Difference between revisions 53615797 and 53815628 on itwiki{{Avvisounicode}} {{Nota disambigua}} {{Libro |tipo = |titolo = Vangeli canonici |titoloorig = ευ-αγγέλιον |titolialt = |titoloalfa = |immagine = P46.jpg |didascalia = |autore = Vari |annoorig = dal [[I secolo]] in poi |forza_cat_anno = (contracted; show full) di redazioni evangeliche che consentissero la difesa della chiesa primitiva da accuse, calunnie e fraintendimenti. In occasione del Concilio Vaticano II si sottolineò, tra l'altro, che «gli autori scrissero i quattro Vangeli, scegliendo alcune cose tra le molte tramandate a voce o già per iscritto, redigendo una sintesi delle altre o spiegandole con riguardo alla situazione delle Chiese, conservando infine il carattere di predicazione, sempre però in modo tale da riferire su Gesù cose vere e sincere» <ref>Cfr. Concilio Vaticano II, Dei Verbum, 19</ref> Stando ai frammenti a noi giunti e alle opere successive che ne parlano, il vescovo [[Papia di Ierapoli]], nella sua ''Esegesi delle parole del Signore'' (120/125 circa), cerca di raccogliere le testimonianze orali relative all'operato di Gesù: questo dimostrerebbe che, anche a distanza di un secolo dagli eventi narrati e di alcuni decenni dalla scrittura dei primi Vangeli, a fianco alle opere scritte, era ancora pres(contracted; show full)e muratoriano]]'' è un documento ecclesiale datato intorno al [[170]] e pervenutoci tramite un manoscritto incompleto dell'VIII secolo, in cui vengono citati come canonici i vangeli di Luca e Giovanni, oltre ad altri due di cui non sono più leggibili i nomi. Nel frammento di 85 righe si fa riferimento a "Pio vescovo di Roma morto nel 157" e sono indicati alcuni criteri di selezione per i testi canonici, tra cui l'antichità e il legame diretto con la predicazione degli apostoli <ref>{{it}}{{cita libro| Andrea | Tornielli | Processo al Codice da Vinci. Dal romanzo al film, | Gribaudi | 2006|}}</ref>. Riferimenti ai vangeli e citazioni di loro passi sono presenti fin dalla prima letteratura cristiana: notizie sui vangeli di Marco e Matteo si hanno ad esempio verso il [[120]], quando [[Papia di Ierapoli]], secondo quanto ritrovato nella ''Storia ecclesiastica'' di [[Eusebio di Cesarea]], riferisce che ''"Marco, divenuto interprete di Pietro, scrisse accuratamente, ma non in ordine, tutto ciò che ricordava delle cose dette o fatte dal Signore"'' e cita inoltre la presenza di una raccolta di detti di Gesù scritti in lingua ebraica da Matteo<ref>[[Giuseppe Ricciotti]], ''Vita di Gesù Cristo'', Mondadori, 1962.</ref>. Oltre che in Marcione ([[140]]), citazioni dal vangelo di Luca sono inoltre presenti negli scritti, datati [[150]]-[[160]], di [[Giustino di Nablus]], che riporta anche detti di Matteo e al termine ''vangelo'' preferisce l'espressione ''memorie degli apostoli''.<ref>Helmut Köster, ''Ancient Christian gospels: their history and development'', 1990.</ref><ref>Sulla terminologia utilizzata da Giustino, cfr. anche Stephen C. Barton, The Cambridge companion to the Gospels, 2006.</ref> La formazione definitiva del canone cristiano della Bibbia fu però un processo lungo, che avvenne nel corso del IV secolo: a seguito dei risultati del [[concilio di Roma]] ([[382]]), del [[sinodo di Ippona]] ([[393]]) e dei [[sinodi di Cartagine]] ([[397]] e [[419]]), [[papa Innocenzo I]] riconobbe i quattro vangeli nominati dal ''Muratoriano'' come canonici. Per avere prese di posizione ufficiali e dogmatiche sul canone biblico (che per tutte le principali confessioni cristiane comprenderà sia i quattro Vangeli canonici che gli [[Atti degli Apostoli]]) occorrerà tuttavia attendere gli effetti della [[riforma protestante]] e della successiva [[controriforma]]: per i cattolici il 1456, con il [[concilio di Trento]]<ref>{{en}} Catholic Encyclopedia, ''[http://www.newadvent.org/cathen/03274a.htm Canon of the New Testament]''</ref>, i [[Trentanove articoli di religione]] del 1562 per la [[Chiesa anglicana]], la [[confessione di fede di Westminster]], sviluppata negli [[anni 1640|anni '40]] del [[XVII secolo]] per il [[Calvinismo]] e il [[sinodo di Gerusalemme]] del 1672 per la [[chiesa ortodossa greca]]. ===La scelta dei vangeli canonici=== Il processo che porterà alla definizione dei quattro vangeli canonici ha il suo momento decisivo nel [[II secolo]]<ref name="Stefani">Piero Stefani, ''La Bibbia'', Il Mulino, 2004.</ref><ref>"La creazione della Bibbia cristiana è infatti l’esito di un processo prolungatosi almeno per un paio di secoli: perché il processo di canonizzazione di realizzasse fu necessario che le scritture ebraiche venissero lette e commentate in modo cristiano, e questo fu il compito della letteratura patristica" (Cfr. Piero Stefani, Le radici bibliche della cultura occidentale, p.15, Pearson Italia S.p.a., 2004)</ref> quando, probabilmente in risposta al canone proposto da [[Marcione]]<ref name="Filoramo">[[Giovanni Filoramo]], ''Cristianesimo'', Electa, 2007.</ref>, nell'area latina e greca comincia ad affermarsi il riconoscimento di quattro vangeli (Matteo, Marco, Luca, Giovanni) come più importanti<ref name="Pesce">[[Mauro Pesce]], in C.Augias, M.Pesce, ''Inchiesta su Gesù'', Mondadori, 2006.</ref>. L'ipotesi che il primo a redigere un canone del Nuovo Testamento sia stato Marcione, sviluppata da [[Adolf von Harnack]]<ref>Cfr. [[Adolf von Harnack]], Marcione. Il Vangelo del Dio straniero, Marietti, 2007</ref>,è comunque oggetto di dibattito<ref>{{it}}{{cita libro| Giovanni | Magnani | Cristologia storica, p.145 | Pontificia università Gregoriana| 2002 |}}</ref><ref>{{it}}{{cita libro| Werner Georg | Kummel | Il Nuovo Testamento : storia dell'indagine scientific(contracted; show full)| Giovanni | Magnani | Religione e religioni: il monoteismo, p.148 | Pontificia università Gregoriana| 2001 |}}</ref> per cui il canone si sarebbe formato tra la fine del I e l’inizio del II secolo, anche se ovviamente non ancora completo in tutte le chiese<ref>{{it}}{{cita libro| Giovanni | Magnani | Cristologia storica, p.145 | Pontificia università Gregoriana| 2002 |}}</ref>. I [[Padri della Chiesa]] e gli scrittori ecclesiastici parlano dei libri del Nuovo testamento come di Scritture <ref>[[Richard N. Longenecker]] ne conclude che “tutti gli esegeti del primo secolo erano ben persuasi dell’ispirazione delle scritture divinamente ispirate” (Cfr. Giovanni Magnani , Religione e religioni: il monoteismo, p.149, e L.Alonso Schokel , La parola ispirata, Paideia 1967 )</ref>, tuttavia prima degli stessi Padri, l’idea che gli scritti neotestamentari dovessero essere letti nelle comunità appare dallo stesso Nuovo Testamento “quando Paolo esorta i Colossesi ({{Passo biblico|Col|4,16}}) a leggere la lettera inviata ai Laodicesi, e quelli a leggere la presente ai Colossesi”<ref>{{it}}{{cita libro| Giovanni | Magnani | Cristologia storica, p.143 | Pontificia università Gregoriana| 2002 |}}</ref>. L'accenno più antico ai quattro vangeli canonici si ha probabilmente nel [[150]] in [[Giustino di Nablus]]<ref>Giustino, ''Dialogo con Trifone'', 103,8, cfr. [[Gerd Theissen]], ''Il Nuovo Testamento'', Carocci, 2003.</ref>, cui segue [[Ireneo di Lione]] <ref>"testimone universale del mondo cristiano di allora: conosce tutti i testi del Nuovo Testamento, confuta gli eretici che li negano”{{it}}{{cita libro| Giovanni | Magnani | Cristologia storica, p.160 | Pontificia università Gregoriana| 2002 |}}</ref>, che sviluppa la sua teoria sul canone verso il [[180]]<ref name=Theissen">[[Gerd Theissen]], ''Il Nuovo Testamento'', Carocci, 2003.</ref>, fino ad [[Origene]], intorno alla fine del II secolo<ref>(contracted; show full)ti rispetto alle altre opere dell’antichità: ci sono infatti pervenuti 5664 manoscritti in greco, e oltre 18mila manoscritti in traduzione ([[lingua latina|latino]], [[lingua etiope|etiopico]], [[lingua slava|slavo]], [[lingua armena|armeno]]), per un totale di quasi 24mila manoscritti.<ref>Cit. in {{en}}{{cita libro| Lee | Strobel | The Case for Christ | 1998 |}}</ref>Al contrario vennero esclusi dal canone tutti quei testi che contenevano deformazioni e alterazioni della tradizione più antica <ref>Cfr. [[canone muratoriano]] nel testo latino: "Pastorem uero nuperrime temporibus nostris in Urbe Roma Hermas conscripsit, sedente cathedra Urbis Romae ecclesiae Pio Episcopo fratre eius; et ideo legi eum quidem oportet, se publicare uero in ecclesia populo, neque inter Prophetas, completum numero, neque inter apostolos, in finem temporum potest</ref>, non erano coerenti con l'ortodossia del tempo o non sembravano risalire all'autorità degli apostoli<ref name="Pesce"/>. Esistevano infatti altri libri che, pur essendo apprezzati e letti, come la [[Didachè]], la [[lettera di Barnaba]], le lettere di [[Clemente romano]], non furono tuttavia messi nel conto di quelli accettati ad uso liturgico. Vangeli, Atti e lettere apostoliche furono considerati già precocemente come libri ispirati<ref>{{it}}{{cita libro| Giovanni | Magnani | Religione e religioni: il monoteismo, p.148 | Pontificia università Gregoriana| 2001 |}}</ref><ref>Cfr. Pierre Vallin, La formation de la Bible chretiénne cap III, in Centre Sèvres, La Canon des Ecritures, pp.189-253, Parigi, Cerf 1990</ref>. Questa attenzione alla tradizione trova riscontro <ref>{{it}}{{cita libro| Salvatore | Garofalo | Dall’Evangelio agli Evangeli | Universale Studium | 1961|}}</ref> nel fatto che, tra le varie citazioni dei vangeli da parte degli autori più antichi, non vengono quasi mai citati gli apocrifi. Per esempio [[Giustino di Nablus]] cita i vangeli 268 volte nei suoi scritti, [[Ireneo]] 1038 volte, [[Clemente Alessandrino]] 1017 volte, [[Origene]] 9231 volte, [[Tertulliano]] 3822 volte, [[Ippolito]] 754 volte, [[Eusebio di Cesarea]] 3258 volte. Abbiamo circa ventimila citazioni dei vangeli canonici, delle quali circa settemila nei primi 190 anni dopo Cristo, e pressoché nessuna <ref>Sappiamo che, in una delle rarissime citazioni, [[Tertulliano]] chiamò gli apocrifi con il termini dispregiativo di "deliramenta", con la chiara intenzione di confutarne la credibilità e gli eccessi di fantasia, e accoppiando come equivalenti i concetti di apocrifo e falso. Cfr. [[Tertulliano]], De Pudicitia, 10,12</ref> citazione degli apocrifi<ref>Cfr. Marcello Craveri: "Dei vangeli apocrifi non resta che qualche citazione, talora distorta e malevolmente interpretata" in Marcello Craveri, I Vangeli apocrifi, Einaudi, 2005</ref>. Quando nel cristianesimo delle origini si definì la canonicità dei quattro vangeli vennero seguiti alcuni criteri di inclusione, alcuni presenti anche nel [[canone muratoriano]] del [[170]]:<ref>Cfr. [[Dei Verbum]] II 7-10</ref> * L'[[Antichità]] delle fonti. I quattro Vangeli canonici, risalenti al I secolo d.C., sono tra le fonti cristiane più antiche e meglio documentate per numero dei manoscritti o codici. Per questo motivo vengono esclusi dal canone [[Il pastore di Erma]] e molti vangeli apocrifi <ref>Cfr. [[canone muratoriano]] nel testo latino: "Pastorem uero nuperrime temporibus nostris in Urbe Roma Hermas conscripsit, sedente cathedra Urbis Romae ecclesiae Pio Episcopo fratre eius; et ideo legi eum quidem oportet, se publicare uero in ecclesia populo, neque inter Prophetas, completum numero, neque inter apostolos, in finem temporum potest</ref>, alcuni dei quali scritti a trecento anni di distanza dagli eventi. (contracted; show full) * L'[[Ortodossia]] o retta fede. I testi dovevano essere coerenti con l'ortodossia del tempo<ref name="Pesce"/>, anche in relazione alle divisioni sorte con Marcione e lo gnosticismo<ref>In particolare, due criteri di fondamentale importanza furono l'unità di Dio e la realtà dell'incarnazione (cfr. Gerd Theissen, ''Il Nuovo Testamento'', Carocci, 2003).</ref>. * La [[molteplicità delle fonti]], con la quale ci si riferisce alla molteplice attestazione dei vangeli canonici<ref>''"Come reazione alla scelta di Marcione il cristianesimo primitivo trovò un accordo su un canone che, intenzionalmente, accordava una maggiore pluralità rispetto agli scritti e ai contenuti da accogliere in esso. Dal momento che l'eretico Marcione aveva scelto un solo vangelo, il riconoscimento di quattro vangeli come canonici divenne il segno della retta fede [.(contracted; show full)to]] sono ispirati da Dio e raccontano fedelmente la vita e l'insegnamento di Gesù<ref>«La santa madre Chiesa ha ritenuto e ritiene con fermezza e costanza massima che i quattro vangeli, di cui afferma senza alcuna esitanza la storicità, trasmettono fedelmente quanto Gesù, Figlio di Dio, durante la sua vita tra gli uomini, effettivamente operò ed insegnò per la loro eterna salvezza». ([[Concilio Vaticano II]], [[Dei Verbum]], 19).</ref>; anche i [[miracolo|miracoli]] riportati dai vangeli sarebbero realmente avvenuti, nonché l'evento della [[resurrezione]] di Gesù. Alcuni autori, invece, interpretano gli eventi soprannaturali narrati dai vangeli come racconti mitici elaborati dalle prime comunità cristiane<ref>E' il caso, ad esempio, di [[Rudolf Bultmann]] e della sua scuola.</ref>. Fino al XVIII secolo non ci fu una posizione critica nei confronti della storicità dei vangeli, anzi l’esegesi era caratterizzata da una piena fiducia nei confronti del narrato neotestamentario. Fu nel [[XVIII secolo]], con il sopraggiungere dell'[[Illuminismo]], che si mise in discussione la veridicità, e quindi la storicità, del resoconto evangelico, dando il via ad un dibattito cui presero parte autori come [[Hermann Samuel Reimarus]], [[David Strauss]], [[Martin Kähler]], [[William Wrede]], fino a [[Rudolf Bultmann]]. Lo studio e l'indagine sulla storicità dei vangeli intende ottenere quella certezza storica circa l'attendibilità e la credibilità del resoconto evangelico<ref>{{it}}{{cita libro| Michele | Mazzeo | I Vangeli sinottici: introduzione e percorsi tematici | Paoline | 2001|}}</ref> Mentre nel [[XIX secolo]] l'analisi storica razionalistica venne indirizzata da alcuni autori su posizioni che negavano l'esistenza stessa di [[Cristo]]<ref>Secondo [[Bruno Bauer]] [[Gesù]] sarebbe un'invenzione degli autori dei primi Vangeli (Cfr. Voci [http://www.treccani.it/enciclopedia/gesu-cristo/#cristologiecontemporanee-1 Gesù/Cristologie contemporanee] e [http://www.treccani.it/enciclopedia/bruno-bauer/ Bauer, Bruno], [[Enciclopedia Treccani]] online)</ref>, nella prima m(contracted; show full) Col tempo la radicalità della posizione di Bultmann e della scuola razionalista fu abbandonata<ref> “Tutt’al più persiste nella letteratura sensazionalista, che non bada a resuscitare vecchi luoghi comuni per ignoranza o irriverenza” (Cfr. [[Josè Miguel García]], La vita di Gesù: Nel testo aramaico dei Vangeli, Bur) </ref> <ref>Scrive il gesuita canadese [[René Latourelle]], uno degli studiosi della [[seconda ricerca del Gesù storico]]: “A mano a mano che le ricerche continuano, il materiale riconosciuto come autentico aumenta incessantemente fino a ricoprire l'intero vangelo. Non possiamo più dire, come Bultmann, «di Gesù di Nazareth non si sa niente, o quasi niente». Un'affermazione simile non regge più. Rappresenta un mito superato” (Cfr. [http://www.gliscritti.it/approf/papers/latourelle/storicita.htm Arti(contracted; show full)to che proseguì per alcuni anni<ref name=Mondin374 >Battista Mondin, ''Storia della teologia: Epoca contemporanea'', Edizioni Studio Domenicano, 1997, ISBN 9788870942484, [http://books.google.it/books?id=uxyWJd32HB4C&lpg=PA373&ots=86m8mpLpKL&dq=bultmann%20demitizzazione&hl=it&pg=PA374#v=onepage&q&f=false pag 374]</ref>. Rimase in piedi tuttavia l’interpretazione mitica o leggendaria dei racconti evangelici, enunciata per primo da [[David Strauss]] <ref>Secondo Strauss i miracoli sarebbero composizioni letterarie che partono da racconti simili contenuti nell’Antico Testamento (Cfr. D.F. Strauss, La vita di Gesù: esame critico sulle parole e sui miracoli</ref>. E’ però a partire dagli anni Ottanta che matura, nell’ambito anglo-americano, una reazione all’esegesi tedesca, finalizzata ad evidenziare la continuità tra Gesù e l’ambiente giudaico. Si tratta della “Third Quest” (“[[Terza ricerca del Gesù storico]]”) che tende a considerare Gesù in quanto ebreo della Galilea, comune e singolare al contempo. Il denominatore comune di tutti gli studiosi di questa terza fase è la contestualizzazione di Gesù nel giudaismo. Il Gesù storico è in continuità con il suo ambiente naturale, quello palestinese, in particolare galilaico <ref>{{it}}{{cita libro| John P. | Meier | Un ebreo marginale. Ripensare il Gesù storico | Queriniana | 2009 |}}</ref>. Oggi la ricerca sulla storicità dei vangeli è sostenuta da una molteplicità di scoperte storiche e archeologiche. Esistono evidenze archeologiche, per esempio, dell'esistenza di [[Iscrizione di Pilato|Ponzio Pilato]] e di altri personaggi citati nei vangeli ([[Caifa]], [[Simone di Cirene]]). Scavi condotti negli ultimi due secoli inoltre confermano l'attendibilità delle descrizioni fornite dai vangeli in relazioni a luoghi quali la [[Piscina di Siloe]] e la [[Piscina di Betzaeta]], così come la pratica della [[crocifissione]] a [[Gerusalemme]] nel [[I secolo]] d.C. Si hanno inoltre evidenze archeologiche degli antichi villaggi di [[Nazaret]] e [[Cafarnao]], o della tomba di [[San Filippo apostolo]], e attestazioni della presenza di cristiani nei primi secoli, come molteplici sono anche i riferimenti storici presenti nei vangeli e confermati dall'esame comparativo di altre fonti. A tal proposito esistono concordanze tra i vangeli sinottici e le testimonianze del mondo greco-romano: nel Vangelo di Luca ({{Passo biblico|Lc|3,1-3}}) il testo enumera sette distinti capi religiosi e politici, tutti con i loro nomi e titoli e tutti storicamente documentati<ref>{{it}}{{cita libro| Michele | Mazzeo | I Vangeli sinottici: introduzione e percorsi tematici, p.58 | Paoline | 2001|}}</ref>. Anche la figura di [[Giovanni il Battista]] è attestata da fonti storiche non cristiane <ref>Scrive [[Giuseppe Flavio]] nell’opera [[Antichità Giudaiche]]: “C’erano Giudei che pensavano che l’esercito di Erode era stato distrutto, ciò era avvenuto per volontà di Dio e come giusta vendetta di Giovanni, chiamato il Battista. Perché Erode lo aveva fatto uccidere benché fosse un uomo buono. […] Quando molti altri si unirono alle folle intorno a lui Erode cominciò a temere che la grande influenza di Giovanni portasse a una ribellione. […] Così Giovanni fu imprigionato nella fortezza di Macheronte e qua messo a morte […] (Cfr. Armando J. Levoratti, Nuovo commentario biblico. I Vangeli, Città Nuova, 2005) </ref> È tuttora materia di discussione fra gli storici quali siano state, tra le parole che i vangeli attribuiscono a Gesù, quelle effettivamente da lui pronunciate. La ricerca esegetica condivide alcuni criteri per risalire al nocciolo più antico nell’indagine storica su [[Gesù]] <ref>{{it}}{{cita libro| John P. | Meier | Un ebreo marginale. Ripensare il Gesù storico | Queriniana | 2009 |}}</ref><ref>{{it}}{{cita libro| Oscar | Cullmann | Lés recentes études sur la formation de la tradition évangélique | 1925 |}}</ref><ref>Articolo di René Latourelle, tratto dal Dizionario di teologia fondamentale, Assisi, 1990, pp.1405-1431</ref>. Si tratta del “[[criterio della attestazione molteplice]]”, del “[[criterio di discontinuità]]”, del “[[criterio di c(contracted; show full)esentino riferimenti storici riportati anche da fonti indipendenti (come gli [[Annales (Tacito)|''Annali'']] di [[Tacito]], la vita di Gesù di [[Giuseppe Flavio]], le epistole di [[Plinio il Giovane]] all'imperatore [[Traiano]], il [[Vite dei Cesari|''De Vita Caesarum'']] di [[Svetonio]], l'orazione contro i cristiani di [[Marco Cornelio Frontone]] e altri) e fatti coerenti con la [[Palestina]] del [[I secolo]]<ref name="veritàvinci"/>. === Data di composizione === Per i vangeli canonici sono state proposte datazioni comprese tra la metà e la fine del [[I secolo]] - inizio del [[II secolo]], con una maggiore consenso per i decenni successivi al [[70]]. (contracted; show full)nde di Gesù: esisteva quindi una pluralità di fonti ed è ragionevolmente certo, in particolare, che Luca conoscesse il Vangelo di Marco<ref name="Pesce"/>. Alcuni studiosi hanno osservato come le prime comunità cristiane spesso si differenziassero anche in base a testi a cui davano maggiore importanza.<ref name="Inchiesta1e3">[[Corrado Augias]], [[Mauro Pesce]], ''[[Inchiesta su Gesù]]'', Oscar Mondadori, ISBN 978-88-04-57132-2, capitoli 1 e 3</ref> Nel periodo in cui venivano messi per iscritto i Vangeli sinottici venivano composti anche gli [[Atti degli Apostoli]], probabilmente dallo stesso autore, tradizionalmente considerato filo-romano<ref>[[Corrado Augias]], [[Mauro Pesce]], [[Inchiesta su Gesù]], [[Oscar Mondadori]], ISBN 978-88-04-57132-2, pag 172</ref><ref>Archibald Robertson, ''The Origins of Christianity'', International Publishers, 1954, rev. ed. 1962, [http://www.ditext.com/robertson/oc7.html#s12 ca(contracted; show full)nseguirebbe che il terzo vangelo, di cui gli Atti sono il seguito, sia stato scritto prima di quella data. Inoltre, secondo l'interpretazione ancora in esame da parte della comunità scientifica proposta dalla [[scuola esegetica di Madrid]], un passo della [[Seconda lettera ai Corinzi]] (2 Cor {{passo biblico|2Cor|8, 18}}), che è generalmente datata tra il [[54]] e il [[57]], indicherebbe che, quando Paolo scriveva, Luca aveva già composto il suo vangelo ed esso circolava "in tutte le Chiese" <ref>José Miguel García. ''La vita di Gesù nel testo aramaico dei Vangeli''. BUR. Pagina 59.</ref>. Ciò implicherebbe che una traduzione greca delle fonti del ''Vangelo secondo Luca'' (tra cui il ''Vangelo secondo Marco'') circolasse già nel decennio che va dal [[40]] al [[50]], e quindi ne conseguirebbe che la stesura in aramaico del ''Vangelo secondo Marco'' sia da datare tra il [[30]] e il [[40]], a ridosso della morte di Gesù. Tale datazione antica si appoggia anche sull'identificazione controversa dei frammenti di papiro [[7Q4]] e [[7Q5]] trovati nelle grotte di [[Qumran]] (in cui gli [[Esseni]] avevano nascosto un gran numero di testi religiosi) con un brano del ''Vangelo secondo Marco''. Poiché il frammento in questione è databile tra il [[50 a.C.]] ed il [[50|50 d.C.]], se si accetta la sua identificazione, occorre ammettere che i testi sulla cui base il vangelo è stato composto risalgono a prima del 50 <ref>{{es}}{{cita libro| José | O'Callaghan | "¿Papirios neotestamentarios en la cueva 7 de Qumran?"| Biblica 53 (1972) |}}</ref>. Inoltre, se, come sostiene la scuola di Madrid, i vangeli a conservatisi sono la traduzione di originali aramaici, questi devono essere stati composti nell'ambito della primitiva comunità cristiana di Gerusalemme, che si disperse prima del 70. <ref>José Miguel Garcia , ''Scritti in aramaico e poi tradotti in greco?'', pubblicato in Avvenire del 16 ottobre 2002, pag 26, e riportato da [http://www.totustuus.it/modules.php?name=News&file=print&sid=57 .totustuus.it]</ref> (contracted; show full) * Papiro [[7Q4]], datato dal paleografo [[Colin H. Roberts]] tra il 50 a.C. e il 50 d.C., conterrebbe secondo l'[[ipotesi O'Callaghan]] trascrizioni di parti del [[Nuovo Testamento]]. Nel caso di 7Q4 si sarebbe trattato di un frammento della [[Prima Lettera a Timoteo]]. La tesi, che ha avuto grande eco, e seppur sostenuta da altri esperti ([[Herbert Hunger]], [[Carsten Peter Thiede]], ecc... <ref>{{it}}{{cita libro| Antonio | Socci | Caccia al tesoro della grotta 7, in Alberto, Vangelo e storicità | 1995 |}}</ref>), non ha convinto tuttavia la maggior parte degli studiosi del campo, che continuarono a considerare i frammenti come non identificati<ref name=Pazzini>[[Massimo Pazzini]], ''[http://198.62.75.4/www1/ofm/sbf/essays/essay13.pdf I Manoscritti di Qumran e il Nuovo Testamento]'', in Esssays n 13, Studium Biblicum Franciscanum, Jerusalem, 2003</ref&(contracted; show full) * Il [[7Q5|Papiro 7Q5]], ritrovato tra i [[manoscritti del Mar Morto]] delle grotte di [[Qumran]] e datato tra il [[50 a.C.]] e il [[50 d.C.]], contiene poche lettere (9 identificabili con certezza) che secondo l'[[ipotesi O'Callaghan]] (1972) corrispondono a ''Vangelo secondo Marco'' 6,52-53; l'identificazione avanzata da [[José O'Callaghan]] ha incontrato tuttavia lo scetticismo del mondo accademico. <ref>«Il manoscritto di Qumran 7Q5 [...] è indicato come se contenesse un frammento di Marco: fu ovviamente O'Callaghan che pronunciò quella controversa — e ora quasi universalmente rigettata - identificazione di questo testo del Mar Morto come un pezzo del Nuovo Testamento.« Elliot (2004), JK, "Book Notes", ''Novum Testamentum'', Volume '''45''', Number 2, 2003 , pp. 203; Gundry (1999), p. 698; Graham Stanton, ''Jesus and Gosp(contracted; show full) Sulla traccia di alcuni commentatori antichi si è tuttavia avanzata l'ipotesi che Matteo abbia scritto originariamente in aramaico il suo vangelo (detto [[Vangelo degli ebrei]]) e che questo sia stato tradotto in greco con correzioni di Marco. In effetti già i [[Padri della Chiesa]] avevano parlato del Vangelo di Matteo scritto in ebraico, e [[Papia]] lo attesta nel 130 <ref>{{it}}{{cita libro| Jean | Carmignac | La nascita dei vangeli sinottici| Edizioni Paoline | 1985 |}}</ref>. E' [[Eusebio]] a citare le parole di Papia: "Matteo raccolse quindi i detti di [[Gesù]] nella lingua degli Ebrei". All'inizio del III secolo [[Origene]], parlando dei Vangeli, fa riferimento a quello di Matteo, e riportando le sue parole Eusebio dice che "per primo fu scritto quello Secondo Matteo, il quale era stato un tempo publicano, poi apostolo di Gesù Cr(contracted; show full)oggi maggioritaria}}, tra gli altri, lo studioso [[Randall Pittmann]], che spiegava così le differenze e i richiami semitici del greco evangelico: “Il greco del Nuovo Testamento era il greco parlato in quel periodo storico, ovvero il linguaggio della vita di tutti i giorni”. Dopo le conquiste di Alessandro Magno, è il ragionamento di Pittmann, “la lingua greca si è diffusa in lungo e in largo, fino a diventare una lingua universale, perdendo la sua antica dignità attica, modificandosi nel corso del tempo”. <ref>{{it}}{{cita libro| Randall T. | Pittmann | Words and their ways in the Greek New Testament | Marshall, Morgan & Scott | 1942 |}}</ref> Sulla stessa linea di Pittmann si era pronunciato anche [[James Hope Moulton]] che evidenziò le «molte imitazioni di Luca del greco del Vecchio Testamento» <ref>{{en}}{{cita libro| James Hope | Moulton | A Grammar of New Testament Greek | T. & T. Clark | 1906 |}}</ref> Prima di Moulton [[Gustav Adolf Deissmann]] cercò di dimostrare che le caratteristiche del greco biblico, un tempo ritenute semitismi, come per esempio l'uso abbondante della [[paratassi]], erano al contrario diffuse nella lingua popolare greca del tempo. Semitismi ed aramaismi sarebbero perciò legati a singoli vocaboli. <ref>{{en}}{{cita libro| Gustav Adolf | Deissmann | Bible Studies: Contributions Chiefly from Papyri and Inscriptions to the History of the Language, the Literature and the Religion of Hellenistic Judaism and Primitive Christianity | Ed. T&T Clark | 1901 |}}</ref> [[Archibald Thomas Robertson]], in linea con gli studi iniziati da Deissmann e Moluton, respinse l'ipotesi dei semitismi nel greco neotestamentario e li inquadrò in quel tipo di greco più vicino al parlato del tempo<ref>(contracted; show full)reco ''koinè'', il greco utilizzato nelle conversazioni quotidiane. «Il fatto che dall'inizio tutti gli scritti del Nuovo Testamento sono stati scritti in greco è stato definitivamente dimostrato dalle loro citazioni dell'Antico Testamento, che sono tratte dalla [[Septuaginta]], la traduzione greca dell'Antico Testamento, e non dal testo originale ebraico». Il greco era la lingua del mondo di allora, parlata e compresa tanto in Occidente quanto in Oriente. Quando nel 95 d C.C. circa, la chiesa romana ha scritto alla chiesa di Corinto (1 Clemente), lo fece naturalmente in greco, e quando l'autore del [[Pastore di Erma]] ha voluto condividere la sua comprensione della parusia con i suoi compagni cristiani a Roma, nel 150 circa, la lingua era ancora il greco<ref>Kurt Aland, Barbara Aland, ''The Text of the New Testament'', Eerdmans Publishing, Grand Rapids, Michigan 1989, p. 52 (Edizione originale: ''Der Text des Neuen Testaments'', Stuttgart, 1981</ref>. ====Ipotesi semitica==== Un recente contributo è stato proposto dalla "[[scuola esegetica di Madrid|scuola di Madrid]]". Secondo gli esperti di tale scuola il testo greco conosciuto sarebbe la traduzione di un testo precedente in aramaico, la lingua parlata da Gesù e dagli apostoli. Molte incongruenze si spiegherebbero quindi come errori di traduzione dall'aramaico al greco. Tale lavoro, che peraltro non modificherebbe la sostanza dei contenuti dei vangeli, è ancora all'esame della comunità scientifica. Uno degli esperti della "[[scuola esegetica di Madrid|scuola di Madrid]]", [[José Miguel Garcia]], ha evidenziato come l'ipotesi semitica sia in grado di offrire una spiegazione alla difficoltà dei testi e ha proposto quindi di approfondire gli studi e il confronto sul piano strettamente linguistico e filologico. <ref>José Miguel Garcia , ''Scritti in aramaico e poi tradotti in greco?'', pubblicato in Avvenire del 16 ottobre 2002, pag 26, e riportato da [http://www.totustuus.it/modules.php?name=News&file=print&sid=57 .totustuus.it]</ref> Tra gli studiosi che si dedicarono alla ricerca dell'origine semitica dei vangeli ci fu [[Jean Carmignac]], che, retro-traducendo dal greco all’ebraico tutti i vangeli, ritenne che le loro parti poetiche, il Benedictus, il Magnificat, il Padre Nostro, il Prologo di Giovanni, non rispetterebbero nessuna delle leggi della poesia greca ma sarebbero costruiti secondo le leggi della poesia ebraica. <ref>{{it}}{{cita libro| Jean | Carmignac | La nascita dei vangeli sinottici | San Paolo Edizioni | 2009 |}}</ref> Carmignac aveva attinto a una quantità di studi fatti per secoli da diversi studiosi, spesso ebrei, come Zvi Hirsch Perez Chajes, rabbino a Vienna e Trieste, che sostenne l’origine ebraica dei vangeli. <ref>{{it}}{{cita libro| Zvi Hirsch | P. Chajes | Judisches in den Evangelien | Moritz Rosenfeld ed. | 1919 |}}</ref>. Secondo Carmignac "le analisi linguistiche provano che tutti e tre i sinottici dipendono da documenti scritti originariamente in ebraico". Sulla base di questa considerazione Carmignac ha postulato l’esistenza di un proto Vangelo scritto in ebraico. Sulle sue tesi si ritrovano studiosi e filologi come, tra gli altri, Paolo Sacchi, [[Jean Héring]], [[Edwin Abbot]] ed [[Eberhard Nestle]]. In particolare Sacchi, biblista e professore di Filologia biblica all'Università di Torino, sostiene che dopo il 70 d.C. “non ci sono più motivi, per i cristiani, per usare l’ebraico”. Secondo Sacchi “che il testo greco derivi da una traduzione ebraica è semplicemente ovvio. Basta conoscere il greco e l’ebraico per accorgersene”. <ref>{{it}}{{cita libro| Antonio | Socci | Vangeli, parla così la storia, intervista a Paolo Sacchi | Vangelo e storicità | editore BUR Biblioteca Univ. Rizzoli | 1995 |}}</ref> [[Jean Héring]], in uno studio del 1966, dava per acquisito che il testo greco fosse una traduzione di un originale semitico. <ref>{{fr}}{{cita libro| Jean | Héring | Remarques sur les bases aramèennes et hébraiques des évangiles synoptoques| 1966 |}}</ref> [[Pinchas Lapide]], moderno studioso ebreo si è schierato per "l'ebraicità dei vangeli" e lo spiega con passi evangelici ritradotti che svelano il significato oscuro che avevano in greco. Per esempio Lapide svela l'arcano "del cammello che non passa per la cruna di un ago" (Mt 19,24). In realtà Gesù aveva parlato di una gomena, ma, "a causa di una consonante sbagliata nel testo originale ebraico la gomena (gamta) della parabola diventa un cammello (gamal) <ref>{{it}}{{cita libro| Pinchas | Lapide | Bibbia tradotta Bibbia tradita | EDB | 1999 |}}</ref> Anche [[David Flusser]], docente di Nuovo Testamento a Gerusalemme, ne è convinto. Le maggiori obiezioni alle tesi di Carmignac vennero dal mondo cattolico, basti pensare allo scetticismo espresso, a quel tempo, da luminari come [[Gianfranco Ravasi]] e padre [[Pierre Grelot]]. Il libro di quest'ultimo era "contro Jean Carmignac" fin dal titolo. Per Grelot "la presenza dei semitismi può essere spiegata anche in altri modi: come traccia del fatto che l’autore ha l’aramaico come lingua madre, o come risultato di una cosciente imitazione dello stile della traduzione dei Settanta, che ricalca volutamente l’ebraico, per fedeltà al testo sacro". <ref>{{it}}{{cita libro| P. | Grelot | L’origine dei Vangeli. Controversia con J. Carmignac | Libreria ed. Vaticana | 1989 |}}</ref> La questione non è di poco conto: ammettere infatti un originale semitico alla base dei vangeli significherebbe spostare la loro realizzazione a ridosso delle vicende di Gesù, ed accreditare gli evangelisti come testimoni diretti delle vicende narrate. Questo ha portato la tesi ad essere fortemente sostenuta da gruppi cristiano-conservatori<ref>Si veda per e(contracted; show full)li insegnamenti di Gesù; è possibile anche che abbia fatto uso di racconti scritti indipendenti.<ref name = "5GIntro">[[Robert W. Funk|Funk, Robert W.]], Roy W. Hoover, and the [[Jesus Seminar]]. ''The five gospels.'' HarperSanFrancisco. 1993. "Introduction," p 1-30.</ref>Altri studiosi propendono per una datazione tra gli anni [[50]]-[[70]].<ref>{{en}}{{cita libro| E.E. | Ellis | The Gospel of Luke | New Century Bible | Londra | 1974|}}</ref> <ref> Cfr. J. Dupont, Bible de Jerusalem, 1973, p.1567</ref> <ref name="Léopold Sabourin">Léopold Sabourin, pur trovando molte ragioni a favore di una datazione 66-70, ritiene comunque impossibile essere sicuri riguardo a una datazione prima o dopo il 70: cfr. Léopold Sabourin, ''Il vangelo di Luca'', 1985.</ref> <ref>A. Harnack, ''The Date of Acts and the Synoptic Gospels'' (1911), p. 90; I. H. Marshall, ''Luke'', p. 35 (1974); A. J. Mattill Jr., ‘The Date and Purpose of Luke-Acts: Rackham reconsidered, in ''Catholic Biblical Quarterly'' 40 (1978), pp. 335-350.</ref> <ref name="CMM">{{Cita libro|cognome=Carson|nome=D.A.|coautori=Moo, Dougals J.|altri=Morris, Leon|titolo=An introduction to the New Testament|editore=Zondervan|città=Grand Rapids, MI|data=1992|pagine=116|capitolo=4|id=ISBN 0-310-51940-3|datadiaccesso=8 gennaio 2009|lingua=English}}</ref> === Vangelo secondo Giovanni === {{vedi anche|Vangelo secondo Giovanni}} (contracted; show full)rebbero alla seconda metà del [[I secolo]]. La maggior parte di tali vangeli nascono nel contesto di correnti teologiche giudicate successivamente [[eresia|eretiche]] dalla Chiesa cristiana, come quelle di stampo [[gnosticismo|gnostico]] ed [[Ermetismo (filosofia)|ermetico]], oppure sono stati esclusi perché davano una visione di Cristo troppo legata all'ebraismo.<ref>[[Corrado Augias]], [[Mauro Pesce]], [[Inchiesta su Gesù]], [[Oscar Mondadori]], ISBN 978-88-04-57132-2, pag 20 e 21</ref> I vangeli apocrifi contengono le tipologie più disparate: i vangeli dell'infanzia narrano con episodi coloriti l'infanzia di Gesù, un tema non trattato dai vangeli canonici; i vangeli di stampo gnostico sono interessati ad aspetti più esoterici e misteriosofici; altri vangeli, invece, narrano episodi della vita di Gesù che non compaiono negli scritti canonici (ma la presenza o l'omissione di episodi tra testi differenti, come detto, riguarda anche i quattro canonici confrontati tra di loro)(contracted; show full)/books?id=goq0VWw9rGIC&pg=PA643&dq=Metaphor+Parables+%22gospel+of+John%22&lr=&num=100&cd=4#v=onepage&q=Metaphor%20Parables%20%22gospel%20of%20John%22&f=false Parables]</ref>|| Linguaggio figurato e metafore<ref>[http://books.google.ca/books?id=iBorIHvdgb4C&pg=PR17&dq=%22about+figurative+language%22+Metaphors+%22gospel+of+John%22&lr=&num=100&cd=1#v=onepage&q=%22about%20figurative%20language%22%20Metaphors%20%22gospel%20of%20John%22&f=false Language in the Gospel of John]</ref> || proto-[[gnosticismo|gnostico]], mascherato, parabole<ref>Tm 109</ref> ||Parabole<ref>[http://books.google.ca/books?id=wtphytF1ePQC&pg=PA232&dq=synoptic++%22gospel+of+the+hebrews%22+%22attempts+to+explain+the+third%22&lr=&cd=1#v=onepage&q=synoptic%20%20%22gospel%20of%20the%20hebrews%22%20%22attempts%20to%20explain%20the%20third%22&f=false Parabole di Gesù]</ref> |- (contracted; show full)[[tr:İncil]] [[uk:Євангеліє]] [[ur:انجیل]] [[vep:Evangelii]] [[vi:Sách Phúc Âm]] [[wa:Evandjîle]] [[yo:Ìhìnrere]] [[zh:福音书]] All content in the above text box is licensed under the Creative Commons Attribution-ShareAlike license Version 4 and was originally sourced from https://it.wikipedia.org/w/index.php?diff=prev&oldid=53815628.
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