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{{quote|Illuminismo è l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità è l'incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stesso è questa minorità, se la causa di essa non dipende da difetto d'intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di far uso del proprio intelletto senza essere guidati da un altro. ''[[Sapere aude]]!'' Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! È questo il motto dell'Illuminismo.|[[Immanuel Kant]] da ''[[Risposta alla domanda: che cos'è l'Illuminismo?]]'', [[1784]]}}

L<nowiki>'</nowiki>'''illuminismo''' fu un movimento [[cultura]]le e [[Filosofia|filosofico]] sviluppatosi approssimativamente nel [[secolo XVIII]] in [[Europa]].  
Il termine ''illuminismo'' è passato a significare genericamente ogni forma di pensiero che voglia "illuminare" la mente degli uomini, ottenebrata dall'[[ignoranza]] e dalla [[superstizione]], servendosi della [[critica]] della [[ragione]] e dell'apporto della [[scienza]].<ref>''Enciclopedia Garzanti di Filosofia'', alla voce corrispondente.</ref>
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L'illuminista dovrà tutelare l'uomo ammaestrandolo a diventare "maggiorenne" usando la propria ragione per liberarsi dalla credenza irriflessa nelle verità già date, siano esse quelle innate nel campo conoscitivo, siano quelle rivelate dalla religione.
  

La ragione rifiuterà tutto quello che non deriva da essa con il compito precipuo di stabilire i propri limiti: una ragione dunque programmaticamente finita e orgogliosa di essere tale poiché, in quell'ambito limitato, che è quello dell'[[esperienza]], essa potrà conoscere la verità sino in fondo.  

Questo avverrà applicando la critica della ragione, attraverso cioè l'analisi, la discussione, il dibattito nei confronti di quell'esperienza che non è soltanto il complesso dei fatti fisici ma anche di quelli storici e sociali:
{{Quote|Dai principi delle scienze profane ai fondamenti della rivelazione, dalla metafisica ai problemi fondamentali del gusto, dalla musica alla morale, dalle controversie scolastiche dei teologi alle questioni economiche, dal diritto naturale a quello positivo, insomma ai problemi che ci riguardano più da vicino a quelli che ci toccano soltanto direttamente, tutto fu discusso, analizzato, dibattuto.<ref>D'Alembert, ''Elementi di filosofia'', I</ref>}}

== Il compito pedagogico dell'intellettuale ==
[[File:Jean-Jacques Rousseau (painted portrait).jpg|150px|thumb|[[Jean-Jacques Rousseau]]]]  
Compito dell'[[intellettuale]] illuminista deve quindi essere il coraggioso uso della ragione:
{{Quote|Ma quale limitazione è d'impedimento all'illuminismo? Quale non lo è, anzi lo favorisce? Io rispondo il pubblico uso della ragione… l'uso che uno ne fa come studioso davanti all'intero pubblico di lettori.<ref>I. Kant, ''Op. cit.''</ref><ref>[[Jürgen Habermas]], studioso della formazione della ''ragione pubblica'', ha osser(contracted; show full)

== La ragione illuminista ==
La definizione illuministica della ragione è ormai lontana da quella classica prevalentemente contemplativa: ora è concepita come funzionale e operativa: la sua validità cioè è dimostrata dai risultati pratici che essa consegue: la razionalità è valida se è in grado di spiegare e ordinare i fatti in base a leggi di ordine razionale.
  
Ragione, natura, [[spontaneismo|spontaneità]] coincidono nella visione illuministica nella convinzione che la natura stessa abbia dotato ogni uomo della istintiva capacità di comprendere che lo rende uguale a tutti gli altri a condizione che esso sia liberato dalla corruzione della superstizione e dell'ignoranza. L'uomo, liberato dalle incrostazioni del potere, userà correttamente e spontaneamente, come secondo gli illuministi dimostrerebbe il comportamento naturale del cosiddetto "buon selvaggio", la sua ragione per procedere alla costruzione di uno Stato in cui le leggi, non più tiranniche, si fondino sul rispetto dei diritti naturali.

===Il mito del "buon selvaggio"===
Quello del "buon selvaggio" fu un mito basato sulla convinzione che l'uomo in origine fosse un "animale" buono e pacifico, solo successivamente corrotto dalla società e dal progresso. Nella cultura del [[Primitivismo]] del [[XVIII secolo]], il "buon selvaggio" era considerato più lodevole, più autenticamente nobile dei prodotti dell'educazione civilizzata.  

Nonostante l'espressione "buon selvaggio" fosse già comparsa nel [[1672]] in ''La conquista di Granada'' di [[John Dryden]] (1672), la rappresentazione idealizzata di un "gentiluomo della natura" fu ripresa dal [[Sentimentalismo]] del secolo successivo.

Il concetto di "buon selvaggio" incarna la convinzione che senza i freni della civilizzazione gli uomini siano essenzialmente buoni, le sue fondamenta giacciono nella dottrina della bontà degli esseri umani, espressa nel primo decennio del Settecento da [[Anthony Ashley Cooper, III conte di Shaftesbury|Anthony Shaftesbury]], che incitava un aspirante autore «a cercare quella semplicità dei modi, e quel comportamento innocente, che era spesso noto ai meri selvaggi; prima che essi fossero corrotti dai nostri commerci.»  <ref>A.Ashley Cooper,''Advice to an Author'', Part III</ref>

Il mito del buon selvaggio fu alimentato dall'azione missionaria dei [[Gesuiti]]  <ref>Giuseppe Cocchiara, ''Il mito del buon selvaggio: introduzione alla storia delle teorie etnologiche'', ed. G. d'Anna, 1948, p.12 e sgg.</ref>, iniziata fin dal [[XVII secolo]] nelle loro [[reducciones]] del sud America, soprattutto nel [[Paraguay]], consistente nella realizzazione di centri (reducciones de indios) per l'evangelizzazione delle popolazioni indigene allo scopo di creare una società con i benefici e le caratteristiche della così detta società crist(contracted; show full)], [[Fontanelle]] riconoscevano infatti di essersi ispirati a quella filosofia inglese fondata sulla ragione empirica e sulla conoscenza scientifica, elementi essenziali del pensiero di [[John Locke|Locke]] e di [[Isaac Newton|Newton]] e [[David Hume]] che risalivano a loro volta a quello di [[Francesco Bacone]].<ref>Andrea Tagliapietra, Silvia Manzoni, ''Che cos'è l'Illuminismo: i testi e la genealogia del concetto'', Milano, Bruno Mondadori, 2000, pag. 186.</ref>
  

Se l'illuminismo assunse prevalentemente un'impronta francese questo si deve alle particolari condizioni storiche della Francia del [[XVIII secolo]]. Lo sviluppo della borghesia durante il regno di [[Luigi XIV]] è assicurato dall'assolutismo monarchico ed è fondato sulla distinzione tra l'uomo privato e quello pubblico. Il suddito potrà fare i suoi affari ed esprimere una certa libertà di pensiero ma questa non dovrà mai entrare in conflitto con l'autorità del sovrano.  

Alla borghesia evoluta, alla [[fronda]] nobiliare e al movimento [[ugonotto]], che continuano nascostamente ad esercitare la loro critica, si aggiungono i nuovi finanzieri, creditori dello stato ma privi di potere politico che esprimono il loro dissenso nelle società segrete come quella della [[Massoneria]]. Quanto più repressa sarà la loro contestazione politica tanto più diverrà appariscente evidenziando così l'illuminismo francese che, rispetto a quello inglese, meno condizionato dal potere politi(contracted; show full)ire, sarà la grandiosa opera dell<nowiki>'</nowiki>''Enciclopedia'' o ''Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri'' che in 35 volumi, pubblicati dal [[1751]] al [[1780]], da un consistente gruppo di [[intellettuale|intellettuali]] sotto la direzione di [[Diderot]] e [[Jean Baptiste Le Rond d'Alembert|D'Alembert]], diffonderà i principi illuministici non solo in Francia ma, attraverso numerose traduzioni, in tutta Europa.
  

L'opera si presenta come arditamente innovativa rispetto ai vecchi dizionari enciclopedici: essa vuole essere «un quadro generale degli sforzi dello spirito umano in tutti i generi e in tutti i secoli.»<ref>D'Alembert, ''Enciclopedia. Discorso preliminare''</ref>
Oltre ad essere un'opera di informazione, l'Enciclopedia era quindi anche un'opera di propaganda, tramite la quale i suoi autori si proponevano di convincere il vasto pubblico della validità delle idee illuministe.  
{{Quote|Quest'opera produrrà certamente, col tempo, una rivoluzione negli animi ed io spero che i tiranni, gli oppressori, i fanatici e gli intolleranti non abbiano a trarne vantaggio. Avremo reso un servigio all'umanità.<ref>Lettera di Diderot a Sophie Volland del 26 settembre 1762</ref>}}

(contracted; show full)una prospettiva così elevata da poter considerare insieme le scienze e le arti principali, da poter vedere con un colpo d’occhio gli oggetti delle proprie speculazioni e le operazioni che può compiere su tali oggetti, e da poter distinguere i principali settori delle conoscenze umane, i punti che li separano e quelli che li uniscono, intravedendo anche, in qualche caso, i cammini segreti che li congiungono. [...]<ref>D’Alembert, ''Enciclopedia, Discorso preliminare''</ref>}}
  
I criteri di compilazione risponderanno a questi punti principali: il [[analisi (filosofia)|metodo analitico]] per la filosofia sulla base dell'empirismo lockiano e il metodo della fisica newtoniana sulla base del pensiero baconiano da cui D'Alembert, riprendendone la tripartizione di memoria, ragione e immaginazione, vi fa corrispondere storia, filosofia e arte.<ref>D'Alembert, ''Op. cit.'' cap. 2, 4</ref>

Gli articoli dell'Enciclopedia trattano i più svariati argomenti con un tono ora rivoluzionario ora apparentemente ingenuo: si parla di tolleranza, di guerra, di progresso, di privilegi ma anche di calze, di cinesi...

Emergono dall'opera anche le nuove concezioni dell'[[economia]] con la glorificazione della macchina, del nuovo [[Rivoluzione industriale|sistema industriale]] e le nuove teorie [[Fisiocrazia|fisiocratiche]] che fondano la ricchezza di una nazione su i beni e i prodotti naturali cioè sull'agricoltura.  
{{Vedi anche|Fisiocrazia}}
[[File:Voltaire.jpg|thumb|160px|[[Voltaire]]]]
Come banditore del nuovo sapere si affianca all'Enciclopedia l'opera di Voltaire che inizia la sua carriera letteraria come [[drammaturgo]], poeta e autore di ''pamphlets'' (opuscoli satirici e polemici), saggi, satire e racconti brevi nei quali divulga la scienza e la filosofia della sua epoca. Il filosofo intrattiene inoltre una voluminosa corrispondenza con scrittori e sovrani europei.  

Egli riprende tutti i temi tipici dell'illuminismo difendendoli con uno spirito caustico che non risparmia filosofi, clero e sovrani ma che non gli pone remore nell'accettare l'incarico di consigliere di [[Federico II di Prussia]].  

Voltaire crede nel progresso annunciato dall'illuminismo ma non è disposto a farne un [[dogma]]: «un giorno tutto andrà meglio ecco la nostra speranza; ogni cosa va bene, ecco la nostra illusione»; critica il [[pessimismo]] ma beffeggia l'ingenuo [[ottimismo]] di [[Leibniz]]<ref>Cfr. Voltaire, ''Candido, o dell'ottimismo''</ref>
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Il discorso iniziato da [[Galilei]] e concluso da Newton arriva dunque a compimento con l'illuminismo che estende il metodo analitico dai fatti fisici a quelli sociali, etici e psichici, in breve, a tutta le realtà umana:
  
{{Quote|Analizzare non è altro che osservare successivamente le qualità di un oggetto allo scopo di disporle nello spirito secondo l'ordine simultaneo in cui esistono...Nessun altro metodo può supplire all'analisi, nè può spandere la stessa luce: di ciò avremo la prova ogni volta che vorremo studiare un oggetto un po' complicato. Non abbiamo inventato questo metodo; l'abbiamo semplicemente trovato, e non abbiamo a temere che esso ci inganni.<ref>Condillac, ''Logica'', 1</ref>}}  

L'illuminista si dichiara nemico del ''[[sistema]]'', inteso come la pretesa di definire una volta per tutte la realtà, partendo da principi fissi e determinati, com'era in Cartesio, ma adopera lo spirito sistematico iniziando dai fatti: un atteggiamento sistematico inteso come una ricerca razionale per la conoscenza dei fatti dopo averli analizzati rifiutando ogni impostazione [[apriori]]stica e arrivando alla definizione di leggi generali solo dopo l'accurato esame dei(contracted; show full)
{{Quote|Come non sappiamo che cosa sia uno spirito, così ignoriamo cosa sia un corpo.<ref> in Gaetano Capone Braga, ''La filosofia francese e italiana del settecento'', Edizioni delle "Pagine critiche", 1920 p.63</ref>}}

  
Il materialismo infatti, secondo gli illuministi non è altro che un falso travestimento della vecchia metafisica che vuole offrire la facile spiegazione onnicomprensiva e totale dell'universo. Se essi sostengono talora il materialismo lo fanno per ragioni politiche e morali come polemica ed estrema protesta contro le imposizioni politiche e religiose del loro tempo. Solamente il [[D'Holbach]] sostiene in maniera convinta e scientifica la concezione materialistica<ref> C. Fabro, ''(contracted; show full) sono i suoi parenti o i suoi amici. Uno storico in quanto tale è come Melchisedec, senza padre, senza madre, senza genealogia. Se gli si domanda da dove viene deve rispondere...sono abitante del mondo; non sono al servizio dell'imperatore, né al servizio del re di Francia ma solo al servizio della verità...<ref>P. Bayle, ''Dizionario storico e critico'' in Società filosofica italiana, ''Rivista di filosofia'', Volume 46, Taylor editore, 1955</ref>}}
  

Il criterio sommo dunque della ricerca, per lo storico neutrale, è quello di scoprire come vera storia quella che segna la vittoria della ragione sull'ignoranza e per questo dall'illuminismo viene condannato in blocco il [[medioevo]] come età di fanatismo e oscurantismo religioso mettendo da parte gli aspetti positivamente culturali di quel periodo.
[[File:Pierre Bayle.jpg|thumb|left|150px|[[Pierre Bayle]]]]
La mutevolezza degli avvenimenti storici è solo apparente: al di là di queste differenze l'illuminista coglie il lento ma costante emergere sulla superstizione e l'errore l'elemento immutabile della ragione :
{{Quote|Tutto ciò che deriva dalla natura umana si assomiglia da una parte all'altra dell'universo; invece tutto ciò che può dipendere dalla consuetudine è differente, e può risultare simile soltanto per caso...invece la natura ha diffuso l'unità stabilendo ovunque un piccolo numero di princìpi invariabili: così il fondamento è ovunque lo stesso, mentre la cultura produce frutti diversi.<ref>Voltaire, ''Saggio sui costumu''</ref>}}  
Per [[Gotthold Ephraim Lessing|Lessing]] la storia, come ricerca della verità comincia solo con l'Illuminismo, tutto ciò che l'ha preceduta è una sorta di "pre-istoria".<ref>Andrea Tagliapietra, ''Che cos'è l'illuminismo: i testi e la genealogia del concetto'', Pearson Italia S.p.a., 1997, p.65</ref>  

Sarà il [[romanticismo]] a rilevare nella concezione illuminista della storia la mancanza di una visione unitaria e concreta che originava dall'astrattezza del concetto astorico di ragione che da loro viene identificato con la pura e semplice naturalità. Gli illuministi, cioè, non colgono l'interdipendenza tra l'uso della ragione che opera nella storia e le vicende economiche, sociali e culturali che realmente si sviluppano nella storia; essi riportano ogni differenza o sviluppo nella storia all'opposizione ragione-ignoranza.

== Politica ==
Da questa visione della storia dove prevale la ragione naturale universale ed eterna emergono i temi politici della [[tolleranza]], [[uguaglianza]] e [[libertà]] intesi come valori politici naturali ed universali.  

Ma l'uguaglianza per gli illuministi non comporta uguaglianza sociale o politica: l'essenziale è che il sovrano rispetti i diritti naturali: è trascurabile che egli sia un sovrano assoluto. È vero che ogni uomo per natura è uguale agli altri ma questo non comporta la parità tra i cittadini:
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La Natura e la ragione uguale per tutti rendono gli uomini fratelli al di là di ogni differenza etnica o nazionale. La fratellanza si traduce nell'ideale politico del [[cosmopolitismo]].
  

Quando però la parola ''cosmopolite'' fu immessa nel [[1762]] nel vocabolario dell'[[Accademia francese]] se ne dava una connotazione negativa<ref>[http://www.italica.rai.it/principali/lingua/bruni/schede/cosmopoli.htm F. Bruni, ''Storia della lingua italiana]</ref>:
{{quote|Colui che non si riferisce ad una patria. Un cosmopolita non è un buon cittadino||Celui qui n’adopte point de patrie. Un cosmopolite n’est pas un bon citoyen|lingua=fr}}  
Il giudizio sul cosmopolitismo mutò radicalmente dopo gli avvenimenti della [[Rivoluzione francese]] e nell’edizione del vocabolario del [[1798]] appare scritto a proposito del termine ''cosmopolite'':
{{Quote|Cittadino del mondo. Il termine si riferisce a colui che non si riferisce a una patria. Un cosmopolita considera l'universo come la sua patria||Citoyen du monde. Il se dit de celui qui n’adopte pas de patrie. Un cosmopolite regarde l’univers comme sa patrie|lingua=fr}}
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== Religione e morale ==
Tipico del pensiero illuminista è il rifiuto di ogni religione [[Rivelazione|rivelata]] e in particolare del Cristianesimo, ritenuto origine degli errori e della superstizione. Da qui la scelta del [[deismo]] come religione naturale e l'identificazione della religione con la morale.
  
{{Vedi anche|Illuminismo in Inghilterra#Deismo{{!}}Il deismo nell'Illuminismo inglese}}
Non considerando le posizioni materialistiche ed [[ateismo|atee]], come quelle dell'ultima fase del pensiero di Diderot, il deismo si ritrova nella maggior parte dei pensatori illuministi i quali, attraverso argomentazioni scientifiche, cercano di dimostrare l'esistenza di un Dio all'origine dell'universo. La meravigliosa macchina del cosmo fa infatti pensare che debba esserci come [[Aristotele#(contracted; show full)

La guida dell'uomo nella sua condotta morale diviene una religiosità [[laicismo|laica]], trasformazione della religione in morale naturale i cui precetti sono uguali per tutti gli uomini:
{{Quote|Per religione naturale si devono intendere i principi morali comuni a tutto il genere umano.<ref>Voltaire in ''Enciclopedia Garzanti di Filosofia''</ref>}}
  
{{Quote|I doveri a cui siamo tutti tenuti nei confronti dei nostri simili appartengono essenzialmente ed unicamente al dominio della ragione, e pertanto sono uniformi presso tutti i popoli. La conoscenza di questi doveri costituisce ciò che si chiama morale e rappresenta uno degli oggetti piú importanti a cui la ragione possa riferirsi ...<ref>D'Alembert, ''Elementi di filosofia'', VII</ref>}}

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=== La soppressione della Compagnia di Gesù ===
{{Quote|Schiacciate l'infame|Voltaire|Écrasez l'Infâme<ref> Voltaire in Giuseppe Fumagalli, ''Chi l'ha detto?'', Hoepli editore, 1980
  
p.456</ref>|lingua=fr}}
L'atteggiamento dell'Illuminismo nei confronti della religione cristiana e dei suoi rapporti col potere civile non furono uguali dappertutto: se in [[Inghilterra]] i problemi legati alla lotta contro l'assolutismo monarchico si erano già in parte risolti, seppure faticosamente, con l'editto di tolleranza del [[1689]], che poneva fine ufficialmente alle persecuzioni religiose e relegava la [[fede]] all'ambito soggettivo-individuale, nell'Europa con(contracted; show full)osta ad una violentissima campagna di accuse, (non esclusa quella di tramare contro lo Stato) ed abbia finito per essere travolta. All'anticlericalismo trionfante...si affiancarono le correnti giurisdizionalistiche che sostenevano l'urgenza di smantellare i secolari privilegi di cui godeva ancora la Chiesa: dal diritto d'asilo al foro ecclesiastico.<ref>Antonio Desideri, ''Storia e storiografia'', vol.2, Casa editrice G. D'Anna, Firenze 1979, p.14</ref>}}
  
I [[gesuiti]], intransigenti difensori del primato papale, sulla spinta dei conflitti crescenti tra chiesa e stato, nonché di un'opinione pubblica che ne chiedeva l'annientamento, vennero espulsi da quasi tutti i paesi europei:<ref>Secondo J. Le R. D'Alembert, la cacciata dei gesuiti dall'Europa fu uno degli avvenimenti principali che contribuì a segnare il secolo illuminista (cfr. ''Sur la destruction des jésuites en France, par un auteur désintéressé'', Nabu (contracted; show full)

L'Inquisizione venne descritta come il luogo per eccellenza nel quale, tramite ripetuti crimini e torture, si esprimeva l'autentica ortodossia cattolica, spesso peraltro resa un tutt'uno con quella protestante.<ref>Léo Moulin, ''L'Inquisizione sotto inquisizione'', a cura dell'Ass. Culturale ICARO, Cagliari 1992</ref>
  

Voltaire nel suo ''Dizionario filosofico'' introduce la voce "Inquisizione" scrivendo: {{Quote|L'Inquisizione è, come si sa, un'invenzione mirabile e autenticamente cristiana per rendere più potenti il papa e i monaci e per rendere ipocrita un intero regno}}
e, dopo una disamina della storia dell'inquisizione termina commentando le procedure del tribunale dell'inquisizione:  
{{Quote|Si è imprigionati dietro la semplice denuncia delle persone più scellerate; un figlio può denunciare il padre, una donna il marito; non si è mai messi a confronto con i propri accusatori, i beni vengono confiscati a favore dei giudici: così almeno si è comportata l'Inquisizione fino ai giorni nostri. V'è in ciò qualcosa di divino, perché è incomprensibile che gli uomini abbiano sopportato con tanta pazienza questo giogo.<ref> Voltaire, ''Dizionario filosofico'', (contracted; show full)simo di riconoscere la suprema autorità della Chiesa nella direzione degli uomini.<ref>N. A. Diessbach, ''Le chrétien catholique'', in ''Démonstration évangéliques'', a cura di J. P. Migne, XIII, Paris, 1843, pp. 182-184</ref>. Pur criticando l'illuminismo, Diessbach aveva adottato nei suoi scritti lo stile e il modo di sentire di [[Jean-Jacques Rousseau|Rousseau]], di cui del resto apprezzava esplicitamente la sincerità e la travagliata affettività.
  

L’abate veneziano [[Giovanni Maria Ortes]], nel suo trattato ''Della religione e del governo dei popoli'' ([[1780]]), in reazione alla modernità proponeva altresì un ritorno alla società cristiana [[Medioevo|medievale]]. Egli affermava infatti che il sistema realizzato da [[Carlo Magno]] e [[Papa Leone III|Leone III]], e restaurato poi da [[Papa Gregorio VII|Gregorio VII]], costituirebbe il pieno conseguimento dei principi politici e sociali del cristianesimo<ref>G. M. Ortes, &#x(contracted; show full)

== Diffusione dell'Illuminismo ==
L'Illuminismo fu anche un movimento profondamente cosmopolita: pensatori di nazionalità diverse si sentirono accomunati da una profonda unità d’intenti, mantenendo stretti contatti epistolari fra loro. Furono illuministi [[Pietro Verri]], [[Cesare Beccaria]] e [[Mario Pagano]] in Italia, [[Halle]], [[Christian Wolff (filosofo)|Wolff]], [[Gotthold Ephraim Lessing|Lessing]] in Germania, [[Benjamin Franklin]] e [[Thomas Jefferson]] nelle colonie americane.
  

Durante la prima metà del XVIII secolo, molti tra i principali esponenti dell'Illuminismo furono perseguitati per i loro scritti o furono messi a tacere dalla censura governativa e dagli attacchi della Chiesa, ma negli ultimi decenni del secolo, il movimento si affermò in Europa ed ispirò la [[rivoluzione americana]] e successivamente quella francese.  

Il successo delle nuove idee, sorretto dalla pubblicazione di riviste e libri e da nuovi esperimenti scientifici inaugurò una moda diffusa persino tra i nobili e il clero. Alcuni sovrani europei adottarono le idee e il linguaggio dell'Illuminismo. Gli illuministi, attratti dal concetto di filosofo-re che illumina il popolo dall'alto, guardarono con favore alla politica dei cosiddetti despoti illuminati, come [[Federico II di Prussia]], [[Caterina II di Russia]] e [[Giuseppe II d'Austria]].&(contracted; show full)altro che l'eterna presunzione dell'umanità: peccato di orgoglio che Dio può punire come ha fatto con il periodo del [[Terrore]] in Francia.<ref>«De Maistre, come cattolico di immacolata ortodossia che egli era e si credeva, giudicò il Terrore una punizione atroce, ma meritata, inflitta dalla Provvidenza alle colpe della Francia traviata...» (in Alfredo Galletti, ''L'opera di Giosuè Carducci: (il poeta- il critico- il maestro)'', Nicola Zanichelli, 1929)</ref>
  

Lo [[storicismo]] tedesco giudica positivamente la concezione illuminista della storia<ref>W. Dilthey, ''Il secolo XVIII e il mondo storico'', trad. it. Edizioni di Comunità, Milano 1967</ref> e così anche l'illuminismo in genere come «una nuova visione del mondo».

(contracted; show full)mo, sviluppatasi nella seconda metá del secolo XX, si sostiene come l'Illuminismo fosse caratterizzato dall'esaltazione di idee e principi (quali l'uguaglianza, la libertà, la fraternità) che sarebbero già stati storicamente proposti in Europa dal [[Cristianesimo]] e successivamente ripresi dagli illuministi e ripresentati avulsi dalla loro origine religiosa, se non addirittura in funzione anticristiana.

[[Joseph Ratzinger]], futuro pontefice della [[Chiesa cattolica]], scrive in proposito:
  
{{Quote|Il cristianesimo, fin dal principio, ha compreso se stesso come la religione del ''logos'', come la religione secondo ragione.
Non ha individuato i suoi precursori in primo luogo nelle altre religioni, ma in quell’Illuminismo filosofico che ha sgombrato la strada dalle tradizioni per volgersi alla ricerca della verità e verso il bene.... In quanto religione dei perseguitati, in quanto religione universale, al di là dei diversi Stati e popoli, ha negato allo Stato il diritto di considerare la religione come una parte dell’ordinamento statale, postulando così la libertà della fede.

Ha sempre definito gli uomini,... creature di Dio e immagine di Dio, proclamandone in termini di principio,... la stessa dignità.<br />
In questo senso l’Illuminismo è di origine cristiana ed è nato non a caso proprio ed esclusivamente nell’ambito della [[fede cristiana]]. Laddove il cristianesimo, contro la sua natura, era purtroppo diventato tradizione e religione di Stato.  

[...] È stato ed è merito dell’Illuminismo aver riproposto questi valori originali del cristianesimo e aver ridato alla ragione la sua propria voce.<ref>[[Joseph Ratzinger]] da ''L’Europa di Benedetto nella crisi delle culture'', Cantagalli, Siena 2005</ref>}}

Secondo lo storico cattolico del Medioevo [[Franco Cardini]]:
(contracted; show full)o, un taglio netto che ha determinato epocali cambiamenti materiali e di mentalità...ma esso ha anche evocato spettri e alimentato illusioni, suscitato conflitti e inasprito contrasti, non da ultimo proprio perché con l'affermazione dell'illuminismo si è imposto definitivamente il processo di secolarizzazione sociopolitica e di laicizzazione culturale della società europea»<ref>G. Vottari, ''Op. cit. Ibidem'' </ref>
Nell'età contemporanea valgono quindi ancora
  
{{Quote|Il tentativo di Montesquieu di difendere la libertà contro le incursioni del dispotismo, la campagna di Voltaire contro la perversione della giustizia, il sostegno di Rousseau per i diritti dei diseredati, il dubitare di ogni autorità di Diderot inclusa quella stessa della ragione: queste le armi lasciate dagli intellettuali del XVIII secolo ai loro epigoni di duecento anni dopo.<ref>[[Robert Darnton]], ''La dentiera di Washington'', Donzelli 1997</ref>}}

(contracted; show full)
* P. Casini, ''Scienza, Utopia e Progresso". Profilo dell'Illuminismo'', Roma-Bari, Laterza, 1994.
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* L. G. Crocker, "Un'età di crisi. Uomo e mondo nel pensiero francese del Settecento", Bologna, il Mulino, 1959.
* Domenico Felice (a cura di), ''Leggere "Lo spirito delle leggi" di Montesquieu'', 2 voll., Milano, Mimesis, 2010.
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* T. Gregory, ''Scetticismo ed empirismo'', Bari, Laterza, 1961.
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* M. Vovelle, ''La mentalità rivoluzionaria'', Roma-Bari, Laterza, 1987.
* M. Vovelle, ''I giacobini e il giacobinismo'', Roma-Bari, Laterza, 1998.  
* A.M.Wilson, ''Diderot: Gli anni decisivi'', Milano, Feltrinelli, 1984.

== Voci correlate ==
{{div col|2}}
* [[XVIII secolo]]
* [[Assolutismo illuminato]]
* [[Cosmopolitismo]]
* [[Deismo]]
* [[Encyclopédie]]
* [[Filantropia]]
* [[Filantropismo]]
* [[Illuminismo (letterario)]]
* [[Illuminismo in Inghilterra]]
* [[Illuminismo in Polonia]]
* [[Illuminismo italiano]]
* [[:Categoria:Illuministi|Filosofi e intellettuali illuministi]]
* [[Libertà]]
* [[Razionalismo]]
* ''[[Risposta alla domanda: che cos'è l'Illuminismo?]]''
* [[Rivoluzione francese]]
* [[Sapere aude]]
* [[Tolleranza]]
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== Collegamenti esterni ==
* [http://www.ariannascuola.eu/joomla/filosofia/filosofia-barocca/lilluminismo/schema-che-cose-lilluminismo.html Schema sull'Illuminismo]
* [http://www.filosofico.net/kantillu.htm Immanuel Kant, ''Risposta alla domanda: che cos'è l'Illuminismo?'' (testo integrale)]
* [http://it.encarta.msn.com/encyclopedia_761571679/Illuminismo.html, Voce ''Illuminismo'' nell’enciclopedia Encarta online]
* [http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=23404 ''Contro l'Illuminismo'']
* [http://illuminismo.exactpages.com Analisi critica dell'Illuminismo]

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