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{{nota disambigua}}
{{Avvisounicode}}
{{Dubbio qualità grave|motivo=Intere sezioni senza o poche fonti, nello specifico: <del>Geografia (e sottosezioni)</del>, Clima, Storia (e sottosezioni), Flora terrestre, <del>Flora e fauna acquatiche</del>, Archeologia, Architettura, Arte, <del>Industria</del>, <del>Miniere</del>, Agricoltura e allevamento, <del>Pesca</del>, <del>Trasporti marittimi</del>, <del>Emigrazione</del>, Ammini(contracted; show full)014}}</ref>, apporta forti ondate di caldo in estate e piogge abbondanti e talvolta intense nelle zone esposte, specialmente nelle stagioni autunno-inverno e si rivela particolarmente dannoso in tarda primavera, quando si intensifica l'[[evapotraspirazione]] che causa ''stress'' idrici alle colture non irrigue. La costante ventilazione ha favorito l'installazione di numerosi [[energia eolica|impianti eolici]] sui crinali di alcuni rilievi e in certe aree industriali.

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  Storia  ==
{{vedi anche|Storia della Sardegna|}}
{{Quote|La Sardegna è tra le meno conosciute delle grandi isole d'Europa, ma è anche una delle più interessanti.|Thomas Ashby (1874-1931), Direttore della ''British School'' a Roma (1906-1925)}}
(contracted; show full)olo= Sardegna un mare di cultura|accesso= 28 febbraio 2011|formato=Video|sito= www.sardegnadigitallibrary.it|editore= Esit}}Video sulle testimonianze archeologiche e culturali</ref> Di seguito sono evidenziati solo tre periodi fra tanti della storia della Sardegna, data la loro peculiarità: quello [[Civiltà nuragica|nuragico]], quello [[Storia della Sardegna giudicale|giudicale]] e quello successivo del [[Regno di Sardegna|regno sardo]] (dal baricentro territoriale prima iberico e poi italiano).

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  Sardegna nuragica  ===
[[File:Losa 4.JPG|miniatura|Cinta turrita esterna del [[Nuraghe Losa]] presso [[Abbasanta]]]]
{{vedi anche|Civiltà nuragica}}
Circa 8.000 [[nuraghe|nuraghi]], mediamente uno ogni 3&nbsp;km² (7.000 disseminati nel territorio sardo), centinaia di villaggi e tombe [[Megalito|megalitiche]] sono la testimonianza di una singolare civiltà che si è sviluppata nell'isola a partire dal [[II millennio a.C.]] Il nuraghe era il centro della vita sociale degli antichi Sardi, ma, oltre alle torri, altre strutture caratterizzarono la loro cultura, come le [[tomba di giganti|tombe dei giganti]] (''luoghi di sepoltura'') le cui [[Menhir|stele]] centrali possono arrivare fino a 4&nbsp;  m di 'altezza, i [[pozzo sacro nuragico|pozzi sacri]] (''luoghi di culto'') dalla raffinata tecnica costruttiva, i [[Bronzetto sardo|bronzetti]] arrivati numerosi fino ai nostri giorngiorni nostri e fusi mediante la tecnica della [[cera persa]] sono il simbolo della civiltà nuragica che li costruì ma anche della Sardegna.

I Nuragici erano un popolo di guerrieri e navigatori, di pastori e di contadini, suddiviso in [[tribù|nuclei tribali (clan)]] che abitavano nei cosiddetti "cantoni nuragici". Commerciavano con i [[Micenei]] e i [[Minoici]], con i popoli [[Iberi]]ci, i [[Fenici]] e gli [[Etruschi]], lungo rotte che attraversavano il mar Mediterraneo dalla Spagna alle [[Libano|coste libanesi]]. Il loro simbolo più conosciuto, il [[nuraghe]], è stato classificato dall'[[Unesco]] come [[patrimonio mondiale dell'umanità]], individuando in [[Su Nuraxi]] presso [[Barumini]] l'esempio più significativo.<ref>{{cita web|nome= Sito|cognome= Unesco|url= http://whc.unesco.org/en/list/833|titolo= Su Nuraxi di Barumini|accesso= 28 febbraio 2011|sito= whc.unesco.org|lingua= Inglese}}Sito Unesco con motivazione della scelta di inserire il nuraghe come patrimonio mondiale dell'umanità</ref>

===  Sardegna giudicale  ===
{{vedi anche|Storia della Sardegna Giudicale|Condaghe|Carta de Logu}}
[[File:Mariano IV Arborea.png|miniatura|[[Mariano IV d'Arborea]] (1317 -1376)]]
Altro periodo storico singolare nel contesto mediterraneo fu quello giudicale, quando a partire dal [[IX secolo]] col declino di [[Impero bizantino|Bisanzio]], le istituzioni locali dovettero riformarsi e rendersi autonome, anche per fare fronte alle scorrerie e ai tentativi di invasione dei [[saraceni]]. E; ebbe così inizio il [[Storia della Sardegna dei Giudicati|periodo dei giudicati]], una forma originale di governo che durò per i successivi 600 anni. Nell'isola probabilmente si formò in origine un'unica entità statuale autonoma nella sostanza, su cui [[Bisanzio]] esercitava una autorità solo nominale. Solo dopo il tentativo di conquista musulmana da parte di [[Mujāhid al-ʿĀmirī]], sventato a stento dai sardi per terra e dalle flotte di [[Pisa]] e [[Genova]] <ref>http://www.archiviogiuridico.it/Archivio_12/Zedda_Pinna.pdf</ref>, si formarono vari regni indipendenti, fra cui i più noti sono quelli di [[Giudicato di Torres|Torres]], [[Giudicato di Gallura|Gallura]], [[Giudicato di Arborea|Arborea]] e [[Giudicato di Cagliari|Calari]], che diedero vita ad una organizzazione politica ed amministrativa efficace e con elementi di modernità rispetto ai regni coevi. Il territorio era diviso in [[Curatoria|curatorie]] che, secondo alcuni studiosi, ricalcavano i confini degli antichi ''cantoni nuragici''.

Grazie all'abbondanza di risorse naturali, prosperarono nuovamente l'agricoltura e la pastorizia, i commerci ebbero nuovo impulso e così le arti, come l'architettura in stile [[romanico pisano]]. S; si sviluppò, inoltre, un sistema giuridico locale, il cui apice fu raggiunto con la promulgazione della [[Carta de Logu]] nel [[XIV secolo]] «considerata una delle più importanti costituzioni di principi del Medioevo».<ref>Italo Birocchi e Antonello Mattone (a cura di), ''La Carta de Logu d'Arborea nella storia del diritto medievale e moderno'', Roma - Bari, 2004, p. VII e ssgg.</ref> Le ingerenze fra gli stessi Giudicati, delle [[repubbliche marinare]] e dello [[Stato Pontificio]] portarono all'infeudamento della Sardegna da parte del pPapa nel 1297, istituendo questi nominalmente il [[Regno di Sardegna]] senza aver tenuto conto delle realtà statuali già presenti nell'isola. Gli [[aragonesi]] solo nel [[1324]] riuscirono a realizzarlo territorialmente con la [[battaglia di Lucocisterna]], alleandosi con arborensi, genovesi e sassaresi, i quali si erano costituiti in [[Comune medievale|libero comune]] come [[Iglesias (Italia)|Iglesias]] e altre città. Dopo decenni di guerre, [[Peste nera|epidemie]] e trattati di pace, nel [[1420]] prevalsero nell'intera isola i [[Catalogna|catalani-aragonesi]] sul [[Giudicato di Arborea]], i cui territori superstiti vennero ceduti dall'ultimo Giudice, [[Guglielmo III di Narbona]], per 100.000 fiorini d'oro.<ref>[http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&id=110697 Sardegna DigitalLibrary - Immagini - La Sardegna custodisce lo scudo di Savoia] Sardegna Digital Library</ref>

[[File:Palazzo regio affresco.png|miniatura|"''La Sardegna custodisce lo scudo di Savoia''", affresco di [[Domenico Bruschi]] nel [[Palazzo Reale (Cagliari)|Palazzo Reale]] di [[Cagliari]]]]

===  Regno di Sardegna  ===
{{vedi anche|Regno di Sardegna|Stato sardo|Regno di Sardegna (1324-1720)|Regno di Sardegna (1720-1861)}}
Il Regno di Sardegna fu istituito nel [[1297]] da [[papa Bonifacio VIII]] in ottemperanza al [[trattato di Anagni]] del 24 giugno [[1295]]; venne istituito per risolvere la crisi politica e diplomatica, sorta tra la [[Corona d'Aragona]] e il ducato d'[[Angiò]] a seguito della [[Guerra del Vespro]] per il controllo della [[Regno di Sicilia|Sicilia]]. L'atto di [[Feudalesimo|infeudazione]], datato 5 aprile 1297, affermava che il regno apparteneva alla Chiesa e veniva dato in perpetuo ai re della [[Corona di Aragona]] in cambio di un giuramento di [[Vassallo|vassallaggio]] e del pagamento di un censo annuo. Fu conquistato territorialmente a partire dal [[1324]] con la guerra mossa dagli Aragonesi contro i [[Repubblica di Pisa|pisani]], in alleanza col [[Regno di Arborea|regno giudicale di Arborea]]; la conquista fu a lungo contrastata dalla resistenza sull'isola dello stesso regno di Arborea e poté considerarsi parzialmente conclusa solo nel [[1420]], con l'acquisto dei rimanenti territori dall'ultimo [[Guglielmo III di Narbona|Giudice]] per 100.000 fiorini d'oro, nel [[1448]] con la conquista della città di [[Castelsardo]] (allora ''Castel Doria'') e nel [[1767]]-[[1769|69]], quando [[Carlo Emanuele III di Savoia]] sottrasse l'[[arcipelago della Maddalena]] al controllola [[Repubblica di Genova|genovese]].

Fece parte della Corona di Aragona fino al [[1713]], anche dopo il matrimonio di [[Ferdinando II di Aragona|Ferdinando II]] con [[Isabella di Castiglia]], allorquando l'Aragona si legò prima alla [[Castiglia]], poi, in epoca già [[Asburgo di Spagna|asburgica]] (a partire dal [[1516]]), anche alle altre entità statuali da loro governate. Nel [[1713]], subito dopo la [[guerra di successione spagnola]], entrò a far parte dei domini degli [[Asburgo]] d'Austria; nel [[1720]] con il [[Trattato dell'Aia (1720)|trattato dell'Aia]] la Sardegna venne ceduta, dopo un fallito tentativo di riconquista da parte della Spagna, a [[Vittorio Amedeo II di Savoia|Vittorio Amedeo II]], già [[Ducato di Savoia|duca di Savoia]], ricevendo l'Austria in cambio della [[Regno di Sicilia|Sicilia]]. Nel [[1847]], con la cosiddetta [[Fusione perfetta del 1847|fusione perfetta]], tutti i possedimenti della [[Casa Savoia|Casa Reale sabauda]] confluirono nel Regno; per mezzo di tale atto giuridico scomparvero conseguentemente le ultime vestigia statuali acquisite in periodo iberico (carica vicereale, parlamento degli [[Stamento|Stamenti]], suprema corte della Reale Udienza), diventando l'isola, a detta del Casula, una regione di uno Stato più ampio, non più ''composto'' come lo era stato dopo il 1720, ma ''unitario'', con un solo popolo ed un unico territorio. La denominazione ''Regno di Sardegna'' venne mantenuta ancora per anni finché, una volta raggiunta l'[[Unità d'Italia|unificazione italiana]], mutò nome nel nuovo [[Regno d'Italia (1861-1946)|Regno d'Italia]],<ref>Su tale fase conclusiva della storia del regno di Sardegna si vedano: G. Sotgiu, ''Storia della Sardegna sabauda'', Roma-Bari, 1984, e Id., ''Storia della Sardegna dopo l'Unità'', Roma-Bari, 1986; F.C. Casula, ''La storia di Sardegna'', Sassari-Pisa, 1994;</ref> il cui inno, tuttavia, rimase (unitamente alla [[Marcia Reale]]) [[S'hymnu sardu nationale]].
[[File:QUATTRO MORI.jpg|miniatura|Stemma settecentesco del Regno di Sardegna]]
Le istituzioni del Regno, oltre al Vicerè, di nomina reale e quasi sempre non sardo, erano le Cortes e la Real Udiencia; le Cortes erano un parlamento pattizio, in cui erano rappresentate le città reali, la chiesa e la nobiltà feudale, ovvero tutti coloro che potevano sostenere le spese dello Stato, giacché i feudatari provvedevano direttamente a raccogliere le imposte nei villaggi agricoli dell'interno in base alla capacità delle singole famiglie. I; i primi censimenti, infatti, non contavano le persone ma i "fuochi", le famiglie capaci di contribuzione.

Il Vicerè deveva contrattare il "donativo", ovvero le entrate del governo, con il parlamento, il quale in cambio chiedeva al sovrano degli interventi ritenuti importanti dalla comunità. In base a questo sistema fu impiantato un'efficiente sistema di difesa con numerose torri litoranee e le piazzeforti di [[Alghero]] e Cagliari, e furono fondate le due Università di Sassari e Cagliari, ridondanti rispetto alla popolazione isolana di allora, ma che furono essenziali per creare una classe dirigente che nei secoli successivi differenzierà la Sardegna dalle regioni del [[sud Italia]]. B, basti pensare ai personaggi politici del dopoguerra formatisi nell'Università di Sassari: due [[Presidenti della Repubblica]] ([[Antonio Segni]] e [[Francesco Cossiga]], il capo del più grande [[Partito Comunista]] dell'Europa Occidentale, [[Enrico Berlinguer]], e altri come [[Mario Segni]] e [[Giuseppe Pisanu]]). Amministrativamente il Regno era diviso nei due tradizionali Capi (Capo di sopra o Logudoro e Capo di Cagliari) e a Sassari risiedeva un governatore mentre la medesima carica era assunta (contracted; show full){{Mar Mediterraneo}}
{{portale|isole|Sardegna}}
{{vetrina|15|7|2006|Wikipedia:Vetrina/Segnalazioni/Sardegna|Italia}}

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[[Categoria:Isole del mar Mediterraneo]]

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