Difference between revisions 53563294 and 53564787 on itwiki{{Avvisounicode}} {{Nota disambigua}} {{Libro |tipo = |titolo = Vangeli canonici |titoloorig = ευ-αγγέλιον |titolialt = |titoloalfa = (contracted; show full) Fino al XVIII secolo non ci fu una posizione critica nei confronti della storicità dei vangeli, anzi l’esegesi era caratterizzata da una piena fiducia nei confronti del narrato neotestamentario. Fu nel [[XVIII secolo]], con il sopraggiungere dell'[[Illuminismo]], che si mise in discussione la veridicità, e quindi la storicità, del resoconto evangelico, dando quindi il via ad un dibattito a cui presero parte autori come [[Hermann Samuel Reimarus]], [[David Strauss]], [[Martin Kähler]], [[William Wrede]], fino a [[Rudolf Bultmann]]. Lla storicità dei vangeli non è intesa come il raggiungere una garanzia di storicità per ogni singola notizia contenuta in questi, ma come l'avere una certezza dell'attendibilità e credibilità dal punto di vista storico del racconto dei vangeli nel suo insieme<ref>{{it}}{{cita libro| Michele | Mazzeo | I Vangeli sinottici: introduzione e percorsi tematici | Paoline | 2001|}}</ref> Fu [[Ricerca_del_Gesù_storico#Rudolf_Bultmann|in particolare Bultmann]], nella prima metà del [[XX secolo]], a sostenere una rottura esistenziale tra Gesù di Nazareth, “di cui non si sa praticamente niente”, e i vangeli. Col tempo la radicalità della posizione di Bultmann e della scuola razionalista fu abbandonata<ref> “Tutt’al più persiste nella letteratura sensazionalista, che non bada a resuscitare vecchi luoghi comuni per ignoranza o irriverenza” (Cfr. Josè Miguel García, La vita di Gesù: Nel testo aramaico dei Vangeli, Bur) </ref> <ref> Scrive Latourelle, uno degli studiosi della [[seconda ricerca del Gesù storico]]: “A mano a mano che le ricerche continuano, il materiale riconosciuto come autentico aumenta incessantemente fino a ricoprire l'intero vangelo. Non possiamo più dire, come Bultmann, «di Gesù di Nazareth non si sa niente, o quasi niente». Un'affermazione simile non regge più. Rappresenta un mito superato” (Cfr. Articolo di René Latourelle, tratto dal Dizionario di teologia fondamentale, Assisi, 1990, pp.1405-1431)</ref>, tanto che uno dei suoi allievi più illustri, [[Ernst Käsemann]], in una conferenza del [[1953]], ritenne necessario un recupero della storicità di Gesù<ref> “Non è accettabile – disse lo studioso tedesco - l’aut-aut bultmanniano tra Gesù della fede e Gesù della storia, ma si deve piuttosto ritornare ad un et-et, ad una riconciliazione tra storia e fede, dal momento che la fede richiede proprio la storicità di quanto viene creduto, altrimenti non sarebbe più fede, ma illusione, mito, leggenda” (Cfr. [[Ernst Käsemann]], Das problem des historischen Jesus, 1954)che prosegue tuttora, a cui presero parte autori come [[Hermann Samuel Reimarus]], [[David Strauss]], [[Martin Kähler]], [[William Wrede]], fino a [[Rudolf Bultmann]]. La storicità dei vangeli non è intesa come il raggiungere una garanzia di storicità per ogni singola notizia contenuta in questi, ma come l'avere una certezza dell'attendibilità e credibilità dal punto di vista storico del racconto dei vangeli nel suo insieme<ref>{{it}}{{cita libro| Michele | Mazzeo | I Vangeli sinottici: introduzione e percorsi tematici | Paoline | 2001|}}</ref> Nel [[XIX secolo]] l'analisi storica razionalistica su Gesù venne portata da alcuni autori (es [[Bruno Bauer]]) a posizioni estreme, che arrivarono a negare l'esistenza stessa di Cristo, che sarebbe stato un'invenzione degli autori dei primi Vangeli<ref>Voci [http://www.treccani.it/enciclopedia/gesu-cristo/#cristologiecontemporanee-1 Gesù/Cristologie contemporanee] e [http://www.treccani.it/enciclopedia/bruno-bauer/ Bauer, Bruno], [[Enciclopedia Treccani]] online</ref>. Fu [[Ricerca_del_Gesù_storico#Rudolf_Bultmann|il teologo evangelico tedesco Bultmann]], nella prima metà del [[XX secolo]], a sostenere una rottura esistenziale tra Gesù di Nazareth, esistente ma "di cui non si sa praticamente niente", ed il messaggio dei Vangeli. Per Bultmann questi ultimi comprendevano una forte componente "mitica", adatta alla mentalità delle prime comunità cristiane, che la inclusero elaborandoli (alla pari di quanto era accaduto precedentemente con l'Antico Testamento), ma che li rendeva poco appetibili ad una società fortemente scientifica come quella [[Storia contemporanea|contemporanea]]<ref name=Mondin363 >Battista Mondin, ''Storia della teologia: Epoca contemporanea'', Edizioni Studio Domenicano, 1997, ISBN 9788870942484, [http://books.google.it/books?id=uxyWJd32HB4C&lpg=PA373&ots=86m8mpLpKL&dq=bultmann%20demitizzazione&hl=it&pg=PA363#v=onepage&q&f=false pag 363 e seg]</ref>. Rimuovendo tutto ciò che è metafisico o soprannaturale (tra cui i miracoli) nel Nuovo Testamento ("demitizzazione") si sarebbe riportato in primo piano il messaggio di Cristo ("Kerigma"), che doveva avere la priorità<ref name=Mondin363 />, ma per il teologo tedesco ciò che sarebbe rimasto avrebbe tuttavia potuto dare ben poche informazioni sul Gesù storico. Col tempo la radicalità della posizione di Bultmann e della scuola razionalista fu abbandonata<ref> “Tutt’al più persiste nella letteratura sensazionalista, che non bada a resuscitare vecchi luoghi comuni per ignoranza o irriverenza” (Cfr. [[Josè Miguel García]], La vita di Gesù: Nel testo aramaico dei Vangeli, Bur) </ref> <ref>Scrive il gesuita canadese [[René Latourelle]], uno degli studiosi della [[seconda ricerca del Gesù storico]]: “A mano a mano che le ricerche continuano, il materiale riconosciuto come autentico aumenta incessantemente fino a ricoprire l'intero vangelo. Non possiamo più dire, come Bultmann, «di Gesù di Nazareth non si sa niente, o quasi niente». Un'affermazione simile non regge più. Rappresenta un mito superato” (Cfr. [http://www.gliscritti.it/approf/papers/latourelle/storicita.htm Articolo] di [[René Latourelle]], tratto dal Dizionario di teologia fondamentale, Assisi, 1990, pp.1405-1431)</ref>. Gli stessi suoi alievi di divisero rispetto alle sue posizioni, tanto che uno dei più illustri, [[Ernst Käsemann]], in una conferenza del [[1953]], ritenne necessario un recupero della storicità di Gesù<ref> “Non è accettabile – disse lo studioso tedesco - l’aut-aut bultmanniano tra Gesù della fede e Gesù della storia, ma si deve piuttosto ritornare ad un et-et, ad una riconciliazione tra storia e fede, dal momento che la fede richiede proprio la storicità di quanto viene creduto, altrimenti non sarebbe più fede, ma illusione, mito, leggenda” (Cfr. [[Ernst Käsemann]], Das problem des historischen Jesus, 1954)</ref>, critiche a cui lo stesso Bultmann rispose in una conferenza svoltasi a [[Heidelberg]] nel luglio 1959, dando il via ad un confronto di posizioni che proseguì per alcuni anni<ref name=Mondin374 >Battista Mondin, ''Storia della teologia: Epoca contemporanea'', Edizioni Studio Domenicano, 1997, ISBN 9788870942484, [http://books.google.it/books?id=uxyWJd32HB4C&lpg=PA373&ots=86m8mpLpKL&dq=bultmann%20demitizzazione&hl=it&pg=PA374#v=onepage&q&f=false pag 374]</ref>. Rimase in piedi tuttavia l’interpretazione mitica o leggendaria dei racconti evangelici, enunciata per primo da [[David Strauss]] <ref>Secondo Strauss i miracoli sarebbero composizioni letterarie che partono da racconti simili contenuti nell’Antico Testamento (Cfr. D.F. Strauss, La vita di Gesù: esame critico sulle parole e sui miracoli</ref>. E’ però a partire dagli anni Ottanta che matura, nell’ambito anglo-americano, una reazione all’esegesi tedesca, finalizzata ad evidenziare(contracted; show full)[[tr:İncil]] [[uk:Євангеліє]] [[ur:انجیل]] [[vep:Evangelii]] [[vi:Sách Phúc Âm]] [[wa:Evandjîle]] [[yo:Ìhìnrere]] [[zh:福音书]] All content in the above text box is licensed under the Creative Commons Attribution-ShareAlike license Version 4 and was originally sourced from https://it.wikipedia.org/w/index.php?diff=prev&oldid=53564787.
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