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{{nota disambigua}}
{{Avvisounicode}}
{{Dubbio qualità grave|motivo=Intere sezioni senza o poche fonti, nello specifico: <del>Geografia (e sottosezioni)</del>, Clima, Storia (e sottosezioni), Flora terrestre, <del>Flora e fauna acquatiche</del>, Archeologia, Architettura, Arte, <del>Industria</del>, <del>Miniere</del>, Agricoltura e allevamento, <del>Pesca</del>, <del>Trasporti marittimi</del>, <del>Emigrazione</del>, Ammini(contracted; show full)ttp://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=615&s=17&v=9&c=4461&id=103007 Immagine grotta Ispinigòli]</ref> presso [[Dorgali]], di [[Grotte di San Giovanni|San Giovanni]] presso [[Domusnovas]] e la grotta di Santa Maria nel Sulcis.<ref>{{cita web|nome=Regione autonoma|cognome=della Sardegna|url= http://www.sardegnaturismo.it/offerta/montagna/grotte.html|titolo=Grotte|accesso=2 maggio 2011|sito=www.sardegnaturismo.it|editore=Regione Autonoma della Sardegna}}</ref>

==
  Cultura  ==
===  Lingue e dialetti  ===
{{Vedi anche|Lingua protosarda}}
Secondo alcune interpretazioni, gli [[Protosardi|antichi Sardi]] del periodo prenuragico e nuragico conservarono senza rilevanti alterazioni lingua e costumi pre-indoeuropei della cosiddetta '[[Europa Antica|vecchia Europa]]. Secondo alcune teorie la [[lingua sardiana]] o ''protosarda'' sarebbe stata affine a quella [[lingua etrusca|etrusca]]<ref>{{cita web|nome= Massimo|cognome= Pittau|url= http://www.pittau.it/Sardo/sardiana.html|titolo= La lingua sardiana o dei proto-sardi|accesso= 28 febbraio 2011|sito=www.pittau.it |editore=Ettore Gasperini Editore}}</ref><ref>{{cita web|nome= Massimo|cognome= Pittau|url= http://www.pittau.it/Sardo/indoeuropeo.html|titolo= Appellativi nuragici di matrice indoeuropea|accesso= 28 febbraio 2011|sito=www.pittau.it}}</ref>, mentre secondo altre lo sarebbe da confrontare piuttosto con le lingustata con quelle [[Lingua proto-basca|basco]]-[[Lingue paleoispaniche#Lingue iberiche|iberiche]]. U; un'altra recente ipotesi suppone che nell'Iisola erano presenti popolazioni contraddistinte sia da parlate [[indoeuropee]] che pre-indoeuropee<ref>Giovanni Ugas - ''L'Alba dei Nuraghi'' pg.241,254 - Cagliari, 2005</ref>. 
[[File:Sardinia Language Map.png|miniatura|upright=0.8|Mappa delle lingue e dei dialetti parlati in Sardegna]]
{{Vedi anche|Lingua sarda|Lingua sassarese|Lingua gallurese|Dialetto algherese|Dialetto tabarchino|Italiano regionale della Sardegna}}
In Sardegna si parlano oggi diverse [[lingue romanze]]: oltre all'[[Lingua italiana|italiano]], introdotto nell'isola con un atto potestativo nel 1760<ref>S'italianu in Sardìnnia, Amos Cardia, Askra</ref> e correntemente espresso dalla gran parte dei locutori nella sua [[Italiano regionale della Sardegna|variante regionale]], la lingua più diffusa nell'isola è il [[lingua sarda|sardo]], ritenuta subito dopo l'italiano<ref>Sardegna tra tante lingue, autori Roberto bolognesi e Wilbert heeringa, Ed. Condaghes, 2005
</ref> la più conservativa tra le [[lingue romanze|lingue neolatine]].<ref>{{cita web|nome= Manlio|cognome= Brigaglia|url=http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:r3FBO3JZIjYJ:www.mclink.it/com/lol/sardegna/g_tour/bri_i.htm+%C2%ABpone+mihi+tres+panes+in+bertula&hl=it&ct=clnk&cd=2&gl=it|titolo= Sardegna isola del silenzio|accesso= 28 febbraio 2011|sito= www.mclink.it |editore=Italo Innocenti Edizioni}}. Nel suo libro [[Manlio Brigaglia]] rileva che se ai tempi di [[Gaio Giulio Cesare|Giulio Cesare]], un cittadino romano, prima di partire pe(contracted; show full)rl= http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&s=17&v=9&c=4462&id=37211|titolo= Intervento di Michelangelo Pira su "La lingua"|accesso=1º marzo 2011|formato=Audio|sito=www.sardegnacultura.it|editore=RAI Sardegna}}</ref> essa è ripartita da una parte dei glottologi<ref>Eduardo Blasco Ferrer, ''La lingua sarda contemporanea - grammatica del logudorese e del campidanese'', Edizioni Della Torre, 1986</ref> in due varianti fondamentali:
  
*  nel cosiddetto "[[capo di sopra]]" il [[sardo logudorese]] (''sardu logudoresu'') è la variante rimasta più simile al latino in desinenze e pronuncia, e generalmente considerata quella di maggior prestigio letterario; in essa furono scritte molte poesie e componimenti come, per esempio, l'[[S'hymnu sardu nationale|inno del Regno]] in [[Storia della Sardegna sabauda|epoca sabauda]], "No potho reposare" e "[[Su patriottu sardu a sos feudatarios|Procurad'e moderare, barones, sa tirannia]]". Nel logudorese viene generalmente compresa come sottovarietà la [[Sardo logudorese#Nuorese|variante nuorese e barbaricina]] (''sardu nugoresu'' e ''sardu barbaritzinu''), che si caratterizza per una ancor maggiore conservazione e fedeltà al latino ma con frequenti elementi arcaici del sostrato preindoeuropeo. Nella regione del [[Guilcer]] sono diffuse parlate di transizione col campidanese, a cui si sono ispirati gli studiosi che hanno elaborato la variante scritta della [[Limba Sarda Comuna]], adottata dalla Regione nel 2006.
*  nel cosiddetto "[[capo di sotto]]" il [[sardo campidanese]] (''sardu campidanesu'') presenta vocaboli di matrice fenicio-punica oltre che nuragica, ed è parlato nell'intero meridione isolano, costituendone anche la variante più diffusa; nell'[[Ogliastra]] la parlata ha una matrice campidanese arcaica, con molti vocaboli barbaricini  .
Altri linguisti<ref>AA.VV., Karijn Helsloot (a cura di Roberto Bolognesi), ''La lingua sarda'', Ed. Condaghes, 1999</ref> teorizzano, invece, la sostanziale unitarietà del sistema linguistico sardo, anche tenendo conto dell'oggettiva impossibilità nel tracciare un confine netto tra i sistemi dialettali per via dell'esistenza di numerose parlate con caratteri mediani (es. [[Sardo campidanese#Arborense|arborense]], [[Sardo campidanese#Barbaricino centro-meridionale|barbaricino meridionale]], [[Sardo campidanese#Ogliastrino|ogliastrino]] etc.).

(contracted; show full) le caratteristiche comuni di tutte le varianti. Nell'aprile del [[2006]] la [[Limba Sarda Comuna]] è diventata lingua ufficiale per le comunicazioni in sardo dell'amministrazione regionale. Nel [[2012]] la [[Giunta regionale della Sardegna|giunta]] [[Ugo Cappellacci|Cappellacci]]<ref>[http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_73_20120703172407.pdf Delibera della Giunta regionale del 26 giugno 2012].</ref> introduce la dicitura «Regione Autònoma de Sardigna» in [[lingua sarda|sardo]]
, con la stessa evidenza grafica dell'italiano, nei documenti, nello stemma della Regione e in tutte le produzioni grafiche legate alla propria [[Comunicazione pubblica|comunicazione istituzionale]]<ref>{{cita news|url =http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2012/07/07/news/dicitura-bilingue-per-lo-stemma-della-regione-1.5372764|titolo  =Dicitura bilingue per lo stemma della Regione|pubblicazione  =La Nuova Sardegna|giorno  =07|mese=luglio|anno  =2012|accesso  =9 ottobre 2012}}</ref>.

Accanto alla lingua sarda propriamente detta, nel nord dell'isola sono parlati due idiomi romanzi di derivazione [[lingua corsa|corso]]-[[Dialetto toscano|toscana]]:
*  nella regione nord-occidentale dell'isola, il [[Lingua sassarese|sassarese]] (''sassaresu'') è parlato a Sassari e con piccole variazioni nella [[Nurra]], [[Romangia]] e [[Anglona]]. È un idioma nato dalla commistione fra [[lingua corsa|corso]], [[Dialetto toscano|pisano]], [[lingua ligure|ligure]] e la successiva forte influenza del sardo logudorese;
*  nella regione nord-orientale dell'isola, la [[Gallura]], è parlato il [[lingua gallurese|gallurese]] (''gadduresu'' {{IPA|/gaɖːu'rezu/}}) che si avvicina particolarmente al [[Lingua corsa#Còrso oltramontano|dialetto]] parlato nella [[Corsica del Sud]], frutto e testimonianza dei contatti fra le due isole e delle migrazioni nello [[Stretto di Bonifacio]] avvenute dalla preistoria fin quasi ai giorni nostri.

Vi sono infine delle [[isola linguistica|isole linguistiche]], presenti nel versante occidentale dell'isola:
*  nella città di [[Alghero]] dal [[XIV secolo]] è parlata una variante arcaica del [[lingua catalana|catalano]] orientale, l'[[dialetto algherese|algherese]] (''alguerès''), che risulta lingua co-ufficiale nel Comune;
*  nel [[Sulcis]], nell'[[isola di San Pietro]] ([[Carloforte]]) e nella parte settentrionale dell'[[isola di Sant'Antioco]] ([[Calasetta]]) è parlato un [[dialetto ligure coloniale]], denominato [[tabarchino]] (''tabarchin'') perché portatovi dagli immigrati di origine ligure ([[Pegli]]) esiliati dall'isola di [[Tabarka]] in [[Tunisia]] nel [[XVIII secolo]];
[[File:Statuti Sassaresi XIV century 1a.png|miniatura|sinistra|[[Statuti Sassaresi]] del [[XII secolo|XII]] - [[XIII secolo]], scritti in [[lingua sarda|sardo]] e [[latino medievale|latino]], con [[Scrittura gotica|gotica corsiva]]]]
*  costituiscono poi testimonianza delle recenti migrazioni i casi di [[Arborea (comune)|Arborea]] e [[Tanca Marchese]], dov'è anche parlato il [[lingua veneta|veneto]] dei coloni ivi giunti per le [[Storia dell'Italia fascista#Le bonifiche|bonifiche del fascismo]], e della frazione di [[Fertilia]], che ospita nuclei di origine [[Provincia di Ferrara|ferrarese]] ed [[Esodo istriano|esuli istriani]] giunti nel dopoguerra.

[[File:Cuccurru s'arriu1.JPG|upright=0.7|miniatura|Statuina muliebre esposta al [[Museo archeologico nazionale (Cagliari)|Museo Arch. Naz. di Cagliari]]]]

===  Cultura materiale  ===
{{Vedi anche|Musei della Sardegna}}
Attraverso un lungo ed elaborato percorso storico, alle iniziali culture indigene si aggregarono molteplici apporti di civiltà provenienti dal vasto mondo mediterraneo, contribuendo in tal modo a formare una sorta di 'eterogeneità culturale dai tratti fortemente originali. L'archeologia ha evidenziato chiaramente questa lunga evoluzione, ritrovandone tracce nel variare dell'architettura delle costruzioni attraverso i secoli, ma questo lungo cammino si riscontra anche nelle tradizioni legate intimamente all'arte delle produzioni artigianali, alle variegate espressioni musicali, alle regole interne del mondo agro-pastorale, e alla cultura sarda in generale.

I ritrovamenti e le preziose testimonianze del passato sono raccolte e custodite in numerosi musei e nei parchi archeologici sparsi sul territorio. Da diversi anni è in vigore una legge emanata dalla Regione autonoma della Sardegna,<ref>Legge Regionale n. 14 del 20/09/2006, in attuazione degli art. 2 e 5 dello Statuto sardo, che concede potere alla Regione di legiferare per la tutela della cultura e dell'identità del popolo sardo''</ref> che ha dato nuovo impulso alla riorganizzazione dei luoghi preposti alla custodia delle testimonianze del passato. Oltre ai musei, alle biblioteche ed agli archivi storici, sono stati riorganizzati anche i parchi archeologici e gli ecomusei, espressione viva della memoria storica del territorio.<ref>{{cita web|nome= Regione Autonoma|cognome= della Sardegna|url= http://www.regione.sardegna.it/j/v/80?v=2&t=1&c=2133&s=29284|titolo= Legge regionale 20 settembre 2006, n. 14|accesso=1º marzo 2011|sito=www.regione.sardegna.it|editore=Regione Sardegna}}</ref>

[[File:Colonne a tharros.jpg|miniatura|sinistra|Colonne romane a [[Tharros]]]]


===  Archeologia  ===
I primi insediamenti preistorici della Sardegna risalgono al [[Paleolitico|Paleolitico Inferiore]] (500.000-350.000 anni fa) secondo gli archeologi che nel [[1979]]-[[1980]] scoprirono un'industria litica presso il ''rio Altana'' a [[Perfugas]] in [[Anglona]]. Nel [[IV millennio a.C.]] si sviluppò la prima espressione culturale, di cui si trovano tracce in tutta l'isola, la [[Cultura di Ozieri]]. I ritrovamenti archeologici conservati nei più importanti musei isolani, hanno messo in risalto quale notevole progresso sociale e culturale conseguirono le popolazioni preistoriche sarde. Nel [[II millennio a.C.]] le [[Archeologia|testimonianze archeologiche]] della [[civiltà nuragica]] sono innumerevoli e lo sviluppo di una civiltà frammentata in cantoni hanno lasciato sull'isola importanti e numerose vestigia. I Fenici frequentarono assiduamente la Sardegna introducendovi [[urbanesimo]] e [[scrittura]].

Cartagine e Roma se la contesero lasciandovi tracce indelebili. Sin dalla nascita dell'archeologia il territorio sardo fu ritenuto di grande interesse per i primi ricercatori. Nell'[[XIX secolo|Ottocento]], il canonico [[Giovanni Spano]] diede inizio all'esplorazione dei maggiori siti, descrivendo poi le sue scoperte nel ''Bullettino archeologico sardo''. Nei primi del [[XX secolo|Novecento]], l'archeologo [[Antonio Taramelli]] intraprese una serie di scavi nel sud dell'isola, e la sua attività di recupero ed individuazione di nuovi siti continuò per circa trent'anni. Nel dopoguerra [[Giovanni Lilliu]] con diverse campagne di scavo aveva portato alla luce il villaggio nuragico [[Su Nuraxi]], concorrendo ad aprire nuove prospettive e conoscenze sulla storia degli antichi Sardi. Attualmente sono in corso su tutto il territorio ulteriori e numerose campagne di scavi, seppure spesso con carenza di finanziamenti e con un importante numero di siti ancora da riportare alla luce, che potrebbero fornire nuove testimonianze storiche sui periodi meno conosciuti.<ref>{{cita web|nome=Regione autonoma|cognome=della Sardegna|url=  http://www.sardegnacultura.it/argomenti/archeologia/|titolo= Archeologia|accesso=2 maggio 2011|sito=www.sardegnacultura.it|editore=Regione Autonoma della Sardegna}}</ref>

[[File:Alghero Cathedral Catalan Gothic.jpg|miniatura|upright|Architettura gotico-catalana, campanile della [[cattedrale di Santa Maria (Alghero)|cattedrale di Santa Maria]] ad Alghero]]

=== Architettura ===
(contracted; show full){{Mar Mediterraneo}}
{{portale|isole|Sardegna}}
{{vetrina|15|7|2006|Wikipedia:Vetrina/Segnalazioni/Sardegna|Italia}}

[[Categoria:Sardegna| ]]
[[Categoria:Isole del mar Mediterraneo]]

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