Difference between revisions 68116447 and 68117935 on itwiki{{nota disambigua}} {{Avvisounicode}} {{Dubbio qualità grave|motivo=Intere sezioni senza o poche fonti, nello specifico: <del>Geografia (e sottosezioni)</del>, Clima, Storia (e sottosezioni), Flora terrestre, <del>Flora e fauna acquatiche</del>, Archeologia, Architettura, Arte, <del>Industria</del>, <del>Miniere</del>, Agricoltura e allevamento, <del>Pesca</del>, <del>Trasporti marittimi</del>, <del>Emigrazione</del>, Ammini(contracted; show full) Ignazio Mannu]] in un periodo di fermento politico nutrito degli ideali democratici francesi e contrassegnato da un rinnovato sentimento patriottico, di cui fa fede la data istituzionalizzata del 28 aprile che, conosciuta come [[Sa die de sa Sardigna]], rammenta la ribellione popolare antipiemontese contro i soprusi baronali<ref>Storia della lingua sarda, Giorgo Ingrassia e Eduardo Blasco Ferrer, CUEC</ref>. [[File:Gusana.jpg|miniatura|sinistra|Il [[massiccio del Gennargentu]] innevato]] == Ambiente naturale == {{Vedi anche|Aree naturali protette della Sardegna|Conservatoria delle coste della Sardegna}} [[File:Ortobene 10.JPG|miniatura|Monte Ortobene (Nuoro), lecci e graniti]] [[File:Mufflon-01.jpg|miniatura|[[Ovis musimon|Muflone]], uno dei simboli della fauna sarda]] (contracted; show full)ary.it|editore= Geos}}</ref>. Le formazioni calcaree costituiscono il 10% della sua superficie e sono frequenti i fenomeni [[carsismo|carsici]] nei settori centro-orientale e sud-occidentale, con la formazione di grotte, voragini, doline, laghi sotterranei, sorgenti carsiche, come quelle di ''[[Su Gologone]]'' di [[Oliena]] e di ''[[Su Marmuri]]'' di [[Ulassai]]. Notevoli sono le formazioni rocciose [[granito|granitiche]], caratterizzate da guglie frastagliate che la continua modellate dall'erosione degli agenti atmosferici ha spesso modellato, creando delle singolari sculture sparse su tutta l'isola, come l<nowiki>'</nowiki>''Orso'' di [[Palau (Italia)|Palau]], l<nowiki>'</nowiki>''Elefante'' di [[Castelsardo]], il ''Fungo'' di [[Arzachena]], e ''sa Conca'' a Nuoro nel [[Monte Ortobene]] per citarne alcuni.<ref>{{cita web|nome=Giovanni|cognome= Barrocu|coautori=Maria Luisa Gentileschi|url= http://www.sardegnadigitallibrary.it/documenti/17_81_20080411102403.pdf|titolo=Monumenti naturali della Sardegna|accesso=28 febbraio 2011|formato=PDF|sito= www.sardegnadigitallibrary.it|editore= Carlo Delfino}}</ref> Anche se il varo di alcuni parchi procede con qualche difficoltà, sono sotto tutela alcuni dei più importanti tratti della costa e ampi territori dell'interno. Questo patrimonio naturale si integra con quello storico e culturale, rappresentato dagli antichi siti d'interesse archeologico e dai resti dei più recenti complessi dell'attività mineraria. La Regione Autonoma per conservare e valorizzare questo patrimonio unico, ha definito con la legge n. 31 del 7 giugno [[1989]] ha definito le aree protette sottoposte a tutela. Complessivamente si contano: 2 [[Elenco dei parchi nazionali italiani|parchi nazionali]], 2 [[Elenco dei parchi regionali italiani|parchi regionali]], 60 [[Aree naturali protette|riserve naturali]], 19 monumenti naturali, 16 [[Aree naturali protette|aree di rilevante interesse naturalistico]], 5 oasi del [[WWF Italia|WWF]]<ref>{{cita web|nome= Regione|cognome= Autonoma della Sardegna|url= http://www.regione.sardegna.it/j/v/86?v=9&c=72&s=1&file=1989031|titolo=Legge Regionale 7 giugno 1989, n. 31|accesso=28 febbraio 2011|sito=www.sardegnadigitallibrary.it|editore= Regione Autonoma della Sardegna}}</ref>. Dal 1985 la Sardegna è dotata di un corpo forestale proprio, denominato ''[[Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale]] della Regione Sardegna''. === Fauna terrestre === {{vedi anche|Fauna della Sardegna|Mammofauna della Sardegna|}} Il patrimonio faunistico annovera diversi esempi di specie di grande interesse. La fauna dei [[Vertebrati]] superiori mostra analogie e differenziazioni rispetto a quella del continente europeo. L: le analogie si devono alla migrazione nel corso delle [[glaciazione|glaciazioni]] oppure all'introduzione da parte dell'uomo nel [[Neolitico]] o in epoche più recenti. L, mentre le differenziazioni si devono invece al lungo isolamento geografico che ha originato neo-endemismi a livello di sottospecie o, più raramente, di specie.<ref>{{cita web|nome=Manlio|cognome=Chiappini|url=http://www.sardegnadigitallibrary.it/documenti/17_59_20080912164240.pdf|titolo= Guida alla flora pratica della Sardegna|accesso= 28 febbraio 2011|formato=PDF|sito= sardegnadigitallibrary.it|editore=Carlo Delfino}}</ref> Le popolazioni dei grandi mammiferi erbivori ([[Cervidae|Cervidi]] e [[Ovis musimon|Muflone]]) hanno subito una drastica contrazione, arrivando a vere e proprie emergenze fino agli [[anni 1970|settanta]], ma negli ultimi decenni hanno ripreso una sensibile crescita grazie alle azioni di tutela. Il [[Sus scrofa meridionalis|Cinghiale sardo]], invece, è ampiamente diffuso e, così pure diverse specie di [[Rodentia|Roditori]] e [[Lagomorpha|Lagomorfi]]. I predatori più grandi sono la comune [[Vulpes vulpes ichnusae|volpe sarda]] e il raro [[Felis lybica sarda|gatto selvatico sardo]], ai quali si affiancano i piccoli carnivori come i [[Mustelidae|Mustelidi]]. Tra i mammiferi, particolare curiosità desta una variante dell'asino domestico, ossia l'asinello bianco, presente solo in Sardegna e più precisamente sull'isola dell'[[Asinara]] (se ne contano circa 90 esemplari), ma anche il caratteristico [[Cavallino della Giara]] (''Equus caballus Giarae''), una specie di cavallo endemica<ref>{{cita web|nome= Marcello|cognome= Serra|url= http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&id=10829|titolo=Il bosco dei cavalli selvaggi|accesso=28 febbraio 2011|formato=Video|sito= sardegnadigitallibrary.it|editore= RAI}}Filmato Rai sui cavallini della Giara di Gesturi</ref>, di origine incerta, o molto probabilmente importati dai naviganti [[Fenici]] o [[Greci]] nel [[V secolo a.C.|V]]-[[IV secolo a.C.]]. [[File:Asinello bianco sardegna asinara 3593693026 750d1054eb o.jpg|miniatura|sinistra|[[Equus asinus var. albina|Asinelli bianchi]] sull'isola dell'[[Asinara]]]] L'interesse per l'avifauna si articola in tre contesti: i [[rapace|rapaci]], l'avifauna delle aree umide e quella delle scogliere. I rapaci sono rappresentati da quasi tutte le specie europee, fra le quali ci sono alcune sottospecie endemiche. S; si sono estinte due specie di avvoltoi e sopravvivono solo nei territori di [[Bosa]] e [[Alghero]] alcune colonie di [[Gyps fulvus|grifoni]]. L'avifauna delle zone umide vanta un lungo elenco di specie, molte minacciate dalla forte contrazione dell'habitat. L'elevato numero di stagni costieri e lagune (circa 12.000 ettari, pari al 10% del patrimonio italiano) fa sì che questa regione, annoveri ben otto [[Convenzione di Ramsar|siti di Ramsar]] (secondo posto in Italia, dopo l'[[Emilia-Romagna]]). Il simbolo di questa fauna è il [[Phoenicopterus roseus|fenicottero maggiore]], che in alcuni stagni forma colonie di migliaia di esemplari. Questa specie, storicamente svernante negli stagni sardi, da diversi anni è anche nidificante<ref>{{cita web|nome= Davide|cognome= Mocci|url= http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&s=17&v=9&c=4460&id=186333|titolo= Gent'Arrubia|accesso=28 febbraio 2011|formato=Video|sito= sardegnadigitallibrary.it|editore=Rai Tre Geo & Geo}}Filmato sulla nidificazione dei fenicotteri rosa nello stagno di Molentargius</ref>. Dei 1.897 km di coste, il 76% è costituito da scogliere e da un grande numero di isole e scogli. È questo il regno degli uccelli marini, che possono formare colonie di migliaia di individui. Fra le specie di maggiore interesse c'è il rarissimo [[Ichthyaetus audouinii|gabbiano corso]]. Ci sono, infine, 4 sottospecie endemiche di uccelli che sono il [[Fringilla coelebs|fringuello (f.c. sarda)]], il [[Dendrocopos major|Picchio rosso maggiore (d. m. ssp. harterti)]], la [[Parus major|cinciallegra (P. m. ssp. ecki)]] e la [[Garrulus glandarius|ghiandaia (g.g. ssp ichnusae)]].I vertebrati terrestri minori comprendono [[Reptilia|Rrettili]] ed [[Amphibia|Aanfibi]] fra i quali si annoverano molti importanti endemismi tirrenici, sardo-corsi o sardi. D; di questi, alcuni hanno una marcata ed esclusiva localizzazione geografica. [[File:Urospermum dalechampii Sardinia LM.jpg|miniatura|''Urospermum dalechampii'']] === Flora terrestre === {{vedi anche|Flora della Sardegna|Specie botaniche in Sardegna}} La vegetazione spontanea è tipicamente mediterranea. Le [[zone fitoclimatiche]] presenti in Sardegna si limitano al ''[[Lauretum]]'' e alla sottozona calda del ''[[Castanetum]]'', quest'ultima limitata alle aree interne e montuose più fredde. L: la vegetazione boschiva è, perciò, rappresentata in gran parte da [[macchia mediterranea]] e [[Foresta mediterranea sempreverde|foresta sempreverde]] e solo oltre i 1.000 metri è significativa la frequenza delle specie caducifoglie del ''Castanetum''. L'essenza prevalente è il [[Quercus ilex|leccio]], accompagnato e in parte sostituito dalla [[Quercus pubescens|roverella]] nelle stazioni più fredde, e dalla [[Quercus suber|sughera]] in quelle più calde. Nelle stazioni fredde persistono, inoltre, relitti di un'antica flora del [[Cenozoico]] ([[Taxus baccata|tasso]], [[Ilex aquifolium|agrifoglio]], [[Acer monspessulanum|acero trilobo]]). Sulla sommità dei rilievi metamorfici del [[Paleozoico]], a 1.000-1900 metri, si sviluppano [[steppa|steppe]] e [[gariga|garighe]] assimilabili alla flora alpina che, nelle altre regioni, occupa quote di 2.500-3.500 metri. La copertura boschiva è ciò che resta di intensi disboscamenti che hanno raggiunto il suo culmine nella seconda metà del [[XIX secolo]]. Il passaggio di vasti territori dalla [[Ademprivi|Cassa Ademprivile]] al Demanio dello Stato e, in seguito, all'[[Ente foreste della Sardegna|ex A.F.D.R.S.]] ha permesso la salvaguardia e la lenta ricostituzione del patrimonio boschivo residuo, nonostante la minaccia annuale degli [[incendio|incendi]]. Il grave degrado di vaste aree espone l'isola alla [[desertificazione]], ma il patrimonio boschivo vanta alcune peculiarità, come la macchia-foresta del [[Parco del Sulcis|Sulcis]], ritenuta la più vasta d'Europa, e la [[Foresta demaniale di Montes]], una delle ultime leccete primarie del Mediterraneo. L'opera di tutela e recupero del patrimonio residuo, oggi pone la Sardegna come la regione italiana con maggiore superficie forestale, con 1.213.250 ettari di boschi (secondo i dati dell'Inventario nazionale foreste e carbonio del [[Corpo forestale dello Stato]], pubblicati nel maggio 2007)<ref>{{cita web|nome=Sardegna |cognome=Ambiente |url= http://www.sardegnaambiente.it/j/v/152?s=67494&v=2&c=1562&t=1 |titolo=Sardegna prima per superficie forestale e assorbimento di Co2|accesso= 28 febbraio 2011|sito= www.sardegnaambiente.it|editore= Ente foreste Sardegna}}</ref>. Di grande interesse botanico, per gli endemismi e le rarità, sono anche le associazioni floristiche ''minori'' che popolano gli stagni costieri, i litorali sabbiosi e le scogliere. === Flora e fauna acquatiche === I paesaggi sommersi sono molto complessi e ricchi di colori<ref name="Perlato">{{cita libro|titolo=Occhi e cuore al di la del mare|autore=Massimiliano Perlato|editore=Lampi di stampa|anno=2004|isbn=9788848803618 |pagine=181-182, 187}}</ref> per la varietà di [[pesce|pesci]], [[Porifera|spugne]] e [[Gorgonacea|coralli]] e sono caratterizzati dalla straordinaria limpidezza dell'acqua<ref name="Perlato" /><ref>{{cita news|url=http://www.corriere.it/foto-gallery/ambiente/14_agosto_27/i-15-specchi-d-acqua-piu-puri-limpidi-mondo-51d705ca-2df8-11e4-833a-cb521265f757.shtml|titolo=I 15 specchi d’acqua più puri e limpidi del mondo|data=27 agosto 2014|pubblicazione=[[Corriere della Sera|Corriere]].it|accesso=5 settembre 2014}}</ref>. La maggior quantità di luce che raggiunge il fondale consente alla [[Posidonia oceanica|posidonia]] di crescere ben più profonda rispetto al suo limite naturale: questo enorme polmone verde produce ossigeno e ospita una grande varietà di forme di vita che crescono e si riproducono, cercando riparo nella vegetazione marina<ref name="Perlato" /><ref>{{cita news|url=http://www.gazzettadelsulcis.it/gazz_archivi/643.pdf|titolo=Alla scoperta del regno della posidonia nelle profondità del mare di Sardegna|autore=Massimiliano Perlato|pubblicazione=Gazzetta del Sulcis|numero=643|formato=pdf|data=12 settembre 2013|accesso=5 settembre 2014}}</ref>. Il segno inequivocabile della presenza delle praterie di posidonia, sono i caratteristic è la presenza di [[Banquette|mucchi di alghe]] che talvolta si trovano abbondanti sulle spiagge<ref>{{cita pubblicazione|url=http://www.comunesantateresagallura.it/attachments/article/1042/Libricino%20informativo%20progetto%20ARENA.pdf|titolo=La rimozione della posidonia dalle spiaggie: conseguenze sulla stabilità dei litorali|autore=Giovanni De Falco|autore2=Maura Baroli|autore3=S. Simeone|autore4=G. Piergallini|formato=pdf|pagine=7-9|accesso=5 settembre 2014}}</ref>. Un cenno particolare va fatto alla [[Monachus monachus|foca monaca]]. A: a lungo perseguitata dai pescatori e disturbata dai vacanzieri<ref name="Canu">{{cita news|url=http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2013/07/09/news/rieccola-la-foca-non-si-arrende-all-estinzione-1.7391717|titolo=Rieccola, la foca non si arrende all’estinzione|autore=Antonio Canu|pubblicazione=La Nuova Sardegna|data=9 luglio 2013|accesso=5 settembre 2014}}</ref>, è una specie a forte rischio d'estinzione<ref>{{cita web|url=http://www.sardegnaambiente.it/index.php?xsl=612&s=91688&v=2&c=4801&idsito=18|titolo=La Foca monaca, fra i mammiferi marini più a rischio di estinzione del Mediterraneo|sito=Sardegnaambiente.it|editore=Regione Autonoma della Sardegna|accesso=5 settembre 2014}}</ref>. L: l'ultima riproduzione documentata risale agli inizi degli [[anni 1980|anni ottanta]]<ref name="Canu" />, mentre in seguito sono stati documentati avvistamenti attribuibili a giovani in deriva. [[File:Plecotus-sardus.png|upright=0.8|miniatura|''[[Plecotus sardus]]'', l'unico pipistrello endemico presente in Italia]] === Gli endemismi === {{vedi anche|Plecotus sardus|Euproctus platycephalus|Centaurea horrida|}} L'ambiente naturale sardo è caratterizzato da un elevato numero di [[Endemismo|endemismi]]. Alcuni di questi sono ''paleoendemismi'', ossia relitti della fauna e della flora ancestrale risalente al [[Cenozoico]] prima del distacco della placca sardo-corsa dal continente europeo; queste specie, veri e propri fossili viventi, si sono anticamente estinte nelle terre continentali mentre sono sopravvissute in condizioni particolari in Sardegna. La maggior parte delle specie endemiche sono invece ''neoendemismi'', prodotti da un'evoluzione differenziale a partire dal [[Quaternario (geologia)|Neozoico]] o da epoche più recenti, grazie all'isolamento geografico. Gli endemismi botanici accertati sono oltre 220 e rappresentano circa il 10% di tutta la flora sarda. Alcuni di questi sono delle vere rarità anche per il basso numero di esemplari e per la limitatissima estensione dell'areale, in alcuni casi ridotto a pochi ettari. Nel 2002 nelle grotte del [[Gennargentu]] è stato scoperto il [[Plecotus sardus]], una specie endemica di pipistrello.<ref>{{cita web|nome=Centro|cognome=Pipistrelli Sardegna |url= http://www.pipistrellisardegna.org/|titolo=Plecotus Sardus: un pipistrello tutto sardo|accesso= 28 febbraio 2011|sito= www.pipistrellisardegna.org}}</ref> [[File:Grotta di nettuno sardinien.jpg|miniatura|sinistra|[[Grotte di Nettuno]] ad [[Alghero]]]] ⏎ ⏎ === Grotte naturali === {{Vedi anche|Grotte di Alghero}} Le rocce della Sardegna sono ritenute tra le più antiche d'Italia. Le formazioni carsiche coprono un'area abbastanza ristretta in rapporto a quelle granitiche o metallifere e costituiscono il 6% della superficie totale, ossia 1500 km². Le formazioni geologiche più antiche risalgono al periodo [[Paleozoico]], ma altre formazioni sono apparse in periodi successivi, nel [[Mesozoico]], nel [[Cenozoico|Terziario]] e nel [[Quaternario]], contribuendo alla creazione di una rimarchevole varietà di formazioni rocciose. Molte grotte sono state scoperte per azzardo da archeologi alla ricerca di manufatti appartenuti alle antiche civiltà, o da geologi alla ricerca di falde acquifere per migliorare l'approvvigionamento idrico, o da minatori durante lavori in miniera. Il patrimonio [[Speleologia|speleologico]] sardo comprende attualmente più di 1500 grotte<ref>{{cita web|nome=Sardegna|cognome=Speleologia|url= http://www.sardegna.net/docs/sport_terra/speleologia_i.html|titolo=Speleologia in Sardegna|accesso=2 maggio 2011|sito=www.sardegna.net|editore=Sardegna Net}}</ref>. L'area del [[Supramonte]] è sicuramente quella più ricca, insieme alla zona del Sulcis-Iglesiente e al promontorio di [[Capo Caccia]]. Tra quelle sommerse, la [[Grotta di Nereo]] è ritenuta la più vasta in tutto il Mediterraneo. Le grotte litoranee più conosciute sono le [[Grotte di Nettuno]] ad [[Alghero]] e la [[grotta del Bue Marino]] a [[Cala Gonone]]. Fra quelle terrestri, sono particolarmente suggestivealcune di rilievo sono quelle di ''[[Grotta di Sa Oche|Sa Oche-Su Bentu]]'' a [[Oliena]], ''[[Grotta di Is Zuddas|Is Zuddas]]'' a [[Santadi]], ''[[Grotta di Su Mannau|Su Mannau]]'' a [[Fluminimaggiore]], la grotta di ''[[Grotta di Su Marmuri|Su Marmuri]]'' ad [[Ulassai]], quella di [[Grotta di Ispinigoli|Ispinigoli]]<ref>[http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=615&s=17&v=9&c=4461&id=103007 Immagine grotta Ispinigòli]</ref> presso [[Dorgali]], di [[Grotte di San Giovanni|San Giovanni]] presso [[Domusnovas]], e la grotta di sSanta mMaria nel Sulcis per citarne alcune.<ref>{{cita web|nome=Regione autonoma|cognome=della Sardegna|url= http://www.sardegnaturismo.it/offerta/montagna/grotte.html|titolo=Grotte|accesso=2 maggio 2011|sito=www.sardegnaturismo.it|editore=Regione Autonoma della Sardegna}}</ref> == Cultura == === Lingue e dialetti === {{Vedi anche|Lingua protosarda}} (contracted; show full){{Mar Mediterraneo}} {{portale|isole|Sardegna}} {{vetrina|15|7|2006|Wikipedia:Vetrina/Segnalazioni/Sardegna|Italia}} [[Categoria:Sardegna| ]] [[Categoria:Isole del mar Mediterraneo]] {{link AdQ|fr}} All content in the above text box is licensed under the Creative Commons Attribution-ShareAlike license Version 4 and was originally sourced from https://it.wikipedia.org/w/index.php?diff=prev&oldid=68117935.
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