo una precisa funzione di comunicazione in quanto rendevano immediatamente palese lo stato anagrafico e il ruolo di ciascun membro in ambito sociale, la regione storica o il paese di appartenenza, un particolare stato civile (''baghiàna/u'', ''gathìa/u''). Ancora oggi a [[Desulo]] e [[Atzara]], in Barbagia, si possono incontrare persone anziane vestite ''in costumene'', ma fino a circa sessant'anni fa in buona parte dell'isola il costume rappresentava il vestiario quotidiano.<ref>{{cita web|nome= Fiorenzo|cognome= Serra|coautori=|url= http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&s=17&v=9&c=4460&id=190987|titolo= Realtà del costume|accesso= 01 marzo 2011|formato= Video|opera=www.sardegnacultura.it|editore= Ilisso Edizioni srl.|lingua=|pagina=|}}In questo documentario viene descritta la varietà dei costumi sardi e il loro rapporto con la cultura</ref>

I materiali usati per la loro confezione sono tra i più vari: si va dall'[[orbace]] alla [[seta]], al [[lino (fibra)|lino]], dal [[bisso]] al [[cuoio]]. I vari componenti dell'abito femminile sono: il copricapo (''mucadore''), la camicia (''camisa''), il corpetto (''palas'', ''cossu''), il giubbetto (''coritu'', ''gipone''), la gonna (''unnedda'', ''sauciu''), il grembiule (''farda'', ''antalena'', ''defentale''), in Ogliastra le donne di alcuni paesi hanno dei particolari ganci ''angancerias de prata'' sul copricapo. Quelli dell'abito maschile sono: il copricapo (''[[Sa Berritta|berritta]]''), la camicia (''bentone'' o ''camisa''), il giubbetto (''gipone''), i calzoni (''cartzones'' o ''bragas''), il gonnellino (''bragas'' o ''bragotis''), il soprabito (''gabbanu'', ''colletu''), la ''mastruca'', una sorta di giacca in pelle di agnello o di pecora priva di maniche (''mastrucati latrones'' ovvero "briganti coperti di pelli" era l'appellativo con il quale [[Cicerone]] denigrava i Sardi ribelli al potere romano).

[[File:Cumponidori Falegnami.jpg|200px|right|thumb|Su '''''cumponidori''''' della [[Sartiglia]]]]

=== Feste ===
{{Vedi anche|Sagre principali in Sardegna}}
Le feste scandiscono da sempre la vita delle comunità isolane e oggi più che mai, soprattutto con la rivalutazione di molte sagre minori, sono legate al desiderio (ed alla necessità) di riaffermare la propria unica identità culturale<ref>{{cita web|nome= Lazzaro|cognome= Cocomazzi|coautori=|url= http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&s=17&v=9&c=4460&id=93349|titolo= Sardegna: le tradizioni|accesso= 01 marzo 2011|formato= Video|opera=www.sardegnacultura.it|editore= Sardegna TV Srl.|lingua=|pagina=|}}</ref>. In Sardegna, ''andare per feste'' significa immergersi in una cultura antica alla scoperta di suoni e di [[Launeddas|armonie sconosciute]], di [[ballo sardo|balli ritmici]] con ricchi costumi tradizionali, di gare poetiche fuori dal tempo, di sfrenate corse di cavalli, di sfilate folcloristiche - a piedi o a cavallo - con preziosi e coloratissimi abiti d'altri tempi.<ref>{{cita web|nome= Franco Stefano|cognome= Ruiu|coautori=|url= http://www.sardegnadigitallibrary.it/mmt/fullsize/2008120919582500006.pdf|titolo= Ardias e Parillas in Sardegna|accesso= 01 marzo 2011|formato= PDF|opera=www.sardegnadigitallibrary.it|editore= Imago|lingua=|pagina=|}}</ref>
 
Spesso le feste durano diversi giorni e coinvolgono tutta la comunità; molte volte, per l'occasione, vengono preparati dolci speciali e organizzati banchetti con pietanze tradizionali a cui tutti possono partecipare. Le feste popolari più conosciute sono: [[Sagra di Sant'Efisio|Sant'Efisio]] a [[Cagliari]], la [[Sagra del Redentore]] a [[Nuoro]], [[Ardia|S'Ardia]] a [[Sedilo]], [[Pozzomaggiore]] e [[Illorai]], la [[Cavalcata sarda]] e la [[Faradda]] a [[Sassari]], [[Sa Sartiglia]] a [[Oristano]], [[San Gavino]] a [[Porto Torres]], [[Arcangelo Michele|San Michele]] ad [[Alghero]], la nota Festa del Rimedio, la più antica in Sardegna che si svolge dal 1893, ad [[Ozieri]], [[Simplicio di Olbia|San Simplicio]] a [[Olbia]], i festeggiamenti del carnevale in Barbagia e Ogliastra, il carnevale allegorico di [[Tempio Pausania]] e i [[Riti della Settimana Santa in Sardegna|riti della Settimana Santa]] in varie parti dell'isola.

[[File:Tenores.jpg|200px|right|thumb|[[Tenore di Bitti "Mialinu Pira"]]. Per la sua unicità, il canto a tenore è stato inserito dall'UNESCO tra i Patrimoni orali e immateriali dell'umanità.]]

=== Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO ===
* [[Nuraghe|Nuraghi]] e le espressioni della [[civiltà nuragica]], rappresentati da ''[[Su Nuraxi]]'' di Barumini, dal [[1997]];
* [[Parco Geominerario Storico ed Ambientale della Sardegna]], il primo al mondo a ricevere questo riconoscimento per via del rilevante carattere storico-ambientale che le aree minerarie hanno rivestito e tuttora rivestono nella storia millenaria dell'isola, dal [[1998]];
* [[Canto a tenore]], [[Patrimoni orali e immateriali dell'umanità|patrimonio orale e immateriale]] dal [[2005]];
* [[Dieta mediterranea]], [[Patrimoni orali e immateriali dell'umanità|patrimonio orale e immateriale]] dal [[2010]];
* [[Canto della Sibilla]] (''Cant de la Sibil·la''), [[canto gregoriano]] in [[lingua catalana|catalano]] eseguito la [[notte di Natale]] solo nella [[Cattedrale di Santa Maria (Alghero)|Cattedrale di Alghero]] e di [[Cattedrale di Santa Maria (Palma di Maiorca)|Palma di Maiorca]], [[Patrimoni orali e immateriali dell'umanità|patrimonio orale e immateriale]] dal [[2010]].

== Enogastronomia ==
{{Vedi anche|Cucina sarda|Prodotti agroalimentari tradizionali sardi}}
La cucina sarda è molto varia ed è basata su ingredienti semplici e originali, derivati sia dalla tradizione pastorale e contadina, che da quella marinara. Cambia da regione a regione non solo nel nome delle pietanze ma anche nei componenti utilizzati<ref>{{cita web|nome=Lazzaro|cognome=Coccomazzi|coautori=|url= http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&s=17&v=9&c=4460&id=37729&ric=1&ni=45&c1=Enogastronomia&mtd=7&xctl=1&o=20&n=47&urlrif=http://www.sardegnadigitallibrary.it/xml/datidl.php?idtipo=2%26n=15%26p=2%26xctl=1%26cerca=Enogastronomia%26mtd=7%26order=20|titolo=La gastronomia della Sardegna|accesso= 01 marzo 2011|formato= Video|opera=www.sardegnadigitallibrary.it|editore= Sardegna TV Srl.|lingua=|pagina=|}}</ref>. Come antipasti sono diffusi i prosciutti di cinghiale e di maiale, le salsicce, accompagnati da olive e funghi, mentre per i piatti a base di pesce sono svariati gli antipasti di mare. Alcuni primi piatti tipici sono i [[malloreddus]], i [[culurgiones]] ogliastrini, i cui ingredienti cambiano da paese a paese, il [[pane frattau]], la [[fregula]], la [[zuppa gallurese]] e le [[lorighittas]]. Come secondi piatti, gli arrosti costituiscono una peculiare caratteristica, tanto che quello del maialetto è considerato l'emblema della cucina sarda.

[[File:Pane Sardo Pane di Villaurbana (Oristano) o.jpg|thumb|left|200px|Pane di Villaurbana (Oristano)]]

=== Il pane ===
Diverse tecniche, trasmesse di generazione in generazione per lavorare la pasta, insieme ai molteplici procedimenti per farla lievitare, contribuiscono ad offrire una vasta scelta di originali forme di pane in ogni regione dell'isola.<ref>{{cita web|nome= AA.|cognome= VV.|coautori=Anna Pau, Paolo Piquereddu (a cura di)|url=http://www.sardegnacultura.it/documenti/7_49_20060414131202.pdf|titolo= Pani. Tradizione e prospettive della panificazione in Sardegna|accesso= 01 marzo 2011|formato= PDF|opera=www.sardegnacultura.it|editore= Ilisso Edizioni Nuoro|lingua=|pagina=|}}</ref> Alcuni tipi di pane più diffusi sono: il [[Pane carasau]], tipico pane della [[Barbagia]], composto da una sfoglia croccante, rotonda e piatta, il nome deriva da ''carasare'' che in sardo significa ''tostare'', cosparso d'olio, salato e scaldato al forno viene chiamato ''[[Pane gutiau]]''<ref>{{cita web|nome= Antonello|cognome= Cau|coautori=|url= http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&s=17&v=9&c=4460&id=190962|titolo=Pani carasau|accesso= 01 marzo 2011|formato= Video|opera= www.sardegnadigitallibrary.it|editore= Telesat broadcast S.r.l|lingua=|pagina=|}}</ref>; il ''[[Pistoccu]]'' (tipico ogliastrino), di spessore maggiore della sfoglia di ''Pane carasau''; la ''Spianada'', conosciuta anche come ''Cogones'' o ''Cogoneddas'', pagnotta di semola di grano duro, dalla forma rotonda e non molto spessa<ref>{{cita web|nome= Antonello|cognome= Cau|coautori=|url= http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&s=17&v=9&c=4460&id=189387&ric=1&ni=13&c1=Enogastronomia&mtd=7&xctl=1&o=20&n=47&urlrif=http://www.sardegnadigitallibrary.it/xml/datidl.php?idtipo=2%26n=15%26p=0%26xctl=1%26cerca=Enogastronomia%26mtd=7%26order=20|titolo= La spianata sarda|accesso= 01 marzo 2011|formato= Video|opera= www.sardegnadigitallibrary.it|editore= Telesat broadcast S.r.l|lingua=|pagina=|}}</ref>; in Ogliastra è tipico il ''Pani pintau'', i prodotti più significativi provengono da [[Tertenia]] e [[Ulassai]], in quest'ultimo paese si realizza anche un pane unico nel suo genere il ''Pani de binu cotu'', per le feste. Il ''[[Civraxu]]'', tipico del [[Campidano]], è una grande pagnotta che si consuma a fette; il ''[[Coccoi a pitzus]]'', pagnotta decorata di semola di grano duro; il ''Pane de poddine'', tipico del [[Logudoro]] e dell'[[Anglona]], dal diametro di circa 40&nbsp;cm, e noto anche con il nome di ''Pane di Ozieri'' o anche ''Pane ladu'', è molto simile al pane che i [[greci]], gli [[arabi]] e gli [[ebrei]] chiamano [[pita]].

[[File:Torta degli sposi.jpg|thumb|right|160px|Torta nuziale ([[Quartucciu]])]]

=== Dolci e pani votivi ===
Legata a particolari ricorrenze, la lavorazione dei pani votivi e la preparazione dei dolci — in certe regioni dell'isola — può diventare un'arte. Gli ingredienti sono semplici e vanno dalla [[Semola|farina di grano duro]] alle [[mandorla|mandorle]], al [[miele]]. In alcuni dolci si usa come ingrediente anche il [[formaggio]] o la [[ricotta]]<ref>{{cita web|nome= Sardegna|cognome= Turismo|coautori=|url= http://www.sardegnaturismo.it/index.php?xsl=20&s=1&v=9&c=2969&o=1&n=10|titolo= Dolci|accesso= 01 marzo 2011|formato= PDF|opera=www.sardegnaturismo.it|editore= Regione Sardegna|lingua=|pagina=|}}</ref>. A gennaio in alcune regioni, per i falò di [[Sant'Antonio abate|Sant'Antonio]], vengono preparati come dolci le ''[[Cotzuleddas]]'', i ''[[Pirichitos]]'' e il ''[[Pistiddu]]''. Per [[Carnevale]] si preparano le ''[[Frisolas]]'', le ''[[Catas]]'', le ''[[Orilletas]]'', e le ''[[Tzìpulas]]''. Per la festa di [[San Marco]] sono tipici i pani votivi artistici, gialli per la presenza dello [[Crocus sativus|zafferano]], decorati con delle particolari fantasie floreali viste come delle vere e proprie effimere opere d'arte. Per la [[Pasqua]] si preparano le ''Pitzinnas de ou'', le ''[[Pardulas|Casadinas]]'' e la ''[[Pischedda]]''. Per [[Ognissanti]] dolci caratteristici sono il ''[[Saba (gastronomia)|Pane de saba]]'' e i vari ''[[Pabassinas|Pabassinos]]''. Per i matrimoni si preparano dolci molto variegati e ricchi di decorazioni come i singolari ''[[Gatò]]'', ''sos Coros'', ''s'[[Aranzada]]''. In altre occasioni sono comunemente diffusi il [[torrone]], le [[Seadas]], i ''[[Rujolos]]'', i [[Mostaccioli]], ''i [[Sospiri]]'', particolarmente delicate e pregiate le Copulete di Ozieri.

[[File:Formaggi e salumi sardi-2.jpg|thumb|left|160px|Forme di [[Pecorino sardo]].]]

=== I formaggi ===
{{Vedi anche|Formaggi sardi}}
La Sardegna ha un'antica tradizione pastorale e offre una vasta produzione di formaggi pecorini esportati ed apprezzati ovunque, soprattutto in [[America del Nord|Nord America]]. Attualmente sono tre i formaggi [[Denominazione di origine protetta|D.O.P.]]: il [[Fiore Sardo]], il [[Pecorino Sardo]] ed il [[Pecorino Romano|pecorino romano]] che, nonostante il nome, è prodotto per il 90% nell'isola.<br />
Altri formaggi noti sono: il ''Casizolu'' (o ''Casu conzeddu''), una peretta fatta con latte vaccino prodotta nel Nord Sardegna; la ''Frue'' (o ''Casu agedu''), simile alla [[Feta]] greca, presenti solo in tutta l'[[Ogliastra]] e in alcuni centri della [[Barbagia]]; l<nowiki>'</nowiki>''Arrescotu sicau'' (una ricotta secca), l<nowiki>'</nowiki>''Arrescotu friscu'' (la ricotta fresca ovina) chiamato anche ''Brotzu'' o ''Brociu'' nella Gallura, il ''Gioddu'' è invece un tipico yogurt di pecora. Un prodotto molto singolare è il [[Casu martzu]] o ''Casu frazigu'', ottenuto dalle forme di pecorino contaminate dalle larve della [[Piophilidae|mosca casearia]] (nonostante sia prodotto per uso familiare, in base alle leggi vigenti questo formaggio non è commerciabile). Tradizionalmente nell'[[Ogliastra]] (ma oggi l'area di produzione si è estesa) si produce il ''Cagliu'', formaggio caprino dal sapore molto intenso, piccante e particolare ottenuto dal rumine di un capretto pieno di latte materno, essiccato dopo la macellazione e solitamente affumicato.<ref>{{cita web|nome= Massimo|cognome=Demontis|coautori=|url=http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&s=17&v=9&c=4460&id=128850&ric=1&ni=18&c1=Enogastronomia&mtd=7&xctl=1&o=20&n=47&urlrif=http://www.sardegnadigitallibrary.it/xml/datidl.php?idtipo=2%26n=15%26p=1%26xctl=1%26cerca=Enogastronomia%26mtd=7%26order=20|titolo= I formaggi|accesso= 01 marzo 2011|formato=Video|opera= www.sardegnadigitallibrary.it|editore= Ersat|lingua=|pagina=|}}</ref>

=== Vini e liquori ===
{{Vedi anche|Vini della Sardegna|Filu 'e ferru|Liquore di mirto}}
Come evidenziato da alcune ricerche archeologiche, la coltura della [[Vitis|vite]] in Sardegna risale all'epoca della [[civiltà nuragica]]<ref>{{cita web|nome=Mario|cognome=Sanges|coautori=|url=http://www.sardegnaagricoltura.it/documenti/14_43_20080505182810.pdf|titolo=La vite e il vino in Sardegna dalla preistoria alla fine del mondo antico|accesso=01 marzo 2011|formato=PDF|opera=www.sardegnaagricoltura.it|editore=Soprintendenza ai Beni Archeologici per le Province di Sassari e Nuoro|lingua=|pagina=|}}</ref>. Tale tradizione è continuata con i Romani e poi attraverso le varie occupazioni straniere si è ancora arricchita. Tra i vini rossi si annoverano il [[Cannonau di Sardegna|Cannonau]], il [[Monica di Sardegna|Monica]], il [[Carignano del Sulcis rosso|Carignano del Sulcis]], il [[Girò di Cagliari|Girò]], mentre tra i bianchi vi sono il [[Vermentino di Gallura]] (DOCG), la [[Malvasia di Bosa secco|Malvasia di Bosa]], il [[Nasco di Cagliari|Nasco]], il [[Alghero Torbato|Torbato]] di [[Alghero]], il [[Nuragus di Cagliari]], il [[Moscato di Sardegna|Moscato]], la [[Vernaccia di Oristano]]. Negli ultimi anni diversi vitigni minori sono stati riscoperti ed al momento sono oggetto di un'importante valorizzazione da parte di diversi produttori sardi. È il caso di vitigni come il ''Cagnulari'' (che era in via di estinzione), del ''Caddiu'' (valle del Tirso), del ''Semidano'' e altri. Vista la lunga tradizione, molti vini sono D.O.C., come il Cannonau e variano di gusto e di gradazione a secondo delle regioni in cui vengono prodotti: quello di [[Cannonau di Sardegna Jerzu|Jerzu]] in [[Ogliastra]] è uno dei più conosciuti insieme al [[Cannonau di Sardegna Nepente di Oliena|Nepente]] di [[Oliena]]. Si produce l'acquavite che è nota con il nome di [[Filu 'e ferru]] o ''Abbardente''. Tra i liquori il [[Liquore di mirto|''Mirto'']] (sia bianco che rosso) ed il ''Villacidro'' sono tra i più diffusi; negli ultimi anni nella zona di [[Siniscola]] ha fatto la sua comparsa il liquore di [[Pompia]] (distillato dalle bucce dell'omonimo agrume).<ref>{{cita web|nome=Antonella|cognome=Casu|coautori=Renzo Peretto|url=http://www.sardegnadigitallibrary.it/documenti/17_43_20100215114610.pdf|titolo=Vini di Sardegna|accesso=04 marzo 2011|formato=PDF|opera=www.sardegnadigitallibrary.it|editore=Agenzia LAORE Sardegna|lingua=|pagina=|}}</ref>Demografia ==
{{Vedi anche|Demografia della Sardegna}}

{| class="wikitable" style="float: left;"
|+ Superficie e abitanti delle 8 province della Sardegna<br /><small>(novembre 2011)</small><ref name="istat"/>
!Provincia
!Comuni 
!Superficie 
!Abitanti
|-
| [[Provincia di Cagliari|Cagliari]] [CA] || 71 || 4.596 || 563.918
|-
| [[Provincia di Carbonia-Iglesias|Carbonia-Iglesias]] [CI] || 23 || 1.495 || 129.597
|-
| [[Provincia del Medio Campidano|Medio Campidano]] [VS] ||  28 || 1.516 || 102.010
|-
| [[Provincia di Nuoro|Nuoro]] [NU] || 53 || 3.934 || 160.040
|-
| [[Provincia dell'Ogliastra|Ogliastra]] [OG] ||  23 || 1.854 || 57.959
|-
| [[Provincia di Olbia-Tempio|Olbia-Tempio]] [OT] || 26 || 3.397 || 159.141
|-
| [[Provincia di Oristano|Oristano]] [OR] || 88 || 3.040 || 165.531
|-
| [[Provincia di Sassari|Sassari]] [SS] || 66 || 4.281 || 336.977
|-
| '''[[Regione Autonoma della Sardegna]]''' || 377 || 24.090 || 1.675.173
|}

Nonostante una civilizzazione plurimillenaria e una popolazione residente quasi triplicatasi negli ultimi 140 anni, la Sardegna è una delle poche regioni europee in cui un'economia moderna e diversificata convive con un ecosistema naturale ancora intatto, se non vergine, in vaste aree del territorio; questo fatto è spiegabile demograficamente grazie alla bassa densità abitativa, pari a 70 ab./km². Il milione e settecentomila sardi risiedono nell'isola consegnando il territorio al terzultimo posto per la densità fra le regioni italiane, preceduto solo dalla [[Valle d'Aosta]] con 37 ab./km² e dalla [[Basilicata]] con 60 ab./km². Inoltre questa densità si ritrova equamente distribuita fra le province che presentano tutte valori simili (41, 87, 68, 31, 46, 55, 79 ab./km² per le province di [[Provincia di Nuoro|Nuoro]], [[Provincia di Carbonia-Iglesias|Carbonia-Iglesias]], [[Provincia del Medio Campidano|Medio Campidano]], [[Provincia dell'Ogliastra|Ogliastra]], [[Provincia di Olbia-Tempio|Olbia-Tempio]], [[Provincia di Oristano|Oristano]] e [[Provincia di Sassari|Sassari]] rispettivamente), tranne nel caso della [[Provincia di Cagliari]] che tocca i 122 ab./km², dato comunque sempre sensibilmente inferiore alla densità media italiana di 200 ab./km². Nel 2008 i nati sono stati 13.470 (8,1‰), i morti 14.474 (8,7‰) con un decremento naturale di 1.004 unità. Il 31 dicembre 2008, su una popolazione di 1.671.001 abitanti, si contavano 30.115 stranieri (1,8%). Le famiglie contano in media 2,5 componenti.
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[[File:Città Sardegna collage.png|340px|thumb|left|Panoramica di alcune delle più importanti città sarde (dall'alto a sinistra: [[Cagliari]], [[Alghero]], [[Sassari]], [[Nuoro]], [[Oristano]], [[Olbia]])]]
=== Città e aree urbane ===
[[File:Città della Sardegna.jpg|190px|thumb|right|Le due aree metropolitane, i principali centri fra 60.000 e 25.000 abitanti, e quelli oltre i 10.000 abitanti.]]
{{Vedi anche|Area metropolitana di Cagliari|Area metropolitana di Sassari|}}
I centri urbani più importanti sono [[Cagliari]], capoluogo regionale, e [[Sassari]], secondo polo di rilevanza regionale.
[[Cagliari]] (156.033 ab.) è al centro di una [[conurbazione]] di 485.000 abitanti circa, i cui principali centri sono [[Quartu Sant'Elena]] (71.882 ab.), [[Selargius]] (29.172 ab.), [[Assemini]] (27.144 ab.), [[Capoterra]] (23.975 ab.), [[Sestu]] (20.158 ab.), [[Monserrato]] (20.136 ab.), [[Sinnai]] (16.873 ab.) e [[Quartucciu]] (12.948 ab.).

[[Sassari]] (130.588 ab.), [[Alghero]] (40.985 ab.) e [[Porto Torres]] (22.648 ab.) sono i poli di un'area vasta (della quale il capoluogo sassarese è il centro catalizzatore) che si espande soprattutto verso la [[Nurra]] e il [[golfo dell'Asinara]] e che include anche [[Sorso]] (14.891 ab.) e altri centri come [[Ittiri]] (8.904 ab.) e [[Sennori]] (7.410 ab.) e  [[Castelsardo]] (5.869 ab.) per un totale di 275.000 abitanti circa.

I centri urbani rimanenti svolgono funzione di ''polarità locale'' e hanno tutti una popolazione compresa tra 10.000 e 60.000 abitanti: [[Olbia]] (57.041 ab.), [[Nuoro]] (36.176 ab.), [[Oristano]] (31.893 ab.), [[Carbonia]] (29.749 ab.), [[Iglesias (Italia)|Iglesias]] (27.445 ab.), [[Villacidro]] (14.461 ab.), [[Tempio Pausania]] (14.289 ab.), [[Arzachena]] (13.470 ab.), [[Guspini]] (12.395 ab.), [[La Maddalena]] (11.862 ab.), [[Siniscola]] (11.749 ab.), [[Sant'Antioco (Italia)|Sant'Antioco]] (11.594 ab.), [[Ozieri]] (10.963 ab.), [[Tortolì]] (10.937 ab.), [[Macomer]] (10.572 ab.) e [[Terralba]] (10.317 ab.). Tra i ''centri minori'' con meno di 10.000 abitanti sono inclusi anche due capoluoghi di provincia, [[Sanluri]] (8.519 ab.) e [[Lanusei]] (5.675 ab.), e l'antica cittadina di [[Bosa]] (8.120 ab.). Dei 377 comuni sardi, 17 possono fregiarsi ufficialmente del [[titolo di città]]: [[Alghero]], [[Bosa]], [[Cagliari]], [[Carbonia]], [[Castelsardo]], [[Iglesias]], [[Ittiri]], [[Lanusei]], [[Macomer]], [[Nuoro]], [[Olbia]], [[Oristano]], [[Ozieri]], [[Quartu Sant'Elena]], [[Sassari]], [[Tempio Pausania]], e [[Tortolì]]. Gli altri comuni che si attribuiscono tale titolo in diverse manifestazioni lo fanno in maniera arbitraria.

=== Immigrazione ===
{{Vedi anche|Flussi migratori in Sardegna}}
La particolare posizione geografica, inserita al centro del Mediterraneo, le ricchezze minerarie e le fertili pianure, hanno fatto della Sardegna, sin dall'antichità, un'isola molto ambita dalle potenze coloniali antiche. Sempre in guerra con i nuragici, mai assoggettati, sia i Cartaginesi che i Romani deportarono nell'isola un vasto numero di schiavi, utilizzati per lavorare nelle miniere e nelle pianure come agricoltori, per la produzione intensiva di [[Cereale|cereali]]<ref>Lo storico Piero Meloni, nel libro ''La società in Sardegna nei secoli'' (Edizioni ERI, Torino, 1967), nel capitolo intitolato ''dalla conquista romana alla fine della Repubblica'', a pagina 77 parlando dei fiorenti scali commerciali nelle città costiere e delle fertili pianure dell'entroterra dell'Isola considerate un granaio strategico prima dai Cartaginesi e poi anche dai Romani, e parlando di coloro che lavoravano nelle campagne scrive: «Così, in esse (''le città costiere'') su commercianti e piccoli artigiani avevano finito per prevalere i proprietari terrieri, soprattutto i grandi latifondisti Sardo-punici, i quali avevano la disponibilità delle fertili pianure del retroterra..[…]..la manodopera era costituita in prevalenza da coloni o schiavi libici trasferiti d'autorità dall'Africa, oppure da Sardi sottomessi» […]»{{Cita|P. Meloni|p. 77|P. Meloni}}</ref>. Importante fu anche l'afflusso di [[Spagna|genti iberiche]] durante la dominazione aragonese e spagnola, mentre in epoca moderna, nel [[XVIII secolo|XVIII]] e [[XIX secolo]], ci fu un piccolo insediamento di [[Liguri nell'isola di San Pietro]]. Arrivarono poi alcune [[Veneto|popolazioni venete]], chiamate da [[Benito Mussolini|Mussolini]] ad insediarsi nelle bonifiche dell'oristanese e che nel [[1928]] fondarono ''Mussolinia'', in seguito rinominata [[Arborea (comune)|Arborea]]. Molti minatori giunsero da diverse parti d'Italia per popolare il grosso [[Miniera|centro minerario]] di [[Carbonia]], nel Sulcis ([[1938]]). Nel [[1946]] arrivarono molti esuli [[Esodo istriano|istriano]]-[[Venezia Giulia|giuliano]]-[[Dalmati italiani|dalmati]] scampati all'[[Massacri delle foibe|epurazione etnica]] perpetrata in [[Dalmazia]] e nell'[[Istria]], che si stabilirono a [[Fertilia]], nella [[Nurra]] di [[Alghero]].<ref>{{cita web|nome=Enrico|cognome=Moretti|coautori=Cinegiornale Rai|url= http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&s=17&v=9&c=4460&id=221945|titolo=Giuliani in Sardegna|accesso=04 marzo 2011|formato= Video|opera= www.sardegnadigitallibrary.it|editore=Archivio Istituto Luce|lingua=|pagina=|}}</ref><ref>{{cita web|nome= Cinegiornale|cognome= Rai|coautori=|url= http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&s=17&v=9&c=4460&id=91860|titolo=A Fertilia rivive Pola|accesso=02 marzo 2011|formato= Video|opera= www.sardegnadigitallibrary.it|editore=Archivio Istituto Luce|lingua=|pagina=|}}</ref> Negli ultimi decenni si è registrato un discreto flusso immigratorio di cittadini provenienti da altri paesi europei ed extra-europei. La popolazione straniera al 31-12-2010 ammontava a circa 37.000 persone, il 2,2% della popolazione totale sarda.<ref name= Istat2010>[http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/inddemo/20110124_00/testointegrale20110124.pdf Istat - Indicatori demografici Anno 2010]</ref> Altro dato rilevante è quello relativo alle rimesse degli immigrati, cioè il denaro che i lavoratori extracomunitari spediscono dall'Italia ai loro paesi d'origine, che nel 2009 ha visto la Sardegna, fra tutte le regioni italiane, al quarto posto per il valore delle rimesse pro-capite.<ref>{{cita web|nome=Cinegiornale|cognome= RAI|coautori=|url= http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/179153|titolo=Immigrazione, rimesse pro-capite:la Sardegna è al quarto posto|accesso= 02 marzo 2011|formato=|opera= www.unionesarda.it|editore= Unione sarda Spa|lingua=|pagina=|}}</ref>.

=== Emigrazione ===
{{Vedi anche|Emigrazione sarda}}
I primi flussi emigratori considerevoli si registrano verso la fine dell'[[XIX secolo|ottocento]], correlato anche all'interruzione del trattato commerciale con la Francia nel [[1877]]. Considerando il periodo dal [[1876]] al [[1903]] gli espatri sardi furono verso il bacino del Mediterraneo e l'Europa (64,1% di cui il 33,1% verso la Francia), mentre il rimanente era destinato verso le Americhe (di cui il 17% verso l'[[Argentina]] e l'11,4% verso gli [[Stati Uniti d'America]]). Dai primi anni del [[1900|Novecento]] il flusso divenne costante, dal [[1901]] al [[1905]] la destinazione principale fu l'[[Africa]]. Dal [[1906]] al [[1914]] la media annuale crebbe in maniera considerevole e anche le destinazioni cambiarono infatti l'America divenne la meta più ambita seguita dall'Europa, mentre in Africa si indirizzò il flusso minore. Dopo l'intervallo della I guerra il flusso riprese e nell'intervallo fra il [[1919]] ed il [[1925]] l'Europa assorbì la maggioranza degli emigranti. In totale considerando l'intervallo dal 1876 al 1925 si contano 44.691 emigrati verso l'Europa, 44.095 verso l'America e 34.083 verso l'Africa. In anni recenti, dal [[1987]] al [[1999]], secondo le statistiche, sono emigrati 15.647 isolani (82% in Europa, 16% nelle Americhe), mentre ne sono rientrati 12.869, con una differenza di 2.598 unità. La maggior parte degli emigrati degli ultimi anni proviene dalla [[provincia di Cagliari]] ed hanno lasciato l'isola diretti per il 70% verso i grandi paesi europei ([[Francia]], [[Inghilterra]], [[Germania]], [[Svizzera]]), mentre il 30% verso altre nazioni come [[Olanda|Paesi Bassi]], [[Belgio]], [[Spagna]], [[Argentina]] e [[Venezuela]]. Fra questi un numero cospicuo è costituito da giovani laureati. I sardi che vivono al di fuori della Sardegna, secondo le ultime statistiche, sono circa 500.000.{{Citazione necessaria}} Una caratteristica particolare del movimento migratorio sardo fu quello dell'emigrazione femminile che in alcuni periodi, come negli [[Anni 1960|anni sessanta]] era pari come numero a quella maschile.

== Amministrazione e politica ==
La Sardegna è una delle cinque [[Regione a statuto speciale|regioni autonome a statuto speciale]] d'[[Italia]] e una delle due regioni, ma l'unica a statuto speciale, (a parte la [[Valle d'Aosta]] nel vecchio [[statuto speciale]]) il cui Statuto utilizza l'espressione «Popolo Sardo», formula condivisa dal [[1971]] con gli abitanti del [[Veneto]], ossia «Popolo Veneto»,<ref>[http://www.consiglioveneto.it/crvportal/leggi/1971/71ls0340.html Statuto della Regione Veneto]</ref> tutti comunque ugualmente [[cittadinanza italiana|cittadini italiani]] ed [[Cittadinanza dell'Unione europea|europei]]. Lo Statuto è stato approvato con [[Legge costituzionale]] 26 febbraio 1948 n. 3, recante ''Approvazione dello Statuto speciale per la Sardegna'', variamente modificato nel corso dei decenni, da ultimo con la Legge costituzionale n. 2 del 31 gennaio 2001, e legge costituzionale 18 ottobre 2001 n. 3, che hanno introdotto rispettivamente l'elezione diretta del Presidente della Regione e forme più ampie di autonomia. Sono organi della Regione: il Presidente della Regione, la Giunta regionale, il Consiglio regionale. La Legge Regionale Statutaria n. 1/2008 (espunta dall'ordinamento a seguito della sentenza 149/2009 della Corte costituzionale, che ne ha decretato l'illegittimità costituzionale), dà attuazione alle predette norme ed in particolare allo ''Statuto della Regione Autonoma della Sardegna''.<ref>{{cita web|nome= Regione|cognome= Sardegna|coautori=|url= http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_39_20050318114805.pdf|titolo= Statuto speciale per la Sardegna. L.Cost. 26 febbraio 1948 n. 3|accesso= 02 marzo 2011|formato= Pdf|opera= www.regione.sardegna.it|editore= Regione Sardegna|lingua=|pagina=|}}</ref>

=== Il Presidente ===
{{Vedi anche|Presidenti della Sardegna}}
Il Presidente della Regione Autonoma della Sardegna, con l'elezione diretta prevista dalla legge costituzionale n. 2 del 2001, ha il ruolo di garante dell'autonomia regionale e di rappresentante della Regione Sardegna in tutti gli ambiti, compreso quello dei rapporti internazionali. Ha la responsabilità di formare la Giunta regionale e dirigerne l´operato: nomina e revoca i componenti della Giunta, gli assessori; convoca, presiede e fissa l'ordine del giorno delle riunioni della Giunta; vigila sull'attuazione delle deliberazioni della Giunta; assicura l´indirizzo politico amministrativo dell'esecutivo. Egli assomma in sé i poteri tipici negli ordinamenti presidenziali. Infatti, indice le elezioni del Consiglio regionale, del Presidente della Regione e i referendum regionali. Convoca la prima seduta del Consiglio regionale e può richiederne la convocazione in via straordinaria. Cura i rapporti con l´Assemblea legislativa e promulga le leggi regionali e i regolamenti. In qualità di presidente è componente della [[Conferenza Stato-Regioni]], della [[Conferenza Stato-Città ed Autonomie locali]]; convoca e presiede la Conferenza permanente Regione-Enti locali. In ambito internazionale sottoscrive accordi internazionali e transfrontalieri, con altri Stati e le intese con enti territoriali interni ad altri stati; fa parte della delegazione italiana chiamata a definire la posizione dell'[[Unione europea]] rispetto alle posizioni dell'Isola.

=== La Giunta regionale ===
{{Vedi anche|Giunta regionale della Sardegna}}
La Giunta regionale è l'organo di governo della Regione. Essa è formata dal Presidente e da 12 Assessori, nominati dal Presidente. Dal 2004, cioè da quando il Presidente della Regione è stato eletto direttamente dai cittadini e non dal Consiglio regionale, sulla base della legge costituzionale n. 2/2001, dello Statuto Regionale e della Legge Statutaria n. 1/2008 (particolare legge rinforzata di attuazione dello Statuto Regionale), Presidente e Giunta non devono più ottenere il voto di fiducia dell'Assemblea per esercitare le proprie funzioni.

Attualmente governa la Regione la Giunta del Presidente [[Ugo Cappellacci]] del [[Il Popolo della Libertà|PdL]], appoggiato da una coalizione comprendente [[Unione di Centro (2008)|UdC]], [[Riformatori Sardi|Riformatori]], [[Partito Sardo d'Azione|PSd'Az]], [[Unione Democratica Sarda|UdS]] e [[Movimento per le Autonomie|MpA]], che ha prevalso sulla coalizione uscente di centro-sinistra guidata da [[Renato Soru]] nelle [[Elezioni regionali in Sardegna del 2009|elezioni regionali del 2009]].

=== Il Consiglio regionale ===
Il [[Consiglio Regionale della Sardegna|Consiglio regionale]] è l'[[organo legislativo]] della Regione Sardegna: approva le leggi regionali e ha la facoltà di modificare lo Statuto della Regione. È eletto ogni 5 anni, ed è costituito da 80 consiglieri, che rappresentano, in maniera proporzionale alla popolazione, le 8 circoscrizioni provinciali in cui è ripartita la Sardegna.

Oltre alla funzione più propriamente legislativa, il Consiglio ha il compito di indirizzare e controllare l´attività esecutiva della Giunta.

=== Partiti politici ===
A fianco allo Statuto Regionale di Autonomia sono presenti nell'isola, oltre ai [[partiti politici italiani|partiti politici nazionali]], diversi partiti regionali, fra cui movimenti di ispirazione [[autonomismo|autonomista]] o [[indipendentismo|indipendentista]]. Il partito di più lunga tradizione autonomista è il [[Partito Sardo d'Azione]], fondato da [[Emilio Lussu]] e [[Camillo Bellieni]] e che nella persona di [[Mario Melis (politico)|Mario Melis]] negli [[Anni 1980|anni ottanta]] espresse il Presidente della Giunta Regionale. Altri partiti locali presenti con propri eletti in Consiglio Regionale sono i [[Riformatori Sardi|Riformatori Sardi - Liberaldemocratici]] e l'[[Unione Democratica Sarda]], e sono attivi diversi [[indipendentismo sardo|movimenti e gruppi politici indipendentisti]].
[[File:SAR-Subregioni.jpg|thumb|left|150px|Regioni storico-geografiche della Sardegna]]

== Suddivisione amministrativa ==
===Suddivisioni territoriali storiche===
{{vedi anche|Curatoria|Giudicato|Storiche suddivisioni amministrative in Sardegna}}
La Sardegna ha avuto nel tempo diverse suddivisioni amministrative e territoriali. Inizialmente, già in periodo romano, il territorio sardo era stato suddiviso in [[diocesi]] ecclesiastiche, successivamente, nel periodo medioevale, la Sardegna era ripartita in [[giudicati]] e in [[curatorie]], con dei brevi intermezzi [[Signore (titolo nobiliare)|signorili]] e [[Comune medievale|comunali]]. Poi durante il dominio aragonese e spagnolo, l'isola venne divisa in vari [[Feudalesimo|feudi]] con [[Marchese|marchesati]], [[Barone|baronie]] e [[Contado|contee]], che lasciarono tracce profonde come dal nome della regione storica delle [[Baronie]]. Nel [[XIX secolo]] la Regione era già organizzata con [[prefetture]], [[province]], [[tribunali]], [[mandamenti]] e [[comuni d'Italia|comuni]].

La Sardegna è suddivisa in regioni storiche che derivano direttamente, sia nella denominazione che nell'estensione, dai distretti amministrativi, giudiziari ed elettorali dei [[Storia della Sardegna dei Giudicati|regni giudicali]], le [[curatorie]] (in sardo ''curadorias'' o ''partes'') che probabilmente ricalcavano una suddivisione territoriale ben più antica operata dalle tribù nuragiche.<ref>Secondo lo storico F.C. Casula: «… I confini dei territori tribali (Cantoni) erano protetti da piccoli nuraghi d'avvistamento del nemico collocati in punti strategici alti. Oggi si contano in Sardegna circa 7000 nuraghi i quali contraddistinguono zone agricole e pastorali non molto dissimili, per vastità e forma, da quelle che saranno, nel Medioevo, le curatorìe medioevali…» ''Breve storia di Sardegna'', pag. 25</ref> Alcune denominazioni non sono più in uso, mentre altre hanno resistito dal Medioevo fino ad oggi e sono ancora correntemente utilizzate. Ecco quelle più conosciute: [[Anglona]], [[Barbagia]], [[Barigadu]], [[Baronie]], [[Campidano]], [[Logudoro]], [[Gallura]], [[Goceano]], [[Mandrolisai]], [[Marghine]], [[Marmilla]], [[Meilogu]], [[Monteacuto]], [[Montiferru]], [[Nurra]], [[Ogliastra]], [[Planargia]], [[Quirra]], [[Romangia]], [[Sarcidano]], [[Sarrabus-Gerrei]], [[Sulcis Iglesiente]], [[Trexenta]].

[[File:Map of region of Sardinia, Italy, with provinces-it.svg|170px|thumb|right|Le otto province sarde.]]
=== Suddivisione amministrativa attuale ===
{{vedi anche|Istituzione di nuove province in Sardegna nel 2001}}
Nel [[1848]] durante il [[Regno di Sardegna]] l'Isola fu suddivisa in 3 divisioni (Cagliari, Nuoro e Sassari), in 11 province (Alghero, Cagliari, Cuglieri, Iglesias, Isili, Lanusei, Nuoro, Oristano, Ozieri, Sassari e Tempio Pausania), in 84 mandamenti e 363 comuni. Sempre durante il regno sardo-piemontese nel [[1859]] la Sardegna fu suddivisa in 2 province (Cagliari e Sassari), in 9 circondari (Alghero, Cagliari, Iglesias, Lanusei, Nuoro, Oristano, Ozieri, Sassari e Tempio Pausania), in 91 mandamenti e 371 comuni. Questa suddivisione si mantenne fino al 1927 quando furono eliminati tutti i circondari in Italia.

Dal gennaio 1927 fino al luglio 1974 la Sardegna fu suddivisa in 3 province: Cagliari, Nuoro e Sassari. Nel 1974 fu istituita la Provincia di Oristano, così si ebbero 4 province fino al maggio 2005, quando divennero operative altre 4 nuove province: Carbonia-Iglesias, Medio Campidano, Ogliastra e Olbia-Tempio. 

Allo stato attuale la Sardegna è la regione italiana con più capoluoghi di provincia (12, a fronte di 8 province). In base ai dati del censimento del 2001 nell'isola c'è una provincia ogni 203.985 abitanti, e la media degli abitanti per capoluogo è di circa 42.493 residenti.

L'attuale suddivisione amministrativa della Sardegna è perciò costituita da:

* [[Provincia di Cagliari]] (capoluogo [[Cagliari]], con 71 comuni)
* [[Provincia di Carbonia-Iglesias]] (capoluoghi [[Carbonia]] e [[Iglesias]], con 23 comuni)
* [[Provincia del Medio Campidano]] (capoluoghi [[Sanluri]] e [[Villacidro]], con 28 comuni)
* [[Provincia di Nuoro]] (capoluogo [[Nuoro]], con 53 comuni)
* [[Provincia dell'Ogliastra]] (capoluoghi [[Lanusei]] e [[Tortolì]], con 23 comuni)
* [[Provincia di Olbia-Tempio]] (capoluoghi [[Olbia]] e [[Tempio Pausania]], 26 comuni)
* [[Provincia di Oristano]] (capoluogo [[Oristano]], con 88 comuni)
* [[Provincia di Sassari]] (capoluogo [[Sassari]], con 66 comuni)

Tuttavia, in seguito ai [[referendum del 2012 in Sardegna|referendum regionali abrogativi del 2012]], è stata sancita l'abolizione delle province di Carbonia-Iglesias, del Medio Campidano, dell'Ogliastra e di Olbia-Tempio. L'esito del referendum ha dato il via a un processo di riorganizzazione amministrativa della regione: il [[24 maggio]] 2012<ref>{{cita web|url=http://www.regione.sardegna.it/xml/getpage.php?cat=7874|titolo=Referendum, Cappellacci firma decreti. Il Presidente: "Riforme condivise per ripresa morale, sociale e culturale della Sardegna"|editore=Regione Autonoma della Sardegna|data=25 maggio 2012|accesso=27 maggio 2012}}</ref> il Consiglio Regionale ha approvato una legge che prevede per il [[1º marzo]] [[2013]] la cessazione dell'attività di tutte le 8 province sarde(in carica sino al [[28 febbraio]] [[2013]])<ref name="Nuova_province">{{cita news|url=http://www.regione.sardegna.it/j/v/491?s=197867&v=2&c=1489&t=1|titolo=Politica: Province, via tutte ma tra nove mesi|pubblicazione=[[La Nuova Sardegna]]|data=25 maggio 2012|accesso=27 maggio 2012}}</ref><ref>{{cita news|url=http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/274564|titolo=Province, inizia il conto alla rovescia Gli enti scompariranno a febbraio 2013|pubblicazione=[[L'Unione Sarda]]|data=26 maggio 2012|accesso=27 maggio 2012}}</ref><ref name="rpress">{{cita web|url=http://www.radiopress.it/2012/05/province-in-vita-per-altri-9-mesi-il-consiglio-regionale-approva-la-legge-in-aula-rissa-stochino-manincheddaa/|titolo=Province in vita per altri 9 mesi, il Consiglio approva la legge. In Aula rissa Maninchedda-Stochino|opera=Radiopress.it|accesso=27 maggio 2012}}</ref>, che trasferiranno i loro poteri ad altri enti, come le [[Unione di comuni|unioni dei comuni]]<ref name="Nuova_province" /><ref name="rpress" />, che saranno varati nel periodo precedente tale data.

=== Circoscrizioni giudiziarie e sedi di tribunale (circondari) ===
{{vedi anche|Ordinamento della giustizia in Italia}}
L'intero territorio regionale della Sardegna costituisce il distretto della [[Corte d'appello (Italia)|Corte di appello]] di Cagliari (con sezione staccata di Sassari), all'interno del quale si trovano i sei [[tribunale|Tribunali]] (Cagliari, Lanusei, Nuoro, Oristano, Sassari e Tempio Pausania), la cui circoscrizione territoriale di ciascuno viene definita [[circondario]]. I sei tribunali sono organizzati, inoltre, con sezioni distaccate nei principali centri del circondario (Alghero, Carbonia, Iglesias, La Maddalena, Macomer, Olbia, Sanluri e Sorgono), spesso corrispondenti con la sede delle soppresse [[pretore (ordinamenti moderni)|Preture]], il cui territorio veniva definito [[mandamento (diritto)|mandamento]].

=== Suddivisione ecclesiastica della Sardegna ===
{{vedi anche|Regione ecclesiastica Sardegna}}
La [[Regione ecclesiastica Sardegna]] è una delle [[Regione ecclesiastica|regioni ecclesiastiche]] della [[Chiesa cattolica in Italia]]. In Sardegna vi sono tre [[arcidiocesi]], i cui territori costituiscono le relative province ecclesiastiche, e sette [[diocesi]]. L'intero territorio dell'Isola costituisce la [[Regione ecclesiastica Sardegna]], suddivisa nel seguente modo: [[Provincia ecclesiastica|Provincia ecclesiastica di Cagliari]] ([[Arcidiocesi di Cagliari]], [[Diocesi di Iglesias]], [[Diocesi di Lanusei]] e [[Diocesi di Nuoro]]); [[Provincia ecclesiastica|Provincia ecclesiastica di Oristano]] ([[Arcidiocesi di Oristano]] e [[Diocesi di Ales-Terralba]]); [[Provincia ecclesiastica|Provincia ecclesiastica di Sassari]] ([[Arcidiocesi di Sassari]], [[Diocesi di Alghero-Bosa]], [[Diocesi di Ozieri]] e [[Diocesi di Tempio-Ampurias]]).

[[File:Field hockey.jpg|right|thumb|La squadra italiana di [[Hockey su prato]] che vanta il più ricco [[palmarès]], è la [[Società Ginnastica Amsicora|S. G. Amsicora]] di [[Cagliari]].]]

== Sport ==
{{Vedi anche|Sport in Sardegna|}}
Lo sport organizzato e praticato in senso moderno si diffuse in Sardegna nella seconda metà dell'Ottocento. Le varie discipline sportive, praticate inizialmente in modo elitario dalle classi agiate e da quelle militari, si affermarono di pari passo con quelle della penisola. In seguito, con il diffondersi degli sport popolari, in particolar modo del [[ciclismo]], anche le classi meno agiate iniziarono ad interessarsi alle differenti discipline sportive. I(contracted; show full)ww.yccs.it/press/files/conferenza06/Sardinia%20Rolex%20Cup%20(1).pdf|titolo= Sardinia Rolex Cup|accesso= 02 marzo 2011|formato= PDF|opera= www.yccs.it|editore= |lingua=|pagina=|}}</ref>; la [[Tiscali Cup]]; la [[Regata di mezz'agosto]] ad [[Alghero]]; la [[Vinetta Cup]] a [[Carloforte]]; la [[Città di Bosa]]; il [[Trofeo Formenton]] a [[Porto Raphael]]; la [[Settimana delle Bocche]], per citarne alcune.

[[File:ASpexi-25151-Edit.jpg|thumb|left|Windsurfing a [[Isola dei Gabbiani|Porto Pollo]].]]



==== Windsurf ====
{{Vedi anche|Isola dei Gabbiani|}}
L<nowiki>'</nowiki>''Isuledda'', conosciuta come [[Isola dei Gabbiani]], è un'area di circa 180.000&nbsp;m² circondata dal mare, unita alla terraferma da un [[istmo]] di terreno sabbioso, nelle vicinanze delle località di [[Isola dei Gabbiani|Porto Pollo]] e [[Isola dei Gabbiani|Barrabisa]], a nord di [[Palau (OT)|Palau]]. Questo suggestivo [[promontorio]] è universalmente riconosciuto come paradiso del [[win(contracted; show full)[[ur:ساردینیا]]
[[vec:Sardegna]]
[[vi:Sardigna]]
[[war:Sardinya]]
[[xmf:სარდინია]]
[[zh:撒丁岛]]
[[zh-min-nan:Sardegna]]
[[zh-yue:薩丁島]]